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Il nuovo spirito del tempo

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Se il tempo è la misura del divenire, «i tempi» hanno sempre rappresentato nella percezione comune il mutamento storico prodotto dai comportamenti umani e dagli eventi che li coinvolgono. Comprendono la trasformazione, maturazione o degenerazione dei modi di essere e di agire, che si proiettano in modo evasivo, riduttivo o sublimato e immaginifico anche nelle mode.

 

Qualche volta sono stati ricondotti all’influsso positivo o negativo di una minoranza particolare o addirittura di un singolo, capaci di imprimere un carattere determinato, una colorazione particolare allo spazio cronologico in cui si è dispiegata la loro influenza.

 

I tempora e i mores della invettiva ciceroniana stavano a definire la degenerazione morale e politica introdotta da una genia di individui particolari, che avevano osato lacerare il tessuto incorrotto di un’etica e di una tradizione, e dovevano essere combattuti a tutti i costi. Ma i «tempi» hanno finito per assumere un significato oggettivo, sono stati sentiti come una entità a sé, in grado di dominare il presente e di indirizzarlo con forza verso un destino cui è impossibile resistere, come alla corrente impetuosa di un fiume alla quale non vale la pena di opporsi e che, anzi, forse è utile assecondare.

 

I «tempi nuovi» di Machiavelli erano anch’essi un nuovo volgere di eventi sociopolitici che si inserivano fatalmente nell’arco e nelle traiettorie della storia. Ma è evidente che il divenire dell’esperienza umana è al tempo stesso causa ed effetto del divenire delle idee che fanno da volano a nuove esperienze, in un circolo vizioso capace di imbrigliare la vita comunitaria, ma anche quella dei singoli individui.

 

Insomma, «i tempi» sono guidati dallo spirito delle idee e generano nuovo spirito.

 

La filosofia tedesca ha nobilitato il fenomeno attribuendo alla forza trascinante dei «tempi» uno spirito capace di proiettare la propria luce messianica sui popoli, sicché la accondiscendenza e l’accoglimento di una realtà nuova diventa naturale, utile e necessaria.

 

Alla fine, «i tempi» sono l’insieme delle forze che condizionano i comportamenti dall’esterno, o perché sembrano incarnare esigenze evolutive inarrestabili, o perché rappresentano una direttrice metafisica che richiede soltanto di essere riconosciuta e interpretata o, più banalmente, perché la percezione di un andazzo generale induce gli individui a conformarsi ad esso pigramente per aggregazione, senza porsi troppe domande. Allora diventano all’occorrenza un alibi, la giustificazione di una ritirata o di una accettazione passiva, e creano quel meccanismo in cui le idee stesse rimangono imprigionate.

 

Oppure, all’opposto, sono sentiti come negazione e demolizione, come caduta e interruzione del faticoso sforzo umano volto ad elaborare principi e rimedi, direttrici etiche e spirituali, erette a difesa di esigenze comuni, e come tali vengono combattuti.

 

Così, di fronte allo «spirito del tempo», ci si può porre in modo sospettoso o sottomesso, fatalistico o critico e oppositivo a seconda del messaggio che esso rimanda e dei contenuti percepiti, a seconda del momento e delle circostanze storiche, dello scarto rispetto al passato prossimo di cui rappresenti uno sviluppo obbligato, una evoluzione accattivante, una emancipazione o una intollerabile dissonanza. Infine, la sua forza suggestiva agisce in modo differente sulle vecchie e sulle nuove generazioni.

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Tuttavia se «i tempi» non sono una entità staccata dagli uomini che fanno e disfano la storia a seconda delle contingenze determinando i flussi continui delle idee, ci sono eventi esterni, naturali o no, capaci di creare nuove realtà spirituali al di là delle intenzioni umane, eventi traumatici che, come una catastrofe naturale o una guerra di annientamento, imprimono allo stesso scorrere più o meno tortuoso del divenire svolte decisive, creano battute d’arresto interrompendo il corso stesso della storia, e generando una nuova storia dello spirito.

 

In ogni caso se tempi nuovi, cioè di forte cambiamento, portano idee nuove, queste non sono necessariamente anche buone, come quando travolgono, in un processo involutivo, un deposito consolidato e sperimentato di sapere, di principi, di canoni di comportamento. Per questo, oggi più che mai diventa di capitale importanza per la comprensione del tempo presente vedere la parte che tocca all’uomo quale instancabile artefice o suddito dei «tempi» e dello spirito che li anima e occorre misurare il valore oggettivo di questo.

 

Occorre vedere tutta la particolarità della stagione «presente e viva» e «sentire il suon di lei», come vedeva e sentiva Leopardi la sua.

 

Infatti, per noi, hinc et nunc, lo spirito del tempo contiene, rispetto al passato, una differenza fondamentale, straordinariamente rilevante: esso appare determinato, indirizzato, guidato, secondo un programma, uno studio elaborato a distanza, in applicazione di una teoria e seguendo una prassi sperimentate in laboratorio o sul campo.

 

Non è lo spirito assoluto, ma non sono neppure soltanto le contingenze storiche a determinare lo spirito del nostro tempo, ma un ben definito disegno politico dettato da una nuova e determinata volontà di potenza, alimentata e potenziata dalla tecnica.

 

Insomma, la stessa nozione di spirito del tempo, come prodotto obbligato o casuale di un divenire storico che spesso sfugge anche al controllo degli uomini che pure lo generano, deve essere aggiornata e misurata sulla realtà di una nuova e determinata realtà di potere.

 

Il nuovo spirito del tempo è nuovo perché si presenta non come forma evolutiva del divenire, ma come invenzione, rovesciamento e manipolazione della realtà che un potere «politico» in senso lato intende imporre direttamente con leggi dissennate, o indirettamente attraverso suggestioni e degenerazioni culturali guidate mediaticamente.

 

Esso è il prodotto di una regia sapiente, che crede di poter muovere a piacimento e all’infinito le proprie pedine sulla scacchiera di una storia pensata come cosa fatta propria per sempre. Una regia che si è autodivinizzata dopo avere messo in fuga il divino dalla parte di mondo di cui si è impossessata.

 

Si tratta di una macchina da guerra, non propriamente gioiosa quale quella ideata da un dimenticato politico progressista, ma straordinariamente efficiente, anche in virtù dell’apporto delle stesse masse adeguatamente rieducate e asservite, che ne incrementano e ne stabilizzano l’imperio. Essa si pone come rampa di lancio verso obiettivi sempre più ambiziosi e allucinati, che prevedono lo stravolgimento di ogni principio etico e delle leggi della natura e della convivenza sociale, il sovvertimento del pensiero e del giudizio.

 

Questo nuovo spirito del tempo non più figlio naturale del divenire storico, ma l’oggetto di un disegno politico; soffia su tutto l’Occidente europeo che, dopo essere stato la fucina di ogni evoluzione ma anche di ogni falsa liberazione ideale e religiosa, di ogni esperienza di pensiero spinta oltre i limiti di salvaguardia, ora raccoglie mestamente le scorie della propria autodistruzione, e della propria riduzione in schiavitù «per man di mercatanti».

 

Ma crea scenari del tutto particolari in questa Italia immemore di sé, incapace di leggere la realtà di cui si è fatta vittima sacrificale, ancora una volta terra di conquista, e campo di sperimentazione privilegiato nella visione di dominio universale della cosiddetta anglosfera.

 

La volontà di potenza che alimenta il nuovo spirito del tempo si pone anzitutto come obiettivo di cambiare faustianamente lo statuto morale, etico ed estetico, culturale e religioso, del mondo. Non si accontenta della sottomissione materiale, ma vuole sottomettere le anime (esemplare il fine di conquista delle anime riconosciuto dalla Thatcher al proprio programma capitalistico), in quanto via meno costosa e appariscente, strumento indispensabile per ottenere e mantenere a basso costo la sudditanza del maggior numero possibile di individui.

 

Ma come si è arrivati ad assorbire in modo quasi lineare, morbido, in Europa in generale e in Italia in particolare, un nuovo spirito del tempo che accoglie il sovvertimento etico, politico, religioso, estetico, giuridico e complessivamente culturale quale proprio nuovo carattere identitario?

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Come si è potuto arrivare a togliere i basamenti su cui poggiavano le strutture culturali della società? E come, soprattutto, la società sollevata dalle proprie fondamenta oggi sembra farsi portatrice attiva o per colpevole omissione del nuovo spirito del mondo?

 

Abbiamo assunto dunque come presupposto inconfutabile che il nuovo spirito del tempo sia l’oggetto di un programma di sovvertimento di strutture culturali storicamente sedimentate e di quella legge naturale che è punto di riferimento irrinunciabile per la sopravvivenza stessa della compagine umana. Esso si serve a questo scopo di suggestioni, di induzioni emotive, di un non pensiero in forma di pensiero, di un linguaggio falsificato che retroagisce a formare vuoti gusci concettuali.

 

Ma questo vaste programme non avrebbe potuto prendere corpo se non si fosse messa in conto la capacità di asservimento morale e culturale, la riduzione intellettuale delle masse aggredite prima dalla modernità, poi dalla postmodernità postbellica.

 

Oggi un po’ tutti sono più o meno in grado di riconoscere come sovrastruttura pervasiva il capitalismo della sorveglianza, date le sue ormai scoperte manifestazioni, Ma poco ci si interroga sull’oggetto sorvegliato e non tutti sono disposti ad ammettere la propria condizione di sorvegliati e manipolati. E questa inconsapevolezza colpevole già spiega il successo della manipolazione e dell’asservimento.

 

Una analisi particolare meritano dunque gli assoggettati al nuovo spirito del tempo, ovvero i sudditi dei soggetti che lo muovono. Sotto molti profili è evidente che la responsabilità di questa resa senza condizioni al nuovo spirito del tempo grava tutta sulle spalle delle generazioni più mature, a partire addirittura da quelle vissute sotto la euforia postbellica e conquistate dal miraggio del benessere senza costi morali ed educativi o, ancora peggio, di quelle che, dopo essersi pensosamente dedicate a contrastare ideologicamente le derive economico sociali del capitalismo, ne hanno sposato la lezione libertaria dell’abbattimento di ogni frontiera morale.

 

La guerra aveva cancellato ad arte il volto di una civiltà secolare, mettendo definitivamente fuori gioco la idea dissennata della propria funzione catartica, ma anche proiettando i sopravvissuti verso il nuovo che, dal nulla delle macerie e della morte, nasce buono per definizione ed è stato capace in molti casi, di far dimenticare una tradizione e una cultura. Il sole dell’avvenire poteva irradiare tutto con la luce della libertà dal passato mentre piantava la sua bandiera sul futuro.

 

La libertà da concetto relativo è diventato concetto assoluto e componente essenziale e nobilitante del divenire, di ogni divenire che, volendo coprire tutto, ha finito per diventare un «ologramma», con la stessa illusoria consistenza degli aerei che negli schermi televisivi squarceranno le torri gemelle ad uso e consumo dei telespettatori, mentre l’esplosivo vero le faceva crollare dall’interno.

 

Le generazioni postbelliche, quelle giovani e meno giovani di allora, misurarono la propria vitalità su questo mito rinnovato della libertà, confermato dalla liberazione dal bisogno e dal nuovo benessere assicurati dalla macchina della ricostruzione, infine sulla possibilità di perseguire liberamente il piacere contingente, vero o presunto.

 

La divinizzazione della libertà appena scoperta servì allo scardinamento del ruolo femminile sull’altare del sacrificio umano, cioè dell’aborto, come consacrazione della scelta personale libera. Ma era già stata accesa, con lo scardinamento attraverso il divorzio, della sua funzione socio etico economica, la pira su cui incenerire la famiglia che si guadagnerà, alla memoria, il titolo di «tradizionale» nel cenotafio erettole in un apposito museo.

 

Il mito della libertà e la euforia della autodeterminazione solleticano la volontà di potenza che si scopre non solo appannaggio del potere, ma ora alla portata del quivis de populo. La eroica rivoluzione cui è approdato dopo tanta fatica speculativa il pensoso occidente è stata quella contro la legge naturale con la quale esso ha apparecchiato il proprio orizzonte suicidario.

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Attraverso questa guerra di liberazione, condotta sotto la bandiera della libertà individuale autogestita, riecheggiava quella consacrata dalle avanguardie «artistiche» liberatesi da più di un secolo da quella forma che delle arti ha sempre rappresentato la legge naturale, ovvero la spina dorsale.

 

C’erano in giro ancora idee forti, ma tutto doveva essere ricomposto in un ordine funzionale al nuovo obiettivo di dominio universale. Un ordine che venisse da sé senza violenza, visto che la violenza attizza la ribellione. Nelle piazze come nelle fabbriche. Ecco allora la necessità di introdurre la libertà «da», soprattutto dalla realtà, ora che già la televisione allenava le menti a sostituirla con quella virtuale.

 

Del resto nel suddito era già stato inoculato il germe del progresso e del vantaggio evolutivo quale criterio di giudizio privilegiato della realtà materiale e spirituale. Un germe presente nella cultura scientista e laicista, ma penetrato sia pure lentamente anche nelle sfere più modeste della popolazione e quindi facilmente anche nella mentalità cristiana. Il rovesciamento dell’altare da parte dei muratori postconciliari rappresenta bene il fenomeno complessivo e sintetizza sia la teologia nuova del potere clericale che la devozione nuova del fedele remissivo.

 

Le premonizioni nicciane si fondavano sulle degenerazioni culturali delle élites intellettuali dominanti, che però non si erano ancora allargate a fenomeni di massa. Infatti, anche se la stessa morte di Dio era stata annunciata al mercato, le chiese rimasero piene almeno fino al dopoguerra e alla morte di Pio XII, perché il cattolicesimo radicato nel popolo di Dio era ancora ignaro di come la stessa teologia cattolica andava virando verso quella protestante e i Bonaiuti avevano allargato la strada alla dissoluzione della Chiesa ben prima che il Concilio gettasse le basi ufficiali di quella dissoluzione.

 

Il rito assicurava la continuità della Chiesa e del messaggio divino, e teneva ancora a bada lo spirito del tempo che pure soffiava sempre più forte al di fuori. Per farlo entrare a gonfie vele occorreva cambiare la forma capovolgendo la sua simbologia. Si dice che la rivoluzione sessantottina sia cominciata dalla Chiesa. In ogni caso anche quelli che hanno continuato a riempire le chiese dopo il Concilio non si sono accorti di andare professando ormai una religione nuova, perché alla diversità della forma corrispondeva la diversità dei contenuti.

 

Del resto, la pressione e la confusione indotte mediaticamente col bombardamento di nuovi luoghi comuni o con la loro subdola insinuazione hanno suscitato anche nei benpensanti cattolici quella «prudenza» nel dare forma al proprio sentimento critico e nell’esprimere un pensiero forte, e allo stesso tempo quella ritrosia a porsi in contraddizione aperta col «mondo», suggerite dalla mitezza cristiana non meno che dalla diffidenza timorosa verso le posizioni di contrasto. Così si è ottenuta la sudditanza proprio di quelle masse di individui che meglio di altre avrebbero dovuto essere capaci, per natura e per habitus culturale, di opporre una solida tradizione morale e culturale alle follie di nuovo conio travestite da conquiste di libertà.

 

Insomma, il nuovo spirito del tempo trovava il suo volano anche nel popolo cattolico progressivamente progressista ma anche docile e malleabile per natura o per posizione politica.

 

Ma intanto esso si imponeva a generazioni disarmate anche attraverso la potenza della tecnica e l’autorevolezza che essa conferisce. L’affievolirsi della fede è stato compensato con la nuova fede nella onnipotenza della tecnica, che mantiene il crisma del progresso indipendentemente dai suoi esiti e delle sue applicazioni. La scoperta felice che essa faceva risparmiare tempo e fatica e sembrava allungare la vita diceva che era buona per definizione, anzi il nuovo era buono per definizione e, se anche le idee erano nuove, anch’esse dovevano essere buone. Poi la virtù intrinseca della tecnica è stata avallata dalla filosofia, che l’ha scissa dal problema dell’etica secondo il principio per cui questa coincide con tutto ciò che è possibile fare e «creare».

 

Infine, a rafforzare il mito del nuovo che avanza perché è bene che così sia, c’è anche l’inerzia, la timidezza, il timore del suddito e soprattutto la sua più o meno confusa convinzione di non essere in grado di capire a causa della propria inadeguatezza cognitiva. È lo stesso atteggiamento collaudato davanti ad ogni manifestazione truffaldina spacciata come arte moderna o, peggio ancora, «contemporanea».

 

Di fronte alla quale il volgo «profano», perché tale si ritiene, disistimando la propria innata capacità di afferrare la realtà qual è, si sforza di mostrare interesse e approvazione soltanto perché non osa dichiarare ad alta voce di essere gabellato. La pletora di mostre e mostrine infarcite di mostruosità estetiche e imposture sedicenti culturali, tutto il vuoto travestito impunemente da pretese artistiche che ingombra da anni ogni angolo del mondo progredito, arriva oggi a stuprare luoghi di bellezza incorruttibile con un pattume spacciato per pietanza fresca, che viene ingurgitato senza fiatare e magari anche a pagamento.

 

Di qui, quando le idee nuove sono venute ad insinuarsi nelle menti disarmate dei figli, perché disarmati erano ormai proprio i genitori che, per quanto sorpresi dalle più vistose «novità», rimasero turbati dall’idea di «dover contrastare» i figli e commettere così il nuovo peccato di «autoritarismo».

 

Insomma, su tutti i fronti il nuovo spirito del tempo, tra miti progressivi e tra rispetto umano, tra ignavia, pigrizia mentale e spirito gregario e fuga dalle turbolenze nemiche del quieto vivere, ha avuto buon gioco per far progredire in modo esponenziale le proprie pretese e le proprie prepotenze fino a conquistare tutto il terreno alla propria follia.

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Così è avvenuto per i tre capisaldi dell’attacco alla struttura naturale della società dopo quello portato alla famiglia fondata sul matrimonio, ovvero omosessualismo, aborto ed eutanasia, accolti da generazioni già confuse che avevano di fronte genitori interdetti e disorientati.

 

La soggettivazione foucaultiana del popolo è avvenuta anche per la via della fuga dalla responsabilità, o dalla fatica di fermarsi a pensare e a vedere lo scorrere di una realtà artificiale al di sopra o al di sotto della coscienza collettiva. Oppure la comprensione di quanto ci minacciava ferocemente sempre più da vicino è maturata troppo tardi, quando i fenomeni si sono perfettamente realizzati e non era più possibile prevenirli perché ci avevano già sorpassati.

 

Vale per tutti l’esempio della surreale ondata omofiliaca, avanzata prima in sordina, poi sempre più sfacciatamente, senza incontrare resistenze capaci di arrestarne l’avanzata distruttiva.

 

Intanto, per quelle che sono le nuove generazioni di oggi, già nate nella realtà, o nella prospettiva, della dissoluzione famigliare e di dileguate certezze morali, vengono apparecchiate le fasi finali della demolizione controllata, mai interrotta nei decenni, di quella scuola gentiliana che era stata ideata per la formazione umana complessiva e per l’affinamento delle capacità critiche e speculative individuali.

 

Una scuola il cui valore culturale, a detta di un osservatore politico statunitense mandato in Italia nel dopoguerra a studiare la fenomenale capacità di ripresa mostrata da un paese scientemente distrutto, era tutta da accreditare al valore della scuola italiana. Un buon motivo per allestire il suo metodico smantellamento, cominciando dall’alto con la conquista ideologica degli atenei, da Roma a Trento, passando per la facoltà di architettura, progenitrice autorevole del futuro scempio architettonico d’Italia. Una demolizione sfociata, con un salto di qualità concordato altrove, nel demenziale genderismo scolastico della «Buona Scuola» renziana, ultimo trampolino di lancio verso il colpo finale da assestare ad ogni forma di istruzione con le degenerazioni della Scuola 4.0.

 

Infine, la sottomissione al nuovo spirito del tempo richiede la devozione dedicata ai più prestigiosi miti fondativi: libertà e uguaglianza che, si sa, vanno a braccetto; democrazia, che va bene per tutte le stagioni; benessere, altrui, legato all’economia; diritto alla felicità, concetto forte e d’avanguardia capace di soddisfare ogni esigenza giuridica, filosofica ed esistenziale.

 

Per riassumere, in virtù delle suggestioni indotte dal regime comunicativo, la difficoltà di reperire il tempo e gli strumenti per decifrare la realtà oltre l’apparenza propagandata, la sfiducia nel proprio discernimento e nella sapienza del buon senso, un degrado culturale generalizzato e programmato attraverso la demolizione controllata dei sistemi di istruzione, più generazioni sono state imprigionate negli ingranaggi della macchina del potere che ha potuto continuare a travolgere la ragione e la capacità di percepire la oggettività del reale, a neutralizzare ogni opposizione prima ancora che una qualche battaglia potesse essere combattuta.

 

Ma a questo punto, il suddito che non ha trovato buone ragioni né le condizioni per opporsi, ma anzi ha avvertito la vocazione destinale dello spirito del tempo, ha finito per diventarne la vera forza motrice.

 

Infatti, ormai dimentico di ogni acquisizione etica, politica, giuridica, estetica e religiosa, ovvero delle loro essenze, e non avendo più nulla a cui appoggiarsi perché ha lasciato andare tutti gli appoggi, ha finito per mettersi a spingere la macina che sta già triturando la sua esistenza presente e futura.

 

Comincia ad usare le parole svuotate del loro senso che il nuovo spirito del tempo gli propina d’autorità, come parte indisponibile del nuovo linguaggio unico comune.

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L’adeguamento avviene in modo automatico e repentino, a macchia d’olio. Un po’ con la stessa velocità con cui la «buona giornata» adottata anzitutto da ogni commessa italica è stato sostituito in ogni ambiente cittadino o periferico, senza distinzione di classe sociale, al «buon giorno» che resiste soltanto in qualche semideserto borgo dell’entroterra abruzzese e molisano, o calabro lucano, e mentre si fa strada con prepotenza anche la «buona serata» allusiva di auspicabili svaghi notturni, fossero anche solo televisivi.

 

Ora, in questo e altri casi simili, la facilità di adattamento a certi stilemi elargiti dalla «direzione artistica», può apparire tutto sommato innocua. Ma la cosa diventa fatale quando il mutamento del linguaggio imposto e recepito secondo copione sta a determinare la mutazione degli apparati concettuali.

 

Sappiamo, ad esempio, come la cavalcata prima notturna poi sempre più travolgente e scoperta dell’omosessualismo sia avvenuta sotto la bandiera del «gender», la parola magica che ha consegnato ad ogni benpensante il certificato di normalità elaborato per una pratica contro natura e contro ragione. Una pratica che pretende di uscire dalla indisturbata alcova privata per imporsi con patologica protervia a tutto il genere umano e mostrando in questo modo proprio quella anormalità radicale che si è preteso cancellare manu militari.

 

Per non dire della perversione concettuale ormai irredimibile sottesa all’uso a casaccio e a sproposito del termine «diritto» e quelli spudoratamente truffaldini di democrazia, stato di diritto, e via discorrendo.

 

Viene usata la medesima parola per indicare ciò che non ha nulla a che fare con il suo vero significato, E questo vale anzitutto proprio per quelle parole nate piene di sostanza concettuale e simbolica perché destinate a custodire idealmente i fondamenti di una comunità, le sue regole di sopravvivenza e le sue proiezioni nel futuro. Il guscio vuoto della parola riempito con un contenuto falso snatura anche il contenitore, che diventa una capsula potenziale di veleno.

 

La perversione linguistica è un espediente buono per tenere asservite le masse che dalla ipocrisia etica sono portate alla obbedienza attraverso il disarmo cognitivo. Ma poi sono le stesse masse disarmate a consolidare con l’uso equivoco delle parole l’abuso concettuale e si fanno agenti di cambio delle strutture sociali.

 

L’imbroglio, l’ipocrisia, la prepotenza, l’hybris, non sono nate oggi. Ma tutto quello che riposa nel baule della storia oggi è portato all’ennesima potenza oltreché dalla potenza dei mezzi distruttivi allestiti in sordina, in modo obliquo dal concomitante appannamento di ogni consapevolezza critica, di ogni autonomia di giudizio. Il più vistoso di questi effetti distruttivi è che il patologico diventa a poco a poco normalità anche nella coscienza collettiva.

 

Qui si mostra tutta la forza incontrastata del nuovo spirito del tempo, capace di sradicare interi sistemi concettuali oltreché fondamentali quadri etici che in passato erano sempre riusciti a rimanere saldi sullo sfondo delle trasformazioni più o meno modaiole del costume o quelle del pensiero riflesso, dei bradisismi che pur segnando i mutamenti delle epoche non erano stati in grado di scardinare le fondamenta su cui si era costruita una civiltà.

 

L’immagine significativa del fenomeno può essere quella degli alberi gettati a terra da un uragano e che mostrano sollevate sopra gli stessi tronchi abbattuti le grosse radici divelte. Solo che il vento è stato sollevato artificialmente dall’alto e assecondato incoscientemente dal basso. Distrugge una pianta secolare, con l’aiuto decisivo di quelli che dalla sua caduta vengono schiacciati.

 

Il disegno perverso contenuto nella imposizione dei sedicenti vaccini ha potuto realizzarsi perfettamente, in due tempi, grazie alle vittime designate. Prima grazie alla loro fede cieca nella provvidenza salvifica della scienza di importazione. Poi per la loro ferrea volontà di non conoscere le conseguenze letali del farmaco miracoloso che falcia tante giovani vite in una surreale congiura del silenzio.

 

La realtà ancora una volta, come la gorgone, è troppo orribile da guardare e, per timore di esserne impietriti, si preferisce girare il capo altrove. Nessuno vorrebbe scoprire che il proprio padre è un violentatore seriale. Ma non si capisce che a ignorarlo volutamente si diventa corresponsabili, ma anche vittime.

 

Anche le degenerazioni sessuali pubblicizzate impunemente riassumono al meglio le patologie cognitive dei contemporanei e il loro apporto al trionfo di ogni follia distruttiva.

 

Un obiettivo mostruoso quale la legittimazione della pedofila, che fa capolino orrendamente fra tutte le pieghe della famosa cultura occidentale, non sarebbe mai stato prospettabile senza un crescente degrado morale, ma soprattutto senza la coscienza della responsabilità delle istituzioni politiche nazionali, internazionali e sovranazionali, appollaiate all’ombra della fucina dove si vuole riforgiare il mondo.

 

Intanto il non pensiero diffuso anche nella piccola borghesia semiacculturata alimenta ogni follia con la propria ansia di «aggiornamento» e adeguamento al nuovo spirito del tempo, secondo le direttive del quotidiano di riferimento.

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Così, la giovane signora di buona famiglia e buone letture si porta in vacanza il libro engagé di Michela Murgia, che è «aperto su altri mondi possibili» e dunque risulta «intrigante» quanto basta per compensare la banalità delle quotidiane incombenze di una madre costretta a sentirsi ancora «tradizionale».

 

Ma il nuovo spirito del tempo che sostituisce la libertà di pensiero con la libertà dal pensiero soffia ovunque.

 

La sua forza distruttiva investe, il campo del diritto dove l’oblio del sistema concettuale e di principi frutto di una elaborazione secolare sembra ormai totale.

 

Improvvisamente, la stessa autorità custode istituzionale di una cultura e di un deposito indispensabile al buon vivere comunitario imbraccia il piccone per poi assestarsi sopra un mucchio informe di macerie da cui trarre, con l’acqua di scolo delle idee correnti, i nuovi impasti giuridici adeguati «all’ordine del tempo».

 

Insomma, anche il diritto, come l’arte, perde la propria forma, e diventa altro da sé, con la conseguente perdita della sua funzione primaria di riparo dall’arbitrio del potere, quella funzione che ora proprio all’arbitrio dei poteri viene piegata. L’interpretazione della legge, foss’anche quella costituzionale, diventa abrogazione della legge su preventivo suggerimento mediatico.

 

Ora anche una stupefacente furia costruttiva ha il pregio di indicare meglio di ogni diagnosi clinica come la follia imposta da ordini superiori venga alimentata con slancio da scrupolosi esecutori.

 

Possiamo assistere all’autoimprigionamento dei sudditi climatici nelle proprie nuovissime case senza finestre, ovvero munite soltanto di «prese d’aria» tanto strette da impedire l’evasione o, prudentemente, anche l’eventuale suicidio. Infatti, l’autoreclusione risponde anch’essa a dogmi della nuova religione secondo la quale la piccolezza delle «luci» è essenziale per la salvezza del pianeta e della economia, amorevolmente dirette dagli gnomi di Davos.

 

Del resto, il buco dell’ozono prodotto dalla lacca per capelli si è richiuso felicemente soltanto quando le donne hanno sciolto le chiome per coprire le pudenda laddove non arrivano i tatuaggi che ora sostituiscono gli antieconomici tessuti.

 

Anche la carne artificiale, che pare tollerata bene dai vegetariani e dagli animalisti, contribuirà alla salvezza del pianeta, dopo che si sarà impedito a bovini e suini di oscurare il sole con le loro nefande emissioni gassose. Emissioni che presto verranno interdette per legge anche agli umani.

 

Già da questi pochi esempi, vediamo che il nuovo spirito del tempo soffia molto forte e dunque non bisogna hegelianamente opporre alcuna resistenza perché tutto è dialetticamente buono.

 

Speriamo solo che l’incubo finisca presto e torni un Basaglia qualunque a chiudere questa volta il manicomio a cielo aperto, ormai troppo affollato, mentre un nuovo San Giorgio a cavallo trafigga con la spada fiammeggiante immersa nelle sue fauci il mostro dei potenti che tengono in scacco la bella dama indifesa.

 

Patrizia Fermani

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni.

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Pensiero

La nuova religione civile dell’America è l’israelismo

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Renovatio 21 pubblica la trascrizione della trasmissione di Tucker Carlson «Tucker on the New Religion of Trump’s America and His Mockery of Jesus Christ». . Donald Trump è notoriamente un uomo irreligioso, semplicemente non particolarmente interessato alla religione, fondamentalmente laico, un prodotto del suo tempo e del suo contesto. Se ne dubitate, alcuni dei video più divertenti di Donald Trump – e non è una critica, sono davvero divertenti – lo ritraggono durante un’intervista della campagna elettorale del 2016, quando gli vengono poste domande basilari come: «qual è il tuo libro preferito della Bibbia?». Al che lui risponde, con una certa confusione: «Beh, la Bibbia», forse ignaro del fatto che sia composta da diversi libri.   Quindi Donald Trump non è una persona che tradizionalmente si è espressa su questioni di fede o teologia, quasi le liquida con un sorriso: «sì, sono a favore. Sono a favore della Bibbia». Tuttavia nell’arco di una settimana, lo stesso Donald Trump notoriamente irreligioso, si è espresso pubblicamente in modi piuttosto specifici su questioni di fede, teologia e religione, in maniera dirompente e a tratti difficile da comprendere, ma che vale la pena di analizzare.   Tutto questo è iniziato circa 10 giorni fa, la domenica di Pasqua, la mattina presto, prima delle 9, quando Trump ha twittato che aveva intenzione di distruggere le infrastrutture civili in Iran. Sarebbe stato il giorno dei ponti e delle centrali elettriche, promettendo in pratica crimini di guerra, crimini contro i civili, contro la popolazione del Paese. E poi, nello stesso tweet, o meglio, in quello stesso tweet, ha usato una parolaccia il lunedì di Pasqua. E poi… sembrava prendersi gioco dell’Islam. Lode ad Allah, ha detto. Quindi, in una breve dichiarazione di circa 110 parole, sembrava aver mostrato il dito medio alle due religioni più grandi del mondo, il Cristianesimo e l’Islam.   Questo è successo di domenica. E poi esattamente una settimana dopo, sempre di domenica, giorno sacro cristiano, ha attaccato il papa, il leader della religione più grande del mondo e della più grande denominazione cristiana. E lo ha attaccato personalmente, dicendo in pratica che è papa solo grazie a lui, che è cattivo, che il Papa è cattivo. E poi, più tardi quel giorno, forse la cosa più interessante e sconcertante di tutte, ha pubblicato questo meme.   Date un’occhiata.  

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Ora ce ne sono due sullo schermo. Quella a destra è quella che ha inviato lui, ed è lui stesso, è Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti vestito da Gesù. Che guarisce un uomo. Si può vedere il potere curativo che emana dalla sua mano destra. Ora l’immagine a sinistra dello schermo è l’immagine originale ed era in circolazione su internet. Chissà da dove sia venuta esattamente, ma è lì da un bel po’ di tempo. Quella a destra è quella inviata dal presidente, dall’addetto stampa della Casa Bianca, chiunque si occupi di questo, e noterete che è stata modificata e il soldato americano sopra la testa del presidente, il presidente con la testa di Gesù, è stato cambiato e ora, se guardate molto attentamente, è un demone, una specie di creatura alata dell’inferno.   Quindi si passa da un’immagine che suggerisce guarigione e luce a un’immagine che suggerisce, non so, una scena dell’Apocalisse, la visione di Giovanni sull’isola di Patmos, la fine dei tempi, l’apocalisse. Chissà, niente di buono. Suggerisce un potere demoniaco perché c’è un demone dentro. Quindi l’ha inviato. E poi l’ha ritirato. Ha cancellato il tweet da internet dopo le proteste, ma gli è stato chiesto. E lui ha detto: «sì, l’ho postato». Non ha spiegato come il demone sia finito lì dentro. Qualcuno alla Casa Bianca l’ha messo, non ha spiegato il perché.   E dice: «l’ho inviato, ma non ero io come Gesù, anche se ovviamente lo sono, ero io come medico, perché guarisco le persone». Gesù, ovviamente, si è fondamentalmente descritto come un medico, qualcuno che veniva dai malati per guarirli, cosa che faceva. Quindi forse una distinzione senza differenza, ma comunque un po’ confusionaria. E poi oggi, un giorno dopo, gli è stato chiesto di nuovo e lui ha detto: «No, no, non c’entro niente. Non l’ho inviato”   Esattamente una risposta alla domanda, ancora più confusionaria. Cos’era? E poi, per rendere il tutto ancora più misterioso, ha pubblicato questo meme su Truth Social, ritwittando qualcun altro, ed è lui, Donald Trump, che viene, non so, come lo descrivereste? Accarezzato da? Guarito da, forse approvato da, Gesù, che è inequivocabilmente Gesù, il Messia cristiano, l’uomo Dio al centro del Cristianesimo, con il braccio intorno a Donald Trump, come a dire, in pratica, vai Trump, io sono dalla tua parte.     Quindi tutto questo in poco più di una settimana. Cosa significa? Perché certamente significa qualcosa. Non si tratta tanto di un paio di meme. Queste sono… Queste sono icone. Questi sono tentativi di inviare una dichiarazione sulla fede. Quale dichiarazione sta inviando il presidente? Beh, non una coerente. Non si tratta di una vera e propria teologia. È derisione. Sta deridendo Gesù. Sta prendendosi gioco del Cristianesimo. La figura centrale della religione viene sollevata. E la sua descrizione di come tutto ciò sia trapelato è di per sé una derisione. Una presa in giro dell’idea di verità.   Un giorno dice: «sì, l’ho fatto». Il giorno dopo dice: «no, non l’ho fatto». Entrambe le affermazioni sono state registrate in video. Non si tratta di una bugia, è più di una bugia, è più di una semplice frase. È un attacco, non solo a una serie specifica di fatti. È un attacco all’idea stessa che esistano dei fatti. È un attacco alla verità, apertamente. Nessuno lo nasconde.   La cosa è stata in qualche modo accantonata dopo un putiferio online durato qualche ora, con la gente indignata, poi placata, con la scusa di avere altre cose di cui preoccuparsi, e passata oltre. Ma per le persone sincere e religiose, per i cristiani che hanno a cuore Gesù e ciò che è vero e ciò che non lo è, molti si sono rivolti alla Bibbia per cercare di capire cosa stessero guardando, e molti hanno trovato un paio di versetti che sembravano adattarsi a ciò che stavano vedendo. Se sei un cristiano sincero o conosci qualcuno che lo è, forse hai ricevuto questi messaggi, ma li leggeremo comunque per farti sapere come molte persone di fede li interpretavano.   Il primo è tratto dalla seconda lettera di Paolo ai Tessalonicesi. Capitolo 2,Un versetto molto noto in cui descrive ciò che accadrà al ritorno di Gesù, e dice che sentirete dire che Gesù sta tornando. Non credete a ciò che sentite. Una serie di cose devono accadere prima che ritorni sulla terra, redima il mondo e la storia finisca. E saprete che sta tornando da questi eventi e tra questi ci sarà la rivolta. La figura che descrive come l’uomo dell’iniquità, a volte descritto come l’anticristo, ma l’uomo dell’iniquità è l’espressione tratta dalla sua seconda lettera ai Tessalonicesi, e dice questo: ci sarà una grande ribellione contro Dio guidata da quell’uomo dell’iniquità.   Quest’uomo, cito testualmente, si opporrà e si innalzerà al di sopra di tutto ciò che è chiamato Dio o che è adorato, tanto da insediarsi nel tempio di Dio, proclamandosi Dio. Si atteggerà a Dio. Si farà beffe degli altri dèi e si metterà al loro posto. Questo è tratto dalla seconda lettera ai Tessalonicesi. Ma questo non è il primo passo nella Bibbia, Antico e Nuovo Testamento, in cui viene descritto qualcosa del genere. Varianti di ciò si trovano in numerose profezie di quello che i cristiani chiamano Antico Testamento, comprese quelle contenute nel libro di Daniele. Il profeta Daniele descrive qualcosa di molto simile alla fine della storia, e descrive questo periodo, come spesso accade nei profeti, come una punizione. Una punizione per l’infedeltà e il peccato.   Il popolo di Dio viene punito per non aver seguito Dio, e questa punizione, descritta in parte nel capitolo 11 del libro di Daniele, predice la venuta di un re, e stiamo citando, un re che farà ciò che gli piace. Si esalterà e si magnificherà al di sopra di ogni Dio e dirà cose inaudite contro il Dio degli Dei. Avrà successo finché non sarà compiuto il tempo dell’ira. Perché ciò che è stato stabilito deve accadere. È tutto ordinato, in altre parole, preordinato. Non mostrerà alcun riguardo per gli dèi dei suoi antenati, né alcun altro dio, ma si innalzerà al di sopra di tutti. Quindi, per molti cristiani o persone che conoscono bene la Bibbia e ci credono, queste profezie sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, e ce ne sono altre, sembrano adattarsi a ciò che stavamo osservando.

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Ecco un leader che deride gli dèi dei suoi antenati, deride il dio degli dèi e si innalza al di sopra di loro. Potrebbe essere l’Anticristo? Beh, chi lo sa? Almeno, questa è la mia conclusione. Chi lo sa? Ci viene anche ripetutamente detto, nel Nuovo Testamento, che non sapremo mai che Gesù tornerà come un ladro nella notte e faremmo meglio a essere pronti perché non possiamo prevederlo. Ma ci viene anche detto che ci sono dei segni, e questo è uno di essi? Beh, di nuovo, il modo si adatta al comportamento di altri leader nel corso della storia che si vedevano in una sorta di rivalità con gli dèi del loro popolo e cercavano di porsi al di sopra di quegli dèi, di innalzarsi al di sopra di Dio. Questo è in realtà abbastanza comune.   Questa è davvero la definizione di megalomania, ed è già successo e senza dubbio succederà di nuovo. Ma questo è opera di un leader temporale, di un uomo. Qui è il leader del nostro Paese che dice: «non accetterò istruzioni da Dio, perché, come ha dimostrato nel primo meme, io sono Dio». Quindi sorge spontanea la domanda: è giusto? A quanto pare sì. Non ci sono state proteste di massa davanti alla Casa Bianca. Non c’è stato alcun tentativo concreto di intervenire. Anzi, molti leader repubblicani hanno minimizzato la cosa. Persino i cristiani che si professano tali la minimizzano, niente di che. Sapete, è solo un meme. Non fateci caso. È solo uno scherzo. È uno scherzo, cosa, non avete senso dell’umorismo? Prendere in giro Gesù? Fare il dito medio a Dio? Siete così rigidi.   E per quanto riguarda i suoi attacchi al papa, un leader repubblicano dopo l’altro, incluso solo poche ore fa il presidente della Camera, l’autoproclamato cristiano, fervente cristiano, studioso della Bibbia, si è unito agli attacchi contro il papa. Viene da chiedersi: questo è il comportamento di una nazione cristiana? Gli Stati Uniti sono una nazione cristiana? Beh, dipende da come la si guarda. Gli Stati Uniti sono la nazione con il maggior numero di cristiani, oltre 200 milioni. Ci sono più cristiani negli Stati Uniti che in qualsiasi altro paese del pianeta Terra. Quindi, per definizione, è una nazione cristiana a livello nazionale. Certo, non è ufficialmente cristiana.   La nostra Costituzione vieta al governo degli Stati Uniti di creare una religione di Stato nel Primo Emendamento, nella Carta dei Diritti. Quindi no, non è ufficialmente cristiana, ma è fondamentalmente, materialmente cristiana perché è ancora a maggioranza cristiana. E ancora una volta, è il paese con il maggior numero di cristiani, ma è un paese cristiano. E in effetti, se facciamo tre passi indietro, è la nazione, o comunque il suo governo, che da tempo agisce in opposizione, in modo esplicito, agli interessi dei cristiani, non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo. La nostra politica estera, ad esempio, sembra prendere di mira i cristiani. E questo è accaduto con una frequenza tale da non poter essere considerato un effetto collaterale accidentale della politica stessa.   Potrebbe essere proprio questo l’obiettivo della politica, chissà quale sia la vera intenzione, ma certamente è una costante di ogni avventura di politica estera, almeno dai tempi del Vietnam, che alla fine, e questo viene spesso dimenticato, ha lasciato i cattolici, e ce n’erano molti in Vietnam, nei campi di concentramento. Non ha certo aiutato i cattolici. Il Vietnam è passato da un paese cattolico a un Paese comunista. E non è interamente colpa nostra, ma questo è stato l’effetto. È successo davvero.   La guerra in Iraq. C’erano milioni di cristiani in Iraq quando è iniziata. Ora non ce ne sono più. Molti di loro sono morti. Le nostre politiche in Siria, oggi in Libano, l’unico Paese del Medio Oriente con un presidente cristiano e un capo militare cristiano, vengono bombardate con le nostre bombe, sganciate dai nostri aerei. Le nostre munizioni vengono usate per uccidere i cristiani.Il nostro governo sta di fatto avallando la pulizia etnica del Libano meridionale, compresi i villaggi cristiani, antichi villaggi cristiani.   Quindi la nostra politica estera favorisce l’omicidio dei cristiani, e non solo la nostra politica estera, ma tutte le nostre politiche. L’Europa, l’Australia, il Canada, la Nuova Zelanda, e anche il nostro Paese, sono cambiati sostanzialmente dal punto di vista demografico. E sono diventati molto meno cristiani a causa dell’immigrazione. Quindi si sente spesso la gente lamentarsi: «Oh, l’Europa sta diventando musulmana». Perché? Beh, a causa delle migrazioni di massa. Noi le abbiamo favorite. I neoconservatori certamente le hanno favorite. Le hanno appoggiate. Hanno attaccato chiunque si opponesse. Viktor Orban, il primo ministro ungherese, che ha perso le elezioni l’altro giorno, era odiato dai neoconservatori a Washington. Perché? Perché si è opposto alle migrazioni di massa in Ungheria. E ha detto: «L’Ungheria fa parte dell’Europa cristiana. È un Paese cristiano. È uno dei motivi principali per cui non voglio le migrazioni di massa».   Ebbene, l’intero establishment della politica estera degli Stati Uniti lo ha definito un nemico per aver detto questo. Quindi non si tratta semplicemente del fatto che non hanno fermato la distruzione dell’Europa cristiana, ma che l’hanno pienamente appoggiata. Sono pienamente a favore della guerra tra Russia e Ucraina. Effetto netto: milioni di uomini cristiani morti. E non si tratta, ripeto, di un semplice effetto collaterale accidentale. Forse è proprio questo il punto.   Il governo degli Stati Uniti, a differenza del popolo americano, che è ancora in maggioranza cristiano, è stato aggressivamente anticristiano per molto tempo. Donald Trump non è il primo presidente a fare un gesto osceno a Gesù, tutt’altro, ma è il primo presidente a farlo pubblicamente. E questa situazione va avanti da abbastanza tempo, e sta raggiungendo un punto di ebollizione, da permetterci di iniziare a intravedere i contorni di quella che è la vera religione del governo degli Stati Uniti, certamente di questa amministrazione. Perché ce n’è sempre stata una. Non esiste un governo laico, non c’è mai stato e non ci sarà mai. Un governo veramente laico non avrebbe scopo. I suoi leader non avrebbero destino. Non ci sarebbe una vera ragione per continuare. Di certo non avrebbe alcun fervore evangelico. E il nostro governo ha degli evangelici qui. Stiamo diffondendo la democrazia e i principi del libero mercato in tutto il mondo, la libertà, o quel che sia. Quindi ogni governo è motivato da un impulso religioso, che lo ammetta o no. E il nostro certamente lo è.   Quindi qual è la religione civica degli Stati Uniti? Qual è la religione del governo degli Stati Uniti? Qual è la religione, onestamente, di Donald Trump? Non è il cristianesimo, chiaramente. È l’israelismo.   È la difesa di Israele. Ora, come lo sai? Beh, perché gli Stati Uniti hanno stabilito come principale politica estera la difesa di Israele, questo è un indizio. Ecco. Ma la questione è molto più complessa. Chi sono i principali nemici, secondo l’identificazione del presidente degli Stati Uniti, del suo governo a livello nazionale? Chi sono i suoi nemici? Chi non gli piace? Chi attacca? Chi cerca di indebolire? Persone che dubitano. Persone che ostacolano gli obiettivi del governo laico di Israele. E questo includerebbe Marjorie Taylor Greene, Thomas Massie e il Papa. Ora, come lo sappiamo? Beh, perché è l’unica cosa che hanno in comune.   Il papa, il papa americano, il primo papa americano – Papa Leone – è, in termini politici americani, un liberale. È, tra l’altro, a favore dell’immigrazione di massa. Vergognosamente, direi. Per essere un non cattolico. Ma pur non essendo anti-israeliano, non è un sionista perché il cattolicesimo non riconosce il sionismo come parte del suo catechismo.   Ci sono molti cattolici che amano Israele e alcuni che non lo amano, forse persino alcuni che lo odiano, ma questo non ha nulla a che vedere con i principi cardine del cattolicesimo. A differenza di tante altre versioni più recenti del cristianesimo, il cattolicesimo esiste da migliaia di anni e ha un catechismo molto chiaramente articolato: sapete cosa credono i cattolici o cosa crede la Chiesa. Cosa dice ai suoi membri, ai suoi parrocchiani, ai suoi cattolici, ai fedeli di credere. È tutto scritto e il sostegno incondizionato allo Stato di Israele non è contemplato.

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Nella migliore delle ipotesi, è una fede agnostica rispetto alle sorti politiche del governo Netanyahu. E questo non cambierà perché, ripeto, c’è una struttura e un elenco di credenze, un credo scritto. Quindi è piuttosto difficile costringere una chiesa come questa a cambiare le sue posizioni, perché sono di fatto scolpite nella pietra e lo sono da moltissimo tempo. Il problema del Presidente con Papa Leone probabilmente non ha nulla a che vedere con le sue opinioni sulla criminalità, che pure possono essere fastidiose. Le sue posizioni sull’immigrazione di massa sono molto difficili da difendere e molto distruttive. Ma non è questo il vero problema. Il problema è che papa Leone ha criticato la guerra con l’Iran, condotta in collaborazione con Israele, per conto di Israele e su istigazione di Israele. E l’ha criticata. Questo è il suo problema.   Così come Marjorie Taylor Greene e Thomas Massey. Thomas Massey ha commesso l’errore di criticare la lobby israeliana negli Stati Uniti, l’AIPAC. Questo è stato il suo peccato. Marjorie Taylor Greene non ha detto molto sull’AIPAC, ma non era entusiasta di intraprendere guerre contro Israele. Anche lei è stata attaccata. Questa è l’unica cosa che hanno in comune. Thomas Massey è un libertario piuttosto intransigente.   Marjorie Taylor Greene è quella che una volta chiamavamo una conservatrice MAGA. Credeva nel programma di Trump del 2016. Difficilmente una liberale. Totalmente contrario all’immigrazione di massa, intransigente contro la criminalità come si diceva una volta, ha praticamente ogni singola convinzione in comune con il Donald Trump che si è candidato alle elezioni del 2016, 2020 e 2024. Non c’è alcuna differenza tra loro. Si è candidata al Congresso perché ispirata da Donald Trump. Era la più grande seguace di Trump al Congresso. Perché si sono lasciati? Per Israele. Per il legame di Israele con Jeffrey Epstein. Per la pressione esercitata da Israele affinché gli Stati Uniti entrassero in ogni tipo di guerra all’estero, in particolare in una guerra con l’Iran. Ecco perché si sono lasciati. È questo che ha spezzato il loro rapporto e ha spinto il presidente ad attaccare lei, Thomas Massey e il papa.   Cosa ci dice questo? Ci dice qual è la religione. La religione è l’israelismo, è il sostegno a Israele. È questo che il presidente si sente perfettamente a suo agio a circondarsi di predicatori evangelici, ognuno dei quali ha una cosa in comune, che siano predicatori della parola della fede o carismatici o meno. Questa è un’enorme spaccatura tra gli evangelici. Sei carismatico o no? Credi che la glossolalia, il parlare in lingue, la profezia, abbiano un ruolo nel culto cristiano contemporaneo, nelle funzioni religiose? Sono furiosi l’uno con l’altro per questo. Probabilmente Trump non è nemmeno a conoscenza di questa distinzione. Sono tutti benvenuti, purché la loro fede includa un sostegno incrollabile a Israele. Questo è il denominatore comune. Questa è l’unica cosa che conta. E poiché questa è l’unica cosa che conta, la coalizione, la coalizione che si restringe di giorno in giorno e si sgretola, che sostiene questo presidente, ora è in piena attività, spiegando che in realtà il papa e i cattolici, la Chiesa cattolica stessa, che circa… 20 minuti fa la maggior parte delle persone pensava fosse conservatrice in quanto pro-vita, per esempio. Questo era un principio del conservatorismo prima di questo presidente. Non era a favore dell’aborto. Che la Chiesa cattolica sia in qualche modo liberale e non solo liberale, ma antisemita. È malvagia. Odia gli ebrei. È in realtà filo-nazista. Sono tutti benvenuti, purché la loro fede includa un sostegno incrollabile a Israele. Questo è il denominatore comune.     Guardate Lindsey Graham che espone questa tesi.  

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Oh, vedi, il papa non capisce proprio che il nazismo è malvagio. I cattolici in qualche modo si sono persi quel promemoria. Hitler era cattivo. Semplicemente non l’hanno capito, sono passati 80 anni, ma non hanno mai veramente accettato l’idea che l’Olocausto sia stato un male, che uccidere gli ebrei sia stato un male. Probabilmente in realtà sono un po’ a favore. È interessante perché un anno fa, nessun membro repubblicano del Congresso avrebbe osato dire una cosa del genere. Prima di tutto, è una follia.   È una calunnia contro i cattolici, dire che questo è un diritto di nascita per i protestanti di una vita, ma semplicemente non è vero. È una cosa orribile da dire su chiunque. Ma da un punto di vista politico, sarebbe stato folle dirlo perché i cattolici, i cattolici sinceri che vanno in chiesa, votano repubblicano. Anzi, più spesso vai a messa, più è probabile che tu voti repubblicano. E questo vale per tutte le etnie, tra l’altro. Quindi vedete tutti questi, sapete, gli ispanici stanno votando per Trump e lui ha ottenuto più voti dagli ispanici. È vero nel 2024 che per qualsiasi repubblicano, forse mai più di Jeb Bush che parlava spagnolo, sposato con una donna messicana. E perché, come ci è riuscito? Beh, uno dei motivi è perché molti ispanici sono molto cattolici. Sono cristiani, sono religiosi, vanno spesso a messa. E poiché lo fanno, poiché la loro fede… La loro fede è al centro della loro vita. Hanno votato per il candidato che sembrava più predisposto alle loro convinzioni religiose. Forse non è un cristiano o un fervente cristiano, ma sembrava un uomo che avrebbe protetto i cristiani, compresi i cattolici. E quindi hanno votato per lui.   Quindi un anno fa, e ogni repubblicano lo sa perché ci sono molti sondaggi a riguardo, poiché i politici pensano in termini di coalizioni e di chi voterà per me e perché, e lo sanno molto bene. Un anno fa, nessun repubblicano si sarebbe mai alzato in TV per dire: «Pensate ai cattolici come se fossero una specie di nazisti». Ma ecco che Lindsey Graham lo fa proprio ora. Questa è una rottura profonda, ed è una finestra molto chiara su cosa sia realmente la fede. Israele è il punto di non ritorno. Chiunque non sostenga gli obiettivi militari del governo israeliano moderno non può far parte della coalizione MAGA. E, come ci ha appena detto Lindsey Graham, non può essere cristiano. È incredibile. Ma non si tratta solo di Lindsey Graham. Questo è ovunque oggi, nel caso non ve ne foste accorti. Ecco Patrick Bet-David nel suo podcast di un giorno o due fa. Guardate.  

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In realtà, il Vaticano è molto simile al governo nazista iraniano, al governo teocratico e ai mullah. È praticamente la stessa cosa. Hanno un abbigliamento complicato, odiano gli ebrei, come ha appena detto Patrick Bet-David. I cattolici hanno un problema con gli ebrei. Un problema con gli ebrei…   La calunnia è un attacco alla più grande e antica confessione cristiana del mondo e avviene apertamente. E proviene tutto dalla stessa fonte, che è Israele. Il problema è Israele, chiunque sostenga il governo Netanyahu, non Israele come concetto, non tutti gli ebrei, no, il governo Netanyahu. Chiunque ratifichi ogni decisione, non importa quanto violenta, grottesca o genocida del governo Netanyahu, quelle sono le brave persone. E chiunque non lo faccia è un nazista. E tra l’altro, la loro religione stessa è una religione nazista. È una religione intrinsecamente antisemita. Questo è quello che vi stanno dicendo. Alla luce del sole.   E quel tipo di disprezzo superficiale, la derisione, l’odio. La chiesa cristiana più antica e più grande, è semplicemente notevole. È qualcuno che, sai, ha molti problemi a mostrare rispetto verso altre figure potenti e questo non riguarda solo Trump. La maggior parte degli uomini come Trump sono così. Vanno d’accordo con le donne perché non si sentono minacciati da loro. Una donna probabilmente non sta cercando di ucciderti e diventare re. Sono in un certo senso leali, ma gli altri uomini, ogni altro uomo per un certo tipo di personalità maschile è una potenziale minaccia. Ecco perché i re uccidono i loro figli. Ogni uomo è una potenziale minaccia.   E quindi Trump, a livello viscerale, non è istintivamente rispettoso di niente e di nessuno. E questo è uno dei motivi per cui è stato una figura politica trasformativa di cui c’era tanto bisogno negli Stati Uniti per così tanto tempo, perché era disposto a porre domande a cui la maggior parte delle persone a Washington non aveva nemmeno pensato per deferenza verso il sistema esistente. Tipo, perché abbiamo la NATO? È davvero una buona idea delocalizzare la produzione? Il nostro sistema di immigrazione sta davvero aiutando gli Stati Uniti o li sta danneggiando? etc. etc. etc.   Tutte le domande che Trump ha posto sul modo in cui stavamo facendo le cose sono state possibili perché non ha alcun rispetto per nessuno. E quindi, quando Trump si prende gioco di Gesù, del Papa e dei cristiani e twitta parolacce la mattina di Pasqua, beh, questo è terribile, ma è anche in linea con il Trump che conosciamo. È solo Trump portato all’estremo. Ma la cosa interessante è che ci sono certe circostanze in cui Trump mostra sincera riverenza. Ci sono i contorni di una vera e propria fede religiosa. E non sono quelli che ci si aspetterebbe.   Quindi, ad esempio, Donald Trump, il mese prima delle ultime elezioni, nell’ottobre del 2024, visita la tomba di un uomo chiamato Rebbe Schneerson, Rabbi Menachem Schneerson, che era, e ora è deceduto, il leader di una grande setta ortodossa. È nato nell’Europa dell’Est, è arrivato con molti dei suoi seguaci a New York, a Brooklyn, e ha costruito un centro di pensiero religioso e di potere politico di grande successo, sebbene relativamente piccolo. È morto qualche anno fa. Lì c’è l’attuale presidente. Sembra forse Ben Shapiro, Howard Lutnick, con la kippah in testa.   Mentre lo guardate, chiedetevi: è possibile immaginare Donald Trump che si prende gioco del Rebbe Schneerson, che tra l’altro, e questo è il punto, è considerato da alcuni dei suoi seguaci il Messia? E per essere chiari, ogni americano ha il diritto di decidere per sé chi sia il Messia, quindi non si tratta di una derisione di quella fede. Personalmente non ci credo, ma uno dei motivi per cui siamo riusciti a convivere con persone di fedi diverse in questo paese per 250 anni è proprio il fatto che non ci crediamo   Deridere la fede religiosa altrui, a meno che non siate assolutamente costretti, a meno che non stiate cercando di obbligarmi a partecipare ai vostri rituali religiosi o a inchinarmi davanti a un dio che non considero tale, a meno che non si arrivi a questo, in genere ci lasciamo a vicenda le nostre convinzioni religiose. E questo ha funzionato. Sta però cambiando molto, molto velocemente. Ma chiedetevi: riuscite a immaginare Donald Trump che invia un meme che deride Rabbi Schneerson?   Ovviamente, in nessun caso potreste immaginarlo, perché in nessun caso accadrebbe mai. A Trump non sarebbe permesso farlo, e Trump non lo prenderebbe nemmeno in considerazione. Ma inviare diverse immagini che deridono Gesù? Nessun problema. Questo vi dà un’idea più precisa di cosa sia effettivamente la nostra religione civica. Una religione civica, tra l’altro, non è una religione convenzionale.   La religione civica è una serie di consuetudini, alcune sancite dalla legge, non tutte, che una società, una civiltà e il suo governo osservano. E non significa necessariamente che ci sia un dio al centro di tutto. Ecco perché è una religione civica piuttosto che una religione convenzionale. Ma la nostra religione civica, se fate tre passi indietro e osservate il paese con gli occhi di un visitatore, un moderno Tocqueville, potete vederla molto chiaramente. Quali sono gli eventi? Chi sono le persone che trattiamo con riverenza? Di cui non ci è permesso prenderci gioco.   Cos’è la bestemmia nell’America moderna? Queste sono le domande che ci si pone se si cerca di capire qual è la nostra religione operativa. Qual è la religione dei nostri leader? Di nuovo, non è necessariamente una religione convenzionale. Non è il giudaismo della Torah o il giudaismo rabbinico o il cristianesimo evangelico o il cristianesimo cattolico, la religione vera, l’insieme di credenze che trattiamo con riverenza. Beh, guarda caso oggi si stava svolgendo una cerimonia religiosa nel Campidoglio degli Stati Uniti, completa di iconografia e simbolismo religioso molto riconoscibili. Potreste anche non esservi nemmeno accorti che stava accadendo,Ma oggi si è svolto nell’ambito di una celebrazione di otto giorni in memoria dell’Olocausto.   Il periodo tra gli anni Trenta e Quaranta in cui il governo tedesco, il governo nazista, ha assassinato, oltre a molte altre persone, un gran numero di ebrei. E tutto ciò si è concluso in parte perché gli Stati Uniti hanno inviato truppe in Europa, milioni di soldati in Europa per sconfiggere il governo tedesco. E con l’aiuto dei sovietici, nostri alleati all’epoca, ci siamo riusciti. E nel farlo… Oltre un quarto di milione di americani, uomini americani, sono stati uccisi cercando di impedire al governo nazista di compiere le sue atrocità. Un quarto di milione di uomini americani in più sono morti combattendo i nazisti. Ma nella cerimonia odierna al Congresso, non c’è stata alcuna menzione di loro. C’è stato invece questo.  

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Quello è un militare americano in uniforme, della Vecchia Guardia, del 3° Reggimento di Fanteria, sempre presente ai nostri eventi pubblici a Washington, che accende una candela alla menorah e dice: «io ricordo». Nessuna spiegazione su «Io ricordo», ma cosa? Cosa stiamo ricordando qui? E abbiamo la sensazione che non stiamo ricordando i soldati americani che liberarono Dachau, per esempio.   Non stiamo ricordando i 250.000 uomini americani che si unirono a una guerra con cui non avevano nulla a che fare, intrinsecamente. Non si svolgeva in Nord America, si svolgeva in Europa, e la disputa riguardava la Polonia e la Cecoslovacchia. E sacrificarono le loro vite per sconfiggere il governo nazista che stava uccidendo ebrei e molte altre persone, polacchi, russi, zingari, cechi e molte altre persone, molti ebrei. Ma diedero la vita per fermare tutto questo. Ma non li ricordiamo, ricordiamo solo le vittime di una specifica etnia durante questi otto giorni di commemorazione, a differenza del giorno della memoria che abbiamo già, sancito dalla legge americana, a gennaio.   Quindi, in totale, nove giorni di commemorazione per un solo gruppo di vittime in una guerra che ha ucciso decine di milioni di persone in tutto il mondo, decine e decine e tonnellate di milioni, i numeri in realtà non sono nemmeno chiari, così tante persone sono morte, non sappiamo esattamente quante, ma molte decine di milioni sono morte, tra cui quasi mezzo milione di americani, oltre un quarto di milione in Europa, combattendo contro questo regime nazista, che non vengono ricordati.   Questo non significa mancare di rispetto alle vittime ebree dell’Olocausto o della Seconda Guerra Mondiale. Certo che no. Semplicemente per sottolineare che in questo paese, solo un gruppo ha il diritto di essere ricordato. E ricordato con grave solennità dai membri in uniforme delle nostre forze armate che non si prendono alcun merito per aver posto fine a questo Olocausto. Quindi, questo non ha alcun senso. Se non conoscessi il retroscena di tutto questo e qualcuno te lo scrivesse e te lo raccontasse, diresti: «beh, cosa? Non è… cosa?». E sembra quasi che ci sia una sorta di senso di colpa implicito, il che è un po’ strano. Ci sono paesi in cui, sai, potrebbe essere appropriato.   Questo non è uno di quelli perché, ripeto, questo è il paese che ha aiutato a liberare le persone da quei campi e ha combattuto il governo che li ha costruiti. Noi siamo i buoni. Cos’è questo? Non ha alcun senso se non quando lo si vede nell’unico modo in cui ha senso, ovvero come una religione civica. Che è ciò che è, e viene fornita completa di leggi sulla blasfemia. Ancora una volta, se vuoi sapere quale religione conta, è quella che non può essere derisa. Quindi chiaramente non è il cristianesimo. Oggi sono Gesù. No, non l’ho fatto. Oh, è il tuo Dio. Ok, manderò un meme in cui poso come il tuo Dio con un demone sulle spalle. Non puoi farci niente. Non ho nemmeno intenzione di spiegarti di cosa si trattasse.Non ne ho bisogno perché non mi interessa la tua fede. Ma ci sono certe cose che sono blasfemia. E in cima a questa lista c’è qualcosa chiamato antisemitismo.   Ora, cos’è esattamente l’antisemitismo? È uno di quei crimini che è, è un vero crimine negli Stati Uniti, e l’antisemitismo vero e proprio, odiare le persone a causa del loro sangue, è un crimine. Certamente, nel cristianesimo, questo è un crimine primario. È sbagliato, non è permesso farlo. Ma questo è un crimine universale. Si applica a tutte le persone. Bianchi, neri, asiatici, ebrei, tutti hanno il diritto di essere trattati come individui perché ognuno è stato creato da Dio come individuo. Questa è la concezione cristiana. È una concezione universalista dei diritti. E questa è la vecchia religione civica che avevamo, la religione civica dei diritti civili. Ora, c’è stato un movimento per i diritti civili che era, sai, fraudolento, forse nella sua essenza, forse i suoi obiettivi non sono stati pubblicizzati onestamente. Forse c’era un altro scopo in questo. È possibile.   Concettualmente, però, è difficile contestare il fatto che i presupposti alla base dei diritti civili siano presupposti cristiani, presupposti occidentali. Sono i presupposti su cui si fonda tutta la nostra civiltà. E il presupposto centrale è che gli standard, le regole, si applichino a tutti perché ogni essere umano possiede un’anima donatagli da Dio al momento della creazione. Un’anima che non è opera dell’uomo, ma che solo Dio può creare. Dio crea la vita, dona a ogni essere umano un’anima, un’anima eterna; pertanto, ogni individuo possiede diritti concessigli da Dio, non dal governo. Un buon governo protegge questi diritti e, così facendo, difende la legge di Dio. Questa è la civiltà occidentale. E in un modo illusorio e ingenuo, il movimento per i diritti civili sosteneva queste idee. Il termine «diritti civili», il termine «diritti umani», riflettono questa concezione. I diritti si applicano a te perché sei un essere umano, come a tutti gli esseri umani. Ma questa idea è finita. Quella religione civica è morta. E lo sappiamo, probabilmente stava morendo già da tempo.   La politica identitaria è una confutazione di tutto ciò. L’idea che alcuni gruppi abbiano più diritti di altri è l’opposto dei diritti civili. È l’opposto dei diritti umani. Non sono diritti umani, sono diritti di gruppo. Si applicano a determinati gruppi. Una stirpe è superiore a un’altra. Beh, non è questo che pensavamo di sostenere. È l’opposto di ciò che pensavamo di sostenere. All’improvviso ti svegli e ti rendi conto che non solo noi lo sosteniamo, ma anche il governo. Ed è per questo che sono in grado di arrestare non chi commette un genocidio, ma chi si lamenta di un genocidio. Alcuni di noi pensavano, stupidamente, come il bestiame che siamo, che la vera lezione della Seconda Guerra Mondiale fosse che ogni persona ha diritti inalienabili. Questo è ciò che ci è stato insegnato. Era un’idea piuttosto comune, diciamo, negli anni Settanta e Ottanta.   I nazisti sono cattivi perché hanno discriminato un gruppo, stabilendo che queste persone non avessero gli stessi diritti di tutti gli altri in virtù del loro sangue. Ed erano davvero interessati all’eugenetica. Erano interessati alla discendenza delle persone. A chi sei imparentato? Scopriremo se sei un ebreo segreto. Beh, è ​​disgustoso. Dicevamo che questo era un comportamento nazista. E poi, all’improvviso, ogni altro modulo federale che ricevi ti chiede qual è la tua razza. E pensi: «beh, perché dovrebbe importarti? Pensavo mi avessi detto che non importava. Pensavo mi avesse detto che era malvagio preoccuparsene».   Ti svegli nel 2026 e il nostro alleato più stretto sta usando le nostre armi per uccidere e deportare persone a causa di come sono nate, e non solo questo è accettabile, ma l’unico vero crimine è lamentarsene. Beh, questo ti dice, beh, ti dice molte cose, ma ti dice che abbiamo un insieme di regole completamente nuovo. Abbiamo una religione civica completamente nuova. E questa religione civica, ancora una volta, si chiama israelismo e significa che qualsiasi critica a Israele è per definizione cattiva, e qualsiasi lode a Israele è per definizione virtuosa, perché l’unica cosa veramente buona è Israele. E lo sappiamo dalla definizione effettiva, e ce n’è una, di antisemitismo.

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Quindi cos’è l’antisemitismo? E se vi hanno mai accusato di questo, o se qualcuno lo ha mai insinuato, significa che avete un problema con gli ebrei. Siete in qualche modo ossessionati dagli ebrei, diciamo persone completamente ossessionate dagli ebrei, probabilmente vi chiederete: di cosa mi accusano? Bene, ecco qui. Questa è la definizione di antisemitismo dell’IHRA, International Holocaust Remembrance Alliance, potreste averla sentita, la definizione di antisemitismo dell’IHRA. Sapete di cosa si tratta? È sul loro sito web, vale la pena darci un’occhiata. Ho passato la mattinata a leggerla, è affascinante. Quindi ecco la definizione effettiva di antisemitismo. E a proposito, questa è una definizione ormai riconosciuta a livello globale e sancita dalla legge in oltre 40 paesi del mondo. Questa è la definizione, e la cito testualmente: «L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei, che può essere espressa come odio verso gli ebrei».   Quindi, l’antisemitismo è una percezione, è un sentimento. Pensavo che si potesse avere qualsiasi sentimento o percezione. Si potevano esaminare i fatti e giungere a qualsiasi conclusione, no, no, no, no. Certe percezioni sono intrinsecamente immorali. Sono, cito testualmente, «antisemite», che possono essere espresse come odio verso gli ebrei. Oh, quindi non bisogna odiare gli ebrei per essere antisemiti? No. Bene, questo risponde alla domanda per quelli di noi che non odiano affatto gli ebrei. Come si può essere antisemiti se non si odiano gli ebrei? Beh, si può esserlo, secondo la definizione ufficiale. Continuando la citazione, retorico, retorico, che significa parlare, parole, discorso, precedentemente protetto, non più,Le manifestazioni retoriche e fisiche dell’antisemitismo sono dirette verso individui ebrei o non ebrei e/o verso le loro proprietà, verso le istituzioni della comunità ebraica e le strutture religiose. Aspetta un attimo. Quindi, l’antisemitismo non è necessariamente odio verso gli ebrei. E può essere espresso verso i non ebrei.   Quindi non devi odiare gli ebrei, e non devi esprimere o avere queste percezioni, questi sentimenti verso gli ebrei. Puoi essere anche non ebreo. Cos’è questo? Beh, le persone che l’hanno scritto all’IHRA probabilmente avevano previsto che questo ti avrebbe confuso. Quindi hanno fornito 11 esempi di cosa sia l’antisemitismo, giusto per farti sapere. Cioè, come faccio a sapere se sono antisemita? Bene, ecco 11 esempi. Di questi 11 esempi, e abbiamo fatto i conti, due terzi sono critiche a Israele, allo Stato di Israele. Alla nazione. Con il primo ministro, Benjamin Netanyahu, Bibi. Critiche a Israele in due terzi degli esempi forniti dall’IHRA. Questo è antisemitismo, incluso, cito testualmente, il paragone tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista.   Oh, in altre parole, se pensi che quello che sta succedendo a Gaza sia un genocidio, beh, i nazisti hanno commesso un genocidio, ora lo Stato di Israele sta commettendo un genocidio a Gaza, il che significa che sta cercando di eliminare le persone in base al loro sangue, allora sei un antisemita. Oh, okay, sei un antisemita, se la pensi così. Ci dice anche che l’affermazione che gli ebrei abbiano ucciso Gesù è, cito testualmente, un classico antisemitismo. Classico antisemitismo.   Quindi addio Nuovo Testamento. Anche tutto il Nuovo Testamento è antisemita. Leggete i Vangeli e vedete se rientrano in questa definizione. Perché è importante? Beh, perché circa 40 Stati americani, il Distretto di Columbia e le nostre città più grandi, Miami, Los Angeles, hanno adottato questo. Questo è il loro standard, su cui hanno votato e che hanno adottato. È nella legge, questo standard. Quello che ti dice che criticare lo stato laico di Israele o parti del Nuovo Testamento è, cito testualmente, antisemitismo. Il governo di quasi 40 stati negli Stati Uniti, credo 39 stati. 40 paesi in tutto il mondo, ma non solo paesi, ONG, squadre sportive, la British Soccer League, il Chelsea United, tutti hanno adottato questo standard.   Ora, perché una squadra sportiva dovrebbe adottare questo standard? Beh, chi lo sa perché? Pensaci un attimo. Perché? Perché dichiarare qualcosa di illegale? Oh, perché vuoi punire le persone che lo violano. Ecco perché. Questo è successo oggi. L’Ucraina, quel faro di democrazia e libertà a cui abbiamo inviato centinaia di miliardi di dollari, oggi ha reso legge che l’antisemitismo, in altre parole la critica a Israele, è un reato punibile con fino a otto anni di carcere. Otto anni di carcere. Come potrebbe una persona razionale capirlo? Beh, una persona razionale non potrebbe capirlo. Perché un cittadino di un paese dovrebbe essere mandato in prigione per aver criticato la leadership di un altro paese?Un paese che non è il suo? Perché un cittadino di un paese dovrebbe essere mandato in prigione per aver espresso opinioni su eventi storici a cui non ha partecipato e che risalgono a quasi un secolo fa? Ha senso? Tranne che in termini religiosi. Si tratta di leggi sulla blasfemia, le stesse delle vecchie leggi sulla blasfemia.   E per quanto si parli di quanto siano cattivi i mullah, i mullah probabilmente sono cattivi, non li sto difendendo, ma perché ci viene detto che i mullah sono cattivi? I mullah lo sono perché sono estremisti religiosi. Hanno leggi sulla blasfemia. Ti faranno del male se dici certe cose. Beh, questo assomiglia molto a quello che stiamo vedendo qui. Quasi 40 stati? Ora è interessante, il presidente è stato, all’improvviso ha senso, questa potrebbe essere la Stele di Rosetta che ci aiuta a interpretare gli eventi a cui stiamo assistendo ora e che sono molto confusi. E questo includerebbe il presidente che sostiene il rinnovo del FISA. Senza entrare troppo nei dettagli, il FISA è la legge, che deve essere periodicamente approvata dal Congresso, che consente al governo degli Stati Uniti di spiare i cittadini americani. Spiarli. Il suo scopo principale dovrebbe essere quello di spiare gli stranieri che ci minacciano, ma data la natura della tecnologia, ci sono casi in cui intercettiamo comunicazioni di cittadini americani e, per rendere legale questa pratica, abbiamo bisogno del FISA.   La cosa interessante è che lo stesso presidente è stato vittima dell’abuso di queste leggi durante il suo primo mandato. Sono state usate contro di lui in quello che è diventato una sorta di tentativo di colpo di stato burocratico, noto come Russiagate. Il presidente era quindi molto sensibile a questo argomento. Era stato vittima dell’abuso di queste leggi e ha ripetuto più volte: «Non sono d’accordo. Non credo che gli americani debbano essere spiati dal proprio governo. Non credo che paghiate le tasse, oggi è il giorno della dichiarazione dei redditi, per poi essere spiati dal vostro governo quando non avete fatto nulla di male». Ma noi lo siamo, tutti lo sanno, e questo lo rende legale.

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All’improvviso, il presidente si fa promotore di questa nuova legge. Vuole che il Congresso permetta al governo degli Stati Uniti di spiare gli americani. Perché mai potrebbe essere possibile? Beh, ci sono un paio di indizi. Uno proviene dai documenti. Scoperti e resi pubblici, Dio lo benedica, da Ed Snowden alcuni anni fa, che hanno dimostrato che la NSA, l’agenzia per la sicurezza nazionale, la più grande di tutte le nostre agenzie di spionaggio, ha consegnato dati grezzi, indovinate un po’, al governo israeliano, che includevano informazioni private sugli americani.   Quindi raccolgono tutte queste informazioni, le comunicazioni dei cittadini americani, e le consegnano tutte senza prendere informazioni private, sugli americani, sui nostri cittadini, le consegnano a un governo straniero, ed è per un servizio. Per essere usate, Dio solo sa come, questo è uno. Il secondo è un momento molto rivelatore al Congresso due anni e mezzo fa con un uomo, un deputato dell’Ohio di nome Mike Turner,che all’epoca era il presidente della Commissione Intelligence della Camera. E sosteneva, in qualità di presidente della Commissione Intelligence della Camera, che si dovesse sempre fare di più per spiare gli americani. Quindi le commissioni Intelligence della Camera e del Senato dovevano supervisionare le agenzie di Intelligence, perché non si sa davvero cosa facciano, non si conosce il loro budget, è tutto segreto, non si può sapere. Quindi i vostri rappresentanti in queste commissioni vigilano solo per assicurarsi che non violino la Costituzione degli Stati Uniti o i vostri diritti umani, dati da Dio e protetti dal governo degli Stati Uniti.   Questo è il punto. Ma per tutta la mia vita, queste commissioni hanno lavorato di concerto con l’intelligence per violare i diritti civili degli americani e sono state quasi sempre guidate da alcune delle persone più disoneste e personalmente problematiche di tutto il Congresso. Quindi forse non è sempre vero, ma certamente nel caso di Mike Turner è vero. Sapete, quel tizio pubblicamente accusato di corruzione con una vita personale caotica che finisce per essere il presidente di una commissione Intelligence.   Hmm. Mi chiedo perché una persona vulnerabile al controllo finisca a capo della supervisione delle agenzie di intelligence. Ok, sicuramente si tratta di Mike Turner. Comunque, Mike Turner sta gestendo la situazione e sta presentando la sua proposta a circa 200 collaboratori al Congresso. E ha detto: «Dobbiamo farlo, dobbiamo farlo». E ha una serie di diapositive alle sue spalle. E una delle diapositive che mostra mostra persone che protestano contro l’uccisione di civili da parte del governo israeliano a Gaza. Quelle proteste di Gaza. E dice: «Abbiamo bisogno di questo perché queste persone prendono chiaramente ordini da Hamas. Sono come studenti universitari arrabbiati per i bambini uccisi dalle IDF. Ma siccome Mike Turner e molte persone come Mike Turner li guardano e dicono: “Avete connessioni straniere. Non potete essere giunti a questa conclusione da soli. Non avete semplicemente scelto l’apostasia. Siete stati chiaramente corrotti da qualche forza esterna, da qualche potenza straniera. Abbiamo il diritto di spiarvi”». Ha presentato questa tesi al congresso.   Quindi, come si collega questo alle leggi sulla blasfemia, così come delineate e adottate da quasi 40 stati dall’IHRA? Molto semplice: se avere queste, cito, percezioni è un crimine, allora questo dà al governo degli Stati Uniti il ​​pretesto per spiarti e poi punirti. Un altro modo di pensarci è che quasi nessuna azione umana, o ora percezione, crimine di pensiero, viene mai codificata da un organo legislativo senza l’intento di punire le persone che la violano. Perché votare su qualcosa se non si avesse intenzione di punire le persone? Che vanno contro lo standard che hai stabilito. Beh, non lo faresti.   E quindi, il punto è che questa nuova religione civica è l’esatto opposto della vecchia religione civica in quanto non protegge i diritti civili, i diritti umani innati, è nemica di quei diritti. È nemica dell’universalismo, della convinzione che tutti noi siamo stati creati da Dio e abbiamo uguale valore morale. Ed è la nemica della comprensione delle persone che ha portato alla Dichiarazione dei Diritti, ovvero che questi diritti ci sono stati dati da Dio. Non ci crede, e lo sapete, perché il suo primo comando è che stiate zitti, e non solo zitti, ma che cambiate le vostre, cito, percezioni, cambiate i pensieri nella vostra testa, cambiate i vostri sentimenti, le vostre percezioni, le vostre conclusioni. Dovete cambiarle.   È una visione del mondo totalitaria. È una visione del mondo totalitaria in quanto cerca di controllare la totalità di una persona. Non solo le sue azioni. Non puoi prendere a pugni qualcuno in faccia perché non ti piace la sua etnia. Giusto. Giusto! Tutti sono a favore del rispetto di questa legge. Non puoi avere una certa percezione di un’altra persona. Se esiste una definizione migliore di obiettivo totalitario, è difficile immaginarla. Quindi questa è la nostra nuova religione. Ecco dove ci porta l’israelismo. Voglio concludere con quello che è probabilmente il più deriso e al tempo stesso il più chiaro evangelista di questa nuova fede, questo israelismo. S   i potrebbe dire che è cristianesimo senza il Nuovo Testamento, e questo sarebbe qualcuno che, ancora una volta, viene spesso deriso perché considerato stupido o perché non sa di cosa parla. Ma a volte sono proprio persone come queste a dare un quadro più chiaro di ciò di cui parlano realmente coloro che sono al potere. E questa persona è Sean Hannity di Fox News. Non è una persona cattiva, non è una persona meschina, è cattolico da sempre. Se gli chiedeste: «Sei cattolico?», risponderebbe: «certo, sì, sono cattolico». E penso che lo sia. Non è un aggressore, né pretende di comprendere la sua fede religiosa personale. Ma guardate Sean Hannity, cattolico fin dalla nascita, descrivere il Papa. Questa è la sua reazione. All’attacco del presidente degli Stati Uniti al Papa, capo della Chiesa Cattolica. Ed ecco la risposta di Sean Hannity, da cattolico, a tutto ciò. Guardate.  

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Prendiamo un po’ la mentalità dei notiziari televisivi e diciamo al papa: «ehi, hai mai letto la Bibbia?». È esilarante. Il fatto è che il papa non ha mai letto la Bibbia. È solo il papa. Quindi c’è questo. Ok, è divertente. Ma ascoltiamo il contenuto, che in realtà è più interessante, meno divertente e un po’ più sostanzioso di quanto sembri a prima vista.   Quindi, il papa sta dicendo: «Guardate, sono un leader cristiano. Il Vangelo cristiano che rappresento, per quanto imperfettamente questo papa possa rappresentarlo dal mio punto di vista, imperfettamente, ma comunque… tutti i leader cristiani hanno il dovere di consultare il Vangelo quando pensano alle loro posizioni su determinate questioni, questo è il punto fondamentale, il Vangelo. E come leader cristiano, il leader della più grande denominazione cristiana, io non sono a favore della guerra e forse alcune guerre sono difendibili secondo la teoria della guerra giusta, che nessuno spiega mai veramente. Potete immaginare una guerra di autodifesa con cui la maggior parte dei cristiani si sentirebbe a proprio agio. Essere cristiani probabilmente non significa necessariamente opporsi a ogni forma di violenza in ogni circostanza».   Forse dovrebbe, ma in pratica non è così. Ma questo papa sta solo dicendo qualcosa di piuttosto convenzionale. Niente di folle, in realtà. Nessun insulto, nessuna grande deviazione dalla teologia o dall’etica cristiana come le persone le hanno intese per migliaia di anni. E la risposta è: «ehi, non hai letto la Bibbia? Ci sono un sacco di uccisioni nella Bibbia. Israele è costantemente sotto attacco dai suoi vicini, gli Amaleciti, i Filistei, e chi più ne ha più ne metta, e combatte con la benedizione di Dio, e uccide, ed è quello che dovrebbe fare». Il che è vero, tra l’altro, è tutto lì. Ma non è nel Nuovo Testamento. E per i cristiani, questa è la differenza. Non si tratta di irrilevanza dell’Antico Testamento, certamente no, e come disse Gesù in una sua famosa frase: «non sono venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, a compimento. Sono qui perché la legge abbia l’effetto desiderato su di voi». Gesù non dà mai un solo ordine di uccidere o ferire qualcuno, e non c’è un solo posto in tutto il Nuovo Testamento, nei quattro Vangeli, nelle lettere che seguono, per lo più di Paolo, e nella visione finale di San Giovanni chiamata Apocalisse.   Non c’è una sola pagina o frase in tutto il Nuovo Testamento in cui Gesù dica che gli ebrei sono fastidiosi, una minaccia, che non sono d’accordo con noi o che, appartenendo a un’altra fede, vadano uccisi. Nemmeno una volta. Anzi, è chiaramente l’opposto. Tanto che viene da chiedersi chi legga davvero la Bibbia.   Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 5, nel famoso Sermone della Montagna, Gesù affronta questo tema in modo chiarissimo. Chiunque lo legga, per la prima o per la centesima volta, capisce che Gesù è radicalmente contrario alla violenza e all’avidità. Non si limita a condannarle: prende i comandamenti dell’Antico Testamento e li porta all’estremo, in modo scioccante per le orecchie antiche come per quelle moderne.   Dice: «Avete udito che fu detto agli antichi: Non uccidere. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello rischia il giudizio». Se maledici qualcuno, rischi l’inferno. È un insegnamento radicale, che non appartiene a questo mondo – ed è proprio questo il punto.   Da questo non si può in alcun modo dedurre che Gesù approvi il bombardamento di bambini, la distruzione di palazzi o lo stupro di persone nelle prigioni. È esattamente l’opposto.   Quindi, se qualcuno, facendo riferimento all’Antico Testamento o al Libro di Rut, sostiene principi violenti e li presenta come cristianesimo, in realtà sta abbracciando un’altra religione. Non è il Cristianesimo. È una nuova fede che potremmo chiamare «israelismo».   Siate onesti: datele un nome, scrivete il suo credo, elencate i suoi dieci punti. Smettetela di confondere le idee sostenendo che ciò che è chiaramente anticristiano sia invece il vero cristianesimo, perché non lo è.   Questo tipo di inganno sta disorientando molte persone. Proprio per questo ci è sembrato il momento giusto per riflettere su cosa i cristiani dovrebbero pensare oggi, mentre il Presidente degli Stati Uniti interviene su questioni teologiche e il mondo si muove verso un futuro incerto che tutti sentiamo pesare su di noi.   Josiah Trenum è un sacerdote ortodosso e pastore della California meridionale con cui abbiamo già parlato in passato. Pur non essendo ortodosso, ha una voce autorevole su ciò che i Vangeli dicono realmente. Siamo felici di riaverlo con noi. Padre, grazie per essere qui.   Tucker Carlson

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Immigrazione

La violenza immigrata contro le famiglie, il culmine di un processo

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In tutta la penisola dilagano gli atti di violenza inenarrabile commessi da immigrati, rapine, stupri, accoltellamenti, uccisioni..la velocità e la foga sono tali da rendere impossibile seguirli tutti.

 

È un problema militare, come abbiamo scritto già diverse volte, ma ormai esistenziale, di vita. È la vostra stessa esistenza in gioco, in ogni momento della giornata.

 

Il recente crimine di Massa che ha visto un padre di famiglia soccombere sotto i colpi di una ghenga di giovinastri stranieri e di «seconda generazione» non è che uno dei tanti eventi che vedono papà e famiglie prese di mira all’improvviso e spesso senza motivo da soggetti che nell’attuale contesto anarcotirannico la faranno sempre e comunque franca.

 

Così, sempre più spesso, nelle grandi città e in quella che abbiamo definito diverse volte «provincia sonnacchiosa»aumentano gli attacchi, violenti e spudorati contro famiglie a passeggio, donne con passeggino, anziani.

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La rapina alle volte è soltanto l’ultimo degli obiettivi, il fine di questi individui è spesso divertirsi della sofferenza altrui, far del male e sancire il proprio dominio, culturale, razziale o di branco sulle persone, sul paese da cui tutto prendono ma che disprezzano, su tutti noi.

 

Siamo le vittime sacrificali di un sistema che già ci vuole annichilire in ogni momento della nostra esistenza, dal concepimento in avanti con tutti i mezzi possibili.

 

Tutto ciò non è abbastanza, siamo a rischio di essere umiliati, picchiati, torturati e financo uccisi anche quando siamo a prendere un gelato con i figli o nei momenti di cosiddetto relax. Pensateci, siete sempre le prede di qualcuno o di qualcosa, anche quando volete fuggire da città che di fatto non sono più le vostre.

 

Per qualcuno non dovete avere pace, in nessun momento della vostra esistenza, dovete essere gli schiavi dello stato e del sistema anarcotirannico che poi sono la stessa cosa.

 

È un sistema che ha truppe «regolari» per (tar)tassarvi, controllarvi e punirvi aspramente quando vi difendete dalle belve urbane che assalgono voi e i vostri cari, perché, ça va sans dire, quelle medesime belve non sono altro che le truppe «irregolari» dell’anarcotirannia, pronte a farvela pagare amaramente senza regole d’ingaggio se sgarrate, ossia se solo osate uscire di casa o passare per i loro parchi e le loro strade.

 

Sono truppe votate al male più completo, non arretrano davanti a nulla, non hanno remore di sorta nel commettere le violenze più efferate e sembrano non avere un’anima, sempre che l’anima non l’abbiano ceduta a potenze nemiche da sempre del genere umano.

 

Pensate alle implicazioni incredibili di tutto ciò per l’esistenza vostra e dei vostri figli e giudicate voi se non sia arrivato finalmente il momento di dire basta.

 

Victor García 

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Pensiero

La vera natura dei progetti di legge sull’antisemitismo. Intervista al prof. Marini

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In un momento storico in cui i destini del mondo paiono appesi alle mosse del governo di Israele – il gabinetto più estremista e fanaticamente religioso mai espresso dallo Stato di Israele – avanzano, in Italia come in altre parti del mondo, progetti di legge sull’antisemitismo, che finirebbero per rendere illegali finanche le critiche mosse nei confronti delle politiche israeliane. È evidente che, in Italia, un progetto del genere cozza con la libertà di pensiero ed espressione garantita dalla Costituzione repubblicana. Per capire la natura di questo progetto di legge abbiamo sentito il professor Luca Marini, già vicepresidente del Comitato Nazionale di Bioetica, professore di diritto internazionale alla Sapienza Università di Roma, presidente del Comitato Internazionale per l’Etica della Biomedicina (CIEB).   Professor Marini, da romano Lei è vissuto per forza di cose a contatto con la cultura ebraica. Secondo lei, cosa può spingere, improvvisamente, l’Italia a dotarsi di una legge bipartisan sull’antisemitismo? Guardi, cominciamo col dire che, personalmente, non ho nulla contro gli ebrei: mio nonno, romano di San Lorenzo, ne aiutò molti in Ungheria, durante la guerra, come agente del Comitato d’Azione Italia Libera, ricordandocelo poi fino allo sfinimento, ma comunque insegnandoci un valore importante. Detto questo, francamente non vedo perché dovrei passare per antisemita solo perché, da docente di diritto internazionale, critico la politica estera israeliana e condanno il genocidio palestinese. In ogni caso, la domanda andrebbe rivolta a chi ha presentato il disegno di legge, perché senz’altro avrà avuto le sue buone ragioni.   Lei crede che anche in Italia operi una lobby ebraica forte come in America? In America, la componente ebraica è indubbiamente molto presente e organizzata, come dimostra Hollywood, la più importante industria statunitense, cosa che forse non può dirsi ancora per l’Italia. Eppure, va ricordato che, qui come oltreoceano, i circuiti accademici, scientifici, tecnologici, industriali, produttivi, commerciali, comunicativi, mediatici, culturali, sociali e politici – quindi, in poche parole, l’intera società civile – sono controllati e, se del caso, manipolati dalla grande finanza transnazionale. E tutti sanno a quali lobby risponde quella finanza.    La formula dell’Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (AIMO) dice: «Per antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni etc.». La legge italiana può punire un cittadino per una percezione altrui? Non scherziamo. Tuttavia, siamo di fronte a una strategia semantica e politica da tempo condivisa e supportata da quella parte della cittadinanza che si crede sveglia e consapevole. Si tratta, ovviamente, di una strategia portata avanti dalle forze euro-globaliste e demo-liberal-progressiste: cioè, guarda caso, quelle più funzionali agli interessi delle lobby di cui sopra.

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Resta il fatto che la formula dell’AIMO, ripresa dalla proposta di legge, considera antisemita non colui a cui non piacciono gli ebrei, ma colui che non piace agli ebrei. In effetti è un po’ come chiedere all’oste come è il vino. Ma, del resto, di cosa ci meravigliamo? Chi materialmente fa le norme – ossia gli organi legislativi – finisce sempre per subire le spinte gentili di questa o di quella lobby e per decidere al di là e al di sopra della volontà dei soggetti che, di quelle norme, sopporteranno i costi.    Ma, così facendo, non si introduce una categoria etno-spirituale superiore alle altre, una sorta di eccezionalismo ebraico? Di fatto, i cristiani – che subiscono ancora oggi persecuzioni immani – non godono dello stesso favor legislativo. Lo stesso può dirsi per gli altri popoli che magari hanno subito un genocidio: i nativi americani, i cambogiani, o, per restare più vicino casa e nell’attualità, gli armeni Per favore, se proprio dobbiamo parlare di genocidi, portiamo esempi attuali, perché ce ne sono in abbondanza: dai palestinesi, appunto, ai tibetani ai sahrawi. E magari chiediamoci una buona volta perché i media non ne parlano o perché nessuno, a cominciare dai politici, alzi in dito in loro difesa.    Com’è possibile che la sinistra italiana, che da decenni ha sposato la causa palestinese, non si opponga a questo disegno di legge? E si meraviglia anche di questo? Una volta, la sinistra italiana era anti-Europa e anti-NATO. Da trent’anni a questa parte, la sinistra italiana è la forza più euro-globalista e demo-liberal-progressista. Il cerchio si chiude ancora una volta. O sbaglio?   Con questa legge non sarà possibile criticare le politiche dello Stato di Israele, che di fatto sta destabilizzando il Medio Oriente e il mondo intero perseguendo una guerra su fronti diversi, né ricordare le accuse di genocidio rivolte ai leader ebraici e portate all’attenzione della Corte dell’Aia, né pubblicare le e-mail di Epstein in cui si riportano le espressioni dispregiative verso i goyim, i non ebrei, pronunciate da esponenti della finanza di Nuova York. Io non mi fascerei la testa prima di romperla. È difficile credere che questa legge possa essere approvata senza un adeguato dibattito in Parlamento, a meno di non voler pensare, maliziosamente, che la lobby da Lei citate in apertura non sia, in effetti, tanto potente quanto pervasiva.   Possiamo sperare che, andando palesemente contro più articoli della Costituzione, la Corte costituzionale possa in un secondo tempo smantellare una legge del genere? Personalmente, prima di arrivare alla Consulta, preferirei che il Parlamento facesse il suo lavoro di rappresentante di un corpo sociale che ha fiducia nei valori costituzionali e si affida a essi, primo tra tutti il diritto fondamentale alla libertà di espressione. 

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Da tempo sentiamo ripetere il mantra sui «valori giudeocristiani», sull’«origine giudeocristiana» e sulla «cultura giudeocristiana» dell’Europa, tanto che la Von der Leyen, in Israele, ha affermato che «i valori dell’Europa si fondano sul Talmud». Cosa vuole che le dica? L’Europa è il tempio del capitalismo ultra-finanziario e digitale che intende sostituirsi alla politica nella gestione della società civile, con il fine ultimo di abbattere i valori democratici, le libertà fondamentali e la dignità dell’essere umano in quanto ostacoli ai suoi obiettivi di controllo totalitario dell’umanità. E, lo ripeto ancora una volta, tutti sanno a chi risponde quella forma di capitalismo.   Un suo collega giurista mancato pochi anni fa, Filippo Sgubbi, parlava di «Diritto penale totale», un sistema in cui diventa possibile punire senza legge, senza verità e senza colpa, dove la condanna è meritata non tanto per quello che il soggetto ha fatto, quanto piuttosto per ciò che quel soggetto è, per il suo ruolo nella società, per la pericolosità dei suoi pensieri. Che poi, se ci pensa, è proprio quello cui ci ha abituato Mani pulite, la gigantesca messinscena pianificata per distogliere l’attenzione degli italiani dagli sfaceli che l’allora neonata Unione europea avrebbe prodotto con i suoi pareggi di bilancio, la sua normativa antitrust, le sue privatizzazioni, la sua moneta unica, nonché per incanalare l’odio popolare verso bersagli spendibili: ricorda le monetine lanciate contro un ex presidente del Consiglio che, guarda caso, non era filo-europeista? Sarà una coincidenza, ma quell’inchiesta prese il via proprio all’indomani della firma del Trattato di Maastricht.   Si sarebbe mai aspettato, durante la sua lunga carriera di accademico del diritto, di vedere l’alba della psicopolizia sulla società occidentale? Certo che sì. Stiamo assistendo, in modo più esplicito dal COVID in poi, all’instaurazione del totalitarismo biopolitico fondato sulla strumentalizzazione delle evidenze e la propaganda del terrore finalizzate al soggiogamento della società civile. Questa deriva, dissimulata dietro parole chiave efficentiste e moderniste, era evidente già trent’anni fa a chi, come me, seguiva gli sviluppi della normativa europea in tema di biotecnologie. Nel mio caso, le critiche al progresso tecno-scientifico supportato dall’Unione Europea costarono, in tempi non sospetti, cioè vent’anni fa, la destituzione dalla carica di vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica: e sarebbe divertente, oltreché calzante in questa sede, ricordare chi venne nominato al posto mio. In ogni caso, per dirla tutta, non c’era bisogno di fare il professore universitario per prefigurare tutto ciò: bastava leggere Bradbury. 

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