Persecuzioni
Parlamentare finlandese trascinata di nuovo in tribunale per aver citato contro l’omosessualità
La Corte Suprema finlandese ha fissato la data per l’udienza orale nel caso di libertà di parola che coinvolge la parlamentare finlandese Päivi Räsänen e il prelato luterano Juhana Pohjola. Lo riporta LifeSite.
Entrambe le figure erano state precedentemente assolte all’unanimità dalle accuse di «incitamento all’odio» da due tribunali di grado inferiore dopo aver espresso pubblicamente la propria fede cristiana. Con l’udienza fissata per il 30 ottobre 2025, la campagna di censura del pubblico ministero contro Räsänen e Pohjola entrerà nel suo settimo anno.
Räsänen, medico, ex ministro degli Interni finlandese e parlamentare dal 1995, è stata formalmente accusata di «agitazione contro un gruppo minoritario» nel 2021. È stata incriminata ai sensi di una sezione del codice penale finlandese intitolata «crimini di guerra e crimini contro l’umanità» per aver condiviso le sue convinzioni cristiane sul matrimonio e l’etica sessuale in un tweet del 2019, nonché in un dibattito radiofonico in diretta del 2019 e in un opuscolo parrocchiale del 2004.
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La Pohjola è stata incriminata per aver pubblicato l’opuscolo di Räsänen del 2004.
I processi di alto profilo tenutisi presso tribunali di grado inferiore hanno ricevuto notevole attenzione a livello mondiale, in particolare dopo che l’accusa ha attaccato i fondamentali insegnamenti cristiani e ha controinterrogato Räsänen e Pohjola sulla loro teologia durante le udienze in tribunale.
«Non è un reato twittare un versetto della Bibbia o impegnarsi in un dibattito pubblico da una prospettiva cristiana. I tentativi di criminalizzarmi per aver espresso le mie convinzioni hanno portato a degli anni estremamente difficili, ma spero ancora in un risultato positivo che costituisca un precedente fondamentale per la tutela del diritto umano alla libertà di parola in Finlandia», ha affermato Räsänen, nonna di 12 nipoti.
Due tribunali di grado inferiore avevano precedentemente assolto Räsänen e Pohjola da tutte e tre le accuse nell’aprile 2022 e nel novembre 2023. Il pubblico ministero ha presentato ricorso per la terza volta, portando le accuse relative all’opuscolo e al tweet alla Corte Suprema, che ascolterà le argomentazioni orali il 30 ottobre 2025.
In precedenza, la difesa aveva sostenuto in tribunale che l’uso della parola «peccato» da parte di Räsänen nel suo tweet, che l’accusa aveva definito «offensivo» e quindi illegale, era una citazione diretta dalla Bibbia, e qualsiasi sentenza che ne condannasse l’uso condannerebbe direttamente la Bibbia stessa.
Ad essere sotto processo, quindi, sarebbe la stessa Sacra Scrittura dei cristiani.
Durante l’importante processo davanti alla Corte d’appello nel 2023, l’accusa ha spesso attaccato i fondamentali insegnamenti cristiani e ha controinterrogato Räsänen, uno dei membri più longevi del Parlamento finlandese, e la Pohjola sulla loro teologia.
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Il procuratore di Stato finlandese, Anu Mantila, ha affermato che «si può citare la Bibbia, ma sono l’interpretazione e l’opinione di Räsänen sui versetti biblici a essere criminali». In pratica, è l’ermeneutica a divenire passibile di penale, e galera.
Come riportato da Renovatio 21, la Bibbia era stata assolta dal tribunale finnico due anni fa.
Non si tratterebbe tuttavia solo di una tendenza della magistratura del vecchio continente. Un sondaggio del 2023 in Inghilterra ha rilevato che un giovane britannico su quattro sarebbe pronto a censurare la Bibbia.
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Immagine di FinnishGovernment via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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Persecuzioni
Predicatore espulso dal Burning Man: diffondeva il Vangelo di Gesù Cristo
Un predicatore di strada ed evangelista attivo sui social media, di nome Joshua McCormick, stava prendendo parte al festival Burning Man in Nevada quando il suo gruppo è stato allontanato con la forza dall’evento mentre tentava di diffondere il Vangelo tra i partecipanti.
In un video diventato virale in rete, il McCormick ha raccontato che gli organizzatori del raduno avevano concesso loro tre ore per lasciare il posto, pena lo sgombero forzato e l’arresto. Le immagini mostrano i ranger del parco confrontarsi con i 25 cristiani che formavano l’accampamento.
Il McCormick ha accusato Burning Man di venir meno ai propri stessi principi, tra cui quello della «inclusione radicale». Prima che il gruppo religioso venisse fatto allontanare, diversi frequentatori del festival si erano fatti battezzare, e un membro del campo ha dichiarato che circa 600 persone avevano abbracciato la fede in Gesù.
Have you seen this story. Joshua McCormick and his friends had been baptizing ppl at burning man, before he kicked out by rangers.
So you can watch satanic rituals at burning man but not be washed clean. Got it pic.twitter.com/EUs9z0NRiM— Rolltiderissa78 (@rolltiderissa) September 2, 2026
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Il McCormick ha inoltre ripreso con la telecamera la celebre effigie del «Burning Man», bruciata come da tradizione al termine di ogni edizione del festival, affermando di aver potuto «percepire l’energia demoniaca» sprigionata dalla scultura di legno.
Diffondere il messaggio evangelico al Burning Man rappresenta un’esperienza fuori dal comune, poiché l’evento è notoriamente intriso di depravazione sessuale e drogastiche e pratiche dichiaratamente di stampo pagano e neopagano.
Il McCormick ha osservato infine che alcuni funzionari del festival e gli stessi ranger che avevano intimato loro di andarsene apparivano a disagio per quanto stava accadendo, mostrando perplessità per il fatto che ai cristiani non fosse stato consentito di proseguire la loro predicazione durante il raduno.
Dietro l’immagine patinata di comunità radicale, arte e libertà che il Burning Man proietta all’esterno, si nasconde un lato molto più problematico, denunciato negli anni da giornalisti, ex partecipanti e persino da alcuni dei suoi organizzatori storici.
Il primo paradosso riguarda i costi: nato come esperimento anti-consumista basato sul dono e sul rifiuto del denaro all’interno del perimetro del festival, il Burning Man è diventato negli anni un evento per privilegiati. I biglietti costano centinaia di dollari, mentre i «campi» più esclusivi — spesso finanziati da miliardari della Silicon Valley — offrono servizi di lusso, staff pagato e persino aria condizionata, tradendo patentemente lo spirito egualitario originario e trasformando il deserto del Nevada in un terreno di networking per l’élite tecnologica.
Poi c’è il problema ambientale: nonostante la retorica del «Leave No Trace», ogni edizione lascia dietro di sé tonnellate di rifiuti, polvere tossica dispersa dai generatori diesel, e un impatto ecologico crescente su un ecosistema fragile, aggravato dalle enormi installazioni artistiche che finiscono bruciate.
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Non mancano poi le criticità legate alla sicurezza: nel corso degli anni si sono verificati decessi, overdose, abusi sessuali e casi di violenza mai adeguatamente affrontati da un’organizzazione che fatica a garantire tutela in un contesto dove regole sociali e legali sembrano sospese.
Il tema delle violenze sessuali al Burning Man è emerso con forza a partire dal 2019, quando un’inchiesta di Salon condotta dalla giornalista Nicole Karlis ha raccolto testimonianze di donne che dichiaravano di essere state aggredite sessualmente durante il festival e poi ignorate o liquidate dagli organizzatori. L’inchiesta ha rivelato anche un contrasto istituzionale: il Bureau of Land Management (BLM), l’ente federale che gestisce il terreno pubblico su cui sorge l’evento, ha accusato l’organizzazione Black Rock City LLC di aver usato la privacy delle vittime come pretesto per non riportare sistematicamente ogni caso di aggressione sessuale alle autorità con data, ora e luogo — dati necessari per individuare pattern ricorrenti.
Sul piano dei numeri, la situazione appare contraddittoria. Il dipartimento interno per i reati sessuali riceve ogni anno tra le 5 e le 20 segnalazioni, ma le forze dell’ordine hanno storicamente registrato pochissimi arresti: zero o uno all’anno tra il 2007 e il 2018 (due nel solo 2017). Questo scarto enorme tra segnalazioni e arresti riflette in parte un fenomeno generale di sotto-denuncia dei reati sessuali, ma anche le difficoltà specifiche del contesto: l’oscurità del deserto, il caos della folla, l’uso diffuso di droghe e alcol, e un’estetica di nudità e provocazione che secondo alcune attiviste della comunità stessa viene talvolta scambiata per consenso implicito, che però non esiste.
Negli anni più recenti la questione non si è attenuata: nel 2025 un uomo è stato arrestato per aggressione sessuale e violazione di domicilio proprio nei giorni immediatamente precedenti l’apertura del festival, e un altro caso di stupro con arresto si è verificato al termine dell’edizione dello stesso anno. In risposta alle critiche, l’organizzazione ha istituito un «Survivor Advocacy Center» attivo per tutta la durata dell’evento, per assistere le vittime nel dialogo con le forze dell’ordine — un tentativo di rispondere a un’accusa ricorrente: che dietro la retorica di «spazio sicuro» e comunità radicale, il Burning Man abbia per anni gestito male, se non minimizzato, le denunce di violenza sessuale.
Come riportato da Renovatio 21, in alcune edizioni vi è anche scappato il morto. Un conteggio ufficioso dice che si tratterebbe di una dozzina di decessi nei 30 anni di storia della festa nel deserto. Il caso forse più noto è quello di Aaron Joel Mitchell, 41 anni, morì dopo essere riuscito a superare le barriere di sicurezza e a lanciarsi tra le fiamme durante il rogo rituale del «Man». Venne portato in eliambulanza al centro ustionati dell’UC Davis, l’Università fuori San Francisco. dove morì il giorno successivo. Le autorità non confermarono se fosse un gesto intenzionale o legato a droghe.
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Il Burning Man nasce nel 1986 su una spiaggia di San Francisco (Baker Beach), quando Larry Harvey e Jerry James costruirono un effigie di legno alta circa due metri e mezzo e la bruciarono durante il solstizio d’estate. L’occasione era personale — pare legata a una rottura sentimentale di Harvey — e si ispirava a raduni analoghi che una loro amica scultrice, Mary Grauberger, organizzava già da anni sulla stessa spiaggia a San Francisco. Successivamente, il collettivo Cacophony Society, poi portò l’evento nel deserto del Nevada nel 1990.
Il fondatori negano nessi diretti con il paganesimo, raccontando che questi siano un caso che anzi essi volevano evitare: nel 1988, quando lo Harvey battezzò ufficialmente l’evento «Burning Man» sui volantini, lo fece proprio per allontanarsi dai riferimenti al «wicker man» — la pratica celtica attribuita ai Druidi di bruciare sacrifici in gabbie di vimini a forma umana, resa celebre dal film horror cult del 1973 The Wicker Man, che si conclude appunto con un sacrificio umano per rogo dentro l’effigie ligna antropomorfa. Lo Harvey ha dichiarato di non aver visto il film se non molti anni dopo, e che comunque non fu fonte d’ispirazione per l’evento.
Nonostante le dichiarazioni passate del fondatore, nel corso dei decenni il festival ha sviluppato una propria estetica quasi rituale attorno al rogo finale della figura umana, e alcuni critici religiosi o osservatori esterni (compresi ambienti cristiani conservatori) hanno tracciato parallelismi con celebrazioni pagane pre-cristiane legate ai solstizi e ai fuochi sacrificali.
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Immagine di Carnaval Studios via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
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Trapelato il memorandum dell’FBI contro i cattolici tradizionalisti
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Nel trattare i cosiddetti Centri di Formazione Religiosa , con particolare riferimento alla Società di San Pio X (FSSPX) e alle sue ramificazioni, le diapositive si concentravano su questioni dottrinali e politiche.
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