Geopolitica
I Paesi della NATO stanno già addestrando truppe in Ucraina: ecco il canto della primo ministro estone Kallas
Il personale militare di alcuni Stati membri della NATO sta già addestrando i soldati ucraini nel paese, ha detto il primo ministro estone Kaja Kallas. Ciò non porterà ad uno scontro diretto con la Russia perché il personale lo fa «a proprio rischio e pericolo», ha insistito lunedì in un’intervista al Financial Times.
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, non ha tardato a rispondere invitando il leader estone a informare l’opinione pubblica sugli aspetti meno gustosi di queste missioni. «Alcune nazioni stanno già riprendendo le loro scarpe da ginnastica. Ma su questo tengono il silenzio. Spero che la coraggiosa Kaja fornisca i dettagli», ha scritto sui social media.
La Kallas è uno dei sostenitori più espliciti dello sforzo bellico di Kiev contro la Russia, ed è stato critico nei confronti dei politici occidentali che esitano ad aumentare gli aiuti militari per l’Ucraina.
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La sua affermazione secondo cui il dispiegamento di istruttori NATO in Ucraina non si tradurrebbe in uno scontro diretto con la Russia si basava sul fatto che questo personale militare non è coperto dalla clausola di protezione reciproca dell’articolo 5 dell’alleanza.
«Non riesco proprio a immaginare che se qualcuno viene ferito lì, allora coloro che hanno inviato la loro gente diranno ‘È l’Articolo 5. Bombardiamo la Russia’. Non è così che funziona. Non è automatico», ha cantato la Kallas nell’intervista al Financial Times.
«Se mandi la tua gente ad aiutare gli ucraini… saprai che il Paese è in guerra e andrai in una zona a rischio. Quindi corri il rischio», ha aggiunto.
La NATO ha addestrato alcuni soldati ucraini sul territorio degli stati membri, tra cui Regno Unito, Germania e Polonia, insegnando loro come usare le armi donate dall’Occidente. Secondo i sostenitori della strategia, fare la stessa cosa sul suolo ucraino sarebbe più rapido e semplice dal punto di vista logistico.
I funzionari occidentali avevano già riconosciuto la presenza di personale militare in Ucraina dallo scoppio del conflitto nel 2022, ma non avevano confermato pubblicamente che stessero addestrando le forze locali.
La Kallas si è anche una delle poche figure europee a schierarsi apertamente con il presidente francese Emmanuel Macron, il quale in questi mesi ha enigmaticamente iniziato a dire che non si può escludere un dispiegamento formale di truppe NATO in Ucraina per impedire una vittoria russa nel conflitto, affermando oscuramente che questa politica mantiene Mosca nel dubbio sulle intenzioni del blocco.
Un precedente governo della Kallas era caduto due anni fa. Il governo Kallas II durò dal 18 luglio 2022 al 17 aprile 2023; il governo Kallas III è in carica dal 17 aprile 2023. La coalizione al potere comprende il partito della presidente Reformierakond (Il Partito Riformatore Estone, di orientamento liberale), i liberaldemocratici di Eesti 2000 («Estonia 2000») e il Partito Socialdemocratico Estone (PSE).
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato la Kallas è stata investita da uno grave scandalo che ha coinvolto suo marito, con media estoni che hanno riferito come l’azienda di logistica del consorte presidenziale abbia continuato ad operare in Russia dopo lo scoppio del conflitto tra Kiev e Mosca lo scorso febbraio. La presidente, nota come falco-anti russo inflessibile, aveva insistito pubblicamente sul fatto che «tutti gli affari con la Russia devono cessare» finché i combattimenti continuano.
Nonostante la tempesta mediatica la Kallas disse che non aveva intenzioni di dimettersi.
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Geopolitica
Trump elogia Putin e Xi per l’accordo di pace con l’Iran
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Geopolitica
Trump dice che l’accordo con l’Iran è stato raggiunto. La guerra è davvero finita?
Gli Stati Uniti e l’Iran hanno raggiunto un accordo per porre fine alla guerra. Donald Trump ha annunciato la conclusione dell’accordo ieri , scrivendo su Truth Social che le forze armate americane porranno fine al blocco navale e lo Stretto di Ormuzzo sarà completamente riaperto una volta che il patto sarà finalizzato questa settimana. Il presidente e JD Vance potrebbero entrambi recarsi in Svizzera per la cerimonia di firma prevista per venerdì.
«Con la presente autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Ormuzzoe, contestualmente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!», ha scritto Trump su Truth Social.
“The Deal with Islamic Republic of Iran is now complete. Congratulations to all!” President Donald J. Trump 🇺🇸 pic.twitter.com/RdSwyEdEtO
— The White House (@WhiteHouse) June 14, 2026
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L’accordo, confermato dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, si configura come un memorandum d’intesa piuttosto che come un trattato. Durante un periodo di cessate il fuoco di 60 giorni, si terranno colloqui più ampi tra i due Paesi. Tali colloqui verteranno sullo specifico impegno dell’Iran a non dotarsi di armi nucleari e sulle agevolazioni che Teheran riceverà in cambio.
La svolta, che domenica era stata brevemente messa a rischio dopo che Israele aveva lanciato attacchi contro obiettivi di Hezbollah nei pressi di Beirut, corona mesi di diplomazia guidata da funzionari pakistani, emersi come canale principale di collegamento tra Washington e Teheran dopo che i negoziati diretti si erano ripetutamente arenati.
Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, che ha mediato i negoziati, ha affermato che entrambe le parti «hanno dichiarato la cessazione immediata e definitiva delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso quello libanese». Sharif ha aggiunto che l’accordo sarà firmato formalmente venerdì in Svizzera.
L’accordo prevedeva originariamente la revoca graduale del blocco navale americano sui porti iraniani, parallelamente alla progressiva riapertura dello Stretto di Hormuz, ha dichiarato venerdì un funzionario statunitense.
Gli Stati Uniti e l’Iran avevano precedentemente dichiarato che un memorandum d’intesa era stato in gran parte finalizzato. Secondo Teheran, il documento si sarebbe concentrato sulla fine della guerra e sulla riapertura dello Stretto di Ormuzzo, mentre il programma nucleare iraniano sarebbe stato affrontato in negoziati separati entro 60 giorni dalla firma.
Nelle scorse settimane Trump ha avuto diverse telefonate accese con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, durante le quali ha chiesto a Israele di interrompere i raid aerei in Libano. L’Iran aveva precedentemente minacciato di sospendere i colloqui se l’operazione israeliana non fosse cessata.
Trump ha detto al corrispondente estero di Fox News, Trey Yingst, di aver chiesto a Netanyahu al telefono: «Che cazzo stai facendo?», aggiungendo ad Axios che il primo ministro israeliano «non ha un cazzo di giudizio». Trump avrebbe minacciato Netanyahu di ritirargli il suo sostegno, facendo pure capire di non volerlo vedere rieletto con il suo partito, il Likud. In precedenza aveva dichiarato che il premier dello Stato Ebraico «non ha scelta»,
Non è chiaro cosa accadrà se i negoziati dovessero fallire, né se la guerra, vista l’indomita bellicosità dello Stato Giudaico, sia veramente finita. Perfino il leader dell’opposizione al governo Netanyahu, Yair Lapid, ha dichiarato che l’accordo di Trump con Teheran non raggiunge nessuno degli obiettivi di guerra di Israele.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Geopolitica
La lobby israeliana ha spinto per la guerra tra Ucraina e Russia: parla il prof. Mearsheimer
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