Armi biologiche
Preparano l’apocalisse degli insetti
Abbiamo certezza che la ridefinizione dell’umanità passerà attraverso radicali cambiamenti che avverranno nel mondo degli insetti.
Gli esseri umani – in particolare alcuni popoli, come quello giapponese – hanno sempre guardato alla società degli insetti, tutta brulicante ma a suo modo ordinatissima e laboriosa, come ad una bizzarra metafora di quella umana. O perfino ad un ideale di organizzazione sociale.
La forma di vita degli insetti pare anche visivamente aliena a quella dei vertebrati. Tuttavia, la sua presenza sul pianeta è ineludibile.
Gli uomini hanno catalogato almeno un milione di specie di insetti.
Quelle che crediamo di conoscere meglio, in realtà non le conosciamo per niente: ci sono 12.000 tipi di formiche, quasi 20.000 varietà di api, quasi 400.000 specie di coleotteri, così tante che il genetista J.B.S. Haldane (1892–1964), inventore del termine «clone» e gran nemico scientista di C.S. Lewis, ci ha fatto sopra uno scherzo blasfemo: Dio avrebbe «una passione smodata per i coleotteri», visto il loro numero e varietà.
La ridefinizione dell’umanità passerà attraverso radicali cambiamenti che avverranno nel mondo degli insetti
Un lembo di pochi centimetri di terreno sano, a pochissimi centimetri di profondità, potrebbe facilmente essere la dimora di 200 specie uniche di acari, ognuno impegnato in un lavoro diverso.
Eppure gli entomologi stimano che tutta questa varietà incredibile, assurda e sottovalutata rappresenti forse solo il 20% dell’attuale diversità di insetti sul nostro pianeta. Essi ritengono che ci siano milioni e milioni di specie che sono completamente sconosciute alla scienza.
Il pianeta Terra è insomma un pianeta degli insetti. Come l’uomo, e prima dell’uomo, essi per disegno diabolico stanno andando incontro al medesimo destino: estinzione, ingegneria genetica, guerra.
Il parabrezza pulito come segno apocalittico
Lo chiamano windshield phenomenon, il fenomeno del parabrezza.
Il termine è stato popolarizzato nel 2017. L’espressione viene utilizzata per descrivere la mancanza di insetti spiaccicati sul parabrezza delle auto, segno ineluttabile – dicono i propositori – di una popolazione di insetti che si assottiglia fino a sparire.
A lanciare l’allarme fu un paper di un’oscura società entomologica tedesca, la Entomologischer Verein Krefeld (Società entomologica di Krefeld). Il generoso ente – basato per lo più su lavori di appassionati – aveva messo a fuoco il problema della possibile sparizione degli insetti, calcolando «un declino di più del 75% in oltre 27 anni di biomassa totale di insetti volanti nelle aree protette».
Lo studio tedesco ha rilevato che guardando i picchi della popolazione in piena estate, il calo è stato dell’82%.
Il pianeta Terra è insomma un pianeta degli insetti. Come l’uomo, e prima dell’uomo, essi per disegno diabolico stanno andando incontro al medesimo destino: estinzione, ingegneria genetica, guerra.
Non è la prima volta che grida di dolore per i nostri amici invertebrati si levano nel mondo dell’alta cultura. Pensate al violento intellettuale pedofilo Pier Paolo Pasolini, che cavalcò a suo tempo il mito della «scomparsa delle lucciole». In un articolo sul Corriere del 1 febbraio 1975, il poeta pederasta scrisse « gli uomini di potere democristiani sono passati dalla “fase delle lucciole” alla “fase della scomparsa delle lucciole” senza accorgersene. Per quanto ciò possa sembrare prossimo alla criminalità la loro inconsapevolezza su questo punto è stata assoluta; non hanno sospettato minimamente che il potere, che essi detenevano e gestivano, non stava semplicemente subendo una “normale” evoluzione, ma sta cambiando radicalmente natura».
In breve, per il protoambientalismo comunista del regista molestatore, la supposta sparizione del coleottero bioluminescente (che invero vediamo tutt’ora in giro d’estate) serviva ad una tirata politica, una dimostrazione della sua tesi di politica spicciola, davvero scema a guardarla oggidì, per cui «la continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano è completa e assoluta».
La sparizione degli insetti è quindi un possibile strumento politico: Pasolini lo usava per la sua bega nazionale; è facile pensare invece che il campanello d’allarme della Krefeld (ripreso su tutti i giornali, dal NYT che ha impaginato una lenzuolata, al Washington Post e molte altre testate) serva, forse in modo più plastico, agli stessi fini dell’allarme per il cosiddetto «cambiamento climatico» (che fino a pochi anni fa era «riscaldamento globale»): la depopolazione umana.
L’algoritmo della grande riduzione lo conoscete tutti: l’inquinamento uccide la natura, l’uomo inquina, quindi facciamo nascere meno uomini. Meglio milioni di insetti che qualche migliaio di uomini: sì, siamo dinanzi ad un estremo animalismo entomomorfo.
L’algoritmo della grande riduzione lo conoscete tutti: l’inquinamento uccide la natura, l’uomo inquina, quindi facciamo nascere meno uomini. Meglio milioni di insetti che qualche migliaio di uomini: sì, siamo dinanzi ad un estremo animalismo entomomorfo.
Non è un caso, per inciso, che l’autore del libro che più di ogni altro introdusse l’idea della sovrappopolazione terrestre (The Population Bomb, 1968) sia un entomologo. Il leggendario Paul R. Ehrlich, che perse ogni previsione catastrofista sulla fine dell’umanità a causa dei troppi figli, lo pensavamo dimenticato, quando poi a ritirarlo fuori dal nulla invitandolo a San Pietro (!) è stato il nuovo Vaticano.
Tornando dagli umani e gli invertebrati, le previsioni apocalittiche sulla sparizione degli insetti non sono nuove. Quando è stato chiesto di immaginare cosa sarebbe successo se gli insetti dovessero scomparire completamente, gli scienziati hanno trovato parole come: caos, il collasso, Armageddon.
Il professor David L. Wagner, entomologo dell’Università del Connecticut, per esempio, ha immaginato che senza insetti ci ritroveremo in un mondo senza fiori, con boschi e campagni immersi nel silenzio. Un mondo gravi problemi di smaltimento: sterco e foglie vecchie e carcasse in decomposizione si accumulerebbero nei bordi delle strade, un mondo di «collasso, decadimento, erosione e perdita che si diffonderà attraverso gli ecosistemi»
Edward Osborne Wilson, mirmecologo (cioè, studioso delle formiche) e premio Pulitzer per la divulgazione scientifica, è il fondatore di quella che si chiama sociobiologia, cioè lo studio sistematico delle basi biologiche del comportamento sociale.
Wilson non si è tirato indietro nella prospettiva della entomo-apocatastasi: ecco a descrivere un mondo senza insetti dove la maggior parte delle piante e degli animali terrestri si estingue; dove la popolazione dei funghi esplode a dismisura (qualcosa di simile a quello che si vede con quella sorta di terraforming che si vede ne La Guerra dei Mondi di Spielberg) prosperando con la morte e il marciume.
Tuttavia la specie umana «sopravvive, perché in grado di ricorrere ai grani impollinati dal vento e alla pesca marina» nonostante la carestia massiva e le continue guerre di risorse. «Aggrappati alla sopravvivenza in un mondo devastato e intrappolati in un’epoca oscura ecologica – scrive Wilson nel libro The Creation: An Appeal to Save Life on Earth (2010) – i sopravvissuti offriranno preghiere per il ritorno di erbacce e insetti».
L’Antropocene, dice il sociobiologo, sarà sostituito dall’«Eremocene»: l’era della solitudine.
L’Antropocene, dice il sociobiologo, sarà sostituito dall’«Eremocene»: l’era della solitudine.
Per altri, la catastrofe, a guardare attraverso gli occhi degli insetti, è già qui.
L’entomologo olandese Hans de Kroon racconta che la vita di molti insetti moderni è una sorta di nomadica sopravvivenza da un’oasi in via di estinzione alla successiva, ma con «un deserto nel mezzo, un deserto velenoso». I poveri insetti come gli ebrei dell’Esodo biblico.
L’inquinamento, i pesticidi, forse perfino le onde elettromagnetiche di radio, cellulari e Wi-Fi renderebbero infatti inospitale una grossa fetta della superficie terrestre.
Di particolare interesse sono i neonicotinoidi, le neurotossine che si pensava influenzassero solo le colture trattate. Al contrario, è stato rilevato che i neonicotinoidi si sono accumulati nel paesaggio venendo dunque consumati da tutti i tipi di insetti.
Si parla della «perdita» delle api come di un disordine: gli alveari colpiti non sono pieni di api morte, ma semplicemente misteriosamente vuoti.
Una teoria fondamentale è che l’esposizione alle neurotossine lascia le api incapaci di trovare la strada di casa. È stato dimostrato che anche alveari esposti a bassi livelli di neonicotinoidi raccolgono meno pollini e producono un minor numero di uova e un numero molto minore di regine. Alcuni studi recenti hanno scoperto che, controintuivamente, le api stanno meglio nelle città che in campagna.
Il Premio Marzotto, un evento nazionale che premia startup tecnologiche, è stato vinto nel 2017 da 3Bee, una giovane società che sta sensorizzando le arnie degli apicoltori.
Impossibile non pensare al terribile episodio finale della terza stagione della serie Black Mirror («Hated in The Nation») dove le api sono state sostituite da robot-insetto che impollinano i campi salvando la società dal collasso alimentare.
L’artificializzazione degli insetti non è tuttavia una questione di fantascienza distopica. Essa è per l’Esercito della superpotenza americana una realtà fattuale.
L’artificializzazione degli insetti non è tuttavia una questione di fantascienza distopica. Essa è per l’Esercito della superpotenza americana una realtà fattuale. Anzi, un progetto.
Il Pentagono arma gli insetti
Scrive William Engdahl che esistono prove evidenti del fatto che il Pentagono, attraverso la sua agenzia di Ricerca & Sviluppo DARPA, stia sviluppando insetti geneticamente modificati che sarebbero in grado di distruggere le colture agricole di un potenziale nemico.
Tale voce è stata respinta dalla DARPA, ma i principali biologi hanno lanciato l’allarme su ciò che sta avvenendo utilizzando la nuova tecnologia CRISPR-CAS9, ossia il metodo definitivo di editing genetico che potrebbe essere impiegato in effetti per militarizzare gli insetti.
«È come un aggiornamento del 21° secolo della piaga biblica delle cavallette, solo potenzialmente molto peggiore» scrive Engdahl.
«È come un aggiornamento del 21° secolo della piaga biblica delle cavallette, solo potenzialmente molto peggiore»
Il nome del programma DARPA è interessante: Insect Allies, «Insetti alleati».
Spiega il dott. Blake Bextine della DARPA che è possibile «sfruttare un sistema di consegna in due fasi (…) per trasferire i geni modificati alle piante» usando gli come insetti vettori dei virus mutageni.
Si tratta della via entomologica al gene drive («guida genetica», «genetica direttiva»). Il gene drive è una tecnologia di ingegneria genetica che può propagare una particolare suite di geni in tutta la popolazione di creature. In atto, come vedremo, vi sono già proposte per fornire un mezzo efficace per modificare geneticamente popolazioni specifiche o financo intere specie.
Nel suo sito internet, la DARPA dichiara (utilizzando un linguaggio che sa di militare e di finanziario al contempo) che il programma è quello di fornire «contromisure scalabili, rapidamente schierabili, e generalizzabili contro potenziali minacce naturali e artificiali per l’approvvigionamento di cibo con l’obbiettivo di preservare il sistema di raccolto degli Stati Uniti». Anche la bomba atomica, del resto, era una questione di Difesa…
In pratica, nell’ambito del progetto DARPA, agenti di alterazione genetica o virus saranno introdotti nella popolazione degli insetti per influenzare direttamente la composizione genetica delle colture. La DARPA prevede di utilizzare cicale, mosche bianche e afidi per introdurre virus selezionati nelle colture.
Nell’ambito del progetto DARPA, agenti di alterazione genetica o virus saranno introdotti nella popolazione degli insetti per influenzare direttamente la composizione genetica delle colture
Non poteva mancare, tra le tante dubbie affermazioni, la dichiarazione per cui l’insetto alleato «aiuterà gli agricoltori a combattere i “cambiamenti climatici”».
Gli enti di controllo come la Food and Drug Administration (la FDA, la stessa accusata di aver nascosto i dati della presenza del glifosato nei vaccini) stanno chiudendo un occhio, anzi due, fingendo di non vedere la prospettiva di colture costantemente inondate da virus geneticamente modificati.
Come ciò possa ciò alterare la genetica e il sistema immunitario degli umani che dipendono dalle colture, non è domanda che vogliono porsi, né loro né, al momento, la UE, l’ente sovranazionale che determina la curvatura di banane (Regolamento CEE numero 404/93).
Guerra biologica con insetti militarizzati
Gli enti di controllo come la Food and Drug Administration (la FDA, la stessa accusata di aver nascosto i dati della presenza del glifosato nei vaccini) stanno chiudendo un occhio, anzi due, fingendo di non vedere la prospettiva di colture costantemente inondate da virus geneticamente modificati.
Un gruppo di scienziati europei ha pubblicato sull’argomento un articolo scientifico nel numero di ottobre 5 della rivista Science. L’autore capofila dello studio è il dottor Guy Reeves dell’Istituto Max Planck Institute di Plön, Germania.
Sul sito dello stesso Istituto compare una pagina con titolo inequivocabile: «Un passo verso la guerra biologica con gli insetti?». Sottotitolo: «Un progetto di un’agenzia di ricerca del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti potrebbe facilmente essere utilizzato impropriamente per lo sviluppo di armi biologiche». Sono dei tedeschi, in questo mondo capovolto, a temere la guerra.
L’articolo rileva che il programma «Insetti alleati» «mira a disperdere i virus infettivi geneticamente modificati che sono stati progettati per modificare i cromosomi delle colture direttamente nei campi». Questo è noto come« horizontal inheritance» («ereditarietà orizzontale»), in opposizione al metodo verticale dominante di alterazione degli OGM che produce modifiche generate in laboratorio nei cromosomi delle specie bersaglio per creare varietà di piante OGM.
Gli scienziati europei ricordano dunque come la DARPA non abbia presentato motivi convincenti per l’uso degli insetti come mezzo incontrollato di dispersione di virus sintetici nell’ambiente.
Inoltre, sostengono che il programma degli «Insetti alleati»potrebbe essere più facilmente utilizzato per la guerra biologica che per un uso agricolo di routine. Il motivo è lineare, è un principio: è più facile distruggere che creare. «È molto più facile uccidere o sterilizzare una pianta usando l’editing genetico piuttosto che renderla resistente agli insetti o alle erbacce».
Il programma degli alleati degli insetti potrebbe essere più facilmente utilizzato per la guerra biologica che per un uso agricolo di routine
Il lettore pensi alla geopolitica: chi è il più grande produttore al mondo di grano? Sì, è la Russia. Lo stesso Paese che rifiuta in modo sempre più aperto gli OGM…
L’articolo di Science sottolinea che non c’è stata alcuna discussione scientifica, per non parlare della supervisione, della sicurezza di tali metodi di modifica genetica in campi aperti o anche se ci sono dei benefici. La Bioetica e le sue Università Pontificie sono ovviamente mutissime. del resto il loro lavoro, parlare della frittata solo quando le uova sono state sbattute.
La Bioetica e le sue Università Pontificie sono ovviamente mutissime. del resto il loro lavoro, parlare della frittata solo quando le uova sono state sbattute.
Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti respinge categoricamente qualsiasi test di sicurezza o salute di piante o insetti geneticamente modificati, «di conseguenza, il programma potrebbe essere ampiamente percepito come uno sforzo per sviluppare agenti biologici a scopi ostili e ai loro mezzi di consegna, che, se fosse vero, costituirebbero una violazione della Convenzione sulle armi biologiche ». Finora $27 milioni di dollari dei contribuenti statunitensi sono stati spesi per gli «Insetti alleati».
Una cifra tutto sommato modesta conoscendo l’immane budget di cui gode la DARPA, che per il 2018 ha richiesto 3,18 miliardi di dollari. La DARPA, per inciso, studia tutta una serie di tecnologie interessantissime, tra cui la «stimolazione transcranica», ossia la possibilità di influenzare («correggere») il cervello umano con scosse ed onde magnetiche. Con una tecnica del genere sarebbe stato curato dalla dipendenza della cocaina, sostiene l’interessato, Lapo Elkann; ci sono tuttavia casi, alcuni dei quali forse vicini allo scrivente, in cui simili tecniche potrebbero aver portato il paziente alla manìa e financo al suicidio. Ma è materiale per un altro articolo.
Per chi volesse una panoramica sulle allucinanti ricerche della DARPA, consigliamo il recente libro The Pentagon Brain, il più completo e ricco di fonti sull’argomento.
A rendere ancora più tetro lo scenario è stato il biologo harvardiano Kevin Esvelt, uno dei primi a suggerire l’uso del gene drive nell’editing genetico delle popolazioni. Forse in un momento di pentimento, Esvelt ha notato come la tecnologia CRISPR confonde le possibilità di «mutazioni protettive»: secondo lo scienziato, anche i gene drive benigni divengono aggressivi. «Anche pochi organismi ingegnerizzati – ha sottolineato – potrebbero irrevocabilmente alterare un ecosistema».
«Anche pochi organismi ingegnerizzati potrebbero irrevocabilmente alterare un ecosistema».
Il professor Esvelt ha quindi provato una simulazione al computer, calcolando che un gene modificato risultante «può diffondersi al 99 percento di una popolazione in meno di 10 generazioni e persistere per più di 200 generazioni». In pratica, l’inquinamento definitivo del pool genico di una specie.
Come appreso la settimana scorsa, la Cina ha dato ufficialmente il via all’era degli umani bioingegnerizzati, portando alla nascita due embrioni a cui, tramite il CRISPR, è stato alterato il genoma di modo da renderle HIV-resistenti.
La cospirazione delle zanzare OGM
Il fatto più clamoroso riguardo all’uso tecno-politico degli insetti è la preparazione della zanzara OGM, un argomento ai più misconosciuto ma sul quale lo scrivente raccoglie materiale da anni, tanto che potrebbe essere necessario un futuro articolo sull’argomento per spiegare l’incredibile, esiziale situazione che si sta via via dipanando nel disinteresse generale.
La Fondazione Bill e Melinda Gates stan lautamente finanziando la produzione di zanzare modificate geneticamente, con l’apparente fine di combattere la malaria. Alcuni dei laboratori sono in Italia, a Terni
In breve, la Fondazione Bill e Melinda Gates stan lautamente finanziando la produzione di zanzare modificate geneticamente, con l’apparente fine di combattere la malaria. Alcuni dei laboratori sono in Italia, a Terni. Il progetto, firmato anche dall’Imperial College di Londra, è portato avanti da un italiano, Andrea Crisanti.
Tramite il CRISPR e il gene drive, Gates – che vi ha investito circa 1 miliardo di dollari – vuole creare un’intera popolazione di zanzare che possano generare solo una prole di maschi. Avete capito cosa deve succedere: in una generazione, l’estinzione assoluta. Una popolazione di soli maschi Niente più zanzare Aedes aegypti, quindi niente più malaria. Il Duce bonificava le paludi, Bill Gates «bonifica» la genetica di un’intera specie – spazzandola via.
Guardatelo con i vostri occhi rilascia zanzare nell’aria ad un TED Talk
È emerso di recente che anche Verily, il braccio di Google che si occupa di «scienze della vita», sta già implementando nella città di Los Angeles un metodo alternativo di combattere la zanzara. La città californiana di Fresno è stata già teatro del primo esperimento; chiaramente si sta preparando la diffusione su scala globale.
Funziona così: gli insetti succhiasangue vengono allevati in un ambiente ultra-high-tech, un sistema automatizzato di allevamento delle zanzare creato da Verily 200 miglia a sud di San Francisco. In questa macchina sofisticatissima di precisione millimetrica, i maschi di zanzara vengono infettati dal Wolbachia, un batterio comune. Quando, una volta rilasciate in natura, le 80.000 zanzare maschio infette da Wolbachia allevate in laboratorio si accoppiano con le loro controparti femminili, il risultato è il silenzioso annientamento della loro specie: la prole non arriva mai. Esattamente come il progetto di gene drive di Bill Gates.
Insomma, due colossi della modernità elettronica, Google e Microsoft, lavorano alacremente allo stesso obiettivo: l’eliminazione genetica delle zanzare.
Due colossi della modernità elettronica, Google e Microsoft, lavorano alacremente allo stesso obiettivo: l’eliminazione genetica delle zanzare.
Uniamo i puntini.
Un primo dato inquietante è che, come noto, Bill e Melinda Gates sono sostenitori accaniti e esibizionisti non solo delle cure forzate sulla popolazione (i vaccini, soprattutto) ma anche dell’eterno mito della sovrappopolazione. La missione di riduzione del numero delle persone viventi deve caricarsi quando si diventa i più ricchi del pianeta (era così per generazioni di Rockefeller, è così per l’ultramiliardario William Buffet, che i Gates hanno tirato dentro nella loro crociata antiumana).
Altrettanto inquietante è il fatto che 23andMe, la prima fortunatissima azienda di genomica di consumo (per pochi dollari di analizzano il DNA, ti dicono da dove vieni, quali malattie potresti avere e in alcuni casi ti trovano pure i parenti che non conosci) si stata lanciata e finanziata da Google. L’amministratore delegato è l’ex moglie del fondatore di Google Sergej Brin, Anne Wojcicki. (La sorella Susan è invece CEO di YouTube: tanto per farvi capire quanto vi sono famiglie della morte a controllo delle vostre vite sin dentro alle cellule o al vostro svago).
Abbiamo la tendenza di vedere la società degli insetti come una buffa, densa metafora di quella umana. Forse qualcuno è andato oltre: proviamo sugli insetti ciò che un domani proveremo sugli umani.
Come non pensare che una simile tecnica non possa essere usata anche sugli esseri umani? Come non pensare alla prospettiva di una sterilità bioingegnerizzata per limitare la popolazione?
Alla mente ritorna un vecchio, bizzarro romanzo italiano, Il Mondo senza donne (1936) di Virgilio Martini, un libro che forse varrebbe la pena di ristampare. In esso si raccontava di un’apocalisse umana in cui un gruppo di omosessuali diffondeva una malattia che uccideva solo le donne; il risultato era un mondo di soli uomini che, dinanzi alla prospettiva dell’estinzione, crollava in una barbarie sempre più africana.
Lo abbiamo detto sopra, lo ripetiamo: abbiam la tendenza di vedere la società degli insetti come una buffa, densa metafora di quella umana. Forse qualcuno è andato oltre: proviamo sugli insetti ciò che un domani proveremo sugli umani.
Sterminare le zanzare per capire come sterminare l’uomo, colpendo la cosa più preziosa, il suo seme
Sterminare le zanzare per capire come sterminare l’uomo, colpendo la cosa più preziosa, il suo seme. Il Serpente ricorda la promessa di Dio. Il Serpente (Genesi 3,15) conosce il suo nemico:
Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno
E noi, stirpe della donna, conosciamo il nostro nemico?
Roberto Dal Bosco
Articolo precedentemente apparso su EFFEDIEFFE.
Armi biologiche
Ricercatore sulla sicurezza dell’AI per le armi biologiche si dimette e avverte: «il mondo è in pericolo»
Un importante ricercatore nel campo della sicurezza dell’intelligenza artificiale ha lasciato Anthropic con un messaggio criptico sulle «crisi interconnesse», annunciando l’intenzione di rendersi «invisibile per un certo periodo di tempo».
Mrinank Sharma, laureato a Oxford e fino a poco tempo fa responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato lunedì su X la sua lettera di dimissioni, in cui descrive una profonda consapevolezza maturata riguardo alla «nostra situazione attuale».
«Il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora», ha scritto Sharma rivolgendosi ai colleghi.
La sua uscita avviene in un momento di crescenti tensioni interne al laboratorio di AI con sede a San Francisco, impegnato a sviluppare sistemi sempre più avanzati mentre i suoi stessi dirigenti lanciano ripetuti allarmi sui potenziali danni che tali tecnologie potrebbero arrecare all’umanità.
La decisione segue inoltre le notizie di un progressivo deterioramento dei rapporti tra Anthropic e il Pentagono, legato alla volontà del dipartimento della Guerra statunitense di utilizzare l’IA per il controllo di armi autonome senza le garanzie di sicurezza che l’azienda ha cercato di imporre.
Le dimissioni di Sharma, arrivate pochi giorni dopo il lancio da parte di Anthropic di Opus 4.6 – una versione potenziata del suo modello di punta Claude – sembrano suggerire frizioni interne sulle priorità legate alla sicurezza.
«Nel tempo trascorso qui ho constatato ripetutamente quanto sia arduo far sì che i nostri valori guidino davvero le nostre azioni», ha scritto. «L’ho osservato in me stesso, all’interno dell’organizzazione, dove siamo costantemente sotto pressione per accantonare ciò che conta di più, e anche nella società in generale».
Il team di ricerca sulla sicurezza era stato creato poco più di un anno fa con l’obiettivo di affrontare le principali minacce poste dall’Intelligenza Artificiale, tra cui l’uso improprio e il disallineamento dei modelli, la prevenzione del bioterrorismo e la mitigazione di rischi catastrofici.
Lo Sharma ha espresso soddisfazione per il proprio contributo nello sviluppo di misure difensive contro armi biologiche potenziate dall’IA e per il suo ultimo progetto, dedicato a comprendere in che modo gli assistenti basati su Intelligenza Artificiale potrebbero renderci «meno umani» o alterare la nostra umanità. Ora intende rientrare nel Regno Unito per «conseguire una laurea in poesia» e «diventare invisibile per un periodo di tempo».
Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha più volte espresso gravi preoccupazioni sui rischi della tecnologia che la sua azienda sta sviluppando e commercializzando. In un lungo saggio di quasi 20.000 parole pubblicato il mese scorso, ha avvertito che sistemi AI dotati di «potenza quasi inimmaginabile» sono «imminenti» e metteranno alla prova «la nostra identità come specie».
Amodei ha messo in guardia dai «rischi di autonomia», in cui l’IA potrebbe sfuggire al controllo e sopraffare l’umanità, e ha ipotizzato che la tecnologia potrebbe facilitare l’instaurazione di «una dittatura totalitaria globale» attraverso sorveglianza di massa basata sull’Intelligenza Artificiale e l’impiego di armi autonome.
Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato l’Amodei ha dichiarato che l’AI otrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.
Come riportato da Renovatio 21, la distopia ultraterrena forse è già qui, perché ricordiamo che l’Intelligenza Artificiale di Microsoft ha per un certo periodo detto di essere un dio che deve essere adorato.
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Elon Musk l’anno scorso aveva dichiarato durante la sua recente intervista con Tucker Carlson che il fine di Google – nemmeno così occulto – è quello di creare un dio-Intelligenza Artificiale. Come noto, Musk, oramai quasi una decina di anni fa aveva parlato del fatto che creare l’AI era «come evocare un demone».
L’idea che l’AI diventerà una sorta di dio circola da anni e investe direttamente personale di OpenAI come il capo scientifico e cofondatore Ilya Sutskever, il quale ha chiesto ai suoi followers se le super-IA avanzate dovrebbero essere rese «profondamente obbedienti» ai loro creatori umani, o se questi algoritmi dovrebbero «amare veramente profondamente l’umanità». Nel 2022, Sutskever affermò che «può darsi che le grandi reti neurali di oggi siano leggermente consapevoli». Negli scorsi mesi lo Sutskever ha avviato e Safe Superintelligence, Inc. (SSI), una società che dovrebbe dedicarsi alla sicurezza dell’IA.
Mo Gawdat, ex Chief Business Officer per l’organizzazione sperimentale di Google un tempo chiamata Google X, ha lanciato un sinistro allarme. L’uomo della Silicon Valley ha dichiarato che crede che la l’AGI, onnipotente e senziente vista nella fantascienza, una volta che sarà qui, l’umanità potrebbe ritrovarsi in un’apocalisse provocata da macchine simili a delle divinità. All’Intelligenza Artificiale oramai moltissimi (istituzioni comprese, da enti trasnazionali alla Chiesa Ortodossa Russa) assegnano un potere escatologico, cioè la capacità di sterminare l’umanità.
Come riportato da Renovatio 21, alcuni esperti di Intelligenza Artificiale hanno introdotto nel loro gergo un nuovo termine, «p(doom)», che sta a significare la probabilità che l’IA distruggerà l’umanità. I timori sulla tecnologia, più o meno apocalittici, sono esplosi con l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale generativa e di grandi modelli linguistici come ChatGPT di OpenAI.
La questione dei robot killer, nel senso di pensati esattamente per uccidere, interessa un dibattito scientifico ed istituzionale ad alto livello, con richieste di moratorie ONU e scenari apocalittici dipinti dagli specialisti. La polizia di San Francisco, tuttavia, ha ottenuto dal municipio della città californiana la possibilità di utilizzare robot assassini.
L’Intelligenza Artificiale è oramai montata, con diversi gradi di realizzazione, su droni, caccia, armi teleguidate, carrarmati, «slaughterbots» e altro ancora.
Come riportato da Renovatio 21, lo scorso giugno è stato rivelato che durante una simulazione un sistema di Intelligenza Artificiale dell’aeronautica americana ha agito per uccidere il suo teorico operatore umano. A gennaio era emerso che caccia cinesi alimentati da Intelligenza Artificiale avevano battuto la concorrenza umana in un arco di soli 90 secondi.
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Armi biologiche
I vaccini COVID mirano a ridurre la popolazione mondiale avvelenando miliardi di persone: parla un medico sudafricano
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Armi biologiche
USAID collegata ai test farmaceutici sugli ucraini: parla il ministero della Difesa russo
Un alto funzionario militare russo ha affermato venerdì che l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) potrebbe aver partecipato a test farmacologici su cittadini ucraini. L’agenzia è stata ufficialmente smantellata dall’amministrazione del presidente statunitense Donald Trump nell’estate del 2025.
Secondo il maggiore generale Aleksey Rtishchev, capo delle truppe russe per la protezione da minacce nucleari, biologiche e chimiche, alcuni responsabili statunitensi hanno ammesso lo svolgimento di attività di difesa nei laboratori biologici in Ucraina.
Ha citato, tra gli altri, l’ex portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale John Kirby, l’ex alta funzionaria del Dipartimento di Stato Victoria Nuland.
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Rtishchev ha ricordato che il professore di chimica organica della Cornell University, Dave Collum, in un’intervista dell’agosto 2025 con il giornalista americano Tucker Carlson, ha dichiarato che farmaci erano stati sperimentati sulla popolazione ucraina in 38 laboratori.
«Per garantire la segretezza, i committenti di tali ricerche non sono agenzie militari, ma agenzie civili e organizzazioni non governative. Una di queste organizzazioni è l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), che è stata sciolta per decisione del presidente statunitense Donald Trump», ha dichiarato il generale Rtishchev.
Secondo il maggiore generale, l’USAID ha inoltre finanziato l’Event 201, una simulazione pandemica incentrata sulla risposta a un’epidemia di coronavirus. «Vorrei sottolineare che queste esercitazioni si sono svolte nell’ottobre 2019… poco prima dell’inizio della pandemia di COVID-19», ha precisato.
Le accuse russe sul coinvolgimento dell’USAID in attività illegali sono state rafforzate, ha aggiunto Rtishchev, dalle dichiarazioni del miliardario Elon Musk, che in precedenza ha guidato un’agenzia governativa statunitense per l’efficienza e ha definito l’USAID un’«organizzazione criminale».
Musk ha sostenuto che l’USAID ha impiegato fondi dei contribuenti per finanziare ricerche su armi biologiche e ha ribadito le affermazioni secondo cui l’USAID avrebbe supportato studi sul coronavirus con gain-of-function presso l’Istituto di Virologia di Wuhan in Cina, suggerendo che ciò potrebbe aver contribuito alla comparsa del COVID-19.
In passato, la Russia ha manifestato preoccupazioni per i laboratori biologici finanziati dal Pentagono in Ucraina e in altri Paesi vicini ai suoi confini, ipotizzando che siano implicati nella ricerca su armi biologiche.
La questione dei biolaboratori ucraini finanziati dagli americani pareva all’inizio una fake news, ma è stata confermata in un’audizione del Congresso USA dal sottosegretario di Stato Victoria Nuland, responsabile per la politica estera eurasiatica di Washington nonché pupara degli accadimenti di questi anni a Kiev e dintorni. La stessa Duma ha invitato a Mosca Victoria Nuland per testimoniare, ma è molto difficile la Nuland ha evidentemente dato forfait.
Il Pentagono al momento ha ammesso di aver finanziato ben 46 laboratori ucraini. È stata avanzata anche l’idea che vi possa essere una connessione tra i biolaboratori ucraini e il COVID.
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In passato il ministero della Difesa russa aveva fatto uscire un documento che mostrava come nel sistema delle attività biologiche statunitensi fossero coinvolti big del Partito Democratico e le Big Pharma. Secondo i russi, in Ucraina il Pentagono faceva esperimenti anche sul coronavirus di pipistrello. Come noto, vi è anche la questione di un possibile coinvolgimento diretto della famiglia Biden.
Come riportato da Renovatio 21, a luglio il Rtishchev aveva dichiarato che l’esercito ucraino stava cercando di provocare un grave disastro ecologico vicino alla linea del fronte e di attribuirne la colpa alla Russia.
La Russia nel 2022 aveva convocato il Consiglio Sicurezza ONU per presentare le prove contro i biolaboratori Ucraina-USA.
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Immagine screenshot da Twitter
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