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La Somalia vieta TikTok e Telegram per «terrorismo»
Il governo somalo ha vietato TikTok, Telegram e il sito di gioco d’azzardo online 1xBet per motivi di sicurezza e terrorismo, ordinando domenica ai fornitori di servizi Internet di disabilitare l’accesso alle piattaforme.
Il ministro delle comunicazioni Jama Hassan Khalif ha dichiarato domenica in una dichiarazione che «terroristi e gruppi immorali» stanno utilizzando le applicazioni dei social media per «diffondere costantemente immagini orribili e disinformazione al pubblico».
«Ti viene ordinato di chiudere le applicazioni sopra menzionate entro giovedì 24 agosto 2023», ha detto Khalif, aggiungendo che «chiunque non seguirà questo ordine dovrà affrontare misure legali chiare e appropriate».
Al-Shabaab, un’organizzazione militante jihadista, ha condotto un’insurrezione contro il governo centrale della Somalia per quasi due decenni. Sono noti al pubblico italiano per il rapimento della cooperante italiana tre anni fa, con riscatto milionario pagato dal governo Conte-Di Maio. Il riscatto, negato dai personaggi allora al governo, sarebbe di circa 4 milioni di dollari, tuttavia ci fu chi disse che si sarebbe trattato invece della cifra di 10 o persino 40 milioni.
Poco dopo, gli Shabaab eseguirono attacchi su Mogadiscio con stragi conseguenti.
Come riportato da Renovatio 21, gli islamisti Shabaab hanno una lunga storia di violenza alle spalle, negli ultimi anni intrecciata anche alla strana storia della vedova Bianca Samantha Lewthwaite, cittadina britannica trasformatasi in protagonista del terrorismo globale, rimaritatasi poi con un capo shabbabbista.
Gli Shabaab si sono rivisti improvvisamente poche settimane fa quando hanno trucidato, su terra somala, una cinquantina di soldati di pace ugandesi, casualmente a poche ore dall’approvazione dal Parlamento dell’Uganda della legge anti-LGBT.
Secondo l’Armed Conflict Location and Event Data (ACLED), 3.850 persone sono state uccise in Somalia a causa delle violenze di al-Shabaab tra agosto e dicembre 2022.
Si dice che il gruppo armato utilizzi regolarmente Telegram e TikTok per comunicare le proprie attività, che includono la pubblicazione di video, comunicati stampa e interviste audio con i loro comandanti.
Il ministero delle Comunicazioni di Mogadiscio ha affermato che le «cattive pratiche» promosse da gruppi terroristici sui social media rappresentano una minaccia per la sicurezza e la stabilità del Paese, aggiungendo che sta lavorando per proteggere la condotta morale dei somali.
Lo scorso ottobre, il governo somalo ha ordinato la sospensione di oltre 40 pagine di social media che, a suo dire, il gruppo al-Shabaab stava usando per diffondere messaggi «falsi» contro l’Islam e contro la «buona cultura».
La scorsa settimana, il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud ha dichiarato un’offensiva militare contro il gruppo legato ad Al-Qaeda. La campagna cerca di spazzare via al-Shabaab, che sta seminando il caos nel paese dell’Africa orientale dal 2006.
La Germania, durante il biennio pandemico, ha proposto di chiudere Telegram nel Paese, arrivando tre mesi fa ad arrestare un uomo per avere sostenuto la Russia sulla piattaforma social.
USA e UE si sono invece scagliati contro TikTok, app cinese rea di «rubare» i dati degli utenti a favore della Repubblica Popolare Cinese oltre che ad essere utilizzata per fini impropri inquietanti.
La Commissione Europea ha fatto disinstallare TikTok a tutti i suoi dipendenti, mentre gli USA, dove è definita come un «fentanil digitale», stanno procedendo con una legge anti-TikTok che in realtà colpirà con una censura micidiale l’intera rete.
L’India ha messo al bando TikTok tre anni fa.
Internet
Scommettitori online minacciano di morte giornalista israeliano per la notizia di un attacco iraniano
Alcuni scommettitori online, presumibilmente collegati alla piattaforma di previsioni Polymarket, avrebbero minacciato di morte un giornalista israeliano nel tentativo di costringerlo a modificare un articolo riguardante un attacco missilistico iraniano contro Israele. Lo riporta il Times of Israel.
In seguito alla sua notizia del 10 marzo, secondo cui un missile iraniano era caduto in campo aperto fuori Gerusalemme senza causare vittime, il corrispondente militare del Times of Israel, Emanuel Fabian, ha ricevuto messaggi che lo intimavano di cambiare la sua versione dei fatti, suggerendo che il missile fosse stato intercettato e che i detriti fossero caduti a terra.
Scommettere su Polymarket, piattaforma che consente agli utenti di puntare su eventi politici e di attualità, è diventato popolare in Israele a causa della maggiore censura in vigore dall’inizio della guerra con l’Iran. Israele ha vietato le trasmissioni in diretta che mostrano gli skyline delle città durante gli attacchi missilistici iraniani, le immagini che identificano i luoghi degli attacchi e altri contenuti considerati una minaccia per la sicurezza nazionale. Di conseguenza, vincere o perdere una scommessa dipende dalle notizie diffuse dai media.
Fabian, che ha condiviso gli sviluppi tramite il Times of Israel all’inizio di questa settimana, ha affermato di aver iniziato a ricevere una serie di email e messaggi WhatsApp da diverse persone subito dopo la pubblicazione del suo articolo, riconducendo la pressione agli utenti di Polymarket che scommettevano se l’Iran avrebbe attaccato Israele in giorni specifici, con oltre 14 milioni di dollari scommessi il 10 marzo e l’esito legato alla copertura mediatica.
«Dopo che ci avrai fatto perdere 900.000 dollari, investiremo non meno di quella cifra per eliminarti», si legge in uno dei messaggi che Fabian avrebbe ricevuto. Le minacce facevano riferimento anche a dettagli personali, tra cui il suo quartiere e i suoi familiari, secondo quanto riportato dal giornalista.
Il Fabian ha dichiarato che i messaggi minacciosi sono continuati anche dopo che ha contattato la polizia. Le autorità non hanno ancora annunciato alcun arresto in relazione alla vicenda.
Commentando l’articolo del Times of Israel, Polymarket ha condannato le «molestie e le minacce», sottolineando che gli account dei responsabili sono stati bloccati e che l’azienda sta collaborando con le autorità.
La piattaforma di scommesse Polymarket, con sede negli Stati Uniti, è già stata al centro di controversie in passato. Lo scorso anno, le autorità israeliane hanno accusato un riservista militare e un civile di aver utilizzato informazioni riservate per piazzare scommesse sulla piattaforma in vista dell’attacco israeliano all’Iran, vincendo presumibilmente circa 150.000 dollari.
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La polizia tedesca fa irruzione nell’abitazione di un parlamentare dell’AfD per vecchi post sui social
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I Paesi del Golfo arrestano 45 persone per i video degli attacchi contro l’Iran. Censura anche in Israele
La polizia dell’emirato di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, ha annunciato l’arresto di 45 persone di diverse nazionalità per aver condiviso video di attacchi missilistici e con droni iraniani contro il Paese.
Da quando è stata attaccata dagli Stati Uniti e da Israele alla fine di febbraio, l’Iran ha preso di mira in modo massiccio le basi americane e altre infrastrutture negli Stati del Golfo. Teheran afferma di non nutrire «alcuna ostilità» nei confronti dei suoi vicini arabi, ma insiste sul fatto che le strutture di Washington siano «obiettivi legittimi».
La pubblicazione di video di attacchi iraniani potrebbe destare preoccupazione nell’opinione pubblica e portare alla diffusione di voci infondate nella comunità, ha dichiarato la polizia sabato. Sono stati presi provvedimenti legali e amministrativi nei confronti dei responsabili, ha aggiunto.
Giovedì, la società di consulenza Detained in Dubai ha riferito che 21 persone, tra cui un cittadino britannico di 60 anni, sono state incriminate negli Emirati Arabi Uniti in base alle leggi del paese sui crimini informatici per aver filmato gli attacchi.
⚡️ Attack on Dubai: Explosions near Burj Khalifa
An Iranian missile landed in a prestigious area on the artificial Palm Jumeirah island.
The area is home to luxurious hotels popular with Russian tourists. One of them caught fire. pic.twitter.com/GPEGtiUE2O
— NEXTA (@nexta_tv) February 28, 2026
🇮🇷🇺🇸Iran has started attacking American banks in the Middle East
– A drone struck the American Citibank in the capitals of the UAE and Bahrain – Dubai and Manama in response to the US and Israel’s attack on a state bank in Tehran, according to the IRGC.
– Iran will consider… pic.twitter.com/hIB6jCY8eN
— brane mijatovic (@brane_mija64426) March 14, 2026
🇧🇭 Bahrain, S hotel is on fire
❗️Fire after Iranian strike in downtown Dubai pic.twitter.com/t4MpSX9GZV
— MAKS 25 🇺🇦👀 (@Maks_NAFO_FELLA) February 28, 2026
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Secondo le leggi degli Emirati Arabi Uniti, rischiano fino a due anni di carcere e multe che vanno da circa 5.500 a 54.500 dollari; gli stranieri rischiano l’espulsione.
«Le accuse sembrano estremamente vaghe, ma sulla carta gravi. In realtà, la condotta contestata potrebbe essere qualcosa di semplice come condividere o commentare un video che sta già circolando online», ha affermato Radha Stirling, CEO di Detained in Dubai, avvertendo che «gli stranieri devono capire che ciò che altrove può sembrare un comportamento normale sui social media può portare all’arresto negli Emirati Arabi Uniti».
Come riportato da Renovatio 21, due settimane fa un drone iraniano ha colpito anche il consolato USA a Dubai.
Lunedì, il Qatar ha annunciato l’arresto di oltre 300 persone per aver filmato gli attacchi iraniani. Pochi giorni dopo, il Bahrein ha comunicato l’arresto di sei individui con accuse simili. Il ministero dell’Interno della monarchia ha esortato il pubblico «ad astenersi dal diffondere o ripubblicare video o notizie inattendibili per evitare responsabilità legali».
«Se i governi [del Golfo] iniziassero ad arrestare gli espatriati per aver condiviso o discusso notizie durante un conflitto, rischierebbero di compromettere l’immagine che hanno cercato di costruire come centri internazionali sicuri e moderni», ha sottolineato Stirling.
Come riportato da Renovatio 21, la legislazione emiratina dubaita (Cybercrime Law, Federal Media Law 2025 e regolamenti del Media Council) vieta severamente qualsiasi contenuto che critichi il governo, i leader, le istituzioni o che diffonda «voci» o informazioni ritenute lesive per l’immagine nazionale.
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Pubblicare critiche, anche indirette, può portare a pesanti multe (fino a 500.000-1.000.000 AED, cioè dai 100 ai 200 mila euro), carcere fino a 2 anni o anche l’espulsione dal paradiso youtuberro. Dal 2025-2026 gli influencer devono ottenere licenze obbligatorie (Advertiser Permit e trade license) per post promozionali, e il contenuto deve rispettare «valori nazionali» e «coesione sociale». Molti influencer elogiano costantemente Dubai (spesso in modo coordinato, come nei trend «safe in Dubai») nei loro post per evitare rischi legali gravissimi e mantenere il permesso di operare.
Durante il conflitto, iniziato insieme a Washington, Israele ha anche intensificato la censura, vietando le trasmissioni in diretta che mostrano gli skyline delle città durante gli attacchi missilistici iraniani, le immagini che identificano i luoghi degli attacchi e altri contenuti ritenuti una minaccia per la sicurezza nazionale.
Israele sta applicando quindi una censura militare rigorosa sulle immagini e sulle informazioni relative agli attacchi missilistici iraniani nelle aree urbane, nel contesto della guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran, scoppiata alla fine di febbraio 2026.
L’ufficio del censore militare delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha imposto restrizioni severe, rafforzate rispetto al passato, per motivi di sicurezza nazionale. I media locali e internazionali non possono trasmettere in diretta skyline di città come Tel Aviv, Haifa o Gerusalemme durante gli allarmi missilistici o le intercettazioni, né pubblicare immagini o video che rivelino con precisione i siti di impatto dei missili iraniani, specialmente vicino a installazioni militari o sensibili. È consentito mostrare danni a zone civili solo se non si indica la posizione esatta, mentre è vietato filmare impatti o intercettazioni che potrebbero aiutare il nemico a calibrare futuri attacchi.
Queste direttive, confermate da fonti come Times of Israel, CNN, +972 Magazine e da Committee to Protect Journalists, includono l’obbligo di approvazione preventiva per trasmissioni da zone colpite e minacce di sanzioni penali per violazioni. Giornalisti stranieri e locali hanno riportato detenzioni temporanee o dispersioni da parte della polizia in aree come Haifa, mentre la copertura live di intercettazioni è spesso bloccata per non rivelare posizioni delle difese aeree.
Il risultato è una visibilità limitata dei danni urbani rispetto agli strike israeliani su Iran, dove immagini satellitari mostrano impatti chiari. Alcune accuse circolanti sui social – come la distruzione fisica di telecamere CCTV o rimozione di footage per nascondere distruzioni estese – provengono principalmente da fonti pro-iraniane e restano non verificate indipendentemente, spesso mescolate a immagini vecchie o manipolate.
In sostanza, la censura attiva rende difficile valutare l’entità reale degli impatti nelle città israeliane, contribuendo a un’informazione asimmetrica nel conflitto.
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Immagine screenshot da Twitter
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