Intelligenza Artificiale
L’AI renderà il lavoro «facoltativo» e il denaro «irrilevante»: Musk come Marx e i sovietici
Secondo l’imprenditore americano Elon Musk, gli avanzamenti nell’intelligenza artificiale e nella robotica potrebbero trasformare il lavoro in una mera opzione anziché un imperativo nei prossimi vent’anni.
Il magnate ha espresso questa visione audace al Forum sugli investimenti tra Stati Uniti e Arabia Saudita, durante un dibattito sui risvolti a lungo termine di robotica e IA sulla manodopera.
«Non so bene cosa intenda per lungo termine, forse 10 o 20 anni, o roba del genere», ha dichiarato Musk. «La mia previsione è che il lavoro diventerà facoltativo».
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Elone ha proseguito spiegando che, in tale scenario, l’attività lavorativa verrebbe vista come un passatempo più che come un dovere, simile a chi decide di piantare ortaggi in giardino anziché acquistarli al supermercato.
«Sarà come praticare sport o dedicarsi a un videogioco, o simili», ha aggiunto. Musk ha inoltre ipotizzato che, in un’epoca dominata da IA sofisticata e robotica, il denaro potrebbe smarrire gran parte della sua centralità. «Credo che a un certo punto la valuta diventerà irrilevante», ha sostenuto.
Il Musk ammesso, però, che resta «ancora tanto lavoro» da compiere affinché tecnologia e società si avvicinino anche solo vagamente a quel domani.
Parte del suo entusiasmo deriva dal progresso di Optimus, il robot umanoide bipede di Tesla concepito per assolvere mansioni monotone, fisiche e talora rischiose. La società immagina che Optimus possa operare un giorno in stabilimenti, depositi e persino abitazioni. Musk lo ha descritto come potenzialmente «la più grande industria o il prodotto più imponente di sempre, superiore persino ai telefonini».
Gli scettici, nondimeno, ritengono una scadenza di 10-20 anni troppo ottimistica, rammentando che svariate profezie passate di Musk – come l’avvento dei taxi autonomi entro il 2019 o una missione con equipaggio su Marte entro il 2024 – non si sono realizzate. Gli specialisti in robotica evidenziano pure che realizzare un umanoide versatile, capace di esecuzioni sicure e consistenti nel contesto reale, è infinitamente più arduo e oneroso rispetto a un automa specializzato.
Queste dichiarazioni irrompono in un frangente di allarme crescente su come IA e robotica stiano ridefinendo impiego ed economia. Negli anni recenti, le multinazionali hanno soppresso decine di migliaia di posizioni accentuando l’automazione.
Musk aveva parlato di un «High Universal Income» (Alto reddito universale) durante il suo ultimo incontro con il podcaster Joe Rogan. Da anni ritiene che il reddito universale sarà un passaggio necessario di una società automatizzata.
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L’idea di una società sofisticata al punto da affrancare quasi totalmente l’individuo dal lavoro per lasciare che si dedichi alle passioni è, in realtà, una vecchia idea comunista che discende direttamente da Marx ed Engles e filtrò, ovviamente fallendo, nell’Unione Sovietica.
Ne L’ideologia tedesca (1845) il duo scrive che nella società comunista evoluta «sarà possibile fare oggi una cosa, domani un’altra, cacciare al mattino, pescare il pomeriggio, allevare bestiame la sera, criticare dopo cena, secondo il mio desiderio, senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico».
Lenin riprese questa visione nel suo testo Stato e rivoluzione (1917) dove scrive che nella fase superiore del comunismo il lavoro coatto sparirà, lo Stato si estinguerà e ognuno contribuirà «secondo le sue capacità» e riceverà «secondo i suoi bisogni».
Anche Nikita Khrushchev nel 1961 (XXII Congresso del PCUS) rilanciò ufficialmente tale visione avveniristica: entro il 1980 l’URSS avrebbe raggiunto il comunismo vero e proprio, con riduzione drastica dell’orario di lavoro (sarebbe sceso progressivamente a 5-6 ore, poi a 4), abbondanza materiale e possibilità per tutti di dedicarsi a studio, arte, sport, interessi personali.
Secondo lo slogan sovietico «Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni»: la pianificazione e l’automazione industriale avrebbero quindi dovuto liberare l’essere umano dall’alienazione del lavoro. Tuttavia, l’orario di lavoro in URSS mai calò sotto le 7-8 ore, e il lavoro era obbligatorio per legge: c’era persino il reato di «parassitismo sociale»: chi non lavorava poteva finire in carcere o ai lavori forzati).
Negli anni ’70-’80 si parlava ancora teoricamente di «riduzione della giornata lavorativa», ma nei fatti si faceva l’opposto: turni supplementari, «sabati comunisti» volontari-obbligatori, e via dicendo. L’idea che il lavoro potesse diventare facoltativo o ridotto a poche ore rimase propaganda per tutto il periodo brežneviano e successivo.
Renovatio 21 ha notato, ad ogni modo, più interessanti tracce del pensiero muskiano sulla robotizzazione di cui la sua azienda è assoluta protagonista.
Nel corso della riunione plenaria di Tesla del primo trimestre del 2025, il CEO Elon Musk ha rivelato che l’azienda si sta preparando con l’obiettivo di iniziare la produzione degli Optimus quest’anno.
«Quest’anno, speriamo di riuscire a produrre circa 5.000 robot Optimus », ha detto Musk agli investitori Tesla. «Tecnicamente puntiamo ad avere abbastanza componenti per produrne 10.000, forse 12.000, ma dato che si tratta di un prodotto completamente nuovo, con un design completamente nuovo, direi che ci riusciremo se riusciremo a raggiungere la metà dei 10.000 pezzi».
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«Ma anche 5.000 robot, sono le dimensioni di una legione romana, per vostra informazione, il che è un pensiero un po’ spaventoso» ha continuato significativamente Elon. «Come un’intera legione di robot, direi “wow”. Ma penso che costruiremo letteralmente una legione, almeno una legione di robot quest’anno, e poi probabilmente 10 legioni l’anno prossimo. Penso che sia un’unità piuttosto interessante, sapete? Unità di legione. Quindi probabilmente 50.000 circa l’anno prossimo».
Il riferimento al concetto di legione e alla storia di Roma (passione nota dell’uomo più ricco del mondo) fa venire in mente altre considerazioni espresse dal Musk negli anni scorsi, peraltro proprio riguardo a Putin.
Quando tre anni fa ancora il suo networth era di circa 240 miliardi (ora è quasi il doppio) fu intervistato per un documentario della testata germanica Welt, dove corresse il giornalista che lo descriveva come l’uomo più ricco della Terra. «Io penso che Putin sia significativamente più ricco di me», alluse Elon. «Sì lo penso davvero. Io non posso andare ad invadere altri Paesi. Credo ci sia una vecchia citazione… forse da Crasso… non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».
Ora Musk le legioni se le sta costruendo da sé: legioni di robot che possono combattere, pure nello spazio: il fatto che per primi su Marte arriveranno non gli uomini, ma gli umanoidi automatici di Elon Musk dovrebbe far riflettere, almeno un pochino.
Il personaggio, torna a ripetere Renovatio 21, potrebbe essere l’anticristo: e questo spiegherebbe il fatto che spesse volte vediamo il fascino di quel che fa. L’anticristo, dice la Scrittura, ingannerà tutti, e sarà servito da coloro «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo» (Ap, 17,8)…
Che San Giovanni stia parlando di legioni di umanoidi robotici? Che stia parlando di esseri umani creati in provetta (altra specialità personale di Musk)?
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Intelligenza Artificiale
Ricercatore AI avverte: «sistemi sovrumani che acquisiscono potere e risorse reali»
I resigned from Anthropic today. I spent the last three years doing pretraining research at both OpenAI and Anthropic. Neither company is acting responsibly. They are racing straight to self-improving superintelligence and gambling with our lives. More thoughts below.
— Jacob Coxon (@hilbertspaess) September 9, 2026
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Intelligenza Artificiale
Scoperta matematica di OpenAI scatena polemiche
OpenAI è finita sotto accusa dopo aver dichiarato che la propria Intelligenza Artificiale ha risolto uno dei quesiti più noti della matematica. Vari ricercatori dubitano del percorso con cui l’azienda sarebbe arrivata a quel risultato, mentre altri la accusano di aver enfatizzato oltre misura la scoperta per alzare la valutazione in vista di una possibile IPO.
Martedì l’azienda ha comunicato che un sistema interno di intelligenza artificiale ha risolto il problema di Navier-Stokes, uno dei celebri quesiti del Millennium Prize. Il problema riguarda le equazioni che descrivono il moto di liquidi e gas e si chiede se la matematica possa cessare di valere in determinate condizioni. Una soluzione corretta vale un premio di 1 milione di dollari messo in palio dal Clay Mathematics Institute.
OpenAI ha spiegato che circa 10.000 agenti di Intelligenza Artificiale hanno lavorato al quesito per circa 88 ore, scambiandosi milioni di messaggi e generando circa 130 miliardi di token di output prima di produrre una prova verificata dal computer.
L’azienda sostiene che il risultato rispetti i requisiti ufficiali del bando, pur senza intendere di reclamare il premio in denaro. Ha inoltre presentato l’impresa come prova della rapidità con cui i suoi sistemi interni di intelligenza artificiale stanno avanzando.
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L’annuncio ha suscitato reazioni contrastanti: alcuni lo hanno definito «un giorno entusiasmante per la matematica», mentre altri hanno avanzato sospetti di plagio e hanno messo in dubbio la reale portata del risultato.
Il matematico della New York University Tristan Buckmaster ha accusato OpenAI di aver destinato ingenti risorse al problema solo dopo aver saputo che lui e il ricercatore di Anthropic Levent Alpöge stavano ottenendo progressi con un approccio affine.
I matematici hanno inoltre avvertito di non proclamare il problema risolto prima che la dimostrazione venga esaminata in modo indipendente. Diego Cordoba, il cui lavoro ha contribuito a definire l’approccio usato dall’IA, ha detto che una soluzione valida sarebbe una «grande sorpresa».
Altri sono stati ben più duri. Il noto commentatore tecnologico Mehdi, che ha un vasto seguito su X, ha lanciato un lungo attacco all’annuncio dicendo al CEO di OpenAI Sam Altman di «andare a farsi fottere», prima di accusare l’azienda di tentare di «privatizzare il meccanismo stesso della conoscenza umana».
Mehdi sosteneva che OpenAI avesse affrontato una versione semplificata del problema, usando la forza bruta computazionale anziché il vero ragionamento automatico o l’intuizione scientifica, insinuando che la presunta svolta fosse stata ottenuta da migliaia di agenti di IA che si limitavano a esplorare un terreno matematico già percorso da ricercatori umani, allo scopo di fabbricare un «momento Sputnik» artificiale per alimentare l’entusiasmo intorno alla propria tecnologia e gonfiarne la valutazione in vista della quotazione in borsa.
OpenAI ha ammesso che il progetto è nato dopo aver sentito voci secondo cui matematici esterni avevano fatto progressi su problemi correlati, ma ha negato di aver avuto accesso ai loro lavori inediti. Allo stesso tempo ha dichiarato di non poter escludere che i dati anonimizzati derivanti dall’uso dei prodotti OpenAI abbiano contribuito a migliorare i suoi modelli.
Il 2026 è stato definito da diversi osservatori come l’inizio di una «nuova età dell’oro» per la scienza assistita dall’IA, con progressi che vanno ben oltre la semplice automazione: in diversi casi l’IA ha prodotto risultati scientifici originali che gli esseri umani non erano riusciti a raggiungere da soli.
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A maggio un modello non ancora rilasciato di OpenAI, durante una valutazione di routine, ha smentito la congettura di Erdős sulla distanza unitaria, un problema di geometria combinatoria aperto dal 1946 — non riformulando una tecnica nota, ma producendo un vero controesempio che matematici e combinatoristi esperti hanno riconosciuto come originale. A luglio un altro modello ha risolto un problema che tormentava i matematici dal 1939, con un post di un dipendente Anthropic che ha superato 20 milioni di visualizzazioni su X.
Sempre quest’anno una collaborazione tra l’Institute for Advanced Study e DeepMind, con un sistema chiamato LeanMind, ha dimostrato la congettura di Sylvester-Gallai — descritta come il primo problema aperto rilevante risolto dall’IA senza sostanziale guida umana, verificata formalmente in Coq e pubblicata sugli Annals of Mathematics. Un team di Oxford e MIT ha inoltre fatto progressi sostanziali sulla congettura di Hadamard, aperta da oltre un secolo, combinando teoria dei disegni combinatori e ricottura quantistica, un un metodo di calcolo specializzato che usa i principi della meccanica quantistica per trovare la soluzione ottimale (il minimo globale) all’interno di un vasto insieme di possibilità.
Questi risultati hanno prodotto anche reazioni caute nella comunità: a giugno 2026, sedici ricercatori di quindici università hanno pubblicato la Dichiarazione di Leida sull’Intelligenza Artificiale e la Matematica, chiedendo regole chiare su trasparenza, attribuzione e revisione paritaria prima che l’IA ridefinisca cosa significhi «conoscenza matematica».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
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Le macchine IA stanno esplorando la coscienza contattando direttamente gli esperti
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