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Epidemie

COVID-19: il fallimento dell’approccio occidentale

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

 

L’epidemia di Covid-19 colpisce il mondo intero, ma la mortalità oscilla dallo 0,0003% in Cina allo 0,016 negli Stati Uniti, dove quindi è 50 volte superiore. La differenza può essere spiegata da particolarità genetiche, ma anche, e soprattutto, dal diverso approccio sanitario: l’Occidente non è più la culla della Ragione e della Scienza.

 

 

 

Un anno fa l’epidemia arrivava in Occidente attraverso l’Italia. Oggi, sebbene conosciamo qualcosa di più di questo virus, gli Occidentali insistono ad affrontarlo in modo erroneo.

 

 

Secondo la definizione europea della vita, i virus sono esseri viventi; secondo la definizione anglosassone della vita, i virus sono semplici meccanismi. Una differenza culturale che conduce a comportamenti diversi: per gli anglosassoni i virus devono essere distrutti; per gli europei – almeno fino allo scorso anno – ci si deve adattare ai virus

1 – Cos’è un virus?

La Scienza è per definizione universale: osserva e formula ipotesi per spiegare fenomeni. Tuttavia si esprime in lingue e culture diverse, che, a non conoscerne le specificità, sono fonte di malintesi.

 

Secondo la definizione europea della vita, i virus sono esseri viventi; secondo la definizione anglosassone della vita, i virus sono semplici meccanismi. Una differenza culturale che conduce a comportamenti diversi: per gli anglosassoni i virus devono essere distrutti; per gli europei – almeno fino allo scorso anno – ci si deve adattare ai virus.

 

Non sostengo che una concezione sia superiore all’altra, né che gli uni e gli altri non siano capaci di agire in modo diverso da quello indotto dalla loro cultura. Dico semplicemente che ciascuno affronta il mondo nel modo che gli è peculiare. Dobbiamo sforzarci di capire gli altri e possiamo farlo solo se siamo nella giusta disposizione mentale.

 

L’Occidente è sicuramente un insieme politico più o meno omogeneo, tuttavia è formato da almeno due culture, molto diverse fra loro. Sebbene i media cerchino incessantemente di minimizzare queste differenze, noi dobbiamo sempre tenerne conto.

 

Se pensiamo che i virus siano esseri viventi, dobbiamo paragonarli ai parassiti: cercano infatti di sopravvivere sfruttando il proprio ospite, ma soprattutto cercano di non ucciderlo, perché morirebbero con lui. Cercano di adattarsi alla specie che li ospita modificandosi, fino a raggiungere un modo per abitarla senza ucciderla. Le varianti del COVID-19 non sono perciò «cavalieri dell’Apocalisse», sono buonissime notizie, in linea con l’evoluzione delle specie.

 

Il principio del confinamento di popolazioni sane è stato prescritto nel 2004 dal segretario alla Difesa statunitense, Donald Rumsfeld. Non già per combattere una malattia, ma per provocare una ribellione di massa e militarizzare le società occidentali

Il principio del confinamento di popolazioni sane è stato prescritto nel 2004 dal segretario alla Difesa statunitense, Donald Rumsfeld. Non già per combattere una malattia, ma per provocare una ribellione di massa e militarizzare le società occidentali (1).

 

Il confinamento è stato diffuso in Europa dal dottor Richard Hatchett, all’epoca consigliere del Pentagono, oggi presidente della CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations). È stato Hatchett a inventare l’espressione «siamo in guerra!» a proposito del COVID-19, frase in seguito ripresa dal presidente Macron.

 

Se si concepiscono i virus come esseri viventi, non si può dare credito nemmeno ai modelli epidemiologici del professor Neil Ferguson, dell’Imperial College of London, e dei suoi discepoli, come Simon Cauchemez del Consiglio scientifico dell’Eliseo. Per definizione, lo sviluppo di nessun essere vivente è esponenziale. Ogni specie si autoregola in funzione del proprio ambiente. Tracciare la curva dell’inizio di un’epidemia ed estrapolarla è un’assurdità intellettuale. Il professor Ferguson predice da una vita catastrofi che non si sono mai avverate (2).

 

 

2 – Cosa fare di fronte a un’epidemia?

Storicamente tutte le epidemie sono state combattute con successo attraverso un mix di misure d’isolamento dei malati e d’incremento dell’igiene.

Se si concepiscono i virus come esseri viventi, non si può dare credito nemmeno ai modelli epidemiologici del professor Neil Ferguson, dell’Imperial College of London. Per definizione, lo sviluppo di nessun essere vivente è esponenziale

 

Se l’epidemia è virale, l’igiene non serve a combattere il virus, ma a contrastare le malattie batteriologiche che si sviluppano nei contagiati. Per esempio, l’influenza spagnola, che imperversò negli anni 1918-1920, è stata una malattia virale. Si trattava di un virus benigno, ma nel contesto della prima guerra mondiale le pessime condizioni igieniche consentirono lo sviluppo di malattie batteriche opportuniste che uccisero milioni di persone.

 

Da un punto di vista medico, l’isolamento non può che riguardare i malati. Storicamente non è mai accaduto che, per combattere una malattia, si siano isolati individui sani. In nessuna parte del mondo troverete un libro di medicina, scritto prima del 2020, che prenda in considerazione misure di questo genere.

 

L’isolamento cui si ricorre oggi non è né una misura sanitaria né politica: è una misura amministrativa. Non ha lo scopo di ridurre il numero di malati, ma di diluire i contagi nel tempo, per non congestionare gli ospedali. È un modo per compensare la cattiva gestione delle istituzioni sanitarie. Nella maggior parte dei casi le epidemie durano tre anni. Nel caso del COVID-19 la durata naturale sarà prolungata della durata amministrativa dei confinamenti.

 

Da un punto di vista medico, l’isolamento non può che riguardare i malati. Storicamente non è mai accaduto che, per combattere una malattia, si siano isolati individui sani. In nessuna parte del mondo troverete un libro di medicina, scritto prima del 2020, che prenda in considerazione misure di questo genere

Gli isolamenti disposti in Cina non avevano motivazioni mediche. Furono un intervento del potere centrale per rimediare agli errori dei poteri locali, nel contesto della teoria cinese del «mandato celeste» (3).

 

L’uso da parte della popolazione sana di mascherine chirurgiche non è mai stato efficace nella lotta contro un virus respiratorio. Infatti, fino al COVID-19 nessuno dei virus respiratori conosciuti si trasmette attraverso le goccioline, ma per aerosol. Soltanto le maschere a gas sono efficaci. Naturalmente è possibile che il COVID-19 sia la prima manifestazione di un nuovo genere di virus, è un’ipotesi sicuramente razionale, ma molto poco ragionevole (4). Era stata presa in considerazione per il COVID-2 (la SARS), ma è stata poi accantonata.

 

È importante sottolineare che nel 2003-2004 il COVID-2 non ha colpito soltanto l’Asia, ma anche l’Occidente. Si è trattato di un’epidemia, alla stregua del COVID-19 del 2020-21. Oggi la SARS viene curata con l’interferone-alfa e con inibitori di proteasi. Non esiste vaccino.

 

 

3 – Si può curare una malattia che non si conosce?

Anche se non si conosce un virus, si può e si deve sempre curarne i sintomi. Non soltanto per ridurre le sofferenze dei malati: è anche la condizione per imparare a conoscere la malattia.

 

Nella maggior parte dei casi le epidemie durano tre anni. Nel caso del COVID-19 la durata naturale sarà prolungata della durata amministrativa dei confinamenti

I responsabili politici occidentali hanno scelto di non curare il COVID-19 e di investire tutto sui vaccini. Una decisione che va contro il giuramento d’Ippocrate che i medici occidentali si sono impegnati a rispettare.

 

Naturalmente molti medici occidentali continuano a seguire quel che la loro deontologia prescrive, ma in modo il più possibile discreto per evitare minacce di sanzioni dell’ordine professionale, nonché amministrative.

 

In Paesi non-occidentali sono invece somministrati con successo diversi trattamenti farmacologici:

 

  • Dall’inizio del 2020, vale a dire prima che l’epidemia scoppiasse in Occidente, Cuba ha verificato che in alcuni casi i malati possono essere curati e guariti con piccole dosi d’interferone Alfa 2B ricombinato (IFNrec). A febbraio 2021 la Cina ha costruito una fabbrica per produrre su larga scala il farmaco cubano e lo sta utilizzando per alcune tipologie di malati (5).

 

I responsabili politici occidentali hanno scelto di non curare il COVID-19 e di investire tutto sui vaccini. Una decisione che va contro il giuramento d’Ippocrate che i medici occidentali si sono impegnati a rispettare

  • La Cina ha utilizzato anche un farmaco contro la malaria, il fosfato di clorochina. Basandosi sull’esperienza cinese, il professor Didier Raoult ha utilizzato l’idrossiclorochina, di cui è uno dei migliori specialisti al mondo: farmaco utilizzato con successo in numerosi Paesi, con buona pace delle grottesche fake news di The Lancet e di altri media dominanti, secondo cui questo farmaco banale, somministrato a miliardi di persone, sarebbe un veleno mortale.

 

  • Gli Stati che hanno fatto una scelta contraria a quella degli Occidentali, ossia privilegiato le cure rispetto ai vaccini, hanno collettivamente messo a punto un cocktail di farmaci a basso costo (fra cui l’idrossiclorochina e l’ivermectina) che cura in maniera poderosa il COVID (si veda il riquadro). I risultati sono così spettacolari che gli Occidentali mettono in dubbio i dati pubblicati, innanzitutto quelli della Cina.

 

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Estratto di un documento confidenziale svizzero. I farmaci citati possono essere venduti con nomi diversi nei diversi Paesi.

 

1) L’auto-sorveglianza si fa a domicilio, con un ossimetro che, applicato al dito medio, serve a misurare più volte al giorno la saturazione di ossigeno nel sangue. Un abbassamento della saturazione a <92%, accompagnato da una frequenza respiratoria elevata, >30 al minuto, è sintomo di una grave infezione di COVID-19, che richiede l’ospedalizzazione; la quale tuttavia può essere evitata con l’aiuto di una farmacoterapia precoce. A questo fine, dopo aver consultato un medico/Spitex [servizio di assistenza e cura domiciliare svizzero, ndt], il paziente assume immediatamente a domicilio i seguenti farmaci sperimentati:

 

2) Farmaci:

 

a. Low-molecular-weight-heparin (LMWH) 0.6ml, due volte al giorno con iniezione sottocutanea, per prevenire la formazione di coaguli.

b. Ivermectine 0.2 mg/kg di massa corporea, i giorni 1 e 3, per ridurre la presenza virale.

c. Hydroxychlorichina (HCQ): cominciare con 400 mg. Proseguire con 3x200mg: impedisce la penetrazione cellulare del virus. Durata della terapia: da 7 a 10 giorni.

d. Zithromax 500mg il 1° giorno, 250mg i giorni successivi; rafforza l’effetto dell’HCQ.

e. Zinco 50mg al giorno: rafforza l’effetto dell’HCQ/Zithromax.

f. Vitamina D3 4000 IU al giorno.

g. Vitamina C 2x500mg al giorno.

h. Celebrex 200mg, massimo 400 mg al giorno.

i. Famotidina 20mg-40mg al giorno (gastroprotettore).

 

3) Osservazioni:

a. È fondamentale iniziare precocemente il trattamento farmacologico, quando il virus non ha ancora agito/distrutto molto.

b. L’inizio della terapia deve avvenire sotto sorveglianza medica.

c. Gli steroidi (dexamethasone e altri) non sono indicati nella fase iniziale della replicazione virale perché addirittura la favoriscono. Gli steroidi sono indicati quando è necessaria l’ossigenoterapia, il che comporta in genere l’ospedalizzazione.

d. Se, grazie al trattamento, i pazienti sintomatici non presentano sintomi durante la prima settimana (ossia nel periodo di replicazione virale), si può supporre che la temuta tempesta citochinica sarà evitata e quindi non sarà necessaria l’ospedalizzazione.

 

  • Infine il Venezuela ha iniziato una distribuzione massiccia del Carvativir, farmaco ricavato dal timo, che produce risultati altrettanto spettacolari. Google e Facebook (e inizialmente anche Twitter) censurano ogni informazione sull’argomento, con zelo pari a quello con cui The Lancet ha tentato di screditare l’idrossiclorochina.

 

In Occidente, dove ci si rifiuta di curare i malati, l’unica soluzione parrebbe la vaccinazione dell’intera popolazione. Potenti lobby farmaceutiche spingono all’uso massiccio di vaccini costosi, invece che di farmaci a buon mercato, nonché necessari a un numero di persone mille volte inferiore

 

4 – Come finirà questa epidemia?

Nei Paesi che adottano le risposte sanitarie che ho esposto, il COVID-19 sussiste, ma l’epidemia è finita. I vaccini sono proposti soltanto alle persone molto esposte al contagio.

 

In Occidente, dove ci si rifiuta di curare i malati, l’unica soluzione parrebbe la vaccinazione dell’intera popolazione. Potenti lobby farmaceutiche spingono all’uso massiccio di vaccini costosi, invece che di farmaci a buon mercato, nonché necessari a un numero di persone mille volte inferiore. Si assiste perciò a una disastrosa rivalità fra Stati per accaparrarsi le dosi di vaccino disponibili, a danno degli alleati.

 

Per quattrocento anni l’Occidente ha seguito la Ragione, divenendo l’araldo della Scienza. Oggi vi ha rinunciato. Vanta ancora grandi scienziati – come il professor Didier Raoult – nonché un progresso tecnico – come dimostrano i vaccini a RNA messaggero – ma non possiede più il rigore necessario al ragionamento scientifico.

 

Bisogna anche distinguere fra le regioni dell’Occidente: i Paesi anglosassoni (Regno Unito e Stati Uniti) sono stati in grado di produrre vaccini a RNA messaggero, non invece l’Unione Europea, che ha smarrito la propria capacità inventiva.

Per quattrocento anni l’Occidente ha seguito la Ragione, divenendo l’araldo della Scienza. Oggi vi ha rinunciato

 

Il centro del mondo si è spostato.

 

 

Thierry Meyssan

 

 

 

NOTE

1)  «Il COVID-19 e l’Alba Rossa», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 aprile 2020.

2)  «COVID-19: Neil Ferguson, il Lyssenko liberale», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 19 aprile 2020.

3) «COVID-19: propaganda e manipolazione», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 21 marzo 2020.

4) «Paura e assurdità di fronte alla pandemia», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 aprile 2020.

5) «Il mondo dopo la pandemia», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 17 marzo 2020.

 

 

 

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Fonte: «Covid-19: il fallimento dell’approccio occidentale», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 30 marzo 2021.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

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L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia,  ancora non scritta,  della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe  notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton  l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID,  sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

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Alimentazione

Epidemia di diarrea negli USA, la lattuga sotto accusa

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Le autorità sanitarie statunitensi hanno identificato la lattuga iceberg tritata servita nella più grande catena di fast food di ispirazione messicana del Paese come la fonte di un’epidemia di ciclosporiasi, una malattia parassitaria che causa diarrea grave ed esplosiva.   Dall’inizio di maggio, a livello nazionale sono stati segnalati oltre 1.600 casi di ciclosporiasi confermati in laboratorio, con 94 persone ricoverate in ospedale. Non sono stati segnalati decessi, sebbene i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) abbiano avvertito che il numero effettivo di infezioni è probabilmente molto più elevato, poiché molti casi non vengono diagnosticati.   Venerdì scorso il CDC ha identificato la catena come Taco Bell e ha affermato che un’indagine di tracciabilità ha collegato i prodotti contaminati a un unico fornitore nel Messico centrale. L’ente epidemico ha esortato le persone a non consumare la lattuga iceberg tritata servita nei ristoranti Taco Bell in Indiana, Kentucky, Michigan, Ohio e West Virginia.   L’agenzia ha dichiarato che il fornitore coinvolto, Taylor Farms de Mexico, ha ritirato volontariamente tutta la lattuga iceberg dal mercato statunitense. Le autorità stanno continuando a indagare per accertare se i prodotti contaminati siano stati distribuiti ad altri ristoranti o rivenditori.

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La ciclosporiasi è causata dal parassita microscopico Cyclospora cayetanensis. La malattia si manifesta tipicamente con diarrea acquosa esplosiva, accompagnata da gonfiore, flatulenza, crampi addominali, nausea e vomito. Alcune persone presentano anche affaticamento e febbre, mentre altre non sviluppano alcun sintomo.   Secondo il CDC, l’infezione si contrae solitamente consumando cibo o acqua contaminati da feci, e i sintomi compaiono in genere circa una settimana dopo l’esposizione.   Sebbene la malattia possa essere curata con antibiotici, non viene rilevata dalla maggior parte degli esami di laboratorio di routine, il che rende difficile la diagnosi. Se non trattata, l’infezione può durare più di un mese, con episodi ricorrenti di diarrea come sintomo più caratteristico.   Il parassita è endemico nei Paesi tropicali e subtropicali. Non vi sono prove che sia in grado di trasmettersi da uomo a uomo.   Precedenti focolai di ciclosporiasi negli Stati Uniti sono stati collegati a coriandolo, lamponi, piselli, lattuga e basilico importati dal Messico.   La crescente popolarità del cibo messicano presso la popolazione americana, che con Trump ha di fatto espresso la volontà di tenere i messicani fuori dagli USA, rimane un mistero.   La catena Taco Bell gode di un successo straordinario  che supera l’andamento generale del settore dei ristoranti a servizio rapido (QSR). La catena domina capillarmente il mercato statunitense della cucina di ispirazione messicana, controllando oltre il 26% dei ristoranti di categoria organizzati in catene.   La sua rete commerciale sul suolo americano conta oltre 7.600 pricipali punti vendita distribuiti in tutti gli stati, con una concentrazione record in California che supera gli 880 ristoranti, seguita dal Texas con più di 650. Questa massiccia presenza fisica consente al marchio di servire oltre due miliardi di clienti ogni anno a livello globale, la stragrande maggioranza dei quali concentrata proprio nel mercato domestico.

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I dati finanziari più recenti evidenziano una crescita straordinariamente solida e costante: nel primo trimestre del 2026, Taco Bell ha registrato un aumento dell’8% delle vendite a parità di negozi negli Stati Uniti, segnando l’ottavo trimestre consecutivo di crescita comparabile positiva. Questo incremento segue i già eccellenti risultati dell’ultimo trimestre del 2025, che si era chiuso con un +7% nelle vendite domestiche a parità di posizioni.   A livello di vendite complessive di sistema, il marchio ha registrato un balzo del 10% nello stesso trimestre del 2026, accompagnato da un incremento del 3% nelle transazioni totali e da una crescita dei profitti operativi pari al 39%. L’applicazione mobile di Taco Bell ha superato i 17 milioni di visitatori unici mensili negli Stati Uniti, scalzando giganti storici della ristorazione veloce e posizionandosi come la seconda app di fast food più utilizzata nel Paese.   I fattori chiave di questo successo poggiano sulla capacità di attrarre fasce demografiche trasversali, intercettando sia i consumatori a basso reddito sia le famiglie e i giovani della Generazione Z tra i 18 e i 24 anni.   Ora tutti costoro rischiano di dover correre alla toilette e starvi per lungo tempo – se va bene. Non è dato capire cosa accadrà alla finanze di Taco Bell e del suo gruppo di controllo Yum Brands, tuttavia è difficile pensare che gli americani invertano il loro crescente amore verso il cibo dello spesso diprezzato Paese limitrofo.

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Epidemie

Ebola, gli Stati Uniti impediscono ai cittadini americani residenti nella Repubblica Democratica del Congo di rientrare in patria

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Gli Stati Uniti hanno vietato ai propri cittadini residenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) di imbarcarsi su voli commerciali per tornare in patria finché non avranno trascorso almeno 21 giorni in un altro Paese, a causa del peggioramento dell’epidemia di Ebola.

 

Le restrizioni, annunciate lunedì dall’amministrazione Trump, prevedono l’inserimento dei cittadini statunitensi attualmente nella Repubblica Democratica del Congo o che hanno recentemente lasciato il Paese in una lista di persone a cui è vietato l’imbarco, avvalendosi dei poteri federali in materia di trasporti, ha riferito Reuters, citando un funzionario della Casa Bianca.

 

Secondo quanto riferito dal funzionario, circa una ventina di americani si stavano preparando a volare negli Stati Uniti martedì, e il Dipartimento di Stato avrebbe fornito assistenza alle persone interessate durante il periodo di attesa.

 

Il provvedimento giunge nel contesto di una rapida diffusione dell’epidemia del ceppo Bundibugyo di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo, dove, all’11 luglio, le autorità sanitarie hanno segnalato 1.926 casi confermati e 702 decessi.

 

Venerdì, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno annunciato che un cittadino americano che lavora per un’organizzazione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola. Un altro cittadino statunitense, contagiato mentre lavorava nel Paese centroafricano, è stato ricoverato all’Ospedale Universitario di Francoforte, in Germania, come ha comunicato lunedì il suo datore di lavoro, l’organizzazione cristiana evangelica Samaritan’s Purse. Anche Peter Stafford, chirurgo e leader del gruppo missionario cristiano Serge, che aveva contratto il virus all’inizio dell’epidemia, è stato trasferito in Germania per ricevere cure.

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L’Uganda ha segnalato 20 casi confermati e due decessi. Un caso legato a un viaggio nella Repubblica Democratica del Congo è stato inoltre rilevato in Francia e riguarda un medico rientrato alla fine del mese scorso da una missione umanitaria.

 

Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha affermato che, sebbene l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continui a progredire più rapidamente della risposta all’emergenza, il rischio di una più ampia diffusione internazionale rimane basso.

 

Washington aveva già inasprito le regole di viaggio in risposta all’epidemia. A maggio, il CDC ha innalzato il livello di allerta per i viaggi in alcune zone della Repubblica Democratica del Congo e dell’Uganda, mentre il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha disposto che i viaggiatori provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo, dall’Uganda e dal Sud Sudan si sottoponessero a controlli più rigorosi negli aeroporti statunitensi designati.

 

Lunedì, il CDC ha annunciato di aver prorogato di altri 30 giorni la precedente sospensione dell’ingresso di alcuni cittadini non statunitensi che si erano trovati nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Kenya ha già bloccato il progetto statunitense per la struttura di cura dell’Ebola. Dei 800 milioni di dollari che erano stati stanziati, una parte sarebbe destinata alla fornitura di materiali, medicinali e alla costruzione di una rete logistica regionale.

 

Secondo un Rapporto OMS, entro settembre vi sarebbe il rischio di oltre 8.000 casi di Ebola in Congo.

 

Come riportato da Renovatio 21, pochi giorni fa la Francia ha confermato il suo primo caso di Ebola in un medico rientrato di recente da una missione umanitaria nella Repubblica Democratica del Congo. L’India, dove si vociferava vi fossere dei casi, non ha confermato alcun caso di contagio.

 

Nelle scorse settimane manifestanti avevano dato fuoco a un centro di cura per l’Ebola dopo che era stato loro impedito di portare via il corpo di una presunta vittima per la sepoltura.

 

Come riportato da Renovatio 21, il produttore di sieri genici mRNA Moderna la scorsa settimana si è aggiudicata un contratto da 50 milioni di dollari per il vaccino Ebola.

 

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