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Convertita all’Islam radicale, terrorista per gli Shabaab: la storia della “Vedova Bianca”, Samantha Lewthwaite

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Si convertì liberamente all’Islam radicale, sposò un terrorista, si fece fotografare ed intervistare dai media, andò in Kenya e in Somalia ad organizzare stragi terroriste per Shabaab: è incredibile come oggi con il caso della cooperante a tener banco praticamente nessuno abbia tirato fuori il caso di Samantha Lewthwaite, detta anche «la Vedova Bianca».

 

La Lewthwaite è stata la donna più ricercata al mondo, e non è un’iperbole, ma un fatto dell’Interpol. È sospettata di essere la mente della strage di almeno 400 persone: i massacri più cruenti in Africa, quelli degli Shebaab con cristiani trucidati a centinaia di cui oggi Facebook censura le foto, porterebbero la sua firma.

 

È incredibile come oggi non si ricordi il caso  di Samantha Lewthwaite, detta anche «la Vedova Bianca»

È certo un personaggio alla James Bond – ribadiamo che Ian Fleming è con evidenza uno scrittore realista – di quelli memorabili: la Bond girl cattiva, quella in grado di stritolare con la forza delle gambe, sedurre ed avvelenare senza pietà, divenendo parte di un piano diabolico e globale di morte massiva. La realtà supera la fantasia: in una sorta di desessualizzazione dell’immaginario di Fleming, la Bond girl jihadista ha il velo e porta con sé quattro figli, avuti da 3 uomini diversi.

 

Divenne per la prima volta vedova il 7 luglio 2005, l’indimenticabile 7/7 londinese: il suo primo marito fu Germaine Lindsay, uno degli attentatori suicidi che si fece esplodere sulla Piccadilly line della metropolitana di Londra tra King’s Cross e Russel Square. All’epoca, avevano già due figli. La ragazza aveva 23 anni, ma era convertita all’Islam già da un lustro.

 

Il suo primo marito fu Germaine Lindsay, uno degli attentatori suicidi che si fece esplodere nella metropolitana di Londra durante gli attacchi del 7 luglio 2005

 

Particolare molto rilevante, la Vedova non cercò di nascondersi all’attenzione pubblica, ma anzi vendette la sua storia ai media (incassò 30 mila sterline dal tabloid The Sun), asserendo che il marito era stato radicalizzato solo in tempi recenti, e fu presa sotto la protezione delle forze dell’ordine britanniche, perché la sua casa era minacciata da vandali e malintenzionati – come pare stia accadendo anche nel caso della nostra cooperante.

 

«Condanno totalmente e sono inorridita dalle atrocità. Sono la moglie di Germaine Lindsay e non ho mai previsto o immaginato di essere coinvolto in attività così orribili. Era un marito e un padre piendo di amore. Sto cercando di comprendere gli eventi recenti. Tutto il mio mondo è crollato e i miei pensieri sono rivolti alle famiglie delle vittime di questa incomprensibile devastazione».

La Vedova non cercò di nascondersi all’attenzione pubblica, ma anzi vendette la sua storia ai media

 

Il ruolo di vittima giocato dalla Lewthwaite fu al centro di ulteriori polemiche della stampa britannica inferocita. Lei si trasferì al Nord.

 

Di lì a poco, le inchieste sulle bombe londinesi portarono alla luce il fatto che la Lewthwaite aveva contatti con Mohammad Sidique Khan, l’uomo considerato come mente dell’attacco sincrono alla capitale inglese. Ma lei nel frattempo era già sparita.

«Condanno totalmente e sono inorridita dalle atrocità (…) Tutto il mio mondo è crollato e i miei pensieri sono rivolti alle famiglie delle vittime di questa incomprensibile devastazione»

 

La Vedova Bianca – chiamata così per la sua carnagione chiara o per distinguerla dalle «vedove nere», cioè le donne jihadiste cecene responsabili di tanta morte nella Russia dei primi anni 2000 – si era risposata.

 

Il nuovo marito si chiama Habib Saleh Ghani, detto anche Abu Usama al-Pakistani, nato nel 1985 a Londra e compagno al centro islamico di Asif Mohammed Hanif, noto per essere il primo terrorista suicida con passaporto del Regno Unito: si fece saltare in un locale di Tel Aviv del 2003. Ghani sarà trucidato dagli stessi Shabaab nel 2013 in quanto sostenitore di un leader Shabaab «scissionista», lo sceicco somalo Hassan Dahir Aweys.

 

La Vedova Bianca raggiunge Kenya e Somalia, dove sarà l’apoteosi della sua carriera terrorista. Avrebbe sposato Hassan Maalim Ibrahim, un comandante del gruppo militante di al Shabaab

Alcuni sostengono che il matrimonio con Ghani sia di facciata, e nei documenti di nascita del terzo figlio il nome del padre non c’è. Ghani, di madre kenyota, è con probabilità il canale con cui la Vedova Bianca raggiunge Kenya e Somalia, dove sarà l’apoteosi della sua carriera terrorista. Nel maggio 2014, riferisce il Daily Mirror, Lewthwaite avrebbe sposato Hassan Maalim Ibrahim, un comandante del gruppo militante di al Shabaab, esattamente quello a cui lo Stato Italiano ora ha pagato il riscatto milionario.

 

 

Nel dicembre 2011, la polizia keniota ha fatto irruzione in una appartamento di Mombasa e arresta Jermaine Grant, noto anche come Ali Mohammed Ibrahim, un convertito musulmano giamaicano-britannico di 29 anni. Interrogato, Grant indica nella Vedova Bianca come il leader della cellula terrorista di Mombasa, che stava pianificando attacchi a hotel e luoghi turistici. Misteriosamente, quando arriva il raid la Vedova, che si fa chiamare Natalie Webb, riesce a fuggire.

La Vedova Bianca  viene indicata come il leader della cellula terrorista di Mombasa, che stava pianificando attacchi a hotel e luoghi turistici

 

Emerge poi che, nonostante i computer vengano distrutti, si riesce a trovare una pennetta USB contenente il Manuale del Mujahidin per gli esplosivi e una sorprendente Ode a bin Laden, un poema dedicato al capo di al Qaeda scritto con molta probabilità dalla vedova Samantha.

 

Nel frattempo la vedova scala la classifica dei ricercati dell’Interpol, e l’islamista giamaicano continua a cantare, raccontando di attacchi ad hotel e centri commerciali.

2012: durante la partita di calcio Inghilterra-Italia degli Europei, qualcuno lancia una granata in un bar di Mobasa: 3 morti e 25 feriti; la polizia kenyota sospetta della Lewthwaite.

 

 

Nel 2012, il primo vero colpo: durante la partita di calcio Inghilterra-Italia degli Europei, qualcuno lancia una granata nell’affollato Jericho Bar di Mobasa: 3 morti e 25 feriti; la polizia kenyota sospetta della Lewthwaite.

 

Poi il salto di qualità: la strage del 2013. Il nome della Lewthwaite viene infatti fatto anche per l’attacco del settembre 2013 rivendicato dagli Shabaab nel centro commerciale Westgate a Nairobi, che causò 71 morti e circa 200 feriti. Si asserisce che il governo britannico sia meno sicuro della polizia kenyota sul coinvolgimento della Vedova, tuttavia le fonti dei giornali che se ne occupano dicono altrimenti.

 

Il nome della Lewthwaite viene infatti fatto anche per l’attacco del settembre 2013 rivendicato dagli Shabaab nel centro commerciale Westgate a Nairobi, che causò 71 morti e circa 200 feriti

La White Widow sparisce, dicono passi per lo Yemen, dove gli Shabaab, che ricordiamo sono affililiati ad al Qaeda, hanno basi e influenza.

 

La Lewthwaite diventa una sorta di babau globale. La accusano di preparare attacchi nelle spiagge mediterranee – Spagna, Grecia, Cipro, Canarie, etc. – sullo stile del massacro in spiaggia in Tunisia nel 2015. Annunciano di essere vicini alla cattura. Dicono che è stato approntato perfino uno scanner in grado di vedere il volto sotto il burqa, un’arma aeoportuale a loro dire straordinaria nella caccia alla Vedova.

 

 

La accusano di preparare attacchi nelle spiagge mediterranee – Spagna, Grecia, Cipro, Canarie, etc. – sullo stile del massacro in spiaggia in Tunisia

La sua leggenda compare perfino in Donbass: nella nebbia della guerriglia russo-ucraina, un’agenzia di Mosca batte la notizia che un cecchino russo l’avrebbe uccisa. Che a combattere per Kiev assieme a nazisti finanziati da oligarchi ebrei (i famosi «giudeobanderisti») e probabili «istruttori» occidentali ci fosse anche qualche elemento jihadista non è una novità, e la vendetta contro la Russia vincitrice del wahabismo ceceno è da considerare un’agenda mai sopita del jihadismo globale.

 

In rete, alla notizia della morte, si sprecarono gli insulti. Alcuni si dicono convinti che si tratti in realtà di un agent provocateur agli ordini dell’Mi-6, il servizio segreto militare esterno del Regno Unito – sì, proprio quello di James Bond. La notizia della morte viene smentita.

«La Vedova Bianca odia la Gran Bretagna e tutto ciò che l’Occidente rappresenta. Ha completamente voltato le spalle al suo paese e alla sua vita precedente»

 

I giornali britannici hanno pubblicato dichiarazioni dei servizi d’intelligence somali secondo cui la White Widow sarebbe in qualche modo legata anche alle decapitazioni di James Foley – il giornalista americano che, invece che convertirsi all’Islam, pregò il rosario – di Steven Sotloff e del cooperante David Haines. L’esecutore, Mohammed Emwazi  detto «Jihadi John», avrebbe viaggiato per incontrarla presso gli Shabaab.

 

Nel 2018 il quotidiano Daily Star raccontò di una intercettazione di mail criptate da parte dei servizi britannici che dimostravano come la Vedova Bianca  avesse arruolato dozzine di donne, comprese convertite bianche  come lei – per colpire in tutta Europa. Si parlò di 30 reclute a cui è stato insegnato come costruire giubbotti suicidi e come scegliere i propri obiettivi di morte.

 

«La Vedova Bianca odia la Gran Bretagna e tutto ciò che l’Occidente rappresenta. Ha completamente voltato le spalle al suo paese e alla sua vita precedente» dice una fonte al giornale.

«Ha fatto da mentore a dozzine di donne terroriste e favorisce le convertite bianche all’Islam perché ritiene che attirino meno sospetti da parte dei servizi di sicurezza»

 

Le fonti dello scoop di due anni fa seguire rivelazioni che oggi potrebbero apparire ancora più inquietanti.

 

«Ha fatto da mentore a dozzine di donne terroriste e favorisce le convertite bianche all’Islam perché ritiene che attirino meno sospetti da parte dei servizi di sicurezza». È un vecchio tema del terrorismo jihadista, quello dell’uso di persone che non fanno scattare il profiling degli addetti alla sicurezza di aeroporti e luoghi pubblici.

 

«Ha convinto molte donne estremiste femmine che hanno bisogno di sacrificare la propria vita se vogliono essere vere servitrici dell’Islam. La Lewthwaite va a caccia di donne molto vulnerabili che possono essere facilmente manipolate»

Ma è la questione femminile che qui è primariamente da considerare: la White Widow, dice la fonte, «ha convinto molte donne estremiste femmine che hanno bisogno di sacrificare la propria vita se vogliono essere vere servitrici dell’Islam. La Lewthwaite va a caccia di donne molto vulnerabili che possono essere facilmente manipolate».

 

«Si circonda di guardie del corpo e si fida solo di una manciata di persone: sono quasi tutte donne, ed è per questo che catturarla e ucciderla si è rivelato così difficile».

 

Nella storia che vi stiamo raccontando ricorrono gli stessi ingredienti che oggi occupano le prime pagine dei giornali e i social media: giovani ragazze occidentali, Shabaab, conversione all’Islam radicale, Kenya, Somalia – e in più l’ombra di una reclutatrice senza scrupoli.

«Si circonda di guardie del corpo e si fida solo di una manciata di persone: sono quasi tutte donne, ed è per questo che catturarla e ucciderla si è rivelato così difficile»

 

Abbiamo presentato dei fatti che non commentiamo in alcun modo, e, sottolineamolo, non lanciamo accuse di nessun genere: confidiamo nella saggezza dei nostri servizi segreti, e nel fatto che se il cittadino italiano è in quarantena pandemica, una cautela di qualche tipo sia presa anche di fronte alle brutte fantasie alla Homeland, la fortunata serie TV USA (ma in origine scritta da israeliani) dove un marine tenuto prigioniero dagli islamisti per anni si convertiva al loro credo e tornato in patria da eroe si lanciava nell’adempimento di una cruenta missione terrorista atta a colpire il cuore dello Stato americano.

 

 

Samantha divenne islamica a 17 anni, di dice a seguito di un evento particolarmente drammatico: il divorzio dei suoi genitori. «Cercò conforto dai vicini musulmani che credeva avessero una rete familiare più forte»

Vogliamo invece spendere due parole ancora sulla Vedova Bianca. Tutto nella sua vita – matrimonio, figli – è precoce, e anche la sua conversione lo è. Samantha divenne islamica a 17 anni, di dice a seguito di un evento particolarmente drammatico: il divorzio dei suoi genitori.  Aveva 11 anni, e testimonianze riportano che fu «gravemente colpita dalla rottura» e che consequenzialmente «cercò conforto dai vicini musulmani che credeva avessero una rete familiare più forte».

 

Questo fatto è di importanza straordinaria, perché riflette in modo ultra-lucido la radice del male: la decadenza morale dell’Occidente, l’abbandono della legge naturale, l’esistenza di leggi inique e distruttive come quella del divorzio, generano non solo la conversione a credenze lontane ma forti, ma anche veri e propri mostri che, come Erinni del Tramonto dell’Occidente, tornano a tormentare il cosiddetto «mondo libero», talvolta facendo piovere su di esso una pioggia di sangue.

La decadenza morale dell’Occidente, l’abbandono della legge naturale, l’esistenza di leggi inique e distruttive come quella del divorzio generano mostri

 

In ultima analisi, la morte della famiglia in Occidente ha come suo effetto la jihad.

 

Se pensate alla quantità di ragazzi nati e cresciuti in Europa e America e finiti nell’ISIS, vi rendete conto di quanto ciò sia vero. La colpa è dello Stato moderno e delle sue leggi, certo; dell’antropologia moderna e della sua licenziosità, certo. Ma anche della religione: il Cristianesimo istituzionale (Samantha fu cresciuta cristiana, dicono, presumibilmente dentro la Chiesa Anglicana) ha perso totalmente la capacità di parlare al profondo della persona, di fornire all’uomo, che ne ha un bisogno estremo, il senso del sacro, e quindi anche il senso del sacrificio.

La morte della famiglia in Occidente ha come suo effetto la jihad

 

Un tema su cui ritorneremo quando parleremo di un altro caso simile che pare ora dimenticato, quello di «Lady Jihad», la ragazza dell’ISIS Giulia Sergio.

 

Tolto il sacro dal mondo, molti di coloro che vanno alla sua cerca finiscono con il suo abbaglio oscuro, che la Necrocultura offre in quantità alla società moderna: il sacrificio umano.

Tolto il sacro dal mondo, molti di coloro che vanno alla sua cerca finiscono con il suo abbaglio oscuro: il sacrificio umano. La spiegazione del terrorismo potrebbe essere tutta qua

 

La spiegazione del terrorismo potrebbe essere tutta qua.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

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Geopolitica

Netanyahu: la Cisgiordania è «la nostra terra»

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Israele continuerà a costruire insediamenti illegali in Cisgiordania in preparazione di una «importante» ondata di immigrazione ebraica, ha dichiarato il primo ministro Binyamin Netanyahu. La più recente espansione degli insediamenti israeliani ha suscitato critiche da parte dei paesi arabi confinanti e dei partner occidentali.

 

«Oggi, molti dei nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo capiscono: questa è la nostra terra e rimarrà tale», ha dichiarato Netanyahu martedì a Gerusalemme. «E quando dico “la nostra terra”, intendo ogni uomo e ogni donna ebrea, la porta è aperta. Vi aspettiamo. Stiamo preparando le porte per una grande Aliyah». cioè l’immigrazione ebraica in Israele.

 

Non è chiaro se la «grande aliyah» prevista da Netanyahu si concretizzerà davvero. Gli israeliani sono emigrati in numero crescente dall’attacco di Hamas del 2023 e dalla successiva guerra a Gaza. Secondo un rapporto della rivista 972, oltre 150.000 israeliani hanno lasciato il Paese tra il 2024 e il 2025.

 

Il primo ministro israeliano ha parlato a un evento organizzato dal Consiglio regionale di Binyamin, che amministra 47 insediamenti ebraici in Cisgiordania. Tutti questi insediamenti, situati al di fuori dei confini israeliani del 1967, sono considerati illegali dalle Nazioni Unite e il trasferimento di popolazione da parte di Israele verso di essi è stato giudicato dalla Corte penale internazionale una violazione della Convenzione di Ginevra.

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Sebbene lo Stato israeliano a volte autorizzi preventivamente la costruzione di insediamenti, questi in genere iniziano come avamposti su terre palestinesi, finché non vengono legalizzati retroattivamente dal governo israeliano. Durante il suo discorso di martedì, Netanyahu si è vantato del fatto che il suo governo ha istituito e regolarizzato «104 insediamenti e 160 fattorie e continuiamo a farne altri».

 

«Non è facile, non è mai facile», ha continuato. «La terra d’Israele si conquista con la sofferenza. A volte anche con i sorrisi, a volte anche con le discussioni, ma la stiamo conquistando. Non ci arrendiamo, abbiamo una visione, questa è la nostra terra e rimarrà tale».

 

La scorsa settimana, Israele ha aperto le gare d’appalto per la costruzione di oltre 1.200 abitazioni nel progetto di insediamento E1, situato a est di Gerusalemme. Il progetto, che prende il nome dalla sua designazione sulle mappe urbanistiche israeliane, comprenderà oltre 3.400 abitazioni ed è stato approvato dal governo Netanyahu lo scorso anno.

 

Il piano E1 prevede la creazione di un corridoio terrestre tra Gerusalemme Est e l’insediamento esistente di Ma’ale Adumim, entrambi costruiti su territorio palestinese. Interromperà inoltre i collegamenti stradali tra le città palestinesi di Ramallah e Betlemme, situate rispettivamente a Nord e a Sud di Gerusalemme.

 

Otto stati arabi e musulmani, tra cui Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, membri del Patto della Mecca, hanno respinto «categoricamente» il piano, definendolo «una pericolosa escalation». Anche il Regno Unito, il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Commissione europea e 15 stati europei hanno condannato il progetto.

 

«L’insediamento E1 comprometterà la prospettiva della soluzione a due Stati, creando una spaccatura in Cisgiordania», hanno dichiarato in un comunicato stampa giovedì scorso. «In un momento di grave instabilità in Cisgiordania, con livelli di violenza senza precedenti da parte dei coloni contro i civili e gravi restrizioni all’economia palestinese, questa decisione è ancora più preoccupante».

 

Netanyahu ha lasciato intendere per anni di voler annettere l’intera Cisgiordania, definendo l’opzione «sul tavolo» anche dopo aver firmato accordi di pace con gli stati arabi nel 2020. I partner di coalizione più intransigenti di Netanyahu sono stati più espliciti: il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha esortato il primo ministro a giugno ad «esercitare la sovranità qui in Giudea e Samaria [Cisgiordania] prima delle elezioni» di ottobre.

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Immagine di Denns Jarvis via Flickr pubblicata su licenza CC BY-SA 2.0

 

 

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Geopolitica

Netanyahu: «l’Iran ha tentato di uccidere uno dei miei figli»

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato che l’Iran avrebbe tentato di uccidere uno dei suoi figli, un’accusa di grande impatto formulata senza indicare quale dei due fosse il bersaglio, quando sarebbe stato organizzato il presunto piano né quanto fosse vicino alla realizzazione.   La notizia è emersa quasi per caso lunedì, durante un’intervista telefonica al Canale 14 israeliano sulle misure di sicurezza riservate al rivale politico Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore che lo sfida in vista delle elezioni del 27 ottobre.   «Questo è un caso incredibile. L’Iran ha preso di mira uno dei miei figli. L’Iran ha cercato di ucciderlo, ha cercato di uccidere uno dei miei figli», ha detto Netanyahu, sostenendo che la scorta h24 per Eisenkot «non è un lusso» e avvertendo che, in sua assenza, gli iraniani «avranno successo».   Netanyahu ha due figli, Yair e Avner. Non ha precisato a quale dei due si riferisse, né ha indicato dove o con quali modalità l’Iran intendesse colpirlo.   Yair è noto per una serie di polemiche. Il documentario sulla presunta corruzione del premier israeliano The Bibi Files (2024) lo descrive come un estremista che porta il padre verso posizioni ultrasioniste. Durante le manifestazioni massive antigovernative nelle piazze israeliane prima del 7 ottobre 2023, lo Yair ha affermato che il Dipartimento di Stato americano era «dietro le proteste in Israele, con l’obiettivo di rovesciare Netanyahu, apparentemente per concludere un accordo con gli iraniani».   Come noto, il ragazzo qualche anno fa pubblicò un meme, incredibilmente definito come «antisemita» pure dalla stampa italiana, che ritraeva George Soros come puparo del mondo. Nelle ultime settimane è emerso che anni fa aveva di fatto ipotizzato su Twitter come ritorsione contro la Spagna un’invasione marocchina del suo territorio, cosa poi puntualmente realizzatasi a Ceuta.   Di recente, alcuni critici avevano attaccato il ragazzo perché sembrava soggiornare a Miami mentre lo Stato Ebraico mandava al fronte tanti giovani.

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Fonti della stampa israeliana hanno riferito in modo autonomo che a luglio è stata rafforzata la protezione statale per la moglie Sara e per entrambi i figli. Il Canale 12 ha scritto che il presunto complotto iraniano era noto da mesi all’apparato di sicurezza israeliano, ma era coperto da un ordine di silenzio militare.   L’affermazione arriva mentre Netanyahu affronta una campagna elettorale difficile. Sondaggi successivi hanno mostrato che il suo blocco di governo non raggiunge i 61 seggi necessari per la maggioranza, mentre altri rilevamenti indicano Eisenkot in lotta serrata con Netanyahu e il Likud, o addirittura in vantaggio. A luglio Reuters aveva riportato che i sondaggi prefiguravano una sconfitta della coalizione di Netanyahu, anche se l’opposizione frammentata non aveva una via chiara per formare un esecutivo.   Anche il presidente statunitense Donald Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe tentato di ucciderlo, prima ancora che la prima ondata di attacchi congiunti USA-Israele del 28 febbraio uccidesse la Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei.   «L’ho preso prima che lui prendesse me», ha detto Trump in un’intervista ad ABC News poco dopo l’attacco, nel quale sono morte anche la figlia di Khamenei, Boshra, la nipotina di 14 mesi Zahra, un genero e una nuora.   Durante il vertice NATO in Turchia a luglio, Trump fu fatto scendere in segreto dall’Air Force One e trasferito su un altro aereo militare a bordo di un camion per il catering, dopo che Israele aveva trasmesso informazioni di intelligence su un’altra presunta minaccia di assassinio da parte dell’Iran. L’operazione straordinaria fu tenuta nascosta persino ad alcuni membri del seguito.   Come riportato da Renovatio 21, l’Intelligence USA avrebbe valutato le informazioni israeliane con «scarsa affidabilità», mentre Teheran ha smentito le accuse più generali di aver tentato di assassinare Trump a margine del vertice NATO di Ankara, dove il presidente ha cambiato aereo venendo trasportato in un carrello per il cibo. Sono seguite accuse per aver usato i giornalisti, rimasti nell’aereo considerato come obiettivo dell’attentato, come esche.

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
 
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Economia

Il Canada minaccia di interrompere l’elettricità agli USA. Il premier dell’Ontario a Trump: «baciami il sedere!»

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Il premier dell’Ontario, Doug Ford, ha minacciato di sospendere le forniture di elettricità e di minerali strategici agli Stati Uniti qualora il presidente Donald Trump prosegua nell’inasprimento della guerra commerciale con il Canada, suscitando una replica accesa da parte di Trump.

 

Lo scontro è scoppiato poche ore dopo l’annuncio di Trump che i dazi su auto, camion, componenti auto e acciaio canadesi saliranno al 50% dal 1° gennaio 2027. La mossa è arrivata dopo il fallimento dei negoziati della scorsa settimana e dopo un ulteriore dazio del 50% scattato sabato su importazioni canadesi per circa 20 miliardi di dollari.

 

«Tutto è sul tavolo. Farò tutto il necessario», ha dichiarato Ford all’Associated Press lunedì, precisando che l’Ontario potrebbe alzare i prezzi dell’elettricità o interromperne del tutto l’esportazione.

 

«Forniamo energia a 1,5 milioni di case e aziende», ha aggiunto, avvertendo che se Trump insisterà nel tentativo di smantellare l’industria manifatturiera canadese, «farebbe meglio ad avere una scorta di batterie».

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Trump ha risposto su Truth Social, definendo «spacconate» le parole di Ford e attaccando personalmente il premier, prima di intimare ai leader canadesi di «mettersi in riga».

 

«Qualcuno dovrebbe far rigare dritto questi pagliacci, altrimenti le conseguenze per il Canada saranno molto PEGGIORI!», ha scritto Trump, definendo ancora il primo ministro Mark Carney «Governatore Carney», sostenendo che gli Stati Uniti sono «molto più grandi, più ricchi e più forti» e che il Canada «non potrebbe sopravvivere» senza il vicino meridionale.

 

«Ho un sacco di spazio sul sedere, quindi ha un sacco di spazio per baciarmi il sedere», ha replicato Ford in una conferenza stampa lunedì.

 

Ford ha sostenuto che Ottawa dovrebbe valutare ritorsioni sempre più dure, comprese restrizioni su petrolio, potassio e minerali strategici. La premier del Quebec, Christine Frechette, la cui provincia è un grande fornitore di energia idroelettrica, ha detto di non seguire al momento la linea di Ford, pur non escludendola in vista di una «nuova fase» della controversia in Canada.

 

Il Ford, va ricordato, ha sostenuto l’invocazione da parte del governo Trudeau della legge sulle emergenze in risposta alla protesta dei camionisti antivaccinisti che scuoteva il Canada in lockdown, repressa con la violenza della polizia e persino il nuovo fenomeno della debancarizzazione dei manifestanti.

 

Il Canada resta di gran lunga il primo fornitore estero di elettricità per gli Stati Uniti, anche se a livello nazionale la dipendenza è contenuta. I dati dell’EIA indicano che nel 2025 gli USA hanno importato circa 24,5 terawattora dal Canada ed esportato circa 16 terawattora, con una dipendenza netta pari allo 0,2% del consumo totale americano.

 

L’esposizione è però molto più marcata negli Stati di confine come New York, Michigan e Minnesota, dove l’energia canadese può risultare cruciale nei picchi di domanda.

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Nel frattempo il boom dell’Intelligenza Artificiale sta mettendo sotto pressione le reti regionali, mentre le big tech accelerano la costruzione di enormi data center iperscalabili ad alto consumo. Nel luglio 2026 lo Stato di Nuova York ha imposto una moratoria di un anno sui permessi ambientali discrezionali per le nuove infrastrutture iperscalabili, in attesa di norme volte, tra l’altro, a tutelare la stabilità della rete e i consumatori.

 

L’Ontario ha già usato in passato la minaccia del dazio sull’elettricità. Nel marzo 2025 Ford aveva imposto una sovrattassa del 25% sulle esportazioni verso i tre Stati, poi sospesa dopo che Trump aveva minacciato di raddoppiare i dazi su acciaio e alluminio canadesi.

 

Lunedì anche Carney ha risposto all’ultima minaccia tariffaria di Trump, accusando Washington di voler smantellare l’industria automobilistica canadese imponendo condizioni ritenute inaccettabili da Ottawa. Dopo che il Canada ha abbandonato i colloqui venerdì sera, Carney ha detto che gli Stati Uniti «hanno chiesto troppo e offerto troppo poco» e ha annunciato dazi di ritorsione equivalenti a partire dall’8 settembre.

 

Come riportato da Renovatio 21, due giorni fa Trump, in seguito al fallimento dei colloqui commerciali tra i due Paesi, ha affermato che il Canada vuole «i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo». «Il Canada vuole i vantaggi di essere uno Stato, senza esserlo!!! Inoltre, per molti anni ha imposto dazi doganali esorbitanti ai nostri bravi agricoltori. Basta!!!» ha scritto nel suo post su Truth social.

 

Trump in passato aveva ripetutamente affermato che gli Stati Uniti stavano sovvenzionando l’economia canadese per un importo di 200 miliardi di dollari all’anno, ipotizzando che sarebbe stato più fattibile assorbire il Paese come «tanto amato» 51° stato. L’ex premier canadese Giustino Trudeau aveva detto che la minaccia di anschluess da parte di Trump era «reale».

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa Trump aveva dichiarato di voler espandere il Paese aggiungendo Canada, Groenlandia e Venezuela come nuovi Stati USA, definendo poi le sue dichiarazioni come uno scherzo.

 

A gennaio nel corso del suo intervento al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, Carney ha sostenuto che l’ordine globale basato su regole è ormai al tramonto e ha invitato le «potenze medie» a unirsi, affermando che «se non sei al tavolo, sei nel menu».

 

Trump ha replicato durante il proprio discorso a Davos dichiarando che il Canada «vive grazie agli Stati Uniti», un’affermazione prontamente respinta da Carney. In seguito, Trump ha revocato l’invito rivolto a Carney per partecipare al suo proposto «Board of Peace», l’organismo da lui ideato – secondo le sue parole – per affrontare e risolvere i conflitti internazionali.

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Come riportato da Renovatio 21, Trump ha aggiunto che il Canada verrà «divorato» dalla Repubblica Popolare.

 

Il presidente aveva canzonato il Canada con filmati AI dopo la vittoria olimpica nella finale a Milano della squadra nazionale di Hockey americana contro quella canadese.

 

Come riportato da Renovatio 21, l’esercito canadese ha sviluppato un modello di risposta in stile mujaheddin afghani a un’ipotetica invasione statunitense.

 

Ad aprile The Donald aveva ammesso che l’anschluess del Canada era improbabile. Tuttavia, come ognuno sa, sapere cosa farà l’attuale presidente USA risulta talvolta molto difficile.

 

L’annessione del Canada rimane ad ogni modo conforme alla dottrina geopolitica «emisferica» esposta e perseguita nel primo anno del secondo mandato Trump, la cosiddetta «dottrina Donroe» (cioè Donald più Monroe) che vede, secondo un plurisecolare pensiero geostrategico, l’ampliamento del dominio USA nel continente come il «destino manifesto» di Washington.

 

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Immagine di Eurasia Group via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

 

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