Animali
Sbranati dagli orsi fuori dalle nostre case. Perché?
Michael Crichton fu un genio unico. Romanziere bestsellerista, parlò nei suoi libri, con decenni di anticipo, di pandemie di origine spaziale (Andromeda, 1969), di controllo della mente (Il terminale uomo, 1972), di ecoterrorismo e balle ambientaliste (Stato di paura, 2002). Nel suo film Coma profondo raccontò di futuri traffici di organi. Molti lettori hanno magari intravisto un’altra sua creazione di estremo successo, il serial E.R., che lanciò la carriera di George Clooney.
Tuttavia, la sua opera più popolare – e geniale – è il romanzo Jurassic Park (1990) in cui si immaginava la creazione, in un’Isola del Costa Rica, di un parco di divertimenti dove venivano fatti vivere dei dinosauri ri-clonati a nuova vita. Spielberg si aggiudicò immediatamente la realizzazione del film, dove portò alla ribalta i primi veri effetti speciali digitali completamente fotorealistici: vedevamo, per la prima volta, il tirannosauro come se fosse stato ripreso «in carne ed ossa». La pellicola la avete vista tutti.
Crichton anticipava materialmente quanti ora stanno lavorando, sul serio, alla de-estinzione del mammuth, di cui abbiamo trattato più volte in queste pagine (e dietro cui c’è, tra gli altri, uno scienziato fanatico dell’ingegneria genetica più estrema unito ad un fondo finanziario legato alla CIA).
Ricordate come si sviluppava Jurassic Park: il progetto fallisce, perché i dinosauri riescono a scappare e cominciano a mangiarsi gli esseri umani.
Il significato della storia di Crichton era semplice: non puoi pensare di contenere la natura – specie se parliamo della natura di bestioni carnivori ultra-aggressivi, che certo non ci stanno a fare le attrazioni da zoo all’aperto.
Pare incredibile, ma negli stessi anni in cui apparivano Jurassic Park e tutti i suoi sequel, in Italia – e non solo – si procedeva alla medesima operazione condannata nel film: si sono presi enormi predatori, di aggressività conclamata, narrata lungo i millenni perfino nelle fiabe di Esopo e nei testi sacri, e li si sono reintrodotti nel territorio.
O meglio: in Jurassic Park, almeno, i dinosauri stavano dentro ad alcuni recinti, talvolta a delle gabbie, e comunque in un’isola, lontana da tutti, perché non si sa mai. In Trentino, invece, si sono piazzati gli orsi accanto alle case dei cittadini.
Il 9 giugno 2015 un orso ha aggredito un uomo a Cadine, non un comune di alta montagna, ma una frazione di Trento, nelle campagne appena fuori dalla città.
Gli orsi trentini sono talmente a contatto con gli spazi degli umani che nel 2020 – l’anno in cui, causa lockdown, molte bestie selvatiche si sono avvicinate ai nuclei urbani, con lupi arrivati tra le case Schio, una cittadina nel cuore industriale del vicentino – sono stati introdotti cassonetti con l’apertura anti orso: perché i plantigradi vi entravano e facevano scorpacciata di spazzatura.
C’è M59, un orso che ora chiamano «papillon», che adesso sarebbe agli arresti: scomparsa definitivamente la naturale indole timida e diffidente degli umani, entrava nelle baite a cercare latte e formaggi, di cui andava ghiotto. Ora, apprendiamo, sarebbe confinato in un recinto per Orsi, una sorta di campo di concentramento ursino, abbiamo visto spiegare dagli animalisti in TV. Non solo: «i carabinieri forestali, a seguito di un’indagine, hanno scoperto che gli orsi all’interno di quel recinto erano sottoposti a un uso massiccio di psicofarmaci perché in quelle condizioni erano in preda a fortissimo stress, che poi scaricavano con violenza contro la saracinesca del recinto».
Orsi segregati e pure resi schiavi degli psicofarmaci, mentre fuori si celebrano processi: l’ultimo, lo sapete, avrebbe sospeso al volo la decisione di abbattere l’orsa JJ4, la belva che ha sbranato un ragazzo che era uscito per una corsetta.
Non che sia la prima volta. Che si registrano questi attacchi. Ricorderete l’orsa Daniza, a Pinzolo, quasi dieci anni fa: vi fu tanto clamore mediatico, tutto favorevole al plantigrado violento. Forse non rammentate le altre aggressioni susseguitesi in nove anni: Zambana Vecchia, Cadine, ancora Cadine, Monte Peller, Andalo, Val di Rabbi. Persone ferite alla schiena, al collo, alle gambe, alla testa, al braccio al volto. Morsi e graffiati senza pietà da questi bestioni. Per non parlare delle continue stragi di ovini, per la disperazione dei pastori – e il silenzio degli animalisti, che difendono gli agnelli solo a Pasqua.
Emerse un video: un bambino incontra un orso, che forse lo vuole caricare, forse no. Il bambino riesce a reagire con calma olimpica, mentre il padre filma. Vorremmo dire a tutti che quel video poteva finire in ben altro modo.
JJ4 e soci non sono orsi locali. Sono stati reintrodotti da fuori. Una ventina di anni fa ne portarono due dalla Slovenia. Ora in Trentino in tutto ce ne sarebbero 120.
La domanda è: perché? Chi può aver pensato, approvato, finanziato un progetto che piazza accanto agli uomini delle fiere che li possono sbranare? Come è possibile che nessuno abbia protestato?
Non è facile rispondere a questa domanda: di fatto, abbiamo visto che giornali e siti che pubblicano articoli che dovrebbero spiegare, in verità non lo fanno proprio: puro clickbait, con dentro supercazzole snervanti.
A voler scavare, si trova la Convenzione sulla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa, firmata da un numero di Paesi nel 1979 a Berna, e ratificata – ovviamente – anche dall’Italia. Come si possa definire «conservazione» l’immissione artificiale di specie scomparse da certi luoghi non ci è chiaro. Così come si possa farlo mettendo in pericolo le vite umane.
Poi c’è il progetto della provincia autonoma di Trento chiamato Life Ursus, di cui si sta parlando in questi giorni sulla stampa mainstream. La pagina dedicata sul sito della provincia ha un titolo non esattamente sibillino: «grandi carnivori in Trentino», un’espressione che a noi mette paura, ma che invece pare un vanto della terra a Statuto Speciale.
C’è scritto che il progetto, partito nel 1999, si è realizzato «usufruendo di un finanziamento dell’Unione Europea»: «tra il 1999 e il 2002 vengono rilasciati 10 orsi, nati in libertà in Slovenia meridionale. La maggior parte di essi si adatta bene al nuovo territorio. Nel 2002 e nel 2003 si registrano il primo e il secondo parto, i quali saranno nel tempo seguiti da molti altri eventi riproduttivi. 7 degli individui fondatori si riprodurranno una o più volte nel corso della loro vita».
«L’obiettivo del progetto Life Ursus è di consentire nell’arco di qualche decina di anni la costituzione di una popolazione vitale di almeno 40-60 orsi adulti, la cui presenza interesserà molto probabilmente anche le province limitrofe. Non sono previsti ulteriori rilasci». Come abbiamo scritto, adesso sui giornali si parla di 120 orsi presenti. E che non hanno intenzione di sterilizzarsi o di smettere di andare a caccia di cibo fin dentro le comunità degli uomini.
Tuttavia, torniamo a ripetere: nessuno ci sta dicendo perché. Quale è il fine di progetti come questo?
Qualcuno può rispondere: la biodiversità, concetto astruso, anzi più astruso ancora di quello di «ecosistema», idea per cui esisterebbe un magico equilibrio naturale, come se le specie, in realtà, non arrivassero ad estinguersi anche senza l’intervento dell’uomo. Il concetto di ecosistema, diciamo anzi, esiste solo per incolpare l’uomo e tentare di rimuoverlo dal pianeta.
Il fatto è che nessuno pare abbia davvero il coraggio di dire che immettere orsi feroci contribuisca alla biodiversità trentina.
E allora? C’è da credere che il progetto per il ritorno delle fiere assassine sia una di quelle cose che vanno avanti da sole, senza che qualcuno si chieda perché.
Una qualche origine, però, ci deve essere.
Filosoficamente, sappiamo di cosa si può trattare: della distruzione del concetto di eccezionalismo umano, tanto caro agli animalisti «antispecisti», cioè che non credono che vi siano barriere o gerarchie tra le specie. Per dimostrare che l’uomo – e il Dio di cui è immagine – non sono il centro dell’universo, cosa c’è di meglio che la violenza animale? Sì, si tratta di un chiaro capitolo della Necrocultura: degradare l’umanità, terminarla e umiliarla nel sangue.
L’uomo nemico della natura, l’uomo cancro del pianeta, viene colpito dalla vendetta delle bestie. L’uomo non regna sulla Terra, anzi. La narrativa è chiaramente questa, da sempre.
Le popolazioni mesoamericane precolombiane avevano il culto del giaguaro e dell’aquila (più, chissà perché, uno stuolo di dei-serpente): perché il giaguaro era il massimo predatore sulla terra, come l’aquila lo era in cielo. L’aspetto ferale di queste belve si rifletteva, in totale limpidezza, nella pratica massiva del sacrificio umano in uso presso questi popoli. Mutatis mutandis, quando nei circhi romani i leoni erano mandati a sbranare i cristiani si riproduceva il medesimo circuito, lo spettacolo infame dello spreco della vita umana, sbranata perfino nella sua innocenza.
Tenendo questo a mente, possiamo considerare le vittime umane di orsi e lupi come facenti parte di una rete invisibile di sacrifici umani tornati ad essere perpetrati sul nostro territorio. Come un atto magico, un rituale pagano assassino che avanza senza nemmeno bisogno di sostenitori umani – basta il reminder all’umanità, sei debole, sei carne da macello.
C’è però un livello ulteriore, pragmatico, di cui bisogna parlare al lettore. L’idea di togliere lo spazio all’uomo e consegnarlo alle bestie feroci è, talvolta, esplicita, e ha pure dei grandi finanziatori.
«Ted Turner, il miliardario mogul mediatico, possiede, migliaia di acri di terra in Montana e sta apparentemente rilasciando lupi e orsi sulla sua terra per ripopolarla. I contadini e gli allevatori della zona sono preoccupati» scriveva Rosa Koire, una immobiliarista dell’area di San Francisco, nel suo libro Behind the Green Mask, che svelava i retroscena del programma ONU chiamato Agenda 21.
Il Turner Endangered Species Fund, detto anche Turner Biodiversity, ha un programma che si chiama «save everything», «salva tutto», dove oltre a pesci e ai bisonti, mette in risalto gli sforzi per il lupo. Non mancano, nei resoconti delle riserve di Turner, anche racconti dei mountain lions, cioè i puma. Grandi carnivori – di quelli che già spesso, in varie zone degli USA, attaccano gli esseri umani, magari pure quando stanno semplicemente andando in bicicletta su strade nemmeno troppo isolate.
Ted Turner, per chi non lo sapesse, è il potentissimo magnate che creò la CNN, già sposo di Jane Fonda, con cui formò quella che probabilmente era la coppia di più grandi sostenitori americani dell’aborto. Nel 1989 produsse un video Abortion: for survival che mandò ripetutamente in onda come antidoto al film L’urlo silenzioso (1985), il documentario pro-life che mostrava l’orrore dell’aborto grazie a – sconvolgenti – immagini ecografiche.
Un sito di atei organizzati statunitensi scrive che il magnate aveva promesso 1 miliardo di dollari alle Nazioni Unite nel 1997, e avrebbe «descritto il cristianesimo come “una religione per perdenti”», per poi attaccare Papa Giovanni Paolo II, «accogliendolo nel “20° secolo” nel 1999, e definendo i Dieci Comandamenti “un po’ antiquati”».
«Secondo il New York Post, nel 2001 Turner avrebbe menzionato il suo shock nel vedere diversi impiegati della redazione della CNN Washington con croci cineree sui loro volti il mercoledì delle ceneri: «non dovreste lavorare per la Fox?» avrebbe chiesto, secondo il sito Freedom From Religion.
Il Turner nel 2010 ha rivelato la sua ammirazione per la politica riproduttiva della Cina Popolare (che era: figlio unico e aborti forzati) esortando il mondo a conformarvisi.
Secondo alcuni – ma sono solo illazioni, forse dovute al fatto che l’uomo ha grossi business nella vicina Atlanta – ci sarebbe Ted Turner dietro alle Georgia Guidestones, il bizzarro monumento eretto in Georgia fatto di un gruppo di pietre monolitiche con inciso un oscuro testo di carattere malthusiano ripetuto in diverse lingue.
«Mantieni l’Umanità sotto 500.000.000 in perenne equilibrio con la natura».
«Guida saggiamente la riproduzione, migliorando salute e diversità».
«Non essere un cancro sulla terra, lascia spazio alla natura».
Equilibrio con la natura, diversità, spazio lasciato alla natura e non al «cancro sulla terra».
Il lettore può aver capito, a questo punto, a cosa servono gli orsi assassini.
Sempre ricordando, purtuttavia, che il monumento antiumano, in una calda serata del luglio 2022, è stato bombardato da ignoti. E poi completamente distrutte.
Come dire: non è che, per quanto sia programmato, siamo tutti disposti a farci sbranare. Anzi.
Roberto Dal Bosco
Immagine di Carpet-Crawler via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)
Animali
Le orche sadiche fanno esplodere i pesci luna per gioco: la stampa filo-cetacei in cortocircuito
La notizia ha fatto il giro del mondo ed è passata anche in Italia. Abbiamo aspettato a parlarne perché, più che il fatto atroce in sé che non ci stupisce, perché Renovatio 21 conosce la specie, ci è parso interessante vedere come ne avrebbero parlato siti e giornali mainstream, affetti dalla cetaceofilia di default che pare essere comandamento dell’intero mondo moderno.
In breve, sono stati filmati esemplari di orche assassine che speronano grossi pesci con tale violenza da farli esplodere, per poi divorarne i resti. Il filmato mostra un’orca che tiene un pesce luna appena sotto la superficie del mare, prima che un’orca più grande piombi addosso a gran velocità dal basso. L’impatto frantuma il corpo del pesce luna in minuscoli frammenti, che le orche poi divorano.
A pure nature moment: orcas hunting a large sunfish (mola mola). pic.twitter.com/Erpx5DX6xW
— Curio 𝑿 (@curious_X_) July 21, 2026
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La boria sanguinaria orcina si dà qui in tutta la sua cifra inguardabile. Quando l’orca si scaglia contro il pesce, può raggiungere velocità fino a 54 km/h.
Nel video è visibile l’uccisione gratuita di un esemplare di pesce luna dalla coda appuntita. Tale pesce di forma ovale è uno dei più grandi pesci ossei del mare e può raggiungere i 3,5 metri di lunghezza.
I filmati risalgono al 2024 e 2025, ma hanno trovato ora circolazione nel sistema dell’informazione. Entrambi i video mostrano un’orca che afferra il clavus del pesce – una sorta di timone a forma di pinna che sporge verso l’alto, che agisce come una pinna caudale – per stabilizzarlo. Il clavus è più pronunciato in questa specie di pesce luna, il che ha portato gli scienziati a ipotizzare che questo sia uno dei motivi per cui questa specie è stata selezionata rispetto ad altre.
Nel loro rapporto sull’incidente del 2024, pubblicato sulla rivista Frontiers in Ethology, i ricercatori hanno affermato che «l’impatto ad alta velocità ha prodotto un forte rumore udibile e ha causato la frammentazione dei tessuti del pesce, che si sono dispersi in tutta la colonna d’acqua».
Poco dopo, si vede una giovane orca che mangia i frammenti più piccoli che galleggiano nell’acqua, mentre gli esemplari adulti più grandi non lo fanno. Non è chiaro se il filmato del 2025 mostri lo stesso gruppo di orche.
I ricercatori, questi geni, affermano che questo comportamento potrebbe rappresentare un nuovo modo per gli animali di nutrirsi, oppure un nuovo modo per le famiglie di orche di interagire.
«La frammentazione può contribuire alla lavorazione delle prede, all’interazione sociale e al gioco, o alla distribuzione delle risorse tra tutti i membri del gruppo.” Ma sembra anche richiedere “un elevato grado di precisione cooperativa”».
Dobbiamo portare pazienza se gli intelligentoni non sono nemmeno riusciti a spiegare il continuo teppismo anti-umano della banda di Gibilterra, se non inventandosi storie ridicole sempre a sfondo antiantropico.
Ecco la panzana della capo-banda Gladis, orchessa traumatizzata dagli uomini. Anzi no, si comportano così perché sono cresciuti senza genitori, a causa dei pescherecci che pescano pescetti, ovviamente. Anzi, guardate, scrivete: le abbiamo viste che adottano cuccioli di globicefalo, sono orche assassine ma materne.
Pazienza se gli scienziati ogni tanto saltano fuori e dicono: ebbene, sì, abbiamo visto che le orche hanno questa moda di uccidere un salmone e piazzarselo in testa, a mo’ di cappello.
Pazienza anche quando, a Mossel Bay in Sudafrica, l’orca proprio davanti a ricercatori ha ammazzato uno squalo per divorarne il fegato, probabilmente sapendo che si trattava di una specie protetta. Lo hanno fatto pure in California, dove sono state viste capovolgere i grandi squali bianchi per paralizzarli, prima di cibarsi in gruppo dell’organo epatico del povero pescecane.
Pazienza quando si apprende che le orche fanno le stronze anche con i delfini, creature di per sé già assolutamente infime, tipo quando una ghenga orcina ne ha cacciato e divorato a davore di telecamera.
Pazienza quando si scopre che nei parchi acquatici i bestioni bombardano gli spettatori con le loro feci.
I giornaloni cetaceofili sono andati in cortocircuito.
Ecco il National Geographic Italia: «Le incredibili riprese di due orche che tengono fermo e fanno a pezzi un pesce luna», titola. Capito? Le immagini di tortura specista, inflitta dai delfinidi bianconeri ad un povero pesce, sono «incredibili», del tipo «wow».
Focus è lievemente più obiettivo. Titolo: «Le orche hanno un nuovo, violentissimo hobby». Il rimando alla violenza vi è, tuttavia notate il senso brioso della frase. E poi quello di uccidere è un hobby: era così, probabilmente, anche per il mostro di Firenze, Jeffrey Dahmer, Ted Bundy e pure per la saponificatrice di Correggio, che era riuscita nella crasi di due hobby laboriosi e scacciapensieri come l’assassinio e la produzione di prodotti di igiene fai-da-te.
Eccezionale Il Post, che titola «Per qualche motivo queste orche fanno esplodere i pesci». Notate il linguaggio: «queste orche», circoscrive il fenomeno a pochi esemplari; «per qualche motivo» significa che per il giornale la violenza delle orche rimane un mistero, e pazienza se si chiamano proprio «orche assassine».
Il Giornale: «Le orche fanno esplodere un pesce luna. Tutto normale, ma i social fanno oh!». Tutto normale, certo, circolare. Non credete ai vostri occhi mentitori, se vi fanno pensare che le orche sono cattive.
Non bisogna disperare, perché forse un lucore è visibile persino in fondo al tunnel del giornalismo professionista. Ecco il titolo del Quotidiano Nazionale: «Perché le orche fanno esplodere i pesci luna? L’incredibile ipotesi: per divertimento». Essì. «Incredibile ipotesi». Una bestia che si chiama orca assassina potrebbe (condizionale giornalistico d’obbligo, per evitare querele dall’oceano) essere pure stronza. Machedaverodavero?
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È in momenti come questo che il lettore deve comprendere quanto è fortunato a trovarsi qui, fra le colonne di Renovatio 21. Colonne che permettono a questa testata di formare un tetto inscalfibile contro la demenza, l’ingenuità, la malafede, le cazzate che vengono lanciate addosso alla nostra mente ogni giorno.
Renovatio 21 non vi mentirà mai, e continuerà a dirlo: le orche assassine sono pericolose, e forse siamo a poca distanza, secondo la scala di Geist, dal momento in cui cominceranno a predare attivamente gli esseri umani, con orrori che saranno numericamente e morfologicamente molto maggiori rispetto a quelli inflittici dai sopravvalutatissimi squali.
I cetacei vanno sistemati. Volendo, anche a tavola – ma in Italia, e altrove, ci sono leggi tremende, che contraddicono la stessa cucina tradizionale – il mosciame di delfino della costa dell’Alto Tirreno, dove il delfino era chiamato, e a regione, «pescio-porco».
Altrimenti continuiamo così: facciamo i sorpresi quando i bestioni bicolori verranno visti in una nuova, oscena violenza. Poi, quando sarà il turno degli esseri umani, divorati o fatti esplodere, salterà fuori lo script di animalismo di emergenza del mainstream: come per gli orsi che sbranano i cittadini trentini, diranno che è, come sempre, colpa dell’uomo.
A questa filiera imbecille e stragista noi non vogliamo partecipare. Restate con Renovatio 21 se la pensate così.
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Gattino invalido riceve carrozzella fatta di righelli ed auto giocattolo
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Mentre stavamo per pubblicare l’articolo, ci è giunta notizia che Gelato ha già ricevuto un upgrade del suo dispositivo sanitario: eccolo dunque con un possente sistema di camminata che qualcuno gli avrebbe prodotto con l’immancabile stampante 3D.Paralyzed cat gets second chance at life thanks to specially designed wheelchair
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Animali
Scoppia la polemica sui panda: «sono finti»
Il mondo dei podcast è stato preso d’assalto da una nuova, bizzarra teoria, con polemica annessa: i panda, i celeberrimo orsacchiottoni bianconeri, sarebbero «falsi». Nel senso: tutta la storia dei panda non sarebbe un fenomeno organico, ma una trovata artatamente creata per favorire la Cina e la sua diplomazia.
Recentemente la tesi specifica sui panda «falsi» o «ingegnerizzati» era stata proposta dal comico, bannato ovunque dopo il COVID, Owen Benjamin, che ne parla da almeno un anno e l’ha ripetuta più volte.
Secondo il Benjamin, i panda non sarebbero animali selvatici evoluti naturalmente, ma qualcosa di simile a cani selettivamente allevati (tipo lo Shih Tzu), cioè creati e modificati geneticamente per mangiare bambù, pianta notoriamente difficile da eliminare. I panda sono tassonomicamente carnivori ma con un apparato digerente adattato a una dieta quasi esclusivamente erbivora.
I panda, dice il comico, hanno comportamenti da «ritardati»: rotolano giù per le colline, ovulano solo pochi giorni all’anno, non riescono a riprodursi facilmente, possiedono istinti parentali pessimi, etc.
«Tutti i panda del mondo appartengono alla Cina», ha sostenuto il comico anche in una recente intervista con Tucker Carlson (ma ne aveva già parlato nel podcast dell’ex campione MMA Jake Shields), ricordando quindi che la loro immagine sarebbe una costruzione moderna che non può che avvantagiare la Repubblica Popolare Cinese.
Ciò non è per nulla lontano dalla realtà: Pechino adotta una tecnica chiamata «diplomazia del Panda», che prevede il prestito delle buffe creature agli zoo di una nazione straniera in cambio di concessioni economiche e politiche.
I panda, di fatto, sembrano quasi assenti dalle rappresentazioni e dalla cultura classica cinese antica (bronzi, ceramiche, poesie Tang, dipinti Song, romanzi Ming, Qing, etc.), comparendo in modo più evidente solo dal XVI-XVII secolo circa. Alcuni riferimenti antichi (come la creatura chiamata «mò» o simili) esistono ma sono ambigui e contestati; il loro status di «tesoro nazionale» sarebbe in gran parte un’invenzione post-1949, dopo che sono diventati famosi a livello globale nel XX secolo.
Tuttavia, i panda hanno «la migliore campagna di PR della storia» ha detto il popolare podcasterro Joe Rogan ad un suo ospite quando è il tema è saltato sul discorso. E sì che sono tra gli animali più «stupidi» (dumbest): puoi porgere una mela a un panda e lui ti dà in cambio il cucciolo, lasciano cadere i piccoli o hanno istinti parentali figlicidi. Con tutta evidenza, «sembrano stare cercando di estinguersi».
Si parla della Cina ma è noto che il panda è un simbolo internazionale, grazie alla un tempo notissima organizzazione internazionale animalista WWF.
Il WWF fu fondato come World Wildlife Fund (cioè «Fondo Mondiale per la Vita Selvatica») nel 1961 da Bernardo van Lippe-Biesterfeld , conosciuto come Bernardo di Olanda – marito della regina Giuliana d’Olanda – e dal Principe Filippo di Edimburgo, che come noto era il marito della Regina Elisabetta d’Inghilterra, basandosi su un’idea passata per Julian Huxley, fondatore dell’UNESCO già creatore (nel 1968) del termine «transumanismo», proveniente da una nota famiglia malthusiano-darwinista molto ascoltata dall’élite britannica (il fratello era lo scrittore Aldous, il nonno Thomas era invece chiamato «il mastino di Darwin).
Come noto, Filippo di Edimburgo dichiarò a più riprese di volersi incarnare in un patogeno di modo da massacrare tanta gente e quindi ridurre i problemi ambientali causati, a suo dire, dalla sovrappopolazione. Il principe Bernardo invece è noto per aver fondato nel 1954 il famigerato Gruppo Bilderberg. Prima di questo, il principe Bernardo, detto Benno, era divenuto membro del «Reiter-SS», un’unità a cavallo delle SS e si era unito al Partito Nazista già prima della guerra, entrando poi a far parte anche del Corpo Automobilistico Nazionalsocialista.
Tra i fondatori del WWF vi era anche Godfrey Anderson Rockefeller, della famosa famiglia di ricchissimi finanzieri che si tramanda di generazione in generazione il compito di ridurre gli esseri umani. Godfrey Anderson, che quando non si preoccupava del WWF praticava la sua passione per gli elicotteri, era figlio di Godfrey Stillman Rockefeller, a sua volta nipote del fondatore del cartello petrolifero Standard Oil nonché membro della società segreta di Yale chiamata Skull & Bones.
Come il padre, anche Godfrey Anderson aveva fatto Yale ed era amico di famiglia di George H.W. Bush, futuro presidente e padre dell’altrettanto futuro presidente George Dubya Bush.
Secondo le cronache, oltre a partecipare alla creazione del WWF, il Rockefeller ha contribuito alla causa assumendo il personale e i primi scienziati della ONG, di cui è stato direttore dal 1972 al 1978, restando quindi membro del board dell’organizzazione fino al 2006.
Praticamente tutti i nobli e potenti di cui sopra hanno in comune un’avversione per la popolazione terrestre, di cui vogliono una drastica riduzione, alcuni per benefizio dell’ambiente, altri nemmeno quello: vogliono la contrazione dell’umanità e basta. Si tratta di teorie ben esposte da conventicole come il Club di Roma, di cui molti di essi fanno parte, sotto l’egida di Aurelio Peccei.
Non è un caso che un rampollo dei Rockefeller abbia dichiarato, anni fa, il suo amore per la Cina, Paese che, come i panda, praticava la politica del figlio unico.
La quale politica del figlio unico, ricordiamolo, fu suggerita a Deng proprio dal Club di Roma, i cui agenti braccarono lo scienziato missilistico cinese Song Jian ad un convegno ad Helsinki, convincendolo, grazie a dati provenienti da alloro esoticissimi calcolatori elettronici, che la Repubblica Popolare sarebbe esplosa sotto il peso della sovrappopolazione.
Insomma: oligarchi mondialisti e comunisti cinesi, tutti sotto il segno del Panda. Basta questo per capire che si tratta di una brutta bestia.
E, facciamo notare casualmente al lettore di Renovatio 21, si tratta di un’ulteriore creatura bicolore, bianconera, esattamente come le orche assassine, altro flagello da cui desideriamo liberarci.
Animali del terrore antinatalista. Animali della menzogna.
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