Eutanasia
Eutanasia, i dati dei sondaggi potrebbero non rispecchiare le opinioni delle persone
Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.
Il sostegno pubblico all’eutanasia in paesi come gli Stati Uniti è piuttosto forte secondo i dati dei sondaggi esistenti . Ma il sostegno sembra diminuire quando agli intervistati vengono fornite informazioni più dettagliate sulla complessità del suicidio assistito da un medico.
Il sostegno sembra diminuire quando agli intervistati vengono fornite informazioni più dettagliate sulla complessità del suicidio assistito da un medico
Un nuovo articolo sull’American Journal of Geriatric Pyschiatry esamina specificamente l’atteggiamento del pubblico nei confronti dell’eutanasia per i pazienti con demenza e considera come gli atteggiamenti degli intervistati cambiano quando vengono presentati studi di casi di individui con demenza grave che hanno presentato una richiesta avanzata di eutanasia.
I ricercatori del National Institutes of Health hanno somministrato un sondaggio online a oltre 1700 partecipanti con sede negli Stati Uniti, abbinato alla popolazione statunitense per età, sesso, razza e / o etnia, istruzione, reddito familiare e affiliazione politica.
I ricercatori del NIH hanno somministrato un sondaggio online a oltre 1700 partecipanti con sede negli Stati Uniti
L’indagine è iniziata con una descrizione della demenza avanzata e poi ha posto ai partecipanti una domanda politica iniziale sul loro atteggiamento nei confronti della legalizzazione dell’eutanasia a richiesta avanzata / suicidio assistito (AR-EAS).
Agli intervistati è stato quindi chiesto di leggere uno scenario che coinvolge un paziente con demenza incapace decisionale con una richiesta anticipata di EAS da attuare quando «… è completamente dipendente dagli altri e non può più riconoscere la sua famiglia». Dopo aver letto lo scenario, agli intervistati è stato chiesto se il loro atteggiamento nei confronti della legalizzazione di AR-EAS fosse cambiato.
I ricercatori hanno riscontrato una diminuzione complessiva del sostegno alla legalizzazione dopo che i partecipanti hanno letto gli scenari
Il supporto iniziale per AR-EAS tra gli intervistati è stato del 54%, con quasi un quarto degli intervistati (22,6%) che ha dichiarato di non essere sicuro. I fattori associati a un maggiore sostegno iniziale verso la legalizzazione AR-EAS includevano l’età più giovane, l’essere più liberali e non religiosi e avere una percezione più negativa della qualità della vita con demenza.
Tuttavia, i ricercatori hanno riscontrato una diminuzione complessiva del sostegno alla legalizzazione dopo che i partecipanti hanno letto gli scenari. In effetti, in risposta a una domanda politica di follow-up, solo una minoranza ha acconsentito alla legalizzazione, variando dal 37% al 49% a seconda dello scenario che era stato presentato.
Gli autori dello studio traggono una conclusione metodologica dalle loro scoperte su come i ricercatori dovrebbero esaminare l’atteggiamento del pubblico nei confronti dell’eutanasia.
«Il semplice fatto di chiedere se l’eutanasia/suicidio assistio debba essere legale seguendo una descrizione della vita con demenza potrebbe non riuscire a catturare le opinioni ponderate del pubblico»
Affermano che «il semplice fatto di chiedere se l’AR-EAS debba essere legale seguendo una descrizione della vita con demenza potrebbe non riuscire a catturare le opinioni ponderate del pubblico».
Piuttosto, è importante che gli intervistati abbiano una visione approfondita delle complessità di malattie come la demenza.
Gli autori fanno notare che c’è un «discorso sulla tragedia» che circonda la malattia avanzata in età avanzata e che questo quadro parziale di malattia progressiva può offuscare le opinioni delle persone su una questione come l’eutanasia.
Xavier Symons
Vicedirettore di BioEdge
Eutanasia
Le case di cura cristiane di Zurigo perdono il diritto di rifiutare il suicidio assistito
Il 27 settembre 2026 gli elettori del Canton Zurigo hanno approvato con il 68,1% dei voti (298.813 sì contro 139.933 no) modifiche alla legge sui pazienti e alla legge sanitaria. La partecipazione è stata del 47,6%. La nuova normativa impone a tutti gli ospedali, le cliniche di riabilitazione e le case di cura e di riposo del cantone di tollerare il suicidio assistito nei propri locali. Restano escluse le strutture psichiatriche e le carceri. L’entrata in vigore è prevista nella primavera 2027.
Fino ad oggi l’obbligo di tolleranza riguardava solo le case di cura gestite o commissionate dai comuni. Ospedali e strutture private potevano decidere autonomamente se consentire o rifiutare la pratica. Secondo i dati della direzione sanitaria cantonale, su circa 212 case di cura del cantone, 129 non sono pubbliche; di queste, 29 (prevalentemente di ispirazione cristiana) rifiutavano il suicidio assistito, per un totale di circa 2.000 residenti. Nella maggior parte delle altre strutture la pratica era già ammessa.
La normativa non obbliga il personale sanitario o assistenziale a partecipare direttamente al suicidio assistito: la procedura è eseguita da organizzazioni esterne specializzate (come Exit o Dignitas), previo rispetto delle condizioni di legge svizzere (come la capacità di discernimento della persona e volontà persistente).
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La proposta era il controprogetto del Consiglio cantonale a un’iniziativa popolare più ampia, successivamente ritirata. Contro il controprogetto è stato indetto un referendum da forze di centro-destra e conservatrici (tra cui SVP, EDU ed EVP). Il Consiglio di Stato (governo cantonale) si era espresso contro l’estensione dell’obbligo agli ospedali. Tra i sostenitori figuravano partiti di sinistra e centro-sinistra, le organizzazioni per il suicidio assistito e il consiglio della Chiesa riformata del Canton Zurigo, che ha visto nella misura un bilanciamento tra autodeterminazione e tutela delle persone vulnerabili.
I contrari, tra cui diverse strutture cristiane e il vescovo di Coira Joseph Maria Bonnemain, hanno sostenuto che l’obbligo viola la libertà religiosa e di coscienza delle istituzioni, nonché la libertà economica. Hanno sottolineato che i residenti e le famiglie scelgono consapevolmente strutture con una missione di cura orientata alla vita e che la presenza del suicidio assistito potrebbe creare disagio a personale e altri ospiti.
Markus Schaaf, direttore di una casa di cura e parlamentare dell’EVP, ha dichiarato che la decisione elimina la possibilità di scegliere tra strutture che ammettono e strutture che rifiutano la pratica. Il direttore della Haus St. Otmar (collegata alla parrocchia cattolica di St. Anton) ha ribadito che il suicidio assistito è incompatibile con la missione dell’istituto.
I favorevoli hanno invece messo al centro l’autodeterminazione: una casa di cura è la casa dell’ospite e non dovrebbe essere costretto a trasferirsi per poter accedere a un’opzione legale. Hanno sostenuto che il diritto della persona prevale sull’orientamento valoriale della struttura privata.
La direttrice sanitaria Natalie Rickli (SVP) ha commentato che per la maggior parte delle strutture non cambierà nulla e che chi sceglie una casa di cura cristiana probabilmente non ricorrerà comunque al suicidio assistito. Il risultato è stato letto da alcuni osservatori come un segnale più ampio sul rapporto tra autodeterminazione individuale e libertà delle istituzioni di ispirazione religiosa.
La vicenda offre un’idea del (giusto) destino che spetta a tutti coloro che confidano nell’obiezione di coscienza, grande, oscena foglia di fico della Cultura della Morte. Essendo essa già una stretta di amano con l’Inferno, è idiota pensare che questo poi non voglia inghiottirsi il braccio e tutto il resto.
Il totalitarismo della Necrocultura evolve verso la disintegrazione dell’obiezione di coscienza e va bene così: non va cercato l’adattamento al sistema diabolico, ma il suo abbattimento e riformulazione.
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Immagine generata artificialmente
Eutanasia
Pena sospesa per l’australiana che aveva ucciso il marito malato terminale
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Eutanasia
Australia, decessi per eutanasia sono aumentati del 400%
Nello Stato di Victoria, in Australia, i casi di eutanasia sarebbero cresciuti del 400% nell’arco di cinque anni, e la regione intende allargare ancora la normativa a partire dal prossimo anno. Lo riporta Right to Life UK.
Secondo il rapporto annuale uscito all’inizio di questo mese, tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026 i casi di eutanasia sono aumentati del 59,09%, passando da 88 a 140. Nello stesso periodo i decessi per suicidio assistito ed eutanasia sono stati 512, il 31,62% in più rispetto ai 389 dell’anno precedente, e hanno rappresentato l’1,1% di tutti i decessi nello Stato, quasi il quadruplo dello 0,3% registrato nel primo anno di applicazione, il 2019-2020.
In un solo anno le persone che hanno chiesto il suicidio assistito o l’eutanasia senza aver avuto accesso alle cure palliative sono salite da 118 nel 2024-2025 a 179 nel 2025-2026, con un incremento superiore al 50%. Dal 2019, quando lo Stato ha iniziato a consentire queste pratiche, fino alla fine di giugno di quest’anno, 2.188 persone hanno posto fine alla propria vita in questo modo. Tra l’anno di riferimento 2020-21 e quello 2025-26 l’aumento è stato del 153,47%.
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Dei 512 decessi del 2025-2026, 372 (72,66%) sono stati suicidi assistiti, con assunzione della sostanza letale da parte della persona, e 140 (27,34%) eutanasie, con somministrazione da parte di un medico. Nell’anno solo tre richieste sono state rinviate per un’ulteriore valutazione della capacità decisionale; dal giugno 2019 i rinvii di questo tipo sono stati complessivamente 38.
Nel 2027 entrerà in vigore un ampliamento rilevante della legge, approvato a soli sei anni dall’avvio del regime, nel giugno 2019. Le modifiche del governo del Victoria estendono da sei a dodici mesi il periodo di prognosi entro cui si può accedere alla pratica per tutte le patologie: in precedenza i dodici mesi valevano solo per le malattie neurodegenerative. Cade il divieto per i medici di sollevare di propria iniziativa il tema con i pazienti ritenuti prossimi alla fine della vita, e gli operatori che si oppongono per motivi di coscienza dovranno comunque fornire informazioni.
È stato eliminato l’obbligo di una terza valutazione per chi ha una malattia neurodegenerativa. L’intervallo tra la prima e l’ultima richiesta scende da nove a cinque giorni. L’accesso è aperto anche a chi ha vissuto in Australia per soli tre anni, senza essere cittadino o residente permanente. Sono state inoltre semplificate le autorizzazioni e allentati i requisiti per i medici, ed è stata introdotta una nuova figura con compiti amministrativi, per favorire l’adesione al programma.
Il Comitato di revisione sul suicidio assistito volontario, nel nuovo rapporto annuale, «prevede un’ulteriore crescita delle richieste [di suicidio assistito ed eutanasia] a seguito della modifica legislativa».
L’eutanasia in Australia, incubata da lustri, è stata via via approvata da tutti gli Stati australiani.
Come riportato da Renovatio 21, nel Victoria le morti per eutanasia erano aumentate del 31% ancora quattro anni fa. Da allora lo Stato, che fu epicentro del lockdown pandemico, ha avuto un continuo aumento della VAD, «assistenza alla morte volontaria». A inizio anno è emerso che in Australia Occidentale il suicidio assistito è aumentato dle 63%.
Come riportato da Renovatio 21, tre anni fa si ebbe il caso di un‘infermiera australiana che aveva donato gli organi dopo l’eutanasia. Negli stessi mesi, nel Paese cominciarono le discussioni riguardo a terminare la regola del «donatore morto» ed avviare quindi la possibile eutanasia del donatore.
L’eutanasia agli antipodi è stata promossa anche da George Carey, ex arcivescovo di Canterbury, vertice della cosiddetta chiesa anglicana. Tre anni fa fu stabilita la possibilità di accedere all’eutanasia per un pedofilo 81enne in carcere.
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