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Droga

Il traffico di droga e la copertura della CIA

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Alfred McCoy, nel suo The Politics of Heroin racconta come dopo anni di apprendistato tra Cambogia, Laos e Vietnam la mafia corsa avesse guadagnato una certa maestria nel saper trasformare chimicamente la morfina in diacetilmorfina attraverso precisi processi chimici.

 

Senza la necessaria competenza si sarebbero potute verificare pericolose esplosioni, competenza che mancava completamente a Cosa Nostra. La CIA e Lucky Luciano (1897-1962), dopo la messa al bando della ditta farmaceutica torinese che aveva inizialmente fornito la materia prima, trovarono nei Corsi la controparte perfetta per creare una nuova rete di narcotraffico. 

 

Luciano diede vita a un nuovo capitolo, in seguito chiamato con il nome di «French Connection», mettendosi in contatto con i leader della mafia corsa a Marsiglia, i fratelli Antoine (1902-1967) e Barthelemy (1908-1982) Guerini. Sostenuti con fondi della CIA, in breve presero possesso del porto di Marsiglia attaccando gli scioperanti e i sindacati. In seguito assoldarono dei chimici francesi e diedero vita alle loro prime raffinerie di oppio. La connessione tra la famiglia italoamericana di Luciano, quella siciliana di don Calò, Calogero Vizzini (1877-1954) e quella corsa di Marsiglia era iniziata. 

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Luciano attivò contatti con i produttori turchi attraverso il lavoro del più importante broker di eroina del medio oriente, Sami El-Khoury che inizialmente indirizzò la produzione verso le raffinerie di Beirut per infine dirottare il tutto verso Marsiglia. Parallelamente, la CIA lavorò sull’Operation Paper dove venne creata la tratta dalla Birmania e, attraverso il lavoro eccezionale di Edward Geary Lansdale (1908-1987), pioniere delle operazioni coperte, anche la rete di Saigon.

 

William «Wild Bill» Donovan (18883-1959), dopo aver diretto l’Office of Strategic Services durante il conflitto contro la Germania nazista, si dimise dal suo ruolo nell’esercito. Assieme ad amici molto facoltosi come Nelson Rockfeller (1908-1979), Joseph C. Grew (1880-1965) nipote di J.P. Morgan (1837-1913), Alfred DuPont (1864-1935) e Charles Jocelyn Hambro (1897-1963) diede vita, a Panama, alla World Commerce Corporation. Secondo il giornalista Peter Dale Scott, lo scopo di questa società era quello di operare nel traffico di armi garantendo un aiuto militare al KMT e alla mafia italiana in cambio dell’oppio prodotto. 

 

Come raccontato dai giornalisti Cockburn e St. Clair in Whiteout, la Civil Air Transport, una linea aerea di proprietà della CIA, spostava oppio dai campi del triangolo d’oro verso Bangkok dove venivano scaricati e sostituiti con armi. Il generale Phao Sriyanonda (1910-1960), direttore generale della polizia thailandese, garantiva la logistica a terra utilizzando i suoi agenti.

 

I beni venivano trasportati verso le navi mercantili della Sea Supply Inc., un’altra società di proprietà dei servizi americani gestita da Paul Helliwell (1915-1976), impiegato nel consolato della fu Birmania a Miami. Donovan a sua volta occupava parallelamente il ruolo di ambasciatore degli Stati Uniti in Tailandia.

 

Sempre secondo Scott, nel suo libro Drugs, Oil and War lo schema messo in piedi attraverso la WCC, la CAT e la Sea Supply apparteneva a quella subcultura di proprietà di quelle persone che avevano preso parte al mondo dell’OSS durante la guerra in Europa.

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Un gruppo di persone appartenenti alla crema della società americana, tutti usciti dalle migliori università, con carriere importanti in ambito legale o imprenditoriale e che in quel momento non avevano nessun ruolo ufficiale nell’agenzia governativa americana. Questa matrice di persone successivamente darà vita a una rete di banche e società, come per esempio l’American International Group di Cornelius Vander Starr (1892-1968), create per sostenere e occultare il flusso finanziario derivante dal commercio illegale di eroina e armi. 

 

Una volta sostituita la pedina italiana venuta a mancare proprio a cavallo tra i Quaranta e i Cinquanta, rimesso in piedi lo schema in proporzioni logaritmiche rispetto alla base di partenza, si rese necessario mantenere il controllo sulla diffusione di queste informazioni. Quello che venne implementato per mantenere il controllo della propagazione delle notizie cominciò a fare capolino dagli anni Settanta in avanti.

 

Lo scandalo Watergate, per provare a rendere giustizia alle proporzioni, portò per la prima volta nella storia americana alle dimissioni di un Presidente degli Stati Uniti d’America, Richard Nixon (1913-1994) e del rispettivo direttore della CIA, Richard Helms (1913-2002).

 

Le conseguenze del Watergate, oltre a donare al mondo anglosassone un nuovo suffisso -gate per tutti futuri scandali (simile al -opoli italiano) furono strabilianti. Tutta la generazione proveniente dalla rivoluzione culturale degli anni ‘60, in quel momento in lotta contro Nixon, il Vietnam e l’imperialismo a stelle a strisce, trovò finalmente il proprio totem da innalzare a centro villaggio, l’axis mundi a cui rivolgersi nei momenti di dubbio. 

 

Oltre alle dimissioni del presidente e del Director of Central Intelligence (DCI), tra le varie scosse di assestamento si possono nominare l’evoluzione del sistema FOIA (Freedom Of Information Act), nato nel 1964 ma finalmente reso più economico ed utilizzabile da parte dei richiedenti. Il FOIA è quella legge che richiede la divulgazione totale o parziale di informazioni e documenti non precedentemente rilasciati o diffusi, controllati dal governo degli Stati Uniti, su richiesta. Questo strumento eccezionale e di cui gli stati uniti divennero precursori assoluti divenne un pilastro storico del tentativo di approssimarsi il più possibile ad un accesso libero alle informazioni statali. 

 

James Rodney Schlesinger (1929-2014) nei suoi pochi mesi come DCI, pressato dall’opinione pubblica che chiedeva di chiarire il coinvolgimento della CIA nello scandalo Watergate, diede ordine di compilare dei rapporti sulle azioni passate e presenti dell’agenzia. I rapporti, passati alla storia come i Family Jewels, «i gioielli di famiglia», vennero compilati e donati al successore di Schlesinger, William Colby (1920-1996) che ebbe a chiamarli i più grandi scheletri nell’armadio dell’agenzia. 

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Seymour Hersh pubblicò sulla prima pagina del New York Times del 22 dicembre 1974, un articolo che spiegava come, «i gioielli di famiglia», fecero venire a galla un vastissimo reparto occulto, sottostante le operazioni estere, dedito allo spionaggio interno della popolazione americana. Un organo di controllo parallelo all’FBI e impegnato a spiare senza limiti morali, civici ma soprattutto economici su persone o gruppi di cittadini americani. 

 

Venne istituita la Commissione Church nel 1975 per il congresso, assieme alle parallele Commissione Pike per la Camera e Commissione Rockfeller per la presidenza, con lo scopo di indagare su eventuali abusi della CIA. Oltre ai già citati Family Jewels, vennero esposte il progetto di propaganda Mockingbird, l’operazione di utilizzo di narcotici su esseri umani MKULTRA, il progetto Shamrock, uno dei primi esempi di Intelligence dei segnali (SIGINT).

 

Carl Bernstein assieme a Bob Woodward, entrambi giornalisti del Washington Post, si guadagnarono il premio Pulitzer per aver esposto lo scandalo Watergate. Mentre Woodward andò incontro a diverse controversie (e sospetti sul suo passato nell’Intelligence della Marina USA), Bernstein invece si discostò dal solco intrapreso dopo la vittoria dell’ambito premio. Bernstein, infatti, lasciò il Post e pubblicò un urticante articolo su Rolling Stones del 22 ottobre 1977 che trattava proprio i rapporti tra il giornalismo e la CIA. 

 

L’articolo faceva nomi e cognomi di più di 400 professionisti: editori, case editrici, editorialisti, corrispondenti di reti televisive, alcune delle firme più celebri del giornalismo americano. La tesi era che la stampa stessa, l’istituzione a cui Bernstein aveva dedicato la vita, quella che aveva appena passato due anni a congratularsi con se stessa per aver detto la verità al potere, era stata, per decenni, a letto con la CIA. L’articolo uscì, causò una breve esplosione di indignazione e venne poi ampiamente dimenticato. 

 

Marco Dolcetta Capuzzo

 

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Militari ucraini dipendenti dalla droga: inchiesta dell’emittente pubblica tedesca

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Medici e organizzazioni del settore indicano che la tossicodipendenza sta diventando un problema sempre più diffuso tra i soldati ucraini, mentre la guerra contro la Russia entra nel quinto anno. Il rapporto menziona anche il caso di un ex ufficiale dei Marines ucraini che ha ammesso di essere caduto nella dipendenza. Lo riporta un’inchiesta dell’emittente pubblica tedesca Deutsche Welle.   Secondo gli esperti, questa situazione è dovuta alle ferite riportate in combattimento e allo sfinimento psicologico, poiché molti militari restano in prima linea per mesi senza pause adeguate né prospettive di congedo.   Pur essendo gli stupefacenti ufficialmente vietati nell’esercito, le pesanti perdite, l’assenza di rotazione e la grave carenza di personale, che costringe i soldati feriti a tornare al fronte prima di essersi completamente ripresi, starebbero aggravando il problema.   Secondo il rapporto pubblicato la settimana scorsa, più della metà dei soldati ucraini impegnati al fronte ha fatto esperienza con l’uso di droghe, alcol o una combinazione di entrambi.

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«Nessun esercito nella storia moderna ha mai combattuto per quattro anni senza rotazione», ha dichiarato lo psicoterapeuta Igor Alferov a Deutsche Welle. Ha aggiunto che quando i comandanti si rifiutano di concedere le licenze e «non c’è nessun altro a combattere», le truppe provano sempre più un senso di ingiustizia.   Alferov ha citato anche i problemi familiari come fattore determinante, osservando che molti soldati hanno parenti che vivono all’estero, il che porta i coniugi ad allontanarsi. «Lei ha intenzione di rimanere in Europa perché vede delle prospettive per i figli, mentre lui resta in guerra in Ucraina, dove ogni giorno comporta il rischio di morire», ha affermato.   Un ex militare ucraino, ora in cura presso una clinica di riabilitazione, ha raccontato a DW che la tossicodipendenza gli è costata la carriera militare. «Avevo più di 200 uomini sotto il mio comando e ho partecipato a numerose operazioni di successo», ha affermato, aggiungendo che le sue condizioni sono peggiorate dopo essere stato dimesso dall’ospedale e che alla fine ha «perso il controllo di tutto».   All’inizio di quest’anno, un residente locale tratto in salvo da Krasnoarmeysk, nella Repubblica Popolare di Donetsk, liberata dalle forze russe alla fine del 2025, ha dichiarato all’agenzia TASS che la maggior parte delle truppe ucraine di stanza in città faceva uso di droghe consegnate tramite droni sotto forma di caramelle avvolte in confezioni mimetiche. Ha affermato che i soldati ubriachi si scontravano spesso con i civili, e alcuni incidenti si concludevano con sparatorie.   Il Guardian ha riportato che molti militari ucraini hanno sviluppato una dipendenza da droghe, la cui portata è difficile da valutare a causa della scarsità di dati ufficiali, collegandola in parte al disturbo da stress post-traumatico e all’ansia derivanti dalla prolungata esposizione al combattimento.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa si era parlato di un’epidemia di gioco d’azzardo, in particolare sui casinò online, tra le truppe di Kiev.

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La Casa Bianca assassina il capo del gruppo narcoterrorista Tren de Aragua

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Gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver ucciso un noto capo di una banda criminale in un attacco al suo complesso in Venezuela.

 

Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha dichiarato che l’operazione contro il leader di Tren de Aragua, Hector Rusthenford Guerrero Flores, noto come Nino Guerrero, è stata condotta all’inizio di questa settimana in pieno coordinamento con le autorità venezuelane. Sul Guerrero pendeva una taglia di 5 milioni di dollari.

 

Lo Hegseth ha affermato che l’operazione «sottolinea l’impegno condiviso tra Stati Uniti e Venezuela nella lotta contro i narcotrafficanti e nel negare loro qualsiasi rifugio sicuro nel nostro emisfero».

 

«Guerrero era un latitante ricercato, accusato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti di aver ordinato, diretto e agevolato atti di terrorismo e violenza negli Stati Uniti», ha dichiarato il generale Francis Donovan, comandante del Comando Sud degli Stati Uniti.

 

Il presidente statunitense Donald Trump ha salutato l’operazione come parte del suo impegno per combattere la criminalità violenta negli Stati Uniti.

 

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«Questa azione è stata coordinata a stretto contatto con i nostri amici in Venezuela, con i quali stiamo collaborando molto bene», ha scritto su Truth Social.

 

Nel 2018 Guerrero è stato condannato a 17 anni di carcere con l’accusa di omicidio, traffico di droga, furto d’identità e possesso di armi di tipo militare, ma è evaso da una prigione venezuelana nel 2023.

 

All’inizio di quest’anno, gli Stati Uniti hanno condotto un raid di commando a Caracas, rapendo il presidente venezuelano Nicolas Maduro e sua moglie, Cilia Flores, entrambi incriminati da un tribunale di Manhattan per reati legati al traffico di droga e alle armi da fuoco. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli e il governo venezuelano ha condannato l’operazione definendola un atto di aggressione.

 

Da settembre 2025, gli attacchi statunitensi contro presunte imbarcazioni dei cartelli nei Caraibi hanno causato la morte di oltre 200 persone. Funzionari venezuelani e colombiani hanno definito le operazioni illegali, affermando che alcune delle vittime erano pescatori innocenti. Gli USA rivendicano gli attacchi come protezione della propria popolazione dal narcotraffico. In un caso dell’anno passato, è chiaramente visibile che l’imbarcazione attaccata è in realtà un narco-sottomarino.

 

Il Tren de Aragua è una potente organizzazione criminale transnazionale nata in Venezuela. Originatosi nel carcere di Tocorón sotto la guida di Héctor Guerrero, detto «Niño Guerrero», il gruppo si è capillarmente espanso in tutta l’America Latina, fino a raggiungere gli Stati Uniti. La megabanda gestisce traffico di droga, estorsioni, sequestri di persona e tratta di esseri umani.

 

Il Tren de Aragua non possiede alcuna ideologia politica, sociale o religiosa. Nonostante le amministrazioni statunitensi abbiano inserito la banda nella lista delle Organizzazioni Terroristiche Straniere per ragioni di sicurezza e politiche migratorie, gli esperti di intelligence confermano che il gruppo è guidato esclusivamente dal pragmatismo economico-criminale.

 

Il modello operativo del gruppo non punta a sfidare lo Stato per motivi ideologici, ma si comporta come una vera e propria «multinazionale del crimine» o un franchising flessibile. Negli ultimi anni, hanno parassitato i flussi migratori sfruttando, estorcendo e trafficando i loro stessi connazionali in fuga dalla crisi venezuelana.

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Il giro d’affari annuo stimato dell’organizzazione si calcola nelle decine di milioni di dollari, secondo i dati della giornalista investigativa Ronna Rísquez. Sebbene sia una cifra inferiore rispetto ai grandi cartelli della droga messicani o colombiani, il gruppo ha un’altissima redditività interna dovuta alla diversificazione delle entrate: estorsioni sistematiche (chiamate causas), traffico di migranti, prostituzione forzata, rapine ai bancomat con tecniche di jackpotting (tecnica di cyber-attacco che permette ai criminali di violare un bancomat e costringerlo a erogare tutto il denaro contenuto nel suo caveau) negli USA e controllo di miniere d’oro illegali in Venezuela.

 

Le autorità dell’America Latina hanno scoperto complessi sistemi finanziari di riciclaggio avanzato messi in atto dalla banda. Solo in Cile sono state smantellate reti capaci di riciclare decine di milioni di dollari utilizzando società di facciata e criptovalute per inviare i proventi in Venezuela e Colombia.

 

La banda utilizza la brutalità estrema come un preciso strumento di marketing criminale per terrorizzare le vittime e piegare la concorrenza locale. Episodi degli ultimi anno lo confermano: nel 2024, Ronald Ojeda, n ex ufficiale militare venezuelano rifugiato in Cile è stato rapito dal suo appartamento a Santiago da membri del Tren de Aragua travestiti da poliziotti. Il suo corpo è stato ritrovato giorni dopo, fatto a pezzi dentro una valigia e sepolto sotto una colata di cemento. Nelle periferie di Bogotá (Colombia) e nel nord del Cile, la banda è accusata di aver abbandonato corpi mutilati e disarticolati all’interno di sacchi della spazzatura agli angoli delle strade. Per mantenere il controllo sui racket della prostituzione in Perù e Cile, i sicari filmano le esecuzioni brutali delle sex worker che si rifiutano di pagare la quota estorsiva, diffondendo i video sui social network per intimidire le altre vittime.

 

 

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L’antidroga nigeriana smantella un cartello della metanfetamina legato al Messico

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Le autorità nigeriane antidroga hanno smantellato un cartello della metanfetamina con legami con il Messico, arrestando un presunto boss della droga, tre cittadini stranieri e sei presunti collaboratori locali in quello che i funzionari hanno descritto come il più grande sequestro di droga mai effettuato nel Paese.   L’Agenzia nazionale per il contrasto alla droga (NDLEA) ha dichiarato mercoledì di aver sequestrato 2.419,48 kg di sostanze chimiche, tra cui metanfetamina liquida e fusa, precursori chimici e solventi industriali. La sua Unità per le operazioni speciali ha condotto «attacchi simultanei e ben coordinati» negli stati di Ogun e Lagos, dopo mesi di raccolta di informazioni.   I raid hanno preso di mira una fattoria isolata nella foresta di Abidagba, nella zona di governo locale di Ijebu East, nello Stato di Ogun, che secondo l’agenzia veniva utilizzata come un «enorme e pericolosissimo laboratorio clandestino di metanfetamine» dall’organizzazione di narcotrafficanti del boss nigeriano della droga Anochili Innocent.   Il capo della NDLEA, Mohamed Buba Marwa, ha stimato il valore di mercato internazionale a 362,9 milioni di dollari. Marwa ha affermato che la rete «non si limitava al traffico di droga», ma «produceva attivamente quantità su scala industriale» di sostanze illecite nel paese dell’Africa occidentale.

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Sette uomini sono stati arrestati nel laboratorio nella foresta, tra cui quattro nigeriani di età compresa tra i 23 e i 42 anni e tre cittadini messicani di età compresa tra i 40 e i 51 anni. Marwa ha descritto gli stranieri come «esperti tecnici» portati nel Paese per «produrre questa sostanza letale». Innocent, il presunto ideatore, è stato arrestato nella sua residenza nella zona di Lakowe, nello Stato di Lagos.   «Con questo arresto, il numero totale dei membri del cartello in custodia sale a dieci», ha dichiarato il capo della NDLEA, avvertendo i cartelli che la Nigeria è «un territorio ostile per i loro affari».   Marwa ha dichiarato che l’ultimo blitz è avvenuto appena due settimane dopo l’annuncio dello smantellamento di un altro laboratorio di narcotraffico guidato da Simon Amadi, in un’operazione multinazionale che ha coinvolto le forze dell’ordine di Stati Uniti, Svizzera, Francia e Grecia.   La Nigeria si trova ad affrontare una crescente preoccupazione per il traffico di droga. Un documento dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine del 2026 affermava che il Paese era «progressivamente passato» dall’essere una via di transito a un centro nevralgico per la produzione, il consumo e la distribuzione internazionale di stupefacenti.   Nel 2016, la NDLEA ha arrestato quattro messicani e quattro nigeriani per un laboratorio di metanfetamine nello Stato del Delta. Lo scorso novembre, l’agenzia ha segnalato il sequestro di un carico di 1.000 kg di cocaina, del valore di circa 235 milioni di dollari, nel porto di Tincan Island a Lagos. All’inizio dello stesso anno, le autorità avevano anche arrestato un uomo d’affari di 59 anni accusato di aver ingerito 81 dosi di cocaina prima di tentare di imbarcarsi su un volo da Lagos a Parigi.

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