Geopolitica
La Germania promette un aumento «massiccio» degli aiuti all’Ucraina
La Germania sta progettando di «espandere e aumentare» il suo sostegno all’Ucraina nei prossimi anni, ha detto lunedì il ministro degli Esteri Annalena Baerbock in una riunione dei ministri degli Esteri dell’UE a Bruxelles, fornendo pochi dettagli sui piani, ad eccezione della promessa di «protezione invernale» a Kiev nei mesi a venire.
Baerbock ha esortato i suoi colleghi ministri a non concentrarsi esclusivamente sulle recenti ostilità in Medio Oriente, sottolineando che rimane la necessità di «affrontare sfide geopolitiche» anche in Europa.
«Il nostro sostegno sarà notevolmente ampliato, soprattutto per il prossimo anno», ha detto durante l’incontro, avvertendo Mosca di non aspettarsi una riduzione degli aiuti dell’UE a Kiev a causa della «drammatica situazione mondiale».
«Non solo continueremo il sostegno all’Ucraina. Continueremo ad espanderlo e ad aumentarlo», ha affermato la verde tedesca.
La Baerbock ha fornito pochi dettagli sull’assistenza prevista all’Ucraina, rivelando solo che Berlino sta pianificando di inviare a Kiev un altro sistema di difesa aerea Patriot e generatori di elettricità di fabbricazione statunitense come parte del cosiddetto schema di «ombrello di protezione invernale».
Il giornale tedesco Bild ha riferito nel fine settimana che la coalizione di governo tedesca sta cercando di aumentare gli aiuti militari all’Ucraina da 4 miliardi di euro (4,27 miliardi di dollari) a 8 miliardi di euro (8,54 miliardi di dollari) solo nel 2024. Secondo il documento, la commissione bilancio del Bundestag dovrebbe rivedere e potenzialmente approvare il piano questa settimana.
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I dati sugli aiuti militari ucraini forniti dal governo tedesco mostrano che la somma totale di denaro che Berlino spenderà per armare e addestrare le truppe ucraine nel 2023 ammonta a circa 5,4 miliardi di euro (5,76 miliardi di dollari), rispetto ai soli 2 miliardi di euro (2,13 miliardi di dollari) nel 2022. «Le autorizzazioni di impegno per gli anni successivi [ammontano] a circa 10,5 miliardi di euro (11,21 miliardi di dollari)», afferma un rapporto del governo, aggiungendo che tali fondi «dovrebbero essere utilizzati principalmente per il sostegno militare all’Ucraina».
Secondo il Kiel Institute for the World Economy, Berlino è emersa come il secondo maggiore donatore di aiuti militari dell’Ucraina. Dopo aver speso circa 18,2 miliardi di dollari per fornire assistenza militare a Kiev, la Germania è ancora molto indietro rispetto agli Stati Uniti, che avevano speso circa 45 miliardi di dollari, mostrano i dati dell’istituto.
Washington ha recentemente segnalato che potrebbe rimanere senza soldi per l’Ucraina se il Congresso non approverà alcuna nuova legge di spesa rilevante. La settimana scorsa, il Pentagono ha dichiarato che potenzialmente aveva solo 1 miliardo di dollari rimanente per gli aiuti militari all’Ucraina, e che d’ora in poi avrebbe dovuto razionare i pacchetti di armi.
La Russia ha ripetutamente affermato che le forniture di armi occidentali all’Ucraina non hanno avuto alcun impatto sulla situazione in prima linea. All’inizio di novembre, il ministro della Difesa russo Sergej Shoigu ha affermato che «malgrado la fornitura di nuovi tipi di armi NATO, il regime di Kiev sta perdendo».
L’esercito russo ha anche pubblicato regolarmente foto e video di mezzi corazzati ucraini distrutti, compresi i carri armati Leopard di fabbricazione tedesca, scrive RT.
Il sito governativo russo Sputnik aveva riferito di soldati tedeschi della Bundeswehr – l’esercito regolare tedesco – a pilotare carrarmati colpiti nella zona di Zaporiggia.
La Baerbock, allieva della London School for Economics, è arrivata a dire che avrebbe sostenuto l’Ucraina anche contro il volere del suo stesso elettorato.
Ad inizio anno, il ministro germanico aveva implicitamente dichiarato guerra alla Federazione Russa: «noi stiamo combattendo una guerra contro la Russia, non fra noi» aveva dichiarato solennemente il ministro germanico per spronare i partner europei a «fare di più» per l’Ucraina in una seduta all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa».
Come riportato da Renovatio 21, la Baerbock pochi mesi fasi era fatta insultare pubblicamente dal ministro degli Esteri ucraino Kuleba, che le ha detto in faccia, in conferenza stampa, che i missili Taurus tedeschi sarebbero stati comunque consegnati a Kiev, sarebbe solo questione di tempo, di fatto ridicolizzando l’autonomia decisionale di Berlino.
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Immagine di Mark Whittaker via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Geopolitica
Putin: l’Iran sta compiendo passi concreti per risolvere il conflitto con gli Stati Uniti
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Geopolitica
La Siria islamista valuta l’invio di migliaia di soldati in Yemen
La Siria governata ora dagli islamisti potrebbe unirsi all’offensiva militare sostenuta dall’Arabia Saudita contro gli Houthi in Yemen, schierando migliaia di soldati. Lo riporta Axios, che cita funzionari statunitensi.
Le forze governative yemenite riconosciute a livello internazionale hanno avviato una vasta controffensiva per riprendere i territori occupati dagli Houthi, sostenuti dall’Iran e noti anche come Ansar Allah, comprese le zone intorno allo stretto strategico di Bab el-Mandeb. La coalizione a guida saudita ha appoggiato l’operazione con pesanti raid aerei sulle posizioni Houthi.
Secondo Axios Riyadh e Damasco stanno discutendo il dispiegamento di un massimo di 20.000 soldati siriani. Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, in precedenza conosciuto come il terrorista jihadista ricercato al-Jolani alla guida del gruppo islamista Hayat Tahrir al-Sham (HTS), starebbe valutando la proposta, ma non avrebbe ancora deciso.
La questione sarebbe emersa martedì a Riyadh, nell’incontro tra al-Jolani e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, secondo le fonti. L’Arabia Saudita punta a rafforzare le forze governative yemenite, che i funzionari statunitensi descrivono come meno addestrate degli Houthi.
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Secondo Axios, Washington non si oppone in linea di principio alla proposta e la considera un modo per irrobustire l’offensiva senza un maggiore coinvolgimento americano. Il Comando centrale degli Stati Uniti sarebbe stato consultato anche sulle modalità di impiego delle truppe siriane.
Le unità siriane prese in esame includerebbero, secondo quanto riferito, migliaia di combattenti islamisti stranieri che hanno combattuto contro l’ex presidente Bashar al-Assad sotto l’egida di HTS prima della sua destituzione nel dicembre 2024. Il loro ingresso potrebbe accentuare le fratture settarie: tra i combattenti vi sono islamisti sunniti, mentre gli Houthi seguono l’islam sciita zaydita.
Reuters ha riferito separatamente che Damasco stava valutando un’assistenza militare, compreso un sostegno difensivo all’Arabia Saudita o la partecipazione a operazioni in Yemen. Il consigliere presidenziale siriano Ahmad Zaidan ha però negato che Riyadh avesse chiesto truppe, definendo le notizie infondate.
I nuovi scontri seguono le avanzate territoriali degli Houthi lungo la costa del Mar Rosso a settembre, che minacciano la navigazione attraverso Bab el-Mandeb, via commerciale essenziale tra Mar Rosso e Golfo di Aden. Quel passaggio ha assunto un peso particolare dopo le interruzioni nello Stretto di Hormuz legate alla guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Gli Houthi hanno anche detto di aver di fatto accerchiato Taiz, città chiave tra il nord e il sud dello Yemen e la costa del Mar Rosso, dopo aver tagliato una via di rifornimento vitale per il porto meridionale di Aden.
La coalizione a guida saudita ha dichiarato lunedì che all’offensiva hanno partecipato 100 aerei da combattimento e ha affermato di aver distrutto 324 obiettivi Houthi. Gli Houthi hanno risposto con attacchi missilistici e di droni sul territorio saudita, compresi colpi agli aeroporti di Riyadh e Abha che, secondo le autorità saudite, hanno causato diverse vittime.
Riyadh si è inoltre assicurata il sostegno militare di Turchia e Pakistan nell’ambito di un accordo di difesa collettiva soprannominato «NATO musulmana», firmato ad agosto.
Il conflitto in Yemen si è aggravato dopo la presa di Sana’a da parte degli Houthi nel 2014, che portò l’anno successivo a un intervento militare guidato dall’Arabia Saudita. I combattimenti si erano in larga parte attenuati dopo la tregua del 2022, per poi riaccendersi quest’anno.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa si era parlato di un intervento della nuova Siria jihadista in Libano contro Hezbollah, operazione «suggerita» dagli USA che di fatto toglierebbe non poca pressione allo Stato di Israele che combatte una guerra su sette fronti. Purtuttavia, l’al-Jolani aveva detto che la Siria non era «né disposta né preparata» per una campagna nel Paese limitrofo contro la potente milizia sciita.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Geopolitica
Rubio: l’adesione dell’Ucraina alla NATO «non è sul tavolo». Poi attacca globalismo e frontiere aperte
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