Nucleare
Medvedev parla di «incidenti» nei siti nucleari UE
L’ex presidente russo Dmitrij Medvedev ha lanciato sul suo canale Telegram un’allarme sulla centrale nucleare di Zaporiggia, presa dalle truppe russe alla fine di febbraio ma tuttora gestita da personale locale, sostenendo che le bombe ucraine si stavano gradualmente avvicinando alla struttura.
«Gli scemi di Kiev e i loro padroni occidentali sembrano pronti a organizzare una nuova Chernobyl. Razzi e proiettili si stanno avvicinando al reattore della centrale nucleare di Zaporiggia e allo stoccaggio di isotopi radioattivi» ha dichiarato Medvedev, ora a capo del Consiglio di sicurezza russo.
Medvedev ha deriso le accuse ucraine secondo cui Mosca stessa è dietro gli attacchi vicino all’impianto, definendolo «ovvio, al 100% senza senso, anche per un pubblico russofobo ottuso».
Il proseguo del discorso dell’ex presidente è ricco di significato.
«Dicono che [gli attacchi ucraini intorno a Zaporiggia] siano puramente casuali. Come se non volessero», ha proseguito, aggiungendo «cosa posso dire… non dobbiamo dimenticare che ci sono centrali nucleari nell’Unione Europea. E anche lì sono possibili incidenti».
Non è chiaro cosa intendesse Medvedev, tuttavia potremmo interpretare la possibilità di attentati false-flag anche alle centrali nucleari UE, che sarebbero subito attribuiti ai russi, come nel caso di Zaporiggia, che essendo sotto il controllo delle forze di Mosca non può essere attaccata dalla Russia.
Una centrale europea che salta significherebbe meno energia ad un continente già in ginocchio per i costi dell’elettricità, quindi uno strumento in più nella manipolazione delle masse – rieducate e sottomesse ora a colpi di blackout – da mobilitare per una guerra totale alla Russia.
Medvedev non è nuovo al tintinnare della sciabola nucleare, arrivando a parlare persino di «giorno del giudizio», anche se talvolta ha poi ridimensionato le sue parole.
Giovedì scorso il rappresentante di Mosca alle Nazioni Unite, Vassilij Nebenzia, ha ribadito queste preoccupazioni al Consiglio di sicurezza ONU, affermando che gli «attacchi criminali» dell’Ucraina stavano «spingendo il mondo sull’orlo di un disastro nucleare che rivaleggia con Chernobyl».
Situato nella città russa di Energodar, nel sud dell’Ucraina, lo stabilimento di Zaporiggia è stato oggetto di una serie di attacchi nelle ultime settimane. Mosca ha accusato Kiev di aver lanciato attacchi di artiglieria e droni sulla struttura, denunciando le operazioni come «terrorismo nucleare».
L’Ucraina, tuttavia, afferma che la Russia è quella che prende di mira l’impianto in un complotto per screditare lo sforzo bellico dell’Ucraina, sostenendo anche che Mosca ha stanziato le truppe presso l’impianto per «proteggerle» dagli attacchi.
L’impianto di Zaporiggia è il più grande d’Europa e immagazzina decine di tonnellate di uranio arricchito e plutonio nei suoi nuclei del reattore, secondo l’l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), l’ente di controllo internazionale dell’energia nucleare.
L’ONU ha definito gli attacchi «suicidi» e ha affermato di essere «estremamente preoccupata» per la situazione nella struttura, proponendo di inviare una delegazione dell’AIEA per fornire «supporto tecnico» e aiutare a evitare un’ulteriore escalation. Sebbene la Russia abbia esortato l’agenzia a informare le Nazioni Unite sul sito nucleare, né Mosca né l’Ucraina hanno risposto all’offerta dell’AIEA.
Nucleare
Trump commenta riguardo le armi nucleari contro l’Iran
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato duramente un giornalista che gli domandava se le sue minacce di distruggere la civiltà iraniana implicassero la disponibilità a impiegare un’arma nucleare, definendo la domanda «stupida».
Lo scambio è avvenuto giovedì alla Casa Bianca, dove il cronista ha ricordato l’avvertimento lanciato da Trump il 7 aprile, secondo cui «un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita», se Teheran non avesse accettato le sue condizioni. Un’affermazione che è stata largamente condannata come apocalittica e potenzialmente genocida.
«Perché mai si dovrebbe fare una domanda stupida del genere? Perché dovrei usare un’arma nucleare quando li abbiamo già annientati completamente, in modo del tutto convenzionale, senza di essa? No, non la userei», ha detto Trump, aggiungendo che «non si dovrebbe mai permettere a nessuno di usare un’arma nucleare».
.@POTUS to Jim Acosta’s girlfriend (@ElizLanders) when she asks one of the dumbest questions ever — if he’d use a nuclear weapon on Iran:
“Why would a stupid question like that be asked?… No, I wouldn’t use it. A nuclear weapon should never be allowed to be used by anybody.” pic.twitter.com/U235920fwD
— Rapid Response 47 (@RapidResponse47) April 23, 2026
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Il presidente statunitense ha colto l’occasione per vantarsi nuovamente dell’entità dei danni militari inflitti dall’America all’Iran, suggerendo al contempo che qualsiasi tentativo di riarmo da parte di Teheran durante il cessate il fuoco potrebbe essere neutralizzato in «circa un giorno», se necessario, sostenendo pure di poter raggiungere un accordo immediatamente, ma di preferirne uno «per sempre».
«Voglio concludere l’accordo migliore. Potrei concluderlo subito… ma non voglio farlo. Voglio che sia duraturo», ha detto Trump.
All’inizio di questa settimana Washington ha esteso a tempo indeterminato il cessate il fuoco, in attesa di una proposta «unificata» da Teheran, pur mantenendo il blocco statunitense dei porti iraniani. Nonostante ciò, i successivi colloqui con la Repubblica islamica risultano in stallo e le tensioni persistono intorno allo Stretto di Ormuzzo.
Trump ha precisato che non esiste una tempistica precisa per la fine della guerra, dichiarando mercoledì a Fox News che «non c’è una scadenza» e invitando nuovamente i critici a non «mettergli fretta» giovedì.
Nel frattempo, l’esercito iraniano ha dichiarato di essere pronto a combattere gli Stati Uniti «fino alla vittoria completa». Il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha accusato gli Stati Uniti di tentare di trasformare i negoziati in «un tavolo di resa», aggiungendo che i colloqui e un «cessate il fuoco completo» avrebbero senso solo se non fossero violati dal blocco marittimo.
«Non hanno raggiunto i loro obiettivi con l’aggressione militare, né li raggiungeranno con la prepotenza. L’unica via da seguire è riconoscere i diritti della nazione iraniana», ha scritto il Ghalibaffo su X giovedì.
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Nucleare
La Corea del Nord testa nuove bombe elettromagnetiche in grado di provocare blackout
🇰🇵🇮🇷 North Korea leaves Iran on read.
Kim Jong-Un decided it’s a bad move to back Iran, so he can improve relations with the U.S while Trump’s in charge. He’s sent no military support, and public statements are cautious, avoiding criticism of Trump.pic.twitter.com/S4X1sIYZkO https://t.co/eKkkuWEQZZ — Mario Nawfal (@MarioNawfal) April 7, 2026
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Nucleare
La Russia ha trasferito 175 scienziati nucleari Rosatom fuori dall’Iran attraverso il confine terrestre con l’Armenia.
La Russia ha annunciato di aver evacuato con successo un ultimo gruppo consistente di lavoratori russi dalla centrale nucleare iraniana di Bushehr, colpita più volte dagli attacchi statunitensi e israeliani nel corso della guerra, durata oltre un mese.
Un gruppo di 175 dipendenti russi della Rosatom, la società statale di energia atomica, è stato evacuato via terra attraverso l’Iran settentrionale, prima di imbarcarsi su un volo da Yerevan, capitale dell’Armenia, a Mosca.
Secondo la TASS, «In precedenza, Alexej Likhachev, direttore generale della società russa per l’energia atomica Rosatom, aveva affermato che gli autobus per l’evacuazione avevano lasciato l’impianto di Bushehr circa 20 minuti dopo l’attacco statunitense di sabato, dirigendosi verso il confine tra Iran e Armenia».
Mosca aveva chiesto agli Stati Uniti di imporre un cessate il fuoco sul sito mentre il personale russo veniva evacuato. Questi ultimi sono stati poi condotti al valico di frontiera di Norduz-Agarak (un lunghissimo percorso via terra). Diversi gruppi di russi impiegati negli impianti nucleari iraniani erano già stati trasferiti fuori dal paese.
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Il ministero degli Esteri russo ha ringraziato le autorità armene «per la loro gentilezza e la rapidità con cui hanno gestito le procedure di espulsione» del personale di Rosatom.
Secondo quanto riportato, alcuni membri chiave del personale russo hanno accettato di rimanere nell’impianto. «Alcuni dipendenti di Rosatom hanno espresso la disponibilità a continuare a lavorare in Iran», aveva dichiarato domenica Likhachev di Rosatom. Rosatom ha inoltre affermato che la prima unità della centrale nucleare di Bushehr rimane operativa.
Per quanto riguarda il cessate il fuoco locale richiesto per il sito, non è chiaro se sia mai stato attuato. Ultimamente Israele ha mostrato una maggiore propensione a colpire gli impianti nucleari in Iran.
Nel frattempo, anche il direttore generale dell’AIEA, Rafael Grossi, ha esortato alla «massima moderazione» durante il conflitto al fine di prevenire il rischio di un incidente nucleare.
Così come la guerra in Ucraina ha minacciato i siti nucleari, anche il conflitto con l’Iran ha sollevato preoccupazioni riguardo alle ricadute radioattive e alle radiazioni, nel caso in cui un attacco provocasse un grave incidente.
Come riportato da Renovatio 21, Rosatom è il principale produttore mondiale di combustibile per centrali nucleari. Rosatom costituisce di fatto, anche a livello tecnologico, il primo esportatore di energia nucleare al mondo.
Come riportato da Renovatio 21, il tema della dipendenza statunitense dal combustibile nucleare russo è risalente. La Russia possiede circa il 50% delle infrastrutture mondiali per l’arricchimento dell’uranio, fondamentali per la produzione di combustibile nucleare. Mosca continua ad essere un importante fornitore di servizi di estrazione, macinazione, conversione e arricchimento dell’uranio per i servizi pubblici statunitensi.
La Rosatom è altresì al centro di una controversia che coinvolge i Clinton, accusati di corruzione in un caso che coinvolge Uranium One, una società venduta a Rosatom. Secondo le accuse, ritenute dal mainstream come teorie del complotto, vi sarebbe una scandalosa bustarella da 145 milioni di dollari dietro alla cessione. La storia è raccontata dal libro di Peter Schweizer Clinton Cash.
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Immagine di IAEA Imagebank via Wikimedia pubblicata su licenza CC BY 2.0
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