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Monsignor Viganò: la Fiducia Supplicans è «eresia manifesta»

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Renovatio 21 pubblica la traduzione dell’intervista concessa da monsignor Carlo Maria Viganò a Michael Haynes per LifeSiteNews.

 

Il Cardinal Fernández scrive che «non c’è spazio per prendere le distanze dottrinali da questa Dichiarazione o per considerarla eretica, contraria alla Tradizione della Chiesa o blasfema». Come risponderebbe a una simile osservazione?

Non stupisce che l’autore di un documento in sé eretico cerchi di difenderlo contro ogni evidenza. Stupisce invece l’impudenza nel contraddire quella sinodalità che, a sentir loro, dovrebbe lasciare autonomia alle «chiese particolari». Ma questo è ciò che avviene quando una lobby che pretende di avere una legittimazione «democratica» scopre che il popolo – sovrano solo a parole – non asseconda i suoi piani eversivi. Il consenso popolare diventa allora «deriva populista» (come quando non sono i Democratici a vincere onestamente un’elezione) e la stessa cosa si verifica nella chiesa bergogliana. 

 

Vorrei però richiamare l’attenzione su un altro elemento che non va assolutamente sottovalutato: la provocazione deliberata da parte di Bergoglio e del suo scagnozzo. Se davvero Tucho fosse in buona fede, non avrebbe mai e poi mai promulgato la Dichiarazione Fiducia Supplicans, perché era ampiamente prevedibile che questo colpo di mano avrebbe suscitato fortissime proteste.

 

Da come questa scandalosa vicenda si è svolta – arrivando addirittura a non convocare la plenaria del Dicastero per discutere il contenuto del documento – possiamo comprendere ciò che già da tempo ho annunciato, e cioè che Bergoglio vuole provocare uno scisma nella Chiesa e spingere Pastori e fedeli ad andarsene, o comunque a trovarsi in una situazione di volontario o imposto ostracismo in cui la loro resistenza sia di fatto annullata o ignorata.

 

È questo che costituisce il marchio del «pontificato» del Gesuita Argentino, e lo ha affermato lui stesso nel 2016: «potrei passare alla storia come colui che ha diviso la Chiesa».

 

Questa azione divisiva, tipica del Maligno, che è spirito di divisione e seminatore di zizzania, è incontestabile e trova un’ulteriore dimostrazione nella provocazione di Fiducia Supplicans, che viene difesa dal suo estensore, in un grottesco conflitto di interessi, addirittura decidendo motu proprio che non può essere considerata eretica o blasfema, senza argomentare ed anzi sapendo benissimo che il Magistero della Chiesa ha sempre condannato la sodomia e quindi considerato impensabile benedire o anche solo indirettamente approvare chi vive in stato di pubblico concubinato o come sodomita. 

 

In ogni caso, qualsiasi documento porti la firma di Tucho può essere considerato privo di qualsiasi valore, per eresia manifesta dello stesso Tucho e per la sua complicità con Bergoglio nello screditare la Santa Chiesa usurpandone l’autorità per demolirla dall’interno. 

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Il Cardinal Fernández dice anche che l’opposizione a Fiducia Supplicans «non può essere interpretata come opposizione dottrinale, perché il documento è chiaro e definitivo sul matrimonio e sulla sessualità». Eppure sembra che tutta l’opposizione alla FS sia basata non sul riconoscimento del fatto che il matrimonio è tra uomo e donna, ma sul fatto che permette le benedizioni per le coppie dello stesso sesso.

Questo documento è un monumento di ipocrisia farisaica. Anzitutto finge di ignorare che la distinzione bizantina tra benedizioni liturgiche ed extra-liturgiche è palesemente contraddetta dalla valenza che viene loro attribuita proprio da chi le impartisce e da chi le chiede, oltre beninteso da chi ha ritenuto opportuno pronunciarsi in merito proprio adesso.

 

Un buon parroco sa benissimo che per il fedele medio il semplice benedire un’unione significa approvarla. Inoltre benedire una coppia di pubblici peccatori, anche solo in sacristia, con parenti e amici viene considerato come necessaria premessa per poi giungere, in tempi relativamente brevi, al matrimonio tout-court.

 

D’altra parte, è stato fatto più o meno lo stesso quando, in ambito civile, si sono fatti i PACS (unioni civili) da affiancare al matrimonio tra uomo e donna, grazie all’appoggio dei partiti conservatori a cui era stato fatto credere che i PACS non intendevano mettere in discussione il matrimonio tradizionale. E infatti oggi ci sono i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso, e nessuno ricorda nemmeno cosa fossero i PACS. 

 

Per ingannare, Tucho vuole che l’attenzione sia posta su un aspetto non pertinente – e cioè che la benedizione non mette in discussione che il Sacramento del Matrimonio sia possibile solo tra un uomo e una donna – per evitare di prendere in considerazione la sodomia, quale peccato contro natura che grida vendetta al Cielo, che di fatto Fiducia Supplicans derubrica e legittima.

 

In questo modo sono ignorate le conseguenze che Fiducia Supplicans avrà di fatto, e che già possiamo vedere coerentemente applicate da parte dei sacerdoti e dei vescovi bergogliani.

 

Prima tra queste, indurre nei fedeli l’idea che un’unione omosessuale o comunque illegittima possa avere una sorta di legittimazione di serie B, aprendo quella finestra di Overton che porterà necessariamente non solo alla legittimazione delle nozze omosessuali, ma anche a quelle tra più coniugi (in nome dell’inclusività verso chi pratica il poliamore) o con minorenni (quando la pedofilia, secondo gli auspici dell’ONU verrà riconosciuta come normale) o con gli animali.

 

Ricordo, en passant, che tra le sollecitudini del Sinodo sulla Sinodalità manovrato da Bergoglio, compariva anche l’attenzione pastorale non solo per le coppie illegittime di concubinari o di sodomiti, ma anche per i poligami. Rileggendo quei desiderata comprendiamo oggi quale fosse sin dal principio la volontà di Bergoglio e dei suoi complici. 

 

D’altra parte, è da sessant’anni che le deroghe alle norme ordinarie sono usate come pretesto per introdurre innovazioni altrimenti inaccettabili, dall’uso di amministrare la Comunione in mano all’istituzione dei «ministri dell’Eucaristia» o delle chierichette, dall’introduzione delle lingue vernacolari al posto del latino alla sostituzione del gregoriano con canzonette profane.

 

Aggiungo anche un altro elemento: il fatto che le coppie di persone che chiedono questa benedizione siano già «sposate» civilmente o abbiano comunque intenzione di farlo e non considerino peccaminosa la loro unione. È quella unione peccaminosa che si chiede di benedire, sono i due componenti di quell’unione peccaminosa che chiedono di essere benedetti. 

 

Tucho sapeva benissimo di non poter emanare questa Dichiarazione con l’approvazione dei membri del Dicastero e dell’Episcopato, in quanto contraria alla Fede e alla Morale. Per questo egli ha dovuto ricorrere a un colpo di mano, tenendo ben nascosta la redazione del documento per evitare che venisse bloccato ancor prima di essere pubblicato.

 

Pensare che l’abbia fatto senza considerare le reazioni che avrebbe suscitato è quindi da ingenui, perché lo scopo di Tucho era esattamente quello di creare divisione nella Chiesa.

 

La sua reazione stizzita conferma che la sinodalità – come tutta la finzione pastorale bergogliana – è solo l’ipocrita paravento dietro cui si nasconde l’autoritarismo tirannico di una setta di eretici corrotti che fa proprie le istanze antiumane dell’élite globalista calpestando l’insegnamento di Cristo.

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Il Cardinal Fernández afferma che i passaggi della FS sulle benedizioni sono «dottrina perenne», ma ammette anche che la «vera novità» della FS è il suo insegnamento sulle benedizioni, che è «un vero sviluppo rispetto a quanto è stato detto sulle benedizioni nel Magistero e nei testi ufficiali della Chiesa». Cosa dobbiamo pensare di tutto ciò?

Se volessimo dare un esempio di cosa si intenda per «gesuitismo», credo che queste parole di Tucho potrebbero compendiare perfettamente il concetto. Sostanzialmente quello che Tucho cerca di farci credere è che sì, le Benedizioni come sacramentale sono dottrina perenne, ma che per poter benedire una coppia irregolare è stato necessario introdurre quella «vera novità» che le stravolge, rendendone questa specifica applicazione ipso facto estranea alla dottrina perenne in ragione del cambiamento introdotto.

 

Questo è peraltro già avvenuto in ambito dottrinale con la arbitraria e assurda condanna della pena di morte, introdotta da Bergoglio con il medesimo artificio retorico che nasconde l’inganno: la pena di morte è stata considerata legittima e questa è dottrina perenne; però oggi introduciamo la «vera novità» della sua indole antievangelica e quindi la condanniamo. È prevedibile che con la stessa farisaica ipocrisia Tucho e il suo padrone si inventino una forma di «ministero non ordinato» per le donne, da un lato ribadendo che il Sacerdozio è limitato ai soli maschi, e questa è dottrina perenne, ma aggiungendo la «vera novità» di una «ministero non ordinato», ossia di un sacerdozio-non sacerdozio, di un diaconato-non diaconato. Capite tutti che questa è pura follia, dettata da una mente eretica e mossa da una volontà malvagia.

 

Dobbiamo capire una volta per tutte che costoro usurpano l’autorità sacra di Pastori della Chiesa di Cristo per distruggerla, per dannare le anime, per offendere la Maestà divina e per obbedire ai loro padroni; esattamente come in ambito civile i governanti delle nazioni occidentali sono asserviti – per interesse o per ricatto – all’élite globalista e anticristica.

 

Entrambi si avvalgono del proprio potere per fare il male, contro lo scopo per cui quel potere è stato istituito. Se continuiamo ad obbedire a un’autorità corrotta, senza cacciarla e processarla come merita, non usciremo mai da questa empasse. 

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Mons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…

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Dopo aver attaccato frontalmente le parole del gesuita filo-omotransessualista James Martin, che vuole l’ordinazione di omosessuali come sacerdoti, l’arcivescovo Carlo Maria Viganò è tornato a tuonare sulla questione della chiesa LGBT.   Il prelato lombardo ha commentaot su X un’inizativa di un pellegrinaggio francescano LGBT, con tanto di Tau arcobalenata, che si tiene in questi giorni in Umbria.   «Gli adepti della chiesa sinodale – sulla falsariga di quanto avviene nella sfera civile in tutti gli stati soggetti all’élite globalista – ha l’ordine di normalizzare la sodomia» scrive monsignore. «Per fare ciò non si accontentano di legittimare o depenalizzare i comportamenti dei singoli, ma addirittura di “canonizzarli”».

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«Ecco perché autorizzano Messe sacrileghe e pellegrinaggi. Non vogliono soltanto che il Sacerdozio sia accessibile a sodomiti e transgender, ma si preparano anche a canonizzare qualche omosessuale pedofilo».   «In questo quadro si comprende come la figura controversa di don Milani (elogiata tanto da Bergoglio quanto da Prevost) sia “perfetta” – per così dire – come simbolo di riscatto del modernismo e della sodomia» accusa Viganò.   «Si appoggeranno alle leggi antidiscriminazione per ottenere non solo l’accesso delle donne al Sacerdozio, ma anche l’imposizione di preti trans e gay. Difficile immaginare una dissoluzione più disastrosa, condotta con più efficacia».   Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».   Come riportato da Renovatio 21, l’altro ieri l’arcivescovo aveva dichiarato che «insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente».   Colpisce il riferimento a don Milani, in effetti subito lodato da papa Leone appena salito al soglio. L’11 ottobre, parlando ai pellegrini delle diocesi toscane, Prevost ha citato in modo molto benevolo il controverso prete-maestro della Barbiana: «Don Lorenzo Milani, profeta della Chiesa toscana, che Papa Francesco ha definito “testimone e interprete della trasformazione sociale ed economica”, aveva come motto “I care“, cioè “mi importa”, mi interessa, mi sta a cuore».   Come sa il lettore di Renovatio 21, Don Milani negli ultimi anni è stato accusato di essere una figura molto ambigua, che in una sua lettera, pubblicata dagli stessi seguaci, parlava della sodomizzazione dei suoi allievi ragazzi.   Citiamo dalla lettera di Don Milani a Giorgio Pecorini, contenuta nel libro di quest’ultimo Don Milani! Chi era Costui?, edito Baldini&Castoldi nel 1996, alle pagine 386-391.   «… Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani più che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!). E chi non farà scuola così non farà mai vera scuola e è inutile che disquisisca tra scuola confessionale e non confessionale e inutile che si preoccupi di riempire la sua scuola di immaginette sacre e di discorsi edificanti perché la gente non crede a chi non ama e è inutile che tenti di allontanare dalla scuola i professori atei … E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?». Il corsivo è nostro.

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Un piccolo scandalo in merito era esploso sui giornali mainstream nel 2017, quando uscì per i tipi di Rizzoli un romanzo dello scrittore Walter Siti intitolato Bruciare tutto, ove si racconta la storia di Don Leo, un immaginario prete pedofilo, e dei suoi struggimenti. È un’opera di fiction, Tuttavia si apre con una dedica molto reale: «All’ombra ferita e forte di don Lorenzo Milani».   Il clamore sui giornali fu tanto. Negli stessi giorni il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli organizza al MIUR «un evento dedicato a Don Milani, a cinquant’anni dalla sua scomparsa (…) “Avere una scuola aperta ed inclusiva era l’obiettivo di Don Milani ed è l’impegno del mio ministero».   Non ci sono solo le parole, da parte delle istituzioni civili e religiose che sembrano agire all’unisono nei confronti del controverso sacerdote toscano. Il 20 giugno 2017 papa Francesco effettua un «pellegrinaggio» (sic – proprio come per i viaggi presso santuari e luoghi sacri) a Barbiana, per onorare don Milani.   Insomma: con don Milani, non si apre segretamente solo un pertugio, ma anche il successivo, ancora più spaventoso.   La finestra di Overton spalancata sulla pedofilia è solo uno dei tasselli del disegno, che in realtà è già bello che scritto: una società mostruosa, dove i tabù – compreso soprattutto l’incesto – sono rimossi definitivamente dai suoi schiavi perverso-polimorfi, dove la morte (per eutanasia, per aborto, per omicidio tout court pienamente legalizzato) è un valore auspicabile, e con essa, vero obiettivo, il sacrificio umano.

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Cardinale Zen: «il Dio misericordioso fece piovere fuoco anche per distruggere Sodoma»

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Il cardinale Joseph Zen ha condannato con forza gli atti omosessuali, ricordando ai fedeli che «il Dio misericordioso ha fatto piovere fuoco anche per distruggere Sodoma».

 

Le osservazioni del cardinale cinese su quelli che ha definito «peccati LGBTQ» sono state pubblicate in un post sul suo blog lunedì .

 

«Naturalmente, l’etica e la moralità non si limitano al Sesto e al Nono Comandamento, ma i peccati di questo tipo sono i più insidiosi. In particolare, i peccati LGBTQ violano completamente il piano del Creatore per l’umanità: che un uomo e una donna si amino per tutta la vita e trasmettano la vita in un ambiente d’amore», scrisse Zen.

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«Gli atti omosessuali non sono solo definiti peccato nella Bibbia, ma sono anche un’abominazione agli occhi di Dio. Il Dio misericordioso ha persino fatto piovere fuoco per distruggere Sodoma».

 

Come riportato da Renovatio 21, il cardinale cinese l’estate scorsa aveva dichiarato che Dio è «disgustato» dal comportamento omosessuale.

 

«Il Dio misericordioso è così disgustato dai comportamenti sessuali tra persone dello stesso sesso perché questo crimine è troppo lontano dal piano di Dio per l’uomo», aveva scritto il cardinale. «Il Suo piano è che un uomo e una donna si uniscano in un solo corpo con un unico ed eterno amore e cooperino con Dio. Una nuova vita può nascere e crescere nel calore della famiglia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato lo Zen si era scagliato contro Fiducia Supplicans arrivando a chiedere le dimissioni dell’autore del testo, il cardinale Victor «Tucho» Fernandez, eletto da Bergoglio a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede.

 

Ad ottobre il porporato cinese aveva denunciato il pellegrinaggio LGBT organizzato in Vaticano per il Giubileo unendosi agli appelli di altri vescovi affinché compiano riparazioni per la profanazione della Basilica di San Pietro.

 

«Recentemente è emersa la notizia che un’organizzazione LGBTQ+ ha organizzato un evento per l’Anno Santo, in cui i partecipanti sono entrati nella Basilica di San Pietro a Roma per attraversare la Porta Santa».

 

«Ostentavano oggetti di scena color arcobaleno, indossavano abiti con slogan e coppie dello stesso sesso si tenevano per mano con passione: era puramente un’azione di protesta», ha osservato il vescovo emerito di Hong Kong.

 

«Questo non era un pellegrinaggio giubilare (in cui i credenti rinnovano i voti battesimali, si pentono dei peccati e si impegnano a riformarsi). Tali azioni offendono gravemente la fede cattolica e la dignità della Basilica di San Pietro: una grave offesa a Dio!»

 

«Il Vaticano era a conoscenza di questo evento in anticipo, ma non ha poi emesso alcuna condanna. Troviamo ciò davvero incomprensibile!»

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Lo Zen ha sottolineato che «coloro che provano attrazione per persone dello stesso sesso» dovrebbero essere trattati con beneficenza; tuttavia, «non possiamo dire loro che il loro stile di vita è accettabile».

 

«Non siamo Dio», ha continuato. «Dio ci chiama a trasmettere ciò che Gesù ci ha insegnato: il vero amore per loro. Dobbiamo aiutarli a ottenere la grazia attraverso la preghiera e i sacramenti per resistere alla tentazione, vivere virtuosamente e percorrere la via verso il cielo».

 

Il cardinale aveva fatto riferimento alla richiesta di atti di riparazione avanzata da quattro vescovi: il vescovo Athanasius Schneider, vescovo ausiliare di Astana, Kazakistan; il vescovo Joseph Strickland, vescovo emerito di Tyler, Texas; il vescovo Marian Eleganti, vescovo ausiliare emerito di Coira, Svizzera; e il vescovo Robert Mutsaerts, ausiliare di ‘s-Hertogenbosch, Paesi Bassi.

 

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Mons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero

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Renovatio 21 pubblica il commento dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò in risposta alle parole del gesuista filo-omotransessulista James Martin. La scorsa settimana, alla domanda riguardante «gli uomini gay che sentono la vocazione al sacerdozio», Martin ha affermato che «la mia risposta… è sì».   Si tratta di una possibilità negata – in teoria, la pratica, dopo il Concilio, abbiamo capito che va in direzione opposta – dalla Chiesa e dalla sua dottrina. «Nei miei quasi 40 anni da gesuita, ho conosciuto decine di sacerdoti omosessuali celibi che hanno condotto quella che Papa Francesco ha definito una vita “buona, santa e celibe”, incarnando il messaggio di amore e misericordia di Gesù», ha scritto Martin nel suo articolo per il sito web catto-omotransessualista da lui fondato, Outreach. «Per me e per molti dei miei amici, sono stati direttori spirituali, pastori, professori e mentori».   Vi è stato un tempo in cui tutti coloro che avevano tendenze omosessuali venivano immediatamente scartati dai seminari: si apprende ora che in alcuni casi sarebbe vero il contrario, un processo di dissoluzione sacrilega sodomita che sarebbe stato filierizzato, secondo ricostruzioni, dall’ex cardinale statunitense Theodore McCarrick (1930-2025), di cui Viganò fu grande accusatore, creando una «”pipeline” omosessuale che incanalava i candidati latinoamericani vulnerabili in alcuni seminari statunitensi dove venivano sfruttati sessualmente, e successivamente ordinati come preti attivamente omosessuali in alcune diocesi americane».   Le parole di padre Martin, ad ogni modo, ricordano quelle vergate 36 anni fa da don Gianni Baget Bozzo (1925-2009), già europarlamentare per il Partito Socialista Italiano. Nell’agosto del 1990 don Baget Bozzo scrisse per il settimanale L’Espresso un articolo intitolato «Omosessuale sacerdote ideale», dove affermava che la condizione omosessuale può integrarsi nella vita sacerdotale in modo del tutto analogo a quella eterosessuale. In un’intervista del luglio del 2000 al Corriere della Sera, don Baget Bozzo si pronunciò a favore del riconoscimento delle coppie omosessuali, anche ai fini sociali ed economici.   Padre Martin fu tra i primi ad utilizzare la Fiducia supplicans per benedire una coppia omosessuale nella residenza dei gesuiti a Nuova York.   Monsignor Viganò si è scagliato più volte contro lo scandalo delle ripetute udienze concesse dagli ultimi papi a Martin e alla sua «omoeresia». Ancora due anni fa il prelato lombardo aveva accusato che «lo scopo di Bergoglio è normalizzare sodomia e perversione e distruggere il Sacerdozio».     La farneticante proposta di James Martin sj non è una boutade provocatoria, ma l’ultimo passo di una lunga serie, volta a legittimare la sodomia non solo tra i laici, ma addirittura tra il Clero.   Essa costituisce una palese e intollerabile contraddizione con la dottrina perenne di Santa Madre Chiesa, con la Sacra Scrittura che condanna senza ambiguità gli atti omosessuali come abominio contro natura (cfr. Levitico 18, 22; Romani 1, 26-27; 1 Corinzi 6, 9-10), e con il Magistero.   L’argomento addotto da James Martin — «la presenza di molti santi e sani preti gay e celibi» — è un sofisma ingannevole e una menzogna: la santità, quando è autentica, combatte le tendenze disordinate con la grazia sacramentale e l’ascesi, nell’orrore di offendere Dio con peccati detestabili.   La Santa Chiesa insegna che la sodomia è un gravissimo disordine oggettivo, non una realtà neutra o positiva. Pretendere di fondare su di essa una «apertura» all’Ordinazione implica la negazione della Legge naturale, oltre che la violazione dei Comandamenti di Dio.  

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Ordinare uomini con tendenze omosessuali radicate non solo violerebbe la norma ecclesiale, ma esporrebbe il gregge a scandali gravissimi, alimenterebbe la già diffusissima lobby gay all’interno del Clero, e offenderebbe la santità del Sacramento. Il Sacerdozio non è un diritto soggettivo né uno strumento di «inclusione» ideologica: è un dono divino che richiede piena corrispondenza alla volontà di Dio e santità di vita.   È altresì evidente che questa operazione – ampiamente sostenuta da alti esponenti della Gerarchia conciliare-sinodale e dallo stesso Prevost – serve anzitutto a sovvertire il giudizio morale sulla sodomia, facendo di un peccato che grida vendetta al cospetto di Dio uno stato di elezione degno addirittura del Sacerdozio.   Insomma, qui siamo al «Cicero pro domo sua»: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale sta inesorabilmente conducendo la Gerarchia neomodernista a schierarsi apertamente in favore della sodomia, per vantaggio personale. Il modus operandi è sempre il medesimo: coloro che legittimano certi peccati (nella sfera religiosa) e certi reati (in quella civile) lo fanno solo perché quelli sono i peccati e i reati che costoro praticano impunemente.   I conservatori osservano – con il cinismo che li contraddistingue – che questi spropositi giungono da un gesuita notoriamente «border line», e che il Magistero non è cambiato. Fingono di non capire che James Martin è solo un giullare cui il potere lascia dire esplicitamente ciò che ha già deciso ufficiosamente di fare.  

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