Politica
Musk minaccia di fermare il programma spaziale americano. Poi cancella il post Trump-Epstein
Il CEO di SpaceX, Elon Musk, ha affermato che la sua azienda «inizierà immediatamente a dismettere la sua navicella spaziale Dragon», una mossa che di fatto paralizzerebbe il programma spaziale statunitense. Musk ha rilasciato questa dichiarazione dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di interrompere tutti i sussidi e i contratti governativi con le aziende del miliardario.
Giovedì Trump e Musk hanno avuto un acceso scambio di battute sui social media in merito al Big Beautiful Bill, il «grande e bellissimo» disegno di legge federale sulle tasse e sulla spesa del presidente degli Stati Uniti, che l’ex responsabile dell’efficienza del governo della Casa Bianca (DOGE) aveva definito un «abominio disgustoso e pieno di carne di maiale» che avrebbe spinto gli Stati Uniti nella «schiavitù del debito».
«Il modo più semplice per risparmiare denaro nel nostro bilancio, miliardi e miliardi di dollari, è quello di porre fine ai sussidi e ai contratti governativi di Elon», ha dichiarato Trump su Truth Social, sostenendo che l’unica ragione per cui il CEO di Tesla è «impazzito» per la legislazione è stata perché avrebbe ridotto i crediti d’imposta per gli acquirenti dei suoi veicoli elettrici.
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«Alla luce della dichiarazione del Presidente sulla cancellazione dei miei contratti governativi, @SpaceX inizierà immediatamente a smantellare la sua navicella spaziale Dragon», ha risposto Musk in un post su X pochi minuti dopo.
Good advice.
Ok, we won’t decommission Dragon.
— Elon Musk (@elonmusk) June 6, 2025
Ore dopo, il miliardario sembrava aver ritirato la minaccia, dopo che un utente di X aveva esortato Musk a «calmarsi e fare un passo indietro per un paio di giorni», sottolineando che sia lui che Trump erano «meglio di così».
«Ottimo consiglio. Ok, non disattiveremo Dragon», ha risposto Musk in un post successivo. Tuttavia, a differenza della sua dichiarazione originale, il cambio di rotta non era visibile sulla sua bacheca pubblica.
Non è ancora chiaro se Musk intendesse seriamente interrompere le operazioni della navicella spaziale, una mossa che sconvolgerebbe in modo significativo il programma spaziale statunitense.
La capsula Crew Dragon di SpaceX è l’unica navicella spaziale statunitense attualmente certificata e in grado di inviare astronauti americani nello spazio. La NASA si affida a essa per trasportare merci ed equipaggio alla Stazione Spaziale Internazionale dal 2020, dopo una lunga pausa dopo il ritiro del programma Space Shuttle nel 2011.
Il progetto concorrente Starliner di Boeing ha subito anni di ritardi e malfunzionamenti tecnici. Il suo primo volo con equipaggio lo scorso giugno, originariamente previsto per il 2017, si è concluso con due astronauti della NASA bloccati a bordo della ISS, dopo che la navicella era stata dichiarata non sicura per il rientro. Butch Wilmore e Suni Williams sono tornati sani e salvi sulla Terra solo a marzo, a bordo della Crew Dragon di SpaceX, dopo che Trump aveva esortato Musk a contribuire al salvataggio dei due, criticando al contempo il suo predecessore Joe Biden per averli lasciati «bloccati».
All’inizio di quest’anno, la NASA e l’agenzia spaziale russa Roscosmos hanno esteso fino al 2027 il loro accordo di condivisione dei posti, che consente agli americani di viaggiare verso la ISS a bordo della navicella spaziale Soyuz. Otto mesi fa SpaceX ha portato in orbita un cosmonauta russo.
Dal 2008, SpaceX si è aggiudicata contratti per oltre 20 miliardi di dollari dalla NASA, dall’Aeronautica Militare statunitense e da altre agenzie governative, diventando uno dei maggiori appaltatori federali del Paese. Trump non ha ancora chiarito se il governo statunitense annullerà eventuali contratti con Musk e le sue aziende.
Nel frattempo, Elon Musk ha cancellato un post di X in cui si affermava che il nome del presidente degli Stati Uniti Donald Trump era presente nei file secretati di Jeffrey Epstein, suggerendo che questo sia il vero motivo per cui restano classificati.
Giovedì, Musk aveva scritto: «È ora di sganciare la bomba più grande: @realDonaldTrump è nei file di Epstein. Questo è il vero motivo per cui non sono stati resi pubblici». Aveva poi aggunto: «Buona giornata, DJT! Segnati questo post per il futuro. La verità verrà a galla». DJT sta per Donald John Trump, il nome per esteso del presidente statunitnense.
In un altro post incendiario, non più visibile nell’account X dell’imprenditore, Musk ha risposto «sì» a un messaggio che affermava che «Trump dovrebbe essere messo sotto accusa» e che il vicepresidente JD Vance «dovrebbe sostituirlo».
L’imprenditore non ha ancora commentato la questione.
Entrambi gli incarichi sono diventati oggetto di una faida pubblica tra Trump e Musk. Durante le elezioni dello scorso anno, il CEO di Tesla e SpaceX ha creato e finanziato un gruppo politico pro-Trump, donando oltre 260 milioni di dollari, ed è stato nominato a gennaio co-direttore del neonato Dipartimento per l’Efficienza del Governo (DOGE), incaricato di ridurre la burocrazia federale e gli sprechi di spesa. Musk si è dimesso la scorsa settimana.
A seguito della faida, giovedì le azioni di Tesla sono scese di circa il 14,2% alla chiusura del mercato, con una perdita di circa 152 miliardi di dollari dal valore dell’azienda. Anche le azioni di Trump Media sono scese dell’8%.
Trump si era già impegnato a declassificare i documenti di Epstein e, a febbraio, il Procuratore Generale degli Stati Uniti Pam Bondi ha annunciato la pubblicazione della «prima fase» di documenti. Tuttavia, alcuni materiali chiave – tra cui registri di volo, nomi di clienti ed elenchi di contatti – sono rimasti secretati, alimentando speculazioni su chi potrebbe essere implicato.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Politica
Trump vuole che il presidente della FIFA Infantino guidi l’ONU
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Gender
Hunter Biden: una «mafia cripto-omosessuale» controlla Washington: ricordando il «pagegate»
Il figlio dell’ex presidente Joe Biden sostiene che una «mafia gay nascosta», composta principalmente da repubblicani, gestisce il governo federale.
La conversazione tra Hunter Biden e Jennifer Welch, conduttrice del podcast I’ve Had It, è diventata sempre più bizzarra nel corso dell’intervista di un’ora. Hunter è, per qualche ragione, in grande spolvero mediatico, in ispecie fra i contenuti del lato politico opposto al suo: dapprima è apparso sul fluviale, e seguitissimo, podcast dell’ex soldato delle forze speciali Navy Seals Sean Ryan, molto frequentato dalla destra americana. Poi si è mostrato nel podcasto di Candace Owens, dando vita ad una conversazioni a tratti convincente e persino struggente. A breve si attende il rilascio di una discussione con il giovanissimo leader indiscusso della destra groyper (cioè, su internet apertamente americanista, razzista ed antisemita – quantomento a parole) Nick Fuentes.
Su sollecitazione della intervistatrice, dopo una breve discussione sul suo famigerato PC portatile, Biden jr. ha indicato i tre «PC portatili MAGA» che vorrebbe esaminare.
«Credo che il problema più grande in America, a Washington, DC, con il governo federale non sia l’oligarchia», ha detto Biden. «È la ‘”closetocracy” [traducibile come “il potere dei cripto-omosessuali”, ndr], come la chiamo io».
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«Parlo sul serio. Posso fare una lista», ha detto Biden. «Non so se queste affermazioni siano vere, ma cominciamo con [il senatore repubblicano] Josh Hawley». L’intervistatrice ha quindi mostrato una foto di Hawley che attraversava un campo da football con il kicker dei Kansas City Chiefs, Harrison Butker, e ha commentato: «Sembra la foto di un fidanzamento gay». «Questi due non pensano alle donne», ha aggiunto la Welch. Butker è un devoto cattolico, marito e padre, nonché oppositore delle restrizioni COVID. I goscisti USA lo hanno a lungo preso di mira perché è un convinto sostenitore della vita e della famiglia e perché partecipa regolarmente alla messa tradizionale in latino.
Hunter ha poi citato il senatore Ted Cruz, suggerendo che emana vibrazioni «perverse». «Potrebbe essere gay. Potrebbe non esserlo», ha detto Biden, «e potrebbe anche coinvolgere gli animali» ha aggiunto oscuramente.
L’ex figlio del presidente ha poi criticato il presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mike Johnson, per aver utilizzato app che impediscono la visione di materiale pornografico sui dispositivi elettronici della sua famiglia.
La sua ospite ha detto che il soprannome che usa per lo Speaker è «Piccolo Mosè Mike Grindr Johnson». Come noto ai lettori di Renovatio 21, Grindr è l’app per gli incontri gay in grado di incastrare tantissime figure politiche e religiose, come successo in Italia e crediamo pure in Vaticano. Curiosamente, l’app, che Trump chiese ai cinesi che l’avevano comprata di essere restituita agli USA (e i cinesi, magari forti di qualche hard disco riempito, assentirono), ha tenuto una festa alla Casa Bianca proprio di recente.
Biden jr. ha affermato di aver trascorso gran parte della sua vita a contatto con i politici di Washington. «Tutti sanno che a Washington, DC, esiste questa mafia gay nascosta, in gran parte repubblicana, e tutti conoscono ognuno di loro che è gay», ha detto Biden.
«Lo so per certo e non sto scherzando», ha aggiunto. «Lo sanno tutti a Washington. Tutti sanno chi sono. Tutti», ha ribadito più volte, aggiungendo: «Per quanto riguarda Lindsey Graham, tutti sanno che Lindsey Graham era gay».
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Il senatore Graham, probabilmente il massimo falco per le guerre USA all’estero, era stato a lungo chiacchierato per supposte tendenze celate all’opinione pubblica.
In molti hanno speculato sulla lealtà assoluta che Graham aveva, più che verso i suoi elettori nella Carolina del Sud, di cui parlava poco, verso Kiev e Tel Aviv, ipotizzando che alla base vi sia un qualche ricatto di natura sessuale.
Nel 2020 un attore pornografico omosessuale, Sean Harding, accusò un senatore di iniziali LG di aver impiegato «ogni prostituto di mia conoscenza». Come riporta il Washington Post, «l’hashtag #LadyGraham è esploso sui social (…) l’hashtag, insieme alla forma abbreviata “Lady G”, si riferisce presumibilmente al soprannome di Graham tra i lavoratori del sesso maschile».
La conduttrice TV Chelsea Handler si è quindi riferita al senatore come ad un omosessuale non dichiarato. Graham è considerato dal mondo omosessualista di aver passato legislazioni «omofobiche». Il Graham non si è mai sposato ma di recente aveva detto, non si sa con quanta ironia, che poteva anche accadere
Insinuazioni sul legame della presunta omosessualità celata e la sete di sangue sono stati fatti ripetutamente dal giornalista Tucker Carlson, che lo accusava pure di disprezzare neanche tanto segretamente Trump, pur essendone alfiere zelota.
La questione gli era stata rinfacciata personalmente da un giornalista che aveva cercato di intercettarlo a Washington: «Senatore, perché non ammette semplicemente di essere gay così non la ricattano più)».
“Hey Lindsey, why don’t you just admit that you’re gay, and then people won’t blackmail you anymore?”
– Patrick Howley @HowleyReporter to Lindsey Graham pic.twitter.com/sVs8nqd0xs— Molly Ploofkins (@Mollyploofkins) January 29, 2026
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In una bizzarrissima scena di qualche mese fa, il senatore, nel mezzo di una crisi politica nazionale ed internazionale, fu ripreso nel parco di divertimenti floridiano Disney World, con in mano una bacchetta magica. La cosa fece sghignazzare moltissimi, perché nel gergo americano «fairy» («fata») è un termine semidispregiativo, forse un po’ desueto, per definire gli omosessuali.
L’intervistatrice goscista ha persino tirato in ballo il nome del giudice conservatore della Corte Suprema Samuel Alito, insinuando che la forza trainante del «nazionalismo cristiano» sia il desiderio degli uomini MAGA di «cancellare la propria omosessualità» – il tropo più classico e superficiale della propaganda LGBT, quella di accusare tutti di «omosessualità repressa».
La conduttrice Welch ha citato Steve Schmidt, ex collaboratore di George W. Bush, il quale ha affermato che «il 90% degli uomini repubblicani che lavoravano alla Casa Bianca quando lui era gay». Qualche ragione, tuttavia, qui vi potrebbe essere, specie se, come Renovatio 21, si ha la memoria che arriva fino a rimembrare il cosiddetto «pagegate».
Il pagegate fu lo scandalo, esploso nel 2006, che coinvolse il repubblicano Mark Foley, deputato della Florida. Emerse che aveva inviato e-mail e messaggi a sfondo sessuale a giovani page («paggi», assistenti adolescenti del Congresso a Washington), resi pubblici da Washington Post. Foley si dimise il 29 settembre, dichiarandosi alcolista e poi ammettendo di essere gay. Emerse che almeno dal 2005 i leader repubblicani della Camera (tra cui il Speaker Dennis Hastert) erano a conoscenza di comportamenti inappropriati, ma avevano gestito la questione in modo opaco, limitandosi a un monito interno.
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L’affaire del pagegate colpì duramente i repubblicani, già in difficoltà, e contribuì alla loro sconfitta alle elezioni midterm di novembre, con la perdita della maggioranza alla Camera. La vicenda travolse la leadership del Grand Old Party: il presidente della Camera Dennis Hastert dichiarò pubblicamente di assumersi la responsabilità, mentre la commissione etica della Camera approvò dozzine di citazioni per testimoni e documenti. Alcuni funzionari erano stati informati della condotta di Foley anni prima ma non intervennero.
L’inchiesta interna della Camera e le indagini dell’FBI non portarono a accuse penali, ma la ferita politica fu enorme: i democratici usarono lo scandalo per accusare i repubblicani di ipocrisia e di aver privilegiato la protezione del partito rispetto alla tutela dei giovani. Il caso contribuì in modo significativo alla sconfitta del GOP, che perse la maggioranza alla Camera dopo 12 anni.
Secondo voci, il giro dei repubblicani pedofili poteva godere un tempo di assoluta copertura, addirittura si narra che l’istituto psichiatrico dell’Ospedale di Washington possedesse una unità specifica per trattare i casi dei minorenni e delle minorenni abusati e sconvolti. Un po’ come una certa clinica che, in una città dell’Alta Italia, secondo la leggenda metropolitana seguirebbe subitaneamente ogni «problema» (tipo: overdose) di certi rampolli, anche se certe cronache sembrano indicare che non sempre tale misterico ente sia chiamato per tempo.
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Immagine screenshot da Twitter
Politica
Trump si inserisce nella cerimonia di premiazione dei Mondiali. Poi subisce pre lui la maleducazione degli argentini
🚨🇺🇸 WATCH: The moment Gianni Infantino moves President Trump out of the way as Spain lift the World Cup trophy pic.twitter.com/I5Ha0mUwfV
— Politics Global (@PolitlcsGlobal) July 19, 2026
🟥 As expected… Trump refused to get out of the frame when Spain did the traditional World Cup Trophy lift.
FIFA President Gianni Infantino had to literally run over and attempt to physically drag him away, so that the Spanish Champions could have their special moment. What… pic.twitter.com/nbG0NH4I2D — Fun Tom 🇨🇦 💂 (@funtomvids) July 19, 2026
I am in tears. After President Trump PERSONALLY gives the World Cup Trophy to Spain, the Captain and team want Trump to Celebrate with them 🙏
Liberals do NOT want you to see this ❤️ pic.twitter.com/5MENeQPEzM — MAGA Voice (@MAGAVoice) July 19, 2026
Spain players doing the Trump Dance as he presents the FIFA World Cup trophy.
The world loves our president. We are blessed. pic.twitter.com/00trz6Q9fY — Robert Burns (@RobertBurns82) July 19, 2026
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VIDEO | Two Argentine players, Lisandro Martínez and Cristian Romero, refused to shake hands with US President Donald Trump during the silver medal ceremony after Argentina’s 1-0 defeat to Spain in the World Cup final.
Martínez avoided shaking hands with both Trump and FIFA… pic.twitter.com/yrv1cDg0o4 — The Cradle (@TheCradleMedia) July 20, 2026
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Come riportato da Renovatio 21, a Buenos Aires vi sono stati scontri tra tifosi e forze dell’ordine: nemmeno i supporter riescono, come adulti, ad accettare la sconfitta. In un Paese serio le proteste della popolazione dovrebbero essere contro il comportamento indegno dei suoi giocatori.Messi barely acknowledged Trump. pic.twitter.com/mQi6KFv1S8
— Don Van Natta Jr. (@DVNJr) July 19, 2026
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