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Ambiente

L’ambientalismo è una «miniera d’oro» e il cambiamento climatico «non dipende dall’uomo»: parla l’astrofisico Corbyn

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Piers Corbyn – astrofisico, meteorologo e fratello maggiore dell’ex leader del Partito laburista britannico Jeremy Corbyn – ha spiegato durante un’intervista televisiva che il clima «è sempre cambiato, ma questo non ha nulla a che fare con l’uomo».

 

L’astrofisico ritiene invece che i cambiamenti del clima terrestre e del suo clima siano dettati principalmente dall’attività ciclica sulla superficie del sole e non dagli effetti dell’anidride carbonica nell’atmosfera.

 

«Per prima cosa, la scienza non fa opinioni stabili», ha detto Corbyn. «Seconda cosa, hanno tutti torto».

 

Il giornalista che lo intervistava sul canale russo in lingua inglese RT ha protestato dicendo che «Sicuramente l’uomo ha qualcosa a che fare» con il cambiamento climatico.

 


 

«No, l’unico collegamento è che l’uomo è qui nello stesso momento in cui il sole e la luna stanno facendo certe cose».

 

L’intervistatore prosegue nella sua incredulità: «come mai allora così tanti scienziati del cambiamento climatico non sono d’accordo con lei e ottengono così tanto sostegno?»

 

«Quelli che dicono questo stanno solo cercando di fare soldi … Hanno trovato una miniera d’oro per l’amor del cielo».

 

Come ricorda Summit News, l’ex primo ministro Boris Johnson in passato aveva lodato il Corbyn come «il più importante indovino meteorologico del mondo»

 

A differenza di quanto vuole farci credere la manipolazione mediatica mondiale del pensiero unico, non esiste concordia tra scienziati e climatologi sull’origine antropica del cambiamento climatico.

 

La miniera d’oro di cui parla Corbyn si può tradurre con l’imposizione degli ESG, nuovi standard ecologici, sociali e di governance che l’ONU ora chiede a Nazioni e società private. Un’immane torma di interessi economici (dalle consulenze alla vendita di quote, di tecnologie, etc.) ruota attorno al cambiamento inflitto al mondo tramite gli ESG.

 

A seguito dei disastri economici ed energetici che stiano vedendo, la controversia attorno agli ESG è salita al punto che Elon Musk – padrone della Tesla, auto non inquinante par excellence – ha definito gli ESG come «il diavolo incarnato».

 


Nella classifica ESG Tesla sta molte posizioni dietro ai principali produttori di armamenti USA.

 

L’ambientalismo e le sedicenti lotte di equità sociale, come deve essere chiaro al lettore, sono solo strumenti di controllo implementati ora dal potere costituito, «problemi» collettivi che attendono solo di divenire «emergenze» al fine di imporre restrizioni sempre più folli alla popolazione.

 

Come andiamo ripetendo, la restrizione fondamentale che vorranno infliggerci è quella sulla riproduzione umana.

 

Il significato di tutta la continua propaganda del «cambiamento climatico di origine antropica» è tutta qui, e si può riassumere nel solo comandamento «non fate figli», comandamento che è ovviamente antitetico a quello della Bibbia, dove il Dio della Genesi dice «andate e moltiplicatevi».

 

L’oligarcato antiumano ha probabilmente un grande timore di infliggere misure draconiane per la limitazione dei figli, come gli riuscì in Cina con Deng, che fu convinto da un suo scienziato missilistico turlupinato a Helsinki da agenti del Club di Roma di Aurelio Peccei.

 

Perciò,  eccoti la narrazione del clima che cambia, Greta e l’ONU e tutto quanto, una grande operazione per far accettare alla popolazione la propria sterilizzazione.

 

Come sempre: non vogliono solo sottometterci, vogliono che lo accettiamo, anzi, lo desideriamo.

 

Per quanti vostri conoscenti ciò è drammaticamente vero?

 

Quante vite mancate, quante morti, quanti sacrifici umani produrrà ancora la religione del cambiamento climatica?

 

 

 

 

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Ambiente

Scienziati dimostrano che le auto elettriche olandesi vanno in realtà a combustibile fossile

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Il prof. Guus Berkhout, fondatore e presidente di CLINTEL, un gruppo di 1.200 scienziati e professionisti del clima, ha scritto un editoriale nell’agosto 2020 su De Telegraaf, il principale quotidiano olandese, che dimostrava come la tanto decantata auto elettrica, che quindi va ad energia «pulita», va avanti in realtà grazie ai fossili combustibili.

 

Perché la domanda che non si vuol porre è: da dove viene l’elettricità per le batterie?

 

Il 77% è prodotto da carbone e gas naturale, il 13% da eolico e solare, il 5% dal legno e il 5% dal nucleare.

 

Pertanto, ha dimostrato il professore CLINTEL, l’82% dell’elettricità per l’auto elettrica proviene dagli idrocarburi nemici dell’Agenda verde.

 

Il professore ha quindi sottolineato che la produzione delle batterie è estremamente ostile all’ambiente, e ha ribadito come non si sia pensato allo smaltimento delle batterie delle auto elettriche, che sono pesanti e inquinanti.

 

Berkhout ha aggiunto che le auto elettriche, a causa della grande batteria, pesano più dell’auto tradizionale e quindi consumano più energia.

 

Il professore ha infine puntualizzato che quando è stato scritto il suo editoriale, il gestore della rete elettrica europea TenneT aveva avvertito che le sue risorse erano già al limite.

 

Si tratta del fenomeno paradossale – cioè, idiota – che vive la California, dove lo Stato vuole bandire le auto a benzina ma al contempo è sotto il peso dei blackout e della carenza di elettricità cagionata anche dagli Electric Vehicles (EV).

 

Di fatto, siamo arrivati alla situazione ridicola con il governo dello Stato americano che celebra al mattino la fine delle auto a combustione interna per poi chiedere al pomeriggio di non ricaricare l’auto, perché la rete elettrica potrebbe non reggere.

 

Il grottesco fu toccato nel giugno 2022 quando ad un evento di presentazione di una nuova auto elettrica della General Motors giornalisti TV chiesero ad un dirigente della compagnia elettrica della zona invitato all’evento da dove venisse la corrente delle colonnine di ricarica lì davanti a loro: «circa il 95% viene dal carbone».

 

In pratica, quasi l’intera ricarica dell’auto elettrica viene dalle inquinantissime centrali al carbone.

 

 

Le quali vi sono ancora, anche in Italia, grazie allo stupido antinuclearismo innestatosi nel Paese 40 anni fa.

 

 

 

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Ambiente

Pakistan, oltre 1.000 i morti per le alluvioni: il peggio deve ancora venire

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Le autorità del Sindh, tra le province più colpite dai monsoni delle ultime settimane, si aspettano ulteriori diluvi provenienti da nord. Il primo ministro Sharif ha paragonato l’attuale situazione alle inondazioni del 2010 in cui sono morte circa 2 mila persone. Le perdite potrebbero ammontare fino a 10 miliardi di dollari.

 

 

Sono saliti a più di 1.000 i morti delle alluvioni in Pakistan, ha fatto sapere la National Disaster Management Authority, quasi 120 persone sono decedute solo nelle ultime 24 ore.

 

Il governo ha dichiarato lo stato di emergenza mentre attende la fine dei monsoni per valutare il reale impatto delle inondazioni: secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) da metà giugno le persone colpite dalle piogge torrenziali sono oltre 2,3 milioni, ma nei giorni scorsi i funzionari di governo avevano fatto salire quel numero ad almeno 30 milioni di cittadini pakistani, pari al 15% della popolazione, definendo la situazione un «disastro umanitario di proporzioni epiche indotto dal clima».

 

Almeno 95mila case sono andate distrutte e oltre 504mila capi di bestiame sono stati uccisi. Gli elicotteri di soccorso faticano a trovare rilievi di terraferma su cui atterrare per portare gli aiuti.

 

Le province meridionali del Sindh e del Belucistan, che quest’anno hanno avuto piogge monsoniche superiori alla media, sono le più colpite.

 

Il Sindh ha registrato il 784% di pioggia in più rispetto al normale e il Belucistan il 500%. La causa è da ricercare nell’aumento delle temperature dell’Oceano Indiano, una delle regioni al mondo più sensibili ai cambiamenti climatici: l’incremento delle temperature del mare unito alle ondate di calore di maggio e giugno non solo ha innescato i monsoni a cui stiamo assistendo ora, ma ha anche accelerato lo scioglimento dei ghiacciai nella regione settentrionale del Gilgit Baltistan, generando inondazioni glaciali.

 

In una serie di eventi a catena, non solo sta piovendo più del solito, ma si stanno abbattendo sulla popolazione anche le riserve idriche delle montagne pakistane al confine con l’India.

 

La piena dei torrenti e dei fiumi provocherà ulteriori danni nei prossimi giorni, hanno avvertito le autorità locali: nel Sindh la vita di migliaia di persone dipende dalla tenuta della diga di Sukkur che solitamente devia il corso del fiume Indo verso i terreni agricoli, ora completamente allagati.

 

Anni di incuria potrebbero far sì che gli argini non tengano i volumi record previsti per i prossimi giorni. Al momento tutte le paratoie sono state aperte per permettere lo scorrimento di 600mila metri cubi d’acqua al secondo.

 

Nelle grandi città come Islamabad e Rawalpindi, finora risparmiate dai danni maggiori, la verdura non è più disponibile, mentre i prezzi degli alimenti ancora reperibili sono schizzati alle stelle. Le perdite potrebbero costare al Paese fino a 10 miliardi di dollari e arrivano in un momento in cui l’economia è già in ginocchio a causa degli alti tassi di inflazione e della carenza di valuta estera.

 

I funzionari locali sostengono che il Pakistan stia ingiustamente sopportando le conseguenze dei cambiamenti climatici alimentati in altre parti del mondo.

 

Nella classifica stilata dalla ONG Germanwatch, il Paese è all’ottavo posto delle nazioni più vulnerabili alle condizioni meteorologiche estreme. Il primo ministro Shehbaz Sharif ha dichiarato che i danni subiti finora sono paragonabili a quelli delle inondazioni del 2010, in cui sono morte circa 2mila persone.

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine d’archivio (2010) di United Nations Photo via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-NC-ND 2.0)

 

 

 

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Ambiente

Supervisore delle scienze climatiche della Casa Bianca sanzionata e esclusa dall’AccademiaNazionale delle Scienze USA

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Jane Lubchenco, vicedirettore per il clima e l’ambiente presso l’Office of Science and Technology Policy della Casa Bianca, è stata richiamata dalla National Academy of Sciences (l’Accademia Nazionale delle Scienza USA) per aver modificato un documento che in seguito conteneva errori tecnici. La Luchenco aveva inoltre aver lavorato con gli scienziati al documento stesso.

 

Uno dei ricercatori si è rivelato essere suo cognato.

 

Come riporta Summit News, è stato quindi riscontrato che la Lubchenco ha violato la sezione 3 del Codice di condotta dell’Accademia Naziona delle Scienze (NAS) , in cui si afferma che «i membri NAS devono evitare quelle pratiche di ricerca dannose che sono chiare violazioni dei principi fondamentali della ricerca».

 

La sezione osserva inoltre: «I membri dovrebbero essere revisori paritari equi e obiettivi, mantenere la riservatezza quando richiesto, muoversi prontamente per correggere la letteratura quando vengono rilevati errori nel proprio lavoro, includere tutti gli autori meritevoli nelle pubblicazioni e dare adeguato credito al lavoro precedente nelle citazioni».

 

La testata online Axios scrive che Lubchenco ha commentato l’accaduto:

 

«Accetto queste sanzioni per il mio errore di giudizio nella redazione di un articolo scritto da alcuni dei miei collaboratori di ricerca, un errore per il quale ho pubblicamente dichiarato il mio rammarico».

 

L’articolo rileva inoltre che i rappresentanti del GOP Frank Lucas dell’Oklahoma, Stephanie Bice dell’Oklahoma e Jay Obernolte della California hanno scritto una lettera aperta a febbraio chiedendo alla Casa Bianca di «considerare se il ruolo di primo piano del Dr. Lubchenco negli sforzi per l’integrità scientifica dell’amministrazione mina la fiducia del pubblico nelle future decisioni politiche».

 

I repubblicani hanno anche osservato che «in qualità di editore degli Atti dell’Accademia nazionale delle scienze , la dottoressa Lubchenco ha dimostrato un chiaro disprezzo per le regole intese a prevenire i conflitti di interesse nella pubblicazione di studi sottoposti a revisione paritaria».

 

«Ora, il Dr. Lubchenco sta svolgendo un ruolo di primo piano nello sviluppo e nella supervisione delle migliori pratiche di questa amministrazione per l’integrità scientifica. La sua violazione di uno dei principi fondamentali dell’integrità scientifica rende il suo attuale ruolo di leadership molto preoccupante» ha comunicato il Partito Repubblicano USA.

 

Nonostante lo scandalo, la Lubchenco sta ancora ricoprendo il suo ruolo alla Casa Bianca continua a promuovere sui social materiale sulla transizione ecologica e l’energia verde.

 

Lubchenco, scienziata ambientale e sedicente esperta in «cambiamenti climatici» e sostenibilità marina e planetaria, dal 2009 al 2013 è stata amministratore della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e sottosegretario al Commercio per gli oceani e l’atmosfera.

 

I suoi numerosi riconoscimenti includono il premio di «genio» MacArthur nel 1993 e più di 20 lauree honoris causa. Nel 2002, la rivista Discover ha riconosciuto Lubchenco come una delle 50 donne più importanti nella scienza.

 

Nel febbraio 2021 la Luchenco è stata nominata dal presidente Joe Biden vicedirettore per il clima e l’ambiente presso l’Ufficio per la politica scientifica e tecnologica della Casa Bianca (OSTP).

 

 

 

 

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