Geopolitica
I caschi blu UNIFIL messi in pericolo dall’esercito israeliano
Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno issato una bandiera israeliana accanto a una postazione di pace delle Nazioni Unite nel Libano meridionale, una mossa che potrebbe attirare il fuoco sui caschi blu, secondo quanto avvertito dall’organizzazione.
L’incidente si verifica in un contesto di crescente tensione tra le forze israeliane e Hezbollah, gruppo con base in Libano, lungo il confine, che ha sempre più spesso coinvolto anche le truppe ONU. Nei giorni scorsi, tre membri indonesiani della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL) sono rimasti uccisi in due episodi distinti e un altro soldato di pace è stato ferito da un proiettile vagante.
Durante una conferenza stampa delle Nazioni Unite tenutasi giovedì, il portavoce Stephane Dujarric ha dichiarato che i caschi blu avevano chiesto la rimozione della bandiera dopo che era stata issata vicino a una postazione nei pressi del villaggio di Kfar Kila. Ha aggiunto che le forze israeliane avevano esteso le loro incursioni a ovest della Linea Blu, delimitata dalle Nazioni Unite, con segnalazioni di carri armati e scontri nel Settore Ovest.
This is a picture taken by a UN peacekeeper at their base in Lebanon, showing IDF soldiers raising an israeli flag, the day after they killed three UN peacekeepers and wounded others
Israel cannot continue to be treated as a full member of the UN. This’s what the UN Charter says pic.twitter.com/sYkAFoEcxW
— Mohamad Safa (@mhdksafa) April 2, 2026
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La bandiera «mina la percezione dell’imparzialità dell’UNIFIL e rischia di attirare il fuoco contro i caschi blu nel contesto degli scontri in corso», ha dichiarato Dujarric ai giornalisti, esortando tutte le parti ad evitare qualsiasi azione che possa ulteriormente mettere in pericolo la missione.
Kfar Kila è un villaggio di confine libanese dove le forze israeliane operano nel contesto degli scontri con Hezbollah, e secondo alcune fonti è tra le aree considerate dall’IDF per la demolizione nell’ambito di una proposta di zona di sicurezza volta a smantellare le infrastrutture dei militanti.
Una foto che presumibilmente mostrava la bandiera è stata condivisa su X da Mohamad Safa, diplomatico libanese e rappresentante della società civile presso le Nazioni Unite. Ha affermato che l’immagine, scattata da un soldato delle forze di pace in una base ONU in Libano, mostrava una bandiera israeliana issata da soldati delle IDF, «il giorno dopo aver ucciso tre caschi blu delle Nazioni Unite e ferito altri».
Le prime indagini sulla morte di due degli indonesiani indicherebbero un’esplosione sul ciglio della strada che ha colpito il loro convoglio vicino alla città libanese di Bani Haiyyan, mentre il terzo soldato di pace sarebbe stato ucciso quando un proiettile ha colpito una base dell’UNIFIL vicino al villaggio di Aadchit al-Qusayr.
L’UNIFIL, istituita nel 1978 in seguito a un’incursione israeliana nel Libano meridionale, conta attualmente circa 7.500 caschi blu provenienti da decine di paesi. In base a una decisione del Consiglio di Sicurezza adottata lo scorso anno, il suo mandato scadrà alla fine del 2026, con un ritiro completo previsto per il 2027, quando le sue posizioni saranno trasferite alle forze governative libanesi.
Israele ha lanciato un’operazione militare contro Hezbollah all’inizio di marzo, dopo che il gruppo militante aveva condotto una serie di attacchi contro lo Stato Ebraico in rappresaglia per l’uccisione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei in un’operazione congiunta israelo-americana contro l’Iran.
Come riportato da Renovatio 21, tre mesi fa gli israeliani attaccarono contingente spagnolo delle forze di pace UNIFIL – uno dei più numerosi nella missione, con oltre 600 soldati –, il quale ha più volte denunciato molestie e interferenze da parte delle forze israeliane, che considererebbero la loro presenza «indesiderata» perché testimoni delle operazioni nel sud del Libano.
A seguito degli attacchi la Spagna aveva chiesto che la UE sospendesse l’accordo di libero scambio con Israele. Sia la Spagna che l’Irlanda – altro Paese che offre soldati all’UNIFIL – hanno riconosciuto formalmente lo Stato palestinese all’inizio del 2024.
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Le tensioni hanno riguardato anche il contingente UNIFIL italiano: nell’ottobre 2024 una postazione italiana fu colpita dagli israeliani al punto che i nostri soldati furono costretti a riparare nel bunker. Vi furono all’epoca proteste del governo di Roma.
Come riportato da Renovatio 21, dopo l’attacco israeliano contro i soldati italiani delle forze di pace ONU dell’ottobre 2024 l’UNIFIL ha rilasciato una dichiarazione in inglese e arabo in cui si parlava di «effetti, tra cui irritazioni cutanee e reazioni gastrointestinali», particolare che non sembra aver poi attecchito nei racconti della stampa internazionale. Alcuni potevano quindi essere spinti a pensare che si possa trattare quindi addirittura di sostanze chimiche dannose.
Minacce all’UNIFIL sono state fatte direttamente dal primo ministro degli Stati degli ebrei Benjamino Netanyahu.
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Geopolitica
L’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
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Geopolitica
La Danimarca si aspetta che la NATO difenda la Groenlandia dagli Stati Uniti
La NATO aiuterebbe la Danimarca a proteggere la Groenlandia da qualsiasi attacco, incluso, in via ipotetica, da parte degli Stati Uniti, ha dichiarato la prima ministra Mette Frederiksen.
La questione della Groenlandia è emersa a margine del vertice dei leader della NATO ad Ankara, in Turchia, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha confermato di voler ancora che Washington assuma il controllo del territorio autonomo danese. Ha sostenuto che la disputa è uno dei motivi per cui i suoi rapporti con il blocco si sono deteriorati.
«Questo dovrebbe essere controllato dagli Stati Uniti, non dalla Danimarca», ha detto Trump ai giornalisti durante un incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan martedì.
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«La Groenlandia non aiuta la Danimarca. La Danimarca, in realtà, non spende soldi per aiutare la Groenlandia», ha affermato. Ha inoltre avvertito che gli Stati Uniti potrebbero potenzialmente ritirare tutte le truppe americane dall’Europa.
La Frederiksen ha risposto, prima di un vertice dei leader previsto per mercoledì, a una domanda su un possibile conflitto militare per la Groenlandia con «un ex amico», affermando che «siamo pronti a difendere ogni centimetro della NATO, compreso il nostro territorio», e ha descritto le protezioni previste dall’articolo 5 come una polizza assicurativa. La Danimarca non sarebbe in grado di difendersi senza la NATO, ha aggiunto, precisando che «lo stesso vale per gli Stati Uniti».
L’idea che gli Stati Uniti acquisiscano la Groenlandia è emersa in diversi momenti della storia americana. L’isola danese, strategicamente situata nell’Atlantico settentrionale, ospita già una base militare statunitense e si ritiene che contenga preziose risorse minerarie, il cui sfruttamento potrebbe diventare economicamente redditizio in futuro.
Trump si è rifiutato di escludere l’uso della forza militare per ristabilire il controllo sulla Groenlandia, paventando la possibilità di uno scontro tra la NATO e il suo membro dominante. Il leader americano ha accusato l’organizzazione di essere inutile per gli interessi statunitensi, e il suo rifiuto di intervenire direttamente nell’attacco israelo-americano all’Iran è emerso come una delle principali fonti di risentimento.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Trump ha dichiarato che la Groenlandia serve per ragioni di difesa, esplicitamente dicendo che vi sarà installato il sistema di scudo stellare Golden Dome. La volontà di annettere l’isola polare è stata ribadita apertis verbis anche nel suo storico discorso al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio.
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La Danimarca in risposta ha inviato più truppe sull’isola, mentre la Francia vi ha chiesto esercitazioni NATO. A inizio anno, tuttavia, è emerso che la piccola missione tedesca sull’isola si era ritirata.
Sei mesi fa il segretario del Tesoro USA Scott Bessent ha dichiarato che gli USA prenderanno la Groenlandia grazie alla debolezza europea. Brusselle ha parlato di una «pericolosa spirale discendente», mentre il presidente francese Macron ha promesso una risposta alle «intimidazioni» trumpiane sui dazi e Groenlandia.
In occasione della consegna dei Nobel, quando si aspettava di ricevere il premio Nobel per la pace, Trump rimproverò la Norvegia dicendo che non avendo ricevuto l’encomio allora si sarebbe concentrato nella presa della Groenlandia.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano avrebbe già ordinato di concepire un piano per l’invasione. Le difese della Groenlandia, ha detto, sono «due slitte trainate da cani».
Il presidente polacco Donald Tusk ha sottolineato che le minacce USA sulla Groenlandia rendono di fatto la NATO un ente inutile.
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Geopolitica
Trump: il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è «finito»
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