Economia
I dati economici mostrano «nessuna ripresa in vista» per la Germania
Gli economisti tedeschi suonano il campanello d’allarme sui dati pubblicati per maggio
«Il calo significativo della produzione industriale dimostra ancora una volta che una ripresa economica rapida e significativa non è in vista», ha affermato Jörg Krämer, capo economista della Commerzbank.
«Dopo la stagnazione della produzione economica nel secondo trimestre ci si può aspettare solo un anemico movimento al rialzo. I deboli dati sulla produzione seguono i dati deludenti sugli ordini del giorno precedente. Secondo i dati, nel mese di maggio gli ordinativi industriali sono diminuiti per la quinta volta consecutiva. Il calo mensile è stato pari all’1,6%. Nel confronto anno su anno sono stati ricevuti l’8,6% di ordini in meno».
L’economista Jens-Oliver Niklasch della Landesbank Baden-Württemberg ha commentato che si tratta di «un’altra brutta notizia dal settore. Sembra che una svolta verso il meglio sia più lontana che mai».
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Molto negativa la performance del settore automobilistico, con un calo di oltre il 5% rispetto ad aprile. Il cattivo risultato potrebbe anche essere stato influenzato dal numero di giorni festivi. Un forte calo si registra anche per la produzione industriale francese.
Secondo i dati diffusi dall’istituto nazionale di statistica, il calo è stato del 2,7% rispetto al mese precedente e del 3,9% su base annua. A fare peggio del previsto sono stati molti settori tra cui, come in Germania, la produzione automobilistica. L’istituto francese di statistica sottolinea inoltre che, in un contesto di prezzi dell’elettricità e del gas ancora elevati, le produzioni ad alta intensità energetica sono particolarmente esposte all’aumento dei costi, che potrebbe incidere sulla produzione.
Per questi settori, la produzione negli ultimi tre mesi (da marzo a maggio 2024) rimane significativamente inferiore a quella del secondo trimestre del 2021 (l’ultimo trimestre prima dell’inizio degli aumenti dei prezzi dell’energia). Ciò è particolarmente vero nel settore dell’acciaio (−26%). produzione di prodotti chimici di base (−14,7%) e vetro/vetreria (−12,4%).
Come riportato da Renovatio 21, i dati italiani hanno mostrato una realtà di crollo impressionante.
Il ministro tedesco per l’Economia e l’Azione climatica di Robert Habeck, il cui operato è accusato da molti di totale inettitudine, attribuisce la colpa del collasso industriale del paese alla «congiuntura internazionale». In verità, se il suo governo non avesse distrutto l’economia nazionale – e continentale – con sanzioni e guerra alla Russia, e conseguente taglio del gas (con Berlino che lascia tranquillamente impuniti gli autori del mega-attentato terroristico al gasdotto Nord Stream), forse la situazione non sarebbe così drammatica.
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Immagine di Daniel Zimmermann via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-ND 2.0
Economia
L’Arabia Saudita annulla le spedizioni di petrolio verso l’Europa dopo l’attacco all’oleodotto
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Economia
L’oleodotto saudita colpito da un drone rimarrà fuori servizio per settimane
La riparazione di un importante oleodotto saudita colpito da un attacco di droni delle milizie irachene richiederà fino a cinque settimane. Lo riporta l’Associated Press, che cita fonti ufficiali informate.
L’oleodotto Est-Ovest, lungo 1.200 km e diretto al porto di Yanbu sul Mar Rosso, resterà per lo più fuori servizio per le tre-cinque settimane di lavori, scrive l’agenzia in un articolo uscito martedì.
Un funzionario ha indicato all’AP che alcune sezioni dell’infrastruttura potrebbero restare operative mentre si riparano tratti della condotta e una grande stazione di pompaggio, senza però precisare quanto petrolio potrebbe transitare.
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Lunedì i prezzi del greggio sono saliti di oltre il 3%, con il Brent di riferimento a 109 dollari al barile, dopo la chiusura dell’oleodotto decisa dalle autorità saudite a seguito dei colpi inflitti da droni nelle zone di Riyadh e Medina giovedì.
Il regno del Golfo ha attribuito l’attacco alle milizie irachene sostenute dall’Iran; il governo di Baghdad ha confermato che i droni partivano dal territorio iracheno e ha condannato l’aggressione.
Oltre 80.000 persone sono state sfollate in Yemen per l’intensificarsi dei combattimenti dopo la nuova offensiva degli Houthi.
Secondo alcune fonti i combattenti iracheni avrebbero preso di mira l’oleodotto in solidarietà con gli Houthi yemeniti, ufficialmente movimento Ansarallah, che la scorsa settimana hanno avanzato lungo la costa yemenita del Mar Rosso, respingendo le forze sostenute dall’Arabia Saudita e conquistando i porti di Mocha e Dhubab nonché isole chiave all’imboccatura dello stretto di Bab al-Mandeb, snodo cruciale per la navigazione.
L’Arabia Saudita, primo esportatore mondiale di petrolio, ha dirottato le proprie esportazioni dal Golfo Persico al Mar Rosso, poiché lo Stretto di Hormuz resta chiuso per il conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Lunedì gli Houthi hanno rafforzato il controllo su Bab al-Mandeb occupando senza combattimenti le isole strategiche di Hanish Maggiore e Hanish Minore, secondo l’AP che cita funzionari del gruppo e forze sostenute da Riad.
Lo stesso giorno il movimento yemenita ha dichiarato di aver lanciato decine di missili e droni contro la base aerea King Khalid a Khamis Mushait, nel sud dell’Arabia Saudita.
L’attacco «è stato preciso e ha causato gravi danni» agli hangar, ai radar, alle piste e ai depositi di munizioni, ha detto il generale di brigata Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi.
Lo sciopero è stato «una risposta all’escalation della tensione da parte del regime saudita e all’attuazione di oltre 300 raid aerei negli ultimi cinque giorni», ha aggiunto Saree.
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Il portavoce militare saudita, maggiore generale Turki al-Malki, ha riferito che 13 civili sono rimasti feriti nel raid su Khamis Mushait, senza confermare il colpo alla base aerea.
Secondo Bloomberg, lunedì Riad ha chiesto alla Gran Bretagna supporto militare per contenere l’avanzata houthi in Yemen e respingere gli attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite.
La scorsa settimana il presidente statunitense Donald Trump avrebbe quindi respinto diverse richieste del principe ereditario Mohammed bin Salman di ordinare attacchi aerei contro gli Houthi.
Sempre secondo Bloomberg, il primo ministro britannico Andy Burnham ha finora accettato solo l’invio di consiglieri militari in Arabia Saudita. Burnham è restio a un aiuto più ampio per il timore che venga letto come un appoggio alla guerra di Trump contro l’Iran, fortemente impopolare in Gran Bretagna.
Come riportato da Renovatio 21, i dati più recenti dell’Associazione degli Armatori Giapponesi, secondo cui la chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso, alle navi saudite potrebbe allungare di oltre 2,5 volte i tempi di consegna del petrolio saudita in Asia.
Immagine da Twitter
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