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Psicofarmaci

Omicidi, accoltellamenti, suicidi nel giro di poche ore: quali farmaci assumevano i responsabili?

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Assago, periferia di Milano. Un 46enne entra in un centro commerciale e comincia ad accoltellare la gente: un morto e 4 feriti, tra cui un calciatore del Monza.

 

Asso, provincia di Como. Un carabiniere con una storia di problemi psichici ma riammesso al lavoro si barrica in caserma dopo aver ucciso il comandante. Dopo l’irruzione del Gruppo di Intervento Speciale, si consegna, ma un carabiniere viene colpito da una pallottola al ginocchio prima della resa.

 

Roma, Circo Massimo. Un 57enne, forse una guardia giurata, si spara con l’arma regolarmente detenuta dinanzi a passanti e turisti. Vi sono due spari: uno alla tempia, uno che parte – dicono le cronache – quando l’uomo è a terra. I giornali scrivono che non avrebbe lasciato alcun biglietto di addio.

 

Sono ore intense per la cronaca nera, specie quella che sa di inspiegabile.

 

Ora, ci chiediamo se possa esserci un filo comune in questi gesti mostruosi, che in un modo o nell’altro prevedono sempre la violenza portata in pubblico, anche qualora rivolta contro sé stessi, come in una sorta di negazione distruttiva del mondo.

 

Ebbene, almeno in due casi su tre abbiamo certezza che gli accusati hanno subito cure psichiatriche. E con esse, si potrebbe pensare, possono essere arrivati medicinali che alterano la psiche e il comportamento: i cosiddetti psicofarmaci.

 

È molto difficile, se non a volte impossibile, ottenere il nome o anche solo la tipologia del farmaco che era stato prescritto al protagonista di casi di cronaca del genere: negli USA, nella vicenda del massacro di Aurora (quando, nel 2012 furono trucidate in un cinema 12 persone, con 58 feriti, durante una proiezione di Batman) si dovette aspettare mesi prima di scoprire che il perpetratore James Holmes, 24enne dottorando in neuroscienze, aveva nel suo appartamento clonazepam e pastiglie generiche di sertralina, il medicinale commercializzato con il nome di Zoloft.

 

Il clonazepam è un farmaco teoricamente ansiolitico di derivazione benzodiazepinica, presente anche sul mercato europeo. L’autorità canadese di regolamentazione dei farmaci nel 2007 aveva emesso un avviso sul medicinale, informando i consumatori che il clonazepam può creare assuefazione entro pochi mesi dall’uso e che i suoi effetti collaterali possono includere allucinazioni, pensieri deliranti, confusione, perdita di memoria e depressione.

 

Lo Zoloft invece è un cosiddetto psicofarmaco di seconda generazione, un SSRI, inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina. Gli SSRI hanno almeno 34 stuudi e 26 avvertimenti da parte di autorità regolatorie che mettono in guardia riguardo ai pericoli di questi farmaci.

 

Vi è una storia dolorosamente lunga e corposa di sospetti riguardo al ruolo dei farmaci nello scatenarsi di episodi di violenza. Una lista incompleta è stata pubblicata di anno in anno da Renovatio 21 – la prima volta, pensate un po’, un lustro fa.

 

Non vi sono solo sospetti a dire il vero: uno studio pubblicato nel 2010 da PLOS One concludeva che «gli atti di violenza nei confronti degli altri sono un evento avverso di droga reale e grave associato a un gruppo relativamente piccolo di droghe. La vareniclina, che aumenta la disponibilità di dopamina, e gli antidepressivi con effetti serotoninergici sono stati i farmaci più fortemente e costantemente implicati. Sono necessari studi prospettici per valutare sistematicamente questo effetto collaterale per stabilire l’incidenza, confermare le differenze tra i farmaci e identificare ulteriori caratteristiche comuni».

 

La sertralina è una prescrizione estremamente popolare. È praticamente che il lettore non abbia tra le proprie conoscenze nessuno che non ne faccia uso. Immaginiamo per aritmetica vi sua un certo numero di nostri lettori che ne fa uso. I dottori che si oppongono alla psicofarmaceutica di massa ci sono, ma si nascondono, esattamente come quelli che si oppongono ai vaccini.

 

Torniamo ai casi dei nostri giorni. Di uno, abbiamo, incredibilmente, il nome della sostanza.  Secondo il Corriere della Sera, all’accoltellatore del centro commerciale milanese erano state prescritte «5 mesi fa gocce di benzodiazepine». C’è la possibilità di antichi danni cerebrali da acido lisergico, tuttavia per il momento c’è una certezza, lo psicofarmaco prescrittogli: «dovrà essere verificato se sia vero ciò che Tombolini narra alla GIP e all’avvocato (…) e cioè di essere stato 20 anni fa “in cura” da uno psichiatra per il consumo di LSD. Nei test del tossicologico eseguiti giovedì è emerso solo l’uso di benzodiazepine».

 

Nel sangue aveva quelle: benzodiazepine.

 

Riguardo al carabiniere comasco, che era già stato psichiatrizzato, non sappiamo quali farmaci possano essere coinvolti. Per il suicida del Circo Massimo nemmeno. Sappiamo tuttavia che i dottori una prescrizione per un «innocuo» antidepressivo la negano difficilmente.

 

Ora, unite i puntini con noi.

 

Cos’è aumentato durante la pandemia? Sì, l’assunzione di psicofarmaci – compresi i bambini , dove toccherebbero il 19,7% delle prescrizioni pediatriche. Il lockdown ha depresso tutti: e allora, pensa il dottorino della mutua, perché non prescrivere più psicodroghe legali a tutti?

 

E se mai questi farmaci avessero come effetto collaterale quello di aumentare l’aggressività delle persone, cosa succederebbe alla popolazione del Paese?

 

La cosa è discussa perfino nei foglietti illustrativi della sertralina, sia pur solo per quel che riguarda «bambini e adolescenti»: «i pazienti di età inferiore ai 18 anni presentano un maggiore rischio di effetti indesiderati, come tentativo di suicidarsi, pensieri di volersi fare del male o di uccidersi (pensieri suicidari) e comportamento ostile (principalmente aggressività, comportamento di opposizione e rabbia) quando trattati con questa classe di medicinali».

 

Ammettiamo di non capire bene cosa succeda ad un cervello dopo il 18° anno di età: le reazioni che si possono avere a questo farmaco differiscono tra prima e dopo il compleanno della maggiore età? È possibile che alcuni cervelli continuino a reagire in questo modo disforico alle pasticche anche da adulti?

 

In realtà, non è importante nemmeno essere maggiorenni, in realtà, perché, dice sempre il bugiardino, «tuttavia», nonostante i pericolo sopra descritti «è possibile che il medico decida di prescrivere» il farmaco «a un paziente di età inferiore ai 18 anni se ciò è nell’interesse del paziente».

 

L’interesse del paziente. Non credo vi sia bisogno di commentare il capolavoro di linguistica medico-farmaceutica dell’apparato sanitario, tuttavia facciamo notare che di «interesse del paziente» in Italia ce ne è tanto, tantissimo.

 

Ricordate come nel 2018 emerse che unendo tutte le categorie psicofarmacologiche – ansiolitici, sonniferi e antidepressivi – l’Italia toccava gli 11 milioni di consumatori, cioè il 20% della popolazione.

 

La traiettoria che si può tracciare è sempliciotta. Il COVID ha generato la clausura, quindi l’ansia, quindi lo psicofarmaco. Conoscete il detto: farmaco chiama farmaco. E in un sistema che già prima della pandemia registrava una piena inclinazione per le droghe cerebrali: il consumo totale dei farmaci antipsicotici in Italia tra il 2014 e il 2020 sarebbe aumentato del 20%.

 

La situazione è migliorata? No. E ci ritroviamo, in effetti, con le strade sempre più solcate da auto aggressive, e violenze giovanili e criminali sempre più disinibite.

 

E aggiungiamo qui la domanda: adesso che sappiamo che anche le forze dell’ordine possono assumere questi farmaci, quali effetti «ondulatori» potrebbero avere questi effetti collaterali sulla repressione delle manifestazioni antigoverno in arrivo nel prossimo gelido e povero inverno?

 

Non è una domanda da poco – tuttavia, notiamo, nessuno prima di noi, ci sembra, se l’è posta mai.

 

Tuttavia, abbiamo già scritto su Renovatio 21 che il muro sulla correlazione tra psicofarmaci e stragi, massacri in famiglia, omicidi-suicidi e perfino incidenti aerei potrebbe crollare. Ma capite che davanti abbiamo sempre lo stesso nemico: Big Pharma, e la sua influenza malvagia.

 

Pensavate che le farmaceutiche hanno iniziato ad avvelenare le persone e manipolare il sistema per insabbiarne gli effetti dai vaccini COVID?

 

Eh, no. Noi questa battaglia stiamo cercando di portarla avanti da anni. Ora, se arriva qualcuno e vi dice che questi «inspiegabili» atti di violenza pubblica sono da mettere in conto ad una generica «follia» raggiunta dalla nostra società, vi sta facendo perdere tempo, o vi sta ingannando.  Le correlazioni tra psicodroghe ed esplosioni dell’aggressività umana vanno trovate e segnalate.

 

Il problema va trattato alla radice. Non abbiamo tempo da perdere con la sociologia o la poesia. Non ci sono solo cause intangibili agli orrori dell’ora presente: c’è la realtà della modifica biologica dell’essere umano per via medico-farmaceutica.

 

L’umanità sta venendo alterata biochimicamente, lo sapete: con i vaccini, e financo con il cibo, dove gli oligarchi della morte stanno facendo grandi investimenti.

 

L’uomo è sotto attacco fin dentro al suo cervello, che viene cambiato nelle sue funzioni molecolari. Che vi rendano mansueti e rincoglioniti, o ossessionati ed assassini, sospettiamo che per i padroni del sistema vada bene comunque. L’importante è guastare l’essere umano, fatto ad immagine di Dio. E cercare deviarne l’anima, a partire dalla sua mente.

 

Questo è il quadro in cui stiamo giocando – in cui stiamo vivendo.

 

Una battaglia per la nostra anima. Vi prego: non consegnatela al nemico. Mai.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

Psicofarmaci

Psicofarmaci ai bambini, forte aumento con la pandemia

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Secondo un rapporto dell’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) dell’Agenzia Italiana del Farmaco AIFA, 3,4 milioni di bambini hanno avuto farmaci prescritti dai medici. Dopo antimicrobici e farmaci per l’apparato respiratorio, al terzo posto troviamo un consumo consistente di farmaci per il sistema nervoso centrale – cioè, droghe psicofarmaceutiche.

 

Gli psicofarmaci costituirebbero il 10,7% delle prescrizioni pediatriche, secondo dati riportati dal quotidiano La Verità. Il consumo di psicodroghe legali da parte di bambini sarebbe cresciuto del 4,2%. la pandemia sembra aver giocato un ruolo precipuo anche in questo disastro.

 

«Nel 2020 la prevalenza d’uso degli psicofarmaci nella popolazione pediatrica è aumentata dell’11,6% rispetto all’anno precedente» ha dichiarato al quotidiano milanese la dottoressa Elena Bozzola, specialista in pediatria all’Ospedale Bambin Gesù di Roma, che sottolinea come sia più colpita la fascia dai 12 ai 17 anni, età sotto la quale l’aumento di assunzioni di psicofarmaci contro ansia e depressione è aumentato del +17,2%.

 

«Analizzando le prescrizioni per sottocategorie di farmaci, la prevalenza d’uso maggiore si osserva per gli antipsicotici, seguiti dagli antidepressivi» continua la pediatra.

 

Un dato che riteniamo molto inquietante: significa che, più che depressi, il lockdown ha reso molti bambini tecnicamente psicotici, «pazzi»?

 

Il consumo totale dei farmaci antipsicotici in Italia tra il 2014 e il 2020 sarebbe aumentato del 20%.

 

«Negli ultimi anni sono aumentate le diagnosi di patologie di interesse neuropsichiatrico in età pediatrica» continua la dottoressa Bozzola. «Uno studio della Società italiana di pediatria ha evidenziato un trend in aumento dall’inizio del COVID, correlata con un vero e proprio boom di accessi dei minori al pronto soccorso per motivi neuropsichiatrici».

 

Si tratta di alterazioni del comportamento nei più piccoli che in questi anni su Renovatio 21 abbiamo tentato di registrare con costanza, dall’aumento esponenziale delle sindromi depressive alle violenze di gruppo passando per i ritardi nello sviluppo cognitivo.

 

I numeri parlano chiaro: «tra marzo 2020 e marzo 2021, mentre gli accessi totali degli under 18 ai pronto soccorso si sono quasi dimezzati (-48,2%), quelli per patologie di interesse neuropsichiatrico sono andati in controtendenza registrando un incremento dell’84% rispetto al periodo pre-COVID».

 

Una cifra impressionante: +84%. In pratica, i casi di bambini con potenti, pericolosi disturbi mentali sono quasi raddoppiati.

 

«In particolare, sono aumentati del 147% gli accessi per “ideazione suicidaria” seguiti da depressione (+115%) e disturbi della condotta alimentare».

 

Tutti cose che Renovatio 21 aveva riportato, con tanto di multipli casi di suicidio riusciti, lo stesso giorno, e senza correlazione tra le persone. Per quanto riguarda l’anoressia, essa non solo è aumentata in lockdown, ma pare addirittura essere scesa di anni: ora i primi segni del disturbo comparirebbero nelle bambine di 8 anni.

 

Il conto del lockdown, voluti dai governi Conte e Draghi allineati con il diktat mondialista, lo dobbiamo ancora pagare del tutto: anzi, lo stanno pagando i nostri figli.

 

Chi ci darà giustizia per una simile catastrofe?

 

 

 

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Eutanasia

Sopravvissuta ad attentato ISIS all’aeroporto di Bruxelles del 2016 viene «soppressa» per stress traumatico

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

Il 22 marzo 2016, i terroristi dell’ISIS hanno fatto esplodere tre bombe all’aeroporto di Bruxelles e alla stazione della metropolitana di Maalbeek.

 

Morirono trentacinque persone: 32 civili e 3 terroristi. La 36ª vittima è morta il 7 maggio, dopo che due psichiatri hanno approvato la sua richiesta di eutanasia a causa di insopportabili sofferenze psicologiche.

 

Shanti De Corte aveva 17 anni al momento degli attacchi. Soffriva di disturbo da stress post-traumatico e aveva tentato il suicidio due volte, una dopo essere stata aggredita sessualmente in un ospedale psichiatrico. Aveva 23 anni quando è morta.

 

«Quel giorno l’ha davvero colpita», ha detto sua madre alla stazione televisiva belga VRT. «Non si è mai sentita al sicuro da allora. Nell’estate del 2016 abbiamo fatto un viaggio in Francia, ma Shanti non è uscita dall’hotel. Non voleva andare da nessuna parte dove c’erano altre persone, per paura. Ha avuto anche frequenti attacchi di panico e lì non se ne è mai liberato».

 

La Commissione federale belga per il controllo e la valutazione dell’eutanasia non ha avuto particolari preoccupazioni sul caso.

 

Tuttavia, altri che conoscevano Shanti ne hanno avute. Gli amici che sono rimasti anche traumatizzati dall’attacco hanno notato che stava assumendo una quantità straordinaria di farmaci: 11 antidepressivi al giorno, secondo un post sulla sua stessa pagina Facebook.

 

Un terapeuta ha contattato lo psichiatra che si prendeva cura di lei. Ha scritto: «sono stata informata che Shanti ha sofferto di un trauma complesso e che l’unica soluzione che le è stata offerta fino ad oggi è l’accettazione della sua richiesta di eutanasia. Senza ovviamente mettere in discussione a priori questa soluzione, la mia esperienza in vittimologia solleva in me alcuni interrogativi. Questo è il motivo per cui vorrei incontrare Shanti, se èd’accordo».

 

Lo psichiatra ha risposto: «ho trasferito la sua proposta alla paziente e all’équipe medica che si prende cura di lei. Mademoiselle De Corte mi chiede di dirvi che la vostra proposta non le interessa».

 

Un neurologo, Paul Deltenre, ha anche affermato che la gamma di opzioni terapeutiche per Shanti non era stata esaurita. «Non c’era nulla da perdere nell’accettare l’offerta di cure proposta dal team terapeutico di Ostenda», ha detto al media belga RTBF .

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di Miguel Discart via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

 

 

 

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Psicofarmaci

Fra guerra e povertà, sempre più siriani ricorrono a droghe e psicofarmaci

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

La storia di una famiglia della Ghouta, dalle sofferenze del conflitto alla disperazione indotta dalla fame. Le persone sperimentano una «depressione collettiva» cui rispondono con un uso (e abuso) crescente di medicine. Secondo alcune stime, il 70% dei farmaci venduti lo scorso anno erano psicotropi. Una richiesta che alimenta il mercato nero.

 

 

«Quando ho incontrato Haifa per la prima volta, alcuni anni fa, mentre infuriava la guerra, avevo di fronte a me una donna della Ghouta [periferia orientale di Damasco, ndr] con un grande sorriso sul volto, nonostante gli orrori e le sofferenze vissute. All’epoca mi aveva colpito, tanto da vedere in lei il simbolo di molte donne siriane per forza, resilienza e speranza. L’ho rivista un mese fa, ed è stato uno shock leggere nei suoi occhi preoccupazione e una stanchezza estrema, al di là della sola fatica fisica».

 

È quanto racconta ad AsiaNews Maria Sargi [nome di fantasia per proteggerne l’identità, ndr], personalità istituzionale impegnata fin dai primi tempi del conflitto siriano nel campo della diplomazia e dell’attivismo internazionale. Haifa ha tre figli e, negli ultimi mesi, in famiglia si sono nutriti con un solo pane al giorno.

 

«Cosa importa delle malattie, di fronte alla fame? Dov’è la logica degli eventi, di fronte alla fame? Che senso ha la vita, quando i tuoi figli soffrono la fame? Siamo affamati!».

 

 

Abbiamo toccato il fondo

Il popolo siriano ha sofferto molto negli anni in cui il conflitto infuriava in gran parte del Paese, quando le milizie jihadiste controllavano buona parte del territorio e l’intero sistema che aveva retto la nazione sembrava sul punto di crollare.

 

Oggi le armi mietono meno vittime, ma al rumore degli ordigni si è sostituita la bomba della povertà, non meno drammatica e mortale che ha contribuito a spingere una fetta consistente della popolazione sull’orlo della depressione. Tanto che oggi i sedativi, i tranquillanti e gli psicofarmaci sono fra le medicine più vendute nel tentativo di arginare casi sempre più frequenti di malattie o crolli mentali fra la gente comune.

 

«A conclusione della sua testimonianza – prosegue nel racconto la nostra fonte – Haifa ha iniziato a piangere in modo isterico, gridando più volte di aver toccato il fondo». Ed è la sensazione che emerge osservando il Paese e il suo popolo, che sembra essere tornato indietro nel tempo di migliaia di anni, quasi all’età della pietra quando il solo e unico scopo era quello di racimolare il cibo sufficiente per la giornata e restare vivi… «per sopravvivere!».

 

Questo, insomma, è ciò che è accaduto ai siriani i quali, dopo essere passati attraverso lunghi anni di guerra e aver sperato in un futuro migliore, adesso «vivono in uno stato collettivo di frustrazione e disillusione: dalle violenze di un conflitto esteriore – conclude la fonte – si è passati alla disperazione interiore».

 

 

Una depressione collettiva

Uno dei risultati di questa «depressione collettiva» è che milioni di siriani fanno sempre più ricorso a psicofarmaci e medicine per combattere i disturbi e per riuscire a sopportare una situazione che si fa insostenibile.

 

Pur senza disporre di dati ufficiali ma basandosi sull’esperienza personale e quotidiana, molti farmacisti di Damasco e Aleppo interpellati da AsiaNews confermano che il dato relativo alla vendita è «assai elevato», oggi con certezza «più alto» di un qualsiasi altro periodo della storia recente del Paese.

 

A gravare sulla condizione dei cittadini vi è anche il crescente distacco della comunità internazionale che, dopo aver mantenuto a lungo l’interesse e la pressione sulla Siria oggi ha spostato i riflettori altrove, prima di tutto sull’Ucraina dove la stessa Russia, fondamentale per le sorti del conflitto, oggi dedica gran parte delle risorse militari. Ecco perché molti siriani chiedono almeno «la cancellazione delle sanzioni occidentali»per dare un po’ di sollievo all’economia locale e invertire un quadro in cui pochissimi facoltosi «si stanno arricchendo ancor più con la guerra e il cittadino comune è sempre più povero, depresso e disperato».

 

La sensazione di miseria, abbandono, ansia per il futuro spinge un numero sempre più consistente di persone – almeno nelle zone controllate dal governo, dove i dati emergono più numerosi – a ricorrere a tranquillanti e sedativi. Wafaa Keshi, ai vertici del sindacato farmacisti siriano lancia l’allarme, spiegando che l’uso (e l’abuso) di narcotici e psicotropi è sempre più frequente a causa dell’aumento, in parallelo, dei disturbi mentali.

 

Fra quanti sono colpiti da depressione e malesseri vi sono i reduci di guerra e i sopravvissuti con disabilità permanenti, che necessiterebbero – oltre alle cure farmacologiche – di un percorso terapeutico e un sostegno psicologico sotto costante supervisione medica.

 

 

Il mercato nero

Secondo alcune stime indicative, il 70% dei farmaci venduti lo scorso anno appartenevano alla categoria degli psicotropi, cui le persone ricorrono per «fuggire» da una realtà caratterizzata dall’alto costo della vita, salari insufficienti, mancanza di cure mediche e di istruzione.

 

Considerata l’alta richiesta di psicofarmaci e tranquillanti, un numero sempre maggiore di farmacie vende i prodotti anche senza prescrizione medica; al contempo, si è formato un circuito parallelo a quello ufficiale sempre più fiorente. Ahmad Shams al-Din, farmacista a Jaramana (governatorato di Rif Dimashq), riferisce ad al-Monitor che i siriani «stanno scoprendo ogni giorno nuovi narcotici», che hanno ampia diffusione sul mercato nero.

 

Fra questi un composto locale chiamato Cemo, uno sciroppo verde per la tosse, che contiene un ampio dosaggio di codeina, come il Baltan a base di eroina e spesso usato – in modo improprio e senza supervisione medica – per trattare i disturbi psicosomatici o per i tossicodipendenti in crisi di astinenza.

 

Qais Khazal, neuropsichiatra, conferma che i tranquillanti sono diventati assai comuni fra gli studenti universitari, la maggior parte dei quali assume Baltan prima di un esame pensando che possa aiutare nella concentrazione.

 

Alia Zuhair, una studentessa a Damasco, riferisce di aver iniziato con metà pillola al giorno, ma dopo sei mesi ne assume tre ogni sei ore. «Ho anche preso altri narcotici – aggiunge – come lo sciroppo verde per la tosse Cemo e gli antidolorifici Proxamol».

 

Bashar Hekmat, proprietario di un negozio di alimentari nella capitale, arriva ad offrire tre volte il prezzo delle pillole se un farmacista si rifiuta di venderle senza prescrizione medica. In alternativa, si rivolge al mercato nero dove i trafficanti sono sempre più numerosi.

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di EU Civil Protection and Humanitarian Aid via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

 

 

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