Suicidio
Seoul, il suicidio prima causa di morte tra coloro che hanno meno di 50 anni
Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Nel 2024 la Corea del Sud ha registrato il più alto numero di suicidi degli ultimi 13 anni, con un numero totale di 14.872, un aumento del 6,3% rispetto all’anno precedente. Le cause sono da ricercare nelle fortissime pressioni sociali imposte fin da bambini per eccellere nello studio e nella carriera. La ricerca di sostegno psicologico continua a essere vista come un fallimento, impedendo ai giovani di cercare un aiuto adeguato.
Nel 2024 la Corea del Sud ha registrato il più alto numero di suicidi degli ultimi 13 anni, diventando la principale causa di morte tra le persone dai 49 anni in giù, secondo Statistics Korea che oggi ha diffuso i dati. Il numero totale di persone che si sono tolte la vita è salito a 14.872 lo scorso anno, con un aumento del 6,3% rispetto al 2023. Una cifra che si traduce in 29,1 suicidi ogni 100mila sudcoreani, il dato peggiore mai registrato dal 2011.
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Il suicidio è quindi la principale causa di morte per le persone di età compresa tra 10 e 49 anni in Corea del Sud, raggiungendo anche la fascia d’età dei 40 enni, mentre è la seconda causa di morte nella fascia di età tra i 50 e i 59 anni. Mentre il cancro (24,8% dei decessi totali), le malattie cardiache (9,4%) e la polmonite (8,4%) restano le prime tre cause generali di morte, il suicidio si attesta come la quinta causa complessiva (4,1%).
La Corea del Sud detiene da anni il tasso di suicidi più alto tra i Paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), la cui media è di 10,8 suicidi ogni 100mila persone. Da anni, quindi, gli esperti si interrogano sulle cause che portano così tante persone a togliersi la vita.
In parte è stata incolpata la cultura che pone un’enfasi estrema sul successo accademico e professionale, creando un sistema particolarmente esigente e competitivo che genera stress, isolamento e insoddisfazione. Gli esami per entrare nelle scuole di élite vengono somministrati anche a 7 e 4 anni, e circa la metà dei bambini sudcoreani (il 47,6%) sono iscritti in scuole o corsi preparati che puntano al superamento degli esami di ammissione dell’università con il massimo dei voti. Circa la metà dei bambini non dorme un numero sufficiente di ore, soffrendo di stanchezza cronica.
Anche a livello lavorativo il mantenimento dello status socio-economico è particolarmente importante, per cui in media i coreani lavorano 1.915 ore all’anno, anche in questo caso ben oltre la media OCSE. Parte dello stress deriva dal fatto che la società coreana chiede ai propri giovani di eccellere ma anche di conformarsi alle norme sociali, creando una forma di ansia cronica e una profonda insoddisfazione nelle persone.
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In una società dove inoltre lo stigma verso i disturbi mentali è molto forte, quelli che possono iniziare come dei disagi non trovano valvole di sfogo. Nonostante la depressione colpisca milioni di persone ogni anno, solo una minima parte (forse il 15%, secondo le stime) riceve cure adeguate. Cercare assistenza psicologica e psichiatrica è considerato un fallimento.
E mentre in passato è stato particolarmente documentato il grave tasso di suicidi tra gli anziani, che spesso vivono in condizioni di povertà perché non vogliono gravare sui figli a livello economico, oggi l’attenzione è posta sulla diffusione dell’effetto Werther tra i giovani per quanto riguarda l’aumento del fenomeno a seguito della copertura mediatica di suicidi di celebrità o personaggi pubblici.
In anni recenti diverse giovani star del K-Pop si sono tolte la vita a causa delle pressioni di un’industria ipercompetitiva, colme nel caso di Moonbin, nel 2023, cantante della band Astro che aveva 25 anni, oppure Kim Sae-ron, attrice 24enne che si è tolta la vita a febbraio di quest’anno.
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Militaria
Epidemia di suicidi colpisce gli hacker militari USA
Il Comando cibernetico degli Stati Uniti sta analizzando un numero anomalo di suicidi tra i propri membri, concentrati in un arco di circa un mese durante l’estate.
La testata, citando messaggi interni delle forze armate, documenti ufficiali e colloqui con persone informate, ha riferito giovedì che almeno cinque individui impiegati nel comando o in stretto contatto con esso si sono tolti la vita tra l’inizio di giugno e i primi di luglio.
Questa sequenza di decessi ha spinto il Cyber Command a qualificare gli eventi come un cosiddetto «cluster di suicidi», espressione utilizzata dal Pentagono per indicare una serie di suicidi verificatisi a intervalli più stretti del consueto e tali da richiedere misure specifiche.
Gli operatori del comando hanno il compito di difendere le reti informatiche militari americane e, al tempo stesso, di penetrare nei sistemi digitali delle forze armate straniere per compromettere comunicazioni, difese aeree e altre capacità operative. Gran parte di queste attività si svolge all’interno di strutture ad altissima sicurezza e resta classificata.
Il costo psicologico di questo lavoro rappresenta da tempo una fonte di preoccupazione per i responsabili militari. Uno studio finanziato dall’esercito e richiamato da Bloomberg ha evidenziato che gli specialisti informatici soffrono spesso di insonnia, deficit di memoria, ruminazioni ossessive e patologie fisiche.
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Le criticità relative alla salute mentale degli hacker delle forze armate erano già emerse in sede congressuale. Una norma della legge sulla difesa del 2025 ha imposto al Cyber Command di mettere a disposizione esperti di salute mentale dedicati, compresi consulenti autorizzati a operare con personale che tratta materiali secretati.
I recenti decessi hanno riportato il tema all’attenzione del Congresso. Secondo Bloomberg, la Commissione per le Forze Armate del Senato sta valutando con il comando la possibilità di destinare risorse aggiuntive al supporto psicologico, mentre l’omologa commissione della Camera ha definito l’aumento dei suicidi una «questione critica».
Fonti di Bloomberg riferiscono che il carico di lavoro degli operatori è cresciuto in modo drastico a causa dei conflitti in corso all’estero, in particolare della guerra in Iran. I suicidi sono coincisi con una delle fasi più intense dello scontro.
È noto come il suicidio sia contagioso, tanto più che si può parlare di vere epidemie, che si propagano per imitazione o trasmissione sociale dei comportamenti suicidari (noto come effetto Werther o contagio suicidario).
L’effetto Werther è il fenomeno per cui la notizia del suicidio di una persona, diffusa dai media, provoca un aumento di suicidi emulativi nella popolazione.Il termine è stato coniato dal sociologo David Phillips nel 1974. Prende il nome dal romanzo di Giovanni Wolfgango Goethe del 1774, I dolori del giovane Werther, dopo la cui pubblicazione si registrò una catena di suicidi tra i giovani lettori che usavano lo stesso metodo del protagonista.
I giornalisti vengono quindi formati alla delicatezza totale nel parlare del tema del suicidio, perché un articolo pubblicato potrebbe di fatto far scattare a catena altri suicidi.
Tuttavia, la stampa sembra infischiarsene ampiamente, magari glorificando pure il suicida, in ispecie nel caso che questo scelga la morte eutanatica.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Eutanasia
Canadese si dichiara colpevole di aver aiutato 14 persone a suicidarsi vendendo veleno online
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