Geopolitica
Il Belgio annuncia sanzioni contro Israele. Il ministro sionista Ben Gvir: «i Paesi europei sperimenteranno il terrore»
Il ministero degli Esteri del Belgio ha annunciato che riconoscerà lo Stato palestinese e imporrà sanzioni a Israele per la sua guerra a Gaza.
Il Belgio, che ospita le sedi centrali sia dell’UE che della NATO, ha presentato le misure martedì, mentre aumenta la pressione su Israele affinché raggiunga un cessate il fuoco con Hamas e consenta l’ingresso di maggiori aiuti umanitari nell’enclave palestinese assediata.
Alla luce della «tragedia umanitaria a Gaza», il Belgio ha deciso di «aumentare la pressione sul governo israeliano e sui terroristi di Hamas», ha scritto il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot su X. «Non si tratta di punire il popolo israeliano, ma di garantire che il suo governo rispetti il diritto internazionale e umanitario e agisca per cambiare la situazione sul campo».
Le sanzioni includono il divieto di importazione di prodotti provenienti dagli insediamenti ebraici in Cisgiordania e restrizioni all’assistenza consolare per i cittadini belgi che vivono in insediamenti considerati illegali dal diritto internazionale.
🇧🇪🇵🇸🚨La Palestine sera reconnue par la Belgique lors de la session de l’ONU ! Et des sanctions fermes sont prises à l’égard du gouvernement israélien. Tout antisémitisme ou glorification du terrorisme par les partisans du Hamas sera aussi plus fortement dénoncé.
🔸Au vu du…
— Maxime PREVOT (@prevotmaxime) September 2, 2025
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Bruxelles esaminerà anche gli appalti che coinvolgono aziende israeliane e inserirà nella lista nera «due ministri israeliani estremisti, diversi coloni violenti e leader di Hamas», ha affermato il Prevot, aggiungendo che il Belgio spingerà per la sospensione dell’accordo commerciale dell’UE con Israele.
La decisione del governo belga ha scatenato il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir, del partito sionista Ozma Yehudit, che ha tirato fuori lo spettro di un’ondata terrorista in Europa.
«I Paesi europei che si abbandonano all’ingenuità e si arrendono alle manipolazioni di Hamas finiranno per sperimentare il terrore in prima persona» ha dichiarato il Ben-Gvir. «Qui in Israele, c’era chi un tempo credeva a tali illusioni, e il risultato sono stati stupri, omicidi e massacri. Invece di premiare il terrore, il mondo libero deve unirsi contro di esso».
Diversi Paesi, tra cui la Francia, la Spagna, la Norvegia intendono riconoscere la Palestina all’Assemblea generale delle Nazioni Unite alla fine di questo mese, suscitando forti critiche da parte di Israele.
Il mese scorso, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato la Francia e l’Australia di non aver affrontato l’antisemitismo, sostenendo che il riconoscimento della Palestina non avrebbe fatto altro che incoraggiare Hamas.
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Immagine di Gov.pl via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 3.0 Poland
Geopolitica
Il Cremlino afferma che i piani per l’incontro tra Putin, Trump e Xi potrebbero essere definiti a breve
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Geopolitica
La Groenlandia ratifica l’accordo con Trump
Martedì il Parlamento della Groenlandia ha approvato un accordo di sicurezza concluso all’inizio dell’anno con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Lo riporta l’agenzia Reuters. L’intesa, sostenuta dalla Danimarca, prevede un ampliamento della presenza militare americana sull’isola artica.
L’anno scorso Trump aveva iniziato a minacciare l’annessione della Groenlandia, sostenendo che gli Stati Uniti ne avessero bisogno «per motivi di sicurezza nazionale» e per i suoi minerali delle terre rare.
Quella retorica ha provocato indignazione a Copenaghen e ha indotto i membri europei della NATO a schierarsi a sostegno della Danimarca. La controversia si è conclusa con un accordo annunciato a settembre da Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia. All’epoca Trump dichiarò che l’intesa avrebbe garantito a Washington il «controllo permanente» sulla sicurezza del territorio artico.
L’accordo, appoggiato dalla maggioranza dei parlamentari groenlandesi, prevede un’espansione del ruolo militare statunitense sull’isola, aprendo la strada alla costruzione di due nuove basi militari e al sistema di difesa missilistica «Golden Dome» di Trump, riaffermando al contempo la sovranità danese e il diritto all’autodeterminazione dei groenlandesi.
Il ministro degli Esteri groenlandese Mute Egede ha definito la ratifica un passo importante per l’isola. Tuttavia Pele Broberg, leader del partito di opposizione Naleraq, ha sottolineato che la Groenlandia non ha ottenuto alcun beneficio economico dall’accordo.
Martedì Trump ha dichiarato a Fox News che l’Europa ha fatto agli Stati Uniti «il più grande regalo che ci sia mai stato fatto», riferendosi alla Groenlandia e all’accordo militare.
Si prevede che l’accordo esecutivo venga presentato in prima lettura al parlamento danese la prossima settimana, seguito da una seconda lettura e dalla votazione finale il 19 novembre. L’intesa entrerà in vigore una volta ratificata da Danimarca e Groenlandia e non richiede l’approvazione del Senato statunitense.
Come riportato da Renovatio 21, la Danimarca aveva creato un’apposita «guardia notturna» per tenere d’occhio le uscite del presidente statunitense Donald Trump, in seguito alle sue reiterate pretese espresse nei primi mesi di quest’anno sull’annessione della Groenlandia, territorio autonomo del regno.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato Trump, con a fianco il segretario NATO Mark Rutte nello Studio Ovale, aveva dichiarato che l’annessione della Groenlandia avverrà e l’Alleanza Atlantica potrebbe perfino essere coinvolta.
La presenza nelle uscite di Trump della parola «destino» appare come un riferimento esplicito alla teoria del «Destino Manifesto» degli USA, ossia la logica per cui il Paese egemone dovrebbe spingere emisfericamente la sua espansione in tutto il continente.
La ridefinizione del Golfo del Messico come «Golfo d’America», i discorsi di annessione del Canada come ulteriore Stato dell’Unione e la manovra su Panama – canale costruito dagli USA proprio a partire da ideali non dissimili – vanno in questo senso di profonda riformulazione geopolitica della politica Estera della superpotenza.
I discorsi su una possibile dottrina Monroe («Donroe»), con gli USA impegnati solo nel loro emisfero, sono stati però vanificati dall’ennesima guerra mediorientale in cui Israele ha trascinato Washingtone.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
L’UE respinge il Canada come membro «associato»
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