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Epidemie

Epidemia di streptococco tra i bambini italiani. Gli antibiotici sembrano spariti: cosa sta succedendo?

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Oramai è incontrovertibile: c’è un boom di contagi di streptococco tra i nostri figli. Nessuno se lo aspettava. In alcuni casi aneddotici raccontatici, i sintomi non sono nemmeno quelli tipici – laringite – e si è scoperto dell’infezione solo dopo richiesta del pediatra.

 

«Contagi e reinfezioni a ping pong che stanno prolungando focolai di faringiti e scarlattina nonostante sia maggio inoltrato», ha detto a Repubblica del Tavolo Tecnico di Malattie Infettive della Società Italiana di Pediatria. Si tratta di un «picco fuori stagione, con bimbi che si ricontagiano anche dopo poco tempo».

 

Vi sembra di aver già sentito, di recente, qualcosa del genere?

 

Ad ogni modo, casi sono ovunque – difficile trovare una classe delle elementari che non abbia qualcuno che vi sia passato. Abbiamo sentito una pediatra, che ci ha confermato, i casi sono moltissimi. Il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) ha parlato di «un aumento del 50% delle infezioni, soprattutto tra bambini e ragazzi».

 

Le farmacie che facevano i test COVID ora offrono anche la prova dello streptococco, che consiste in un tampone da passare in gola. Secondo alcune stime la vendita di test per il batterio sarebbe aumentata del 2000%. Per dare un’idea dallo scorso ottobre a marzo ne erano stati venduti 77.661; da ottobre 2021 a marzo 2022 il numero era 3.857: un aumento di venti volte.

 

Le spiegazioni sono eccezionali: «dopo la pandemia sono tornate le infezioni che prima erano tenute sotto controllo grazie a distanziamento, igiene e mascherine» dicono gli «esperti» sentiti da Repubblica, e non si capisce se abbiano nostalgia del lockdown o stiano dicendo che è sempre stata così, siamo noi che non ce lo ricordiamo.

 

Ci eravamo chiesti, lo scorso novembre, cos’era quella strana influenza, che i bambini prendevano reiteratamente, spuntata d’improvviso. Per chi se la ricorda funzionava così: due settimane quasi di influenza, con una intera di febbre alta (39°C e perfino di più). Finito un bambino, iniziava il fratello o la sorella: un’incubazione lenta, molto inusuale – tanti genitori possono testimoniarlo. Tosse forte, mal di gola. Le classi delle scuole primarie erano dimezzate o giù di lì.

 

Questo anno scolastico di malattie ripetute lasciava tante domande, a cui le autorità non avevano davvero intenzione di rispondere. Virologi, medici della mutua importanti e alti funzionari dello Stato sanitario parlarono di un influenza quest’anno è arrivata con un mese di anticipo. Nonostante l’ammissione di essere stati colti di sorpresa da un ceppo che quindi non può che essere imprevisto, perorarono la causa del vaccino antinfluenzale, il ministro della Salute Schillaci – che rammentiamo come parte del CTS pandemico – in testa.

 

«Potrebbe aiutare e proteggersi dal contagio, come abbiamo già visto con il COVID», si disse. Nessuna logica possibile, il solito delirio vaccinista che oramai ci fa sbadigliare.

 

Nessuna risposta, tuttavia, alla domanda che si poneva ogni genitore: cos’era quel picco improvviso di quella strana, coriacea malattia?

 

Una risposta la diede, forse sbadatamente, Florian Krammer, professore di vaccinologia presso il Dipartimento di Microbiologia della Icahn School of Medicine del Mount Sinai Hospital (prestigioso ospedale di Nuova York) e condirettore del Center for Vaccine Research and Pandemic Preparedness, che si lasciò andare ad una ammissione sincera sul New York Times.

 

«Gli scienziati hanno ‌osservato in passate pandemie che un nuovo virus può ‌‌influenzare la circolazione di quelli esistenti. Un esempio è il virus dell’influenza. Durante le ultime tre pandemie influenzali, nel 1957, 1968 e‌ 2009, i virus dell’influenza A che erano nuovi per l’uomo hanno sostituito alcuni dei virus influenzali che circolavano già all’epoca, provocando l’estinzione di alcuni dei virus più vecchi».

 

Tuttavia, ammetteva il super-vaccinologo, «gli scienziati non comprendono appieno perché ciò accada». Un’onestà da stringergli la mano.

 

Vennero fatte delle speculazioni: è il sistema immunitario dei bambini atrofizzato dal lockdown, si sussurrava. Nessuno, ovviamente, aveva in mano le prove di questa possibilità, e intavolare un qualche studio di questo tipo è qualcosa che ovviamente ti distrugge la carriera medico-scientifica – e anche quando si porta alla luce una ricerca, bisogna essere pronti ad essere derisi, spernacchiati, minacciati, censurati.

 

Epperò, eccoti il mistero delle epatiti infantili aumentate in modo scioccante: colpiti 12 Paesi diversi, con 169 casi di «epatite acuta di origine sconosciuta» rilevati dall’ottobre 2021, aveva rivelato l’OMS.

 

«Penso che sia probabile che i bambini che si mescolano negli asili e nelle scuole abbiano un’immunità agli adenovirus stagionali inferiore rispetto agli anni precedenti a causa delle restrizioni», aveva affermato il professor Simon Taylor-Robinson, epatologo dell’Imperial College di Londra. «Ciò significa che potrebbero essere più a rischio di sviluppare l’epatite perché la loro risposta immunitaria è più debole al virus».

 

Insomma, l’ipotesi è quella dell’incremento di bambini con l’ epatite come uno dei tanti effetti collaterali del lockdown, che sono tanti e tremendi, nel corpo e nella mente. Più lockdown, meno immunità, disse un’analisi dell’Institute of Health Metrics and Evaluation (IHME) della School of Medicine dell’Università di Washington osservando la situazione della Cina in lockdown zero-COVID sino alle manifestazioni di protesta massive di fine 2022.

 

Ora, ci chiediamo se, a distanza di mesi dalla fine dei lockdown e dei green pass, stiamo vivendo sulla pelle dei nostri figli un’ulteriore conseguenza crudele della disgrazia politica pandemica.

 

Anche perché finalmente la tesi ha preso a circolare sui giornaloni. «L’impennata di faringite da streptococco di gruppo A e di scarlattina, vista negli ultimi mesi “è legata a un debito immunologico nella popolazione”» scrive Repubblica citando una professoressa di pediatria all’Università di Parma, un fenomeno «dovuto alla minore circolazione di patogeni durante la pandemia COVID». Si tratta di «infezioni che spesso, con un “effetto ping pong” tornano anche due o tre volte sullo stesso bambino, portando a più cicli di antibiotici in poche settimane».

 

Come l’altra volta con l’influenza ad autunno, dobbiamo quindi preparaci a ritorni improvvisi. Invece che di virus, però, ora parliamo di batteri. E quindi, di antibiotici. Qui sorge la seconda cosa strana, e pericolosissima, di questi giorni.

 

È sparita dalle farmacie l’amoxicillina, il farmaco ritenuto migliore contro lo streptococco ß-emolitico di gruppo A, che secondo le prescrizioni che stiamo vedendo girare va preso per una diecina di giorni, rendendo quindi necessario l’acquisto di più flaconi.

 

Ma il prodotto non si trova facilmente. La carenza è patente. «un grave e serio problema»: l’Associazione Italiana Pediatri (ACP), la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMO) hanno vergato una lettera all’AIFA chiedendo che «vengano prontamente attivate iniziative efficienti per sopperire alla carenza di farmaci classificati come “essenziali”, una carenza che limita la qualità delle cure di infezioni frequenti nella popolazione tutta. Una situazione che sta cronicizzando e che quindi va anche prevenuta in futuro».

 

La carenza di amoxicillina «sta inducendo sempre di più la prescrizione di inappropriate alternative terapeutiche, con l’aumentato rischio della comparsa di effetti avversi e reazioni avverse», scrivono i pediatri, sottolineando che nei casi di infezione di faringotonsillite, otite e polmonite batterica «ogni alternativa terapeutica rappresenterebbe, comunque, una scelta non appropriata. Basta pensare alle infezioni da streptococco ß-emolitico di gruppo A per le quali il farmaco è di elezione, o in termini di antibiotico resistenza, ai ceppi di E.Coli, sempre più resistenti all’amoxicillina-acido clavulanico, maggiormente e anche impropriamente utilizzato nel contesto pediatrico italiano».

 

Insomma vostro figlio può rimanere senza medicine, per una malattia che leggerissima non è, vista la persistenza. È una situazione, per il cittadino non nulliparo, di gravità totale. Vedere che nel frattempo il capo dello Stato riceve Zelens’kyj, il premier va al G7 di Hiroshima (dove incontrerà, sorpresa sorpresa, Zelens’kyj) e che il ministro della Salute è Schillaci non aiuta a rassicurarci.

 

Qualcuno sta facendo qualcosa per questa emergenza?

 

O anche solo: qualcuno sa dirci costa sta succedendo? Come mai mancano i farmaci?

 

Abbiamo fatto un giro tra pediatri e farmacisti. Nessuno, in realtà, ci ha saputo dire con precisione l’origine di questo impasse, piuttosto inedito. Tuttavia, ci hanno avanzato delle teorie. Dicono che siano finite le materie prime per gli antibiotici.  Medici e farmacisti non sono tenuti a saperlo, tuttavia l’Europa ha, ovviamente, generato una dipendenza con l’Asia riguardo la fornitura di principi attivi: il 74% arriva da India e Cina. Un articolo sul Sole 24 ore ci dice che con i cinesi «molti rallentamenti per il COVID e solo ora ha fatto ripartire a pieno regime tutte le filiere», insomma colpa del COVID. Sarà vero?

 

Un farmacista, che vuole rimanere anonimo ma conferma soprattutto la carenza degli sciroppi antibiotici per bambini, ci dice che una celeberrima società di Big Pharma ha cessato la produzione di un antibiotico molti diffuso e gli altri piccoli produttori stanno quindi correndo a coprire il buco di mercato creatosi. Sarà vero?

 

Poi c’è chi rammenta la campagna di demonizzazione contro i consumatori di antibiotici partita in era COVID, quando sottrarsi al protocollo Speranza – tachipirina e vigile attesa – e comprare pastiglie di azitromicina su prescrizione di qualche medico non allineatissimo era visto come un atto indegno, un oltraggio al pudore pandemico, una sorta di alto tradimento sanitario e morale della comunità nazionale.

 

L’antibiotico era un farmaco no-vax, il suo acquisto un segno incontrovertibile di appartenenza alla teppa antivaccinista, alla masnada no-green pass, alla contagiosa e infame feccia complottista di cui l’establishment politico-mediatico e la massa vaccina chiedevano a gran voce l’eliminazione in quanto «non più umani».

 

È un rigurgito di quel momento? C’è da qualche parte una guerra agli antibiotici?

 

Qualcuno mi bisbiglia: sì, ci deve essere. Forse sono spaventati dalla prospettiva dell’antibiotico-resistenza, l’idea che troppi farmaci ad un certo punto faranno emergere un superbatterio sterminatore.

 

A dire la verità, nonostante le campagne martellanti, del superbaco genocida non sembrano preoccupati. Mesi fa uno studio pubblicato su PNAS aveva associato l’uso di antidepressivi ai superbatteri antibiotico-resistenti: ma non è che qualcuno si sta anche solo lontanamente sognando di togliere le droghe psichiatriche ai consumatori, che in Italia sono milioni, forse un sesto, un quinto dell’intera popolazione – con un netto aumento, dice l’AIFA, di bambini psicofarmacizzati con la pandemia.

 

C’è poi il caso del supervirus che potrebbe crearsi con l’uso degli adenovirus nei vaccini, la biologa Pamela Hacker a inizio pandemia aveva ipotizzato lo scenario agghiacciante della creazione di un «supervirus», creato dal virus del vaccino mischiato a virus naturali, un mostro che sarebbe davvero inarrestabile e letale.

 

Per non parlare dell’ipotesi del superbatterio da trapianto. È stato immaginato che l’uso di immunosoppressori per prevenire il rigetto dell’organo trapiantato (chissà perché, il corpo non lo vuole…) possa portare ad una suscettibilità maggiore a infezioni, comprese quelle causate da batteri resistenti agli antibiotici, che sono farmaci che ai trapiantati si somministrano pure.

 

Insomma: importa loro qualcosa dei superbatteri e dei supervirus? Dell’antibiotico resistenza e del rischio di disastro pandemico ulteriore ingenerato dalle loro stesse misure sanitarie?

 

A giudicare da quello che fanno, no.

 

E quindi, cari i nostri lettori cittadini sincero-democratici, fatevene una ragione: anche qui, dovrete vivere sapendo di non aver alcuna protezione, brancolando nel buio e con il pensiero che forse l’intero sistema sia una macchina atta non alla vostra difesa, ma alla cancellazione vostra e dei vostri figli – un’operazione per la vostra sofferenza e la vostra eliminazione finanziata ovviamente con le vostre tasse.

 

Ciò accade perché lo Stato moderno è governato dalla Cultura della Morte. La Necrocultura è il sistema operativo degli apparati che vi contengono.

 

Un po’ forse lo avevate capito. Il vostro interesse, e pure la vostra incolumità, non stanno esattamente in cima ai loro pensieri – e figurarsi se lo è, quindi, lo sciroppo per guarire i bambini che vi hanno spesso detto (con i film e le serie, con l’«educazione sessuale» che insegna ai bambini la masturbazione e il gender, con la propaganda climatico-ecofascista, con programmi massivi di sterminio, pardon, di «controllo delle nascite» come l’aborto pubblico reso «diritto umano» e gioco social tra ragazzine) di non mettere al mondo.

 

Pensateci. Le Forze dell’Ordine sono così interessate ai ladri che vi hanno sventrato la casa?

 

La magistratura si sta occupando di certe emergenze che richiederebbero indagini, come peraltro stabilito dall’obbligo di azione penale previsto nel nostro ordinamento?

 

Il ministero della Difesa sta difendendovi quando regala carrarmati, antiaerea, armamenti di ogni tipo ad una banda fuori controllo che vuole trascinarci nella Terza Guerra Mondiale, magari combattuta a colpi di testate termonucleari? (e siamo un Paese che, grazie alle basi anche atomiche dell’occupante USA, è di certo un bersaglio)

 

Il governo che impedisce alle aziende di continuare a vendere ai loro clienti vi sta favorendo?

 

L’insegnante che insegna a vostra figlia che può decidere di divenire vostro figlio, lo sta formando?

 

I dottori che vi hanno vaccinato erano certi che stavano ippocraticamente perseguendo la vostra salute?

 

La Commissione Europea vi sta aiutando quando vi priva del primo partner energetico del Paese e vi quadruplica le bollette?

 

L’onesto contribuente non-nulliparo si risponda da solo. E pensi a trovare l’antibiotico per lo streptococco che misteriosamente si è infilato nella gola del suo bambino. Perché se non ci pensa lui, non ci penserà nessun altro.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Epidemie

Mons. Viganò: Vaticano complice di Fauci

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L’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rilasciato su X un suo commento sul caso del dottor Anthony Fauci, plenipotenziario statunitense delle restrizioni COVID durante l’anno pandemico. Il Fauci ha avuto influenza non solo nel contesto americano ma in quello mondiale.

 

Il prelato lombardo ricorda, in particolare, quanto concretamente il Vaticano abbia agito all’unisono con i dittatori della psicopandemia, onorando e fiancheggiando il Fauci.

 

«Il 6 maggio 2021, mentre il mondo intero era ancora sotto il giogo della dittatura sanitaria, la Santa Sede ospitava – sotto l’egida del Pontificio Consiglio della Cultura – una Conferenza intitolata “Exploring the Mind, Body & Soul. Unite to Prevent & Unite to Cure”» ricorda Viganò. «Ad aprire i lavori non era un teologo, non un pastore, non un difensore della legge naturale. Era Anthony Fauci. Accanto a lui Deepak Chopra, Chelsea Clinton… e, nel programma, i vertici di Pfizer e Moderna».


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«La stessa Santa Sede che avrebbe dovuto alzare la voce contro la menzogna, contro la sperimentazione di massa, contro la sospensione dei diritti fondamentali, collaborò attivamente con gli architetti di quella che è stata – e resta – una delle più grandi operazioni di controllo sociale e di frode sanitaria della storia contemporanea: un vero e proprio crimine contro l’umanità» continua Sua Eccellenza.

 

«Non possono dire che non sapevano. Non possono dire che non erano stati avvertiti. io stesso denunciai sin dal maggio del 2020 la frode pandemica e per ben due volte scrissi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, per mettere in guardia contro l’adesione acritica a una narrativa pseudo-scientifica che contraddiceva non solo la prudenza, ma i principi non negoziabili della morale cattolica. Fui ignorato e ostracizzato. Come lo furono tanti altri».

 

«L’evento del maggio 2021 non è stata una “semplice conferenza”. È stata una manifestazione pubblica di complicità. La Santa Sede non si è limitata a tacere: ha offerto la propria autorità morale e la propria immagine a coloro che, in nome della “salute”, hanno imposto limitazioni delle libertà fondamentali, discriminazioni, ricatti e soprattutto sieri sperimentali che hanno procurato la morte a milioni di persone: una vera e propria ecatombe ancora in atto per i danni causati da quei sieri» tuona l’arcivescovo.

 

«Bergoglio – che passerà alla storia come responsabile dello sterminio pianificato di milioni di persone – se n’è andato al suo destino, ma molti dei suoi più stretti collaboratori sono ancora al loro posto. Prevost ha assecondato la narrazione della farsa-pandemica promuovendo mascherine, distanziamento sociale e vaccinazioni di massa. Se oggi Leone continuasse a sostenere la narrazione mainstream, proprio quando la frode sanitaria è ormai ufficialmente riconosciuta, non farebbe che confermare la continuità con Bergoglio anche in questo».

 

«Chi tace di fronte al crimine, o peggio lo legittima con il proprio consenso, se ne rende corresponsabile. Che questo non sia dimenticato. Che resti scritto» conclude il già nunzio apostolico negli USA.

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Va detto come sin da subito monsignor Viganò ha veduto in Fauci il chiaro esecutore del folle piano di sottomissione mondialista chiamato «pandemia COVID».

 

Lo scorso settembre, difendendo l’avvocato tedesco imprigionato, il monsignore scriveva che «non è l’avvocato Fuellmich che dovrebbe essere in prigione, ma coloro che hanno commesso il più grande crimine contro l’umanità: Anthony Fauci, Bill Gates, Klaus Schwab, George Soros, Ursula von der Leyen, Albert Bourla, e tutti i loro complici ed emissari, soprattutto quelli che ricoprono cariche istituzionali»

 

Nell’aprile 2021, denunziando la conferenza, Viganò scrisse «del famigerato Anthony Fauci, i cui scandalosi conflitti di interesse non hanno impedito che si impadronisse della gestione della pandemia negli Stati Uniti», concludendo che «la Santa Sede si è fatta serva del Nuovo Ordine Mondiale, del globalismo massonico, della religione del vaccino».

 

Come riportato da Renovatio 21, vi è stato un rapporto diretto tra il Vaticano e la Big Pharma del siero mRNA, realizzato in incontri multipli, fino ad un certo punto segreti, tra il papa e il CEO del colosso. Il papato bergogliano impose draconianamente a tutti i residenti in Vaticano la dose di vaccino genico sperimentale, minacciando (e ottenendo) l’espulsione di coloro che vi si opponevano.

 

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Ambiente

La Xylella come prova generale del COVID. Intervista al professor Luca Marini

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Si torna a parlare di Xylella, un allarme mediatico inflitto alla popolazione italiana tutta nel corso oramai di lustri. Ma cosa può nascondersi dietro questo ulteriore fenomeno epidemico-emergenziale? Quali dinamiche sono davvero in gioco? Ne abbiamo discusso con una delle uniche voci davvero dissidenti – ed indipendenti – emersa con forza nel biennio pandemico: il prof. Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma ed ex vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. Sul caso il professore ha opinioni taglienti e sorprendenti.   Professore, la diffusione del batterio Xylella, che secondo alcuni provoca la morte degli olivi, è un tema praticamente sconosciuto al di fuori dei confini della Puglia. Lei, però, afferma da anni che si tratta di una problematica di portata nazionale, anzi globale. Vuole provare a spiegarci perché? Perché dal punto di vista scientifico, comunicativo e biopolitico l’affaire Xylella è stata la prova generale del COVID: ma la sua percezione è molto limitata, perché ha riguardato solo una regione d’Italia, anzi solo una parte di quella regione, e conseguentemente una aliquota molto ridotta di italiani.   Senta, proviamo a fare un po’ ordine. Quando è iniziato l’affaire Xylella? Quasi quindici anni fa, quando il batterio venne identificato per la prima volta nel Salento. Ma i sintomi della fitopatia nota come «Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo» (CODIRO), di cui la Xylella sarebbe una concausa, erano già noti. Consideri che, secondo alcuni studiosi, i disseccamenti sono praticamente ciclici, anche se su orizzonti temporali molto ampi, praticamente secolari.

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E come è comparso il batterio? E chi lo sa? Due inchieste, una avviata dalla procura di Lecce, l’altra della procura di Bari, sono state archiviate. Fino a qualche tempo fa, qualcuno affermava che il batterio si fosse diffuso dopo lo svolgimento di un workshop sul tema svoltosi in Puglia nei primi anni Dieci. Oggi nessuno ne parla più.   Ma se il workshop avesse costituito l’occasione per diffondere la Xylella, si potrebbe parlare di un vero e proprio complotto? Che vuole che le dica? Pensi al COVID: qualcuno è riuscito a dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il virus SARS-CoV-2 sia, o non sia, stato diffuso intenzionalmente? In ogni caso, lasci che glielo dica, a me, come studioso, questo è un aspetto che interessa solo marginalmente.   In che senso? Ma sì, a me, come giurista e studioso di biopolitica, interessa la gestione della problematica. Che la causa sia naturale o umana (e io, per esperienza, propenderei comunque per questa seconda soluzione) cambia poco, se non, nel secondo caso, sul piano delle responsabilità da accertarsi in sede giudiziaria.

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E allora ci dica: come è stata gestita la questione Xylella? Imputando esclusivamente a essa la causa del CODIRO. Sulla base delle conclusioni raggiunte da una parte della comunità scientifica, la normativa europea e italiana, dopo un lungo periodo di attendismo che potrebbe non essere stato del tutto casuale, si sono concentrate sulla lotta al batterio imponendo soluzioni peggiori del male perché fondate, in prima battuta, su una sola misura: l’eradicazione degli olivi. Niente ricerca scientifica, niente di niente: solo eradicazioni.   Si è trattato di un approccio un po’ radicale, no? Soprattutto se si pensa che le eradicazioni, non solo degli olivi colpiti dal CODIRO, ma di tutti quelli presenti nel raggio di 100 metri da quello considerato malato, venivano effettuate in nome e per conto del principio di precauzione, un principio che nessuno, in Europa, invocava più dal 2003, e cioè da quando era stata liberalizzata la commercializzazione degli alimenti contenenti, costituiti o derivati da OGM. Praticamente, abbiamo assistito e continuiamo ad assistere al paradosso di alberi sani abbattuti per precauzione e di cibi transgenici (come di apparati produttivi letali) imposti alla popolazione. Questa, del resto, è l’Europa che vuole il capitalismo ultra-finanziario e digitale.   Torniamo alla Xylella. In seguito, all’eradicazione si sono aggiunte altre misure eterogenee, dal reimpianto di varietà considerati resistenti alla Xylella alle cosiddette buone pratiche agricole volte a limitare la diffusione di un insetto la [Sputacchina, ndr] che nel frattempo era stato individuato come vettore del batterio. Tutte queste misure, comunque, hanno prodotto, di fatto, risultati univoci e disastrosi.   Di che tipo? Pensi al contrasto alla Sputacchina, che si traduce nella necessità di eliminare l’erba in cui vive e si sposta l’insetto: questo risultato può essere ottenuto o con arature periodiche, i cui costi sono cresciuti negli ultimi anni in modo tale da risultare praticamente insostenibili per chi non disponga di macchinari propri, o con l’impiego di ben più economici diserbanti, preferiti dalla maggior parte dei coltivatori. Ciò vuol dire che, se una delle concause del CODIRO fosse proprio l’uso massiccio di diserbanti, la soluzione normativa finirebbe per instaurare una spirale viziosa. Ma non è tutto qui.   Perché, c’è di peggio? Certo. A distanza di quindici anni dall’inizio della vicenda, solo gli osservatori più ottusi potrebbero ostinarsi a negare che la gestione della Xylella non sia servito, di fatto, a 1) ostacolare la ricerca di altre possibili cause del CODIRO, con specifico riferimento, come detto, all’uso massiccio di diserbanti e fitofarmaci; 2) ridurre la biodiversità imponendo, in luogo degli olivi espiantati, il reimpianto di un numero ridottissimo di varietà (in origine una sola), ciò che fatalmente favorirà la diffusione di future fitopatie; 3) standardizzare verso il basso la qualità dell’olio prodotto a detrimento non solo delle tanto celebrate eccellenze alimentari e del Made in Italy, ma anche della dieta mediterranea, con intuibili conseguenze sulla salute umana se è vero che l’uomo è ciò che mangia; 4) compromettere la sopravvivenza dei piccoli produttori mediante la sostituzione di pratiche e modelli agricoli tradizionali con metodi e sistemi agro-industriali e, quindi, favorire ulteriormente i processi di concentrazione della proprietà e di globalizzazione dei mercati; 5) modificare permanentemente il paesaggio pugliese quale preludio all’insediamento di infrastrutture simbolo di una controversa transizione ecologica ed energetica, dalle pale eoliche ai parchi fotovoltaici alla TAP; 6) non ultimo, dividere la società tra «negazionisti» e «regolisti», e cioè tra scettici oscurantisti in odore di anarchia e zelanti cittadini ossequiosi delle leggi, secondo il classico evergreen «divide et impera».

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Messa così è difficile pensare che dietro tutta questa storia non ci sia un complotto. Diciamo che la gestione della Xylella, azzerando diritti e libertà fondamentali di quanti (pugliesi e non) hanno dovuto sottostare a un impianto normativo scellerato, costituisce nient’altro che una applicazione del metodo totalitario, metodo che consiste, in buona sostanza, nel manipolare i dati scientifici per propagandare il terrore al fine ultimo di soggiogare i cittadini.    Sembra di ascoltare il tormentone post-COVID.  Se preferisce, diciamo che le misure di gestione dell’emergenza Xylella hanno avuto come scopo precipuo – con largo anticipo rispetto al COVID – l’azzeramento della libertà e dell’autonomia individuale quale preludio all’instaurazione e all’accettazione acritica del totalitarismo biopolitico globale, e cioè del totalitarismo promosso dalle élites finanziarie transnazionali di matrice giudaico-massonica che punta a controllare l’intera dimensione psico-fisica dell’essere umano, dalla nascita alla morte.   Certo è strano che tutto ciò sia stato sperimentato in un settore, come l’agricoltura, la cui importanza, tutto sommato, non sembra determinante. Niente di più logico, invece. il complesso di conoscenze antropologiche, culturali e medico-religiose direttamente connesso al mondo rurale, unitamente alle possibilità di autarchica sussistenza che da sempre assicura l’agricoltura, sono viste come un pericolo nel quadro dell’euro-globalismo promosso dal capitalismo ultra-finanziario e digitale. E quindi non deve stupire che lo scopo reale della PAC [la politica agricola comune, ndr] sia, da sempre, proprio quello di uccidere l’agricoltura europea: da questo punto di vista, anzi, l’affaire Xylella è solo l’ultimo capitolo di un disegno strategico che parte da lontano.  

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Epidemie

L’FBI di Biden ha bloccato l’interrogatorio di Daszak nella ricerca sulle origini del COVID-19

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L’FBI sotto l’amministrazione Biden è intervenuta per impedire che il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, venisse interrogato sulle origini del COVID-19 e sui suoi 15 anni di attività presso il laboratorio cinese da cui probabilmente è fuoriuscito il virus, secondo documenti resi pubblici dal senatore Rand Paul.

 

Il Paul, presidente della Commissione del Senato per la Sicurezza Interna e gli Affari Governativi, ha reso noto che i documenti descrivono in dettaglio come il National Targeting Center della US Customs and Border Protection (CBP) avesse identificato Daszak come «persona di estremo interesse» e intendesse interrogarlo nel febbraio 2021 sulle sue «attività in Cina, i suoi contatti presso il WIV [Istituto di Virologia di Wuhan, ndr] e se avesse raccolto o trasportato campioni biologici», vista la sua partecipazione alla controversa ricerca «gain-of-function», che prevede il potenziamento intenzionale dei virus per studiarne i potenziali effetti.

 

Tuttavia, tre giorni prima dell’arrivo previsto di Daszak all’aeroporto internazionale John F. Kennedy per il suo rientro negli Stati Uniti, «il CBP ha ricevuto una richiesta dall’ufficio dell’FBI di Nuova York: non fermare il soggetto», si legge nel comunicato. «L’ispezione non ha mai avuto luogo».

 

Il Daszak, che negli ultimi tempi ha annunciato anche di avere origini ucraine, è una figura fondamentale nella storia, ancora non scritta, della pandemia. Secondo il libro di Andrew Huff, ex vicepresidente Adell’organizzazione del Daszak, EcoHealth Alliance avrebbe avuto, legami con la CIA.

 

«Queste discussioni hanno portato a pubblicazioni che indicano che il dottor Peter Daszak, presidente di EcoHealth Alliance, stava lavorando con la CIA e che l’agente biologico comunemente noto come COVID-19 (SARS-CoV-2) era in fase di sviluppo presso EcoHealth Alliance da allora 2012 e altre prove suggeriscono che la SARS-CoV-2 sia iniziata prima del 2012» si legge nel libro di Huff The Truth about Wuhan.

 

Dopo che il SARS-CoV-2 è scoppiato nella stessa città in cui Daszak stava finanziando manipolazioni il coronavirus da pipistrello, la (un tempo) prestigiosissima rivista scientifica The Lancet aveva pubblicato un documento firmato dallo stesso Daszak con oltre due dozzine di scienziati, in cui insisteva che il virus avrebbe potuto provenire solo da un evento di spillover naturale, probabilmente da un mercato di animali vivi e che gli scienziati «stanno uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che il COVID-19 non ha un’origine naturale».

 

Solo più tardi Lancet avrebbe notato gli evidentissimi conflitti di interessi di Daszak, che fu grottescamente immesso poi – su pressione anche cinese, si disse – nel gruppo di ispettori che a pandemia dilagante fece una visita-farsa al laboratorio virologico wuhaniano.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’organizzazione del Daszak EcoHealth Alliance aveva ricevuto ancora incredibilmente tre milioni di dollari dal ministero della Difesa dell’amministrazione Biden pure dopo la pandemia.

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«Questa non è tutta la storia. È solo l’inizio», ha anticipato il senatore Paul su X.

 


Le origini del COVID rappresentano uno dei numerosi scandali ancora ufficialmente irrisolti che persistono a cinque anni dalla pandemia. Pubblicamente, la teoria secondo cui il COVID sarebbe sfuggito dal laboratorio di Wuhano, anziché essersi evoluto in natura, è stata ampiamente derisa e respinta sin da quando il senatore statunitense Tom Cotton l’ha avanzata nel febbraio 2020, e per mesi qualsiasi accenno a tale ipotesi è stato condannato come disinformazione. Solo a metà del 2021, ben dopo che i Democratici avevano riconquistato la Casa Bianca, i principali media hanno iniziato a considerarla una possibilità.

 

Come riportato da Renovatio 21, la svolta fu probabilmente quando nel 2021 uscì un articolo sul Bulletin of Atomic Scientists del noto e rispettato divulgatore scientifico Nicholas Wade.

 

Nel 2024, la Sottocommissione speciale sulla pandemia di coronavirus del Comitato di supervisione e responsabilità della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha pubblicato la sua tanto attesa analisi post-evento sul COVID-19 e sulla risposta del governo.

 

Lo studio ha concluso che il COVID è molto probabilmente «emerso a seguito di un incidente di laboratorio o legato alla ricerca», che il governo federale ha sostenuto la ricerca «gain-of-function» presso il WIV senza adeguata trasparenza o supervisione e che l’ex consigliere della Casa Bianca per il COVID e direttore del National Institute of Allergy & Infectious Diseases (NIAID), il dottor Anthony Fauci, «ha giocato con la semantica della definizione di ricerca “gain-of-function”» per negarla, oltre ad aver promosso la creazione del controverso paper «Proximal Origins» nel tentativo di screditare la teoria della fuga di laboratorio, rilevando inoltre che i funzionari del NIAID hanno attivamente cercato di eludere le richieste di accesso agli atti FOIA (Freedom of Information Act) relative alla questione, ad esempio scrivendo intenzionalmente in modo errato vari nomi e termini per renderli più difficili da trovare nelle ricerche per parole chiave.

 

Due anni fa alcuni scienziati chiesero alla rivista che pubblicò «Proximal Origins», cioè Nature Medicine, di ritrattare l’articolo. A maggio 2025 era emerso che l’amministrazione Trump indaga sull’editore del documento sulle origini del COVID per corruzione, citando l’influenza di Fauci.

 

Come riportato da Renovatio 21, sulle responsabilità di Fauci nel finanziamento del gain-of-function a Wuhano disse di non aver alcun dubbio l’ex direttore del CDC Robert Redfield. Nel corso dello scorso anno è emerso che Fauci aveva detto ai colleghi di cancellare le prime comunicazioni relative al COVID; a ciò si aggiunge la notizia per cui un assistente di Fauci avrebbe distrutto e-mail sensibili ed utilizzato un account privato per nascondere ilegami con il laboratorio wuhaniano. Secondo documenti emersi nelle inchieste, il Fauci sapeva dell’origine laboratoriale del virus e sapeva pure che i vaccini mRNA non avrebbero funzionato.

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Il senatore Paul ha sostenuto che il Dipartimento di Giustizia dovrebbe perseguire Fauci per aver mentito al Congresso su questa e altre questioni relative al COVID, sebbene il presidente Joe Biden abbia concesso a Fauci un’amnistia generale prima di lasciare l’incarico, rendendo altamente improbabile qualsiasi futura azione penale e ancor meno probabile che venga confermata.

 

Il Paul, che lavora da mesi e mesi a richieste di documenti di Intelligence su Fauci, il dottor Ralph Baric e il COVID, sostiene che il tentativo dovrebbe comunque essere fatto, in modo che i tribunali possano decidere se confermare o meno l’amnistia alla luce dei dubbi sulla capacità mentale e decisionale di Biden nei suoi ultimi giorni di mandato. Già un lustro fa, il senatore aveva dichiarato pubblicamente che «Fauci potrebbe essere il responsabile dell’intera pandemia».

 

Come riportato da Renovatio 21, l’FBI era a conoscenza della possibile fuga da laboratorio già nel marzo 2020. Si discute oramai da anni anche del fatto che militari di tutto il mondo potrebbero aver contratto il coronavirus durante i Giochi sportivi militari di Wuhano nell’ottobre 2019, contribuendo quindi alla diffusione mondiale del COVID. L’Intelligence americana ancora nel 2021 aveva confermato che lavoratori del laboratorio di Wuhano erano già malati a novembre 2019.

 

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

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