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Geopolitica

Erdogan dice che la UE deve fare entrare la Turchia se si vuole che la Svezia entri nella NATO

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha affermato lunedì che l’Unione Europea dovrebbe aprire la strada all’adesione della Turchia al blocco prima che la Turchia consenta alla Svezia di aderire alla NATO.

 

La nuova condizione ha sorpreso non poco, visto che, in teoria NATO e UE non sono collegate.

 

L’ultima richiesta di Erdogan è arrivata un giorno prima dell’apertura del vertice annuale di due giorni della NATO, dove i leader, incluso il presidente Biden, avevano sperato di ottenere l’approvazione unanime degli Stati membri per consentire alla Svezia di diventare il 32° membro.

 

L’ingresso di Stoccolma nel Patto Atlantico ora sempre più improbabile, visto l’ostacolo – non il primo – posto da Erdogan che vi aveva messo il veto e ora anche questa condizione inaspettata».

 

«Prima, spianate la strada alla Turchia nell’Unione europea, poi spianeremo la strada alla Svezia come abbiamo fatto per la Finlandia», ha detto Erdogan ai giornalisti prima di recarsi al vertice della NATO.

 

«È improbabile che i leader dell’Unione Europea e degli Stati membri della NATO rispondano positivamente, poiché sono organizzazioni separate che hanno molti membri sovrapposti ma scopi completamente diversi» scrive il New York Times, che ovviamente sorvola sul pensiero di molti, che forse il turco voleva riattivare, per cui le origini della UE vanno ricercate nella volontà americana, quindi della NATO, di sottomettere ulteriormente l’Europa del dopoguerra.

 

La Turchia ha chiesto di aderire alla UE nel 1987, ma non c’è stato quasi alcun progresso nella sua candidatura dal 2016, quando il Parlamento europeo ha votato per sospendere i colloqui di adesione mentre criticava un vasto giro di vite del governo turco sugli oppositori politici dopo un fallito colpo di stato contro Erdogan.

 

Il tema è stato sempre un tabù, anche per la questione, sempre più stinta, delle «radici cristiane» dell’Europa: la Turchia, Paese musulmano, sarebbe il primo Paese UE che non proviene dai due millenni di storia dell’Europa cristianizzata. Il cardinale Ratzinger si era espresso in questo senso contro l’ingresso di Ankara nella UE; più avanti, da papa, cambiò idea.

 

Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha dichiarato lunedì di sostenere l’ambizione della Turchia di aderire all’Unione europea, ma che non era tra le condizioni fissate dai funzionari di Turchia, Svezia e Finlandia l’anno scorso al vertice della NATO a Madrid.

 

«Dobbiamo ricordare che ciò che abbiamo concordato a Madrid era un elenco specifico di condizioni che la Svezia deve soddisfare per essere un membro a pieno titolo dell’alleanza, e la Svezia ha soddisfatto queste condizioni», ha detto Stoltenberg ai giornalisti in Lituania.

 

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, che è membro sia dell’Unione Europea che della NATO, ha affermato che le due questioni non dovrebbero essere collegate.

 

«La Svezia soddisfa tutti i requisiti per l’adesione alla NATO», ha detto Scholz ai giornalisti a Berlino. «L’altra domanda non è correlata, quindi non penso che dovrebbe essere presa come una questione correlata».

 

La Svezia ha chiesto di aderire alla NATO lo scorso anno, dopo l’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia. Tutte le nazioni della NATO devono accettare di ammettere nuovi membri, una regola che ha dato a Erdogan un enorme potere per chiedere concessioni.

 

La Turchia ha accusato la Svezia di fornire un ambiente permissivo ai dissidenti che la Turchia considera terroristi, inclusi attivisti filo-curdi e membri di un gruppo religioso che la Turchia ha accusato di aver pianificato il tentativo di colpo di stato del 2016.

 

Negli ultimi mesi, la Svezia ha compiuto sforzi per soddisfare le richieste della Turchia, modificando la sua costituzione, approvando una nuova legislazione antiterrorismo e accettando di estradare diversi turchi accusati di crimini in Turchia. Ma i tribunali svedesi hanno bloccato altre estradizioni e funzionari svedesi hanno affermato di non poter annullare le protezioni della libertà di parola del loro Paese.

 

Erdogan ha continuato a dire che la Svezia deve fare di più.

 

Una nuova complicazione è emersa alla fine del mese scorso dopo che un uomo ha bruciato pubblicamente un Corano durante una protesta a Stoccolma durante una delle principali festività musulmane.

 

Erdogan ha criticato la Svezia per aver permesso la protesta e ha affermato che le autorità svedesi dovevano combattere l’islamofobia, anche se questo non era tra i problemi che la Svezia aveva concordato con la Turchia di affrontare.

 

L’Ungheria è l’unico altro membro della NATO che deve ancora approvare l’offerta della Svezia, ma i funzionari ungheresi hanno affermato che se la posizione della Turchia cambiasse, non ostacolerebbero il processo. La Finlandia ha presentato domanda contemporaneamente alla Svezia, ma ha superato le obiezioni iniziali della Turchia e si è unita all’alleanza in aprile.

 

Collegando la spinta della Turchia ad aderire all’Unione Europea con l’adesione della Svezia alla NATO, Erdogan ha gettato un’altra chiave nei negoziati dell’alleanza meno di 24 ore prima che i leader della NATO si riunissero a Vilnius, in Lituania, per il loro vertice annuale.

 

Domenica, il presidente Biden ha parlato con Erdogan e gli ha detto del «suo desiderio di accogliere la Svezia nella NATO il prima possibile», secondo un resoconto conciso della chiamata fornita dalla Casa Bianca.

 

Adam Hodge, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, ha affermato che gli Stati Uniti continuano a sostenere le aspirazioni della Turchia di aderire all’Unione europea, aggiungendo che l’offerta era una questione tra quelle parti.

 

«Il nostro obiettivo è la Svezia, che è pronta ad aderire all’alleanza NATO», ha affermato.

 

Prima di recarsi al vertice, lunedì Erdogan ha ribadito che la Svezia non può aspettarsi di aderire fino a quando non avrà soddisfatto tutte le richieste della Turchia in materia di terrorismo.

 

«Nessuno dovrebbe aspettarsi compromessi o comprensione da me», ha detto il sultano turco.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Parlamento ungherese non ratificherà l’offerta NATO della Svezia prima dell’autunno. Ad aprile il presidente della Camera ungherese Laszlo Kover ha rivelato di aver ricevuto dozzine di e-mail da elettori svedesi e finlandesi che lo esortavano a bloccare l’adesione dei loro paesi alla NATO. Il parlamentare magiaro ha quindi fortemente criticato Helsinki e Stoccolma per non aver tenuto un referendum sull’adesione al Patto Atlantico.

 

Un anno fa la Svezia, con l’aiuto della NATO ha cominciato la rimilitarizzione delle sue isole – di cui ha il record mondiale per il numero – come quella di Gotland, in previsione di un’invasione russa.

 

L’ingresso di Svezia e Gran Bretagna nel Patto Atlantico è stato oggetto di forti pressioni da parte di Londra.

 

Si diceva che una delle condizioni per entrare nella NATO fosse il fatto che il candidato non fosse in guerra, idea che sta stingendosi con il caso ucraino. Tuttavia anche la Svezia della sostituzione etnica e perfino elettorale, dove intere aree sono no-go zone islamiche dove è sospeso lo Stato e quindi lo stato di diritto, si presenta in una condizione che fa pensare ad alcuni suoi cittadini ad uno stato di vera guerra civile.

 

 

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Geopolitica

Generale tedesco mette in guardia contro un ritorno al periodo precedente al Trattato di Vestfalia

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«Il diritto internazionale calpestato» dalla furia distruttiva degli Stati Uniti.

 

In un’intervista rilasciata alla televisione svizzera Weltwoche il 23 aprile, il generale tedesco in pensione Harald Kujat – ex ispettore capo della Bundeswehr (2000-2002) e presidente del Comitato militare della NATO (2002-2005) – ha denunciato la posizione statunitense secondo cui gli attacchi contro obiettivi civili sono accettabili, affermando che il diritto internazionale vieta atti militari contro i civili.

 

Tale violazione del diritto internazionale, dimostrata dai raid aerei statunitensi in Iran, non può essere tollerata. Il divieto di intervento esterno in uno stato sovrano risale al Trattato di Vestfalia del 1648, che pose fine alla Guerra dei Trent’anni.

 

Il Kujatto mette in guardia contro un ritorno al periodo storico precedente al 1648, che rappresenterebbe una marcia verso una nuova era oscura.

 

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Il Trattato di Vestfalia, siglato il 24 ottobre 1648 a Münster e Osnabrück, pose fine alla Guerra dei Trent’anni (1618-1648), il conflitto più devastante della storia europea prima delle guerre mondiali. Firmato da Impero Asburgico, Francia, Svezia e numerosi principati tedeschi, rappresentò la conclusione di un’epoca segnata da guerre religiose e dinastiche.

 

Il suo significato storico è enorme. Vestfalia sancì il principio della sovranità statale: ogni Stato ha diritto esclusivo di governare il proprio territorio senza interferenze esterne. Nacque così il moderno sistema degli Stati-nazione, base del diritto internazionale contemporaneo. Venne riconosciuta l’indipendenza della Svizzera e delle Province Unite (Olanda), mentre la Germania rimase frammentata in tanti di piccoli Stati.

 

Il trattato segnò anche la fine del sogno di un impero universale cattolico e l’affermazione del principio cuius regio, eius religio (aggiornato con la libertà di culto). La Francia emerse come grande potenza, mentre declinò l’egemonia degli Asburgo.

 

Vestfalia è considerata la nascita dell’ordine internazionale moderno: dal mondo medievale al mondo degli Stati sovrani, un passaggio fondamentale che ancora oggi influenza diplomazia, confini e relazioni tra nazioni.

 

Già in passato il generale Kujat ha parlato della fragilità della situazione geopolitica attuale. Alla fine del 2024 il  Kujatto aveva parlato di una «catastrofe centrale del XXI secolo» dicendo che mai l’umanità è stata così prossima alla Terza Guerra, arrivando a definire l’escalation dell’Occidente con la Russia come un «punto di non ritorno».

 

Come riportato da Renovatio 21, due anni fa fa in un’intervista alla radio Berlino-Brandeburgo (RBB), il generale tedesco aveva definito un’«assoluta assurdità» l’idea che l’Ucraina sarebbe in grado, solo con più munizioni, di respingere le truppe di Mosca, aggiungendo per soprammercato che le forze armate russe sono «più forti che negli anni ’80».

 

L’anno precedente il generale aveva messo in guardia dalla minaccia di guerra se la Germania dovesse soccombere alle pressioni NATO e consegnare missili da crociera Taurus all’Ucraina.

 

Come riportato da Renovatio 21, il nome del generale Kujat appariva in un appello da parte di generali germanici che si opponevano alla fornitura di carrarmati Leopard all’Ucraina.

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Immagine: Gerard ter Borch (1617–1681), La ratifica del Trattato di Münster (1648), Rijksmuseum, Amsterdam

Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Trump minaccia di ritirare le truppe dalla Germania

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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che potrebbe ritirare alcune truppe americane dislocate in Germania, dopo un acceso scambio di battute con il cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla guerra in Iran.   «Gli Stati Uniti stanno studiando e valutando la possibile riduzione delle truppe in Germania, con una decisione da prendere a breve», ha scritto Trump su Truth Social mercoledì.   Nel 2020, verso la fine del suo primo mandato, Trump aveva pianificato il ritiro di circa 12.000 dei circa 36.000 militari americani di stanza in Germania all’epoca. L’ex presidente Joe Biden in seguito ha inviato ulteriori truppe in Germania, motivando la scelta con il conflitto in Ucraina.   Secondo la CBS, oltre 36.000 soldati in servizio attivo e 1.500 riservisti sono attualmente dislocati nelle basi militari tedesche.   Trump ha criticato gli alleati europei per non aver sostenuto la guerra israelo-americana contro l’Iran e per aver rifiutato di contribuire alla riapertura dello Stretto di Ormuzzo, chiuso da Teheran al traffico marittimo «ostile» a febbraio. Il conflitto ha inoltre spinto il presidente a rinnovare le sue critiche di lunga data alla NATO, che questo mese ha definito «una tigre di carta».

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Lunedì, parlando agli studenti di una scuola tedesca, Merz ha sostenuto che gli Stati Uniti venivano «umiliati» dall’Iran e che l’amministrazione Trump non aveva una strategia chiara nel conflitto, evidenziando come la Germania stia subendo pesanti ripercussioni a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia provocato dalla guerra.   Trump ha risposto attaccando Merz sui social media. «Non sa di cosa sta parlando!», ha scritto Trump su Truth Social, aggiungendo: «Non c’è da stupirsi che la Germania stia andando così male, sia economicamente che in altri ambiti!».   Mercoledì Merz ha cercato di ridimensionare la faida, affermando che il suo rapporto personale con il presidente degli Stati Uniti «rimane buono».   «Fin dall’inizio ho avuto dei dubbi su ciò che è stato scatenato con la guerra in Iran. Per questo l’ho chiarito», ha affermato Merz, secondo quanto riportato da Reuters.   Nel frattempo, mercoledì i prezzi del petrolio hanno superato i 120 dollari, il livello più alto dal 2022, mentre persiste l’incertezza sulle prospettive dei negoziati tra Stati Uniti e Iran.

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Geopolitica

Cablogramma USA descrive il futuro di Ormuzzo

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Gli Stati Uniti si apprestano a proporre ai governi stranieri una nuova iniziativa per il controllo dello Stretto di Ormuzzo, escludendo esplicitamente dalla partecipazione i paesi considerati «avversari», ovvero Russia e Cina.

 

La proposta è stata illustrata in un cablogramma inviato martedì dal Segretario di Stato Marco Rubio alle ambasciate statunitensi, alle quali è stato chiesto di presentare il piano ai governi ospitanti. Il Wall Street Journal è stato il primo a riportare la notizia del cablogramma, e l’agenzia Reuters ne ha successivamente confermato il contenuto.

 

L’iniziativa, nota come Maritime Freedom Construct (MFC), sarebbe gestita congiuntamente dal dipartimento di Stato – che fungerebbe da «centro operativo diplomatico» – e dal Pentagono tramite il suo comando regionale, il CENTCOM.

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«La vostra partecipazione rafforzerà la nostra capacità collettiva di ripristinare la libertà di navigazione e proteggere l’economia globale», si legge nel messaggio rivolto ai potenziali partner. «L’azione collettiva è essenziale per dimostrare una determinazione unitaria e imporre costi significativi all’ostruzione iraniana del transito attraverso lo Stretto».

 

Secondo quanto riportato, i Paesi aderenti alla MFC non sarebbero obbligati a fornire forze militari. L’iniziativa è inoltre descritta come distinta dalla strategia di «massima pressione» del presidente Donald Trump nei confronti dell’Iran e da qualsiasi potenziale futuro dispiegamento di truppe da parte dei membri europei della NATO.

 

L’invito non è esteso alle nazioni definite «avversarie» nel cablogramma, tra cui Russia, Cina, Bielorussia e Cuba.

 

Trump in passato ha criticato i membri della NATO per essersi rifiutati di sostenere la campagna aerea israelo-americana volta a provocare un cambio di regime a Teheran. Secondo alcune indiscrezioni, la Casa Bianca avrebbe stilato una lista di membri europei del blocco militare che potrebbero subire ripercussioni per la loro mancanza di sostegno, o per essersi apertamente opposti all’operazione, come nel caso della Spagna.

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