Connettiti con Renovato 21

Protesta

La polizia olandese usa le ruspe contro i trattori degli agricoltori in protesta

Pubblicato

il

Un video diventato virale sui social media mostra la polizia olandese ruspe per ribaltare i trattori con gli agricoltori in protesta ancora dentro.

 

Inquietante vedere la polizia con gli scudi antisommossa che osserva la scena.

 

I video mostrano anche le forze dell’ordine che spingono alcuni manifestanti dentro a furgoni neri – una situazione che avevamo già visto tre mesi fa.

 

 

 

Gli agricoltori olandesi da mesi sfruttano i loro trattori e le loro attrezzature per protestare contro le politiche climatiche del paese che includono la chiusura di migliaia di aziende agricole per ridurre le emissioni di azoto e le quote di bestiame in nome della lotta al cambiamento climatico.

 

 

Alle proteste degli allevatori prendono parte anche normali cittadini.

 

 

Gli agricoltori hanno iniziato a protestare pacificamente contro la politica del loro governo all’inizio di quest’estate, mobilitando i loro trattori e le loro attrezzature agricole.

 

La polizia olandese ha risposto con arresti di massa e ha persino sparato sui manifestanti pacifici.

 

Le forze dell’ordine neerlandesi avevano già sparato sui manifestanti anti-restrizioni pandemiche ad a Rotterdam a inizio anno, quando si videro scene di violenza inaudita, con i cani poliziotto a sbranare i dimostranti.

 

In parallelo alla chiusura delle fattorie di bovini, che diminuiranno la disponibilità di carne in Olanda come in Europa (il Paese è il secondo esportatore di prodotti agricoli al mondo), le autorità neerlandesi stanno conducendo programmi per nutrire i bambini con insetti.

 

 

 

Continua a leggere

Protesta

Enorme manifestazione contro la guerra a Budapest

Pubblicato

il

Da

Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato sabato alla «marcia della pace» nella capitale ungherese Budapest, denunciando la politica dell’UE di intensificare le tensioni con la Russia.

 

L’evento è culminato con un discorso del primo ministro Vittorio Orban, che ha accusato Bruxelles di avvicinare l’Europa a un conflitto globale.

 

I manifestanti hanno marciato dall’iconico Ponte delle Catene all’Isola Margherita sul fiume Danubio.

Sostieni Renovatio 21

Molti portavano bandiere nazionali e cantavano slogan pacifisti, mentre alcuni portavano cartelli con la scritta «No alla guerra» e «Dacci la pace, Signore», scrive RT.

 

«Mai prima d’ora così tante persone si sono schierate per la pace. Siamo il più grande corpo di pace, la più grande forza di mantenimento della pace in Europa», ha detto il primo ministro, citato da Reuters. «Bisogna impedire all’Europa di precipitarsi nella guerra, nella propria distruzione».

 

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Il primo ministro magiaro ha affermato che il suo Paese deve trarre lezioni dalla devastazione che ha attraversato i periodi più bui del XX secolo.

 

«Nelle due guerre mondiali, gli ungheresi hanno perso 1,5 milioni di vite e con loro – i loro futuri figli e nipoti», ha detto l’Orban alla folla. «Lo dico lentamente affinché Bruxelles capisca: non faremo la guerra. Non andremo in Oriente per la terza volta, non andremo di nuovo sul fronte russo».

 

Aiuta Renovatio 21

Orban ha esortato tutti a sostenere l’agenda «pro-pace e pro-sovranità» del partito al potere Fidesz nelle elezioni del Parlamento europeo della prossima settimana. «Vogliamo versare il sangue ungherese per l’Ucraina? No, non lo facciamo», ha detto.

 

«Le forze favorevoli alla guerra sono andate oltre il buon senso volendo sconfiggere la Russia come hanno tentato di fare durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale».

 

Dall’inizio dell’operazione militare russa in Ucraina nel febbraio 2022, Orban ha ripetutamente accusato la leadership dell’UE a Bruxelles di pericolosa politica del rischio calcolato con Mosca e ha avvertito che il blocco europeo non deve lasciarsi trascinare in una guerra in piena regola.

 

Budapest ha rifiutato di fornire qualsiasi aiuto militare all’Ucraina e ha minacciato di porre il veto sull’assistenza finanziaria a Kiev. Orban ha criticato pesantemente le sanzioni economiche imposte a Mosca dall’UE, sostenendo che il blocco UE si era «sparato sul piede» minando il commercio e il proprio approvvigionamento energetico e votandosi ad una «economia di guerra».

 

Renovatio 21 ha perso il conto di quante volte ha scritto articoli sulle parole di Orban contro la guerra alla Russia. Solo la settimana scorsa ha fatto dichiarazioni sul fatto che la NATO si sta effettivamente preparando alla guerra con la Russia. Pochi mesi fa ha detto chiaro e tondo che l’egemonia occidentale è finita, e la guerra per procura condotta in Ucraina è definitivamente persa.

 

Orban, ricordiamo, è un leader NATO. Un altro è il premier di un Paese limitrofo, Robert Fico. Come noto, è stato oggetto di un tentativo di omicidio politico pochi giorni fa. Il premier ungherese ha collegato l’attentato al collega con i preparativi di guerra da parte dell’Occidente.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da Twitter

Continua a leggere

Geopolitica

Macron dichiara lo stato di emergenza e invia truppe per sedare le rivolte mortali scoppiate in Nuova Caledonia

Pubblicato

il

Da

Il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato lo stato di emergenza per i 12 giorni a partire da ieri a seguito delle rivolte mortali che hanno colpito il territorio indo-pacifico francese della Nuova Caledonia.   Quattro persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite negli scontri con la polizia martedì notte, con notizie di saccheggi ed edifici rasi al suolo.   Il caos è stato scatenato da un voto del parlamento francese, l’Assemblea nazionale, che autorizza i residenti che risiedono in Nuova Caledonia da 10 anni a votare nelle elezioni provinciali. Gli indigeni Kanak dell’arcipelago si sono quindi irritati – proseguendo una polemica che dura da decenni – per quella che vedono come una presa di potere a favore dei discendenti dei colonizzatori che vogliono rimanere parte della Francia.  

Sostieni Renovatio 21

Tali tensioni etniche sono rimaste latenti per molti anni e sono riemerse questa settimana.   Il territorio francese si trova a est dell’Australia, è dieci fusi orari avanti rispetto a Parigi e conta circa 270.000 abitanti. Il nuovo stato di emergenza mira a «ristabilire l’ordine nel più breve tempo possibile» si legge in una dichiarazione del Parlamento.   Ci sono notizie diffuse secondo cui truppe militari francesi sarebbero state schierate per reprimere le rivolte indipendentiste e, secondo quanto riferito, sarebbe stato anche emesso un divieto su TikTok, ma i funzionari di Parigi hanno cercato di minimizzare tali misure draconiane.     Secondo l’Associated Press, «alla domanda se la Francia potrebbe schierare l’esercito francese sull’isola, [la portavoce del governo della Nuova Caledonia Prisca] Thevenot ha detto che non è compito dell’esercito mantenere l’ordine ma che sta aiutando con il trasporto dei rinforzi della polizia».   L’agenzia di stampa AFP ha riportato che la Francia ha schierato personale dell’esercito nei porti della Nuova Caledonia e nel principale aeroporto.     Il presidente della Nuova Caledonia Louis Mapou ha affermato che tra le vittime delle ultime 24 ore di disordini figurano tre giovani indigeni Kanak e un agente di polizia della gendarmeria francese che aveva riportato ferite in precedenza. Centinaia di manifestanti e poliziotti sono rimasti feriti.   «Il gendarme mobile gravemente ferito da un proiettile in Nuova Caledonia è appena morto», ha annunciato il Ministro dell’Interno e dell’Oltremare della Repubblica francese Gérald Darmanin. «I nostri pensieri vanno alla sua famiglia, alle persone a lui vicine e ai suoi amici. Niente, assolutamente niente, giustifica la violenza. L’ordine sarà ristabilito».   Parigi ha confermato che altri 500 agenti di polizia francesi sono stati inviati sul territorio per aiutare a ripristinare l’ordine.    

Aiuta Renovatio 21

  Tutte le scuole e gli edifici pubblici del capoluogo amministrativo Nouméa sono rimasti chiusi. Centinaia di edifici sono stati danneggiati o sono stati dati alle fiamme. Il presidente Macron avrebbe annullato un viaggio all’estero.   La Nuova Caledonia è una cosiddetta Collectivité d’outre-mer o COM, suddivisione territoriale per le aree ex coloniali francesi subentrata nel 2003 ai TOM (Territorires d’outre mer) e ad altri territori con statuto speciale.   Come riportato da Renovatio 21, durante il coronavirus vi furono rivolte contro l’obbligo vaccinale nel territorio d’oltremare francese della Guadalupa, dove furono inviate le forze speciali e, incredibilmente, assicurato ai rivoltosi un vaccino COVID non-mRNA solo per loro. Proteste contro il vaccino obbligatorio si registrarono anche in Nuova Caledonia.   Continua il periodo sfortunato di Parigi con le sue ex colonie, che in Africa si rivoltano l’una dopo l’altra con l’influenza francese – preferendogli apertis verbis quella russa. Il risentimento per la Francia e la sua storia coloniale era leggibile nella rabbia della rivolta etnica delle banlieue dello scorso anno e pure nei discorsi dell’allucinato accoltellatore della Gare de Lyon, il quale – passato come profugo per l’Italia – aveva pubblicato video in cui malediceva la Francia per aver oppresso lui ed i suoi antenati.   L’«impero francese» si sgretola proprio mentre Macron minaccia di continuo interventi in Ucraina – e mette in Costituzione il genocidio dei francesi tramite l’aborto di Stato.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine screenshot da Twitter      
Continua a leggere

Digiuno

Attivista tailandese muore in carcere: era in sciopero della fame contro la lesa maestà

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

La 28enne Netiporn «Boong» Sanesangkhom è deceduta in ospedale dove era stata ricoverata per l’aggravarsi delle condizioni. Era diventata un simbolo per ONG internazionali e il suo nome era presente nei rapporti dei governi occidentali relativi agli abusi. Quasi 2mila persone perseguite per reati di opinione, centinaia rischiano pesanti pene detentive.

 

A tre mesi dall’inizio del digiuno di protesta in carcere, la 28enne Netiporn «Boong» Sanesangkhom, uno dei riferimenti dei movimenti di protesta contro la detenzione per ragioni politiche o di coscienza e la custodia indeterminata in attesa di processo, è deceduta questa mattina nell’ospedale dell’Università Thammasat.

 

Netiporn, nota per la partecipazione al movimento di protesta Thalu Wang e a iniziative a tutela dei diritti dei detenuti e delle libertà civili, era stata «adottata» come prigioniera di coscienza da diverse organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International. Il suo nome era apparso in diversi rapporti riguardanti la Thailandia, nazione da tempo «sotto osservazione» da parte statunitense ed europea.

 

Il suo sciopero della fame e della sete era iniziato nel carcere femminile centrale della capitale thailandese dove era stata rinchiusa il 26 gennaio scorso, dopo che le era stata revocata la libertà su cauzione perché accusata di lesa maestà. Un’incriminazione legata alla sua partecipazione a un sondaggio del febbraio 2022 sui cortei di auto di membri della monarchia che spesso attraversano aree della capitale, con disagi per la circolazione.

 

Irremovibile nel rifiutare cibo e liquidi, lo scorso febbraio l’attivista era stata prima trasferita in un ospedale carcerario e poi in quello universitario Thammasat, prima di essere riportata in cella dove, secondo l’amministrazione penitenziaria, avrebbe ripreso ad alimentarsi regolarmente.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

Per i gruppi che hanno seguito la sua vicenda, tra cui avvocati thai per i diritti umani (Thai Lawyers for Human Rights), Netiporn era tornata nell’ospedale carcerario a inizio aprile ma la sua salute si era deteriorata rapidamente. Questa mattina il ricovero dopo una crisi cardiaca ma il suo trasferimento in ospedale è risultato inutile, poiché l’attivista è deceduta alle 11.22 ora locale (le 6.22 in Italia).

 

Immediate le espressioni di solidarietà e di cordoglio di attivisti che ne condividevano la causa – come i colleghi di impegno civile Natthanon «Frank» Chaimahabud e Tantawan «Tawan» Tuatulanon – e anche l’esperienza del digiuno di protesta, ma anche di politici dell’opposizione e di esponenti della società civile.

 

La sua vicenda ha tenuta alta l’attenzione riguardo una legge, quella sulla “Lesa maestà”, da tempo criticata per il suo utilizzo che, più che tutelare la dignità della famiglia reale, sembra indirizzato a perseguire chi dissente con le pretese di controllo sul Paese dei militari e di altri poteri forti o chiede maggiori spazi di critica e dibattito.

 

Secondo un recente rapporto di Thai Lawyers for Human Rights, dall’inizio delle proteste dei movimenti giovanili che chiedono più libertà e giustizia sono 1.954 gli individui perseguiti legalmente per ragioni politiche e di questi almeno 272 rischiamo pesanti pene detentive in base all’articolo 112 del Codice penale, quello appunto noto come Legge sulla lesa maestà, e 153 per l’accusa di sedizione secondo l’articolo 116 del codice.

 

Evidenziato pure dalla tragica fine di Netiporn «Boong» Sanesangkhom l’eccesso di pene detentive a cui tanti sono sottoposti prima di accedere al giudizio, in particolare per i casi politici, e l’arbitrarietà con cui viene decisa la libertà su cauzione.

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Più popolari