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Epidemie

Epidemia di streptococco tra i bambini italiani. Gli antibiotici sembrano spariti: cosa sta succedendo?

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Oramai è incontrovertibile: c’è un boom di contagi di streptococco tra i nostri figli. Nessuno se lo aspettava. In alcuni casi aneddotici raccontatici, i sintomi non sono nemmeno quelli tipici – laringite – e si è scoperto dell’infezione solo dopo richiesta del pediatra.

 

«Contagi e reinfezioni a ping pong che stanno prolungando focolai di faringiti e scarlattina nonostante sia maggio inoltrato», ha detto a Repubblica del Tavolo Tecnico di Malattie Infettive della Società Italiana di Pediatria. Si tratta di un «picco fuori stagione, con bimbi che si ricontagiano anche dopo poco tempo».

 

Vi sembra di aver già sentito, di recente, qualcosa del genere?

 

Ad ogni modo, casi sono ovunque – difficile trovare una classe delle elementari che non abbia qualcuno che vi sia passato. Abbiamo sentito una pediatra, che ci ha confermato, i casi sono moltissimi. Il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) ha parlato di «un aumento del 50% delle infezioni, soprattutto tra bambini e ragazzi».

 

Le farmacie che facevano i test COVID ora offrono anche la prova dello streptococco, che consiste in un tampone da passare in gola. Secondo alcune stime la vendita di test per il batterio sarebbe aumentata del 2000%. Per dare un’idea dallo scorso ottobre a marzo ne erano stati venduti 77.661; da ottobre 2021 a marzo 2022 il numero era 3.857: un aumento di venti volte.

 

Le spiegazioni sono eccezionali: «dopo la pandemia sono tornate le infezioni che prima erano tenute sotto controllo grazie a distanziamento, igiene e mascherine» dicono gli «esperti» sentiti da Repubblica, e non si capisce se abbiano nostalgia del lockdown o stiano dicendo che è sempre stata così, siamo noi che non ce lo ricordiamo.

 

Ci eravamo chiesti, lo scorso novembre, cos’era quella strana influenza, che i bambini prendevano reiteratamente, spuntata d’improvviso. Per chi se la ricorda funzionava così: due settimane quasi di influenza, con una intera di febbre alta (39°C e perfino di più). Finito un bambino, iniziava il fratello o la sorella: un’incubazione lenta, molto inusuale – tanti genitori possono testimoniarlo. Tosse forte, mal di gola. Le classi delle scuole primarie erano dimezzate o giù di lì.

 

Questo anno scolastico di malattie ripetute lasciava tante domande, a cui le autorità non avevano davvero intenzione di rispondere. Virologi, medici della mutua importanti e alti funzionari dello Stato sanitario parlarono di un influenza quest’anno è arrivata con un mese di anticipo. Nonostante l’ammissione di essere stati colti di sorpresa da un ceppo che quindi non può che essere imprevisto, perorarono la causa del vaccino antinfluenzale, il ministro della Salute Schillaci – che rammentiamo come parte del CTS pandemico – in testa.

 

«Potrebbe aiutare e proteggersi dal contagio, come abbiamo già visto con il COVID», si disse. Nessuna logica possibile, il solito delirio vaccinista che oramai ci fa sbadigliare.

 

Nessuna risposta, tuttavia, alla domanda che si poneva ogni genitore: cos’era quel picco improvviso di quella strana, coriacea malattia?

 

Una risposta la diede, forse sbadatamente, Florian Krammer, professore di vaccinologia presso il Dipartimento di Microbiologia della Icahn School of Medicine del Mount Sinai Hospital (prestigioso ospedale di Nuova York) e condirettore del Center for Vaccine Research and Pandemic Preparedness, che si lasciò andare ad una ammissione sincera sul New York Times.

 

«Gli scienziati hanno ‌osservato in passate pandemie che un nuovo virus può ‌‌influenzare la circolazione di quelli esistenti. Un esempio è il virus dell’influenza. Durante le ultime tre pandemie influenzali, nel 1957, 1968 e‌ 2009, i virus dell’influenza A che erano nuovi per l’uomo hanno sostituito alcuni dei virus influenzali che circolavano già all’epoca, provocando l’estinzione di alcuni dei virus più vecchi».

 

Tuttavia, ammetteva il super-vaccinologo, «gli scienziati non comprendono appieno perché ciò accada». Un’onestà da stringergli la mano.

 

Vennero fatte delle speculazioni: è il sistema immunitario dei bambini atrofizzato dal lockdown, si sussurrava. Nessuno, ovviamente, aveva in mano le prove di questa possibilità, e intavolare un qualche studio di questo tipo è qualcosa che ovviamente ti distrugge la carriera medico-scientifica – e anche quando si porta alla luce una ricerca, bisogna essere pronti ad essere derisi, spernacchiati, minacciati, censurati.

 

Epperò, eccoti il mistero delle epatiti infantili aumentate in modo scioccante: colpiti 12 Paesi diversi, con 169 casi di «epatite acuta di origine sconosciuta» rilevati dall’ottobre 2021, aveva rivelato l’OMS.

 

«Penso che sia probabile che i bambini che si mescolano negli asili e nelle scuole abbiano un’immunità agli adenovirus stagionali inferiore rispetto agli anni precedenti a causa delle restrizioni», aveva affermato il professor Simon Taylor-Robinson, epatologo dell’Imperial College di Londra. «Ciò significa che potrebbero essere più a rischio di sviluppare l’epatite perché la loro risposta immunitaria è più debole al virus».

 

Insomma, l’ipotesi è quella dell’incremento di bambini con l’ epatite come uno dei tanti effetti collaterali del lockdown, che sono tanti e tremendi, nel corpo e nella mente. Più lockdown, meno immunità, disse un’analisi dell’Institute of Health Metrics and Evaluation (IHME) della School of Medicine dell’Università di Washington osservando la situazione della Cina in lockdown zero-COVID sino alle manifestazioni di protesta massive di fine 2022.

 

Ora, ci chiediamo se, a distanza di mesi dalla fine dei lockdown e dei green pass, stiamo vivendo sulla pelle dei nostri figli un’ulteriore conseguenza crudele della disgrazia politica pandemica.

 

Anche perché finalmente la tesi ha preso a circolare sui giornaloni. «L’impennata di faringite da streptococco di gruppo A e di scarlattina, vista negli ultimi mesi “è legata a un debito immunologico nella popolazione”» scrive Repubblica citando una professoressa di pediatria all’Università di Parma, un fenomeno «dovuto alla minore circolazione di patogeni durante la pandemia COVID». Si tratta di «infezioni che spesso, con un “effetto ping pong” tornano anche due o tre volte sullo stesso bambino, portando a più cicli di antibiotici in poche settimane».

 

Come l’altra volta con l’influenza ad autunno, dobbiamo quindi preparaci a ritorni improvvisi. Invece che di virus, però, ora parliamo di batteri. E quindi, di antibiotici. Qui sorge la seconda cosa strana, e pericolosissima, di questi giorni.

 

È sparita dalle farmacie l’amoxicillina, il farmaco ritenuto migliore contro lo streptococco ß-emolitico di gruppo A, che secondo le prescrizioni che stiamo vedendo girare va preso per una diecina di giorni, rendendo quindi necessario l’acquisto di più flaconi.

 

Ma il prodotto non si trova facilmente. La carenza è patente. «un grave e serio problema»: l’Associazione Italiana Pediatri (ACP), la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMO) hanno vergato una lettera all’AIFA chiedendo che «vengano prontamente attivate iniziative efficienti per sopperire alla carenza di farmaci classificati come “essenziali”, una carenza che limita la qualità delle cure di infezioni frequenti nella popolazione tutta. Una situazione che sta cronicizzando e che quindi va anche prevenuta in futuro».

 

La carenza di amoxicillina «sta inducendo sempre di più la prescrizione di inappropriate alternative terapeutiche, con l’aumentato rischio della comparsa di effetti avversi e reazioni avverse», scrivono i pediatri, sottolineando che nei casi di infezione di faringotonsillite, otite e polmonite batterica «ogni alternativa terapeutica rappresenterebbe, comunque, una scelta non appropriata. Basta pensare alle infezioni da streptococco ß-emolitico di gruppo A per le quali il farmaco è di elezione, o in termini di antibiotico resistenza, ai ceppi di E.Coli, sempre più resistenti all’amoxicillina-acido clavulanico, maggiormente e anche impropriamente utilizzato nel contesto pediatrico italiano».

 

Insomma vostro figlio può rimanere senza medicine, per una malattia che leggerissima non è, vista la persistenza. È una situazione, per il cittadino non nulliparo, di gravità totale. Vedere che nel frattempo il capo dello Stato riceve Zelens’kyj, il premier va al G7 di Hiroshima (dove incontrerà, sorpresa sorpresa, Zelens’kyj) e che il ministro della Salute è Schillaci non aiuta a rassicurarci.

 

Qualcuno sta facendo qualcosa per questa emergenza?

 

O anche solo: qualcuno sa dirci costa sta succedendo? Come mai mancano i farmaci?

 

Abbiamo fatto un giro tra pediatri e farmacisti. Nessuno, in realtà, ci ha saputo dire con precisione l’origine di questo impasse, piuttosto inedito. Tuttavia, ci hanno avanzato delle teorie. Dicono che siano finite le materie prime per gli antibiotici.  Medici e farmacisti non sono tenuti a saperlo, tuttavia l’Europa ha, ovviamente, generato una dipendenza con l’Asia riguardo la fornitura di principi attivi: il 74% arriva da India e Cina. Un articolo sul Sole 24 ore ci dice che con i cinesi «molti rallentamenti per il COVID e solo ora ha fatto ripartire a pieno regime tutte le filiere», insomma colpa del COVID. Sarà vero?

 

Un farmacista, che vuole rimanere anonimo ma conferma soprattutto la carenza degli sciroppi antibiotici per bambini, ci dice che una celeberrima società di Big Pharma ha cessato la produzione di un antibiotico molti diffuso e gli altri piccoli produttori stanno quindi correndo a coprire il buco di mercato creatosi. Sarà vero?

 

Poi c’è chi rammenta la campagna di demonizzazione contro i consumatori di antibiotici partita in era COVID, quando sottrarsi al protocollo Speranza – tachipirina e vigile attesa – e comprare pastiglie di azitromicina su prescrizione di qualche medico non allineatissimo era visto come un atto indegno, un oltraggio al pudore pandemico, una sorta di alto tradimento sanitario e morale della comunità nazionale.

 

L’antibiotico era un farmaco no-vax, il suo acquisto un segno incontrovertibile di appartenenza alla teppa antivaccinista, alla masnada no-green pass, alla contagiosa e infame feccia complottista di cui l’establishment politico-mediatico e la massa vaccina chiedevano a gran voce l’eliminazione in quanto «non più umani».

 

È un rigurgito di quel momento? C’è da qualche parte una guerra agli antibiotici?

 

Qualcuno mi bisbiglia: sì, ci deve essere. Forse sono spaventati dalla prospettiva dell’antibiotico-resistenza, l’idea che troppi farmaci ad un certo punto faranno emergere un superbatterio sterminatore.

 

A dire la verità, nonostante le campagne martellanti, del superbaco genocida non sembrano preoccupati. Mesi fa uno studio pubblicato su PNAS aveva associato l’uso di antidepressivi ai superbatteri antibiotico-resistenti: ma non è che qualcuno si sta anche solo lontanamente sognando di togliere le droghe psichiatriche ai consumatori, che in Italia sono milioni, forse un sesto, un quinto dell’intera popolazione – con un netto aumento, dice l’AIFA, di bambini psicofarmacizzati con la pandemia.

 

C’è poi il caso del supervirus che potrebbe crearsi con l’uso degli adenovirus nei vaccini, la biologa Pamela Hacker a inizio pandemia aveva ipotizzato lo scenario agghiacciante della creazione di un «supervirus», creato dal virus del vaccino mischiato a virus naturali, un mostro che sarebbe davvero inarrestabile e letale.

 

Per non parlare dell’ipotesi del superbatterio da trapianto. È stato immaginato che l’uso di immunosoppressori per prevenire il rigetto dell’organo trapiantato (chissà perché, il corpo non lo vuole…) possa portare ad una suscettibilità maggiore a infezioni, comprese quelle causate da batteri resistenti agli antibiotici, che sono farmaci che ai trapiantati si somministrano pure.

 

Insomma: importa loro qualcosa dei superbatteri e dei supervirus? Dell’antibiotico resistenza e del rischio di disastro pandemico ulteriore ingenerato dalle loro stesse misure sanitarie?

 

A giudicare da quello che fanno, no.

 

E quindi, cari i nostri lettori cittadini sincero-democratici, fatevene una ragione: anche qui, dovrete vivere sapendo di non aver alcuna protezione, brancolando nel buio e con il pensiero che forse l’intero sistema sia una macchina atta non alla vostra difesa, ma alla cancellazione vostra e dei vostri figli – un’operazione per la vostra sofferenza e la vostra eliminazione finanziata ovviamente con le vostre tasse.

 

Ciò accade perché lo Stato moderno è governato dalla Cultura della Morte. La Necrocultura è il sistema operativo degli apparati che vi contengono.

 

Un po’ forse lo avevate capito. Il vostro interesse, e pure la vostra incolumità, non stanno esattamente in cima ai loro pensieri – e figurarsi se lo è, quindi, lo sciroppo per guarire i bambini che vi hanno spesso detto (con i film e le serie, con l’«educazione sessuale» che insegna ai bambini la masturbazione e il gender, con la propaganda climatico-ecofascista, con programmi massivi di sterminio, pardon, di «controllo delle nascite» come l’aborto pubblico reso «diritto umano» e gioco social tra ragazzine) di non mettere al mondo.

 

Pensateci. Le Forze dell’Ordine sono così interessate ai ladri che vi hanno sventrato la casa?

 

La magistratura si sta occupando di certe emergenze che richiederebbero indagini, come peraltro stabilito dall’obbligo di azione penale previsto nel nostro ordinamento?

 

Il ministero della Difesa sta difendendovi quando regala carrarmati, antiaerea, armamenti di ogni tipo ad una banda fuori controllo che vuole trascinarci nella Terza Guerra Mondiale, magari combattuta a colpi di testate termonucleari? (e siamo un Paese che, grazie alle basi anche atomiche dell’occupante USA, è di certo un bersaglio)

 

Il governo che impedisce alle aziende di continuare a vendere ai loro clienti vi sta favorendo?

 

L’insegnante che insegna a vostra figlia che può decidere di divenire vostro figlio, lo sta formando?

 

I dottori che vi hanno vaccinato erano certi che stavano ippocraticamente perseguendo la vostra salute?

 

La Commissione Europea vi sta aiutando quando vi priva del primo partner energetico del Paese e vi quadruplica le bollette?

 

L’onesto contribuente non-nulliparo si risponda da solo. E pensi a trovare l’antibiotico per lo streptococco che misteriosamente si è infilato nella gola del suo bambino. Perché se non ci pensa lui, non ci penserà nessun altro.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Epidemie

Parassita diarroico si diffonde in America

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Le autorità sanitarie statunitensi stanno faticando a identificare la fonte di un’intossicazione alimentare che causa diarrea grave e disidratazione. Almeno 145 persone in 17 stati sono risultate positive al parassita Cyclospora cayetanensis.   I Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno riconosciuto che è probabile che ci siano molti più casi non diagnosticati.   Dall’inizio di maggio, venti persone sono state ricoverate in ospedale a causa dell’epidemia, sebbene non siano stati segnalati decessi. Nuova York è emersa come uno dei principali focolai, con un numero di persone infette dal parassita che varia tra 31 e 80.   Casi di ciclosporiasi sono stati identificati anche in Alaska, Colorado, Connecticut, Florida, Georgia, Illinois, Louisiana, Massachusetts, Carolina del Nord, Ohio, Pennsylvania, Tennessee, Texas, Virginia e Wisconsin.

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La malattia in genere causa diarrea acquosa esplosiva, insieme a una serie di altri sintomi gastrointestinali, tra cui gonfiore, flatulenza, crampi allo stomaco, nausea e vomito. Alcune persone riferiscono anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, la ciclosporiasi si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, con conseguente numero considerevole di casi non diagnosticati. Se non trattata, l’infezione può durare oltre un mese, e la sua caratteristica principale è rappresentata da episodi ricorrenti di diarrea.   Tale microscopico parassita è endemico nei paesi tropicali e subtropicali, tra cui Guatemala, Perù e Nepal. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo. Poiché la maggior parte delle persone a cui è stata diagnosticata la ciclosporiasi nel corso dell’epidemia in corso non aveva viaggiato di recente al di fuori degli Stati Uniti, le autorità sanitarie sospettano che la fonte sia da ricercarsi in prodotti ortofrutticoli distribuiti a livello nazionale.   Secondo quanto dichiarato dai funzionari, «le autorità sanitarie locali, statali e federali (CDC, FDA) stanno indagando su diversi focolai di casi in più di uno stato. Le indagini per identificare le potenziali fonti sono tuttora in corso».   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   Il CDC raccomanda di lavare le verdure a foglia verde con acqua corrente fredda per ridurre al minimo il rischio di esposizione.  

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Armi biologiche

Fauci ha finanziato la ricerca che ha dato origine al COVID: cosa dicono i documenti secretati dalla Gabbard

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Una serie di comunicazioni e documenti resi pubblici dalla direttrice uscente dell’intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, dimostrano che il dottor Anthony Fauci «ha fornito milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di tipo gain-of-function» sui coronavirus dei pipistrelli presso l’Istituto di Virologia di Wuhan (WIV) e che Fauci «ha mentito al Congresso».

 

La Gabbard ha fatto le sue dichiarazioni in un video divenuto virale sui social media, già visto da milioni di persone.

 

«Oggi, nel mio ultimo giorno come Direttore dell’Intelligence Nazionale, sto rendendo pubbliche comunicazioni e documenti inediti che svelano come il Dottor Fauci abbia fornito milioni di dollari dei contribuenti statunitensi per finanziare pericolose ricerche di “guadagno di funzione” presso il laboratorio di Wuhan, abbia collaborato con elementi politicizzati all’interno della comunità dell’Intelligence per sopprimere la verità sulle sue azioni e nascondere le origini della fuga di laboratorio del virus, e abbia mentito al Congresso sotto giuramento nel 2024. È ora che conosciate la verità.»

 


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Secondo una dichiarazione rilasciata dall’ufficio di Gabbard (ODNI), i documenti appena pubblicati «svelano il ruolo diretto di Fauci nell’influenzare e manipolare le valutazioni della comunità dell’intelligence (IC) sul COVID-19 e come Fauci abbia mentito al Congresso nel 2024, quando sotto giuramento negò di essere a conoscenza o di aver partecipato a discussioni con funzionari dell’intelligence sulla ricerca virale».

 

«La pandemia di COVID-19 ha causato enormi difficoltà e sofferenze a milioni di nostri concittadini americani e a innumerevoli persone in tutto il mondo. Dopo anni di menzogne, censura e insabbiamenti, il popolo americano merita trasparenza, verità e responsabilità», ha dichiarato la Gabbarda.

 

«Le tattiche utilizzate per nascondere la verità provengono direttamente dal manuale del deep state: leader politicizzati e opportunisti come il dottor Fauci hanno insabbiato le proprie malefatte e gli abusi di potere, manipolato i dati dell’intelligence, mentito al Congresso e minato l’autorità di un presidente regolarmente eletto», ha aggiunto.

 

Nella sua dichiarazione, l’ODNI ha affermato che i documenti pubblicati sono il risultato di un processo di declassificazione durato un anno, condotto da Gabbard a sostegno del mandato di massima trasparenza del Presidente Trump. «Durante questo processo, i funzionari dell’ODNI hanno raccolto testimonianze da diversi informatori della comunità dell’intelligence (IC) che hanno denunciato ritorsioni per aver contestato la manipolazione delle informazioni sull’origine del virus da parte dell’IC. Ciò ha rivelato un chiaro schema di soppressione del dissenso, di silenziamento dei critici e di occultamento di prove che hanno minato l’integrità dell’IC e danneggiato il popolo americano.»

 

La dichiarazione spiega che gli stretti rapporti di Fauci con la comunità dell’Intelligence gli hanno permesso di «assumere tre ruoli chiave durante la pandemia che lo hanno protetto da controlli, consentendogli al contempo di esercitare un’influenza sproporzionata»: Fauci ha finanziato ricerche rischiose sul coronavirus legate alle grandi aziende farmaceutiche e alla ricerca di «vaccini universali» per un valore di migliaia di miliardi di dollari; Fauci era il consulente dietro le quinte che, con i suoi esperti scelti personalmente, ha spinto la comunità internazionale ad avallare un’origine naturale, animale, per nascondere la sua pericolosa ricerca.; Fauci è diventato l’«esperto» nazionale della pandemia e ha diffuso pubblicamente menzogne, disinformazione e censura.

 

L’ODNI ha inoltre spiegato che la corrispondenza appena resa pubblica contraddice direttamente la testimonianza resa da Fauci nel 2024 alla Sottocommissione speciale della Camera sulla pandemia di coronavirus.

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In quell’udienza, sotto giuramento, a Fauci è stato ripetutamente chiesto se avesse parlato con «FBI, CIA, DIA o qualsiasi altra agenzia di intelligence statunitense in merito alla ricerca sui virus» prima, durante o dopo la pandemia. Fauci ha ripetutamente eluso le domande, prima di affermare falsamente: «a mia conoscenza, no, riguardo al COVID».

 

La dichiarazione dell’ODNI afferma inoltre che «le testimonianze di numerosi informatori rivelano che gli analisti dell’intelligence che hanno contestato le conclusioni di Fauci sull’origine del COVID hanno subito minacce di ritorsioni, sono stati emarginati e spesso hanno subito battute d’arresto nella carriera. Ciò ha messo a tacere il dissenso e ha favorito una cultura in cui la verità è stata sacrificata al conformismo e le prove credibili sono state insabbiate».

 

Segnalazioni di informatori che la Gabbard ha riportato all’Ispettore Generale della Comunità dell’Intelligence comprendono: il caso di un appaltatore licenziato pochi giorni dopo essersi rivolto all’ODNI in qualità di informatore; i dirigenti che ricordano agli analisti che sostenevano l’ipotesi della fuga dal laboratorio che sarebbe stata la leadership a decidere quali analisti sarebbero stati promossi (il messaggio era chiaro: dissentire da un risultato manipolato avrebbe compromesso la carriera); i dirigenti di alto livello avrebbero eretto degli ostacoli per i whistleblower, eliminando l’anonimato dal processo di denuncia e insistendo sulla presenza di manager o avvocati alle riunioni dell’ODNI, creando un clima di intimidazione.

 

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Immagine di Christopher Michel via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International

 

 

 

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