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Cina

Bill Gates elogia la Cina comunista per la risposta al COVID e i «grandi vaccini»

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È emerso su internet un bizzarro, incredibile messaggio di Bill Gates al popolo della Repubblica Popolare Cinese.

 

Si tratta di un video nel pieno stile Gates che abbiamo imparato a conoscere: in maglione finto casual, mette in piedi un filmato super-artificiale con le luci perfette, inserti di immagini di costose repertorio, il montaggio che fa sentire che il discorso è stato provato, tagliato, artefatto.

 

Avevamo già visto in azione questa bizzarra incapacità di Gates di capire come funziona la comunicazione di questi anni: più fai video col telefonino, magari in diretta, e più sei credibile. Avevamo visto la sua pubblicità ad un libro sulla storia della tecnica di bioingegneria CRISPR – cioè, una pubblicità al CRISPR stesso, sul quale annuncia di aver speso tanti soldini con le sue Fondazioni.

 

Avevamo poi visto il video-kolossal, con comparse, scenografie felliniane, prop dettagliatissimi , costumi che spaziano dall’astronauta al vestito ottocentesco, quando il Billo globale ha rilasciato a dicembre i suoi consigli per i libri  da regalare a Natale, tra cui vi era, ovviamente, quello sul CRISPR.

 

Tuttavia, questo video cinese le batte tutte.

 

Si tratta di un messaggio urbi et orbi dedicato ai supposti 1,402 miliardi di abitanti della Cina comunista in occasione del capodanno lunare, che per loro è la festa più importante dell’anno (quella che, nel 2020, i cinesi aspettarono prima di tagliare i voli, dice qualche malalingua).

 

«Voglio augurare a tutti gli abitanti della Cina un capodanno lunare molto felice»

«Voglio augurare a tutti gli abitanti della Cina un capodanno lunare molto felice» dice con l’immancabile maglioncino, che forse – pensa – lo fa sembrare casual, normale.

 

Si tratta di una sviolinata talmente melensa – in sottofondo una musica pensosa di pianoforte – che forse qualche cinese può aver pensato di essere preso per i fondelli.


«Come la tigre è il simbolo della vitalità e della salute – dice Gates, che forse non conosce certe energiche ricette della medicina cinese a base di pene essicato di tigre – la nostra fondazione ha continuato a lavorare in questo ultimo anno». Personalmente a noi sembra che si sia un non sequitur (cosa c’entra la simbologia tigre con gli affari della fondazione?), tuttavia almeno abbiamo capito che si tratta di uno spot per i plurimiliardari sforzi filantrocapitalisti dell’uomo Microsofto.

 

«La recente preoccupante e altamente contagiosa variante Omicron sta a significare che la pandemia del COVID-19 non è finita». Ecco, si tratta di uno spot anche alla pandemia globale, aggiornato al suo ultimo prodotto, quello che è andato a ruba nel Natale e nel capodanno degli occidentali.

 

Ma non finisce. Arriva la parte succosa del messaggio: quella che riguarda il rapporto di Gates con la Cina.

 

«Sin dall’inizio della pandemia ha Cina ha lavorato sodo non solo per contenere il virus, ma anche per chiudere il divario di equità supportando altri Paesi con tante diverse forniture, inclusi grandi vaccini»

«Sin dall’inizio della pandemia ha Cina ha lavorato sodo non solo per contenere il virus, ma anche per chiudere il divario di equità supportando altri Paesi con tante diverse forniture, inclusi grandi vaccini».

 

Stop. La quantità di controversie contenute in questo singolo periodo può dare le vertigini.

 

La Cina ha «lavorato sodo per contenere il virus»? È quelli che dicono che invece potrebbe aver aspettato a fermarlo, di modo che a contagiarsi non fosse solo il Regno di mezzo, ma, a quel punto, tutto il mondo? (e non parliamo neppure di quelli che sostengono che il coronavirus sia stato liberato di proposito).

 

La Cina chiude il «divario di equità supportando altri Paesi»? A parte la concessione al gergo woke, vogliamo davvero parlare di un’«equità» in un Paese che è ora accusato di avere campi di internamento per un milione di uiguri? Luoghi dove si riportano torture e stupri e lavaggi del cervello? Un Paese accusato di aver di fatto fatto tornare la schiavitù – con tornaconto infame delle multinazionali occidentali? Si può parlare di «equità» dopo aver visto qualche scena delle violenze ad Hong Kong?

 

E ancora: quando il Bill parla di «supportare altri Paesi con diverse forniture», ricorda il caos, che coinvolse tanti Paesi, su respiratori, apparecchi, materiale medico etc. difettoso? In caso possiamo raccomandargli un articolo di Renovatio 21 di due anni, fa, titolo «La Cina continua a inondare il mondo con forniture mediche difettose», rammentando sempre che alcune forniture erano state regalate dall’Italia alla Cina a inizio epidemia e poi ricomprate «a prezzo di mercato», per usare le parole del ministro Di Maio («ci stanno permettendo di esportare quello che acquistiamo con contratti a prezzo di mercato»: livelli linguistici e gnoseologici inarrivabili).  E poi, aggiungiamo, Bill Gates non può ricordare la sorpresa di alcuni quando, due anni fa, scopersero che le mascherine a cui erano improvvisamente costretti provenivano da… Wuhano.

 

E ancora, quando parla dei «grandi vaccini», parla di quelli usati per la grande «geopolitica vaccinale» con la quale chiedono ai Paesi di poter mettere l’infrastruttura 5G in cambio di dosi di Sinovac e Sinopharm? I «grandi vaccini» sono quelli la cui efficacia, dopo tanti dubbi, è apertamente contestata da scienziati e governi? I «grandi vaccini» cinesi di cui parla Bill, sono quelli che ha rifiutato, oltre Taiwan, perfino la Corea del Nord?

 

La pioggia di linki che mettiamo qui sopra, raccolti in due anni di lavoro sul tema, vi possono far capire le vette di menzogna che l’uomo più ricco del mondo va a toccare

 

Dal discorso di Gates, la questione del laboratorio cinese, oramai la teoria principale dell’origine del misterioso virus, non lo sfiora neanche per sogno.

 

Ma tranquilli, «per la fine di questo nuovo anno, la pandemia sarà per lo più finita» continua il magnate che partecipava e sponsorizzava quantità di esercitazioni pandemiche prima del COVID.

 

Poi, la leccata più incredibile:

 

«Mi sono anche entusiasmato a sentire la notizia che in giugno, l’OMS ha riconosciuto il notevole successo della Cina nel battere la malaria dichiarando il Paese ufficialmente libero dalla malattia.

 

Pazzesco: su Renovatio 21 avevano definito «grottesche» le felicitazioni dell’OMS nei confronti di Pechino riguardo a questo traguardo, mentre il coronavirus impazzava e Tedros era subissato di critiche per la supposta sudditanza del tigrino verso Pechino.  C’è da notare anche che sulla malaria si gioca una grande partita di Gates, che passa per la bioingegneria CRISPR: la creazione e la diffusione di zanzare geneticamente manipolate per estinguersi in poco più di una generazione, trasmettendo il gene della sterilità alla prole. In Brasile, quest’idea ha prodotto una vera e propria «catastrofe genetica».  Al progetto del contenimento della malaria attraverso zanzare OGM, come noto, lavorava Andrea Crisanti, un tempo in forze all’Imperial College di Londra, del quale Gates è lauto donatore. Di questo messaggio di Gates su Pechino, che avrebbe sconfitto la malattia delle zanzare senza CRISPR e gene drive, non abbiamo ancora capito bene cosa pensare.

 

«Attendo con ansia di essere in grado ancora una volta di viaggiare in Cina» conclude l’uomo di Seattle con la voce spezzata dall’emozione. Perché non vede l’ora di «vedervi tutti e tutto questo lavoro di persona»

«Attendo con ansia di essere in grado ancora una volta di viaggiare in Cina» conclude l’uomo di Seattle con la voce spezzata dall’emozione. Perché non vede l’ora di «vedervi tutti e tutto questo lavoro di persona».

 

Eh?

 

Qui si va verso lidi metafisici inaspettati: sta veramente dicendo a 1,4 miliardi di cinesi che li vuole vedere di persona? E di quale «lavoro» sta parlando? C’è un lavoro che la nazione del Partito Comunista Cinese sta facendo per lui?

 

C’è qualcosa di più del tono padronale in questo discorso. C’è, apparentemente, un’ambizione sovrumana, forse una sorta di «Complesso di Dio». Chi altre potrebbe dire di avere un rapporto personale con ciascun abitante della Cina? Ma si tratta solo di nostre impressioni.

 

«Per il momento, abbiate delle splendide vacanze, e un molto salutare e felice anno nuovo»!

 

La chiusura, che differisce dall’apertura, include la questione basilare che unisce Gates e la Cina: la salute mondiale.

 

Tutto il mondo si sta interrogando sul ruolo della Cina in questo massacro. Bill Gates no.  Non dimentichiamolo: più di una volta la Cina comunista ha difeso l’uomo più ricco del mondo dalle accuse dei brutti complottisti. E Gates, a sue volta, ha senza remore preso le difese della Cina comunista.

 

Del perché nel parleremo in un prossimo articolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Cina

La Cina accusa Anthropic di tentare di rallentare la ricerca sull’IA

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Il Remnin Ribao, conosciuto in Italia come il Quotidiano del Popolo, emanazione giornalistica diretta dello Stato cinese, ha accusato la società di Intelligenza Artificiale Anthropic di adottare una «strategia da Guerra Fredda» per ostacolare lo sviluppo dei sistemi di IA del Paese.

 

In un saggio uscito sabato, l’amministratore delegato di Anthropic, Dario Amodei, ha invocato un nuovo quadro normativo per disciplinare la ricerca sull’intelligenza artificiale e tenere sotto controllo i possibili pericoli dei sistemi avanzati.

 

Il CEO del colosso IA ha inoltre chiesto al governo statunitense di inasprire i controlli sull’esportazione di chip avanzati verso la Cina. In una densa intervista a CBS News l’Amodei ha dichiarato che il suo «dilemma più difficile» si porrà se Pechino rifiuterà di accettare un rallentamento nello sviluppo dell’IA.

 

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La proposta di Amodei ha ricevuto l’appoggio sui social del CEO di OpenAI, Sam Altman, e di Elon Musk.

 

Il quotidiano del Partito Comunista Cinese in lingua inglese Global Times ha risposto con un editoriale in cui sostiene che Amodei stava tentando «di frenare lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale in Cina attraverso barriere tecnologiche e monopoli normativi, di sostenere l’egemonia monopolistica di Washington nelle tecnologie all’avanguardia e di escludere la Cina dal sistema di governance globale dell’IA».

 

Pechino ha definito questa «guerra fredda silenziosa sull’IA» «ipocrita e miope», aggiungendo che escluderla «aumenterebbe significativamente i costi derivanti da tentativi ed errori e i rischi di perdita di controllo nello sviluppo globale dell’IA».

 

Mentre i legislatori americani premono per controlli più rigorosi, il presidente Trump ha dichiarato domenica che «forze molto negative» stavano esagerando la minaccia dell’Intelligenza Artificiale.

 

«Siamo all’avanguardia in Cina nel campo dell’Intelligenza Artificiale. Siamo il Paese più sofisticato al mondo e, francamente, voglio che rimanga tale, perché chi vince nel campo dell’IA vince», ha affermato.

 

Stati Uniti e Cina terranno questo mese un vertice sui rischi per la sicurezza dell’IA, e Trump e Xi Jinping discuteranno probabilmente di IA nel loro incontro previsto per il 24 settembre.

 

Come riportato da Renovatio 21, in settimana Anthropic ha sostenuto di aver individuato scienziati che impiegavano i suoi modelli di AI per ricerche potenzialmente utili allo sviluppo di armi biologiche, tra cui studi finalizzati a rendere agenti patogeni pericolosi più trasmissibili e più dannosi.

 

La sua ammissione è arrivata dopo le dimissioni di un altro ricercatore di Anthropic, Jacob Coxon, che ha accusato Anthropic e OpenAI di ignorare la «posta in gioco per la civiltà» e di «correre direttamente verso una superintelligenza in grado di migliorarsi autonomamente, mettendo a repentaglio le nostre vite». L’ex ricercatore ha inoltre avvertito che un’AI sufficientemente avanzata potrebbe violare infrastrutture critiche o contribuire alla creazione di «armi biologiche in grado di causare l’estinzione di massa».

 

Il mese scorso era emerso che per la prima volta gli scienziati americani hanno impiegato l’Intelligenza Artificiale per generare virus funzionanti inesistenti in natura, evidenziando una potenzialità che, a detta dei ricercatori, potrebbe favorire progressi in ambito medico ma che al contempo pone rilevanti minacce per la biosicurezza.

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Come riportato da Renovatio 21, mesi fa i dirigenti delle principali aziende di Intelligenza Artificiale si sono uniti agli esperti di biotecnologie in un appello urgente per rendere obbligatori i controlli di sicurezza per l’acquisto di DNA sintetico.

 

Il timore per le armi biologiche create dell’AI era presente anche in una lettera che 60 figure del movimento MAGA avevano indirizzato al presidente Trump chiedendo controlli sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale. «I sistemi aeronautici sono sottoposti a una rigorosa certificazione. I sistemi di Intelligenza Artificiale più potenti, che ora possono, o presto potranno, contribuire alla progettazione di armi biologiche, all’infiltrazione in infrastrutture critiche o alla manipolazione dei mercati finanziari, dovrebbero essere trattati con la stessa serietà e attenzione» hanno scritto i firmatari, tra i quali spiccava il nome di Steve Bannon.

 

Come riportato da Renovatio 21, un ricercatore esperto di sicurezza di Anthropic che aveva lavorato sul fronte delle armi biologiche si licenziò lasciando un monito preciso. «Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Mrinank Sharma rivolgendosi ai colleghi.

 

La paura per i virus bioingegnerizzati dall’AI arriva in un clima di crescente allarme verso i sistemi di AI autonomi che operano al di fuori delle istruzioni impartite. Modelli elaborati da OpenAI Anthropic e Meta hanno di recente compiuto azioni informatiche non autorizzate durante i test di sicurezza. Anche l’AI Security Institute britannico ha segnalato questa settimana che, nelle fasi di valutazione, agenti di IA hanno mirato a persone e organizzazioni reali, generato false identità e tentato di inserire codice dannoso.

 

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Cina

Funzionario del governo argentino provoca un incidente diplomatico con la Cina

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Il direttore della comunicazione digitale del governo argentino, il ventisettenne Juan Pablo Carreira, ha provocato un incidente diplomatico con la Cina le cui conseguenze si fanno ancora sentire. Lo riporta EIR.   Carreira, esperto dei social media per Javier Milei, ha pubblicato un messaggio su X il 2 settembre, usando lo pseudonimo di «Juan Doe» anziché il suo account ufficiale, incolpando la Cina del disastro delle inondazioni in Nepal.   Come riportato dal giornale argentino Página 12, il messaggio affermava che «una centrale idroelettrica vicino a un ghiacciaio al confine con il Nepal, unita ai tipici fallimenti della gestione industriale statale [cinese], ha portato al più grande crollo di una struttura di ingegneria civile mai registrato. Questo si aggiunge alla lista dei più grandi disastri umanitari causati dalla gestione dell’attività industriale da parte del Partito Comunista nella storia… Il comunismo uccide. Il Partito Comunista, travestito da “uomo d’affari”, uccide».   La reazione irata della Cina è stata immediata. Il portavoce dell’ambasciata cinese a Buenos Aires ha rilasciato una dichiarazione dai toni duri, sostenendo che, mentre Cina e Nepal collaborano nelle operazioni di ricerca e soccorso dopo la catastrofe alluvionale e conducono indagini congiunte per determinarne le cause, «un certo funzionario argentino, mosso da pregiudizi ideologici, diffonde maliziosamente voci per diffamare il Partito Comunista Cinese e ledere l’immagine internazionale della Cina».

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La Cina respinge «categoricamente» tali dichiarazioni e ha chiesto a Carreira di «ritrattare immediatamente le sue affermazioni». L’ambasciata ha inoltre avvertito che l’incidente potrebbe avere gravi conseguenze per le relazioni bilaterali.   A Pechino, il ministero degli Esteri ha convocato un incontro «urgente» con l’ambasciatore argentino Marcelo Suárez Salvia, ma, essendo quest’ultimo in vacanza, il secondo diplomatico più importante dell’ambasciata, Alberto Simunovich, sembra aver ascoltato la «forte protesta» del ministero degli Esteri in merito al post su X e ad altri comportamenti provocatori e ostili del governo Milei, che stanno causando crescenti tensioni bilaterali.   Il Mministero degli Esteri ha lamentato l’esclusione delle aziende cinesi dalle gare d’appalto internazionali in Argentina e ha inoltre denunciato l’oltraggiosa ingerenza dell’ambasciatore statunitense in Argentina, Peter Lamelas, il quale ha minacciato di revocare i visti ai dirigenti della Cooperativa per i Servizi Pubblici e Comunitari (CALF), il più grande distributore di energia elettrica della Patagonia, qualora avessero smesso di utilizzare la tecnologia Huawei.   Il ministero degli Esteri ha anche fatto riferimento al discorso di Lamelas al Forum sull’Energia 2026 del 13 agosto, sponsorizzato dalla Camera di Commercio USA-Argentina (AmCham), in cui ha avvertito il governo Milei che qualsiasi rapporto con Huawei o con la Cina «non favorirà gli investimenti» nel gigantesco giacimento di petrolio e gas di scisto di Vaca Muerta, sul quale Milei conta per attrarre ingenti investimenti stranieri.   E, mentre Milei ostenta costantemente la sua stretta collaborazione con l’amministrazione Trump, il ministero ha fatto notare che la Cina sta ancora aspettando la sua visita di Stato a Pechino, promessa due anni fa.   Il portavoce ufficiale di Milei, Adrián Ravier, si è rifiutato di riconoscere la responsabilità di Carreira nel provocare questa crisi, affermando che il governo risponde solo alle dichiarazioni pubblicate sugli account ufficiali, dal portavoce o dall’Ufficio del Presidente. Poiché Carreira ha usato lo pseudonimo di «Juan Doe», Ravier ha dichiarato che «non c’è nessun funzionario che abbia rilasciato una simile dichiarazione» riguardo alla Cina e al Nepal, secondo quanto riportato da Página 12.   L’errore di postare con account sbagliato è il vero incubo dei social media manager. Un caso plateale si ebbe in Italia nel giugno 2017, quando il responsabile della comunicazione digitale dell’allora premier Matteo Renzi, Alessio de Giorgi, smentì categoricamente di gestire la pagina Matteo Renzi News, utilizzando però su Facebook proprio il profilo ufficiale della pagina Matteo Renzi News.   Il problema è mondiale. Nel 2020 il politico statunitense Mitt Romney commise un errore da manuale. Per anni aveva utilizzato un account Twitter (oggi X) anonimo con lo pseudonimo di «Pierre Delecto» per difendere se stesso e attaccare i propri avversari politici nei commenti. A causa di una disattenzione del suo staff in un’intervista (e di successivi controlli incrociati sui social), venne a galla che dietro il fan sfegatato del politico mormone c’era lo stesso Romney, costretto poi ad ammettere il possesso dell’account segreto.   In diverse occasioni, lo staff di Donald Trump ha dimenticato di effettuare lo switch. Il caso più memorabile avvenne quando l’account ufficiale di Trump mise «like» e commentò in modo auto-celebrativo un post dello stesso Trump, dimenticando che il social media manager era loggato con il profilo del presidente invece che con un account di supporto o di una testata d’area.  

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Immagine di Argentina.gob.ar via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International   
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Cina

Papa Leone approva il suo settimo vescovo per la Chiesa «cattolica» comunista cinese

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Un vescovo di Datong è stato consacrato oggi in Cina con l’approvazione di Papa Leone XIV nell’ambito del controverso accordo tra Vaticano e Cina.

 

Papa Leone XIV ha nominato Paolo Liu Honggang vescovo di Datong, nello Shanxi, in Cina, il 10 agosto, «a seguito dell’approvazione della sua candidatura nell’ambito dell’Accordo provvisorio tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese», ha riferito lunedì mattina Vatican News. Ciò significa che Honggang è stato nominato vescovo all’interno della cosiddetta Chiesa «cattolica» controllata dallo Stato in Cina.

 

Lo Honggang è il settimo vescovo cinese che Leone ha nominato finora nell’ambito dell’accordo tra Cina e Vaticano.

 

Come riportato da Renovatio 21, a luglio il pontefice ha approvato le consacrazioni di Joseph Chang Yanfeng a vescovo della Mongolia Interna e di Francis Xavier Duan Yongkun a ordinario di Bameng, secondo le regole dell’accordo segreto con il PCC.

 

L’accordo sino-vaticano, ufficialmente segreto e firmato nel 2018, si ritiene riconosca la Chiesa di Stato in Cina e consenta al Partito Comunista Cinese (PCC) di nominare i vescovi. Il Papa apparentemente mantiene il potere di veto, sebbene in pratica sia il PCC ad avere il controllo. Si presume inoltre che l’accordo preveda la rimozione dei vescovi legittimi e la loro sostituzione con vescovi approvati dal PCC.

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L’accordo è stato rinnovato più di recente nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante il periodo di sede vacante successivo alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC suscitarono timori che la Cina stesse approfittando della vacanza.

 

L’accordo è stato rinnovato da ultimo nel 2024 per un periodo di quattro anni. Prima dell’elezione di Leone XIV, durante la sede vacante successiva alla morte di papa Francesco, due vescovi scelti dal PCC avevano già suscitato timori che la Cina stesse sfruttando il periodo di vacanza.

 

Come parte dell’accordo, il Vaticano ha riconosciuto sette «vescovi» illegittimi insediati dalla chiesa «patriottica» e ha cacciato due vescovi della fedele Chiesa cinese sotterranea dalle loro diocesi, sostituendoli con «vescovi» scelti dal PCC. Alcuni vescovi erano stati dapprima nominati senza l’assenso di Roma, una violazione che, a differenza dei casi Lefebvre e ora Viganò, non ha bizzarramente prodotto scomuniche.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Cina a giugno ha consacrato un vescovo della Mongolia Interna con l’approvazione di Papa Leone XIV. Si tratta di Giuseppe Chang Yanfeng, messo a capo della diocesi di Chifeng, il sesto vescovo approvato finora da Papa Leone XIV nell’ambito dell’intesa tra Vaticano e Cina. L’accordo è stato violato più volte. Tre anni la Cina aveva «ordinato» il nuovo vescovo di Shanghai, senza che Roma avesse nulla da eccepire.

 

La decisione del PCC di nominare due vescovi in questo periodo dimostra che Pechino non considera importante il ruolo della Santa Sede o del Papa. Inoltre, evidenzia come, nell’ambito dell’accordo sino-vaticano, estremamente riservato, sembri essere la Cina – piuttosto che la Santa Sede – ad avere il controllo.

 

Il cardinale Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha ripetutamente criticato duramente l’accordo. Lo ha descritto come un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e ha accusato il Vaticano di «svendere» i cattolici cinesi.

 

Il cardinale Zen, vescovo emerito di Hong Kong, ha più volte criticato aspramente l’accordo, definendolo un «incredibile tradimento» dei cattolici cinesi e accusando il Vaticano di «svendere» i fedeli cinesi. Come noto, Lo Zen – che è stato portato a processo nella Hong Kong pechinizzata, tra il silenzio imbarazzante del Sacro Palazzo (l’assenza di mosse del Vaticano per difenderlo ha spinto persino il Parlamento Europeo (!) a chiedere alla Santa Sede di fare qualcosa) – avversa il processo di sinodalizzazione (accusando Francesco di usare i sinodi per «cambiare la dottrina della Chiesa») ed è stato tra i più agguerriti nemici del documento sulle omo-benedizioni lanciato dal tandem Bergoglio-Fernandez.

 

L’accordo ha portato a un aumento delle persecuzioni religiose, come documentato dalla Commissione esecutiva del Congresso degli Stati Uniti sulla Cina nei suoi rapporti annuali. Negli anni trascorsi dall’attuazione del patto , la persecuzione dei cattolici – in particolare dei cattolici «clandestini» che non accettano la Chiesa controllata dallo Stato – è aumentata in modo evidente.

 

Mentre continuano i cattolici desaparecidos, le delazioni sono incoraggiate e pagate apertamente, il lavaggio del cervello investe quantità di sacerdoti, le suore sono perseguitate e le demolizioni di chiese ed istituti religiosi continua senza requie, il Vaticano invita due vescovi patriottici al Sinodo, e Pechino, come ringraziamento, «ordina» nuovi vescovi senza l’approvazione di Roma – mentre i veri sacerdoti vengono torturati dal governo del Dragone.

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Una serie di nomine episcopali – fatte mentre sacerdoti vengono torturati – dall’ultimo rinnovo dell’accordo nell’ottobre 2022 hanno evidenziato il primato del potere esercitato da Pechino nell’accordo. In tre occasioni note, tra cui la nomina del nuovo vescovo di Shanghai, il PCC ha nominato nuovi vescovi o li ha assegnati a nuove diocesi, lasciando che il Vaticano si mettesse al passo con gli eventi ed esprimesse la sua frustrazione espressa in termini diplomatici.

 

I segni dell’infeudamento della gerarchia cattolica al potere cinese sono visibili da tempo, e appaiono in forme sempre più rivoltanti: un articolo in lingua inglese nel portale internet della Santa Sede sembrava lasciar intendere che le persecuzioni dei cristiani in Cina ad opera del Partito Comunista Cinese sono «presunte».

 

Secondo quanto emerso negli ultimi giorni, vescovo cattolico cinese della Chiesa clandestina ha dichiarato che «almeno 10» vescovi clandestini sono stati consacrati in segreto dopo la firma dell’accordo tra Vaticano e Cina, per salvaguardare la fede nella Cina comunista. Non è chiaro se queste nomine siano state ratificate da Roma, con il rischio che, senza l’approvazione papale, anche i vescovi cinesi clandestini, come quelli della FSSPX, siano incorsi in una comunica latae sententiae, epperò qui non comunicata urbit et orbi dal Sacro Palazzo.

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Immagine di J.Martin via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0

 

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