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La setta covidiana smascherata: sei condizioni per il controllo mentale

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Sul sito Consent Factory è apparso un interessante articolo sulla forma mentis del COVID. L’autore, CJ Hopkins, aveva anticipato alcuni dei concetti nel suo saggio «The covidian cult» («la setta covidiana») uscito nell’ottobre dell’anno scorso.

 

«La nuova normalità è diventata un movimento ideologico totalitario globale» scrive Hopkins.

 

«Nonostante l’assenza di prove scientifiche effettive di una piaga apocalittica (e l’abbondanza di prove contrarie), milioni di persone continuano a comportarsi come membri di un enorme setta della morte, camminando in pubblico con maschere dall’aspetto medico, ripetendo delle vuote banalità come degli automi affetti da riflessi pavloviani continuativi, e torturando con queste misure bambini, anziani, disabili e chiedendo che tutti si sottopongano a vaccini ancora in fase di sperimentazione»

«Un anno intero dopo che ci hanno mostrato in loop le orribili foto, accuratamente manipolate, di persone che stramazzano al suolo morte, un  tasso di mortalità pari al 3,4% e tutto il resto della propaganda ufficiale, nonostante l’assenza di prove scientifiche effettive di una piaga apocalittica (e l’abbondanza di prove contrarie), milioni di persone continuano a comportarsi come membri di un enorme setta della morte, camminando in pubblico con maschere dall’aspetto medico, ripetendo delle vuote banalità come degli automi affetti da riflessi pavloviani continuativi, e torturando con queste misure bambini, anziani, disabili e chiedendo che tutti si sottopongano a vaccini ancora in fase di sperimentazione».

 

Come siamo arrivati ​​a questo punto, chiede Hopkins?

 

«Perché invece di essere la setta ad esistere come un’isola all’interno della cultura dominante, “la setta è diventata la cultura dominante” e tutti coloro che non si prostrano o non si piegano a questo nuovo culto rischiano seriamente di isolarsi da questa nuova idea di società».

 

Hopkins sintetizza l’idea in sei punti punti prendendo spunto da Margaret Singer che aveva parlato di «sei condizioni per il controllo mentale» nel libro Cults in Our Midst (1995).

 

  1. Tenere la persona all’oscuro di quello che sta succedendo e di come viene cambiata un passo alla volta. I potenziali nuovi membri vengono guidati, passo dopo passo, attraverso un programma di cambiamento comportamentale senza essere a conoscenza dell’agenda finale o del contenuto completo del gruppo.

Invece di essere la setta ad esistere come un’isola all’interno della cultura dominante, «la setta è diventata la cultura dominante» e tutti coloro che non si prostrano o non si piegano a questo nuovo culto rischiano seriamente di isolarsi da questa nuova idea di società

 

«Guardando indietro, è facile vedere come le persone siano state condizionate, passo dopo passo, ad accettare l’ideologia di questa nuova normalità. Sono stati bombardati da una propaganda terrificante, rinchiusi, privati ​​dei loro diritti civili, costretti a indossare mascherine in pubblico, a recitare assurdi rituali di distanziamento sociale, a sottoporsi a continui test di dubbia rilevanza scientifica e tutto il resto». 

 

Chiunque non si attenga a questo programma di cambiamento comportamentale o sfidi la veridicità e la razionalità della nuova ideologia è demonizzato come un teorico della cospirazione o un negazionista COVID o un no-vax. In pratica un eretico della nuova religione.

 

 

  1. Controllare l’ambiente sociale e/o fisico della persona e il suo tempo libero.

Da oltre un anno le sentinelle del new normal controllano l’ambiente sociale e fisico e il modo in cui tutti noi trascorriamo il nostro tempo, con lockdown, rituali di allontanamento sociale, chiusura di attività non essenziali, propaganda ossessiva, isolamento di anziani, restrizioni di viaggio, regole obbligatorie per le mascherine, divieti di protesta e «ghettizzazione» per i no-vax. 

1) Tenere la persona all’oscuro di quello che sta succedendo e di come viene cambiata un passo alla volta

 

La società si è trasformata in qualcosa che assomiglia a un reparto di malattie infettive, o  in un enorme ospedale da cui non c’è scampo. Si vedono allegre foto di gente che cena al ristorante, si rilassa in spiaggia, fa jogging, frequenta scuole, insomma che conduce una vita ordinaria ma sempre con le mascherine in volto.

 

Quello che stiamo osservando è la patologizzazione della società, la patologizzazione della vita quotidiana, la manifestazione fisica (sociale) di un’ossessione morbosa per la malattia e per la morte.

 

 

  1. Creare sistematicamente un senso di impotenza nella persona.

2) Controllare l’ambiente sociale e/o fisico della persona e il suo tempo libero

«Un new normal è obbedientemente seduto a casa, che osserva ossessivamente il conteggio giornaliero dei morti di COVID, condivide i suoi selfie con mascherina sui canali social e immortala il momento tanto atteso della sua vaccinazione sui profili Facebook e Instagram, mentre aspetta il permesso delle autorità per uscire all’aria aperta, far visita ai suoi cari, baciare il suo amante o stringere la mano a un collega».

 

«Il leader carismatico del culto covidiano è questo manipolo di cosiddetti esperti medici e funzionari governativi. Tutto il pubblico pende dalle loro labbra, in uno stato di impotente catarsi e questa impotenza non è vissuta come negativa, anzi è orgogliosamente celebrata. “Lo dice la scienza!”, “L’ha detto la televisione!”; ecco i nuovi messia, i nuovi imbonitori».

 

 

3) Creare sistematicamente un senso di impotenza nella persona

  1. Manipolare un sistema di ricompense, punizioni ed esperienze in modo tale da inibire un comportamento che rifletta la precedente identità sociale della persona.

«Il punto qui è la trasformazione della persona razionale in una persona completamente diversa devota alla nuova normalità». 

 

  1. Manipolare un sistema di ricompense, punizioni ed esperienze al fine di promuovere l’apprendimento dell’ideologia o del sistema di credenze del gruppo e dei comportamenti approvati dal gruppo. Il buon comportamento, la dimostrazione di comprensione e accettazione delle convinzioni del gruppo e la compliance sono premiati, mentre le domande, l’espressione di dubbi o le critiche incontrano disapprovazione e possibile rifiuto. Se uno esprime una domanda, viene fatto sentire che c’è qualcosa di intrinsecamente sbagliato in loro da mettere in discussione.

 

 

Qui Hopkins fa un esempio preciso:

4) Manipolare un sistema di ricompense, punizioni ed esperienze in modo tale da inibire un comportamento che rifletta la precedente identità sociale della persona

 

«Brian è un ex amico/collega del mondo del teatro che è completamente assuefatto dalla nuova normalità ed è furioso che io non l’abbia fatto. Brian scrive su Internet riferendosi a me come un «”eorico della cospirazione” dicendo che ho una sorta di esaurimento nervoso e ho bisogno di cure psichiatriche immediate perché non credo alla narrativa ufficiale. Ora, questo non sarebbe un grosso problema, tranne per il fatto che Brian sta accusando e diffamando me sui canali social, arrogandosi in diritto di farlo, dato che per lui sono un “negazionista Covid”, un “teorico della cospirazione” e un “no-vax” e chi più ne ha più ne metta! Ha dalla sua il potere dello Stato, del mainstream giornalistico e del pensiero unico che scorre irrefrenabile nella mente di moltissimi di noi».

 

«È così che funziona nelle sette e nelle società totalitarie. Non è la Stasi che viene da te, ma sono i tuoi amici e colleghi che ti segnalano a loro come nel film Le vite degli altri. Quello che Brian sta facendo è lavorare su quel sistema di ricompense e punizioni per rafforzare la sua ideologia, perché sa che anche la maggior parte dei miei colleghi è completamente assuefatta a questa nuova idea di società». 

 

5) Manipolare un sistema di ricompense, punizioni ed esperienze al fine di promuovere l’apprendimento dell’ideologia o del sistema di credenze del gruppo e dei comportamenti approvati dal gruppo

«Questa tattica si è ritorta contro Brian, principalmente perché non me ne frega un cazzo di quello che pensano i new mormals di me e sono in una posizione piuttosto privilegiata, perché ho realizzato quello che volevo realizzare. Il punto è che questo tipo di condizionamento ideologico sta accadendo ovunque, ogni giorno, sul lavoro, tra amici, anche tra le familiari. La pressione a conformarsi è intensa, perché niente è più minaccioso per i cultisti devoti, o membri di movimenti ideologici totalitari, di quelli che sfidano le loro convinzioni fondamentali: il confronto con i fatti dimostra che la loro realtà non è affatto la realtà, ma una finzione delirante e paranoica».

 

I movimenti ideologici totalitari hanno dalla loro parte il potere dei governi, dei media, della polizia, dell’industria culturale, del mondo accademico e delle masse compiacenti. E, quindi, non hanno bisogno di persuadere nessuno. Hanno il potere di dettare la realtà. 

6) Proporre un sistema logico chiuso e una struttura autoritaria che non consente alcun feedback e rifiuta di essere modificato se non con l’approvazione della leadership o l’ordine esecutivo

 

«Questa pressione a conformarsi, questo condizionamento ideologico, deve essere combattuto ferocemente, indipendentemente dalle conseguenze, sia pubblicamente che nella nostra vita privata, altrimenti questa nuova normalità diventerà certamente una nuova realtà». 

 

  1. Proporre un sistema logico chiuso e una struttura autoritaria che non consente alcun feedback e rifiuta di essere modificato se non con l’approvazione della leadership o l’ordine esecutivo. Il gruppo ha una struttura piramidale dall’alto verso il basso. I leader devono avere modi verbali per non perdere mai.

«Non siamo ancora arrivati, ma è lì che siamo diretti: a un totalitarismo patologizzato globale»

I movimenti ideologici totalitari hanno dalla loro parte il potere dei governi, dei media, della polizia, dell’industria culturale, del mondo accademico e delle masse compiacenti. E, quindi, non hanno bisogno di persuadere nessuno. Hanno il potere di dettare la realtà

 

Conclude Hopkins:

 

«Quindi, per favore, affrontiamo i Brians che troviamo dinanzi a noi. Non facciamoci coinvolgere dalla loro idea avvelenata di realtà, reagiamo con la forza della ragione e non indietreggiamo di un millimetro».

 

 

 

 

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Gli scienziati completano il primo «upload virtuale di cervello»

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Una startup della Silicon Valley ha annunciato quello che definisce il primo «caricamento del cervello multi-comportamentale», dopo aver realizzato una replica digitale completa del cervello di un moscerino della frutta che controlla un corpo virtuale all’interno di un ambiente simulato.

 

Il risultato, presentato la scorsa settimana da Eon Systems, costituisce un avanzamento notevole rispetto all’intelligenza artificiale tradizionale.

 

A differenza dei sistemi di Intelligenza Artificiale che acquisiscono comportamenti tramite addestramento, le azioni della mosca virtuale – che comprendono camminare, pulirsi e cercare cibo in modo completamente autonomo – emergono da una copia neurone per neurone di un vero cervello biologico.

 

«Questa non è un’animazione. Non è una politica di apprendimento per rinforzo che imita la biologia», ha dichiarato il co-fondatore di Eon, Alex Wissner-Gross, in un post sui social media con cui annunciava la svolta. «È una copia di un cervello biologico, collegato neurone a neurone a partire da dati di microscopia elettronica, che funziona in simulazione, simulando il movimento di un corpo».

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Il progetto si fonda su una ricerca fondamentale del 2024, quando una collaborazione internazionale ha mappato l’intero connettoma – la mappa completa e dettagliata di tutte le connessioni neurali (sinapsi e assoni) all’interno del sistema nervoso di un organismo – di un moscerino della frutta adulto: ciascuno dei suoi circa 140.000 neuroni e 50 milioni di connessioni sinaptiche.

 

Philip Shiu, ricercatore senior di Eon, è coautore di un articolo su Nature che dimostra come un modello computazionale costruito a partire da questo schema elettrico riesca a prevedere il comportamento motorio reale del moscerino con una precisione del 95%.

 

Tuttavia, quel modello era in sostanza un cervello privo di un corpo da controllare. Eon ha ora completato il ciclo, integrando il cervello digitale con un corpo di mosca simulato in fisica grazie al motore MuJoCo di Google DeepMind.

 

Gli input sensoriali provenienti dall’ambiente virtuale raggiungono il cervello emulato, l’attività neurale si propaga attraverso il suo connettoma completo e i comandi motori dirigono i movimenti del corpo simulato. I comportamenti della creatura digitale scaturiscono dalle dinamiche dei suoi circuiti, invece che da istruzioni predefinite.

 

Michael Andregg, CEO di Eon, ha affermato che la mosca caricata ottiene un’accuratezza comportamentale del 91% utilizzando esclusivamente il cablaggio del connettoma, modelli di neuroni semplici e «nessuna regolazione manuale, nessun algoritmo di apprendimento aggiuntivo».

 

Il team di Eon sta ora raccogliendo dati per tentare un’emulazione completa del cervello di un topo: circa 70 milioni di neuroni, 560 volte più grande di quello di una mosca. Oltre a questo, l’obiettivo del team è quello di provare a caricare un intero cervello umano.

 

«Il fantasma non è più nella macchina. La macchina sta diventando il fantasma», ha detto Wissner-Gross, riferendosi al concetto di «Ghost in the machine» è un’espressione coniata dal filosofo Gilbert Ryle nel 1949 per criticare il dualismo cartesiano: indica sarcasticamente l’idea di una mente immateriale («fantasma») che abiterebbe e comanderebbe il corpo come se fosse una macchina separata. Oggi viene usata più ampiamente per descrivere qualsiasi concezione che postula un’entità non fisica (anima, coscienza, io) come causa autonoma all’interno di un sistema materiale (cervello, computer, robot).

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Cervello

Elon transumanista dice che gli impianti cerebrali Neuralink «aumenteranno drasticamente le capacità umane»

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Intervenendo alla AI Startup School dell’acceleratore della Silicon Valley Y Combinator, Elon Musk ha descritto la sua azienda di interfaccia cervello-computer Neuralink non solo come uno strumento per ripristinare le funzioni perdute nei pazienti disabili, ma anche come un percorso per potenziare notevolmente le capacità cognitive umane, in dichiarazioni che sembrano slatentizzare una volta per tutte le pulsioni transumaniste del personaggio.   Parlando con Garry Tan, CEO di Y Combinator, Musk ha affermato che l’interfaccia cervello-computer dell’azienda ha permesso a cinque persone tetraplegiche di utilizzare telefoni e computer utilizzando esclusivamente segnali neurali. Le persone tetraplegiche soffrono di paralisi a tutti e quattro gli arti e al busto. La fase successiva, ha affermato Musk, si concentrerà sugli impianti visivi diretti.   «Nei prossimi 6-12 mesi» Neuralink prevede di avviare procedure che «scrivono direttamente sulla corteccia visiva», ripristinando potenzialmente la vista anche ai non vedenti assoluti, ha dichiarato l’imprenditore sudafricano parlando dei tentativi dell’azienda che durano da tempo.   Si prevede che i primi risultati saranno a bassa risoluzione, ha aggiunto, ma le versioni future potrebbero offrire l’accesso alla visione multispettrale e a spettro completo: «si potrebbe vedere nell’infrarosso, nell’ultravioletto, tramite radar, come in una situazione da superpotenza».  

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Inquadrando l’attività umana in termini computazionali, Musk ha presentato gli impianti come una soluzione ai «vincoli di larghezza di banda input-output» del cervello umano, che a suo dire limitano l’attività cognitiva all’equivalente di «meno di un bit di informazione al secondo».   Un’interfaccia cervello-macchina, ha inoltre sostenuto, potrebbe aumentare notevolmente questa capacità, inizialmente per ripristinare la funzione, ma in seguito per estenderla.   «A un certo punto», ha aggiunto Musk, «gli impianti cibernetici non si limiteranno a correggere gli errori, ma aumenteranno notevolmente le capacità umane, aumentandone l’intelligenza, i sensi e la larghezza di banda».   Con l’idea di dare all’esseri umani poteri maggiori di quelli assegnati dalla natura, parrebbe quindi che il transumanismo di Musk sia uscito allo scoperto una volta per tutte:   Musk ha inoltre sottolineato che la superintelligenza digitale avrebbe preceduto questi sviluppi, precedendo un futuro in cui l’intelligenza biologica rappresenterebbe meno dell’1% di tutta la cognizione sulla Terra. Anche in un mondo in cui il QI umano fosse portato a 1.000, ha affermato, i sistemi digitali lo supererebbero di un fattore di un miliardo.   «Siamo il bootloader biologico per la superintelligenza digitale», ha affermato Musk, tornando a un’analogia già utilizzata dall’imprenditore in precedenza. Il bootloader è un software che consente l’avvio di un computer, il che suggerisce che l’intelligenza umana è solo un trampolino di lancio verso ciò che la succederà.    

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Alla domanda su cosa dovrebbero concentrarsi i giovani ingegneri, Musk ha ribadito una priorità nota: «concentratevi su un’Intelligenza Artificiale super-reale. Questa è la cosa più importante per la sicurezza dell’Intelligenza Artificiale».   Musk ha inoltre invitato i partecipanti a prendere in considerazione l’idea di unirsi a xAI, la sua startup che punta a sviluppare «l’Intelligenza Artificiale che ricerca la verità nella maniera più efficace».   I commenti di Musk seguono il suo recente annuncio che Neuralink ha completato il suo primo impianto umano. Si inseriscono anche in un contesto di precedenti controlli sulle pratiche di sperimentazione animale dell’azienda e di più ampie preoccupazioni sulle conseguenze sociali ed etiche dell’aumento neurale.   Musk in passato aveva dato segno di propendere per una sorta di «transumanismo difensivo», in cui l’uomo si sarebbe connesso cerebralmente alla macchina per evitare il dominio totale di quest’ultima: «se non puoi batterli, unisciti a loro» diceva riferendosi al futuro della AI che comandano il mondo.   Il miliardario è pro-natalista, al punto da generare con diverse donne numerosi figli tramite provette e uteri affittati. Sostiene la necessità di invertire l’implosione demografica e popolare la Terra, e Marte, di altri miliardi di persone, una prospettiva che spiega essere non solo pienamente sostenibile, ma del tutto auspicabile, se non necessaria, per la continuazione dell’umanità.   Alcune sue esternazioni fanno pensare tuttavia che a spingere Musk non sia l’amore per l’umanità ma un culto per l’intelligenza di per sé, ritenuta nella sua visione – molto influenzata dal libro satirico-filosofico Guida Galattica per autostoppisti di Douglas Adams– come il vertice dell’evoluzione dell’universo, anzi il modo che ha l’universo di porre domande a se stesso.   Come scritto più volte da Renovatio 21, Musk ha idee complesse, e inquietanti, e pure – caso rarissimo nella storia – molti mezzi, economici, informatici e perfino balistici e robotici – per implementarle.  
  Elon sta avviando la produzione di robot umanoidi Optimus, con il primo batch di migliaia di androidi che lui ha definito pubblicamente come «legione», in un omaggio alla storia di Roma antica che tanto sembra informare la sua mente riguardo alle cose della politica e alla storia della civiltà.   «Quest’anno, speriamo di riuscire a produrre circa 5.000 robot Optimus», aveva detto Musk agli investitori Tesla in un incontro di mesi fa. «Tecnicamente puntiamo ad avere abbastanza componenti per produrne 10.000, forse 12.000, ma dato che si tratta di un prodotto completamente nuovo, con un design completamente nuovo, direi che ci riusciremo se riusciremo a raggiungere la metà dei 10.000 pezzi».   «Ma anche 5.000 robot, sono le dimensioni di una legione romana, per vostra informazione, il che è un pensiero un po’ spaventoso» ha continuato significativamente Elon. «Come un’intera legione di robot, direi “wow”. Ma penso che costruiremo letteralmente una legione, almeno una legione di robot quest’anno, e poi probabilmente 10 legioni l’anno prossimo. Penso che sia un’unità piuttosto interessante, sapete? Unità di legione. Quindi probabilmente 50.000 circa l’anno prossimo».   Come sa il lettore di Renovatio 21, è curioso che la questione della legione era già stata citata in altri contesti da Musk.   Quando tre anni fa ancora il suo networth era di circa 240 miliardi (ora è quasi il doppio) fu intervistato per un documentario della testata germanica Welt, dove corresse il giornalista che lo descriveva come l’uomo più ricco della Terra. «Io penso che Putin sia significativamente più ricco di me», alluse Elon. «Sì lo penso davvero. Io non posso andare ad invadere altri Paesi. Credo ci sia una vecchia citazione… forse da Crasso… non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».   Il personaggio, torna a ripetere Renovatio 21potrebbe essere l’anticristo: e questo spiegherebbe il fatto che spesse volte vediamo il fascino di quel che fa. L’anticristo, dice la Scrittura, ingannerà tutti, e sarà servito da coloro «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo» (Ap, 17,8)…   Che il segno della Bestia di cui parla il libro della Rivelazione sia il chip cerebrale di interfaccia uomo-macchina?

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Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0
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Cervello

Paziente Neuralink usa il chip cerebrale per imparare nuove lingue

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Il primo paziente umano della società di interfaccia cervello-computer Neuralink sta ottenendo risultati già sette mesi dopo aver impiantato un chip nel cranio.

 

Noland Arbaugh, che ha perso il controllo degli arti dopo un incidente subacqueo otto anni fa, ha anche un nuovo soprannome per il minuscolo dispositivo a forma di moneta: «Eva».

 

In un lungo post su X, Arbaugh ha rivelato che trascorre circa tre ore al giorno imparando il francese e il giapponese usando nuova tecnologia. Ha persino «deciso di reimparare la matematica da zero in preparazione per sperare di tornare a scuola un giorno».

 

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Al di fuori dei progetti personali, trascorre circa quattro ore al giorno, cinque giorni alla settimana con lo staff di Neuralink, che lo coinvolge «facendo un sacco di esperimenti su base giornaliera per cercare di migliorare tutto per tutti coloro che vengono dopo di me».

 

Arbaugh aveva impiantato il chip l’anno passato e da allora ha imparato a muovere un cursore con la sua mente, permettendogli anche di giocare ai videogiochi.

 

Ma mesi dopo l’esperimento, il paziente ha iniziato a perdere gran parte della funzionalità del chip. A tal proposito gli ingegneri di Neuralink hanno scoperto che alcuni dei fili che collegavano il chip al suo cervello si erano ritirati. Fortunatamente, si è riusciti a intervenire apportando modifiche all’algoritmo e recuperando gran parte delle funzionalità.

 

La società afferma inoltre di aver risolto il problema con il suo secondo paziente umano incorporando i fili ancora più in profondità.

 

Ora che quasi tutte le funzioni sono state ripristinate, Arbaugh spera di tornare ai suoi studi universitari per terminare il suo percorso e conseguire la laurea o passare alle neuroscienze, dal momento che «potrebbe avere qualche intuizione sul campo a questo punto».

 

Il soggetto in questione ha grandi speranze per il chip del cervello e le cose che potrebbe permettergli di fare in futuro. In un tweet ha rivelato che «stiamo aspettando l’approvazione della FDA che mi consente di controllare altre macchine fisiche come un’auto, un drone, forse un robot o due o 10.000».

 

«Qualcosa di fare in modo che sia sicuro…» ha aggiunto scherzosamente.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, un anno fa Elon Musk disse che il primo paziente Neuralink era giunto a controllare il mouse del computer con i pensieri.

 

Come riportato da Renovatio 21, negli anni scorsi, in concomitanza con la partenza degli esperimenti sugli esseri umani approvati dall’ente regolatorio americano FDA, era emerso che alle scimmie su cui era stato sperimentato l’impianto erano successe «cose terribili», cosa che Musk ha poi negato.

 

Neuralink, che aveva iniziato con impianti di microchip cerebrali sui suini, non è la prima azienda ad avviare sperimentazioni umane con un’interfaccia cervello-computer. Nel 2022, la società tecnologica con sede a New York Synchron, finanziata dai miliardari Bill Gates e Jeff Bezos, ha già impiantato il suo primo dispositivo per la lettura della mente in un paziente statunitense in una sperimentazione clinica.

 

Vi sono altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

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Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati per comandare piante carnivore. Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose. «Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice Klaus Schwab.

 

Elon Musk si conferma figura davvero significativa, e potenzialmente apocalittica, del nostro tempo.

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