Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

La UE chiede un «nuovo leader del mondo libero» dopo che Trump ha cacciato Zelens’kyj dalla Casa Bianca

Pubblicato

il

L’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza nella Commissione Europea Kaja Kallas, ha affermato che gli Stati Uniti non possono più svolgere il ruolo di «leader del mondo libero», dopo che il presidente Donald Trump ha pubblicamente rimproverato il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj per la sua mancanza di rispetto e ingratitudine nei confronti del popolo americano.

 

L’incontro tra Zelens’kyj, Trump e il vicepresidente JD Vance di venerdì si è trasformato in uno scambio apertamente ostile. A Zelens’kyj è stato chiesto di lasciare la Casa Bianca prima del previsto senza firmare un accordo che avrebbe concesso agli Stati Uniti i diritti sulle risorse naturali dell’Ucraina, o di tenere una conferenza stampa congiunta.

 

In risposta alle notizie da Washington, Kallas, Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza ed ex primo ministro estone, ha espresso su X il suo sostegno a Zelensky, scrivendo: «siamo al fianco dell’Ucraina».

Acquista la t-shirt DONALD KRAKEN

«Intensificheremo il nostro supporto all’Ucraina in modo che possa continuare a combattere l’aggressore», ha scritto Kallas. «Oggi è diventato chiaro che il mondo libero ha bisogno di un nuovo leader. Tocca a noi, europei, accettare questa sfida».

 

Kallas in precedenza aveva accusato Trump di adottare «narrazioni e punti di vista russi» sul conflitto in Ucraina, e aveva espresso preoccupazione per quello che aveva descritto come un allontanamento di Washington dai suoi alleati europei di lunga data.

 

La politica estone anche respinto le critiche alla democrazia nell’UE mosse da Vance alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, osservazioni che Trump ha elogiato come «brillanti». «Mi rifiuto di accettare queste critiche, perché semplicemente non sono vere», aveva detto Kallas.

 

Nelle ultime settimane, Trump ha rilasciato diverse dichiarazioni critiche sulla leadership ucraina, descrivendo Zelensky come un «dittatore senza elezioni» e suggerendo che Kiev sia responsabile per aver permesso l’escalation delle ostilità nel 2022.

 

«Ti ho dato il potere di essere un duro, e non credo che saresti un duro senza gli Stati Uniti», ha detto Trump a Zelens’kyj venerdì durante il disastro nello Studio Ovale. «Ma non ti stai comportando per niente con gratitudine, e questa non è una bella cosa… Quello che stai facendo è molto irrispettoso nei confronti del Paese, di questo Paese».

 

La scelta della Kallas come Alto rappresentante UE – a cui il Cremlino l’anno scorso si oppose – è stato letto come la volontà di Von der Leyen e soci di Bruxelles di aderire alla guerra contro la Russia: la russofobia dell’ex premier estone è molto nota.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Kallas aveva dichiarato prima della nomina che Paesi NATO stanno già addestrando truppe in Ucraina.

 

La Kallas è una delle poche figure europee a schierarsi apertamente con il presidente francese Emmanuel Macron, il quale in questi mesi ha enigmaticamente iniziato a dire che non si può escludere un dispiegamento formale di truppe NATO in Ucraina per impedire una vittoria russa nel conflitto, affermando oscuramente che questa politica mantiene Mosca nel dubbio sulle intenzioni del blocco.

Acquistate le Maglie Crociate

La bionda figura politica ha guidato vari governi estoni avvicendatisi negli ultimi anni. Un precedente governo della Kallas era caduto due anni fa. Il governo Kallas II durò dal 18 luglio 2022 al 17 aprile 2023; il governo Kallas III è in carica dal 17 aprile 2023. La coalizione al potere comprende il partito della presidente Reformierakond (Il Partito Riformatore Estone, di orientamento liberale), i liberaldemocratici di Eesti 2000 («Estonia 2000») e il Partito Socialdemocratico Estone (PSE).

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa la Kallas è stata investita da uno grave scandalo che ha coinvolto suo marito, con media estoni che hanno riferito come l’azienda di logistica del consorte presidenziale abbia continuato ad operare in Russia dopo lo scoppio del conflitto tra Kiev e Mosca lo scorso febbraio. La presidente, nota come falco-anti russo inflessibile, aveva insistito pubblicamente sul fatto che «tutti gli affari con la Russia devono cessare» finché i combattimenti continuano.

 

Nonostante la tempesta mediatica la Kallas disse che non aveva intenzioni di dimettersi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di EU2017EE Estonian Presidency via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0

Continua a leggere

Geopolitica

Trump lancia un ultimatum all’Iran

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se lo Stretto di Ormuzzo non verrà riaperto alla navigazione entro 48 ore.   L’Iran ha mantenuto chiusa la vitale via navigabile alla maggior parte delle navi dal 28 febbraio, giorno in cui Stati Uniti e Israele hanno lanciato la prima ondata di attacchi contro la Repubblica Islamica. Questa interruzione, unita agli attacchi iraniani contro le infrastrutture petrolifere e del gas negli stati del Golfo, ha fatto impennare i prezzi globali dell’energia.   Sabato sera Trump ha lanciato un ultimatum a Teheran dopo i tentativi falliti di convincere i paesi europei a contribuire al ripristino dell’accesso allo stretto.

Aiuta Renovatio 21

«Se l’Iran non APRIRÀ COMPLETAMENTE, SENZA MINACCE, lo Stretto di Ormuzzo entro 48 ORE da questo preciso momento, gli Stati Uniti d’America colpiranno e distruggeranno le loro varie CENTRALI ELETTRICHE, COMINCANDO DA QUELLA PIÙ GRANDE!», ha scritto il presidente su Truth Social.   La più grande centrale elettrica dell’Iran, quella a gas di Damavand, si trova vicino a Pakdasht, a sud-est di Teheran. Altri importanti impianti includono le dighe idroelettriche di Shahid Abbaspour, Karun-3 e Masjed Soleyman nella provincia del Khuzestan, nonché la centrale termoelettrica di Kerman nell’omonima provincia.   L’unica centrale nucleare iraniana si trova a Bushehr, sulla costa del Golfo Persico. L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) ha dichiarato all’inizio di questa settimana che un proiettile ha colpito una struttura a circa 350 metri dall’impianto.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominioCC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Geopolitica

La Russia condanna il bombardamento del porto iraniano sul Mar Caspio

Pubblicato

il

Da

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha condannato i recenti attacchi israelo-americani contro il porto iraniano di Bandar Anzali, sul Mar Caspio, in una dichiarazione rilasciata il 20 marzo.

 

Il 18 marzo, l’agenzia TASS, citando il canale televisivo israeliano Channel 12, aveva riferito che l’aviazione israeliana aveva colpito una base della marina iraniana nel porto. Il giorno successivo, la TASS ha riportato che Stati Uniti e Israele avevano colpito un ufficio doganale e diverse altre postazioni nel porto.

 

«La coalizione israelo-americana continua ad alimentare le fiamme della guerra che ha scatenato in Medio Oriente, il che potrebbe causare un’ulteriore propagazione del conflitto», ha affermato la Zakharova.

 

Bandar Anzali «è un importante snodo commerciale e logistico, attivamente utilizzato negli scambi tra Russia e Iran, anche per le consegne di generi alimentari. L’attacco ha danneggiato gli interessi economici della Russia e degli altri Stati del Mar Caspio che mantengono collegamenti di trasporto con l’Iran attraverso quel porto».

 

«I Paesi della regione e la comunità internazionale hanno sempre considerato il Mar Caspio una zona sicura di pace e cooperazione».

 

Le azioni sconsiderate e irresponsabili degli aggressori rischiano di trascinare gli Stati del Mar Caspio in un conflitto armato.

 

«Ribadiamo con fermezza l’esigenza di una cessazione immediata delle ostilità e della ripresa degli sforzi per raggiungere una soluzione politica della situazione in Medio Oriente, che sta avendo ripercussioni sempre più gravi sulle regioni limitrofe», ha concluso.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

Continua a leggere

Geopolitica

Lula ai leader latinoamericani: «gli Stati Uniti vogliono colonizzarci di nuovo»

Pubblicato

il

Da

L’America Latina rischia di ricadere sotto un dominio coloniale, ha dichiarato il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, definendo le recenti iniziative della Casa Bianca nella regione come antidemocratiche.   Gli Stati Uniti hanno rapito il leader venezuelano Nicolas Maduro a gennaio, per poi imporre un blocco petrolifero a Cuba il mese scorso, dopo che il presidente americano Donald Trump aveva accusato l’isola di costituire una minaccia. Washington ha inoltre condotto numerosi attacchi extragiudiziali letali contro imbarcazioni nei Caraibi e nel Pacifico orientale, nel quadro della lotta al narcotraffico.   Sabato, durante il vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC) a Bogotà, in Colombia, Lula ha criticato con forza la politica estera di Washington, pur astenendosi dal nominare direttamente gli Stati Uniti o Trump.

Sostieni Renovatio 21

«Non è possibile che qualcuno pensi di possedere altri Paesi. Cosa stanno facendo ora con Cuba? Cosa hanno fatto con il Venezuela? È forse questo un comportamento democratico?», ha chiesto retoricamente.   L’America Latina è già stata depredata di oro, diamanti e minerali, ha affermato il leader brasiliano, richiamando l’ingerenza statunitense nella regione a partire dalla Dottrina Monroe del 1823, che proclamava l’emisfero occidentale come sfera d’influenza esclusiva degli Stati Uniti. La presenza di Washington si è notevolmente ridotta dopo la fine della Guerra Fredda, all’inizio degli anni ’90.   «Dopo averci portato via tutto quello che avevamo, ora vogliono impossessarsi anche dei minerali critici e delle terre rare che possediamo. Vogliono colonizzarci di nuovo», ha avvertito.   I leader dei Paesi latinoamericani «non possono permettere a nessuno di interferire e violare l’integrità territoriale di ciascun paese», ha sottolineato Lula.   All’inizio di questa settimana Trump ha dichiarato di aspettarsi di avere «l’onore» di «prendere Cuba in qualche forma», affermando di poter fare qualsiasi cosa voglia con l’isola.   A causa della carenza di petrolio provocata dal blocco statunitense, sabato Cuba è precipitata in un secondo blackout nazionale dall’inizio della settimana, lasciando oltre 10 milioni di persone senza elettricità.   Il presidente colombiano Gustavo Petro ha dichiarato giovedì a Politico che l’America Latina non è una «terra da conquistare», consigliando a Washington di avviare un dialogo con L’Avana, «invece di imporre un impero dal quale i cubani si liberano sempre da soli».

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Continua a leggere

Più popolari