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Padre Unterhalt: la promozione dell’agenda LGBT da parte del cardinale Marx «tradisce sia il Signore che l’umanità»
Renovatio 21 pubblica questo commendo di padre Frank Unterhalt apparso su LifeSiteNews.
Le massime incisive dei propri insegnanti tendono a rimanere impresse nella mente degli studenti. Ripensando al mio periodo di studi presso la facoltà di teologia di Paderborn, ricordo una celebre frase del professor Reinhard Marx durante le sue lezioni sulla dottrina sociale cristiana: «Chi sposa lo spirito del tempo sarà vedovo domani!». Un vero e proprio bersaglio verbale. Rimane impressa nella mente, nell’orecchio.
Ora, però, l’ex docente si trova di nuovo a confrontarsi con le proprie parole, che fungono da specchio per il sociologo.
È stato recentemente annunciato che il Cardinale Marx intende introdurre nella sua diocesi le linee guida «Segen gibt der Liebe Kraft» («La benedizione dà forza all’amore») per le coppie che non possono contrarre matrimonio sacramentale. L’opuscolo del cosiddetto Cammino Sinodale è quindi destinato a diventare il «fondamento della cura pastorale» e ad applicarsi indistintamente a coppie divorziate e risposate, coppie dello stesso sesso e coppie queer.
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La direttiva del vescovo è stata ulteriormente rafforzata dalla clausola che nessuna coppia debba essere respinta. Tuttavia, la lettera interna non era apparentemente destinata alla pubblicazione , poiché non è stato pubblicato alcun annuncio nella gazzetta ufficiale.
In questo contesto, appare chiaro il motivo per cui Papa Benedetto XVI, nel 2021, contattò il suo successore come Arcivescovo di Monaco e Frisinga «per esprimere la sua grande preoccupazione» riguardo al processo sinodale in Germania. Il Pontefice era convinto che «questo cammino avrebbe causato danni e sarebbe finito male se non fosse stato fermato». Lo stesso Papa Benedetto aveva sottolineato, nella sua esortazione apostolica Sacramentum caritatis, alla luce della situazione dei divorziati risposati, che «bisogna evitare in ogni caso di benedire queste unioni, affinché non sorga confusione tra i fedeli riguardo al valore del matrimonio». Qui, è necessaria un’autentica cura pastorale, fondata sulla verità.
Ogni essere umano è voluto dall’Altissimo e chiamato all’esistenza come persona. Pertanto, nessuno può determinare o cambiare il proprio genere. L’ordine della creazione benedetto da Dio afferma: «Creati come uomo e donna, li ha chiamati al matrimonio per una comunione intima di vita e di amore reciproco». (1) Infatti «l’unione coniugale dell’uomo e della donna, fondata dal Creatore e dotata di proprie leggi, è per sua stessa natura ordinata alla comunione e al benessere dei coniugi, nonché alla procreazione e all’educazione dei figli». (2)
Creati a immagine del Dio Trino, che è amore eterno, gli esseri umani sono chiamati alla purezza (cfr. Mt 5,8). Il Decalogo indica chiaramente la via e tutela questa chiamata. Ne consegue, quindi, che i rapporti sessuali al di fuori di un matrimonio valido davanti a Dio costituiscono una grave violazione del sesto comandamento e contaminano profondamente coloro che vi sono coinvolti. L’avvertimento contro l’immoralità sessuale espresso nel Nuovo Testamento (cfr. 1 Cor 6,18-20) non può essere ignorato se non si vuole ingannare e fuorviare le persone in modo sinodale.
Il Creatore ha dato i suoi comandamenti per salvarci e condurci alla vita eterna. Sulla base del chiaro messaggio biblico, il costante Magistero della Chiesa Cattolica ha dunque sempre dichiarato che le pratiche omosessuali sono tra i peccati gravi che costituiscono una grave violazione della castità (cfr. CCC 2396) e sono veementemente respinte dalla Sacra Scrittura (cfr. Gen 19,1-29; Lev 18,22; Rom 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tim 1,10). Il Catechismo ci ricorda la dimensione della colpa dei sodomiti che «grida al cielo» (cfr. CCC 1867).
Poiché molti funzionari del cosiddetto Cammino Sinodale affermano spesso di voler ascoltare più attentamente le voci delle donne, una recente festività ha offerto un’occasione speciale per farlo. Ci rivolgiamo infatti alla santa Dottoressa della Chiesa, Caterina da Siena, proclamata patrona d’Europa.
Nella sua celebre opera Dialogo della Divina Provvidenza, ella testimonia con quanta forza il Signore condanni gli atti omosessuali: «I miseri commettono atti ancora peggiori e commettono il peccato maledetto contro natura. E come stolti ciechi la cui ragione è offuscata, non si accorgono della corruzione e della miseria in cui sono immersi. Non solo per Me, che sono la suprema purezza eterna, è un abominio (così abominevole, infatti, che per questo solo peccato ho distrutto cinque città con il Mio divino giudizio, poiché la Mia giustizia non poteva più sopportarlo), ma anche per i demoni». (3)
La vera misericordia, seguendo il Buon Pastore, cerca dunque la pecora smarrita con amore autentico (cfr. Lc 15,4-7) prima che sia troppo tardi. Non afferma ipocritamente lo stato di colpa di una persona, ma cerca di condurla al pentimento per la salvezza eterna: dalla morte del peccato alla vita di grazia. Dottrina e cura pastorale non possono contraddirsi. La vera cura pastorale guarda alla volontà del Signore e si impegna per la salvezza della persona. Così facendo, il peccato non può essere benedetto. Sarebbe un oltraggioso abuso del santissimo nome di Dio, una bestemmia al di là dell’Eden. Eppure il Creatore non si lascia deridere (cfr. Gal 6,7).
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Il documento «La benedizione dà forza all’amore» tradisce sia il Signore che l’umanità. Cosa dovrebbe pensare una moglie profondamente ferita – che, dopo aver pronunciato il «sì» all’altare, è stata tradita e abbandonata dal marito – di una Chiesa sinodale che ora benedice la sua unione con una nuova fiamma? La donna, lasciata sola, viene umiliata ancora una volta, in modo persino peggiore. L’adulterio viene di fatto perdonato, poiché una benedizione, derivata da benedicere, non significa altro. Qualsiasi persona razionale può riconoscere immediatamente questa decadente ipocrisia e si allontanerà da questa scandalosa danza intorno al vitello d’oro.
In questo tempo di apostasia preannunciata (cfr. 2 Tess 2,3), siamo rafforzati dalla testimonianza del santo apostolo Paolo, il quale, per amore del Signore e per la salvezza delle anime, ha dato la vita per la verità del Vangelo ed è un potente intercessore per la Chiesa:
«Fratelli, imitate me e guardate a coloro che si comportano secondo il modello che avete in noi. Come vi ho già detto e ora vi ricordo con le lacrime agli occhi, molti vivono come nemici della croce di Cristo. La loro fine è la perdizione. Il loro dio è il ventre. La loro gloria è nella loro vergogna. Il loro pensiero è rivolto alle cose terrene. Ma la nostra cittadinanza è nei cieli e di là aspettiamo il nostro Salvatore, il Signore Gesù Cristo, il quale trasformerà il nostro corpo umile, rendendolo simile al suo corpo glorificato, mediante la potenza con cui egli può anche sottomettere a sé ogni cosa» (Fil 3,17-21).
Padre Frank Unterhalt
NOTE
1) Kompendium des Katechismus der Katholischen Kirche, 337.
2) Ibid., 338.
3) Caterina di Siena, Dialogo III, 124, in: Gespräch von Gottes Vorsehung, Einsiedeln 1993 (4. Auflage), S. 163.
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Immagine di Dermot Roantree via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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Qual è la credibilità dottrinale e l’autorità morale del cardinale Fernandez?
Il 2 luglio 2026, il cardinale Víctor Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, ha firmato il decreto di «scomunica» contro i vescovi consacranti e quelli già consacrati il giorno precedente a Écône. È ironico vedere questo decreto firmato da un prelato che, il 27 gennaio, durante la sessione plenaria del suo dicastero, aveva invocato «umiltà intellettuale, spirituale e teologica».
In quell’occasione, aveva denunciato «l’assolutizzazione della ragione personale o di certi criteri morali che potrebbero condurre a gravi abusi». Tra gli esempi citati figuravano l’Inquisizione, le guerre mondiali e l’Olocausto… Questo monito viene ora respinto dal cardinale argentino, ma solo perché implica la scomunica di duemila anni di Tradizione.
Su InfoVaticana, il 6 luglio, Pedro Gomez Carrizo sostiene che il decreto firmato dal cardinale Fernandez rappresenta soprattutto il fallimento di Leone XIV. Esprime giustamente la sua indignazione: «Che una figura del genere possa sostenere la scomunica in nome della purezza della comunione ecclesiale è semplicemente il colmo dell’assurdità. È il colmo dell’assurdità perché uno degli aspetti che più distingue gli scomunicati da coloro che li scomunicano è che i primi denunciano proprio come i secondi abbiano svuotato di significato le proprie azioni». In altre parole: quanto insensate siano diventate le loro azioni.
E per specificare cosa è diventata oggi la Dottrina della Fede, di cui il cardinale Fernandez è responsabile: «La dottrina è poco più di un rapporto redatto da un gruppo di lavoro, sempre dipendente dal contesto; la morale si è gradualmente dissolta in questa misericordia senza giudizio che accompagna il peccatore, avendo cura di non metterlo a disagio; la liturgia soffre da decenni di creatività parrocchiale; la Germania tenta da anni lo scisma a piccoli passi, e il Partito Comunista Cinese ordina vescovi; la Curia mette i cardinali al servizio delle suore prefette, mentre le coppie omosessuali vengono benedette a condizione che non preghino in latino; la cura pastorale non consiste più nel condurre le anime alla verità, ma nel ricoprire la pillola dottrinale fino a nasconderla completamente, e la sinodalità ha permesso che antiche eresie rinascano, splendenti, appena uscite da una sessione di brainstorming».
Pedro Gomez Carrizo pone la domanda che tutti si pongono: «come può Roma pretendere che la sua scomunica venga presa sul serio, dopo essersi prodigata per dimostrare che tutto, o quasi tutto, può essere sfumato, contestualizzato, negoziato, tollerato, reinterpretato o benedetto da una nota a piè di pagina [un’allusione ad Amoris Laetitia, dove la comunione per i cattolici divorziati e risposati è permessa con una semplice nota a piè di pagina]? È Roma stessa che, per decenni, ha svalutato il linguaggio con cui ora pretende di giudicare. Non dovrebbe sorprendersi che la sua teologia ‘liquida’ non stia facendo impressione».
«In breve», ha proseguito, «Roma ha creato eccezioni a destra e a manca per i casi più inaccettabili, ma ha eretto una barriera insormontabile di fronte a Écône. Questa ‘selettività delle eccezioni’ tradisce le carenze dell’autorità: con la Germania, tutto è un processo; con Écône, è una barriera assoluta. La Chiesa post-conciliare ha finalmente scoperto che l’inferno non è vuoto, ma vi vede solo i seguaci di mons. Lefebvre. A questi bambini è la sola pietra che viene data quando chiedono il pane».
Poi, Pedro Gomez Carrizo si è rivolto a colui per il quale il cardinale Fernandez firmò questo decreto, Leone XIV: «volendo presentarsi come garante della comunione, papa Prevost si è ritrovato erede di un’autorità sperperata. Ha ereditato una Roma abituata a tollerare l’intollerabile e, dopo aver affidato questo delicato compito all’uomo che simboleggia la peggiore deviazione dottrinale, scelse di rispondere a Écône con il gesto più severo, sebbene le sue stesse parole fossero già state pubblicamente ignorate».
«Senza ristabilire l’ordine, si è reso conto di non averlo imposto. Se la firma è di Tucho [il soprannome confidenziale del cardinale Fernandez], il fallimento è di Leone XIV. […] Dimostrare la forza del potere è facile, ma non sembra essere il modo migliore per riconquistare la propria autorità». Ciò che non è altrettanto facile è convincere la gente che questa preoccupazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X sia nata da un’intollerabile indisciplina e non da un’autentica e santa necessità, appagata per la gloria di Dio, per il bene delle anime e per la santificazione dei suoi membri e fedeli, ora scomunicati o ingiustamente minacciati di scomunica.
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Uno sguardo retrospettivo alla dottrina eterodossa del Prefetto della Dottrina della Fede
Per comprendere appieno la natura paradossale – per non dire aberrante – di un decreto di scomunica dfirmato dal cardinale Fernandez, è utile ripercorrere alcuni momenti della sua carriera, iniziata sotto Francesco e fedelmente proseguita sotto Leone XIV.
Quando fu nominato a capo del Dicastero per la Dottrina della Fede nel 2023 da Francesco, il blog argentino The Wanderer ricordò opportunamente un’omelia di Tucho in cui dichiarava: «senza rendersene conto, la Chiesa ha sviluppato per secoli una dottrina piena di classificazioni che affermava: a) solo i battezzati che sono nella grazia di Dio possono ricevere la comunione e coloro che sono in stato di peccato mortale no; b) solo coloro che si pentono dei loro peccati ed esprimono l’intenzione di cambiare vita possono ricevere l’assoluzione sacramentale. Questa è una cosa terribile… Ma per fortuna questo è accaduto in passato, e ora c’è papa Francesco».
Questa clemenza «pastorale» si applica a tutti (todos, come ha detto Francesco)… eccetto i sacerdoti e i fedeli della Tradizione.
Il cardinale Fernandez sapeva perfettamente cosa si aspettasse da lui papa Francesco, poiché lo aveva chiarito al momento della sua nomina a capo del Dicastero per la Fede, in una lettera datata 1° luglio 2023, che rappresenta una vera e propria dichiarazione d’intenti: «il dicastero che presiederete in passato ha fatto ricorso a metodi immorali. Erano tempi in cui, anziché promuovere la conoscenza teologica, si perseguivano possibili errori dottrinali. Ciò che mi aspetto da voi è senza dubbio molto diverso». —Ad eccezione dei cosiddetti cattolici «preconciliari»…
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L’autore segreto di Amoris Laetitia e Fiducia Suplicans
Tucho deve tutto a Francesco, di cui è stato penna obbediente – persino servile – in Amoris Laetitia (19 marzo 2016), che autorizza la comunione ai cattolici divorziati e risposati caso per caso, e in Fiducia Suplicans (18 dicembre 2023), che permette la benedizione delle coppie omosessuali e irregolari.
Un dettaglio che non è sfuggito agli osservatori più attenti a Roma: la penna nascosta di Francesco non solo ha scritto gran parte di Amoris Laetitia, ma ha anche incluso interi passaggi dei suoi stessi articoli, in particolare sulla questione dei cattolici divorziati e risposati. In breve, il papa ha copiato Tucho, e Tucho ha copiato se stesso.
Ancor prima che Francesco salisse al soglio pontificio, Bergoglio stava pensando e Fernandez stava scrivendo. Nel 2007, il documento finale dell’assemblea plenaria della Conferenza Episcopale Latinoamericana (CELAM) ad Aparecida, di cui il cardinale Bergoglio fu responsabile, rivela questa stretta collaborazione.
Da papa, Francesco vi ha fatto riferimento in diverse occasioni, esprimendo persino il suo entusiasmo: ogni volta che veniva menzionata la parola Aparecida, lasciava intendere di considerare questo documento il suo più importante risultato programmatico. È importante sapere che il documento di Aparecida fu redatto da Fernandez, naturalmente secondo i desideri e le direttive di Bergoglio.
Lo zelo di Tucho era evidente anche in anticipo: nel 2018, Francesco nominò Fernandez arcivescovo di La Plata, la seconda sede episcopale più grande dell’Argentina. Uno dei suoi primi atti fu la sospensione del motu proprio Summorum Pontificum nella sua diocesi. Non ne diede una vera e propria motivazione. Il suo approccio si può riassumere in una frase: «I cattolici non hanno bisogno del rito tradizionale e la Chiesa non ha bisogno di cattolici legati alla Tradizione».
Nel luglio 2021, Francesco abrogherà il motu proprio Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II [1988] e il Summorum Pontificum di Benedetto XVI [2007], sostituendoli con Traditionis Custodes, che limita drasticamente la celebrazione della Messa tradizionale. Il cardinale argentino aveva semplicemente anticipato la decisione, pianificata da tempo, del papa argentino.
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Un autore controverso
Il prelato, scrittore nell’ombra, non firmava i documenti del suo padrone e benefattore; tuttavia, ha firmato due opere scandalose che ha accuratamente rimosso dalla sua biografia ufficiale: Sáname con tu boca: El arte de besar [«Guariscimi con la bocca: L’arte del bacio», 1995]. Un libro che gli valse il soprannome di Besuqueiro [Il Baciatore], e che Tucho stesso presentò così:
«Vi racconterò cosa provano le persone quando si baciano». Per farlo, ho parlato a lungo con molte persone che hanno una vasta esperienza in questo campo, e anche con molti giovani che stanno imparando a baciare a modo loro… Spero che queste pagine vi aiutino a baciare meglio, che vi motivino a liberare il meglio di voi stessi in un bacio…
Un’altra opera omessa dalla sua voce bio-bibliografica: La pasión mística: espiritualidad y sensualidad [«Passione mistica: spiritualità e sensualità», 1988]. Questa esposizione sulle esperienze mistico-sensuali valse al suo autore un altro soprannome: Tucho besame mucho [«Tucho, baciami tanto», un riferimento al tango composto dalla pianista messicana Consuelo Velázquez, nel 1932].
Sotto la veste di temi «spirituali», il libro offre un’analisi meticolosa delle estasi non mistiche, sia maschili che femminili, e arriva persino a legittimare le relazioni omosessuali, affermando che non sono un peccato. Ad esempio, afferma: «Questo non significa, ad esempio, che un omosessuale cesserà necessariamente di essere omosessuale. Ricordiamo che la grazia di Dio può coesistere con le debolezze e anche con i peccati, quando vi è un condizionamento molto forte. In questo caso, la persona può compiere azioni oggettivamente peccaminose, ma non essere colpevole e non perdere la grazia di Dio». [p. 80]
In altre parole, gli omosessuali possono commettere atti oggettivamente peccaminosi, ma non sono colpevoli. Qui troviamo già un’allusione a ciò che verrà trovato in Fiducia supplicans: le relazioni omosessuali, sebbene oggettivamente peccaminose, non sono necessariamente colpevoli. Questa è l’opinione del Prefetto del Dicastero della Fede, difensore dell’ortodossia cattolica.
Sostenitore della «moralità graduale», Tucho ha affermato: «Il matrimonio cristiano è un ideale bellissimo, ma quando parliamo di gradualismo intendiamo che dobbiamo tenere conto della realtà concreta di coloro che non possono raggiungere questo ideale, e dobbiamo quindi ricordare quella categoria del “bene possibile” evocata da papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, alla quale dobbiamo aspirare anche a costo di sporcarci le mani nel fango della strada».
Come osserva con buon senso The Wanderer: «la teologia di Tucho sembra confusa. La grazia non si acquisisce gradualmente: o la si ottiene o non la si ottiene; o la si possiede o non la si possiede; o la si trova o la si perde. Un cristiano è o in stato di grazia o in stato di peccato. La teologia cattolica non ha mai affermato che si possa essere progressivamente in stato di grazia: mezza grazia o un quarto di grazia non sono misure comuni, nemmeno oggi».
Sul quotidiano argentino La Nación, Tucho predica una società più «inclusiva» sotto la bandiera dell’uguaglianza: non guardiamo alle idee, agli orientamenti sessuali. Fratelli tutti! Siamo tutti fratelli… «In altri tempi», conclude The Wanderer, «queste tesi avrebbero condotto il loro autore direttamente alla deposizione. Nelle circostanze attuali, lo hanno condotto direttamente alla cattedra di custode della dottrina cattolica».
Pertanto, come possiamo non porci queste domande sul cardinale Fernandez: perché è Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede? Come può Leone XIV mantenerlo in questa posizione? Quando verrà destituito?
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine screenshot da YouTube
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