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Bioetica

«Dobbiamo rifiutare qualsiasi vaccino sviluppato usando bambini abortiti» dice un vescovo texano

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Il vescovo Joseph Strickland di Tyler, Texas, ha ribadito la sua opposizione ai vaccini creati usando linee cellulari di bambini abortiti di fronte ai vescovi del Regno Unito sostenendo che i cattolici hanno il “dovere di essere vaccinati, “Anche se la produzione del vaccino è moralmente problematica. Lo riferisce Lifesitenews.

 

«Rinnovo la mia richiesta di rifiutare qualsiasi vaccino sviluppato utilizzando bambini abortiti», ha twittato Strickland il 1 agosto.

 

«Rinnovo la mia richiesta di rifiutare qualsiasi vaccino sviluppato utilizzando bambini abortiti»

«Anche se ha avuto origine decenni fa, significa ancora che la vita di un bambino era finita prima che nascesse e quindi il suo corpo era usato come pezzi di ricambio. Non finiremo mai con l’aborto se non FERMIAMO QUESTO MALE!»

«Anche se ha avuto origine decenni fa, significa ancora che la vita di un bambino era finita prima che nascesse e quindi il suo corpo era usato come pezzi di ricambio»

Strickland ha pubblicato i suoi ultimi commenti sui vaccini sabato dopo che la Conferenza episcopale cattolica di Inghilterra e Galles (CBCEW) ha dichiarato la scorsa settimana che i cattolici hanno un «dovere prima facie da vaccinare».

 

Il documento CBCEW ha citato per la prima volta una dichiarazione vaticana del 2005 incentrata sulla questione morale dei vaccini che sono stati preparati da cellule derivate da feti umani abortiti prima di affermare il loro sostegno all’idea espressa in una dichiarazione della Pontificia Accademia per la vita del 2017 secondo cui «tutte le vaccinazioni clinicamente raccomandate possono essere usato con la coscienza pulita».

 

Ad aprile, Strickland ha pubblicato  una lettera pastorale chiedendo ai fedeli cattolici di unirsi a lui per contribuire a fermare qualsiasi sviluppo di un vaccino contro il coronavirus derivato da bambini abortiti.

«Tragicamente, le persone non sono a conoscenza o hanno scelto di chiudere un occhio sui progressi della scienza medica che consentono lo sviluppo di vaccini con l’uso all’ingrosso di corpi di bambini abortiti»

 

«Tragicamente, le persone non sono a conoscenza o hanno scelto di chiudere un occhio sui progressi della scienza medica che consentono lo sviluppo di vaccini con l’uso all’ingrosso di corpi di bambini abortiti», ha scritto il 23 aprile.

 

Strickland ha sottolineato che solo perché «il crimine dell’aborto è considerato legale nella nostra nazione non significa che sia moralmente lecito utilizzare i cadaveri di questi bambini per curare una pandemia globale. Questa pratica è malvagia».

 

«Come vostro pastore», scrisse il vescovo, «vi esorto ad unirti a me, ADESSO, nel parlare appassionatamente ma devotamente contro questa pratica. Come ho detto all’inizio di questa lettera, vi aiuterò a superare questa tempesta nel miglior modo possibile».

 

Strickland ha sottolineato che solo perché «il crimine dell’aborto è considerato legale nella nostra nazione non significa che sia moralmente lecito utilizzare i cadaveri di questi bambini per curare una pandemia globale. Questa pratica è malvagia»

Molti dei principali candidati al vaccino contro il coronavirus sia nel Regno Unito che negli Stati Uniti vengono sviluppati utilizzando linee cellulari fetali originariamente derivate dai tessuti dei bambini abortiti negli anni ’70 e ’80.

 

In una lettera aperta pubblicata a maggio, il clero cattolico e i laici guidati dall’ex nunzio papale Arcivescovo Carlo Maria Viganò e dai cardinali Gerhard Ludwig Mueller, Joseph Zen e Janis Pujats hanno affermato che «per i cattolici è moralmente inaccettabile sviluppare o usare vaccini derivati ​​da materiale da feti abortiti ».

 

 

 

 

Immagine di Peytonlow via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

 

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La Corte Suprema indiana estende l’aborto fino a 24 settimane di gravidanza

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La Corte Suprema indiana ha stabilito che tutte le donne, indipendentemente dallo stato marziale, potranno ora abortire legalmente fino alla settimana 24 di gravidanza.

 

«La decisione di abortire o meno è motivata da complicate circostanze della vita, che solo la donna può scegliere alle sue condizioni senza interferenze o influenze esterne», ha affermato la Corte Suprema della nazione nella sua sentenza, secondo l’Associated Press.

 

La sentenza di giovedì era di garantire che tutte le donne potessero abortire, indipendentemente dal loro status nella società. La legge precedente limitava l’accesso all’aborto alle donne single alla settimana 20 di gravidanza, mentre le donne sposate potevano uccidere i loro bambini non ancora nati fino alla 24 ªsettimana.

 

«La distinzione artificiale tra donne sposate e non sposate non può essere sostenuta», ha affermato il giudice Dhananjaya Y. Chandrachud. «Le donne devono avere autonomia per poter esercitare liberamente questi diritti».

 

La sentenza di giovedì è stata richiesta in risposta a una madre single incinta a cui è stato negato l’aborto a luglio perché non era sposata e aveva superato il limite di 20 settimane per le donne single. La corte ha successivamente ritirato questa decisione e ha permesso alla madre di abortire il suo bambino non ancora nato fino al punto di 24 settimane. Questa decisione ha stabilito un precedente che ha indotto il tribunale a consentire a tutte le donne di abortire i propri figli durante questa fase successiva della gravidanza.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso un altro verdetto della giustizia indiana aveva reso legale l’«aborto per povertà».

 

L’India è inoltre una delle principali patrie dell’aborto sesso-selettivo, che ogni anno uccide milioni di bambine, cosa che dovrebbe mandare in cortocircuito le femministe, ma non è chiaro se ci arrivino davvero a capirlo.

 

È possibile dire che quindi l’India è uno Stato femminicida?

 

Di certo, oltre alla diffusa pratica dell’utero in affitto, è emersa in India anche l’inquietante tendenza all’asporto dell’utero delle braccianti, che vengono portate a farsi asportare l’organo riproduttivo così da aumentare la loro produttività nei campi.

 

 

 

Immagine di Pinakpani via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

 

 

 

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Bangkok legalizza l’aborto fino a 20 settimane

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il nuovo provvedimento che entrerà in vigore il 26 ottobre aggiorna il precedente, che solo lo scorso anno e dopo una sentenza della Corte suprema aveva introdotto la possibilità dell’interruzione di gravidanza per un periodo più ristretto. Evidente la spinta alla liberalizzazione. La contrarietà della Conferenza episcopale thailandese ma anche di molte organizzazioni buddhiste.

 

 

La Thailandia si avvia a legalizzare l’aborto fino a 20 settimane, estendendo il precedente termine di 12 indicato nella modifica al Codice penale e in vigore soltanto dal 7 febbraio 2021. Una decisione che – allora – era stata sollecitata da una sentenza della Corte costituzionale, contraria alla criminalizzazione dell’interruzione di gravidanza.

 

Dal 26 ottobre, data in cui entreranno in vigore le nuove norme, saranno ancora meno rigidi i vincoli per accedervi: sono previsti solo l’informazione per le donne che vogliano ricorrere all’aborto e un parere medico su eventuali rischi.

 

Di fatto si tratta di una sostanziale depenalizzazione, confermata dal governo in una dichiarazione diffusa ieri dopo la pubblicazione della legge sulla Gazzetta Reale del 26 settembre.

 

La posizione ufficiale rispetto all’aborto è, dunque, passata in poco più di venti mesi dalla proibizione più rigida – con esclusione delle gravidanze a seguito di violenza o di grave pericolo per la salute della madre, e multe per i trasgressori che arrivavano fino a 10mila baht (circa 280 euro) accompagnate da pene detentive fino a sei mesi – a una liberalizzazione con pochissimi vincoli.

 

Questo non significa tuttavia che la pratica, comunque diffusa, sia socialmente accettata e il percorso precedente l’approvazione dell’aborto lo scorso anno (come pure il dibattito successivo) hanno mostrato una forte contrarietà (…)

 

L’organizzazione buddhista nazionale non si era apertamente espressa sulla questione. Tuttavia molti cittadini avevano mantenuto un’opposizione di carattere morale contro l’aborto, sostenuta anche dalle altre organizzazioni religiose ammesse nel Paese, tra cui la Chiesa cattolica, che si era opposta con impegno alla nuova legge pur rappresentando meno dell’1% della popolazione thailandese.

 

Lo scorso anno, davanti alla prospettiva della legalizzazione, ai sostenitori dell’aborto che ponevano l’accento sulla necessità di un provvedimento che meglio tutelasse sul piano legale e medico le donne in caso di gravidanza indesiderata, la Chiesa thailandese aveva risposto sottolineando i diritti dei bambini non nati e il sostegno alle madri.

 

Il responsabile per l’assistenza pastorale della Conferenza episcopale thailandese, padre Pairat Sriprasert, allora aveva dichiarato che la contrarietà dei cattolici riguardava un provvedimento che «aggira il problema ma non lo risolve».

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione AsiaNews e le sue campagne.

 

 

Renovatio 21 offre questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

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Bioetica

La sorella conferma: «non è vero che Giorgia Meloni è contro l’aborto»

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Il quotidiano agnelliano La Stampa ha intervistato ieri Arianna Meloni, 47enne sorella della vincitrice delle elezioni Giorgia.

 

Le domande spaziavano dalla «difesa dell’Europa e della NATO («Certamente, lo ha spiegato molte volte e lo proverà con i fatti»), alla lista dei ministri, ai rapporti con la leadership di centrodestra, agli strilli dei giornali per il paventato «ritorno del fascismo».

 

«Chi l’ha attaccata durante la campagna elettorale dovrà ricredersi» ha detto la sorella della possibile futura presidente del Consiglio.

 

«Hanno detto che Giorgia è contro la legge 194 sull’aborto, ma non è vero. Lei è dalla parte delle donne e dei diritti acquisiti. Chi l’ha accusata lo ha fatto per renderla ridicola ma ha perso perché mia sorella dimostrerà il suo valore e i suoi principi».

 

Questa ci sembra la parte più rilevante dell’intervista. Come si possa essere di destra, o anche solo conservatori, e magari poi professarsi pure cattolici (non abbiamo mai capito se sia il suo caso) e poi negare di essere contro l’aborto è certamente posizione nuovo, o almeno lo è il parlarne così apertamente.

 

È un segno dei tempi: la destra è divenuta non solo abortista, ma anche timorosa di sembrare antiabortista. Non si tratta di un cambiamento di poco conto.

 

Esso riflette uno smottamento più generale: è di pochi giorni fa la dichiarazione del Paglia che parla della legge assassina genocida 194/78 come di un «pilastro della società». Eccerto: milioni di sacrifici umani senza i quali il nostro Paese, che ora è in inverno demografico e che importa gommonauti africani a bizzeffe, non poteva proprio esistere.

 

Così è: l’aborto di destra è realtà. Perché ricordiamoci che la destra mica deve essere per forza cattolica: l’ateismo non è che facesse difetto anche a certi esponenti storici innominabili.

 

Il controverso pensatore cattolico brasiliano Plinio Correa de Oliveira parlava di «trasbordo ideologico inavvertito», noi più semplicemente pensiamo alla rana bollita. La rana della destra è oramai stata completamente bollita nel pentolone dell’abortismo del Mondo moderno, diktat irrinunziabile dell’establishment di ogni angolo della Terra.

 

Per i lettori di Renovatio 21, tuttavia, questa rivelazione del famiglio della Meloni non è una novità.

 

Alla pubblicazione di Dobbs, la rivoluzionaria sentenza della Corte Suprema USA che nega l’aborto come diritto federale americano, la  Meloni aveva dichiarato la sua posizione sul libero aborto: «“Vaneggia” chi, pur di attaccarla, pensa che il suo partito lavori all’abolizione della legge» 194, scriveva l’ANSA riportando il suo pensiero. La Meloni non voleva paragoni con quanto accaduto  con il pronunciamento della Supreme Court: «chi lo fa, probabilmente, è in malafede o ha obiettivi ideologici».

 

Anche i candidati eletti sembrano rispecchiare la linea dell’«abortismo conservatore», con la 194 che non va toccata in alcun modo.

 

La candidata Eugenia Roccella, già parlamentare per il PDL e poi per il partito scissionista biodegradabile para-cattolico NCD, è stata rieletta in Calabria per Fratelli d’Italia. A inizio settembre aveva rilasciato una intervista a Il Giornale titolata dalla testata «La 194 non si tocca. Ma si fa ancora troppo poco per la maternità».

 

Concetto ribadito da Maria Rachele Ruiu, altra candidata appena eletta tra le file di FdI, che ha ripetuto il concetto in una intervista sempre a Il Giornale: una richiesta di abolizione della 194 «non avrebbe alcun senso né risultato».

 

Colpisce che entrambe le candidate sono considerate esponenti del mondo cattolico e pro-life.

 

Ma abbiamo capito cosa è successo: siamo passati di fase, come nella più classica Finestra di Overton, l’aborto da «impensabile» e «radicale» è divenuta «accettabile» e «razionale». Non c’è bisogno, in realtà, del passaggio a «popolare», perché siamo già, da 44 anni, alla fase successiva: la legalizzazione – che, ricordiamolo, fu fatta da un governo democristiano…

 

 

 

 

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