Politica
Guida pratica al governo Addams
Purtroppo non tutti i lettori conoscono l’antica serie TV, girata in bianco e nero, chiamata La famiglia Addams. Alcuni sono nati decisamente dopo che le TV italiane avevano smesso di mandare in onda le repliche, che servivano decisamente a coprire buchi di palinsesto. Forse qualche giovane può averne conosciuto i mosci remake tentati dal cinema e forse dal mondo dello streaming.
La storia era: una famiglia assortita in modo folle, con mostri e personaggi strambi di ogni sorta – una madre-strega nerovestita, un cugino peloso, una mano mozzata ambulante, un cameriere frankensteiniano, uno zio pelato con l’occhio spiritato, un padrone di casa con nome messicano – completamente inconsapevole della sua stranezza. Produceva Aaron Spelling, che era pure marito dell’attrice che faceva Morticia, noto alle generazioni successive come il papà di Tori Spelling, la ragazza brutta del serial ebete e classista Beverly Hills 90210.
Passano gli anni ma gli Addams riemergono spesso, specie quando si tira su la compagine di governo.
Ora, possiamo definire così anche la lista dei ministri del governo Meloni? Di certo, è una famiglia: c’è un cognato, un fratello…
C’è uno che le malelingue apostrofano come l’orco Shrek, ci sono figure riempite di botulino, un tempo patogeno letale, oggi invece creatura che cambia i connotati alle facce agée (lo chiaman Botox, e sembra il nome di un cattivo da fantascienza, in effetti).
Ci sono Ursi e Zangrilli, Calderoni e Calderoli… insomma verebbe voglia di dire che si tratta di un bestiario bello fitto, con la «f» minuscola, però.
Partiamo.
Abbiamo l’onorevole Antonio Tajani ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, anche vicepremier. Ricordate chi è? È un candidato a sindaco di Roma trombato (come la Meloni…), poi divenuto vice di Junker a Bruxelles, dover portò il suo capo Silvio a pochi giorni dalle elezioni 2018: bella foto di Berlusconi che stringe la mano all’eurotizio della sciatica, pensando di piacere all’elettorato moderato, che credevano esistesse ancora. Risultato elettorale: Forza Italia polverizzata, all’opposizione. Si era detto che dopo gli audio pro-Putin di Berlusconi, Forza Italia sarebbe stata tenuta lontana dagli Esteri: Giorgia ha invece pensato bene che l’occasione per de-ronzulizzare il partito, magari creando una scissione baby-gang stile Italia Viva, era troppo ghiotta.
“Benvenuti” in Europa:
Il presidente della Comm. UE #Junker accoglie a braccia aperte un miliardario condannato per evasione fiscale che dovrebbe essere in galera, con loro nella foto un gradevole quanto inutile soprammobile, emanazione di Berlusconi,Pres parlamentoEU #Tajani. pic.twitter.com/3MsbjUmthg
— GioR ???? (@adeoli1011) January 24, 2018
Orazio Schillaci alla Salute ha fatto scartabellare per ore i no-vax per capire dove stava. Poi si è scoperto che non era un parente a caso del calciatore dei mondiali di Italia 90, ma proprio quel rettore di Tor Vergata che aveva elogiato il «senso civico dei vaccini» andando in TV nel giorno del trapasso biologico nazionale, il 15 ottobre 2021. Per lui il green pass era «indispensabile».
Orazio Schillaci è il nuovo #Ministro della #Salute del Governo Meloni.
È stato parte del comitato tecnico scientifico, fortemente favorevole ai vaccini, alle mascherine e al green pass.
Cominciamo malissimo.#MeloniPremier pic.twitter.com/9Ni6WA3EkV— Antonio Borrini (@AntonioBorrini) October 22, 2022
Giancarlo Giorgetti, il leghista draghista, per alcuni l’anti-Salvini infrapartitico, va all’economia. Molti hanno sottolineato in questi giorni che non sa l’inglese. Renovatio 21 invece sottolinea che è cugino del banchiere e grand commis di Stato Massimo Ponzellini, a sua volta figlio d’arte (il padre era membro del consiglio della Banca d’Italia e abbiente sostenitore della nascita dell’editore bolognese Il Mulino) e allievo di Romano Prodi, con cui fonda la società Nomisma e con il quale lavora all’IRI dal 1983 al 1990. Ponzellini è stato presidente della grande società di appalti Impregilo nonché, nel 2009, della Banca Popolare di Milano. A fine 2021 Giorgetti cominciò a parlare pubblicamente di possibili blackout in arrivo.
Il MISE, ministero ambitissimo, va ad Adolfo Urso, quello del COPASIR, fresco di viaggi negli USA. Non sappiamo cosa aggiungere: noi tuttavia lo ricordiamo nel 2009 a Mosca durante la più grande missione fatta dall’Istituto del Commercio Estero (ICE) nella sua storia, dove il teatro dell’amicizia Berlusconi-Putin doveva attuarsi e fulminare qualsiasi cosa. Non accadde per il sisma dell’Aquila, per cui Silvio restò a casa, e Vladimir parlò di agromnaja tragedija, immane tragedia. Ad una conferenza Urso rivendicò una foto scattata pochi giorni prima al G20 di Londra (quello in cui la Regia rimproverò le urla di Silvio: «Mister Obamaaa»): si vedeva che, al momento della foto collettiva, Berlusconi era riuscito a prendere da parte il presidente russo Medvedev (quello che oggi parla di guerra atomica un giorno sì o uno anche) e l’appena insediato presidente USA Barack Obama (il mulatto della CIA), e a farsi fotografare dietro a loro mentre li spingeva l’uno vero l’altro, tutti sorridentissimi. Stando a quel che ricordiamo del suo discorso da quel palco a Mosca, a Urso quella foto piaceva. Piaceva anche a noi
What do you talk about in the pub? #Obama #Berlusconi #Medvedev #popcornandapint #talkabout pic.twitter.com/0UknatYS6C
— lovepopcornUK (@lovepopcornUK) May 24, 2013
L’ex magistrato veneziano Carlo Nordio, per anni riverito come rara avis della razza giudice-non-di-sinistra, è quello che si è distinto ultimamente per dichiarazioni di umiliazione a Putin: «l’aggressione del satrapo del Cremlino è contro ogni legge umana e divina». Leggero. «L’Ucraina va difesa con le armi perché le guerre si decidono sul campo di battaglia. Quando le guerre terminano con un negoziato è o perché uno dei due ha vinto sul campo o perché c’è stata una situazione di stallo». Ecco: il nuovo Guardasigilli sembrerebbe voler dare a Kiev armi sufficienti per mettere la prima superpotenza nucleare del pianeta KO, cosicché si possano evitare quelle brutte cose da perdenti che sono i negoziati. Chiarissimo.
Guido Crosetto, gigante di origine DC finito nella cerchia più stretta di Giorgia – lo hanno definito lo Shrek della principessa Fiona Meloni – è chiacchierato per un possibile conflitto di interesse: ministro della Difesa, è uomo del settore aerospazio nonché a lungo presidente di AIAD, la Federazione, membro di Confindustria, che rappresenta le Aziende Italiane per l’Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza. Lui minimizza.
Gennaro Sangiuliano, direttore del TG2 e grande biografo di Putin e pure di Xi Jinpingo, è ministro della Cultura: si era parlato di Giordano Bruno Guerri, l’attuale responsabile del Vittoriale. Diciamo che, rinunziando a D’Annunzio, non sono andati «verso la vita», come ebbe a dire quella volta in Parlamento il Vate quando si spostò a sinistra.
All’agricoltura e sovranità alimentare – nuovo conio che epperò è già usato dai governi macroniani – Giorgia ci ha messo Lollobrigida: che non è la diva amica di Fidel Castro, che pure era candidata a 91 anni con un partitino del dissenso. No, è Francesco Lollobrigida, suo cognato, il marito di quella sorella che il giorno della vittoria si è precipitata sui giornali per dichiarare che «non è vero che Giorgia è contro l’aborto». Ora: ci chiediamo semplicemente come, rimanendo sudditi di un’Europa che ci sta portando verso il consumo di insetti, si possa parlare di «sovranità alimentare». Ma forse è un problema nostro e non di chi dichiara che dalla prigione di Bruxelles mica vuol uscire.
Il neoministro dell’Università Annamaria Bernini, immarcescibile forzitalista, ha fatto dei video per i social in cui le immagini del suo giuramento scorrono con una canzone di Ambra Angiolini in sottofondo. Poi sembra che i video siano spariti. A noi tuttavia interessano le foto con il generale Figliuolo, che non capiamo perché sia divenuto ministro. Su Twitter il 19 luglio 2021 scriveva «Per contrastare la variante #Delta abbiamo 3 strade: nuovi lockdown, l’obbligo vaccinale o il green pass, perché è evidente che non ci sono ancora le condizioni per un “liberi tutti”. Fra queste tre opzioni credo che il #greenpass sia la soluzione più accettabile».
Per contrastare la variante #Delta abbiamo 3 strade: nuovi lockdown, l’obbligo vaccinale o il green pass, perché è evidente che non ci sono ancora le condizioni per un “liberi tutti”.
Fra queste tre opzioni credo che il #greenpass sia la soluzione più accettabile.— Anna Maria Bernini ???????? (@BerniniAM) July 19, 2021
Ciriani, Abodi, Locatelli, i ministri che hanno perso il portafoglio, ammettiamo di non sapere chi siano, ma ci auguriamo che qualcuno lo trovi e glielo restituisca, magari con dentro tutto: soldi, documenti, carte, foto di famiglia, santino infilato dalla mamma.
Gilberto Pichetto Fratin, il nome alla Transizione Ecologica, ci fa pensare a proteste ambientaliste in saio. Non lo conosciamo, non sappiamo. Tuttavia lo scandalo è che tale ministero esiste ancora. Dice tante cose.
Quando è uscita la lista con il nome di Zangrillo una porzione non indifferente del popolo italiano ha pensato che si trattasse del medico di Berlusconi, noto per le sue posizioni aperturiste: invece si tratta di Paolo Zangrillo, il fratello del dottore. Qui si è materializzato il momento più Addams di queste ore. La Meloni sbaglia e inverte i nomi nella lista dei ministeri: a Zangrillo, invece che la pubblica amministrazione, affida la Transizione Ecologica.
A Pichetto Fratin, viceversa, invece che la Transizione Ecologica dà la Pubblica amministrazione: il Pichetto, contrariamente alla sua nomea, pare non aver protestato. Succede: capitò anche all’Oscar di qualche anno fa, quando sbagliarono la busta del miglior film, e invece che far vincere il capolavoro La la land premiarono un film di ragazzini neri spacciatori omosessuali qualsiasi.
Lo Zangrillo l’aveva comunque presa bene: «una nomina inaspettata che mi riempie di orgoglio e, soprattutto, di senso di responsabilità» aveva dichiarato all’Adnkronos con parole simili a quelle del giocatore sostituito che ribadisce la sua fiducia nel mister. «Si tratta di una delega importante, su un tema, la transizione e sicurezza energetica, che oggi penso sia la priorità numero uno non solo per l’Italia, ma per l’Europa. Ce la metterò tutta come ho sempre fatto». Poi il quid pro quo si è risolto e ciascuno è tornato al suo posto. Tuttavia, il fatto suggerisce una realtà di ministri intercambiabili, come nemmeno i giocatori del calcio sovietico. SCB. Sono cose belle.
Raffaele Fitto, abbiam presente. Mettere un pugliese agli Affari Europei, Coesione territoriale e PNNR è una mossa geniale.
Il neoministro dell’Interno, che ha ruolo precipuo di tener Matteo Salvini lontano da quell’ufficio, si chiama Matteo Piantedosi, un nome che ad alcuni farà pensare vegetali illegali, ma che si era già fatto conoscere come Prefetto di Roma visitatore di hub vaccinali assieme allo Zingaretti. Il 17 febbraio 2021 all’hub di Fiumicino, avrebbe dichiarato: «col vaccino proteggiamo i nostri ragazzi (forze dell’ordine), che sono a contatto con la gente e quindi proteggiamo anche la gente. In più, vista l’alta adesione a questa campagna vaccinale tra le forze di polizia e i vigili del fuoco, diamo anche un esempio alla popolazione sull’importanza della campagna vaccinale»
C’è poi il caso del Cencelli latitudinario: Un inedito, poetico ministero del «Sud e del Mare» a Nello Musumeci, ex governatore della Sicilia, misteriosamente non ricandidatosi alle ultime elezioni regionali. La sua funzione ministeriale, vediamo dopo, è anche qui neutralizzare Salvini. Tuttavia, Giorgia salomonicamente dividendo il Paese, ha voluto creare chiralmente un ministero per il Nord: eccoti Roberto Calderoli agli Affari Regionali e Autonomie.
Le Riforme alla Elisabetta Casellati. Il Turismo alla socia inseparabile di Flavio Briatore, la Daniela Santanché, che ora si fa chiamare Garnero Santanché, e il perché non lo sappiamo.
Riguardo al nuovo ministro del Lavoro Marina Calderone il manifesto ha pubblicato un j’accuse su presunti conflitti di interessi. Apprendiamo dal quotidiano comunista che «all’INPS però c’è il marito Rosario De Luca che fa parte del Cda in quota centrodestra. E qui il conflitto di interesse sarebbe evidente: l’INPS è sottoposto alla vigilanza del ministero del Lavoro e se Marina Calderone diventasse ministro dovrebbe vigilare sulle «attività del marito», come denuncia l’Usb: “Non sappiamo se giuridicamente si possa parlare di conflitto d’interesse ma riteniamo evidentemente inopportuna la contemporaneità dei due incarichi”, sottolinea».
Di Eugenia Roccella, neoministro della Famiglia, Natalità e delle Pari opportunità questo sito vi ha già parlato diffusamente. La stampa mainstream e i sinceri democratici sono saltati su inorriditi e in allarme: è una ultracattolica contro l’aborto e la pillola RU486. La realtà, riteniamo noi, è un attimino diversa. La sintetizza bene questa notizia battuta dal Corriere poche ore fa: «la ministra della Famiglia Roccella: «L’aborto? Non è roba mia, chiedetelo al ministro della Salute». Sì, è proprio il ministro della Natalità. Caro lettore, lo sai bene, se alla fine torni qui a leggere Renovatio 21: le cose non sono quelle che sembrano.
C’è il video.
Il caso più eclatante, e politicamente e programmaticamente rilevante è tuttavia quello di Matteo Salvini.
La sua posizione – ministro delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili (e avanti con il gergo della Necrocultura ONU!) può tranquillamente dirsi di castigo, dietro la lavagna, ad un passo dall’essere messo in ginocchio sui ceci con il cappello da asino filorusso. Per Salvini, come avevamo detto sopra, Giorgia aveva un programma tanto esplicito da essere perfino volgare: tenerlo lontano dagli Interni, dove quattro anni fa aveva fatto sfracelli – cioè, semplicemente, aveva svolto ottimamente il suo lavoro – ottenendone una popolarità a Nord Centro Sud che gli garantiva bagni di folla che nemmeno il Duce.
Quindi, ecco: tenete lontano il più possibile il Capitano dai porti – ecco che scatta la grottesca rapina della delega al mare, che finisce inspiegabilmente al ministero meridionale di Musumeci (il mare c’è anche al Nord).
Tenete lontano Salvini dall’immigrazione, un problema che sta a cuore agli italiani e che il milanese è in grado di risolvere, riguadagnandosi chiaramente poi i voti finiti in FdI.
Oltre alla competizione elettorale infra-alleata, non volere Salvini all’Interno può avere solo altre due spiegazioni:
1) Giorgia vuole risolvere da sé il problema, sulla scia di quanto aveva iniziato a fare Salvini nel 2018, realizzando la sempiterna promessa della destra italiana e ricevendone in cambio quel jackpot di popolarità sfrenata che sappiamo.
Oppure:
2) Giorgia e i suoi non hanno alcuna intenzione di risolvere la questione immigrazione, che è un diktat della centrale globale contro cui neanche i cowboy texani posson far qualcosa. In questo, semplicemente si accoderebbero al compitino di maggiordomi a capo dei soliti Paesi desovranizzati: sieri genici, transizioni ecologiche, green pass, Ucraina, immigrazione massiva – in attesa che si aggiunga tutto il resto, l’euro digitale, gli insetti a pranzo, il microchip sovra o sottocutaneo.
Ecco, diciamolo pure: cosa farà nelle prossime settimane la Meloni con l’immigrazione sarà la cartina tornasole della natura del suo governo. Perché si tratta del problema tecnicamente più facile da risolvere, sopra il quale – in teoria – non ci sono pressioni diplomatiche dirette (come per le armi ucraine), un problema con il quale FdI, e prima ancora AN, e prima ancora il MSI avevano raccolto voti in competizione con la Lega giurando che l’avrebbero cancellato con maschia ed immediata risoluzione.
Cominciate, quindi, a prestare attenzione a quello: se vedete ancora per strada marcantoni africani vestiti meglio di voi, con telefonino e cuffiette wireless, monopattino elettrico, pasti caldi portati dalla cooperativa e niente da fare tutto il dì, significa pure che questo governo vi vaccinerà con ogni mRNA supplementare richiesto dalla centrale internazionale, vi renderà ancora più chiaramente obiettivi di una rappresaglia atomica russa, vi toglierà il riscaldamento, il lavoro, la casa e il cibo, e forse pure, come abbiamo ipotizzato su Renovatio 21, nelle piazze della prossima protesta vi manganellerà come non ci fosse un domani. O peggio.
Nonostante le intenzioni, anche la Famiglia Addams, a pensarci bene, non è che facesse proprio ridere.
Roberto Dal Bosco
Politica
AfD stravince le elezioni in Sassonia-Anhalt: sarà ancora perseguitata? Subirà la «melonisierung»?
Alternativa per la Germania (AfD) ha prevalso nelle elezioni regionali di domenica nello Stato tedesco orientale della Sassonia-Anhalt, ottenendo il 43,8% dei voti, secondo la commissione elettorale locale. L’AfD si appresta a conquistare 39 dei 97 seggi nell’assemblea legislativa regionale, senza però raggiungere la maggioranza di governo.
La consultazione è stata contrassegnata da un’affluenza record del 78%, la più elevata dalla riunificazione tedesca del 1990. Secondo i risultati preliminari ufficiali, il partito del cancelliere Friedrich Merz, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU), è arrivato secondo con un esito deludente: poco più del 17,2% dei voti e 15 seggi.
Ulrich Siegmund, candidato di punta dell’AfD nello Stato, ha dichiarato che il partito ha «scritto la storia» e che l’esito del voto «scuoterà tutta la Germania».
«Riconquisteremo il nostro Paese, e cominciamo dalla Sassonia-Anhalt», ha affermato. I tedeschi hanno dato la loro fiducia all’AfD e «non li deluderemo. Non diventeremo come questi altri partiti», ha aggiunto Siegmund.
Remarkable scenes in Germany as the @AfD smashes the oppposition by a huge margin in in the eastern state of Saxony-Anhalt
More than twice the ruling parties vote.
Of course, discussion in Brussels is now about how to “Stop the AFD” not on listening to the people’s choice.…
— Chay Bowes (@BowesChay) September 6, 2026
🇩🇪 AfD has made history in Saxony-Anhalt, surging to around 44% and coming within touching distance of an absolute majority.
The CDU collapsed from 37% to about 18%.
Now the only way to keep AfD out of government may be a stretched anti-AfD coalition of CDU, SPD, Greens and the… pic.twitter.com/i2lxMCifW2
— Europa.com (@europa) September 6, 2026
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In precedenza la co-presidente dell’AfD, Alice Weidel, non aveva escluso la possibilità di un governo di coalizione nella regione, anche con i cristiano-democratici di Merz, qualora il partito di destra non avesse ottenuto la maggioranza assoluta.
Dopo che gli exit poll hanno assegnato la vittoria all’AfD, Sven Schulze, candidato capolista della CDU in Sassonia-Anhalt e presidente regionale uscente, ha riconosciuto la sconfitta e si è congratulato con gli avversari per il successo elettorale. «Questa è democrazia», ha affermato Schulze, aggiungendo che gli elettori hanno inviato un messaggio chiaro da ascoltare sia a livello regionale sia federale, come riportato dai media tedeschi.
Lo Schulze ha attribuito il risultato modesto del proprio partito alle politiche impopolari del governo di coalizione federale, composto da CDU e Partito Socialdemocratico (SPD). Anche il co-leader dell’SPD e vicecancelliere Lars Klingbeil ha parlato di un «segnale a Berlino», insistendo però sulla necessità di proseguire con la cosiddetta politica del «firewall», in base alla quale i principali partiti rifiutano ogni collaborazione con l’AfD.
Il co-presidente dell’AfD, Tino Chrupalla – figura politica oggetto di debancarizzazione e pure inquietanti attacchi con siringhe per iniezioni – ha sostenuto che l’esito delle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt dimostra che gli elettori respingono la controversa politica del «firewall» votando contro i partiti tradizionali.
Secondo i risultati preliminari, l’SPD si è classificato terzo con il 9,3% dei voti, seguito dai Verdi e dal Partito della Sinistra con rispettivamente l’8,9% e l’8,6%. Anche l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) è riuscita di stretta misura a entrare in parlamento con il 5,3%.
Negli ultimi mesi i sondaggi hanno indicato in modo costante l’AfD come il partito più popolare a livello nazionale, con il sostegno del 28% degli intervistati.
Il partito, che costituisce la più grande fazione di opposizione nel Bundestag, fonda la propria campagna su una piattaforma anti-immigrazione ed è inoltre fortemente critico verso il sostegno del governo tedesco all’Ucraina e verso le sanzioni contro la Russia.
Un sondaggio INSA pubblicato dalla testata germanica Bild a fine agosto indicava che il sostegno al blocco di governo cristiano-democratico CDU-CSU era sceso al 20%, con circa il 78% degli intervistati insoddisfatto del governo di coalizione di Merz.
A marzo AfD aveva ottenuto quasi il 20% dei voti alle elezioni regionali nello stato tedesco occidentale della Renania-Palatinato. A fine 2025 il partito aveva triplicato i voti nella land della Renania Settentrionale-Vestfalia (il land del cancelliere Federico Merz) e volava in testa ai sondaggi nazionali come primo partito. Nella cittadina di Ludwigshafen era stato escluso il candidato AfD dalle elezioni, che si sono quindi tenute con la risibile affluenza del 29%.
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Nelle ultime elezioni negli stati di Sassonia e Turingia, l’AfD ha demolito la coalizione di sinistra al potere. In Turingia, ha ottenuto i voti del 37% dei 18-24enni. La crescita del partito ha portato anche a fenomeni di cannibalismo elettorale fra i partiti della coalizione, con la sparizione totale dei Verdi dal Parlamento del land del Brandeburgo.
Come riportato da Renovatio 21, Verdi e democristiani avevano segnalato la volontà di bandire l’AfD ancora mesi fa, quando era emerso che era divenuto il secondo partito del Paese e il primo della parte orientale. Nell’ultimo episodio di trasformismo compromissorio democristiano, la CDU si è dichiarata pronta ad allearsi con il partito ecologista per fermare l’avanzata di AfD e del nuovo partito populista di sinistra anti-guerra ed anti immigrati di Sahra Wagenknecht il BSW.
Per AfD, tuttavia, la vittoria può aprire a tempi problematici: notoriamente, il partito è stato perseguitato non solo dagli altri partiti, ma pure dagli apparati di sicurezza interna del Paese. Negli scorsi mesi il Bundesamt für Verfassungschutz (BfV) – il servizio di sicurezza interno, che secondo il nome dovrebbe difendere la Costituzione – mette sotto osservazione il partito: ad aprile 2023 era emerso che i servizi avevano etichettato l’organizzazione giovanile AfD come «estrema destra» in modo da poter sorvegliarne i membri. Pochi mesi fa il BfV aveva reiterato la classificazione di AfD come «estremista».
Come riportato da Renovatio 21, la caccia dell’Intelligence germanico a AfD è risalente. A livello federale, il partito è soggetto a una classificazione di livello inferiore che consente comunque il monitoraggio, sebbene con controlli giudiziari più rigorosi. Tuttavia, le autorità federali hanno richiesto un innalzamento del livello di sorveglianza per l’AfD, e la decisione finale è attualmente sospesa in attesa dell’esito di un ricorso legale presentato dal partito.
Come riportato da Renovatio 21, la Bassa Sassonia aveva inserito la sezione locale di AfD in una lista nera come «priorità di sorveglianza»un mese fa. Un Commissario di polizia del Budestag l’anno scorso aveva chiesto l’epurazione dei membri di AfD dai ranghi della Polizei, mentre il partito veniva escluso dai seggi della presidenza della commissione parlamentare al Bundestaggo di Berlino.
Come riportato da Renovatio 21, di recente è emersa una bozza di legge del governo tedesco introdurrebbe una norma che impedirebbe alle persone con opinioni «estremiste» di acquistare una casa.
La follia orwelliana in atto in Germania era stata condannata l’anno scorso dal segretario di Stato USA Marco Rubio e dal vicepresidente statunitense JD Vance.
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La persecuzione civile e politica del partito è multidimensionale: nel giugno 2025 l capo della polizia del Bundestag tedesco, Uli Grötsch, ha chiesto che tutti i membri del partito di destra Alternativa per la Germania (AfD) vengano rimossi dal servizio di polizia. Un mese prima l’agenzia di Intelligence interna tedesca ha temporaneamente sospeso la classificazione di AfD come gruppo «estremista di destra confermato», in attesa dell’esito di un ricorso legale. La tregua, tuttavia, arriva in anni di lotta persistente contro la formazione politica sovranista.
Il partito, che per i sondaggi è il maggiore del Paese, è escluso dai seggi per la presidenza alla commissione parlamentare del Bundestaggo.
A giugno, una ONG tedesca di orientamento liberal-progressista, la Gesellschaft für Freiheitsrechte («Società per i diritti civili») , ha proposto di dichiarare incostituzionale il principale partito populista del Paese
Come riportato da Renovatio 21, i leader del partito in passato hanno fatto capire di ritenere l’Europa un progetto fallito, e spingendosi sino a chiedere un referendum per uscire dalla UE. AfD porta avanti apertamente una politica di remigrazione, cioè il rimpatrio di milioni («milionenfach») di immigrati giunti irregolarmente su suolo tedesco
Si apre pure quella che sembra pure una prova più grande per il partito: quella di rimanere fedele alle promesse agli elettorali, e non diventare di colpo «moderato» una volta raggiunta la stanza dei bottoni.
Il problema, ai vertici dell’AfD, se lo sono già posto, facendo un’ulteriore giuramento ai sostenitori: il partito non subirà una melonisierung, una «melonizzazione» – così disse Chrupalla dopo che l’AfD era stata espulsa dal gruppo Identità e Democrazia (ID) al Parlamento europeo all’inizio di questo mese.
Si tratta di un promessa di non poco conto. Come sa il lettore di Renovatio 21, sotto il governo Meloni sono aumentati gli sbarchi di immigrati clandestini.
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Politica
Ben-Gvir pubblica un video AI con i palestinesi su un nastro trasportatore diretti verso una prigione-mattatoio
Israel’s national security minister, Ben-Gvir, posted this AI video of Palestinians being sent into a slaughter house on an industrial conveyor belt. It reached 4 million views before he removed it.https://t.co/9CHVNCq32J pic.twitter.com/wDZZ95ftDP
— Glenn Diesen (@Glenn_Diesen) September 2, 2026
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Il centro di sterminio dispone anche di «cabine di osservazione» dove gli israeliani possono assistere all’esecuzione. A inizio maggio 2026, in occasione del suo 50° compleanno, la moglie di Ben-Gvir, Ayala, e i membri del suo partito hanno regalato al ministro delle torte di compleanno decorate con un cappio, a festeggiare l’approvazione della legge sulla pena di morte per i detenuti palestinesi accusati di terrorismo. Il ministro dello Stato Ebraico famoso per aver affermato che avrebbe garantito che «i terroristi [in prigione] ricevessero il minimo indispensabile» in termini di cibo e per aver sostenuto l’anno scorso che «non esiste un popolo palestinese». In passato, Ben-Gvir ha già manifestato il suo disprezzo per i prigionieri davanti alle telecamere. Attivisti australiani che partecipano alla flottiglia umanitaria per Gaza (la Global Sumud Flotilla) accusano le forze di sicurezza israeliane di stupro e tortura in seguito al loro arresto avvenuto a maggio. Il servizio penitenziario israeliano ha negato tali accuse. Il Ben-Gvir è stato ripreso dalle telecamere mentre scherniva i detenuti non combattenti, suscitando l’indignazione pubblica anche del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Il ministro israeliano gli ha risposto dicendo oscuramente che «l’Italia è il Paese delle ciabatte».“Prometí aprobar una ley de pena de muerte para los palestinos y lo hice, ahora estoy construyendo una instalación para ejecutarlos, pondré cámaras y se podrá ver cómo mueren en directo”.
Itamar Ben Gvir, ministro genocida de “Israel”, está construyendo campos de exterminio para… pic.twitter.com/Nbx551WYAl — Daniel Mayakovski (@DaniMayakovski) August 19, 2026
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Politica
Il presidente zambiano presta giuramento mentre il rivale resta in carcere
Il presidente dello Zambia Hakainde Hichilema ha iniziato un secondo mandato dopo elezioni segnate da tensioni, durante le quali il suo principale avversario è stato arrestato e un ex ministro è rimasto ucciso.
La cerimonia di giuramento si è tenuta martedì allo Stadio Nazionale degli Eroi di Lusaka, con la partecipazione di migliaia di persone e di diversi capi di Stato africani, tra cui quelli di Kenya, Botswana e Zimbabwe.
Secondo la Commissione elettorale, Hichilema ha vinto il voto del 13 agosto con circa il 60% dei consensi, superando nettamente Brian Mundubile, candidato dell’opposizione, fermo al 38% circa.
Il Mundubile non ha accettato l’esito, sostenendo che ci siano state anomalie nel conteggio, nella trasmissione e nella proclamazione dei voti, e ha dichiarato l’intenzione di contestarlo per via giudiziaria. Il 24 agosto, ultimo giorno utile secondo la Costituzione per presentare un ricorso, i tribunali sono però risultati chiusi e circondati dalle forze dell’ordine. Le autorità hanno giustificato la misura come precauzionale, basata su informazioni di intelligence, mentre Human Rights Watch ha denunciato che in pratica ciò ha reso impossibile qualunque azione legale.
Dopo che la polizia aveva fatto irruzione nella sua abitazione il 14 agosto, Mundubile si era reso irreperibile. Nel corso di quell’operazione l’ex ministro Mutotwe Kafwaya ha perso la vita colpito da colpi d’arma da fuoco e undici persone sono finite in stato di fermo. Secondo la versione della polizia, gli agenti — impegnati in un’azione contro una presunta milizia — sarebbero stati fatti bersaglio di spari, e sul posto sarebbero state trovate armi di tipo militare. Il Mundubile ha smentito che i suoi seguaci fossero armati, definendo il blitz un tentativo di attentare alla sua vita.
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Il Mundubile e il suo vice, Makebi Zulu, si sono poi rifugiati per un periodo in una sede delle Nazioni Unite, prima di costituirsi alla polizia. Sono stati in seguito formalmente accusati di tradimento — accusa che respingono — e portati nel penitenziario di massima sicurezza di Mukobeko. L’accusa di insurrezione può, nell’ex Rhodesia del Nord, portare alla pena dell’ergastolo.
Ex avvocato e commercialista, il Mundubile fino al 2026 è stato membro del Patriotic Front (PF), il partito che ha governato lo Zambia dal 2011 al 2021, di cui è stato anche capogruppo di governo e poi leader dell’opposizione (2021-2023). Nel 2026, poco prima delle elezioni presidenziali, ha aderito al National Reconciliation Party for Unity and Prosperity (NRPUP), un partito nato da una scissione interna al Patriotic Front, diventandone il candidato presidenziale, sostenuto dalla coalizione Tonse-Pamodzi Alliance.
Nel discorso di insediamento, affrontando il tema delle violenze legate al voto, lo Hichilema ha riconosciuto che il confronto politico fa parte della democrazia, ma ha avvertito che la conquista del potere non può giustificare il sacrificio della pace e della stabilità nazionale.
Il presidente ha inoltre annunciato l’obiettivo di triplicare l’economia zambiana entro i prossimi cinque anni, puntando su miniere, agricoltura, turismo ed energia, dopo un primo mandato dedicato soprattutto a risanare i conti pubblici. A maggio, il Fondo Monetario Internazionale aveva riconosciuto progressi concreti nella stabilizzazione macroeconomica del Paese: inflazione scesa al 6,8%, riserve valutarie salite a 6,4 miliardi di dollari e accordi di ristrutturazione del debito che coprono circa il 94% del debito ammissibile.
Dal ritorno al multipartitismo nel 1991, lo Zambia ha generalmente conosciuto elezioni e passaggi di generalmente potere pacifici, pur non essendo mancati episodi di violenza in passato. Lo stesso Hichilema, quando era all’opposizione, fu arrestato nel 2017 con l’accusa di tradimento e rimase in un carcere di massima sicurezza per quattro mesi, prima che le accuse cadessero e venisse scarcerato.
Quattro anni più tardi riuscì a battere l’allora presidente uscente Edgar Lungu, insediandosi come capo dello Stato nell’agosto 2021. Hichilema guida lo United Party for National Development (UPND), fondato nel dicembre 1998 da Anderson Mazoka (ex dirigente della Anglo American Corporation) come scissione dal MMD. L’ideologia del partito prevede liberalismo e agrarianismo, con collocazione politica di centro-destra. Il partito è membro osservatore della Liberal International ed è affiliato all’Africa Liberal Network.
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Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa è morto Guy Scott, ex presidente ad interim dello Zambia e primo capo di Stato bianco nell’Africa subsahariana dalla fine dell’apartheid. Lo Scott era stato prima nel PF per poi dirigere verso l’UPND dello Hichilema.
Lo Zambia passa per essere uno dei più tranquilli Paesi post-coloniali del Continente negro.
Il Paese una volta decolonizzato adottò immediatamente una politica di pacificazione sociale interrazziale e il presidente Kenneth Kaunda ((1924-2021, detto KK, riverito dalla popolazione di tutte le etnie) proclamò il rifiuto di qualsiasi governo di stampo razzista, bianco o nero che fosse. Le varie comunità di «neri» e «bianchi» furono così coinvolte in modo costruttivo nell’organizzazione del nuovo Stato.
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Immagine di THE ONE PEOPLE via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International
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