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Hanno bocciato il referendum che legalizzava l’omicidio. Cheppalle

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La Corte costituzionale ha giudicato inammissibile il referendum sull’eutanasia, come lo chiamavano tutti. La realtà, al di là della neolingua orwelliana che oramai imperversa senza limiti, è che non si trattava della semplice «eutanasia», ma più specificatamente della legalizzazione degli omicidi di persone consenzienti.

 

Diciamo subito che l’amarezza qui è tanta. Cheppalle. L’Italia ha perso una grande occasione per diventare una Nazione all’avanguardia, per dimostrare di essere il grande laboratorio politico che è.

 

L’Olanda, il Belgio, possono pure fare tutte le eutanasie che vogliono a vecchi e bambini, ma noi avremo avuto la legalizzazione dell’omicidio. Tiè, superati in un solo colpo, con lo stesso slancio con cui, con il green pass che a breve diverrà portafogli di valuta digitale, supereremo la Cina e il suo credito sociale da totalitaristi dilettanti.

 

Va bene. Il lettore penserà che questa cosa della «legalizzazione dell’omicidio» è un’iperbole di questo sito estremista. Invece, lo ha riconosciuto anche la Consulta presieduta dall’ex premier Giuliano Amato, detto anche «Dottor Sottile».

 

La Corte ha ritenuto inammissibile il quesito perché «a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili».

La Corte ha ritenuto inammissibile il quesito perché «a seguito dell’abrogazione, ancorché parziale, della norma sull’omicidio del consenziente, cui il quesito mira, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, in generale, e con particolare riferimento alle persone deboli e vulnerabili»

 

Il fatto che lo abbia riconosciuto perfino l’altissimo organo giudiziario nazionale non è un colpo di fortuna: è che era proprio così.

 

Il quesito , chiamato «Abrogazione parziale dell’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente)» recitava: «Volete voi che sia abrogato l’art. 579 del codice penale (omicidio del consenziente) approvato con R.D. 19 ottobre 1930, n.1398, comma 1 limitatamente alle seguenti parole “la reclusione da 6 a 15 anni”; comma 2 integralmente; comma 3 limitatamente alle seguenti parole “Si applicano”?».

 

Traduciamo dal gergo referendario.

 

Riportiamo l’attuale testo dell’articolo 579 del Codice Penale, con barrate le parole che il referendum avrebbe eliminato:

 

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni.

Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61.

Si applicano le disposizioni relative all’omicidio [575-577] se il fatto è commesso:

  1. Contro una persona minore degli anni diciotto;
  2. Contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizioni di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
  3. Contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno [613 2].

 

In pratica, salvo casi di minorenni, ubriachi, ritardati, ricattati o minacciati, sarebbe diventato legale uccidere qualcuno d’accordo con il proprio assassinio.

 

In pratica, salvo casi di minorenni, ubriachi, ritardati, ricattati o minacciati, sarebbe diventato legale uccidere qualcuno d’accordo con il proprio assassinio

Sarebbe stato omicidio solo se la persona è mentalmente minorata o forzata ad essere a dare l’assenso alla sua morte. Altrimenti niente reato.

 

Secondo i promotori, così com’è la norma penale sull’omicidio del consenziente sono un grande ostacolo all’introduzione dell’Eutanasia legale nel Bel Paese. Non hanno mica torto: il reato esiste per proteggere la società dagli omicidi di persone con intenzioni più o meno suicide (sapete, quella tentazione, in tantissime occasioni, passa).

 

Quindi, a tutti gli effetti, la legalizzazione dell’omicidio, ancorché di una persona che vuole farsi uccidere. Si tratta, in modo incontrovertibile, del possibile primo passo verso la legalizzazione dell’omicidio tout court. L’assassinio pure e semplice, divenuto lecito – anzi divenuto un diritto, come lo sarebbe diventato il suicidio per mano altrui, cioè l’omicidio del consenziente.

 

Se pensate che stiamo scherzando, non avete capito niente. O meglio, avete letto solo distrattamente Renovatio 21. O Quantomeno non avete mai sentito parlare di pendìo scivoloso, o di Finestra di Overton, rane bollite, etc.

Sarebbe stato omicidio solo se la persona è mentalmente minorata o forzata ad essere a dare l’assenso alla sua morte. Altrimenti niente reato

 

Il mondo è pieno di persone che vogliono morire, anche nei modi più atroci. Il mondo è altresì stracolmo di persone con la fregola di uccidere – una volta si imboscavano tra i soldati in guerra, ora qualcuno dice che i casi di infermieri «angeli della morte» o di certi poliziotti sadici sono l’equivalente.

 

Ad ogni modo, chiunque capisce che l’incontro tra le due categorie è inevitabile. È, tecnicamente, un mercato: si toccano la domanda e l’offerta. Anzi, vi do un’idea per quando l’omocidio consenziente sarà legalizzato (perché sarà legalizzato): lanciate una piattaforma web di incontro tra assassini e suicidi. Codici di sconto. Pagamenti online, con carta di credito, paypallo o anche criptovaluta, con una fee del 10% che va alla piattaforma. Codici di sconto, buoni regalo. Promozioni: «invita a morire un amico». Sconti famiglia: il quarto omicidio è gratis.

 

Scherziamo, ma fino ad un certo punto. Con l’omicidio consenziente liberato, è inevitabile che spunti un mercimonio onnipresente, quanto legale, della morte. Perché, davvero, c’è tanta gente che non ha voglia di vivere – ed è un tratto saliente del nostro tempo, il tempo della Grande Depressione interiore. E c’è, davvero, tanta gente che non vede l’ora di essere libera di uccidere.

 

Dite che è fantascienza? Maddeché. Facciamo degli esempi concreti.

Il mondo è pieno di persone che vogliono morire, anche nei modi più atroci. Il mondo è altresì stracolmo di persone con la fregola di uccidere. Chiunque capisce che l’incontro tra le due categorie è inevitabile. È, tecnicamente, un mercato: si toccano la domanda e l’offerta

 

Anni fa la Germania, civile e felice locomotiva d’Europa, annotò ripetuti episodi di «cannibalismo consenziente».

 

Il plot è: due si incontrano su un forum apposito (l’embrione della piattaforma di morte a pagamento che vi abbiamo suggerito sopra), in genere uno si vuol far mangiare, l’altro invece desidera la scorpacciata.

 

Si trovano a casa di uno dei due (immaginate la cortesia e l’ordine teutonici: toc toc. «Ja?» «Guten tag, sono io, der Kannibal» «Guten tag! La stavo aspettando, entri pure, bitte») e poi pare tutta la performance culinaria.

 

La quale performance culinaria, nel caso dell’antropofago ex informatico dell’esercito federale tedesco Armin Meiwes (detto anche «il cannibale di Rotenburg an der Fulda») ha dettagli solitamente agghiaccianti: il mangiato, l’ingegnere elettronico bisessuale Bernd Jürgen Brandes,  venne riempito di antidolorifici, e partecipò alle prime fasi del banchetto. Brandes, infatti, chiese a Meiwes di mutilargli il membro, per poi assaggiarlo come pietanza alimentare.

 

I due, che si erano conosciuti su un sito segreto e visti a casa di Meiwes, procedettero a cucinare il pene saltandolo con sale e olio, offrendone generosamente anche una parte ai cani del Brandes.

 

Sì, insomma, autofagia consenziente: non ci avete mai pensato ma c’è anche quella.

Anni fa la Germania, civile e felice locomotiva d’Europa, annotò ripetuti episodi di «cannibalismo consenziente»

 

Tuttavia la cosa che mi ha sempre disturbato di più è la rivelazione della stampa per cui il Meiwes leggeva un libro di Star Trek mentre attendeva che l’altro si dissanguasse in vasca da bagno. Dopo tre ora, Meiwes baciò Brandes e lo sgozzò. Era consenziente.

 

Quindi, Meiwes squartò il cadavere del consenziente per metterne le carni in frigo, seppellendo gli scarti nel giardino. Del procedimento di macellazione del consenziente, la Polizei trovò documentazione video. Per oltre dieci mesi, mangiò le carni del Brandes a suo piacimento tirandole fuori dal congelatore. Il morto era consenziente anche per quello, probabilmente, visto che aveva pure espresso il desiderio che fosse creato un posacenere a partire dal suo cranio.

 

Dopo essere stato arrestato nel 2002  – lo scopersero solo per la soffiata di un giovane austriaco che aveva notato che sul sito era tornato a caccia di carne umana – fu processato di omicidio preterintenzionale, perché, appunto, la vittima era consenziente. Gli avvocati chiesero l’infermità mentale, ma non fu concessa. La condanna fu comunque assai mite: 8 anni. Un tribunale tedesco poi ordinò un appello, che comminò l’ergastolo cambiando l’accusa in omicidio volontario a sfondo sessuale. Venne anche affermata la mancanza di consenso da parte di Brandes. Ma era davvero così?

 

Meiwes, che in carcere è divenuto vegetariano, ha scritto nella sua autobiografia che in Germania vi sarebbero almeno 800 cannibali. È facile pensare che molti di essi soddisfino la loro immonda pulsioni andando alla ricerca di prede consenzienti.

 

Un decennio dopo si ebbe il caso di Detlev Guenzel, poliziotto tedesco che uccise e sminuzzò il cadavere di Wojciech Stempniewicz, membro della CDU, il partito democristiano tedesco – particolare che fa riflettere: i democristiani finiscono sempre per farsi mangiare, politicamente e, a questo punto, pure stricto sensu.

 

I due, come sempre, si erano conosciuti su un sito per feticisti del cannibalismo. Il democristiano sarebbe stato imbavagliato, legato e appeso in cantina, quindi accoltellato e passato con la sega elettrica dal poliziotto. Lo stato dei resti dell’uomo hanno impedito agli inquirenti di ricostruire la morte. Nonostante i sospetti degli inquirenti, nessun segno, tuttavia, può provare che avesse mangiato qualche parte del politico CDU.

 

Al processo, il difensore di Guenzel insistette sul fatto che la vittima aveva espresso chiaramente il desiderio di morire, «donandosi» così all’entusiasta carnefice. Alla corte è stato detto che Stempniewicz voleva essere assassinato e poi mangiato «per soddisfare i suoi desideri sessuali». Insomma, un altro «consenziente».

 

Di fatto, ecco che anche a lui fu comminata una prima sentenza piuttosto lieve: anche qui, 8 anni. La Corte federale di giustizia aveva ribaltò il primo verdetto che riteneva troppo indulgente per una condanna per omicidio. A seguito di un nuovo processo iniziato all’inizio di novembre 2013, un tribunale regionale della città orientale di Dresda ha concordato con il verdetto iniziale di non infliggere la pena massima di 15 anni perché la vittima aveva un desiderio di morte – cioè, era consenziente. Guenzel fu quindi condannato a 8 anni e setti mesi. Sentenza inoppugnabile. Immaginiamo, quindi, che oggi il poliziotto assassino di consenziente sia fuori.

 

Voi dite che stiamo pescando esempi lontani, orripilanti e spettacolosi.

 

Ma no. I casi in Italia sarebbero già migliaia. Alcuni sono già sotto i riflettori.

 

La scorsa estate si ipotizzò un caso di omicidio di consenziente in Sicilia. Un ragazzo 26enne, forse triste per non essere riuscito ad entrare in Polizia, venne ritrovato sulla spiaggia ucciso da un colpo della sua arma da fuoco, legalmente detenuta per uso sportivo. Un suicidio, pareva a tutti. Poi però gli inquirenti cambiarono rotta: forse a sparare potrebbe essere stato un amico minorenne, finito quindi indagato per il reato di «omicidio del consenziente». È inutile dire che, se fosse passato il referendum, il suo caso sarebbe stato diverso: se il consenziente vuole essere ucciso, e non è incapacitato nella sua decisione, non c’è omicidio, non c’è reato. Punto.

Ora, il lettore può immaginare quanti cannibali di democristiani, quanti amici assassini salterebbero fuori con la legalizzazione

 

Ora, il lettore può immaginare quanti cannibali di democristiani, quanti amici assassini salterebbero fuori con la legalizzazione.

 

È per questo che, vi diciamo, ci dispiace molto della bocciatura della Consulta.

 

Abbiamo tutti capito qual è la direzione di ogni nazione del mondo moderno: l’Inferno, la costruzione di una società retta da leggi infernali, diaboliche, anticristiche.

 

Quindi, se l’Italia avesse avviato la legalizzazione dell’omicidio, si sarebbe subito proiettata nel futuro. In Belgio c’è l’eutanasia dei bambini, purché (anche lì…) «consenzienti»? Tssse, in Italia uccidiamo gente a tutte le età. In Olanda, dato 2020, una persona su 25 è morta di eutanasia? Tssse, noi italiani in qualche mese frantumiamo il record neerlandese con il mignolo della mano sinistra.

Abbiamo tutti capito qual è la direzione di ogni nazione del mondo moderno: l’Inferno, la costruzione di una società retta da leggi infernali, diaboliche, anticristiche.

 

L’Italia, grande laboratorio politico, intuiva il filosofo Augusto Del Noce. L’Italia, diciamo noi, come avanguardia della Necrocultura, il sistema operativo installatosi in ogni nazione del mondo: la Cultura della Morte per cui ogni idea che miri a degradare, pervertire, uccidere, diminuire gli esseri umani deve essere sostenuta e realizzata.

 

È un grande dolore per chi sogna una slatentizzazione definitiva della Necrocultura. Oggi come oggi, gli omicidi in Italia si possono fare solo con gli aborti e gli espianti di organi su cosiddetta «morte cerebrale»: in ambo in casi si tratta di esseri umani con il cuore che batte, per cui, per quanto mi riguarda, sono omicidi, e sono legali, anzi in alcuni casi sono incoraggiati, e garantiti dal danaro del contribuente, statalizzati. Omicidi di Stato. A frotte. In continuazione. In questo stesso momento.

 

Tuttavia, pensate a quanta iniziativa privata, come quella che vi abbiamo descritto, si sarebbe liberata con la legalizzazione dell’omicidio del consenziente. La possibile privatizzazione dell’omicidio: e sappiamo quanto al potere italiano piacciano le privatizzazioni.

 

Pensate che scherziamo. Oppure pensate che, alla fine, si tratterebbe soltanto di una mutazione sociale di poco conto, alla quale, alla fine, ci abitueremo. Di fatto, si faranno uccidere solo vecchi e malati, magari qualche depresso, se ci scappa anche qualche cuore infranto. Facciano quello che vogliono. A noi cosa cambia? Chi sono io per giudicare?

Pensate a quanta iniziativa privata si sarebbe liberata con la legalizzazione dell’omicidio del consenziente. La possibile privatizzazione dell’omicidio: e sappiamo quanto al potere italiano piacciano le privatizzazioni

 

Vogliamo invece farvi un quadretto ipotetico.

 

Immaginatevi un’altra emergenza, non più epidemica, ma climatica. I giornali non parlano d’altro, i politici nemmeno – vi ricordiamo, en passant, che la settimana scorsa l’ambientalismo è entrato nella nostra Costituzione, con unanimità pressoché totale del Parlamento e nessun dibattito pubblico sul tema.

 

Immaginate che comincino a dirvi: l’uragano Tizio, è colpa del cambiamento climatico, lo dicono gli scienziati. La siccità è colpa del cambiamento climatico, fidati della scienza. L’eruzione del vulcano filippino, è colpa del cambiamento climatico, c’è consenso scientifico. Il terremoto, è colpa del cambiamento climatico, lo dice l’ONU. Politici e media ripetono la formula fino all’ipnosi o alla psicosi, come avete visto sono capaci di fare.

Immaginatevi un’altra emergenza, non più epidemica, ma climatica. Ecco che propongono l’eutanasia volontaria di cittadini sorteggiati per ridurre il Climate Change. Magari offrendo un milione in euro digitale e un anno di vita al massimo.

 

Lo sapete già: «cambiamento climatico» è la foglia di fico che mettono per non dire più una parola che ha stufato, sovrappopolazione. Quindi, accetteremo tutti, come abbiamo accettato la siringa mondiale mRNA, che siamo noi esseri umani la causa del problema e qualcosa va fatto.

 

Sterilizzazioni di massa? Perché no, sappiamo come si fanno, ne hanno fatte nel secolo scorso negli USA, in Canada, in India

 

Ma basterà? No. Un po’ come dicono i fautori della geoingegneria solare (cioè, oscurare il cielo, indomito progetto harvardiano finanziato da Bill Gates), per placare il riscaldamento ridurre la produzione e il consumo non basterà: bisogna agire più attivamente oscurando il sole. Anche qui si dirà: impedire alle future generazioni di nascere, non sarà abbastanza. Bisogna sfoltire già ora il numero dei viventi.

 

Ecco che propongono l’eutanasia volontaria, o l’omicidio del consenziente. Una parte della popolazione, lo dice la scienza, va sacrificata al cambiamento climatico, come del resto facevano gli antichi.

E quindi, ecco gli incentivi giusti per lasciarsi uccidere – per diventare assassinati consenzienti, parti del «genocidio consenziente» di cui la pandemia è la prova generale

 

Chi dovrà offrirsi in Olocausto per scongiurare catastrofi e lockdown? Magari i meno bravi. I meno belli. I meno abbienti. I meno allineati. Oppure, no. Qualcosa di più equo, estrazioni randomatiche: sei stato scelto per offrirti in sacrificio per il bene collettivo.

 

C’è un grosso motivo per cui dovresti accettare: i soldi. Nel tuo wallet elettronico (quello creatosi con il green pass), ti versano un milione in euro digitale, e ti danno un anno per spenderlo prima di acconsentire ad essere terminato. Sono tanti buoni motivi per accettare: c’è quello che si spara finalmente il viaggio in Tailandia che ha sempre sognato, il migliore albergo di Phuket, festoni senza limite. C’è chi vuole lasciare i soldi al figlio piccolo (sempre che abbiano consentito la sua esistenza). C’è chi vuole darli in eredità alla madre malata, sperando di salvarla dall’eutanasia per i tumorati. C’è chi lo fa perché non crede in niente, e qualche decennio in più o in meno nella vita non gli cambia nulla, anzi. C’è chi lo fa invece perché crede nella neochiesa, che promuoverà l’eutanasia climatica come atto d’amore cristiano. C’è chi lo fa perché, semplicemente, obbedisce agli ordini – quanti ne stiamo vedendo oggi…

 

E quindi, ecco gli incentivi giusti per lasciarsi uccidere – per diventare assassinati consenzienti, parti del «genocidio consenziente» di cui la pandemia è la prova generale.

Gratta la Civiltà, e ci trovi sotto la barbarie. Gratta la vita, e ci trovi sotto la Morte massiva. Gratta la legge naturale, e sotto ci trovi l’Inferno.

 

Ciò che scrivo qui sopra non è più di tanto frutto di invenzione. Sono oramai conosciuti  i casi dei giovani olandesi che fanno una mega-festa prima dell’eutanasia organizzata. Nel documentario Moth («falena»), passato dalla TV di Stato olandese, si  vede una ragazza, afflitta da una malattia che non dichiarano, decidere di essere eutanatizzata il giorno del suo 26 compleanno. Seguono immagini di brindisi in discoteca con gli amici. «Vorrei lasciare la vita felicemente. Preferisco farlo a 26 anni piuttosto che a 30 dopo anni di sofferenza».

 

L’idea che della gente vada a festeggiare qualcuno che stia per lasciarsi uccidere personalmente ci mette in cortocircuito il cervello. Pazienza, forse è un problema nostro: in moltissimi, invece, saranno pronti ad abbracciare la pratica, un nuovo sacramento con le sue celebrazioni collaterali, come le cresime e le prime comunioni.

 

Abbiamo capito. Renovatio 21 lo ripete spesso. Gratta la Civiltà, e ci trovi sotto la barbarie. Gratta la vita, e ci trovi sotto la Morte massiva. Gratta la legge naturale, e sotto ci trovi l’Inferno.

Ogni omicidio è, in fondo, un sacrificio umano. E cioè il contrario del sacrificio divino, quello di Dio per gli uomini, quello che ha iniziato la Civiltà cristiana ora sul punto di essere rovesciata del tutto

 

Sì, l’Inferno avanza sulla Terra con la cancellazione della legge naturale. Mai come oggi, con il COVID, ne abbiamo dimostrazione.

 

La Necrocultura è installata negli Stati e nelle menti degli uomini. Tutto è predisposto perché sia volta legalizzato davvero l’omicidio.

 

Perché?

 

Perché ogni omicidio è, in fondo, un sacrificio umano. E cioè il contrario del sacrificio divino, quello di Dio per gli uomini, quello che ha iniziato la Civiltà cristiana ora sul punto di essere rovesciata del tutto.

Secondo voi, questi sacrifici, a chi vengono offerti? E quindi, i nostri padroni, chi stanno servendo?

 

E quello che la Necrocultura sta facendo – dagli aborti per i topi umanizzati alla predazione degli organi, dagli embrioni sintetici ai vaccini mRNA, dai suicidi medicalizzati alle inesauste minacce di guerra termonucleare – altro non è se il progressivo ritorno del sacrificio umano.

 

Facciamo un’ultima domanda: secondo voi, questi sacrifici, a chi vengono offerti?

 

E quindi, i nostri padroni, chi stanno servendo?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di pandapaco via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

 

 

 

Civiltà

Chi sono i fabiani?

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Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, protagonista in rete di numerose riflessioni sullo stato delle cose da un punto di vista storico, filosofico, politico. Lo Szczawinski aveva trattato la Fabian Society tra i gruppi di controllo globale in un precedente intervento. L’analisi è, in superficie, buona, tuttavia impressiona l’assenza totale di una menzione della religione nella costruzione della Civiltà occidentale. Di qui qualche ingenuità, come quella di ritenere, in un finale che fa scendere la catena, la Dichiarazione dei diritti e Winstone Churchill un apice della nostra storia (!).

 

 

(…) La Fabian Society fu fondata a Londra nel 1884. Prende il nome da Quinto Fabio Massimo, il generale romano famoso per aver sconfitto Annibale non con uno scontro diretto, ma con pazienza, logoramento e la lenta disfatta del nemico. Il nome fu scelto deliberatamente. Era la strategia. Il loro emblema era un lupo travestito da agnello. Lo scelsero loro stessi.

 

Vale la pena soffermarsi un attimo su questo: un’organizzazione che scelse come proprio simbolo l’immagine di un intento predatorio mascherato da apparenza innocua – l’inganno come principio fondante, metodo operativo, ciò di cui andavano più fieri. Non imposto dai critici. Scelto autonomamente. Ne erano orgogliosi. La strategia era semplice e devastante: non assaltare le istituzioni. Infiltrarsi al loro interno.

 

Infiltrarsi – per usare le loro parole – gradualmente, pazientemente, nel corso delle generazioni, collocando persone formate secondo i principi fabiani in posizioni di influenza nel governo, nel mondo accademico, nei media e nella pubblica amministrazione, fino a quando le istituzioni non produrranno risultati fabiani senza che nessuno debba annunciare una rivoluzione.

 

La rivoluzione avverrà, ma lentamente, in modo invisibile, burocratico e democratico. Quando qualcuno se ne accorgerà, le istituzioni saranno già cambiate.

 

 

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Fondarono la London School of Economics nel 1895, l’istituzione che ha formato generazioni di politici, funzionari pubblici, economisti e giornalisti in tutto il Commonwealth e oltre. Furono determinanti nella creazione del Partito Laburista nel 1900. Diedero forma alla BBC. Progettarono lo stato sociale britannico.

 

George Bernard Shaw, H.G. Wells, Tony Blair, Gordon Brown, Keir Starmer: l’elenco dei fabiani che hanno plasmato la politica britannica e globale non è una nota a piè di pagina. È la storia della sinistra del ventesimo secolo, raccontata senza mezzi termini.

 

Starmer non è un caso fortuito né un’evoluzione del Partito Laburista. Egli rappresenta l’espressione attuale di un progetto in corso da centoquaranta anni: paziente, istituzionale e pienamente coerente con la strategia originaria.

 

La Fabian Society è la lunga marcia di Gramsci attraverso le istituzioni, ma inglese, quindi meglio vestita e meglio finanziata, e con cinquant’anni di anticipo. Gramsci teorizzò ciò che i fabiani stavano già facendo. I fabiani ne furono i praticanti.

 

La Scuola di Francoforte fornì la filosofia. La Fabian Society fornì il modello operativo. E la teoria francese fornì il confezionamento culturale. Tre progetti, origini diverse, destinazione identica: lo smantellamento delle fondamenta della civiltà occidentale attraverso la paziente occupazione delle sue istituzioni.

 

Ciò che rende il modello fabiano più pericoloso del socialismo rivoluzionario è proprio la sua fluidità. La rivoluzione è visibile. Si possono indicare le barricate. L’approccio fabiano non produce barricate: solo programmi di studio che cambiano gradualmente, linee editoriali che si modificano sottilmente, linee guida per la pubblica amministrazione riviste progressivamente e una successione di riforme apparentemente ragionevoli che, singolarmente, sembrano modeste, ma che nel loro insieme trasformano ogni cosa.

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Il lupo travestito da pecora non è solo un predatore mascherato, ma un predatore che ha imparato a parlare la lingua delle pecore, ad adottarne i modi, a mostrare preoccupazione per il loro benessere e a riscrivere gradualmente le regole del gregge dall’interno

 

Quando ve ne accorgete, il lupo è già nella stanza da decenni. Ha indossato le vesti di pecora così a lungo che alcuni si sono dimenticati che non lo era. L’inganno non è stato casuale. Era il metodo. Il lupo travestito da pecora è obłuda [termine polacco traducibile con l’italiano «doppiezza», ndt] con una strategia a lungo termine. Zakłamanie [«inganno», ndt] con un piano centenario. La menzogna sistemica con un think tank e un patrimonio.

 

Sono stati pazienti. Sono stati deliberati. Sono stati efficaci. E la civiltà che ha prodotto la Magna Carta, la Dichiarazione dei Diritti e Churchill se n’è accorta a malapena, finché non è stato troppo tardi.

 

Krzysztof Szczawinski

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George Soros e Open Society Foundations: il sistema capillare

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Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore polacco Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, riguardo al sistema messo in atto dallo speculatore finanziario internazionale Giorgio Soros. Renovatio 21 ha lungamente trattato del personaggio e della sua opera devastatrice durante questi anni, raccontando anche l’attacco del finanziere di origini ebraico-magiare contro la lira italiana nel 1993 e i suoi addentellati nella politica nazionale.   Tutti parlano di Soros, di Soros. Ma come opera realmente?   La maggior parte delle organizzazioni che abbiamo descritto opera a livello elitario: l’incontro di Davos, il seminario alla Columbia, il comitato di Bruxelles. Le Open Society Foundations sono diverse. Operano simultaneamente a tutti i livelli: da quello sovranazionale a quello locale, dal think tank all’attivista di strada, dal ricorso alla Corte Suprema all’elezione del procuratore distrettuale. Rappresentano la più completa infrastruttura di finanziamento politico mai creata da un privato. E gran parte di essa è nascosta in bella vista.

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Soros ha costruito la sua fortuna speculando contro le valute nazionali, in particolare con la famigerata operazione che ha fatto crollare la sterlina britannica nel 1992. Ha utilizzato i proventi per finanziare istituzioni che si oppongono alla sovranità nazionale, aiutandolo così a realizzare tali operazioni. Non si tratta di ironia. È un modello di business. Un’operazione di arbitraggio [l’acquisto di un bene su un mercato a prezzo basso e la sua vendita immediata su un altro mercato a un prezzo più alto, ndt].   1) Il meccanismo è semplice e quasi elegante. Si crea un’organizzazione dal nome accattivante: un istituto per la società aperta, una fondazione per i media democratici, un centro per la riforma della giustizia. La si finanzia con dieci milioni di dollari di fondi privati, sufficienti per assumere personale, produrre rapporti e consolidare la sua credibilità.   Poi, attraverso la rete di collaboratori e funzionari ideologicamente allineati che decenni di finanziamenti hanno permesso di inserire all’interno di governi e organismi sovranazionali, ci si assicura che questa organizzazione privata riceva centinaia di milioni di dollari di finanziamenti pubblici: sovvenzioni dell’UE, contratti USAID, sussidi governativi. I fondi privati ​​creano la piattaforma. I centinaia di milioni di dollari pubblici ne acquistano la visibilità. Il contribuente finanzia il progetto. Il progetto serve all’agenda. Ancora una volta, un bel arbitraggio.  

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2) Le Open Society Foundations – che prendono il nome dal concetto di società aperta di Karl Popper – distribuiscono circa un miliardo e mezzo di dollari all’anno in oltre cento Paesi. Il denaro circola attraverso una rete di fondazioni intermediarie, uffici regionali e organizzazioni partner locali così complessa che rintracciarlo dalla fonte alla destinazione richiede ricerche approfondite.   Questo non è casuale. L’architettura è progettata per dare l’impressione di una società civile organica – organizzazioni locali, campagne dal basso, media indipendenti – mentre i finanziamenti provengono da un’unica fonte con un programma coerente. Il villaggio Potemkin della società civile, con un budget enorme.   3) Immaginiamo che in ogni Paese esista una fondazione principale che operi come un vivace ufficio aziendale – una sede centrale – popolata da persone che conoscono a fondo l’agenda e ne comprendono il collegamento con il programma globale. Tutti si rivolgono a questa fondazione per ricevere istruzioni.   Ogni organizzazione più piccola del Paese – l’ONG per le migrazioni, il fondo per i media, il comitato per i premi artistici – sa a chi rivolgersi per ricevere orientamento, per ottenere finanziamenti, per definire la prossima campagna. Sembra un centro nevralgico della società civile. Le persone che vi lavorano potrebbero credere di fare del bene.   La struttura garantisce che fare del bene significhi promuovere l’agenda. Ogni singola sovvenzione è giustificabile. Il tutto costituisce un progetto coordinato.   4) La rete controlla l’intero ciclo. Il think tank produce il documento. Il gruppo di pressione gestisce la campagna. L’organizzazione legale porta il caso in tribunale. L’organizzazione mediatica ne parla in modo favorevole. Il fact-checker delegittima l’opposizione. Ognuno di questi elementi può sembrare indipendente; la struttura di finanziamento li collega. I rapporti annuali pubblici elencano le sovvenzioni e i beneficiari.   La struttura non è nascosta. È semplicemente troppo stratificata perché la maggior parte delle persone possa comprenderla chiaramente.   5) Lo strato culturale è il più insidioso, perché produce l’acqua in cui le persone nuotano senza saperlo. La rete finanzia premi letterari che vanno ad autori che promuovono una determinata agenda.   Finanzia festival cinematografici che danno visibilità ai film giusti. Finanzia organizzazioni artistiche che commissionano le opere giuste. Finanzia premi giornalistici che celebrano i giornalisti giusti. Finanzia cattedre universitarie che producono la ricerca giusta. Nulla di tutto ciò richiede un controllo editoriale esplicito. Non si dice al comitato di premiazione chi selezionare.   Si finanzia il comitato di premiazione. Col tempo, la selezione riflette i valori del finanziatore, perché le persone che siedono nei comitati sono le persone che il finanziamento ha prodotto.   6) Lo strato mediatico è il più invisibile, perché ha l’aspetto del giornalismo. La rete di fondazioni ha erogato finanziamenti a centinaia di organizzazioni mediatiche in tutto il mondo: testate giornalistiche, fondi per il giornalismo investigativo, organizzazioni di fact-checking, scuole di giornalismo. Tra i beneficiari figurano alcuni dei nomi più prestigiosi del panorama mediatico internazionale. I finanziamenti non sono vincolati da esplicite condizioni editoriali, e non ce n’è bisogno.   Le organizzazioni che ricevono finanziamenti da una fonte con un’agenda ideologica coerente assumono persone che condividono tale agenda, producono contenuti in linea con essa e impostano il fact-checking di conseguenza. Il finanziamento non corrompe il giornalismo, ma seleziona un giornalismo già allineato a tale agenda.   Questa è l’intuizione di Marcuse applicata ai media: non c’è bisogno di censurare, ma di controllare il processo di formazione.

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7) Negli Stati Uniti, le elezioni dei procuratori distrettuali rappresentano l’esempio più preciso dal punto di vista operativo, nonché quello con le conseguenze più evidenti. I PAC (Political Action Committee) finanziati da Soros hanno speso centinaia di milioni di dollari per eleggere procuratori distrettuali progressisti nelle principali città: Los Angeles, San Francisco, Chicago, Philadelphia, New York, St. Louis.   Questi procuratori attuano politiche di non perseguibilità per determinate categorie di reati, riduzione della cauzione e rilascio anticipato. Le conseguenze sono visibili nelle strade di ogni città in cui queste politiche sono state implementate: i mercati della droga a cielo aperto di San Francisco, l’epidemia di furti nei negozi che ha costretto le grandi catene a chiudere i punti vendita nelle aree urbane, l’aumento della criminalità violenta che ha fatto seguito al cambiamento di politica.   I finanziamenti che hanno prodotto questi risultati sono documentati nei documenti della FEC (Federal Election Commission). Il collegamento tra i finanziamenti e le conseguenze è diretto e tracciabile.   8) In Europa, l’architettura è particolarmente complessa. Finanzia le organizzazioni di difesa dei diritti dei migranti che intentano cause contro il controllo delle frontiere.   Finanzia le organizzazioni legali che contestano i governi nazionali presso la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Finanzia le ONG che gestiscono navi di soccorso nel Mediterraneo, le quali, a prescindere dal loro dichiarato scopo umanitario, fungono da fattore di attrazione e supporto logistico per i flussi migratori che poi approdano sulle coste europee. Finanzia le organizzazioni politiche che fanno pressioni per le politiche dell’UE che impediscono agli Stati membri di controllare i propri confini. Finanzia i media che etichettano l’opposizione a tutto ciò come razzismo.   Il ciclo è completo: finanziare la causa, finanziare la contestazione legale di qualsiasi risposta, finanziare i media che delegittimano l’opposizione, finanziare la lobby politica che influenza la regolamentazione. Un’unica fonte. Ogni livello. Il denaro dei contribuenti amplifica il denaro privato in ogni fase.   Le fondazioni della Società Aperta sono il sistema capillare del progetto globalista: il meccanismo attraverso il quale l’agenda decisa a Davos, teorizzata nella Scuola di Francoforte e istituzionalizzata nell’UE raggiunge il livello locale.   Il think tank produce il documento. Poi i gruppi di pressione e i media lanciano la campagna. L’organizzazione legale lo trasforma in una politica. Il procuratore distrettuale decide di non perseguire le conseguenze. L’accademico finanziato fornisce la legittimità intellettuale. Ogni anello della catena appare indipendente. I finanziamenti risalgono alla stessa fonte.   Non si tratta di una cospirazione. Si tratta di un rapporto annuale pubblicato, che elenca ogni sovvenzione, ogni beneficiario, ogni area di programma. L’architettura è semplicemente troppo complessa, troppo frammentata e troppo radicata nel linguaggio della società civile perché la maggior parte delle persone possa comprenderla chiaramente.   Segui i soldi. L’architettura si nasconde in bella vista.   Krzysztof Szczawinski  

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Civiltà

La devastazione prodotta dalla Scuola di Francoforte

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Renovatio 21 pubblica l’intervento apparso su X del pensatore conservatore Krzysztof Szczawinski, matematico e filosofo, già trader di derivati, messosi in luce negli ultimi tempi per ul suo pensiero riguarda la civiltà e i suoi mali.

 

Il progetto intellettuale più distruttivo del XX secolo. La Scuola di Francoforte. Dovreste sapere cos’era, cosa ha costruito e perché ne subite ancora le conseguenze.

 

1. L’Istituto per la Ricerca Sociale fu fondato a Francoforte nel 1923 e trasferito alla Columbia University nel 1934, con l’ascesa al potere di Hitler. La civiltà che avevano deciso di smantellare offrì loro rifugio quando un’altra cercò di annientarli. Trascorsero i successivi cinquant’anni a elaborare l’infrastruttura teorica per quello smantellamento. La civiltà occidentale stessa era il problema: la ragione, l’Illuminismo, la famiglia, la tradizione, l’autorità. Non riformata. Smantellata.

 

2. La chiamarono Teoria Critica – e il nome è il programma. Tutto deve essere criticato; nulla deve essere costruito. Nella Dialettica dell’Illuminismo (1944), Adorno e Horkheimer sostenevano che la ragione occidentale – la ragione che ha prodotto Newton e lo Stato di diritto – conteneva i semi di Auschwitz. Non che la ragione fosse stata usata in modo improprio, ma che la ragione stessa, portata alle sue estreme conseguenze, producesse i campi di sterminio. Non si trattava di una critica alle istituzioni, bensì di un’accusa alla civiltà stessa.

 

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3. Adorno fornì loro l’arma psicologica. In La personalità autoritaria (1950) classificava il conservatorismo, la fede religiosa, il patriottismo e la famiglia tradizionale non come posizioni politiche, bensì come sintomi di una personalità proto-fascista. Se credi nella nazione o nell’autorità paterna, sei pre-fascista. L’avversario non aveva più torto, era malato. Non si discute con una patologia, la si cura. Questo rendeva impossibile il dialogo. Non si persuade chi ha torto, si diagnostica una malattia. La politica diventa terapia e il disaccordo diventa patologia.

 

4. Marcuse fornì loro l’arma politica. In Critica della tolleranza (1965) sosteneva che tollerare idee sbagliate è di per sé oppressione. La vera tolleranza, quindi, richiede la soppressione delle idee intolleranti. La sinistra decide quali idee sono intolleranti. Tutti gli altri vengono messi a tacere, non nonostante la tolleranza, ma «in suo nome». Censura mascherata da linguaggio di liberazione.

 

5. La generazione che ha letto Marcuse alla Columbia, a Berkeley e a Yale è poi arrivata a dirigere università, media, fondazioni, ONG, dipartimenti di moderazione dei contenuti e l’apparato normativo dell’UE. Hanno applicato sinceramente le loro tesi perché le avevano apprese come filosofia. Questo è stato il più grande risultato della Scuola di Francoforte: ha prodotto veri credenti.

 

6. La teoria francese ha ripreso gli strumenti e li ha resi estetici. Foucault ha reso letteraria la critica del potere. Derrida ha reso filosofica la critica del significato. Deleuze ha reso elegante la critica dell’identità. Un programma politico è diventato una sensibilità culturale. Si può argomentare con un programma. Una sensibilità è nell’aria che si respira. Quando queste idee sono arrivate nei campus americani attraverso il canale francese, non erano più ideologia. Erano l’acqua. I pesci non sapevano di essere bagnati.

 

7. Una civiltà si fonda su tre pilastri: la verità esiste ed è accessibile alla ragione; il bene è distinguibile dal male; e c’è un patrimonio che vale la pena trasmettere. La Scuola di Francoforte ha attaccato tutti e tre – sistematicamente e con notevole raffinatezza intellettuale. Ha prodotto una generazione che sa decostruire e ha dimenticato come costruire. Che vede potere ovunque e bellezza da nessuna parte.

 

Il risultato finale è stato quello di far percepire la distruzione come progresso. Ogni istituzione ereditata è diventata sospetta; ogni vincolo è diventato oppressione; ogni atto di conservazione è diventato reazionario.

 

La decostruzione è diventata la norma, mentre la costruzione è diventata qualcosa che doveva giustificarsi. La risposta non è un’altra teoria. È ciò che la Scuola di Francoforte temeva di più: il costruttore che semplicemente costruisce, lo scienziato che segue le prove, il padre che trasmette ciò che gli è stato trasmesso.

 

La macchina della decostruzione funziona partendo dal presupposto che nulla valga la pena di essere costruito.

 

Dimostrate il contrario. Dite la verità, abbiate coraggio e costruite.

 

Krzysztof Szczawinski

 

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 Immagine di Jjshapiro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported

 

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