Connettiti con Renovato 21

Geopolitica

Si stanno per liberare di Joe Biden?

Pubblicato

il

L’ipotesi che scriviamo qui ci dovrebbe far tremare i polsi.

 

Joe Biden potrebbe uscire di scena. Forse perfino in modo violento.  Sarebbe ovviamente l’innesco della guerra termonucleare.

 

La voce circola in certi siti americani. Biden è in arrivo in Europa. Passerà da Bruxelles, sede UE e soprattutto sede NATO.

 

Con una mossa non comprensibilissima, sabato scorso il principale consigliere diplomatico del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelens’kyj ha chiesto a Biden di prolungare la visita passando Kiev: «non si dovrebbe aver paura, se si è coraggiosi» ha detto in una frase che sembra di scherno, provocazione o sfida. (forse è solo un certo tipo di alterazione, diciamo, come capita di pensare quando si vede il bipolarismo totale di Zelens’kyj che parla di accordi di pace e minaccia la Terza Guerra Mondiale nella stessa frase).

 

Il bizzarro invito nella zona di guerra arriva, per coincidenza, quando l’esercito russo fa sapere di aver ricevuto informazioni riguardo ai progetti di estremisti nazionalisti ucraini di portare un attacco false flag le installazioni militari statunitensi e occidentali a Leopoli. Lo ha riportato RT, il canale ora bannato in Occidente.

«L’ufficiale ha parlato… di atti terroristici  a Leopoli contro dipendenti e strutture delle missioni diplomatiche mantenute dagli Stati Uniti e da altre nazioni occidentali»

 

«L’ufficiale ha parlato… di atti terroristici  a Leopoli contro dipendenti e strutture delle missioni diplomatiche mantenute dagli Stati Uniti e da altre nazioni occidentali», ha affermato il portavoce del ministero della Difesa russo, il maggiore generale Igor Konashenkov.

 

Come noto, a Leopoli, culla del nazionalismo ucraino (e città appartenuta nei secoli ad austriaci e polacchi, prima che ai sovietici) si sono trasferite le ambasciate occidentali, fuggite dalla Kiev assediata dai tanki russi e martoriata da bande armate cui sono filtrate le armi distribuite indiscriminatamente dal regime Zelens’kyj

 

«Vorrei sottolineare che il regime di Kiev è pienamente consapevole dei piani nutriti dai nazionalisti, ma non sta facendo nulla per impedirli», ha aggiunto Konashenkov.

 

Un attentato contro Biden, di cui sarebbe immediatamente accusata la Russia, agirebbe da detonatore del conflitto finale contro Putin.

 

Lo scontro finale contro le ultime resistenze al Nuovo Ordine dei Secoli, un’ambizione che val bene una guerra mondiale combattute con armi atomiche.

Un attentato contro Biden, di cui sarebbe immediatamente accusata la Russia, agirebbe da detonatore del conflitto finale contro Putin

 

Pensate alla Grande Guerra: lo studente serbo Gavrilo Prinzip (con probabilità controllato da servizi stranieri) uccise un arciduca asburgico, Francesco Ferdinando. Qui ucciderebbero un presidente di una superpotenza. Non è nemmeno immaginabile il livello di ritorsione possibile.

 

Gli americani, come noto, hanno una lunga storia di presidenti assassinati, da Lincoln a Kennedy passando per i dimenticati James Garfield e William McKinley – molti di più, in effetti sono i tentati presidenticidi: Teodoro Roosvelt, Ronald Reagan, Andrew Jackson, William H. Taft, Franklin Delano Roosevelt, Harry Truman…

 

Vedere un presidente assassinato è così comune nella storia americana che hanno posto leggi draconiane che proibiscono perfino di scherzarci sopra: sul serio, nella terra della libertà d’espressione assoluta, i comici non possono fare battute sugli attentati contro l’inquilino della Casa Bianca.

 

Di solito, il presidenticidio viene perpetrato da mani americane.

 

Nonostante l’ovvia pista moscovita, nessuno oggi crede che John Kennedy sia stato ucciso da Mosca.  E nemmeno la famiglia ha mai preso sul serio l’idea, neanche a cadavere caldo: anzi, tramite un amico pittore che agì da messaggero, Jaqueline Kennedy e Robert Kennedy fecero arrivare a Kruscev una lettera in cui dicevano di sapere che dietro il tragico omicidio c’erano realtà americane. Dopo che morì anche Bob Kennedy – un presidenticidio-aborto, visto che aveva ottime possibilità di essere eletto alla Casa Bianca – il disegno per alcuni divenne ancora più chiaro. Suo figlio, Robert Kennedy jr., incolpa delle morti di suo padre e di suo zio la stessa CIA

 

Anche stavolta la volontà assassina, ancorché magari agita da mano materialmente straniera, potrebbe venire da dentro.

 

La prova potrebbe essere uno strano articolo del New York Times di questa settimana, che dichiarava qualcosa di incredibile: il famoso «laptop dall’inferno», il personal computer del figlio di Biden Hunter, è vero. Esiste. I suoi contenuti, ci fa sapere il più grande quotidiano del pianeta, sono veri.

 

Fermi un attimo: ci avevano spiegato, all’altezza delle elezioni presidenziali 2020, che era una balla, una bufala oscena inventata da Donald Trump con il suo amico Rudy Giuliani: Biden lo ripetè anche in uno dei confronti diretti con Trump. Si trattava di Russian Disinformation. Twitter censurò l’articolo del New York Post (la testata più antica degli USA, fondata da Alexander Hamilton), poi rimosse per giorni l’account stesso del giornale.

 

Si attaccarono una cinquantina di firme del mondo dell’Intelligence, tra cui Brennan e Panetta, due ex direttori della CIA… Era disinformazione russa. Il computer infernale di Hunter non esisteva. Le foto che lo ritraevano mentre si drogava, praticava perversioni indicibili, mentre andava con prostitute (o peggio) per le spie e per i padroni del discorso, dei falsi. Così come le incredibili mail che facevano pensare ad un immenso giro di danaro internazionale che passava dall’Ucraina, dalla Russia e soprattutto dalla Cina verso Hunter, che poi, dividendo la torta, faceva sapere che doveva assicurare una certa percentuale al Big Guy, che possibilmente potrebbe essere suo padre, il vicepresidente.

 

Si tratta di accuse di gravità inaudita.

 

Ci dissero che era tutto falso. Secondo alcuni, la censura di questa storia a poche settimane dal voto fu una vera turbativa del processo elettorale.

 

Ora, incredibile, ci dicono che è tutto vero.

 

I commentatori di destra fanno festa. Finalmente, almeno un argomento per cui possono perdere il bollino (peraltro inventato dalla CIA per allontanare i sospetti sul caso Kennedy…) di complottisti…

 

Noi no, non festeggiamo. Anzi, siamo terrorizzati da questa cosa.

 

Perché se una cosa del genere esce del tutto, e acquista momentum, per Biden è finita. Il presidente senile andrebbe verso un impeachment sicuro.

In pratica, hanno di colpo abbandonato Joe Biden. Avevano coperto con le menzogne più inguardabili la storia del porno pc che dimostrava la corruzione morale, sessuale ed economica del clan. Ora mollano il colpo.

 

In pratica, hanno di colpo abbandonato Joe Biden. Avevano coperto con le menzogne più inguardabili la storia del porno pc che dimostrava la corruzione morale, sessuale ed economica del clan. Ora mollano il colpo.

 

Qualcuno dice: lo fanno perché in realtà si avvicinano le elezioni, e non solo quelle di midterm che decidono i deputati. Si avvicinano pure le presidenziali. I candidati vanno definiti ora: in molti non vogliono Biden, vorrebbero che facesse un passo indietro, per fare spazio – statene certi – all’ennesima candidatura di Hillary Clinton, l’uomo del sistema più radicato nel potere costituito, nel Deep State.

 

Abbiamo un pensiero diverso. Più negativo. Biden potrebbe essere fatto fuori, per scandali o per attentati non per una questione di politica interna, ma per l’obbiettivo plurisecolare del mondo angloide: la distruzione della Russia.

 

Il programma in atto già nel Grande Gioco dell’Ottocento tra Londra e lo Zar in lotta, tra spie ed eccidi, per il controllo del Centrasia. Il conflitto continuato da Washington con la Guerra Fredda, e ora con l’espansione della NATO a pochi chilometri da Mosca.

 

Potremmo essere nel finale di partita. La miccia è accesa. Forse Joe Biden, che è per alcuni in stato di demenza senile conclamata, non è l’uomo giusto per guidare la carica, forse non è nemmeno in grado di ordinarla, vuoi perché ricattato dai cinesi, vuoi perché incapace di accettare l’idea di portare il mondo verso l’Armageddon.

 

Gli hanno fatto vincere le elezioni, regalandogli una quantità di voti mai vista nella storia (e voi dovete crederci, bestie! Se ne dubitata vi togliano i social media!), di modo da togliere di mezzo il «pacifico» (sì) e filorusso Trump. Ora si innesta un’altra fase, quella della vera violenza. La de-dollarizzazione è alle porte, lo abbiamo scritto: gli USA potrebbero ritrovarsi ad essere un Paese del Terzo Mondo dotato di atomiche; il modo in cui reagirebbero una volta realizzatolo, è la cosa più preoccupante che ci sia.

 

È in grado Joe di andare fino in fondo a questo pensiero?

 

Abbiamo scritto anche: l’unica possibilità di salvarci dall’incubo dell’atomo, potrebbe essere lo scoppio di una seconda  guerra civile americana.  Gli USA farebbero quello che hanno fatto i russi nel 1917: ritirarsi dalla guerra in corso per guardare alla rivoluzione che abbrucia in casa.

 

Sarebbe in grado Joe di prevenire questa prospettiva?

 

È in grado Joe di avere l’attenzione e la cura necessarie in questo momento di delicatezza senza fine?

 

È in grado, Joe, di fare qualsiasi cosa?

 

Insomma, qualcuno potrebbe aver mollato il Joe, il vecchio pupazzo dell’era delle carte di credito con sede in Delaware.

L’anziano presidente divenuto vittima sacrificale per aprire le danze della devastazione globale: la prospettiva è questa, ed è spaventosa

 

L’anziano presidente divenuto vittima sacrificale per aprire le danze della devastazione globale: la prospettiva è questa, ed è spaventosa.

 

Perché il Signore del Mondo vuole distruggere la Russia, ma anche gli USA, l’Europa, tutto quanto.

 

Vuole un diluvio di fiamme atomiche, e la creazione di aree di barbarie dove sui sopravvissuti comandi la Necrocultura.

 

Sì, c’è da tremare. C’è da pregare.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Geopolitica

Trump «aprirà definitivamente» lo Stretto di Ormuzzo «alla Cina»

Pubblicato

il

Da

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato di voler «aprire definitivamente» lo Stretto di Ormuzzo, affermando di compiere questo passo per la Cina «e per il mondo». Trump ha anche affermato che Pechino ha accettato di «non inviare armi all’Iran».

 

Trump aveva inizialmente annunciato il blocco della vitale via navigabile domenica, dopo che i colloqui mediati dal Pakistan con l’Iran non erano riusciti a produrre un accordo di pace. Martedì, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha riferito che le navi da guerra americane avevano effettivamente bloccato tutto il commercio iraniano attraverso lo stretto.

 

Mercoledì, tuttavia, Trump ha dichiarato in un post su Truth Social che «la Cina è molto contenta che io stia aprendo definitivamente lo Stretto di Hormuz». Ha aggiunto: «Lo faccio anche per loro, e per il mondo».

Sostieni Renovatio 21

Trump ha poi dichiarato che Pechino ha «accettato di non inviare armi all’Iran» e che il presidente cinese Xi Jinping «mi darà un grande, caloroso abbraccio quando arriverò lì tra qualche settimana».

 

Il presidente USA ha in programma una visita di Stato in Cina il 14 maggio, mentre Xi dovrebbe recarsi a Washington per una visita di reciprocità in una data successiva.

 

La Cina non ha ancora risposto all’ultimo messaggio del leader statunitense sulla riapertura dello stretto, ma in precedenza aveva ripetutamente smentito le notizie relative a un eventuale supporto militare all’Iran.

 

Martedì Pechino aveva anche accusato Washington di un comportamento «pericoloso e irresponsabile» per il blocco delle navi iraniane.

 

L’Iran ha chiuso lo Stretto ormusino alle «navi nemiche» in risposta alla campagna di bombardamenti israelo-americana iniziata il 28 febbraio. Da allora, Teheran ha chiesto il riconoscimento della sua «sovranità» sulla via navigabile e il diritto di imporre pedaggi.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

Continua a leggere

Geopolitica

Trump: la fine della guerra con l’Iran è «molto vicina»

Pubblicato

il

Da

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran è vicino alla risoluzione, ha affermato il presidente Donald Trump, aggiungendo che il secondo round di colloqui di pace tra le due parti potrebbe svolgersi nei prossimi giorni.   Martedì il presidente degli Stati Uniti ha rilasciato interviste a diverse testate giornalistiche, durante le quali ha illustrato la posizione di Washington sui negoziati con Teheran.   La delegazione di Washington, guidata dal vicepresidente JD Vance, ha incontrato i diplomatici iraniani a Islamabad, in Pakistan, durante il fine settimana. I colloqui, tuttavia, non hanno portato ad alcun risultato significativo.   Gli Stati Uniti hanno reagito annunciando il blocco dello Stretto di Ormuzzo per le navi legate all’Iran. Teheran ha affermato che i negoziati sono falliti a causa delle «richieste irrealistiche» di Washington.   Il conflitto, iniziato con l’attacco statunitense-israeliano all’Iran il 28 febbraio, è «molto vicino alla fine», ha detto Trump alla giornalista di FOX Business Maria Bartiromo.

Sostieni Renovatio 21

Tuttavia, ha nuovamente minacciato Teheran con la ripresa degli attacchi statunitensi, affermando che «se mi ritirassi ora, ci vorrebbero 20 anni per ricostruire quel Paese. E non abbiamo ancora finito». «Vedremo cosa succederà. Credo che vogliano assolutamente raggiungere un accordo», ha detto il presidente, riferendosi agli iraniani.   In una telefonata con il New York Post, Trump ha suggerito che un altro ciclo di colloqui con Teheran «potrebbe avere luogo nei prossimi due giorni».   La sede sarà probabilmente di nuovo Islamabad, ha affermato. Il generale di feldmaresciallo pakistano Asim Munir, che ha contribuito a organizzare i negoziati iniziali, «è fantastico, e quindi è più probabile che torniamo lì. Perché dovremmo andare in un Paese che non c’entra niente?», ha osservato il presidente.   In un’intervista separata con il giornalista di ABC News Jonathan Karl, Trump ha sottolineato di non avere alcuna intenzione di prolungare il cessate il fuoco di due settimane con l’Iran, che scadrà il 22 aprile.   Il conflitto «potrebbe finire in entrambi i modi, ma penso che un accordo sia preferibile perché così [Teheran] potrà ricostruire», ha affermato.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
Immagine di pubblico dominio via Flickr
Continua a leggere

Geopolitica

Israele punisce la Spagna: «ha diffamato gli eroi dell’IDF»

Pubblicato

il

Da

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha attaccato duramente la Spagna per quella che ha definito una ripetuta opposizione a Israele e la «diffamazione» delle forze armate, dopo che Madrid ha condannato le Forze di Difesa Israeliane (IDF)per i recenti attacchi in Libano.

 

In un videomessaggio diffuso venerdì, Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato l’espulsione della Spagna dal centro di coordinamento di Kiryat Gat, sostenuto dagli Stati Uniti, che sovrintende al cessate il fuoco a Gaza, definendola una punizione per la sua opposizione a Israele.

 

«Israele non resterà in silenzio di fronte a chi ci attacca. La Spagna ha diffamato i nostri eroi, i soldati delle Forze di Difesa Israeliane, i soldati dell’esercito più morale del mondo», ha dichiarato Netanyahu. «La Spagna ha scelto ripetutamente di schierarsi contro Israele… Non intendo permettere a nessun Paese di intraprendere una guerra diplomatica contro di noi senza pagarne immediatamente il prezzo».

 

I funzionari spagnoli, tra cui il primo ministro Pedro Sánchez, sono stati tra i più critici della guerra israelo-americana contro l’Iran, avvertendo che un’ulteriore escalation avrebbe gravi conseguenze umanitarie ed economiche. Il mese scorso, la Spagna ha chiuso il suo spazio aereo agli aerei statunitensi coinvolti nel conflitto e ha richiamato definitivamente il suo ambasciatore da Israele, declassando le relazioni bilaterali.

 


Sostieni Renovatio 21

Anche la Spagna ha condannato gli attacchi israeliani contro il Libano dell’8 aprile, a poche ore dall’annuncio di un cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, accusando le IDF di aver violato il diritto internazionale e infranto la tregua.

 

Gli attacchi, denominati «Operazione Oscurità Eterna», sono durati dieci minuti, ma sono considerati il più intenso assalto aereo dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il 28 febbraio. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver colpito circa 100 obiettivi di Hezbollah e di aver ucciso oltre 180 militanti. Le autorità libanesi hanno affermato che almeno 357 persone, per lo più civili, sono rimaste uccise e più di 1.223 ferite.

 

In seguito agli attacchi, Sanchez ha condannato il «disprezzo per la vita e il diritto internazionale» di Netanyahu, definendolo «intollerabile» e sollecitando Bruxelles a sospendere l’accordo di associazione tra l’UE e Israele. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha fatto eco alle critiche, definendo gli attacchi una «vergogna per la coscienza dell’umanità» e accusando le Forze di Difesa Israeliane (IDF) di «bombardamenti indiscriminati» contro i civili con il pretesto di combattere Hezbollah.

 

Aumentando ulteriormente l’ira di Israele, Albares ha annunciato giovedì la riapertura dell’ambasciata spagnola a Teheran e il ritorno del suo ambasciatore, una mossa che, a suo dire, mira a contribuire alla de-escalation del conflitto e a sostenere i colloqui di pace in Pakistan.

 

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine di Ministry of the Presidency. Government of Spain via Wikimedia pubblicata su indicazioni; immagine tagliata

Continua a leggere

Più popolari