Storia
La disgustosa incoronazione del re antiumano – con ringraziamenti per l’artiglieria ucraina
La pomposità dell’incoronazione di re Carlo III ha infastidito molti.
Vuoi perché una porzione della popolazione (e della stessa corte, a quanto si dice) sognava che vi fosse un’abdicazione a favore del principe Guglielmo, attualmente più, diciamo così, «fotogenico» (non ha mai preso buste della spesa con dentro milioni dalla famiglia Bin Laden, almeno non ancora, tanto per dirne una).
Vuoi perché la situazione economica in vaste parti del Regno ha portato una povertà di tipo dickensiano (con file fuori dalle mense dei poveri, generi alimentari divenuti carissimi, bollette non pagate, aumento del costo della vita oramai insostenibile, milioni di pasti saltati e un incremento esponenziale di donne che si prostituiscono).
Vuoi perché in molti si rendono conto che invece di Diana, come regina si ritrovano Camilla Parker-Bowles. E poi, già, come è morta Diana?
Tuttavia, bisogna fare attenzione ai dettagli: al carro d’oro, al diamante rubato – rubato, sì: perché il Sudafrica ha chiesto la restituzione del diamante tagliato a taglio più grande del mondo, chiamato la Grande Stella d’Africa, che è incastonato nello scettro reale tenuto dal re Carlo III, ed era stato donato dal governo coloniale sudafricano governo a re Edoardo VII per il suo 66° compleanno nel 1907. Un simbolo, è il caso di dire, un pochino coloniale.
Bisogna anche tenere a mente la mielosa, intollerabile esibizione di servilismo da parte dei leader nazionali e di gran parte della popolazione britannica, ha visto il Carlo – che come suo padre, e i suoi figli, porta avanti l’agenda antiumana dell’ambientalismo, della riduzione della popolazione con il controllo delle nascite, incoronato oggi a Londra.
L’incoronazione di un re, la dimostrazione della sua maestà, non è da considerarsi come una faccenda coreografica, buona per il gossip e le foto di rito. Un re incoronato trasmette come prima cosa la potenza di cui dispone.
Ecco che il vero carattere dell’evento è stato colto dal messaggio consegnato dal ministero della Difesa del presidente ucraino Zelens’kyj ai reali.
Il presidente comico, non ha partecipato, ma la sua versatile moglie sì.
Il ministero della Difesa ucraino ha quindi preparato un video celebrativo, montato sulle note di «London Calling», la canzone dei Clash, i quali, se sono morti tutti (non andiamo a controllare) si staranno rivoltando nella tomba. O forse no – sale la tristezza.
Il video mostra le armi britanniche dispiegate sul fronte ucraino e l’incontro del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj con re Carlo e l’enigmatico primo ministro indo-britannico Rishi Sunak, il leader laburista Keir Starmer (recentemente finito sui giornali per la polemica per cui il 100% delle donne non avrebbe il pene, o forse sì, lo avrebbero) e l’ex primo ministro Boris Johnson – quest’ultimo importante assai, perché, come sa il lettore di Renovatio 21, fu Johnson, planato a Kiev agli sgoccioli del suo premierato, a far sì che l’Ucraina mollasse accordi di pace praticamente già raggiunti con Mosca nell’aprile 2022.
On the eve of the historic coronation, we'd like to thank our British friends for your friendship. We are grateful for your unwavering support and partnership, especially in the past year! pic.twitter.com/bJgg4Qfsr5
— Defense of Ukraine (@DefenceU) May 5, 2023
«Alla vigilia della storica incoronazione, vorremmo ringraziare i nostri amici britannici per la vostra amicizia. Siamo grati per il vostro incrollabile supporto e collaborazione, soprattutto nell’ultimo anno!» recita tweet del ministero della Difesa del regime di Kiev.
Guardate voi stessi quanto dettagliati sono, questi complimenti. «Missili NLAW», «artiglieria», «veicoli corazzati», «sistemi di difesa aerea», «carrarmati Challenger II»… «hanno addestrato i nostri soldati».
Al nuovo re la Difesa della banda di Kiev offre una vera parata militare, targata Union Jack, in azione nella zona di guerra russo-ucraina. E del resto la clip in cui Carlo parla alle truppe ucraine dà proprio quell’effetto: un sovrano che parla ai propri soldati.
(Da notare come il video, in perfetto stile della inesausta mendicanza militare e finanziaria ucraina, si chiuda con la richiesta di una portaerei… ma è solo uno scherzo, chiaro. No?)
La testata londinese The Independent ha titolato «L’Ucraina guida il mondo in risposta all’incoronazione di re Carlo». Nel frattempo, il Palazzo ha definito il tappeto giallo e blu srotolato nell’abbazia di Westminster una «felice coincidenza».
Mentre la corona genocida e il regime di Kiev si corrispondevano in amorosi sensi, la polizia arrestava i leader di un gruppo repubblicano che si era riunito per protestare contro la monarchia con cartelli e canti: «Not our King», «Non è il nostro re!»
È incredibile, ma l’unica lucidità del Paese – come era stato per Alfie Evans, lasciato trucidare dallo Stato della regina e la sua famiglia, come Charlie, Archie e chissà quanti altri – la dimostrano gli ultras. Che non solo non si inginocchiano (a differenza dei nostri rappresentanti, incluso il vescovo di quei cattolici che furono perseguitati, torturati e sterminati dalla Corona di Albione), ma ricordano alla famiglia reale, come hanno fatto i tifosi del Liverpool pochi giorni fa, di «dare da mangiare ai poveri».
Ma i britannici poveri, che sono in aumento evidente da anni, non sono una priorità: la guerra contro la Russia invece lo è – e non vi stupite, perché è la continuazione di un conflitto che, in Centrasia, la corona inglese portava avanti contro lo Zar già quasi 200 anni fa.
Medvedev qualche giorno fa, in un momento di sincerità metastorica ha definito il Regno Unito come «nemico eterno» della Russia.
Noi pensiamo invece che la Corona – quella del padre del re che sognava di morire e reincarnarsi in una pandemia che uccidesse quante più persone possibili – sia nemica dell’umanità intera, e non sappiamo se sia davvero eterna.
È in giorni come questo che ci preme di ricordare Guido Fawkes, e come la storia che stiamo vivendo, dalle guerre dell’oppio cinesi al Donbass, dalla fame dell’Irlanda a quella dell’India, dallo sterminio dei boeri delle guerre di inizio Novecento al «Risorgimento» italiano, sarebbe stata diversa se la corona fosse tornata cattolica.
No, noi non abbiamo dimenticato. No, noi non possiamo dimenticare.
C’è un mondo che canta con gli ultras. «You can shove your coronation…»
Immagine di Katie Chan via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
Geopolitica
L’Iran, Hamas e la fine dell’Asse della Resistenza
Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Consentitemi per una volta di proporvi, non un’analisi della situazione geopolitica, ma una testimonianza e una riflessione.
L’Asse della Resistenza è un concetto ideato dalla difesa iraniana, basato sulla mobilitazione delle minoranze sciite in Medio Oriente. Inizialmente l’intento era capitalizzare il fascino della rivoluzione islamica dell’ayatollah Ruhollah Khomeini organizzando e armando le minoranze sciite. Questa rivoluzione fu una lotta per la liberazione dal colonialismo anglosassone. Proteggere l’Iran era una necessità per tutti coloro che lottavano contro il colonialismo. L’interpretazione dell’islam dell’imam Khomeini trasformava il dolorismo sciita in forza: l’imam Ali aveva lottato per la giustizia. Imitare il suo esempio apriva la strada per il paradiso.
Tuttavia questo sistema di mandatari (proxy) violava la sovranità degli Stati in cui le minoranze sciite si dotavano di milizie. Questo divenne intollerabile nel 2011, con la rivolta della maggioranza sciita in Bahrein e il tentativo che ne seguì di rovesciare la famiglia regnante sunnita, gli Al Khalifa.
Fu in quel momento che Qassem Soleimani fu nominato maggiore generale. Trasformò l’Asse della Resistenza offrendo a ciascuno membro la possibilità di diventare indipendente e di condurre, ovunque si trovasse, la rivoluzione antimperialista dell’imam Khomeini. In pochi anni l’Iran non ebbe più proxy, ma milizie straniere alleate. Ai combattenti storici della base sciita si aggiunsero cristiani e sunniti. Il timore che ciascuna milizia incuteva ai poteri costituiti continuava a crescere.
Con Iran e Siria, Hezbollah e Hachd al-Chaabi, Ansar Allah e molti altri, l’Asse della Resistenza divenne la più importante forza armata del Medio Oriente.
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La Guida della Rivoluzione, ayatollah Ali Khamenei, perseguendo l’ambizione di riunire sotto la propria autorità l’intero mondo mussulmano, iniziò a stringere legami con tutti i gruppi, anche con quelli che non condividevano la concezione antimperialista dell’imam Khomeini. Cominciò ad armare Hamas, ramo palestinese della Fratellanza dei Fratelli Mussulmani, che nel 2014 accolse al proprio interno dei resistenti palestinesi.
Hamas nacque quando i discepoli di Izz al-Din al-Qassam (1882-1935) aderirono alla Fratellanza dei Fratelli Mussulmani. Da qui il nome di Brigate Izz al-Din al-Qassam scelto dai combattenti di Hamas. La strategia di Hamas è caratterizzata dall’assenza di distinzione tra obiettivi militari e civili, un modo di agire che in Occidente viene chiamato terrorismo. Fu Izz al-Din al-Qassam a organizzare i pogrom del 1935 in Palestina.
Nel 2011 o 2012, non ricordo con esattezza, l’ayatollah Khamenei mi invitò alla conferenza panislamista di Teheran. Sono cattolico, ma lui mi considerava «mussulmano» perché mi battevo per la verità. Vi erano rappresentate tutte le sette mussulmane del mondo, dagli ismailiti ai talebani, dai wahhabiti ai sufi. Durante i pasti passavo da un tavolo all’altro e seguivo le discussioni. Non parlando né arabo né farsi facevo domande in inglese. Presto mi resi conto di quanto ciascuno parlasse male degli altri. L’unità era solo una facciata. Rimasi colpito dall’animosità che i Fratelli Mussulmani e Al Qaeda manifestavano nei confronti della Guida Suprema di cui erano ospiti.
Torno ad Hamas. È assurdo giudicarlo nel suo insieme, prescindendo dalle due correnti che dal 2014 lo compongono. Era molto difficile per dei palestinesi entrare a far parte di reti di resistenza clandestine. Nel 2007 Hamas vinse fu eletto a Gaza, dunque divenne visibile. Dei palestinesi, delusi da Fatah, iniziarono ad aderirvi. Nel 2014, quando fu evidente che gli jihadisti erano stati sconfitti in Siria da Bashar al-Assad, i nuovi arrivati in Hamas chiesero all’organizzazione di tagliare i legami con la Confraternita dei Fratelli Mussulmani, che aveva combattuto contro la Repubblica Araba Siriana. Dalla carta intestata di Hamas venne tolta la dicitura «Ramo palestinese della Confraternita dei Fratelli Mussulmani».
Nel 2012 Bashar al-Assad aveva combattuto Hamas che, accompagnato da cani sciolti del Mossad israeliano e da combattenti di Al Qaeda, era entrato in Siria per massacrare i leader palestinesi rifugiati a Yarmuk (agglomerato urbano di Damasco). Ciononostante, il 19 ottobre 2022 al-Assad invitò il sindaco di Gaza, Khalil Hayya; però si rifiutò sempre di ricevere i Fratelli Mussulmani di Hamas.
È importante capire bene il conflitto: Hamas e i Fratelli Mussulmani combattono per l’istituzione di un califfato, uno Stato mussulmano che, poco a poco, si estenderà a tutta la terra. Gli antimperialisti invece combattono per istituire uno Stato palestinese all’interno di uno stato binazionale ebraico-arabo. I documenti ufficiali di Hamas successivi al 2014 mantengono una certa ambiguità sulla questione.
Incontrai l’ambasciatore di Hamas a Teheran, durante un pranzo offerto dal ministro degli Esteri iraniano, nel 2012 o 2013. Era seduto a destra del ministro e io di fronte a lui. Cominciai a rimproverarlo chiedendogli perché la sua organizzazione avesse assassinato i miei amici dell’FPLP [Fronte Popolare di Liberazione della Palestina] a Damasco. Negava. I toni si sono alzati. Tutti i commensali tacevano. Il ministro osservava in silenzio e mi lasciò parlare a lungo. Poi, all’improvviso, mise fine all’alterco e al pranzo.
Il 18 giugno 2025, cioè dopo la caduta di al-Assad, la Guida generale ad interim dei Fratelli Mussulmani, Salah Abdel Haq, propose all’ayatollah Khamenei di realizzare l’«unità della umma islamica» per affrontare il «nemico comune», ossia «l’entità sionista». È sempre necessario saper scegliere tra le priorità. Accettando questo compromesso, Khamenei ha certamente guadagnato potere e rafforzato l’unità del mondo mussulmano, ma ha abbandonato l’ideale principale: l’uguaglianza di tutti gli uomini.
I prigionieri israeliani della resistenza palestinese sono stati, in generale, trattati bene, come confermano le testimonianze degli ostaggi. Ma in alcuni casi non è stato affatto così. Ora sappiamo che il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, aveva ordinato di affamarli.
Con l’Operazione Diluvio di Al-Aqsa, l’unità panislamista è crollata sotto il peso delle proprie contraddizioni. Il 7 ottobre 2023, Hamas ha lanciato un vasto attacco contro Israele, probabilmente con la complicità di Benjamin Netanyahu. Sollevai immediatamente questa ipotesi in articoli e video. Un’eventualità che in Israele la Knesset vietò di menzionare, sotto pena di cinque anni di carcere, e che la censura militare vietò di trattare in qualsiasi articolo sui media. La verità verrà a galla solo quando la pace e la democrazia saranno tornate in Israele.
Hezbollah e Ansar Allah si sono rifiutati di unirsi ad Hamas nella lotta contro lo Stato Ebraico, ma alla fine hanno accettato per fermare i massacri di civili palestinesi. L’orrore e il terrore che tutti abbiamo provato sono stati cattivi consiglieri. Molti di noi sono stati di nuovo coinvolti in un conflitto razzista che oppone ebrei e arabi. A mio avviso, l’unica lotta che è giusto combattere è quella per l’uguaglianza di tutti gli uomini.
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Gradualmente, l’Asse della Resistenza si è trovato a lottare per una causa che non era la propria: contro l’esistenza di uno Stato esclusivamente ebraico. Ha istigato gli Stati Uniti che l’hanno schiacciato. Ciò che è seguito, l’assassinio di Sayyed Hassan Nasrallah – un laico che non intendeva trasformare il Libano in uno Stato religioso – è stato l’inizio della fine.
L’ayatollah Khamenei, guida della Rivoluzione della Repubblica Islamica d’Iran, è stato assassinato da Israele, con il consenso del presidente Trump, dopo aver accettato di unirsi agli antisemiti di Hamas.
Dobbiamo trarre insegnamento dalle nostre esperienze. Non tutte le alleanze vanno perseguite: stiamo attenti, non possiamo vincere a fianco di individui che differiscono da noi su un punto cruciale, quello dell’uguaglianza tra tutti gli uomini. Sono nostri nemici quanto lo sono quelli che oggi combattiamo.
Non è casuale che elementi della sinistra europea, che hanno sostenuto Hamas nel suo complesso, oggi arrivino a sostenere degli antidemocratici, come i cosiddetti antifascisti: miliziani che uccidono chi non la pensa come loro.
Non c’è disonore nel ritirarsi davanti a un avversario militarmente superiore e a sopportare anni di resistenza, ma c’è disonore nel vincere a fianco di nemici del genere umano.
Thierry Meyssan
Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND
Fonte: «Per quale vittoria combattiamo?», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 10 marzo 2026.
Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.
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Immagine di Khamenei.ir via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
Geopolitica
Questa è una guerra mondiale di religione: l’avvertimento di Tucker Carlson
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🇺🇸 🇮🇱 There is a video of an American in service of the IDF that states he is fighting for the near-future construction of the Third Temple.
🔶️ He carries with him the Chabad Mashiach Flag Patch. Previously, our friends at Bellum Acta have stated that this is the flag of the… pic.twitter.com/uDL6qJHCoM — dana (@dana916) January 20, 2024
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Christian Zionist Pastor Greg Locke calls for Israel to genocide Gaza & “get a great big missile and blow that wicked Dome of the Rock plum off the spot where it’s standing right now so we can get that Third Temple rebuilt and usher in the coming of Jesus”pic.twitter.com/BJylGJnwgJ
— Dan Cohen (@dancohen3000) November 17, 2023
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«C’è una profezia sulla distruzione che dice che una volpe irromperà nel sancta sanctorum. C’è un’altra profezia che dice che lo stesso posto sarà ricostruito. Ora che vedo con i miei occhi come si avvera la prima profezia. Ora che vedo. Con i miei occhi, la prima profezia si avvera. Rido di gioia e pieno di speranza, perché la seconda profezia si avvererà sicuramente».Javier Milei pidió por la reconstrucción del Tercer Templo de Jerusalén, como paso previo a la venida del “Mesías” hebreo. Eso implicaría la destrucción de la mezquita de Al-Aqsa, uno de los tres lugares más sagrados para más de 1500 millones de musulmanes en el mundo. pic.twitter.com/uzApmzyTbE
— KontraInfo (@KontraInfo) February 9, 2024
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«Oggi, Jennifer e io abbiamo avuto l’opportunità di visitare il Muro Occidentale del Monte del Tempio. I tunnel del Muro Occidentale, gran parte della città vecchia. E mentre siete lì, non potete fare a meno di contemplare il miracolo che avete davanti. E mi ha fatto pensare a un altro miracolo che spero non vediate troppo lontano. Perché il 1917 è stato un miracolo. Il 1948 è stato un miracolo. Il 1967 è stato un miracolo. Il 2017, la dichiarazione di Gerusalemme come capitale, è stato un miracolo, e non c’è motivo per cui il miracolo della rifondazione del tempio sul Monte del Tempio non sia possibile. Non so come potrebbe accadere, non sapete come potrebbe accadere, ma so che potrebbe accadere».Pete Hegseth was picked as DOW with a VERY specific purpose.
To help pave the way for building of the Third Temple in Jerusalem, by way of the Greater Israel expansion project, by using the American Military Industrial Complex. pic.twitter.com/b8Ie9tg5n3 — The Patriot Voice (@TPV_John) January 28, 2026
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«Se dipendesse da me, l’ultima volta che hanno lanciato centinaia di missili, farei finta che un missile provenisse dall’Iran e lo abbatterei. Sai, allora tutti gli arabi si schiereranno contro l’Iran e sarà la fine dei problemi. Li fai combattere tra loro, questo branco di lunatici. Non è mai troppo tardi, hai a che fare con un branco di codardi».Rabbi Yosef Mizrachi calls for false flag to escalate war:
“Missiles will hit [Al-Aqsa] and clear a place for the Third Temple. If it was up to me, when [Israel] shoots hundreds of missiles, I would pretend that one missile came from Iran and hits it.”pic.twitter.com/cg1X6J4wAI — Chris Brunet (@chrisbrunet) March 2, 2026
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Storia
La profezia di Zhirinovskij: Terza Guerra Mondiale innescata dall’escalation iraniana
La previsione del defunto statista russo Vladimir Zhirinovskij, secondo cui un conflitto incentrato sull’Iran avrebbe potuto scatenare la Terza Guerra Mondiale, è riemersa nel contesto della grande campagna militare statunitense e israeliana contro Teheran.
Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato il loro attacco congiunto nel fine settimana, affermando che l’obiettivo era impedire all’Iran di ottenere armi nucleari, accuse che Teheran ha negato, insistendo sul fatto che il suo programma è puramente pacifico.
Il video che contiene la previsione di Zhirinovskij, originariamente registrato nel 2022 poco dopo l’escalation del conflitto in Ucraina, mostra l’ex leader del Partito Liberal Democratico russo che lanciava l’allarme sulle tensioni in Medio Oriente mesi prima della sua morte.
【西行小宝】西行小宝
10/7 👀👉 1999年,已故俄罗斯政治家弗拉基米尔.日里诺夫斯基(Vladimir Zhirinovsky,1946-2022 年)预见到了乌克兰冲突,而他的预测似乎也延伸到了今天的以色列/巴勒斯坦局势。他预言了哈马斯的军事行动-这是最后一场战争,你将不会有2024大选(指乌克兰大选),因为将不会有 pic.twitter.com/tsLXQPP6FR— KSFAN (@KSFAN1) October 8, 2023
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«Non si tiene conto della situazione in Medio Oriente. Ci saranno eventi tali che tutti dimenticheranno cos’è l’Ucraina», afferma il politico nel filmato. «La questione riguarda la Terza Guerra Mondiale», continua Zhirinovskij, indicando l’Iran come un potenziale focolaio.
Aggiunge nel filmato che Israele prenderà inevitabilmente di mira gli impianti nucleari iraniani e sostiene che ciò provocherà una rapida rappresaglia da parte di Teheran, dando a Washington un pretesto per intervenire. Gli Stati Uniti, usando Israele come giustificazione, lanceranno quindi ampie campagne di bombardamenti, che potrebbero comportare l’impiego di «armi locali devastanti», afferma.
«L’Iran non è il Vietnam, né la Corea del Nord, né il Kosovo. Qui si sono verificati gli eventi più terribili», aggiunge Zhirinovskij.
Affermaziono simili erano state fatte dal Zhirinovskij nel 2019.
To everyone freaking out after Israel hit Iran and saying “Russia better take notes”…
Guys, come on. Russia took notes years ago.
Zhirinovsky called it all in 2019: who, when, how, and why.
You’re just catching up on headlines. We’ve been way past the analysis stage.Check… pic.twitter.com/ozU02Q6csX
— Rina Lu🇷🇺 (@rinalu_) June 13, 2025
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Gli attacchi israelo-americani contro l’Iran, insieme ai rinnovati attacchi israeliani contro il Libano, si sono intensificati da sabato, con morti segnalati che hanno superato quota 1.200. Il fuoco di missili e droni si è diffuso in Iran, Israele e nel Golfo.
Israele ha dichiarato di aver colpito obiettivi in Libano dopo che Hezbollah ha lanciato razzi in rappresaglia per l’assassinio della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, avvenuto nel corso di attacchi del fine settimana.
La risposta dell’Iran a quella che ha definito un’operazione di cambio di regime ha inoltre interrotto le spedizioni di petrolio greggio e gas naturale liquefatto attraverso lo Stretto di Ormuzzo, una delle principali rotte commerciali mondiali.
Zhirinovskij è scomparso tre anni fa per COVID, ma l’Ucraina ha deciso comunque di processarlo l’anno passato.
Dopo la sua morte, il Partito Liberal-Publico (LDPR) ha sviluppato un assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale, progettato per imitare lo stile oratorio pomposo di Zhirinovskij. Il bot può rispondere alle domande politiche con la sua voce, modellata sugli scritti e i discorsi archiviati del politico.
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Lo Zhirinovskij è noto alle cronache italiane anche per essersi presentato negli anni Novanta ad un raduno della Lega, dove fu fotografato sorridente con Umberto Bossi. Nelle cronache nazionali finì anche un suo incontro pubblico con Ilona Staller detta Cicciolina, e non sappiamo se lo chiamò «Cicciolino Zhirinovskij» come usava fare con gli onorevoli italiani.
Il personaggio, che all’epoca veniva presentato dalla stampa mondiale come un babau a significare l’ascesa del nazionalismo in Russia, finì perfino su Striscia la notizia, che per qualche ragione mandò in onda un filmato delle sue vacanze, in cui berciava e tirava qualche oggetto verso una scimmia.
Vladimir negli anni fece dichiarazioni tonitruanti, come la promessa di «bagnare gli stivali russi nell’oceano indiano» o quella di costruire enormi ventilatori che spingessero aria radioattiva verso i Paesi baltici. È altresì notissimo in Russia per un video elettorale in cui frustava un asino, un filmato che divenne una sorta di meme immortale della politica e della società del Paese.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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