Pensiero
Addio a Primo Siena. Ricordo di una serata speciale a Santiago
È morto Primo Siena, intellettuale che aveva attraversato tutto il secolo italiano. Aveva quasi 95 anni.
Io, pur non sapendo nulla della sua opera, l’avevo conosciuto, per incredibile coincidenza (o qualcosa di più in là), dall’altra parte del mondo. Primo, che aveva girato il mondo per seguire le scuole italiane all’estero per conto del Ministero dell’Istruzione, si era stabilito circa trent’anni fa a Santiago del Cile.
A inizio 2019 mi trovavo in Cile per un paio di lavoretti. Un pomeriggio mi arriva un SMS del mio avvocato, che, diciamo così, è cultore della materia. Gli rispondo mandandogli i miei saluti da Santiago del Cile. «Santiago?» risponde subito lui. «Salutami Primo Siena». Non ricordo bene come replicai. Insomma, ero là per lavorare, e figurati se mi metto a cercare questo Primo Siena, che neanche so bene chi sia.
Il nome tuttavia mi suonava: forse me ne aveva parlato, in una delle fluviali telefonate notturne che facevamo, Piero Vassallo. La percezione era che Primo Siena fosse uno del giro antico-fascista, di quelli che erano stati nel MSI, di quelli che scrivevano di Evola, di Mussolini, robe così. A me queste cose non interessano, e non ci voglio aver niente a che fare: oggi meno che mai. E me ne tengo lontano. Quindi, perché mai avrei dovuto incontrare Primo Siena a Santiago?
Poche ore dopo ero all’ambasciata d’Italia a Santiago, dove per qualche ragione ero stato invitato ad un evento-serata di gala nello splendido giardino della residenza (dove, tuttavia, durante la dittatura ci buttarono dentro, da dietro il muro, il cadavere di una ragazza).
C’erano ministri del governo Piñera, insopportabili attrici delle soap opera locali, frotte di elegantoni e classici fenomeni zonali che rimbalzano come flipper tra le feste diplomatiche (ogni grande città ne ha, Roma su questo credo sia imbattibile). Io, che non conoscevo quasi nessuno, e di fatto c’entravo molto limitatamente, me ne stavo in disparte. E poi avevo la testa altrove, focalizzata su una bambina che stava crescendo dentro una ragazza bellissima dall’altra parte dell’Oceano.
Per cui, non potendo andar via prima, aspettai che a serata inoltrata la folla si riducesse – con i residui concentrati sull’open bar e sul buffet in chiusura – per impadronirmi di un intero tavolino attorniato da divani piazzati in mezzo al giardino. Schiena sul cuscino, gambe conserte, fuori il telefonino, e giù a scrollare l’intera internet per far passare il tempo.
Tuttavia, dopo qualche minuto alzai la testa: c’era un brusio potente che mi si stava avvicinando. Anzi, mi erano praticamente addosso. Erano un gruppo di persone, che di primo acchito riconoscevo come eterogenee, per età e morfologia, e – strano a dirsi ma è così – felici.
Una signora con un sorriso radioso mi guarda e chiede, indicando i divani vuoti, «¿Se puede?». Io, che non ho nemmeno il tempo di capire se sono infastidito, rispondo automaticamente «claro que si».
Il gruppone, energico e vociante, si siede ed occupa ogni spazio attorno a me, con gente anche in piedi: cercavano solo un posto dove sedersi per magiare la torta. Tuttavia, la prima persona che la signora sorridente fa sedere, proprio accanto, a me è un signore anziano, i capelli bianchissimi che brillano nella notte, anche lui un’espressione di serenità ineffabile.
«Ti presento Primo Siena» mi disse la signora.
Eh?
«Yo soy Primo Siena» fa lui guardandomi e tendendomi la mano.
Potete capire il mio smarrimento. Parimenti, il buonumore conseguente. Ammetto che fu difficile spiegare che poche ore prima mi avevano chiesto di salutarlo. Non capivano bene, sia che lo raccontassi in italiano che in spagnuolo. La coincidenza è troppo grossa. Cominciarono un po’ a capire quando tirai fuori il telefonino con il messaggino che diceva «Salutami Primo Siena».
Di lì fu una serata fantastica. Magica, è il caso di dire. Seguirono presentazioni, chiacchiere, bicchiere e risate. Quel gruppo, fatto di ragazzi e di anziani e, visibilmente, di persone di ogni colore – tutti però con una qualche relazione con l’Italia – era davvero eccezionale. C’era un ragazzo, più o meno della mia età, alto e biondo: padre italo-cileno, madre tedesco-cilena, nessun dubbio verso quale ambasciata tendere. C’erano un signore di mezza età, che era piemontese ma faceva il giornalista lì. C’erano una serie di ragazze. Una in particolare aveva tratti incontrovertibilmente autoctoni, vorrei dire, mapuche. Il suo nome, molto polisillabico, non lo posso ricordare, perché era in una lingua mai sentita prima, tuttavia ricordo la sua storia: era nata lì, ma cresciuta a Roma. Facile indovinare perché: i genitori erano scappati dal Cile di Pinochet.
Tuttavia, rammento ancora più nitidamente come mi saltasse agli occhi l’amore della signora elegante e sorridente – anche lei, a guardarla bene, potrebbe avere lineamenti mapuche – nei confronti di Primo, che è sempre seduto a fianco a me. Lo continua ad accarezzare, gli passa la mano sulla chioma canuta lucente, lo chiama «Primito» gli occhi ad un certo punto mi pare le si bagnino. La señora Siena è esaltata dalla casualità di aver fatto sedere il suo adorato marito a fianco di uno che aveva ricevuto poco prima il compito di salutarlo da qualcuno sull’altra faccia della terra. La storiella pare a tratti aumentare il suo affetto per il marito, che continua a carezzare.
Fu un momento di pace, e di dolcezza, insperato. Fu davvero una bella serata.
Nei giorni successivi non rividi Siena, ma il ragazzo alto e biondo sì. Si offrì, con estrema generosità di farmi da Cicerone su e giù per Santiago. Gli chiesi di portarmi all’immane cimitero della capitale, una vera necropoli che si gira in macchina: volevo vedere piazzetta Craxi (che sorge tra tonitruanti mausolei di famiglie di massoni local) e pure la tomba d Miguel Serrano, ambasciatore col pallino del nazi-tantrismo, vero personaggione che sulla tomba, un po’ triste, ci ha runa inedita buttata là.
Poi mi introdusse al concetto del café con piernas («caffè con gambe»), una cosa che esiste solo a Santiago: in pratica sono dei bar, alcuni in superficie alcuni no, dove il caffè te lo portano fanciulle in abiti discinti, o ritenuti tali: il tutto alla luce del sole, nel quartiere più centrale, con nient’altro che succede che non sia, appunto, il caffè portatoti da gambe vagamente ignude. Alcune ragazze baciano i clienti sulle guance come se li conoscessero, ma non li hanno mai visti prima. Molte venivano dal Venezuela sprofondato nel totale crash economico, e raccontavano tutto il disastro delle loro famiglie con estrema franchezza, e anche una certa tranquillità.
È qui che feci al ragazzo italo-tedesco-cileno la domanda che mi tenevo dentro da quella serata: ma scusa, com’è possibile che nel vostro stesso gruppone di amici c’era Primo Siena, passato per la Repubblica Sociale Italiana e ad occhio non pentitissimo, e una ragazza cresciuta in Italia a causa della famiglia perseguitata da Pinochet?
Lui mi guardò pacifico: «sì, qui c’è molta commistione», rispose, come cercando la parola italiana giusta. Il senso che trasmetteva era: a noi importa fino ad un certo punto, qui quelle cose riusciamo a superarle. E sembrava proprio così: quella sera erano tutti giovali come pochi insiemi di amici che ricordo.
Era spiazzante. Per molto, molto meno, in Italia, non ci si rivolge la parola, si litiga – in alcuni casi ci si mena. Ho in mente, peraltro, le tante volte che ho visto negli anni nella TV italiana lo scrittore cileno Sepulveda, per qualche motivo molto pubblicato in Italia, anche lui esule di Pinochet, che ripete la parola «fascisti» con disprezzo e oltre. Poi penso alla realtà di Santiago, con la ragazza mapuche dal nome impronunciabile seduta a lato della moglie di Primo, che continua ad accarezzarlo… Primito.
Insomma c’era una lezione da portare a casa da quell’incontro con Primo Siena, probabilmente, e non riguardava il pensiero metapolitico o la storia della destra cattolica. Era qualcosa di umano. Strettamente umano.
La verità è che niente dura per sempre. Poco dopo che me ne andai, il Cile entrò in una spirale devastatrice. Il populismo intossicò la classe politica – quella che riusciva a tenere parte di quell’equilibrio che avevo testimoniato – e ci furono rivolte, la città messa a ferro e fuoco. Mi dissero che c’era lo zampino della narco-criminalità (che Pinochet aveva totalmente eradicato, ovviamente a modo suo). In realtà era ovvio che c’era molto di più.
Si dice che attaccarono pure la sede di un importante gruppo energetico italiano. Di mio ho avuto pochi dubbi – si è trattato di un capitolo iniziale di quella che hanno chiamato la guerra del litio (materiale fondamentale per le batterie ricaricabili con cui va avanti il mondo moderno oramai, di cui il Cile è ricchissimo), il caos sudamericano che portò alla defenestrazione in Bolivia del presidente Evo Morales.
Quel paradiso di convivenza forse si guastò. Non so dirlo, a causa della pandemia non sono più tornato in Cile.
Tuttavia, quel ricordo mi rimane. È possibile vivere in pace, almeno per una serata.
Mi hanno mandato una foto del suo funerale: a lato la bandiera veneta di San Marco, sopra la bara il drappo della Repubblica Sociale Italiana, alla quale, giovanissimo aveva aderito combattendo nell’Italia nordorientale, finendo poi internato nel campo di concentramento titino di Borovnica, in quella che oggi è Slovenia, tra italiani torturati e fucilati.
È pura utopia chiedere che chi sta dall’altra parte possa fare pace con la cosa? Si può dire parce sepulto, oltre che per un uomo per bene, anche per l’intera questione del fascismo, che è morto e se rivive è solo nella sua incarnazione della sinistra mondiale pandemica?
Evidentemente, non ce la fanno, nemmeno quando hanno la premier post-missina che difenda l’aborto e tutto il resto.
Tuttavia, io ci riesco. E quindi saluto l’uomo, l’intellettuale, e pure il combattente, il vecchio e il giovane, l’intera esistenza umana di quel signore che ho incontrato per magica combinazione una sera in Sudamerica.
Addio Primito.
Che la terra ti sia lieve.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Il «tradimento dei rabbini»
L’ex presidente della Knesset (il Parlamento Israeliano)Avrum Burg ha compiuto un passo polemico verso una posizione ecumenica con un articolo durissimo pubblicato sulla sua pagina Substack il 30 aprile.
Intitolato «Il tradimento dei rabbini», l’articolo denuncia la corruzione del rabbinato israeliano, in cui i rabbini agiscono meno come guide spirituali e più come funzionari al soldo del governo. Gran parte di ciò che afferma è molto incisivo, ma non necessariamente originale, dato che i rabbini israeliani raramente alzano la voce per protestare contro le politiche governative.
Tuttavia, dopo la sua critica, segue un paragrafo insolito per questo tipo di polemiche, in cui sfida i rabbini a seguire l’esempio di papa Leone XIV, che si è opposto alla corrente e ha preso posizione a favore della pace. Dopo aver descritto la corruzione e la codardia in Israele, il politico israeliano scrive che nell’«ultima Pasqua, il Papa si è presentato in Piazza San Pietro a Roma e ha detto ciò che nessun rabbino israeliano osa dire. Si è rivolto alla folla e ha citato direttamente Isaia: “Quando stenderai le mani, io distoglierò lo sguardo da te; anche se moltificherai le tue preghiere, io non ti ascolterò; le tue mani sono piene di sangue” (Isaia 1, 15). Il leader spirituale della religione che ha perseguitato il popolo ebraico per generazioni cita i nostri profeti contro le nostre guerre. E dove sono i rabbini di pace, pronti a schierarsi al suo fianco e a salvare il buon nome dell’ebraismo?»
Di nostro vogliamo puntualizzare al politico israliano: siamo sicuri che il cattolicesimo ha perseguitato l’ebraismo? Se sì, come mai a Roma vi è questa storica, corposa, ricca comunità giudea?
Di contro, siamo sicuri che non siano stati gli ebrei a perseguitare i cristiani? A partire dagli sputi e le violenze di questi giorni, andando indietro troviamo la persecuzione contro i discepoli di Cristo, e ancora più in là, la sua crocefissione.
a
E quando parla delle «nostre guerre», si riferisce solo ai 7 fronti di conflitto attuali di Israele? Possiamo azzardare anche a qualche altra guerra che nella storia gli ebrei possono aver scatenato?
Così, per mettere qualche puntino sulle i.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Nucleare
Karaganov: l’UE è impazzita, bisogna fermarla «preferibilmente senza uso di armi nucleari»
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Civiltà
Valpurga e oltre: le origini esoteriche del 1° maggio
Gioisca il cittadino della Repubblica fondata sul lavoro: oggi è la sua festa, evviva evviva.
Eccerto: la Carta semisovietica dello Stato italiano prevede il lavoro come idolo supremo, feticcio religioso da mettere sin nel primo articolo. Poi, certo, lo abbiamo visto gettato alle ortiche col green pass, ma questa è un’altra storia.
Colpisce come pochi conoscano che le origini di quella che è la festa più «laica» immaginabile sono incontrovertibilmente pagano-esoteriche, e ciò non è privo di conseguenze.
Innanzitutto: la notte precedente alla festa del Lavoro è la notte di Valpurga. Su Renovatio 21 negli anni scorsi ne abbiamo parlato ad abundantiam, perché, per quella precisa cifra nordico-occultista tornata in voga in Ucraina dopo che si pensava fosse stata sepolta nel ’45 fra le macerie di Berlino, vi erano quei progetti di attacco militare che Kiev (la città del Monte Calvo…) voleva portare contro la Russia.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il nome di questa notte deriva da una santa monaca bavarese vissuta 1300 anni fa, Valpurga di Heidenheim (710–777). La ricorrenza, tuttavia, è molto più antica. In questa notte, i popoli dell’Alta Europa hanno per millenni celebrato la primavera con riti propiziatori, e la festa continua ad essere sentita in un’ampia porzione del continente.
Secondo una tradizione germanica che risale al IV secolo, questa è la notte in cui le streghe, nell’ora del loro massimo potere, escono a ballare e cantare alla Luna con i demoni a far loro compagnia nel sabba più grande.
Il popolo, per tener lontano gli spiriti malvagi, accende falò nei campi e prega per l’intercessione di Santa Valpurga, considerata nemica di pesti, malattie e della stregoneria.
Questa è quindi la notte delle streghe, e ancora oggi in Baviera la chiamano infatti Hexennacht, dove hexen è l’arcaico lemma tedesco per lo stregone e la magia nera – l’inglese moderno mantiene la parola hex per indicare una fattura.
Non tutti sanno che la notte delle streghe in tempi moderni è stata spesso teatro di disordini pubblici, scontri con la polizia e atti di vandalismo, specialmente in Germania e in Isvezia, ma anche nell’apparentemente tranquilissima Finlandia.
In diverse città tedesche, in particolare a Berlino (distretto di Kreuzberg) e Amburgo, la Hexennacht precede tradizionalmente le manifestazioni del 1° maggio. Per decenni, questa notte è stata caratterizzata da rivolte urbane, con lanci di pietre, bottiglie e fuochi d’artificio contro le forze dell’ordine; incendi dolosi, con auto e cassonetti della spazzatura dati alle fiamme come forma di protesta o vandalismo gratuito; scontri tra fazioni, con tensioni tra gruppi di estrema sinistra (come i Black Bloc) e la polizia, spesso con numerosi arresti e feriti tra entrambi i fronti.
In Isvezia In Svezia, la festa di Valborg vede raduni di migliaia di giovani in parchi pubblici (come a Uppsala e Lund). Sebbene non sempre di natura politica, la violenza in questi casi è spesso causata dall’abuso di alcolici e – pensiamo noi – dalla disperazione di una società sazia ma senza Dio e ora invasa catastroficamente da immigrati violenti. Per cui, durante Valpurga, ecco che nelle città svedesi si manifestano risse e aggressioni, con frequenti casi di violenza interpersonale durante i grandi assembramenti notturni, più l’immancabile vandalismo diffuso: danni a proprietà pubbliche e private a seguito dei festeggiamenti nei parchi.
In Finlandia, la Notte di Valpurga è conosciuta come Vappu ed è una delle festività più importanti dell’anno, celebrata il 1° maggio e durante la sua vigilia. Sebbene sia considerata oggi una festa gioiosa simile a un carnevale che unisce studenti e lavoratori, la sua storia e le celebrazioni moderne hanno visto episodi di tensione e incidenti. La polizia interviene regolarmente per sedare scontri fisici, specialmente nei parchi dove migliaia di persone si riuniscono per picnic notturni (come il parco Kaivopuisto a Helsinki)
Nel 2008 a Helsinki una manifestazione chiamata «Free Helsinki» è degenerata in scontri violenti con la polizia, con lancio di bottiglie e 27 arresti. A Turku nel 2016 due uomini sono rimasti gravemente feriti in un accoltellamento durante i festeggiamenti in centro città. A Tampere nel 2024 e nel 2025 la polizia è dovuta intervenire per sciogliere scontri tra manifestanti di opposte fazioni durante marce politiche. A Järvenpää nel 2018: un giovane è stato accoltellato (un vero tentato omicidio) durante la serata della vigilia.
Sostieni Renovatio 21
C’è chi indica riferimenti moderni significativi per Valpurga: il 30 aprile 1966 Anton LaVey scelse questa data simbolica per fondare la Chiesa di Satana. E fu proprio la notte del 30 aprile 1945 Adolfo quella che Hitler decise fosse quella del suo suicidio nel bunkerro a Berlino: frange nazi-esoteriche celebrano la notte anche per questo.
La data oscura per qualche ragione è stata scelta anche dalla fazione opposta. I comunisti, quelli del culto pagano del dio-Lavoro, se ne sono appropriati definitivamente, imponendola al mondo dopo Yalta come festa in cui celebrano la loro religione feticista.
Vale la pena, a questo punto, concentrarsi sul simbolo, sempre più desueto ma ancora ben presente, che sta dietro alla religione del lavoro e alle sue feste: la falce e il martello.
Sebbene la falce e il martello siano universalmente noti come simboli politici dell’unione tra contadini e operai, le loro radici affondano in un immaginario simbolico molto più antico, legato al mito, all’alchimia e (ma guarda) alla massoneria.
Prima di diventare il simbolo dei contadini, la falce era l’attributo principale di Saturno (il Crono dei greci), divinità dell’agricoltura ma anche del Tempo che tutto divora. Saturno, figura legata alla malinconia, è il padre il cui potere è tale da poter divorare i propri figli: immagine perfetta del Moloch sovietico, e spiegazione ultima del suo fallimento.
Julius Evola, che in Rivolta contro il mondo moderno vedeva nell’innalzamento dei simboli dei lavoratori della «quarta casta» una riprova del Kali Yuga, l’era della dissoluzione, deprecava la perdita del senso sacro dei simboli ora tenuti a celebrare solo il lavoro materiale. Evola insisteva sull’aspetto «tellurico», cioè legato alle forze infere, della falce, contrario ai valori «solari» della tradizione aristocratica.
In ambito massonico ed ermetico, la falce è spesso associata alla morte (la «Grande Falciatrice») ma anche alla selezione spirituale, intesa come la capacità di separare il «grano dalla pula» per l’elevazione dell’iniziato. Dietro la patina esoterica, vediamo come anche qui sia chiaro come si tratti di un simbolo mortifero.
Il martello ha pure origini sacre legate a divinità come Efesto o, più risaputamente oggidì, al dio nordico Thor, rappresentando il potere creatore che plasma la materia grezza. In Arti del metallo e alchimia Mircea Eliade indica nel martello lo strumento del fabbro, figura mitologica semidivina che “aiuta la natura” a partorire i metalli. Il martello ha un valore magico e cosmogonico (creatore di mondi)
Tuttavia va notato come per la massoneria il martello costituisce uno degli strumenti fondamentali della loggia (il maglietto). Simboleggia la volontà attiva, l’intelligenza che guida la forza e l’autodisciplina necessaria per «sgrossare la pietra grezza», ovvero perfezionare il proprio spirito, dicono gli apologeti della setta verde.
Nel mondo dell’alchimia, il martello rappresenta il lavoro del fabbro interiore, colui che attraverso il «fuoco» delle passioni e il colpo della coscienza trasforma i metalli vili in oro spirituale. Réné Guénon osservava come il martello, che va fatto risalire al fulmine (vajra) della tradizione vedica, sia stato ridotto nell’evo moderno a mero strumento di produzione materiale e industriale.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Ne Il regno della quantità e i segni dei tempi, il Guénon accenna al fatto che l’uso di questi simboli da parte di movimenti materialisti sia una forma di «contro-tradizione»: si prendono simboli arcaici e potenti, ma li si svuota della loro dimensione verticale (cioè spirituale) per renderli puramente orizzontali (cioè sociali ed economici).
L’incrocio dei due simboli richiama strutture iconografiche antiche dove strumenti contrapposti indicano una totalità fatta di energia oscura, violenta, assassina. Esotericamente, l’unione dei due strumenti può essere letta come la sintesi tra la forza distruttiva e selettiva (falce) e la forza costruttrice e formatrice (martello), necessaria per l’instaurazione di un nuovo ordine cosmico o sociale. In realtà, è chiaro a tutti come entrambi siano strumenti di lavoro che possano essere concepiti come armi, e il rosso della bandiera lo fa capire ancor di più.
Yevgeny Kamzolkin (1885–1957), l’artista che disegnò il simbolo della falce e del martello per i Soviet per la festa del 1° maggio 1918, non era un rivoluzionario di lunga data ma un pittore legato a circoli artistici influenzati dal misticismo e – pure senza essere legato direttamente alla figura del pittore Nikolaj Roerich (1874-1947), dall’occultismo russo. Membro della società artistica Zhar-tsvet (Fiore di fuoco), si dedicava a una pittura intrisa di elementi spirituali con riferimenti all’egittologia.
Non solo l’autore del simbolo era in odore di esoterismo. Anatolij Lunacharskij, celeberrimo commissario del popolo che approvò il simbolo, era vicino a correnti come i «Cercatori di Dio», che cercavano di fondere il marxismo con una sorta di spiritualità laica.
Insomma: Hitler, il suicida di Valpurga, viene accusato di aver infilato un simbolo esoterico (la svastica, simbolo indoeuropeo apotropaico: su-asti, in sanscrito, significa «è bene») ovunque, dai cacciabombardieri ai cioccolatini. I comunisti non hanno fatto diversamente. I democrion stiani, i liberali, etc., glielo hanno lasciato fare.
Ebbene sì: lo Stato moderno, sincero-democratico, ha le radici nel mondo arcano fatto di streghe e dèi cattivi – di demoni. E il lettore si stupisce? Cosa pensiamo che accada quando lo Stato diviene non-cristiano?
Lo dice il Signore stesso, quando ci parla della «casa vuota». «Quando lo spirito immondo è uscito da un uomo, se ne va per luoghi aridi in cerca di riposo, e non trovandolo, dice: – Tornerò nella mia casa, donde sono uscito. – E quando vi giunge, la trova vuota, spazzata e ornata. Allora va a prendere sette altri spiriti peggiori di lui, i quali v’entrano e vi si stabiliscono, al punto che la condizione ultima di quell’uomo diventa peggiore della prima. Così accadrà anche a questa generazione perversa» (Mt 12, 43-45).
Sì: il 1° maggio è la festa del ritorno dei demoni.
Con tutta la sua simbologia occulta, il suo paganesimo civile esibito, con la celebrazione di una data oscura, la festa del Lavoro si dà come la celebrazione esoterica dello Stato moderno, con tutti i suoi diavoli. Gratti la retorica sindacale, e ci trovi il Male.
Cioè, il Lavoro come teatrino per la distruzione dell’uomo, programmato da chi lo odia da sempre, da chi è omicida sin dal principio.
Il culto dei lavoratori vuole in realtà il loro sterminio. Non ci credete? State a guardare come milioni – miliardi – di lavori saranno falciati, forse tra mesi e non anni, dall’Intelligenza Artificiale e dai robot, e intere società saranno martellate dalla povertà e dalla disperazione.
Poteva andare diversamente, per lo Stato moderno, costruito non su Dio, non sulla Vita, ma sul lavoro?
La civiltà che mette lo strumento sopra l’essere umano, genera giocoforza stragi e devastazioni. Essa cessa di essere una civiltà, diviene anzi l’anti-civiltà, l’impero della Necrocultura – il Regno Sociale di Satana.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da Twitter
-



Spirito2 settimane faMadre Teresa disse a un sacerdote: la Comunione sulla mano era «il peggior male» mai visto
-



Misteri2 settimane faEsperto di UFO trovato morto suicida. Aveva ripetuto che mai lo avrebbe fatto
-



Pensiero2 settimane faIl manifesto di Palantir in sintesi
-



Persecuzioni2 settimane faLa foto del soldato israeliano che distrugge la statua di Nostro Signore è autentica: l’esercito degli ebrei ammette
-



Spirito1 settimana faLeone e l’arcivescovessa, mons. Viganò: Roma sta con gli eretici e nega le cresime ai tradizionisti
-



Misteri1 settimana faRitrovata l’Arca di Noè?
-



Salute1 settimana faI malori della 17ª settimana 2026
-



Bioetica5 giorni faCorpi senza testa per produrre organi: l’uomo ridotto a funzione, la medicina contro l’anima















