Spirito
«Chiesa senza dottrina, senza dogma, senza fede». Intervista con il Superiore generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X
Renovatio 21 pubblica l’intervista di FSSPX.News al Superiore generale della Fraternità San Pio X don Davide Pagliarani tenuta a Menzingen il 5 maggio 2023 nella festa di San Pio V.
Reverendo Padre Superiore, Papa Francesco ha recentemente celebrato i dieci del suo pontificato. Qual è, secondo lei, il punto che ha segnato particolarmente questi ultimi anni?
Don Davide Pagliarani: Dopo le ultime idee centrali ed ispiratrici che furono la misericordia, intesa come «amnistia universale», e la nuova morale di stampo ecologista fondata sul rispetto della Terra come «casa comune del genere umano», è innegabile che questi ultimi anni siano stati caratterizzati dall’idea della sinodalità. Non si tratta di un’idea totalmente nuova (1), ma Papa Francesco ne ha fatto l’asse portante del suo pontificato.
Si tratta di un’idea talmente onnipresente che a volte si finisce per perdere interesse verso di essa, mentre in realtà rappresenta la quintessenza di un modernismo completo e maturo. Da un punto di vista ecclesiologico, la rivoluzione sinodale dovrebbe segnare e trasformare profondamente la Chiesa nella sua struttura gerarchica, nel suo funzionamento, e soprattutto nell’insegnamento della fede.
Papa Francesco ha precisato gli elementi della sua concezione della sinodalità dall’inizio del suo pontificato: innanzitutto con la sua interpretazione del sensus fidei e della pietà popolare come fonte della rivelazione (cf. Evangelii gaudium, n. 119-120); poi affrontando più chiaramente la questione della sinodalità nel suo Discorso per il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi (17 ottobre 2015). Su questa base, la Commissione internazionale di teologia elaborò un testo che mise in forma tale nozione: La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa (2018), che teorizzava il processo che vediamo oggi in atto.
Il sinodo sulla sinodalità si manifesta così come l’applicazione pratica, sulla scala della Chiesa universale, di nozioni che, esposte ed esplorate teologicamente durante tutto questo pontificato, erano state ampiamente sperimentate a partire dal Concilio.
Per quali ragioni si è arrivati al disinteresse nei confronti della sinodalità?
Si è forse vista questa questione soprattutto come un problema tedesco o, fatte le debite proporzioni, come un problema belga, e se ne è persa di vista la dimensione più universale. Certo, i tedeschi giocano un ruolo particolare nel processo sinodale, ma il problema posto è un problema romano, e quindi universale. In altri termini, riguarda l’intera Chiesa.
Si preconizza una Chiesa senza dottrina, senza dogma, senza fede, nella quale non ci sarebbe più bisogno di un’autorità che insegni alcunché. Tutto è dissolto in uno spirito di amore e servizio, senza chiedersi troppo a cosa corrisponda tutto questo e dove porti.
Come definirebbe questo processo sinodale?
Questo processo è innanzitutto una realtà concreta, più che una dottrina predefinita. È un metodo confuso, o meglio ancora una «prassi», che è stata messa in moto senza che se ne conoscano tutti i possibili punti di arrivo. Concretamente, si tratta di una volontà determinata di far funzionare la Chiesa al contrario.
La Chiesa docente non si concepisce più come depositaria di una Rivelazione che proviene da Dio e di cui è custode, ma come un gruppo di vescovi associati al Papa che è all’ascolto dei fedeli, e in particolare all’ascolto di tutte le periferie, cioè con un’attenzione particolare a quanto possono suggerire le anime più lontane. Una Chiesa dove il pastore diventa pecora e la pecora diventa pastore.
L’idea sottointesa è che Dio non si rivela attraverso i canali tradizionali che sono la Sacra Scrittura e la Tradizione, custoditi dalla gerarchia, ma attraverso «l’esperienza del popolo di Dio». Per questo il processo sinodale è iniziato con una consultazione dei fedeli delle diocesi del mondo intero. A partire da questi dati si sono stabilite delle sintesi a livello delle conferenze episcopali, per arrivare a una prima sintesi romana pubblicata qualche mese fa.
Qual è la portata di questa idea per cui Dio si rivela e fa conoscere la sua volontà attraverso l’esperienza del popolo di Dio?
Questa idea è la base stessa di tutto l’edificio modernista. San Pio X costruisce tutta l’enciclica Pascendi a partire dalla denuncia di questa falsa idea di Rivelazione. Se, invece di riferirsi alla Sacra Scrittura e alla Tradizione, si riduce la fede a un’esperienza – prima individuale, poi comunitaria una volta condivisa – allora si apre il contenuto della fede, e per conseguenza la costituzione della Chiesa, a ogni sorta di possibili evoluzioni. Un’esperienza è per definizione legata a un momento, a un periodo: è una realtà che si produce nel tempo e nella storia e che è dunque per essenza evolutiva. Così come la vita di ciascuno di noi contiene un movimento, ed in conseguenza evolve.
La sinodalità rappresenta la quintessenza di un modernismo completo e maturo.
Una simile fede-esperienza, destinata necessariamente ad evolvere secondo le sensibilità e le necessità dei diversi momenti della storia, «si arricchisce» continuamente di nuovi contenuti, e al tempo stesso mette da parte ciò che non è più attuale. Così la fede diventa una realtà piuttosto umana, legata a delle contingenze sempre nuove e mutevoli, come la storia dell’umanità. Alla lunga, non resta più granché di eterno, di trascendente, di immutabile.
Se si parla ancora di Dio e della Chiesa, queste due realtà finiscono per essere la proiezione di ciò che l’esperienza può sentire hic et nunc. Questi due termini, con tutti gli altri elementi dogmatici della nostra fede, sono irrimediabilmente alterati nel loro senso e nella loro autentica portata: sono a poco a poco riassorbiti nel flusso di ciò che è semplicemente terrestre e mutevole. Il loro significato evolve con l’umanità e l’esperienza che essa fa di Dio.
Non è un’idea nuova, ma il processo sinodale ne rappresenta un compimento nuovo per ampiezza e profondità.
Che cosa ci può dire di questa «sintesi romana» che ha evocato?
Si tratta di un testo pubblicato nell’ottobre 2022 e intitolato «Allarga lo spazio della tua tenda». È un documento di lavoro elaborato per la riflessione dei vescovi nella tappa continentale del cammino sinodale, cioè per i vescovi riuniti a livello dei rispettivi continenti (2). Questa sintesi è presentata come l’espressione del sensus fidei dei fedeli, ed è raccomandato ai vescovi di leggerla nella preghiera, «con gli occhi del discepolo, che [la] riconosce come la testimonianza di un percorso di conversione verso una Chiesa sinodale che impara dall’ascolto come rinnovare la propria missione evangelizzatrice (3)». Si suppone dunque che sia a partire da questa presunta espressione del senso della fede dei fedeli che i pastori tirino le conseguenze e prendano le decisioni finali.
Si preconizza esplicitamente il riconoscimento di una Chiesa che funzioni all’inverso, nella quale la Chiesa docente non abbia più niente da insegnare.
Ora, il contenuto di questo testo, i suggerimenti che contiene, sono un disastro dall’inizio alla fine. Non c’è praticamente nulla che possa essere considerato come espressione della fede cattolica: la maggior parte dei suggerimenti auspica piuttosto una dissoluzione della Chiesa in una realtà completamente nuova. Si può al limite capire che dei fedeli, ed anche dei preti, soprattutto oggi, possano affermare delle cose strane, ma è assolutamente inconcepibile che simili propositi siano stati conservati nella sintesi realizzata dal Segretariato generale del Sinodo in Vaticano.
Ci sono dei passaggi di questa sintesi che la hanno particolarmente colpita?
Ahimè, la maggior parte dei passaggi sono spaventosi, ma ce ne sono due che mi sembrano esprimere bene tutto il documento e, in particolare, la volontà di cambiare, attraverso il Sinodo, l’essenza stessa della Chiesa. Innanzitutto, riguardo l’autorità, si preconizza esplicitamente il riconoscimento di una Chiesa che funzioni all’inverso, nella quale la Chiesa docente non abbia più niente da insegnare: «È importante costruire un modello istituzionale sinodale come paradigma ecclesiale di destrutturazione del potere piramidale che privilegia le gestioni unipersonali. L’unica autorità legittima nella Chiesa deve essere quella dell’amore e del servizio, seguendo l’esempio del Signore». (4)
Qui, ci si chiede se ci si trova in presenza di un’eresia o, semplicemente, di un nulla che non si riesce nemmeno a qualificare. L’eretico, in effetti, «crede» ancora in qualcosa, e può avere ancora un’idea della Chiesa, benché deformata. Qui siamo in presenza di un’idea di Chiesa non solo vaga ma, per riprendere un termine alla moda, «liquida».
In altri termini, si preconizza una Chiesa senza dottrina, senza dogma, senza fede, nella quale non ci sarebbe più bisogno di un’autorità che insegni alcunché. Tutto è dissolto in uno spirito di amore e servizio, senza chiedersi troppo a cosa corrisponda tutto questo – ammesso che corrisponda a qualcosa – e dove porti.
Lei ha menzionato un secondo passaggio che la ha particolarmente colpita…
In effetti, un secondo passaggio mi sembra riassumere bene lo spirito dell’insieme del testo, e allo stesso tempo, il sentire caratteristico di questi ultimi anni di pontificato: «Il mondo ha bisogno di una “Chiesa in uscita”, che rifiuta la divisione tra credenti e non credenti, che rivolge lo sguardo all’umanità e le offre, più che una dottrina o una strategia, un’esperienza di salvezza, un “traboccamento del dono” che risponda al grido dell’umanità e della natura» (5). Sono convinto che questa breve frase racchiuda un significato e una portata molto più profondi di quanto appaia di primo acchito.
La Chiesa si trova ridotta a proporre un “vangelo” diminuito, naturalizzato, […] a un’umanità che non si vuole più convertire.
Il fatto di rigettare la distinzione tra credenti e non-credenti è certamente folle, ma logico nel contesto attuale: se la fede non è più una realtà autenticamente soprannaturale, la Chiesa stessa, che la dovrebbe custodire e predicare, altera la sua ragion d’essere e la sua missione presso gli uomini.
In effetti, se la fede è solo un’esperienza tra le altre, non si vede perché debba essere la migliore, né perché la si debba imporre universalmente.
In altri termini, un’esperienza-sentimento non può corrispondere a una verità assoluta: il suo valore è quello di un’opinione particolare, che non può più essere la verità nel senso tradizionale del termine. Si finisce allora logicamente nel rifiuto di distinguere tra credenti e non-credenti. Resta solo l’umanità, con le sue attese, le sue opinioni e le sue grida, che in quanto tali non postulano nulla di soprannaturale.
La Chiesa offre così all’umanità un insegnamento che non corrisponde più alla trasmissione di una Rivelazione trascendente. Si trova ridotta a proporre un “vangelo” diminuito, naturalizzato, semplice libro di riflessione e consolazione adattato indistintamente a tutti. In questa prospettiva, si capisce come la nuova teologia e la nuova morale ecologista proposta da Laudato si’ si offrano ad un’umanità che non si vuole più convertire, e nella quale non si fa più distinzione tra credenti e non-credenti.
In campo mediatico, si fa notare particolarmente l’attenzione che il Sinodo presta alle unioni tra persone dello stesso sesso. Come vede questo problema?
Non si può negare che la pressione esercitata a livello mondiale in questo campo trovi la sua eco nel processo sinodale. Si chiede alla Chiesa di essere più accogliente e attenta ai bisogni affettivi di queste persone, soprattutto dopo che le porte sono state aperte da Amoris laetitia. È uno degli argomenti sui quali c’è più forte attesa.
L’impressione che si ha osservando quanto avviene è che da un lato l’autorità della Chiesa ricorda il principio secondo il quale simili coppie non possono essere benedette – come è avvenuto per esempio con la risposta della Congregazione per la Dottrina della Fede nel marzo 2021. Dall’altro lato, tali coppie sono state comunque benedette in alcune occasioni: alcune si sono recate in chiesa per ricevere una benedizione dopo un matrimonio civile in comune.
Qualche mese fa, i vescovi belgi fiamminghi hanno anche pubblicato un rituale ufficiale per benedire tali coppie, una nuova iniziativa che finora non ha visto reazioni da parte del Vaticano. Secondo il vescovo di Anversa, il Papa sarebbe anzi stato al corrente, e avrebbe deciso di lasciar fare.
Ugualmente, i tedeschi propongono dei passi in avanti notevoli e apertamente rivoluzionari in questo campo. Tutto questo provoca inevitabilmente delle reazioni in una parte dei vescovi e dei fedeli, mentre un buon numero di essi si limita ad osservare passivamente le cose.
I princìpi morali tradizionali sono trasformati in libere opzioni.
Così, si creano una confusione e una dialettica, in questo campo come in altri, che fanno sì che tutti si aspettino un pronunciamento dell’autorità… Questa ha allora piena libertà di mettere un freno a quanto appare troppo prematuro, ma al tempo stesso di spingersi avanti concedendo delle cose che, a poco a poco, entrano nei costumi e nelle abitudini. A volte, la dottrina tradizionale è ricordata e perfino definita come immutabile, così da rassicurare i conservatori. Ma poi si mettono in avanti le necessità pastorali dei casi particolari, applicando una misericordia «miracolosa» che concilia l’inconciliabile.
In realtà, i princìpi morali tradizionali, esattamente come la fede, sono trasformati in libere opzioni. Questo modo di procedere è proprio ad un’autorità che non è più guidata da princìpi trascendenti, ma si mostra sensibile alle aspettative del momento, ben determinata a soddisfarle, secondo un’opportunità valutata in modo puramente pragmatico.
Ora, si deve ben cogliere che tutto questo non si ferma ad un punto determinato. Questo modo di esercitare l’autorità subisce lo stesso meccanismo che regge le democrazie moderne: una cosa che non può essere approvata oggi lo sarà domani, quando con la stessa dialettica, con una nuova pressione, con dei nuovi precedenti, la situazione sarà abbastanza matura e gli spiriti abbastanza preparati. Ecco descritto in poche parole il meccanismo innescato dalla sinodalità, ed ecco perché ci troviamo davanti alla forma più matura del modernismo.
Recentemente, un rescritto di Papa Francesco ha ricordato che ogni nuovo sacerdote che volesse celebrare la Messa tridentina deve ottenere il permesso esplicito della Santa Sede. In più, se una Messa tridentina è autorizzata in una chiesa parrocchiale, ci vuole pure il permesso della Santa Sede. Come valuta queste misure?
Penso che non sia necessario essere un esperto molto accorto per capire la volontà manifesta di metter fine alla celebrazione della Messa tridentina. Questo rescritto del febbraio 2023, come la lettera apostolica Desiderio desideravi del giugno 2022, hanno la duplice finalità di restringere al massimo l’uso del messale tradizionale, ed anche di spaventare chiunque volesse utilizzarlo.
In tali condizioni, immagino con difficoltà un giovane sacerdote avere il coraggio di rivolgersi alla Santa Sede per chiedere il permesso di celebrare la Messa tridentina. Che lo si voglia o no, a partire dal motu proprio Traditionis custodes, questa Messa è praticamente proibita nella Chiesa; come è stato recentemente ricordato dal Cardinal Roche, con il Concilio «la teologia della Chiesa è cambiata» (6), ed in conseguenza la liturgia, che ne è l’espressione.
In questo clima, i membri degli Istituti detti Ecclesia Dei vivono un momento di attesa e di apprensione. Si sente parlare di un ulteriore documento pontifico che li riguarderebbe e che potrebbe essere pubblicato prossimamente. Che cosa ci può dire a questo proposito?
Non so assolutamente nulla di un tale documento, ma penso che un prete non possa vivere serenamente il proprio sacerdozio se accetta di avere costantemente una spada di Damocle sospesa sulla testa; allo stesso tempo, non può vivere serenamente se è continuamente messo in allarme dai minimi rumori.
Un sacerdote dovrebbe poter vivere la propria Messa senza chiedersi se domani sarà ancora autorizzato dai suoi superiori a celebrarla. Deve avere la preoccupazione di far partecipare le anime ai tesori che dispensa, senza vivere con la costante paura di esserne privato lui stesso, o in attesa di un miracolo che gli permetta di sfuggire alla situazione precaria nella quale si trova. Non penso che la Provvidenza voglia questo.
In più, purtroppo, i membri di questi Istituti, come molti sacerdoti desiderosi di celebrare il rito tridentino, vivono in un tale timore che condannano se stessi al silenzio di fronte all’attualità della vita della Chiesa: infatti sanno bene che, il giorno in cui volessero esprimere qualche riserva di fronte a ciò che succede oggi, la spada di Damocle potrebbe cadere su di loro.
Il Cardinal Roche è pronto a ricordarlo loro in ogni momento. Lo dico in piena carità: questa situazione provoca una dicotomia permanente tra la sfera liturgica e la sfera dottrinale, che rischia di far vivere questi sacerdoti nella delusione, e di paralizzarli irrimediabilmente nella necessaria professione pubblica della loro fede.
Ecco perché oggi, soprattutto in alcuni paesi, la reazione contro le follie del movimento sinodale, paradossalmente, proviene piuttosto da ambienti che non sono legati all’uso del messale tradizionale.
Come vede l’avvenire della Fraternità San Pio X?
Lo vedo in perfetta continuità con ciò che la Fraternità ha rappresentato finora. La Fraternità deve essere preoccupata dell’attualità della Chiesa, ma senza interessarsi ai rumori, a ciò che tal Cardinale avrebbe detto in gran segreto a tal seminarista, a ciò che potrebbe prodursi, a ciò che potrebbe succederci… Dobbiamo vivere al di sopra di tutto questo.
Dobbiamo essere coscienti che al culto tradizionale della Chiesa corrisponde anche una vita morale che non abbiamo il diritto di alterare nei suoi princìpi.
Per il bene della Chiesa, la Fraternità deve custodire e garantire, ai suoi sacerdoti e ai suoi fedeli, la piena libertà della celebrazione della liturgia tradizionale. Allo stesso tempo, la Fraternità deve continuare a garantire la conservazione della teologia tradizionale che accompagna e sostiene questa stessa liturgia.
Un cattolico ancora lucido non potrebbe rinunciare a tale dottrina: il cambiamento di questa durante il Concilio è proprio l’elemento che – per parafrasare il Cardinal Roche – ha ispirato la nuova messa. Dobbiamo mantenere l’una e l’altra, con la piena libertà di opporci agli errori e ai loro fautori. In effetti, se la liturgia è per definizione pubblica, lo è anche la professione della fede che le è associata.
Allo stesso tempo, oggi più che mai, dobbiamo essere coscienti che al culto tradizionale della Chiesa corrisponde anche una vita morale che non abbiamo il diritto di alterare nei suoi princìpi. Al centro della nostra religione, Dio ha piantato la Croce ed il Sacrificio. Nessuno si può salvare senza la Croce o senza il Sacrificio, accettando – in nome di un falso amore e di una falsa misericordia – ogni sorta di abominazione.
C’è un solo amore che salva, perché c’è un solo vero amore che purifica: quello della Croce, quello della Redenzione; quello che Nostro Signore ci ha mostrato, che ci comunica, e che ha voluto chiamare «carità».
Questo amore però non può esistere senza la fede e senza chi la insegna.
NOTE
1) Il movimento sinodale è cominciato immediatamente dopo il Concilio, dopo il quale si sono tenuti più di mille sinodi diocesani: la maggior novità di questi è stata la frequente presenza di laici.
2) Si tratta più precisamente di sette continenti, perché l’America del Nord e del Sud rappresentano due entità diverse; ugualmente, il Vicino Oriente e il resto dell’Asia formano due regioni distinte.
3) Allarga lo spazio della tua tenda, n. 13.
4) Ibidem, n. 57
5) Ibidem, n. 42.
6) «La teologia della Chiesa è cambiata», ha osservato il Cardinal Roche. «In precedenza, il sacerdote rappresentava, a distanza, tutto il popolo: esso era canalizzato da questa persona che, sola, celebrava la Messa. [Oggi, invece], non è solo il prete che celebra la liturgia, ma anche quelli che sono battezzati con lui, ed è un’affermazione enorme». (Emissione a BBC Radio 4, trasmessa il 19 marzo 2023)
Articolo previamente apparso su FSSPX.news.
Immagine da FSSPX.news
Spirito
Professore cattolico dice che l’insegnamento di Papa Leone XIV sulla guerra giusta «manca di coerenza»
Secondo una critica espressa dal professore cattolico tedesco e sociologo Manfred Spieker, le dichiarazioni di Papa Leone XIV sulla guerra giusta sono state definite prive di «coerenza».
Il professor Spieker ha redatto una recensione della prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, dedicata all’Intelligenza Artificiale (IA), nella quale il Pontefice ha affrontato anche la teoria cattolica della guerra giusta.
Nel suo articolo pubblicato sulla rivista tedesca Communio, lo Spieker sosteneva che quanto affermato dall’enciclica di Leone sulla guerra giusta «manca di coerenza e solleva numerose obiezioni».
Leone scrive che la dottrina della guerra giusta deve essere «superata» oggi «più che mai». «Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, questa dottrina – sviluppata da Agostino nel V secolo – è descritta con sufficiente chiarezza al paragrafo 2309, e la sua validità viene sottolineata», ha commentato nell’articolo lo Spieker.
Citando il Catechismo sulla guerra giusta, ha affermato che «un popolo è autorizzato a difendersi militarmente per legittima difesa se il danno causato dall’aggressore è certo, grave e duraturo; se tutti gli altri mezzi per porre fine alla guerra si sono rivelati inefficaci; se vi è una seria prospettiva di successo; e se il danno causato dalla difesa militare non è peggiore del male da eliminare (…)Tutte queste condizioni devono essere soddisfatte simultaneamente, e spetta ai governi responsabili giudicare se siano soddisfatte».
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«Per giustificare l’appello a “superare” la dottrina della guerra giusta, Magnifica Humanitas si rifà al paragrafo 258 dell’enciclica Fratelli Tutti (2020) di papa Francesco, che cita due ragioni contro la dottrina della guerra giusta: in primo luogo, si afferma che tutte le guerre degli ultimi decenni sono state giustificate; in secondo luogo, lo sviluppo delle armi moderne non permette più di considerare la guerra una soluzione», ha continuato Spieker.
«Né la prima né la seconda ragione costituiscono un argomento contro la dottrina della guerra giusta», ha affermato il professore emerito. «Se tutti coloro che fanno la guerra invocano questa dottrina, resta da esaminare chi è giustificato a farlo e chi no. Coloro che invocano erroneamente questa dottrina saranno oggetto di critiche o di rifiuto. Ma ciò non rende obsoleta la dottrina della guerra giusta. E se una particolare arma o il suo utilizzo non possono essere giustificati, allora il suo utilizzo deve essere rifiutato. Tuttavia, questo non dimostra l’invalidità della dottrina della guerra giusta; al contrario, la conferma».
«La dottrina della guerra giusta va superata, secondo la Magnifica Humanitas, senza pregiudizio del diritto alla legittima difesa, da intendersi nel senso più stretto», ha proseguito. «L’enciclica si astiene da ulteriori considerazioni su cosa si intenda per “legittima difesa nel senso più stretto”».
«Se avesse affrontato la questione di cosa costituisca “legittima difesa nel senso più stretto”, probabilmente sarebbe tornata alla dottrina della guerra giusta, il cui scopo principale è quello di limitare rigorosamente il diritto di utilizzare mezzi militari a scopo difensivo», scrive il sociologo. «Non sarebbe stato possibile evitare la contraddizione tra la difesa del diritto all’autodifesa e l’esigenza di superare la dottrina della guerra giusta».
Lo Spieker è professore emerito di scienze politiche, filosofia e storia, e ha ricoperto la cattedra di Scienze sociali cristiane presso l’Istituto di teologia cattolica dell’Università di Osnabrück dal 1983 al 2008.
Come riportato da Renovatio 21, Leone XIV era stato criticato anche per sue dichiarazioni su aborto e pena di morte.
Due anni fa il vescovo elvetico Mariano Eleganti aveva dichiarato che il documento di Bergoglio Dignitas Infinita contraddice la dottrina della Chiesa sulla pena di morte e sulla guerra.
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Immagine: Gerard Seghers (1591–1651) (attribuito), I quattro dottori della Chiesa occidentale, Sant’Agostino d’Ippona (354-430) (tra il 1600 e il 1650), Collezione Kingston Lacy, Wimborne Minster, Dorset, Inghilterra.
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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Comunità tradizionali amiche della Fraternità Sacerdotale San Pio X: una fecondità evangelica
I compagni della prima ora
Per lo più costretti ad abbandonare le proprie comunità a seguito della rivoluzione che seguì il Concilio, questi pionieri fondarono un ramo tradizionale della loro Congregazione.► LE DISCEPOLE DEL CENACOLO – 1967
La comunità fu fondata nel 1967 a Velletri, vicino Roma, da Padre Francesco Putti, con il sostegno spirituale di Padre Pio. Attualmente si dedicano all’insegnamento del catechismo, alla divulgazione giornalistica e alla diffusione di idee dottrinali e antimoderniste (rivista italiana Sì Sì No No). La loro spiritualità è sacerdotale, riparativa, centrata sull’Eucaristia e sulla preghiera per i sacerdoti. Rimangono fedeli alla Tradizione.► LA FRATERNITÀ DELLA TRASFIGURAZIONE – 1970
Fondata nel 1970 a Mérigny, nel dipartimento dell’Indre, da Padre Lecareux, e composta da circa quaranta membri – sacerdoti, fratelli e suore – serve sette centri liturgici. Eredi spirituali del vescovo Vladimir Ghika, dimostrano una grande apertura verso i cristiani orientali, in particolare i greco-cattolici, e un impegno per l’unità cristiana attraverso la preghiera e l’opera per un rinnovato ecumenismo tra gli scismatici ortodossi. Il cuore della loro spiritualità è quella del Tabor, incentrata sulla Trasfigurazione di Cristo, l’adorazione eucaristica, la contemplazione e la partecipazione alla gloria di Cristo attraverso la Croce. Svolgono il ministero parrocchiale nella Francia centrale e occidentale, rimanendo fedeli alla Tradizione e rifiutando il modernismo, e sono noti per i loro numerosi ritiri spirituali e corsi di canto gregoriano.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
► LE PICCOLE SORELLE DI SAN FRANCESCO – 1971, 1986
La congregazione originaria fu fondata ad Angers l’8 dicembre 1873 da Louise Renault (1819-1889), che divenne Madre Giuseppina nella vita religiosa. Proveniente da una famiglia povera, aveva lavorato per molti anni con i malati e gli orfani presso l’ospedale di Angers, nello spirito del Terz’Ordine Francescano. La congregazione, in rapida espansione, ricevette l’approvazione definitiva delle sue costituzioni da Pio XII nel 1955. Mentre la congregazione si stava frammentando in seguito al Concilio, due suore, Madre hérèse-Marie e Madre Marie-Xavier, desideravano mantenere una stretta aderenza alle costituzioni del 1955 e a uno stile di vita tradizionale. Nel 1971, con l’aiuto di Padre Coache e Padre Eugène, fondarono una nuova comunità a Flavigny-sur-Ozerain. Attualmente risiedono a Morlaix e Trévoux, dove si prendono cura degli anziani e dei convalescenti. Il loro ideale è riassunto dalla profonda riflessione di Madre Giuseppina: «Siamo i più piccoli».► I CAPPUCCINI – 1972
A seguito delle riforme attuate dal Concilio Vaticano II, Padre Eugène de Villeurbanne e alcuni frati cappuccini fondarono la comunità nel 1972 per rimanere fedeli alle loro costituzioni. Centrati sulla figura di Cristo crocifisso e sull’imitazione di San Francesco, si dedicano a diverse forme di apostolato (ritiri spirituali, parrocchie, scuole, Terz’Ordine) e hanno tre case in Francia (Morgon 1983, Aurenque 2005, Blois 2012), tra cui un noviziato di grande ispirazione.► I BENEDETTINI – ANNI ’70
A partire da Le Barroux, luogo di rinnovamento nel 1978, spiccano due monasteri: uno negli Stati Uniti (Silver City, 1991, con 42 monaci) e l’altro in Germania (Reichenstein, 2017), entrambi legati da una stretta amicizia con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Cercando Dio nel silenzio e nel lavoro, lo lodano sette volte al giorno nel coro della chiesa e praticano la lectio divina.(attraverso una lettura orante delle Sacre Scritture), vivono nell’umiltà, nella stabilità comunitaria e nel lavoro.► LE SUORE DELLA FRATERNITÀ SAN PIO X – 1973
Questa congregazione non appartiene canonicamente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, ma è profondamente legata ad essa, essendo stata cofondata da mons. Lefebvre insieme a Madre Marie-Gabriel. Sostengono la Fraternità San Pio X, sono presenti in 10 Paesi e contano 226 suore e 20 novizie. La loro casa madre si trova a Saint-Michel-en-Brenne e la congregazione ha novizie in diverse parti del mondo: Ruffec (Francia), Göffingen (Germania), Browerville (Stati Uniti) e Pilar (Argentina).► SUORE DOMENICANE INSEGNANTI DEL SANTO NOME DI GESÙ (CONGREGAZIONE DI SAINT-PRÉ) – 1974
Nel 1974, l’allora Superiora Generale di questa congregazione di suore insegnanti di Tolosa decise di fondare una sede tradizionale a Tolone, fedele alle Costituzioni pre-Concilio Vaticano II. Sono guidate da un teologo di fama: Padre Calmel, O.P. Sono insegnanti e contano circa 160 suore che gestiscono una quindicina di scuole in Francia, Argentina e Spagna.► LE SUORE DOMENICANE INSEGNANTI DEL SANTO NOME DI GESÙ (CONGREGAZIONE DI FANJEAUX) – 1975
Un anno dopo la fondazione della sede di Tolone, la Superiora Generale, rimasta a Tolosa, fu costretta a lasciare la congregazione insieme ad altre suore, e nel 1975 fondarono un’altra sede tradizionale a Fanjeaux. Sono insegnanti e gestiscono 23 scuole in Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera e Canada. Sono composte da 270 suore e 2.800 studenti. È una delle congregazioni della Chiesa più fiorenti in Francia.► LE PICCOLE SERVE DI SAN GIOVANNI BATTISTA – 1979, 2011
de La Chevasnerie (1889-1968), gesuita e Dottore in Teologia, fondò l’Istituto delle Piccole Serve dell’Agnello di Dio a Brest nel 1945. Nel 1979, Madre Marie de Magdala, fondatrice ed ex Economa Generale dell’Istituto dell’Agnello di Dio, istituì una sezione tradizionale, oggi chiamata «Piccole Serve di San Giovanni Battista». Accettano come membri donne di tutte le età, provenienze e livelli di istruzione; sane, inferme o fragili, purché abbiano un’autentica vocazione religiosa. Sono affettuosamente chiamate Suore Ospedaliere, poiché la loro discreta dedizione infermieristica edifica i pellegrinaggi a Lourdes e Chartres organizzati dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X, e gestiscono due ospizi (Le Rafflay, 1979; Lourdes, 2011) per malati e convalescenti, per coloro che necessitano di un luogo di riposo.Sostieni Renovatio 21
► LE BENEDETTINE DI PERDECHAT – 1980, 2008
Madre Gertrude, ex priora dell’abbazia di Faremoutiers, scelse di mantenere una vita benedettina tradizionale (Messa tridentina, uffici in latino, rigorosa osservanza monastica), nonostante le riforme liturgiche derivanti dal Concilio Vaticano II. Si stabilì a Lamairé nel 1980, ma la comunità ristagnò per alcuni anni prima di rifiorire. L’Abbazia Notre-Dame de Toute-Confiance è stata fondata in Alvernia nel 2008, la sua chiesa è stata costruita negli anni 2010, seguita da continui ampliamenti, e ora ospita 21 monache. Nel 2024, l’edificio è stato ampliato con l’aggiunta di 15 celle monastiche. Pace divina e umana è l’atmosfera che si irradia da questo monastero.Sviluppo negli anni ’80 e ’90
► LE CARMELITANE – 1978-2024
Diverse comunità carmelitane sono state fondate in Belgio (1978), Francia (1983), Stati Uniti (1985, 2024) e Svizzera (1990). La sorella di mons. Lefebvre, una carmelitana in Australia, che non poteva in coscienza attuare le riforme distruttive degli anni ’70, fondò una comunità carmelitana tradizionale a Quiévrain, da cui sono scaturite la maggior parte delle altre fondazioni.► LE SUORE DELLA TRASFIGURAZIONE – 1985
Questa è la sezione femminile dell’omonima Fraternità. Condividono la stessa spiritualità.► LE SUORE DOMENICANE CONTEMPLATIVE – 1982, 2017
Dopo la graduale disgregazione della vita contemplativa in seguito alla fine del Concilio, Madre Marie-Emmanuel la restaurò all’interno di una cornice tradizionale domenicana fondando il Monastero di San Giuseppe ad Avrillé. Nel 2017, a causa del numero insufficiente di suore, si sono trasferite a Montagnac, nella regione della Dordogna. Attualmente sono circa una trentina.► LE CLARISSE – 1994
La sezione femminile contemplativa dei Francescani, con sede a Morgon, vicino ai Cappuccini. La loro spiritualità è profondamente francescana: povertà radicale, vita di clausura e di silenzio, adorazione e liturgia, amore per i poveri e per Cristo crocifisso, e imitazione di San Francesco e Santa Chiara d’Assisi.Congregazioni che si avvicinano alla Fraternità Sacerdotale San Pio X negli anni 2000
► LE SUORE CONSOLATRICI DEL SACRO CUORE – 1996
Fondata nel 1961 da Padre Basilio Rosati, un passionista, questa congregazione si è posta sotto la protezione della Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 1996. Oltre ai voti tradizionali di povertà, castità e obbedienza, si impegnano a promuovere la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Questo è una delle congregazioni in più rapida crescita oggi, diventata nota alle giovani donne americane grazie al suo orfanotrofio in India. Situato a Vigne di Narni, in Umbria, il noviziato occupa un ex monastero cappuccino del XVII secolo dal 2021, con lavori di ampliamento iniziati nel 2025. Dopo aver fondato una struttura a Phoenix, in Arizona, nel 2023, intraprenderanno la costruzione di un altro noviziato negli Stati Uniti nel 2026. Sono dedite a una fervente devozione al Cuore amorevole di Gesù e all’educazione dei giovani, dalle famiglie tradizionali ai più abbandonati.► LA FRATERNITA’ SAN GIOSAFAT – c. 2000
Circa 25 sacerdoti servono quasi 10.000 fedeli in 24 luoghi di culto in Ucraina. Il Seminario del Cuore Immacolato di Maria, situato a Leopoli, si propone di essere un trampolino di lancio per la conversione al cattolicesimo in Ucraina e Russia. Celebrano i sacramenti secondo il rito slavo pre-conciliare e coltivano una spiritualità romano-bizantina e mariana, in particolare attraverso la preghiera, utilizzando pratiche romane come il Rosario, la Via Crucis e l’Adorazione Eucaristica, storicamente conservate tra i cattolici greci ucraini. Si oppongono coraggiosamente ai cambiamenti dottrinali introdotti dal Concilio Vaticano II.► LE SUORE BASILIANE DI ORIENTE DELLA FRATERNITA’ SAN GIOSAFAT
Accanto al seminario della Fraternità San Giosafat si trova il convento di una ventina di suore basiliane, che seguono la Regola Orientale di San Basilio Magno. Esse sostengono il seminario e l’apostolato di questa Fraternità.► LE SUORE FRANCESCANE INSEGNANTI DI CRISTO RE – 2000
Questo istituto religioso, fondato negli Stati Uniti nel 2000 da Padre Eugene Heidt e Madre Mary Herlinda McCarty O.S.F., segue le costituzioni del Terz’Ordine di San Francesco, approvate da Papa Pio XI nel 1927. Uno degli obiettivi apostolici primari della comunità è la formazione cristiana dei giovani. Si dedicano alla formazione delle giovani donne nelle scuole, nei campi estivi e nel servizio parrocchiale della Fraternità Sacerdotale San Pio X. La loro vita è semplice, gioiosa e penitenziale nell’amore di Cristo crocifisso.Iscriviti al canale Telegram ![]()
► LE MINIME – 2000
Le Francescane Minime del Perpetuo Soccorso sono una Congregazione fondata secondo la Regola Primitiva di San Francesco d’Assisi nel 1942 in Messico da Madre Conchita, e definitivamente riconosciuta nel 1964. Nel 2000 hanno stretto legami più stretti con la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX). Sono 34 suore e stanno cercando di fondare una nuova casa. Le suore si offrono come vittime unite a Gesù per espiare e riparare tutti i peccati del mondo. La spiritualità dell’Eucaristia – nel senso di vittime del sacrificio d’Amore – le spinge a essere fedeli imitatrici delle virtù con cui Gesù si offre, in particolare la carità e l’immolazione del suo Cuore nascosto nella Santa Eucaristia. Il loro apostolato si concentra principalmente sulle giovani donne, con l’obiettivo di purificare i costumi e formare le future mogli cristiane, fornendo loro l’educazione familiare di cui hanno disperatamente bisogno, affrontando così uno dei maggiori problemi sociali dei nostri giorni.► LE SUORE DOMENICANE INSEGNANTI DI WANGANUI – 2002
Una giovane congregazione, fondata nel 2002 in Nuova Zelanda sotto l’autorità di mons. Fellay da una suora domenicana di quel paese, che aveva lasciato il suo convento (fondato da suore irlandesi nel 1871). La comunità conta attualmente 25 suore provenienti da Nuova Zelanda, Australia, Sudafrica, India, Canada, Stati Uniti, Argentina, Samoa e Filippine. Gestiscono scuole per ragazze.► LE SERVE DI GESÙ SACERDOTE E DEL CUORE DI MARIA – 2005
Nel 2005, un gruppo di suore di Barcellona, Spagna, fu costretto a lasciare la propria comunità d’origine per rimanere fedele alla buona battaglia della fede. Mons. de Galarreta, con l’approvazione del Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, decise che le suore avrebbero continuato la loro vita religiosa in una nuova congregazione. Oltre ai tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, le suore pronunciano un quarto voto, chiamato “voto vocazionale”, con il quale offrono la propria vita, il proprio lavoro e i propri sacrifici per la santificazione dei ministri dell’altare e delle anime consacrate. Sono contemplative. La dottrina di San Francesco di Sales anima la loro vita consacrata per quanto riguarda la pratica della virtù. Il centro della loro vita religiosa è la Santa Messa.Ultimi arrivi
► LE SUORE RIPARATRICI DELLO SPIRITO SANTO – 2011
Questa comunità si trova in Germania, vicino al confine francese. La congregazione fu fondata nel 1946 in Cecoslovacchia. Strettamente sorvegliate dalle autorità comuniste, private del loro convento e costrette a lavorare nelle fabbriche, le suore ricevettero aiuto dalla Diocesi di Magonza e si stabilirono nella Germania Ovest. Gestiscono una casa per anziani e coltivano una spiritualità di riparazione attraverso la carità. Hanno chiesto alla SSPX di provvedere al loro Orientamento nel 2011: «Per anni abbiamo pregato per una vera guida. Ora, la Divina Provvidenza ci ha mostrato la via verso di voi. Siamo molto grati al Padre Celeste e a voi per la nostra “associazione” con la Fraternità San Pio X, nella quale la vera fede cattolica viene ancora predicata e vissuta, e ribadiamo con gioia la nostra gratitudine».► I DOMENICANI – 1979, 2014
I Fratelli di Nostra Signora del Rosario, che hanno lasciato il convento di Avrillé nel 2014, si sono stabiliti nella regione della Dordogna nel 2018. Come predicatori, il loro lavoro si concentra principalmente sullo studio, la formazione, la predicazione e il sostegno alle comunità contemplative.► LA FRATERNITÀ DI SAN GIOVANNI PRECURSORE (FSJPD) – c. 2015
Di rito bizantino-slavo, principalmente in Lettonia, i sacerdoti di questa giovane comunità collaborano con la Fraternità San Pio X.Aiuta Renovatio 21
► LE BENEDETTINE DI SILVER CITY – 2018
Il Monastero di San Giuseppe è stato fondato nel 2018 e ospita già circa quindici monache. Esse beneficiano del ministero dei monaci vicini.► IL CARMELO DI ARLINGTON, TEXAS – 2024
Un nuovo Carmelo, quello di Arlington, in Texas, ha chiesto alla Fraternità Sacerdotale San Pio X di poter beneficiare del suo ministero nel 2024: «Da diversi anni, proviamo grande gioia e rinnovamento spirituale riscoprendo le ricchezze dell’immemorabile tradizione liturgica della Chiesa. Nel nostro desiderio di crescere in santità e in una fedeltà sempre più profonda al nostro carisma di Carmelitani Scalzi, e come mezzo degno di servire al meglio la Santa Madre Chiesa, in agosto, a seguito della decisione unanime del Capitolo del Monastero e con l’accordo dell’intera comunità, abbiamo completato gli ultimi passi necessari per l’affiliazione del nostro monastero alla Società di San Pio X, che d’ora in poi garantirà la nostra vita sacramentale e il nostro governo. Siamo profondamente grati al Reverendo Padre Superiore Generale e ai suoi delegati qui negli Stati Uniti per la loro comprensione e la loro paterna accoglienza». (2)Conclusione: Uno Splendore di Santità
Questa missione di salvaguardia si estende oltre i confini della Società. Attorno ad essa, una vera e propria costellazione di vita religiosa è stata mantenuta o riformata: più di venti rami tradizionali, derivanti da ordini e congregazioni storiche, mantengono le loro antiche Costituzioni in tutto il loro rigore e la loro bellezza, attirando centinaia di giovani uomini e donne. Questi religiosi e queste religiose, attraverso la loro totale dedizione, testimoniano che la Tradizione non è un museo, ma una fonte di vita in continuo flusso. Scegliendo il cammino di santità tracciato dai santi nel corso della storia, essi assicurano alla Chiesa di domani un solido fondamento spirituale. Don Guillaume Gaud Articolo previamente apparso su FSSPX.News NOTE 1) Dati di marzo 2026. 2) Lettera del Carmelo di Arlington al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, 2024.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Spirito
Mons. Viganò: contro la FSSPX Prevost rivela la frode sinodale
L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha commentato su X le recenti minacce di Leone XIV alla Fraternità San Pio X (FSSPX), che consacrerà il prossimo 1° luglio 4 nuovi vescovi, rischiando una scomunica da Roma che è stata di fatto già annunciata dai vertici vaticani.
«Prevost svela (involontariamente?) la frode sinodale» scrive monsignore. «Il vero motivo della minacciata scomunica alla FSSPX non è la Consacrazione di nuovi Vescovi senza il mandato pontificio, ma il rifiuto del Concilio Vaticano II (come nel mio caso). Prevost sposta il focus della questione, confermando di utilizzare strumentalmente le sanzioni canoniche. Le consacrazioni episcopali sono solo il pretesto».
«Da quale entità si viene “scomunicati”, quando la “scomunica” è comminata dal capo di una “chiesa post-conciliare ” che cerca solo di legittimare se stessa canonizzando i propri papi e dogmatizzando i propri errori? una “chiesa” che si qualifica proprio per non essere “preconciliare”, ossia Cattolica, Apostolica, Romana?»
«È come se Ario pretendesse di scomunicare Sant’Atanasio…» scrive Sua Eccellenza.
Prevost svela (involontariamente?) la frode sinodale.
Il vero motivo della minacciata scomunica alla FSSPX non è la Consacrazione di nuovi Vescovi senza il mandato pontificio, ma il rifiuto del Concilio Vaticano II (come nel mio caso). Prevost sposta il focus della questione,…
— Arcivescovo Carlo Maria Viganò (@CarloMVigano) June 18, 2026
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«Queste esternazioni ai giornalisti a Castel Gandolfo confermano che essere scomunicati dalla chiesa conciliare e sinodale è una patente di ortodossia cattolica» ragiona l’arcivescovo.
«Se Prevost fosse il capo della chiesa d’Inghilterra, o di una setta calvinista, o di un movimento pentecostale o di un culto amazzonico, parlerebbe diversamente? No».
«L’unica voce che non può fare propria è quella della Chiesa “preconciliare”, cioè l’unica vera Chiesa Cattolica Apostolica Romana, alla quale non ritiene di appartenere. E allo stesso tempo Prevost afferma che chi si dichiara Cattolico e rifiuta il Vaticano II è in scisma con lui. Più chiaro di così…»
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