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Immigrazione

Rivolte francesi, cosa sta accadendo

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Abbiamo pubblicato oggi un articolo in cui cerchiamo di dire concisamente, lasciando parlare più che altro le immagini, quello che crediamo stia succedendo, nel profondo, oltralpe: con pochi dubbi, stiamo assistendo alla disintegrazione della Francia, forse il primo Stato europeo che soccomberà all’anarco-tirannia indotta dal Piano Kalergi.

 

Nel presente articolo scriviamo invece quello che sta succedendo a livello di cronaca di superficie delle ultime ore.

 

I due più grandi sindacati di polizia in Francia hanno chiesto venerdì al governo del presidente Emmanuel Macron di «ristabilire l’ordine» e di non capitolare di fronte ai rivoltosi, dicendo che oggi stanno combattendo una guerra ma che potrebbero diventare «la resistenza» domani.

 

«Ora basta», afferma la dichiarazione dell’Alliance Police Nationale e della UNSA Police, pubblicata su Facebook venerdì sera.

 

 

 

«Di fronte a queste orde selvagge, chiedere la calma non basta più, bisogna imporla!» hanno detto i sindacati, aggiungendo che l’unico segnale politico necessario in questo momento è quello di riportare l’ordine nella Repubblica.

 

«I nostri colleghi, come la maggioranza dei cittadini, non possono più sopportare i dettami di queste minoranze violente. Ora non è il momento dell’azione sindacale ma della lotta contro questi “danneggiatori”. Sottomettersi, capitolare e accontentarli deponendo le armi non è la soluzione, vista la gravità della situazione».

 

«Oggi la polizia è in combattimento perché siamo in guerra. Domani saremo la resistenza, e il governo dovrà rendersene conto», scrivono sinistramente i sindacati, facendo quasi sentire l’eco della lettera dei soldati che un anno fa parlavano di «guerra civile» in arrivo in Francia.

 

 

A Marsiglia, i rivoltosi hanno saccheggiato un negozio di armi vicino al quartiere del Porto Vecchio, secondo i media francesi. Diverse «armi da caccia» sono state rubate dal negozio di Rue d’Aubagne a Marsiglia prima che la polizia potesse intervenire e inviare una guardia all’esterno, ha riferito BFM TV. Una persona è stata arrestata con un fucile rubato. I rivoltosi non hanno preso alcuna munizione, dice la stampa, citando una fonte della polizia.

 

Almeno 87 persone sono state arrestate nella città della Francia meridionale, dove la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro gruppi di giovani mascherati e predoni che hanno distrutto negozi e incendiato veicoli. I disordini hanno anche indotto il Pride Marseille a rinviare l’evento LGBTQ previsto per sabato.

 

Il sindaco di Marsiglia Benoit Payan ha chiesto al governo di inviare ulteriori unità di polizia per far fronte alla violenza e al saccheggio.

 

 

Anche il Belgio è stato contagiato dalla rivolta, in particolare nella capitale Bruxelles, dove giovedì notte si è scatenato il caos che ha portato a 64 arresti. Tra i fermati 47 minori e 16 adulti che sono stati detenuti amministrativamente, ha detto la polizia belga in un comunicato venerdì. Un altro minorenne, che secondo quanto riferito è stato visto picchiare un agente di polizia, è stato arrestato e interrogato ma rilasciato nel corso della giornata di venerdì.

 

 

I video pubblicati sui social media mostrano i rivoltosi che danno fuoco alle auto e persino agli edifici e spargono spazzatura come barricate rudimentali per le strade del quartiere di Anneessens. La polizia locale ha riferito al Brussels Times che dieci persone sono state arrestate per aver lanciato pietre contro i poliziotti.

 

 

Secondo quanto riferito, i video che circolano sui social media mostrano attacchi ai distretti di polizia di Ales, Lione e Bonneuil, sebbene il governo non abbia ancora confermato ufficialmente nessuno di essi.

 

 

 

A Lione, durante scene di razzia, è comparsa anche Marge Simpson.

 

 

I pillages, ossia le razzie, oramai avvengono anche a viso scoperto, sans problèmes.

 

 

 

Il livello del pillage si è alzato al punto che i rivoltosi si sono portati a casa pure delle motociclette. Anche i razziatori di megaschermi, tuttavia, non scherzano.

 

 

 

Un video non verificato sostiene che anche a Lione si sarebbero uditi mitragliate di Kalashnikov.

 

 

Impressionanti anche le immagini dell’uomo che con elegante nonchalance va a recuperare i documenti nella sua auto rovesciata. Poco dopo, questa sarà data alle fiamme, scrive l’utente Twitter.

 

 

Sprofondando nel grottesco più parossistico, Macron se l’è presa con i videogiochi e i social media, veri responsabili dei disordini delle banlieue degli immigrati.

 

Parlando dopo una riunione di sicurezza di emergenza per affrontare le rivolte in corso venerdì, Macron ha osservato che circa un terzo degli arrestati nelle ultime tre notti erano “giovani o molto giovani”, suggerendo che Internet sta avendo un’influenza negativa su bambini e adolescenti.

 

«Le piattaforme e le reti stanno giocando un ruolo importante negli eventi degli ultimi giorni», ha detto dei disordini. «Li abbiamo visti – Snapchat, TikTok e molti altri – servire come luoghi in cui sono stati organizzati raduni violenti, ma c’è anche una forma di imitazione della violenza che per alcuni giovani li porta a perdere il contatto con la realtà».

 

Il presidente ha aggiunto che i giovani sono scesi in strada per recitare «i videogiochi che li hanno intossicati», esortando i genitori a tenere i figli a casa.

 

A livello di grotesque, segnaliamo anche il caso della madre del ragazzino morto, che sfila sopra i carri inviando baci al pubblico come una star consumata.

 

 

 

La stessa, sempre attorniata da un pubblico festante, è stata vista anche dare qualche sgasata in motocicletta mentre aizza il popolo che (letteralmente) ulula. È un lutto stranissimo.

 

 

Ricordiamo che era stata la donna a pubblicare un video di TikTok in cui chiedeva una «rivolta» per la morte di suo figlio.

 

 

Nel frattempo Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha dato un colpo alla proposta di revisione della migrazione dell’UE, attualmente bloccata da Ungheria e Polonia, condividendo un video che giustappone scene di violente proteste in Francia contro città pacifiche nel suo Paese.

 

Lo stesso premier di Varsavia ha varato un proprio piano volto a frenare le migrazioni di massa.

 

Venerdì, il Morawiecki ha caricato il video sulla sua pagina Twitter a sostegno di un piano sostenuto dalla Polonia chiamato “Europa dei confini sicuri”. Il video mostrava strade e auto francesi avvolte dalle fiamme, con i rivoltosi che sfondavano le vetrine dei negozi. Le immagini contrastano con le pacifiche e ordinate città polacche piene di vita.

 

«Non vogliamo scene del genere nelle strade polacche», si legge nella didascalia del video.

 

 

Il tweet di Morawiecki coincide con le sue aspre critiche a una proposta di revisione della migrazione che darebbe ai membri dell’UE tre opzioni: accettare i richiedenti asilo trasferiti, pagare 20.000 euro per ogni richiedente rifiutato o finanziare il supporto operativo.

 

Abbracciando questa riforma della migrazione «l’Europa incoraggia i contrabbandieri a inviare più carichi», ha accusato il premier polacco. «Se invitiamo 30.000, ne arriveranno 300.000. Se invitiamo un milione, arriveranno 30 milioni. È una spirale senza fine».

 

Morawiecki ha aggiunto che l’apertura delle frontiere europee non solo darebbe potere ai criminali, ma comporterebbe anche «un aumento del rischio di terrorismo in Europa».

 

Presentando la Polonia come «un esempio di una politica migratoria di successo», il Morawiecki ha proposto il suo piano che prevede un aumento degli investimenti nella protezione delle frontiere esterne dell’UE e il rafforzamento di Frontex, l’agenzia di frontiera che teoricamente dovrebbe controllare i confini UE.

 

Il primo ministro di Varsavia inoltre suggerito di sostenere lo sviluppo nei paesi che sono fonte di migrazione di massa, ridurre i benefici sociali per le persone al di fuori dell’UE e reprimere i trafficanti e il mercato nero.

 

L’UE ha avuto difficoltà a gestire l’afflusso di migranti per almeno diversi anni. Secondo i dati di Frontex, le autorità del blocco hanno registrato 330.000 attraversamenti illegali delle frontiere esterne dell’UE nel 2022, che l’agenzia ha descritto come il numero più alto dal 2016 e un aumento del 64% rispetto all’anno precedente.

 

 

 

 

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Immigrazione

Uomo accoltellato in pieno giorno a Dublino: è stato un immigrato?

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In Irlanda la polizia ha arrestato un uomo dopo che questi aveva accoltellato un quarantenne nel centro di Dublino. Mentre internet specula sul fatto che l’attacco sia stato portato da un immigrato, le fonti ufficiali non dicono nulla.

 

L’episodio è avvenuto sabato pomeriggio in O’Connell Street. Le immagini mostrano i soccorritori che assistono l’uomo ferito, il quale perde molto sangue, mentre la polizia ferma l’aggressore.

 

Nelle stesse riprese si vedono anche agenti che allontanano a calci una lama rimasta a terra, ritenuta presumibilmente l’arma impiegata nell’attacco.

 

Secondo quanto riportato, le ferite dell’uomo non sarebbero pericolose per la vita. Non è ancora chiaro che cosa abbia scatenato l’incidente e un’indagine è in corso.

 

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La mancata identificazione dell’aggressore pone vari problemi: da una parte la stampa è complice, se non imbavagliata da statuti stile Carta di Roma (il documento deontologico giornalistico che in Italia scoraggia l’informazione riguardo alla provenienza etnica dei convolti in fatti di cronaca), dall’altra parte, le autorità non vogliono dare fuoco alla polveriera di conflitto sociale creata con l’immigrazione massiva, che pare aver investito l’Irlanda con una foga forsennata, al punto che interi villaggi di campagna ora sono abitati con una maggioranza schiacciante da «richiedenti asilo», che, lì trasferiti dalle autorità politiche e pagati dal contribuente per far nulla, vi sollazzano in numero multiplo rispetto a quello degli abitanti irlandesi.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il Paese fu teatro di un caso di incendi incrociati: prima andò a fuoco l’antico convento di San Patrizio, poi a Dublino andò in fiamme un centro islamico. Subbugli erano scoppiati ancora l’anno scorso quando un immigrato fu accusato di aver violentato una bambina di dieci anni.

 

Per Dublino si tratta di un déjà vu: tutti ricordano l‘accoltellamento di tre bambini e di una custode vicino a una scuola provocò violente rivolte urbane a sfondo anti-immigrazione. In quel caso, l’attentatore era un cittadino irlandese naturalizzato di origine algerina, e le conseguenze furono rivolte violente da parte della popolazione autoctona.

 

Un altro attacco con coltello a Dublino si ebbe l’anno scorso, con tanto dell’inevitabile grido «Allahu Akbar».

 

Come sa il lettore di Renovatio 21, l’uso dei coltelli da parte degli immigrati pare essere un pattern oramai consolidato: gli attacchi con coltello sono divenuti la norma nell’Europa dell’immigrazione di massa.

 

Si ricorda, tra i tantissimi casi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.

 

Come scritto da Renovatio 21attacchi con il coltello di immigrati a passanti sono un pattern oramai riconoscibile. Si ricorda, tra i tantissimi, il caso del «Festival della diversità» della cittadina di Solingen (tre accoltellati), ma anche quello dove un poliziotto di Mannheim venne colpito a morte da un immigrato mentre l’agente stava bloccando un tedesco che cercava a sua volta di fermare la foga assassina dello straniero.

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L’uso del coltello da parte degli immigrati è talmente rilevante che un land tedesco del Nord Reno-Vestflaia ha pubblicato dei volantini per scoraggiarne il possesso. Tre settimane fa si è avuto il caso di un cittadino romeno accoltellato più volte da una gang siriana a Schwerte, nella Renania Settentrionale-Vestfalia.

 

L’incidente più eclatante è stato l’accoltellamento mortale multiplo avvenuto nella città bavarese di Aschaffenburg da parte di un richiedente asilo afghano respinto che aveva preso di mira un gruppo di bambini dell’asilo. Come riportato da Renovatio 21, un bambino di 2 anni è stato accoltellato a morte, così come un passante di 41 anni che ha tentato di intervenire. Un altro bambino è rimasto gravemente ferito ed è stato ricoverato in ospedale, mentre una delle educatrici dell’asilo che accompagnava i bambini piccoli si è rotta un braccio nel tentativo di difendersi dall’aggressore, descritto come in «frenesia sanguinaria».

 

Sanguinari attacchi di immigrati con coltello si sono registrati anche in OlandaBelgioAustria. Anche in Italia non si contano oramai gli episodi di «maranza» armati di coltello, che riempiono le cronache oramai tutte le settimane.

 

La violenza da lama è un problema da decenni per la gioventù britannica, al punto che lo scorso anno il premier Keir Starmer ha vietato definitivamente la vendita di katane.

 

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Immigrazione

Trump: la migrazione di massa porterà la Spagna alla rovina

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La Spagna finirà per diventare un «Paese in rovina» se non riuscirà a tenere sotto controllo l’immigrazione: lo ha dichiarato questa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un’intervista all’emittente britannica GB News.   A fine luglio il mondo ha guardato con orrore video che mostravano migranti provenienti dal Marocco che si riversavano sulle spiagge del piccolo territorio spagnolo di Ceuta. Il presidente del governo regionale, Juan Jesus Vivas, ha detto che i centri di accoglienza locali erano al collasso, con «centinaia» di persone che dormivano per strada, e ha chiesto al governo spagnolo di proclamare lo stato di emergenza nazionale e di inviare forze per «garantire l’inviolabilità della frontiera e la sicurezza dei cittadini».   Il primo ministro socialista Pedro Sanchez ha affermato di star «mobilitando tutte le risorse necessarie», ma il ministero dell’Interno ha spiegato di non poter dichiarare lo stato di emergenza perché i flussi migratori non sono considerati, per legge, un rischio per la sicurezza nazionale. Decine di migliaia di persone sono entrate in città e gli abitanti, esasperati, sono scesi in piazza. Il governo Sanchezzo pochi mesi prima aveva effettuato un grande procedimento di amnistia nei confronti degli immigrati, come almeno un milione di migranti irregolari che ha presentato domanda. L’amnistia è stata fortemente contestata, in seguito, anche da altri Paesi UE, come la Svezia.   «La Spagna sarà un paese in rovina, e io stesso ho avuto problemi con la Spagna perché non si comporta molto bene nei confronti della NATO. Non pagano quanto dovrebbero. È molto triste», ha detto Trump a GB News.   «Spero che altri Paesi come il Regno Unito, dove avete i vostri problemi, ma non sono così evidenti…», ha proseguito. «Sapete, non ci sono migliaia di persone che prendono d’assalto il vostro Paese. Non ho mai visto niente del genere».

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All’inizio di questa settimana Euronews ha scritto che «circa 5.000 delle circa 72.000 persone entrate illegalmente rimangono a Ceuta, mentre proseguono gli sforzi per aprire nuove strutture di accoglienza e accelerare le procedure di rimpatrio», e che il governo intende destinare 165 milioni di euro a spese di emergenza per la ripresa. GB News ha inoltre riferito che le presenze restano tali da aver «registrato 23 aggressioni sessuali nell’enclave dalla fine di luglio, di cui nove ai danni di minori», ovvero circa un caso al giorno.   Oltre alla situazione spagnola, all’inizio dell’estate sono scoppiate proteste violente a Belfast, Glasgow, Edimburgo e Ayr dopo la tentata decapitazione di un cittadino britannico da parte di un sudanese.   Trump, che ha fatto del controllo dell’immigrazione il perno del proprio messaggio politico, «ha a lungo avvertito l’Europa di cosa sarebbe successo se avesse continuato ad attuare politiche di estrema sinistra e globaliste, tra cui la promozione della migrazione di massa», ha dichiarato a luglio Anna Kelly, vice portavoce principale della Casa Bianca. «La Spagna e gli altri Paesi che hanno adottato questa filosofia distruttiva dovrebbero immediatamente invertire la rotta o rischiare la propria rovina».   Nel frattempo nel caos di Ceuta sarebbero stati denunziati almeno 15 stupri da parte di immigrati, con pure delle bambine violentate. Varie epidemia avrebbero colpito la località spagnuola ora rivendicata apertis verbis anche dai vertici del Regno del Marocco, che si sospetta possa essere stato fiancheggiato, nell’uso di queste «armi di migrazione di massa», da Israele e dagli USA.   Tuttavia, l’immagine forse più forte della catastrofe di Ceuta, e per estensione dell’Europa intera e di tutta la Civiltà, è stata quella, emersa poco fa, dei migranti che sghignazzano innalzando un cucciolo di delfino morto. Secondo le accuse, il piccolo cetaceo sarebbe stato ucciso a colpi di bastone dagli immigrati e poi portato in giro festosamente.  

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
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Animali

I migranti di Ceuta picchiano a morte un cucciolo di delfino: la mente progressista in cortocircuito

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Dalla Ceuta invasa dai nordafricani arrivano immagini in grado di stimolare il raccapriccio persino tra goscisti ed immigrazionisti. Un tabù enorme è stato toccato, anzi forse due: la violenza contro i cetacei e pure quella contro i cuccioli di animale.

 

Le immagini hanno fatto il giro del mondo in un battibaleno: un gruppo di migranti è stato accusato di aver estratto dal mare un cucciolo di delfino per poi ucciderlo a bastonate

 

Come riportato dal quotidiano locale El Faro de Ceuta, mercoledì un piccolo di tursiope era stato notato mentre nuotava in prossimità della riva, sulla spiaggia di El Trampolin, prima che alcuni uomini lo tirassero fuori dall’acqua; uno di loro avrebbe colpito l’animale alla testa con un bastone, provocandone la morte.

 

Un addetto alla sorveglianza della spiaggia sarebbe intervenuto per fermare il gruppo, intimando di non toccare il delfino e di avvisare i servizi preposti alla tutela della fauna selvatica. Gli uomini avrebbero quindi provato a rimettere l’animale in mare, ma a quel punto sembrava già privo di vita.

 

Il blogger di Ceuta Juan Ruiz ha ripreso con la videocamera alcuni membri del gruppo mentre si avvicinavano sollevando il delfino come se fosse un trofeo. «Non potete prenderlo, è un delfino, non si mangia!», ha gridato Ruiz, chiedendo poi con insistenza chi fosse stato a ucciderlo.

 

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Di fronte all’affermazione di alcuni presenti secondo cui l’animale sarebbe morto già in acqua, Ruiz ha replicato con tono sarcastico: «Certo, è morto in acqua da solo, no?».

 

L’associazione ambientalista locale DAUBMA ha sporto denuncia presso le forze dell’ordine spagnole, sollecitando le autorità ad aprire un’indagine sull’accaduto e a individuare i responsabili.

 

La diffusione del video ha scatenato una vasta ondata di sdegno sui social media del mondo intero, con numerosi utenti spagnoli che invocavano procedimenti penali nei confronti dei responsabili e la loro espulsione dal territorio nazionale. Questa reazione si è inserita in un clima già segnato da un più ampio sentimento anti-immigrazione a Ceuta, città in cui i residenti avevano già manifestato pubblicamente chiedendo espulsioni e scandendo cori come «Fuori gli invasori».

 

Le immagini sono davvero difficili da guardare: il povero cucciolo di delfino privo di vita mentre viene portato da un gruppo di nordafricani sghignazzanti. Dobbiamo dire che Renovatio 21 aveva già veduto immagini simili: in un lago belga, alcuni ragazzini immigrati avevano catturato un grosso pesce, e tra risate e cachinni lo avevano portato in giro a mo’ di trofeo e gettato per uno scivolo acquatico, non si sa sé ancora vivo o già morto. Il video su YouTube o X non si trova più, perché – pensate un po’ – violave le linee guida di entrambe le piattaforme contro la diffusione e la promozione di contenuti legati al maltrattamento degli animali. Tuttavia se volete dare un’occhiata una testa fiamminga ancora lo mostra.

 

Il cortocircuito della mente progressista, davanti all’immagine di abuso del cetaceo, vacilla. Quindi, la storia degli abusi sugli animali perpetrati dagli immigrati – come diceva durante la campagna elettorale 2024 Donaldo TrumpThey’re eating the dogs / They’re eating the cats / They’re eating the pets») raccogliendo le testimonianze in Ohia e in altre varie aree USA, e come sanno tanti italiani che osservano parchi e zone di verde della loro città – è vera, e a questo punto incontrovertibile.

 

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La metafisica piddina va in cortocircuito: è possibile tenere insieme l’agenda ecologica (con le sue vacche sacre, pardon, cetacei sacri) con quella immigrazionista? Il marocchino che se la ride mentre espone il cadavere del cucciolo di tursiope lo nega per sempre.

 

Il cittadino sincero-democratico e progressista precipita nel vuoto, se si mette a pensare alla probabile dinamica dell’accaduto: il piccolo di delfino si allontana dalla sua mamma perché, birbante, voleva giocare con gli uomini che vedeva sguazzare poco più in là nella spiaggia… essi magari lo hanno pure attirato. Per poi massacrarlo senza nessuna pietà, con una violenza contro i cuccioli che non possiamo dire sia naturale – tutti prima o poi lo abbiamo pensato: le forme «carine», occhi grandi, musetti tondi, che hanno i piccoli di ogni specie servono proprio a depotenziare l’aggressività delle belve adulte.

 

Si tratta del Kindchenschema formulato per la prima volta dall’etologo premio Nobel Konrad Lorenz nel 1943, che descriveva un insieme di caratteristiche fisiche tipiche dei cuccioli — sia umani che animali — che attivano una risposta biologica automatica negli adulti che comprende la stimolazione immediata dell’istinto di cura parentale e protezione. Chi ha mai visto un gattino piccolo sa di cosa parliamo. Pure guardando queste immagini del cucciolo di delfino morto tale reazione senz’altro si attiva. Da qui il cortocircuito ancora più poderoso.

 

A questo punto ammettiamo pure che anche Renovatio 21 ha qualche difficoltà. Chi ci segue conosce la nostra indomita battaglia contro la specie cetacea, i suoi comportamenti osceni, e i suoi privilegi: delfini e orche sono armi totemiche dell’ecofascismo antiumanista, quello per cui l’uomo può pure morire sacrificato all’idolatria del mammifero pisciforme, come insegna il caso della teppa orcina che incrocia al largo di Gibilterra, che non è tanto lontana da Ceuta, in effetti.

 

Al contempo, riteniamo, con ancora più evidenza sulla nostra vita quotidiana, che anche l’immigrato sia un’arma, sparata con milioni di cartucce umane, contro l’Europa e la Civiltà, cioè contro di noi. Un ordigno sociogeopolitico (la definisce così l’accademico statunitense Kelly M. Greenhill nel suo libro Armi di migrazione di massa) , concetto storico-politico ben noto agli studiosi del fenomeno e ai suoi praticanti – un tempo, Muhammar Gheddafi (che negoziò con la fine della tratta umana mediterranea la fine dell’embargo antilibico, per poi essere tradito e travolto sino ad essere impalato), poi Receps Erdogan (che ottenne, sempre dalla UE, 5 miliardi per tenersi gli immigrati della grande ondata del 2015, quella del bambino curdo Aylan fotografato morto sulla spiaggia) ora con probabilità il Regno del Marocco con i suoi probabili fiancheggiatori israeloamericani.

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Gli immigrati, abbiamo ripetuto su questo sito tante volte, sono lo strumento di un piano per distruggere non solo il vostro benessere e la vostra incolumità biologica, ma lo stesso sistema morale cristiano, come perfettamente enunciato dal conte Coudenohove-Kalergi. Essi servono ad attivare nelle nostre città quello che chiamiamo anarco-tirannia, un sistema dove il cittadino è oppresso non solo dalla violenza barbarica randomatica dell’immigrato, ma pure dallo Stato divenuto impossibilmente esoso e incredibilmente repressivo, totalitario davvero, verso il contribuente autoctono – il green pass serva da esempio, e aspettate di vedere cosa vi farà l’euro digitale, o anche solo con l’ID digitale UE – mentre l’immigrato è lasciato libero di gozzovigliare tranquillo e sanguinario in quella che le rivolte inglesi di questi anni hanno chiamato «two tier society», società a due livelli. Privilegio e tolleranza per il migrante, repressione totale poliziesca e giudiziaria per l’autoctono.

 

Ora, il gioco della torre immigrati contro cetacei davvero non ce l’aspettavamo, per cui non fateci decidere. Si tratta di due maschere della Necrocultura, due idoli osceni del mondo moderno, due progetti pensati per distruggere le vostre vite.

 

Poi, va bene, il solito disgustoso paradosso persiste: alcuni protestano per il delfinino morto, ma per le ragazzine sistematicamente stuprate dagli immigrati (come a Ceuta…) non una parola. Come niente da dire per i milioni di bambini abortiti, cui si aggiungono, in questi giorni, i bimbi strangolati dalle loro madri, che le femministe americane vogliono libere.

 

Le torme a sostegno della figlicida Lindsay Clancy sotto processo (e delle sue emulatrici, già all’opera) sono le stesse majorette dell’immigrazione di massa, e che dicono che la «grande sostituzione» non esiste, è solo un mito inventato dalla destra xenofoba e razzista e pure antiabortista.

 

Dispiace doverlo comunicare alle femministe ed ai femministi: grazie al vostro impegno perverso, sarete sostituiti, pure voi, da eserciti di abusatori di delfini.

 

E ci rendiamo conto che – rileggiamola – quest’ultima frase pare pure surrealismo, fantascienza, teatro dell’assurdo.

 

Invece è l’amara realtà. Per noi tutti, per voi e i vostri amici pinnati.

 

Roberto Dal Bosco

 

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