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Bergoglio e l’«Opus Gay»

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Ad un convegno tradizionalista di una diecina di anni fa incontrai un anziano, coriaceo studioso straniero di cose cattoliche – una persona speciale, un amico. Si occupava di cose di Chiesa da molto prima che nascessi, e aveva ovviamente ancora qualche entratura dentro le strutture del Sacro Palazzo.

 

Eravamo a pochi mesi dal bizzarro conclave che elesse Bergoglio, e si discuteva cosa stesse succedendo in Vaticano. Mi sparò, con stupendo accento oltremontano, una battuta poco politicamente corretta, che disse di aver sentito da un amico che lavorava oltretevere: «a Rhoma ora ci sono tre opuss: opuss dèi, opus ghei, opuss ebrheih».

 

Riguardo alla precisione di questa battuta – da cui prendo ovviamente le distanze – gli anni successivi mi avrebbero dato qualche dimostrazione.

 

L’Opus Dei, pare che contrariamente a quanto previsto scherzosamente abbia invece perso potere, anche se di sforzi per restare a galla deve averne fatti: un po’ il destino di CL, che prese botte dal pontefice per un primo periodo, poi fece un po’ di «aperture» (lato sensu, stricto sensu) per tornare nelle grazie della centrale, e adesso non sappiamo bene che fine abbia fatto.

 

Riguardo agli ebrei, l’immagine che torna è quella di Netanyahu che guida Bergoglio alla tomba di Theodor Herzl, il fondatore del sionismo, che fu ricevuto da papa San Pio X ricevendo secchiate di acqua (santa) fredda riguardo un appoggio cattolico al ritorno degli ebrei in Palestina. Stiamo vedendo, ora, le ramificazioni dell’azione di Herzl, e con le chiese e le suore bombardate a Gaza ci si chiede davvero il significato storico e metastorico della peregrinatio papale alla lapide dell’archetipo sionista.

 

Per quanto concerne l’«Opus gay», davanti ai nostri occhi abbiamo da qualche ora l’ultimo sviluppo. Le agenzie di tutto il mondo hanno battuto la notizia, compreso il portale Vatican News, che ha usato le stesse parole di chiunque altro. Si tratta di una «dichiarazione dottrinale apre alle benedizioni per coppie “irregolari”». C’è quel verbo che torna sempre, «aprire». La Santa Sede «apre».

 

«Con Fiducia supplicans del Dicastero per la Dottrina della Fede, approvata dal Papa, sarà possibile benedire coppie formate da persone dello stesso sesso ma al di fuori di qualsiasi ritualizzazione e imitazione delle nozze» scrive il sito vaticano.

 

«Di fronte alla richiesta di due persone di essere benedette, anche se la loro condizione di coppia è “irregolare”, sarà possibile per il ministro ordinato acconsentire» è scritto. Nella neolingua catto-orwelliana, «irregolare» significa LGBT, o, per usare una parola biblica, sodomita, et similia. Fiducia supplicans riguarda «la possibilità di benedire le coppie in situazioni irregolari e le coppie dello stesso sesso» il «Dicastero ha preso in considerazione diverse domande, sia formali che informali, circa la possibilità di benedire coppie dello stesso sesso e circa la possibilità di offrire nuovi chiarimenti, alla luce dell’atteggiamento paterno e pastorale di Papa Francesco».

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Bisogna rendersi conto che erano 23 anni (dalla Dominus Jesus, anno 2000) che il Dicastero della Dottrina della Fede non pubblicava una dichiarazione. Appena arrivato, il cardinale Victor Manuel Fernández, già noto per i sui libri monografici sul bacio, ha pensato bene che era il caso di uscire subito per benedire le coppie omosessuali: si tratta il «significato pastorale delle benedizioni», permettendo «di ampliarne e arricchirne la comprensione classica» attraverso una riflessione teologica «basata sulla visione pastorale di Papa Francesco».

 

Non è chiaro se il cardinale argentino esperto di kissing, sappia di cosa stia parlando. Cioè se ha presente cosa sono le «coppie dello stesso sesso»: abbiamo idea che, nella finzione dell’accrocchio LGBT, non si tratti di bisessuali o transessuali (per loro c’è già un’altra pista di decollo preparata) e anche delle lesbiche, un tempo note per la loro «monogamia» fondamentalista. Parliamo, ovviamente, del gruppo dominante, quello degli omosessuali maschi.

 

E come sia struttura una coppia di omosessuali, oggi, non sappiamo nemmeno se si possa dire. Tempo fa abbiamo cercato informazioni sulla promiscuità omosessuale, rilevando che per Wikipedia non vi sarebbe alcuna differenza con gli eterosessuali, che avrebbero in media lo stesso numero di partner. Noi ricordavamo un’aneddotica diversa: maschi che hanno decine, centinaia di partner nell’arco di poco tempo.

 

L’esempio che sale alla mente è il paziente zero dell’AIDS, allora malattia sconosciuta (la chiamavano GRID, Gay Related Immunodeficiency, ovvero «Immunodeficienza dei gay»), lo steward canadese Gaëtan Dugas, il quale ammise di avere centinaia di partner sessuali all’anno per un computo che superava, nel solo Nordamerica, i 2500 dal 1972. Si dice che grazie alla lista dei suoi amanti occasionali (avevo lo scrupolo di annotare i nomi, cosa non semplice in certi ambienti, come i cessi pubblici, i cespugli, le dark room) si riuscì a costruire una genealogia dell’epidemia di AIDS.

 

La promiscuità dei gay oggi è negata dalle fonti, con studi alla mano: e ai tempi di Tinder potrebbe pure essere vero che gli eterosessuali fanno più o meno così anche loro, del resto Tinder deriva da Grindr, l’app per incontri gay dove si dice tanti sacerdoti siano impigliati e che, idea che porta avanti Renovatio 21, potrebbe essere alla base dell’accordo sino-vaticano (il software, che potrebbe sputtanare chissà quanta gerarchia cattolica, è passato per le mani di una società cinese…).

 

È un fatto: l’eterosessualità, per via culturale (film, serie, articoli di giornale: è la cosiddetta hookup culture, quella del sesso immediato con chi si conosce), modistica (i metrosexual) e perfino informatica, è stata colonizzata dalla sensibilità gay, e lo stesso dicasi per certo mondo lesbico, che pare oggi essersi allontanato dal monogamismo ossessivo di una volta (forse uno dei motivi per i quali la società dei «bigotti» tendeva nei loro confronti ad essere più tollerante). Anche qui: serie TV, film, produzione culturale sulla lesbica promiscua, che fino a poco fa poteva sembrare una contradictio in adiecto.

 

E le «coppie gay»? L’idea che gli omosessuali maschi avessero relazioni stabili monogamiche arrivò al grande pubblico con il film di Tom Hanks Philadelphia (1997). Chi scrive ha notato come con gli anni Duemila hanno cominciato a rendersi visibili all’aperto; non perché si tenessero per mano, ma perché, in alcuni casi, ci si trovava davanti a due persone grottescamente simili: stessa capigliatura, stessa barba, stesso maglione, stessi vestiti, tipo dei gemelli omozigoti, specchiati. Un fenomeno che non ho mai capito fino in fondo, anche se immagino che l’esorcismo del tradimento possa avere un ruolo.

 

(Una sera a Firenze, una coppia di questo tipo si avventò contro una tavolata di amici con cui stavo passando un dopo-conferenza a Firenze: erano stati in silenzio con espressione greve in un tavolino in fondo per tutta la serata, probabilmente, in mancanza dell’umore e di argomenti con cui chiacchierare assieme ad uno che è vestito e pettinato come una tua copia speculare, origliarono molto i nostri gioviali discorsi, e andando via vennero da noi per urlare alla nostra allegra combriccola che Gesù cristo si sarebbe vergognato di noi – già l’uso del tempo passato già diceva molto, ma ricordo ancora come alcuni commensali, cattolici del semplice vecchio tipo, non capirono cosa stesse accadendo)

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Appena ventenne, chi scrive fu portato dalla sua ragazza e da una sua amica – una di quelle attorniata da gay, dette nel loro gergo interno fag-hug – in un bed and breakfast sulle colline sopra Nizza. A gestirlo c’era una «coppia» di personaggi provenienti da varie parti d’Europa: un trentenne, un ragazzo la cui bellezza saltava all’occhio, e un signore, una vita in giro per i mari del mondo, molto più anziano.

 

Avevo maturato l’impressione che il bel ragazzo, sicuro di sé, si facesse un po’ gli affari suoi, andava in una spiaggia determinata, etc. A bordo piscina sotto il sole della prima estate, il fidanzato della nostra amica mi spiegò, con strana naturalezza, come funzionano le cose in certe «coppie»: esiste, raccontava, una regola di alcuni ménage gay per cui se vuoi «tradire» il compagno lo puoi fare a patto che poi porti l’amante occasionale a casa, di modo che lo possa in caso «conoscere» anche il «tradito».

 

Tale idea veniva accettata dal mio interlocutore – un marcantonio romano buono come il pane – con certa normalità, mentre io mi chiedevo se il senso di scandalo e ripulsa che provavo dentro di me fosse giustificato. Entrambe le nostre ragazze lavoravano nel giro della moda a Milano, e quindi l’antropologia omosessuale, per quanto allora ancora non totalmente disinibita, era un elemento inevitabile delle loro vite. È, con evidenza, solo un aneddoto personale: magari mi sono imbattuto in una coppia gay perversa, così come quelle degli etero scambisti, certo. Non credo che troverò studi e statistiche a riguardo su Wikipedia.

 

Tuttavia, quando il cardinale Tucho Fernandez e il papa Bergoglio vogliono che si benedicano le «coppie gay», prima ancora che alla contraddizione ideologica riguardo alla benedizione di qualcosa che la Scrittura giudica «male», io penso a cosa vi sia nelle «coppie» che si presenteranno.

 

Non bisogna farsi illusioni, fa parte solamente di un processo di trasformazione sociale deciso dai signori del mondo e quindi ora propalato, come tutti gli altri – dal vaccino, all’immigrato, all’eco-fascismo alla produzione degli umani in provetta in giù – dal papato del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Perché la «coppia gay» è un’operazione politica. Possiamo rileggere dei passaggi del libro Il movimento gay in Italia (1999), quando si parlava delle «unioni civili», poi divenute realtà con Renzi e la Cirinnà: «Le unioni civili sono un obiettivo simbolico formidabile. Rappresentano infatti la legittimazione dell’identità gay e lesbica attraverso una battaglia di libertà come quelle sul divorzio o sull’aborto, che dispone di argomenti semplici e convincenti: primo fra tutti la proclamazione di un modello normativo di omosessualità risolto e rassicurante. Con la torta nel forno e le tendine alle finestre, come l’ha definito una voce maligna».

 

La «torta nel forno e le tendine alle finestre»: definizione mirabile del lavoro percettivo che è stato fatto. Le coppie gay sono coppie – è gente per bene, gente che si vuole bene, sono di fatto famiglie come le altre, cucinano le stesse cose, arredano allo stesso modo.

 

«Il messaggio è più o meno il seguente: i gay non sono individui soli, meschini e nevrotici, ma persone splendide, affidabili ed equilibrate, tanto responsabili da desiderare di mettere su famiglia. Con questo look “affettivo” non esente da rischi di perbenismo si fa appello ai sentimenti più profondi della nazione e si vede a portata di mano il traguardo della normalità». Stiamo sempre prendendo dal movimento gay in Italia (1999), citato in un vecchio seminale articolo dello psicologo Roberto Marchesini apparso su Cristianità.

 

Il testo, scritto da un giornalista militante del movimento omosessuale oramai un quarto di secolo fa, andava avanti con profetico slancio: «A questa porta si bussa con discrezione, assicurando che non si vuole assolutamente il matrimonio omosessuale: questa prospettiva fa inorridire gli stessi gay. E nemmeno si rivendica la possibilità di adottare figli per le coppie omo, perché i tempi non sono maturi. Ci si accontenterebbe di regolare la questione dell’eredità, della pensione, dell’affitto, della reciproca assistenza fra i partner».

 

Sarebbe andata direttamente così: tutti a urlare che le unioni civili approvate non sono un matrimonio, anche se ne hanno tutto l’aspetto, con in più un diritto di cui gli sposati etero non dispongono: nelle unioni civili non vi è (guarda guarda) l’obbligo di fedeltà, cui invece è tenuto chi si sposa sia in chiesa che in comune. All’epoca vi fu il commento del politico omo-piddino, che parlò di retaggio medievale di cui un giorno si sarebbero liberati anche gli eterosessuati. Considerando come è andata con Tinder e la hookup culture, potrebbe avere decisamente ragione. La società intera viene gradualmente omosessualizzata.

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Il libro After the Ball (1989), una sorta di manifesto scritto da un neuropsichiatra e da un dirigente pubblicitario dove era enunciata l’intera strategia di normalizzazione degli omosessuali, riassumeva specificando che «noi non stiamo combattendo per sradicare la Famiglia: stiamo combattendo per il diritto a essere Famiglia (…) non è importante se i nostri messaggi sono bugie; non per noi, perché li stiamo usando per un effetto eticamente buono, per opporci a stereotipi negativi che sono sempre un pochino falsi, e molto di più malvagi; non per i bigotti, perché i messaggi avranno il loro effetto su di loro sia che ci credano sia che non ci credano».

 

Ecco, la nuova famiglia, o il surrogato invertito di essa ora è benedetto dal papa. Il percorso lo abbiamo visto da subito: il favore per l’«opus gay» era intuibile quando la giornalista brasiliana Ilse Scamparini, ancora nel 2013, gli chiese di ritorno dal suo primo viaggio apostolico riguardo al «prelato della lobby gay» (definizione da titolo della copertina de L’Espresso) che era suo ospite a Santa Marta, ottenendo come risposta il famigerato «chi sono io per giudicare?».

 

La faccenda continuò con il caso McCarrick, di cui ci diede testimonianza – pagando – monsignor Carlo Maria Viganò, che raccontò di come gli sembrò che, appena incontrato, il papa gli chiese del cardinale americano, quasi che fosse una trappola, un modo per vedere come reagiva. McCarrick sarebbe stato sberrettato solo in seguito, quando le accuse (oscene davvero: parliamo di ragazzini) rimbalzarono sul New York Times divenendo non più spazzabili sotto il tappeto. McCarrick, ricordiamo, è considerato importante per la stesura dell’accordo sino-vaticano (con l’ondata di martiri conseguente), e si dice che dormisse nel seminario della Chiesa Patriottica cinese, ossia la versione della Chiesa Cattolica secondo il Partito Comunista Cinese.

 

Altri segni li abbiamo visti nel tempo. Esalta a più riprese il gesuita pro-LGBT James Martin. Riceve transessuali in udienza privata, poi permette loro di fare da padrini ai battesimi. Condanna le leggi anti-sodomia dei Paesi africani. Pranza con un pullman di travestiti di Ostia. L’opera omotransessualista ha tanti capitoli, impossibile ricordarseli tutti.

 

Il disegno ad alcuni sembrerà completo, tuttavia non è così.

 

Anni fa scrivemmo del caso di Don Milani: incredibilmente, mentre sui giornali nazionali infuriava la polemica su un romanziere che nel suo ultimo libro sembrava suggerire che il sacerdote fosse pedofilo (idea che, secondo alcuni, potrebbe emergere anche da alcune sue lettere) la sua figura veniva celebrata in pompa magna dal ministero dell’Istruzione della Repubblica Italiana e dal papa stesso, che compose messaggi esaltando il Milano e visitando personalmente la tomba del Milani a Barbiana (era lo stesso anno in cui aveva reso omaggio a Herzl con a fianco Netanyahu, il 2017).

 

La schizofrenia diveniva ogni giorno più evidente, la dissonanza cognitiva era tanta: la grande stampa si accapigliava su una presunta pedofilia del Milani; il papato, di contro, non fuggiva, anzi, si produceva in manifestazioni di affetto assoluto per la figura del «maestro». C’era da rimanerci basiti. C’era da cominciare a farsi qualche domanda abissale.

 

Ecco, non siamo sicuri che l’omosessualità sarà l’ultimo fenomeno sdoganato e benedetto dal papato del Male.

 

Come ripetono i Vangeli: Qui habet aures audiendi, audiat.

 

Roberto Dal Bosco

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Mons. Strickland: perché i leader della Chiesa continuano a sostenere l’agenda LGBT?

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Renovatio 21 pubblica questo testo del vescovo Joseph Strickland apparse su LifeSiteNews.   Certamente le Scritture condannano l’orgoglio, l’ingiustizia e l’abbandono dei poveri. I profeti lo chiariscono in modo inequivocabile. Ma le Sacre Scritture presentano anche chiaramente Sodoma come una città che aveva rigettato il disegno di Dio per la sessualità umana e aveva abbracciato una grave immoralità sessuale.   Da 2000 anni la Chiesa ha compreso questa lezione. La parola «sodomia» deriva dalla città di Sodoma e dal racconto del Libro della Genesi. Nella storia, due angeli fanno visita a Lot, che si trova a Sodoma, e quando gli uomini circondano la casa di Lot e gli chiedono di consegnare i due visitatori, è chiaro che intendevano abusare sessualmente di loro. Per questo, Dio distrugge Sodoma e la vicina città di Gomorra con fuoco e zolfo.   Perché, dunque, oggi si esita tanto ad affermarlo?   Perché così tanti nella Chiesa, persino nelle più alte cariche, si rifiutano di nominare questo peccato, mascherandolo invece con parole come «ospitalità»? E perché la Chiesa oggi evita soprattutto di parlare apertamente degli atti omosessuali? La Chiesa non ha mai insegnato che la legge morale di Dio cambi con la cultura. Ha sempre proclamato che il matrimonio è la sacra unione di un uomo e una donna e che ogni forma di attività sessuale al di fuori di tale alleanza è contraria al piano di Dio.

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Non spetta a noi riscrivere questi insegnamenti. Appartengono a Cristo. Eppure oggi vediamo una crescente confusione all’interno della Chiesa stessa. Vediamo voci nella Chiesa che si associano sempre più alla difesa dei diritti LGBTQ. Sentiamo voci che sembrano parlare con incertezza laddove la Chiesa ha sempre parlato con chiarezza.   Queste preoccupazioni non possono essere semplicemente ignorate. I pastori hanno il sacro dovere di insegnare con chiarezza. I fedeli hanno il diritto di ascoltare il Vangelo nella sua pienezza, non un Vangelo rimodellato dalle preferenze della cultura, ma il Vangelo trasmesso da Cristo attraverso la Sua Chiesa. Non si tratta di puntare il dito contro un particolare gruppo di peccatori.   Ognuno di noi deve presentarsi davanti alla Croce e riconoscere i propri peccati: superbia, avidità, lussuria, adulterio, pornografia, contraccezione, fornicazione, atti omosessuali. Ogni peccato grave ci separa da Dio se lo abbracciamo consapevolmente e deliberatamente senza pentimento. La Chiesa non nomina questi peccati perché odia i peccatori, ma perché ama le anime. Se un medico si rifiutasse di nominare una malattia mortale per paura di offendere il paziente, lo definiremmo negligenza, non compassione.   La Chiesa è chiamata a qualcosa di ben più grande: è chiamata a dire la verità con amore, anche quando questa verità è difficile da ascoltare. Ciò che rende questo momento particolarmente allarmante è che gran parte della confusione non proviene più solo dalla cultura, ma ora proviene dall’interno della Chiesa stessa. Invece di ascoltare una chiara proclamazione dell’insegnamento perenne della Chiesa sul matrimonio e sulla morale sessuale, ci imbattiamo in messaggi e azioni che sembrano suggerire qualcosa di molto diverso.   Ad esempio, ora abbiamo un documento che permette certe benedizioni per le coppie in situazioni irregolari, comprese le «coppie» dello stesso sesso. Ci sono state Messe e ministeri associati a persone che «si identificano come LGBTQ» che hanno creato confusione anziché chiarezza. Voci autorevoli all’interno della Chiesa hanno sollecitato nuovi approcci pastorali che offuscano la distinzione tra accogliere ogni persona e affermare comportamenti che la Chiesa ha costantemente insegnato come contrari al piano di Dio.   Questi sviluppi hanno indotto molti cattolici a porsi una domanda dolorosa: la Chiesa ha cambiato il suo insegnamento? La risposta deve essere no. La Chiesa non ha l’autorità di cambiare ciò che Dio ha rivelato. La verità divina non si evolve con l’opinione pubblica. «Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno» (Eb 13,8). Ciò che la Chiesa ha sempre insegnato sul matrimonio e sulla morale sessuale rimane vero oggi perché non deriva dal mutare dell’opinione umana, ma dall’immutabile sapienza di Dio.   Ecco perché la chiarezza è così importante. Quando sono in gioco delle anime, l’ambiguità non è un atto di carità. Le persone meritano di ascoltare la verità nella sua pienezza, perché solo la verità ci rende liberi. Ognuno di noi è chiamato alla conversione. Ognuno di noi è chiamato alla santità. E ognuno di noi ha bisogno sia della misericordia di Cristo sia del coraggio di allontanarsi da tutto ciò che ci separa da Lui.   Ciò che rende questo momento così inquietante è che questa confusione è sorta proprio nel momento in cui i cattolici fedeli hanno visto la gerarchia della Chiesa allontanarsi dalle proprie tradizioni. Da tempo, i cattolici legati alla liturgia, alle devozioni e agli insegnamenti perenni della Chiesa hanno assistito a crescenti restrizioni imposte alla Messa tradizionale in latino. Hanno visto ripetuti appelli ad abbracciare una nuova visione ecclesiale, una Chiesa sinodale, il che ha portato a considerare con sospetto coloro che desiderano semplicemente preservare ciò che generazioni di cattolici hanno creduto e praticato.   Molti cattolici fedeli si chiedono perché tanta energia venga dedicata a limitare le espressioni tradizionali della fede, mentre tanta confusione circonda gli insegnamenti morali fondamentali e sembra non essere risolta.   Ecco perché tutto ciò è così allarmante. Proprio nel momento in cui la nostra cultura ha disperatamente bisogno di una proclamazione inequivocabile del piano di Dio per il matrimonio, la famiglia e la moralità sessuale, i fedeli vedono solo incertezza laddove desiderano certezze e ambiguità, laddove desiderano la verità.   Appena rientrato da Quito, in Ecuador, la vista dei messaggi della Madonna del Buon Successo mi ha riportato alla mente ciò che ella disse in quei messaggi.   Parlando con Madre Mariana secoli fa, la Madonna avvertì dell’avvento di un’epoca, a partire dai nostri tempi, in cui la fede si sarebbe indebolita, la confusione si sarebbe insinuata nella Chiesa e l’impurità avrebbe dilagato. Parlò di un tempo in cui molte anime sarebbero state in pericolo perché l’errore si sarebbe diffuso e il coraggio sarebbe venuto a mancare.

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Eppure il suo era un messaggio di speranza. Prometteva che quando le tenebre sembravano più profonde, sarebbe arrivato il rinnovamento. Non abbandonando la fede trasmessa ai santi, ma ritornando ad essa con maggiore fervore, maggiore purezza e maggiore fiducia nella grazia di Dio.   Ma la Chiesa non si è mai rinnovata diventando più simile al mondo. Ogni grande rinnovamento nella sua storia è giunto a un ritorno a Cristo, a un ritorno alla santità e a un ritorno alla pienezza della fede trasmessa dagli apostoli. Se questa è davvero la battaglia finale per il matrimonio e la famiglia, allora non è il momento di addolcire il Vangelo. È il momento di proclamarlo con maggiore chiarezza e maggiore fedeltà che mai.   Eppure vediamo Roma, in molti casi, agire contro coloro che si aggrappano alla Sacra Tradizione, lasciando intatti coloro che proclamano una visione del mondo totalmente incompatibile con la Sacra Tradizione della Chiesa.   Non si tratta semplicemente di una questione di liturgia o di stile pastorale. Si tratta di stabilire se la Chiesa continuerà a proclamare, senza esitazione né scuse, le verità che Cristo le ha affidato. Ogni epoca ha la sua battaglia decisiva. Se la Beata Vergine Maria ha ammonito che la battaglia finale riguarderà il matrimonio e la famiglia, allora certamente questo non è il tempo dell’incertezza. È il tempo del coraggio.   Il mondo non ha bisogno di una Chiesa che si limiti a ripetere le proprie opinioni. Il mondo ha bisogno di una Chiesa disposta a proclamare la verità che libera le anime. Ha bisogno di pastori che amino il loro popolo a tal punto da annunciare la verità, anche quando è difficile, anche quando è impopolare, anche quando richiede una conversione.   + Joseph E. Strickland, Vescovo emerito  

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Gruppo omosessuale conservatore abbandona il transessualismo: «siamo LGB».

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Il gruppo repubblicano omosessuale americano Log Cabin Republicans (LCR) ha annunciato il 20 agosto che escluderà il transessualismo dalle aree tematiche LGBT di cui si occupa, segno che il movimento per la fluidità di genere non ha ottenuto lo stesso livello di accettazione culturale dell’omosessualità. Lo riporta LifeSiteNews.

 

Scrivendo su Townhall, il presidente di LCR Ross Hemminger ricorda che l’organizzazione «ha votato per aggiungere la “T” sotto l’ombrello della nostra missione» nel 2015 «per la convinzione che a tutti gli adulti debba essere consentito di perseguire la propria felicità, liberi da interferenze governative, purché ciò non ostacoli i diritti inalienabili degli altri».

 

Il movimento transgender, sostiene, ha però smesso di concentrarsi sugli adulti: quasi tutti i suoi sforzi, e quelli dei gruppi affiliati, riguardano i minori. Spingono le scuole a insegnare un’ideologia di genere radicale; chiedono che uomini biologici partecipino alle competizioni sportive femminili indipendentemente dalle conseguenze; e, aspetto ritenuto il più grave, sostengono trattamenti di riassegnazione di genere per i minori, spesso all’insaputa e senza il consenso dei genitori, pur sapendo che tali trattamenti sono in gran parte irreversibili.

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«Ecco perché, dopo un’approfondita discussione con i nostri membri, il nostro Consiglio di Amministrazione ha votato per ridefinire l’orientamento nazionale di Log Cabin Republicans, concentrandosi specificamente sulle questioni relative all’orientamento sessuale e ai valori conservatori: in altre parole, siamo un’organizzazione di difesa dei diritti LGB, come i nostri fondatori avevano immaginato e come il nostro centro morale ci impone di essere», annuncia. Hemminger sostiene che le restanti questioni di LCR – il «matrimonio» tra persone dello stesso sesso, l’adozione, il servizio militare, la non discriminazione e la libertà religiosa – «si allineano perfettamente con l’impegno repubblicano per un governo limitato e la parità di trattamento di fronte alla legge. Quando rimaniamo concentrati su questi principi, vinciamo».

 

Il cambio di linea riflette tensioni presenti fin dall’inizio tra attivisti transgender e il resto della coalizione di sinistra. L’idea che il genere sia un costrutto sociale e psicologico fluido e mutevole entra in conflitto con la tesi, diffusa a sinistra, che l’omosessualità sia innata e immutabile. In particolare le femministe (come l’autrice J.K. Rowling) hanno denunciato che l’inclusione delle persone transgender avviene spesso a scapito del benessere delle donne negli spazi intimi, nello sport e in altri ambiti. Gli attivisti transgender hanno etichettato queste liberali come «femministe radicali trans-escludenti», o TERF.

 

Le cause transgender risultano anche molto meno popolari presso il grande pubblico rispetto al «matrimonio» tra persone dello stesso sesso, in gran parte per esperienze concrete con squadre sportive femminili e spogliatoi, e per resoconti su interventi chirurgici o trattamenti chimici che modificano i corpi di minori con disforia di genere.

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Il nuovo orientamento dei gay del Grand Old Party americano riflette anche l’equilibrio scelto dall’attuale leader del Partito Repubblicano, il presidente Donald Trump, da tempo in rapporti amichevoli con l’organizzazione. Trump è entrato in carica sostenendo pienamente il «matrimonio» tra persone dello stesso sesso e corteggiando apertamente il voto gay, pur adottando una linea dura contro quelle che definisce aggressioni transgender.

 

Osservatori conservatori sostengono però che «LGB» e «T» non si possano separare con facilità. Uno degli argomenti originari contro la ridefinizione del matrimonio era che rendere irrilevante il sesso biologico per il significato dell’istituto avrebbe finito per indebolire il riconoscimento delle differenze sessuali anche in altri ambiti, una previsione che gli attivisti transgender avrebbero poi contribuito a realizzare.

 

Il termine LGBT, ora arricchito da nuove lettere al punto che i non-eterosessuali ora sono chiamati dai detrattori «alphabet people» («le persone dell’alfabeto»), è nato gradualmente nel tempo, e non è possibile tracciarne l’origine precisa, anche se è ipotizzabile che esso sia stato architettato minuziosamente.

 

Negli anni Settanta, dopo le violenze Stonewall (1969) che crearono il movimento omosessualista, il termine più usato era gay, poi gay and lesbian. Le lesbiche chiedevano visibilità perché «gay» veniva associato soprattutto agli uomini. A metà-fine anni Ottanta si diffonde LGB o GLB (lesbiche, gay, bisessuali). «Gay» da solo non bastava più. Prime attestazioni dell’uso della sigla LGB e GLB si trovano già intorno al 1988–1990.

 

La T (transgender, cioè transessuale) entra dopo. Il termine «transgender» esisteva dagli anni Sessanta, tuttavia l’inclusione nella sigla collettiva è più tarda, intorno al 1988, con diffusione negli anni Novanta. Tra chi ha spinto per far comparire B e T nei nomi delle organizzazioni ci sono, tra gli altri, l’attivista bisessuale Maggie Rubenstein e l’attivista transgender Susan Stryker.

 

Dopo la T sono arrivate altre lettere (Q, I, A, +, fino ad arrivare al Canada di Trudeau con l’ufficializzazione dei «diritti 2SLGBTQI+»), ma la sigla LGBT come unione di lesbiche, gay, bisessuali e persone trans è un prodotto degli anni ’90, con radici già alla fine degli anni ’80. Non è nata in un unico momento, ma da una lunga trattativa interna al movimento su chi doveva essere nominato.

 

All’inizio circolava sia la sigla GLBT e LGBT. LGBT ha prevalso soprattutto a partire dagli anni 2000, per mettere in evidenza le lesbiche (storicamente meno visibili rispetto agli uomini gay) e, in alcune narrazioni, anche per il ruolo delle donne lesbiche nell’assistenza durante l’epidemia di AIDS. Non è l’unica spiegazione: pesano anche il femminismo e la scelta politica di non mettere sempre «G» per prima.

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Nel saggio del 1989 di Marshall Kirk (neuropsicologo) e Hunter Madsen (esperto di pubblicità) After The Ball: How America Will Conquer Its Fear and Hatred of Gays in the 90s («Dopo il ballo: come l’America supererà la paura e l’odio verso gli omosessuali negli anni Novanta») viene escogitato un piano di relazioni pubbliche per far accettare l’omosessualità all’America eterosessuale. Gli autori lo chiamano apertamente propaganda.

 

Nonostante vengano notate nel libro le tensioni possibili tra femministe e lesbiche o gay, il movimento femminista è da considerarsi come un modello di minoranza da seguire nel «processo educativo di massa». L’obiettivo dichiarato è far sì che l’odio anti-gay in pubblico sia insostenibile come oggi lo sono razzismo e antisemitismo. I gay vanno presentati come vittime di una condizione non scelta — «non più di quanto scelgano altezza, colore della pelle, talenti o limiti». L’analogia con la razza serve a togliere l’argomento «è una scelta / è un peccato». In pratica gli omosessuali dovevano copiare il cosiddetto movimento per i diritti civili e le sue ramificazioni ed inserirvisi, fino ad essere considerato non solo parte di esso, ma la parte dominante. Tale dirottamento è divenuto particolarmente visibile negli ultimi 15 anni.

 

Una delle frasi più citate del testo, ritenuto un vero manuale della conquista della società da parte delle forze omotransessualiste, è che i gay sono costretti a «nascondersi come un ebreo tedesco degli anni ’30». Il piano di propaganda prevedeva quindi una spinta pubblicitaria classica (slatentizzatasi poi negli anni Novanta con film e serie TV) con il concetto di «minoranza vittima immutabile», che sfruttava certamente il tabù americano del razzismo.

 

Alcuni osservatori sostengono che anche l’unione dei gruppi di lesbiche, omosessuali, bisessuali e transessuali sia fittizia: tali consorzi in realtà si odiano l’un l’altro, con i bisessuali organizzati ritenuti praticamente inesistenti e i transessuali considerati ai margini se non pensati dagli altri «compagni» non eterosessuali come casi psichiatrici spesso impresentabili.

 

Chi conosce San Francisco sa che vi sono aree a maggioranza lesbica, perché il rapporto con i gay – che hanno il privilegio di chiamarle con l’appellativo altramente dispregiativo dike – non è idiliaco.

 

Sui rapporti infra-LGBT aveva realizzato un interessante sketch il comico Dave Chapelle, immaginando i quattro gruppi in un’automobile. C’è chi guida e sa dove andare, c’è quello che disturba, c’è l’autostoppista….

 

 

 

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Arrestato transessuale che complottava l’assassinio del segretario del Tesoro USA (che è gay)

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Un uomo che si identifica come donna è stato condannato martedì a sei anni e un mese di carcere dopo essersi dichiarato colpevole di aver complottato per uccidere il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent.   Secondo quanto riferito dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, Ryan Michael English, noto anche come Raleigh Jane English, si è consegnato a un agente di polizia fuori dal Campidoglio di Washington, DC, il 27 gennaio 2025. La polizia ha perquisito English e ha trovato un coltello a serramanico, due molotov e un accendino nelle tasche della sua giacca.   English confessò di essersi recato a Washington per uccidere un candidato al governo la cui conferma al Senato era prevista per quel giorno, oppure per incendiare un think tank non identificato nella capitale. La polizia trovò nella tasca di English un biglietto indirizzato a un coinquilino che diceva: «È terribile, ma non posso stare a guardare mentre i nazisti uccidono le mie sorelle… Mi dispiace tanto per aver mentito, complottato e mentito ancora».

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Il giudice Rudolph Contreras ha affermato che English era preoccupato per i «diritti dei trans» e che «il piano era praticamente impossibile da realizzare, e si è consegnato prima che potesse anche solo avvicinarsi alla sua concretizzazione».   Il procuratore statunitense Jeanine Pirro ha respinto la richiesta di English di una pena più lieve, che descriveva l’imputata come «una giovane donna transessuale che ha subito traumi e sofferenze fin dal giorno in cui è nata».   «Il mio ufficio non tollererà tentativi di intimidire o danneggiare i funzionari pubblici che minano le fondamenta del nostro processo democratico e sono in contrasto con i valori su cui tutti facciamo affidamento», ha dichiarato Pirro dopo la sentenza.   Secondo la polizia, English si è ispirato a Luigi Mangione, accusato di aver ucciso a colpi d’arma da fuoco Brian Thompson, CEO di UnitedHealthcare, a Manhattan nel dicembre 2024. Nel suo diario e in un biglietto scritto a mano, Mangione avrebbe descritto le sue frustrazioni nei confronti del settore sanitario. La scorsa settimana si è dichiarato colpevole di stalking nei confronti di Thompson.   Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno assistito a una serie di attacchi contro personaggi pubblici, che gli osservatori attribuiscono in parte alla retorica politica sempre più aggressiva.   A settembre, un uomo armato ha ucciso l’attivista conservatore Charlie Kirk durante un discorso in un campus universitario nello Utah. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è sopravvissuto a diversi tentativi di assassinio, tra cui una sparatoria durante il suo comizio per la rielezione a Butler, in Pennsylvania, nel luglio 2024.   Nel giugno del 2025, un aggressore ha ucciso Melissa Hortman, presidente della Camera dei rappresentanti del Minnesota, e suo marito Mark, e ha ferito il senatore statale John Hoffman e sua moglie Yvette. Nell’aprile dello stesso anno, un uomo ha lanciato una bomba incendiaria contro la residenza del governatore della Pennsylvania Josh Shapiro.

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Colpisce che la violenza transessuale si abbatta contro l’unico membro apertamente omosessuale dell’amministrazione Trump. Il Bessent infatti è pure «sposato» con un uomo con bambino nati con provetta e surrogata. Il «marito» sarebbe un ex procuratore di Nuova York.   Nel 2015, Bessent ha dichiarato alla rivista Yale Alumni Magazine, rivista degli ex allievi dell’élitistica università: «Se mi avessero detto nel 1984, quando ci siamo laureati, e la gente stava morendo di AIDS, che 30 anni dopo mi sarei sposato legalmente e avremmo avuto due figli tramite maternità surrogata, non ci avrei creduto».   In passato il Bessento aveva lavorato direttamente come Chief Investment Office con lo speculatore internazionale Giorgio Soros, distruttore della lira italiana (e della sterlina, e del ringgit malese), secondo alcuni sobillatore di «rivoluzioni colorate» in tutto il mondo tramite il suo braccio filantrocapitalistico Open Society Foundations. Soros è noto negli ultimi anni per essere acerrimo avversario di Trump. Il figlio Alex Soros, che pare averne preso il posto, non è da meno.   Durante gli anni Novanta il Bessent ha lavorato come responsabile degli investimenti di Soros Fund Management e ha guidato l’ufficio di Londra del fondo quando Soros ha guadagnato più di un miliardo di dollari scommettendo sul crollo della sterlina britannica nel 1992. C’è da chiedersi dunque se il Bessent abbia lavorato negli stessi mesi anche all’affondamento della lira italiana.   Bessent appartiene alla Chiesa ugonotta, una setta franco-protestante ancora viva in America dove gli ugonotti si erano rifugiati a seguito della revoca dell’Editto di Nantes del 1685, che i suoi antenati contribuirono a costruire nel 1680 a Charleston, nella Carolina del Sud.
 

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia  
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