Nucleare
Zelens’kyj chiede l’uso delle armi nucleari per «fermare la Russia»
Il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha proposto che l’Occidente fornisca a Kiev armi nucleari e più missili «per fermare la Russia» o che il suo Paese entri rapidamente nella NATO.
Martedì, il giornalista britannico Piers Morgan ha pubblicato un estratto di un’intervista con Zelensky in cui chiedeva al leader ucraino perché Kiev rifiutasse qualsiasi alternativa all’adesione alla NATO in vista di possibili negoziati di pace, quando sa che una simile proposta è del tutto inaccettabile per Mosca.
Zelens’kyj ha risposto che se a Kiev venisse impedito di unirsi al blocco guidato dagli Stati Uniti nel prossimo futuro, allora l’Ucraina avrebbe il diritto di chiedere ai suoi sostenitori occidentali: «Cosa ci difenderà da questo male per tutto questo tempo?»
«Restituiteci le armi nucleari, dateci i sistemi missilistici. Partner, aiutateci a finanziare un esercito da un milione, dispiegate le vostre truppe nelle aree del nostro Paese in cui vogliamo stabilizzare la situazione», ha continuato.
“Give us back nuclear arms.”
Ukraine’s President Zelenksy has issued the plea while discussing with Piers Morgan how the war with Russia can end.
Watch more tonight on YouTube from 8pm (UK) / 3pm (EST).
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— Piers Morgan Uncensored (@PiersUncensored) February 4, 2025
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Negli ultimi mesi, Zelens’kyj ha ripetutamente espresso rammarico per il fatto che il suo paese abbia consegnato le armi nucleari sovietiche stazionate sul suo suolo in cambio di garanzie di sicurezza. Dopo la dissoluzione dell’URSS nel 1991, l’Ucraina ha ereditato circa 1.700 testate nucleari, che tuttavia sono rimaste sotto il controllo operativo di Mosca.
La Russia ha sostenuto che l’Ucraina non ha mai avuto armi nucleari, in quanto i beni sovietici appartenevano legalmente a Mosca. I funzionari russi hanno anche ripetutamente affermato che il Memorandum di Budapest del 1994, che ha risolto il possesso delle armi nucleari in circolazione, è stato poi minato dall’espansione verso est della NATO, che ha minacciato gli interessi vitali di sicurezza di Mosca. Gli Stati Uniti hanno relegato il memorandum all’irrilevanza sostenendo il colpo di Stato di Maidan a Kiev nel 2014.
In un’intervista rilasciata il mese scorso al podcaster statunitense Lex Fridman, Zelensky si è lamentato in modo simile del fatto che «le armi nucleari erano le garanzie di sicurezza che aveva l’Ucraina», affermando che «l’Ucraina le avrebbe utilizzate per proteggersi» prima di consegnarle alla Russia.
Già ad ottobre Zelensky aveva insistito sul fatto che l’Ucraina avrebbe potuto proteggersi diventando uno stato nucleare o un membro della NATO, aggiungendo di essere fortemente favorevole a quest’ultima opzione.
Diverse settimane dopo, il New York Times, citando funzionari anonimi, ha affermato che l’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden «potrebbe consentire all’Ucraina di avere di nuovo armi nucleari». Commentando le accuse, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan ha chiarito che l’idea «non era in fase di valutazione».
Alla fine di dicembre, la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha affermato che l’Ucraina avrebbe potuto ottenere armi nucleari solo attraverso il trasferimento di “«omponenti importanti dall’esterno, da altri Stati».
A novembre, il presidente russo Vladimiro Putin ha sottolineato che la Russia sarebbe stata costretta a utilizzare tutti i mezzi di distruzione disponibili se l’Ucraina avesse acquisito armi nucleari.
«Cosa ne pensate – a livello di buon senso – se il paese con cui siamo essenzialmente ora impegnati in operazioni militari diventasse una potenza nucleare, cosa dovremmo fare? In questo caso, utilizzare tutti – voglio sottolinearlo – precisamente tutti i mezzi di distruzione a disposizione della Russia», ha sottolineato Putin. «Non lo permetteremo», ha aggiunto.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa il quotidiano londinese Times aveva parlato di «opzione nucleare ucraina». Settimane prima il tabloid tedesco Bild aveva riportato le parole di un anonimo funzionario ucraino che sosteneva che Kiev ha la capacità di costruire un’arma nucleare «in poche settimane».
La leadership di Kiev ha sostenuto a lungo che gli Stati Uniti e i suoi alleati avevano l’obbligo di proteggere l’Ucraina a causa del Memorandum di Budapest del 1994, in cui Stati Uniti, Regno Unito e Russia avevano dato garanzie di sicurezza in cambio della rimozione delle testate nucleari sovietiche dal territorio ucraino.
Come ricordato da Renovatio 21, c’è da dire che la fornitura di atomiche a Kiev è stata messa sul piatto varie volte da personaggi come l’europarlamentare ucraino Radoslav Sikorski, sposato ad una neocon americana e intercettato sorridente negli ultimi giorni al Bilderberg di Lisbona.
Si tende a dimenticare che lo stesso Zelens’kyj parlò di riarmo atomico di Kiev alla Conferenza di Sicurezza di Monaco, pochi giorni prima dell’intervento russo. In seguito, Zelens’kyj e i suoi hanno più volte parlato di attacchi preventivi ai siti di lancio russi e di «controllo globale» delle scorte atomiche di Mosca.
In varie occasioni il regime ucraino ha parlato di contrattacco nucleare contro la Russia. Mosca ha più volte avvertito della possibilità di un false-flag atomico operato dagli ucraini magari tramite una cosiddetta «bomba sporca».
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Vi fu poi la bizzarra comunicazione del Dipartimento dell’Energia di Washington all’ente atomico russo Rosatom era emerso due anni fa. Nella missiva gli americani avvertivano la Russia del fatto che nell’impianto di Zaporiggia vi sarebbe «tecnologia nucleare sensibile» statunitense, e quindi i russi non dovevano toccarla.
Come riportato da Renovatio 21, il Cremlino due anni fa affermava che l’Ucraina stava sviluppando armi nucleari. Le competenze tecnico scientifiche per farlo, grazie al lascito dell’Unione Sovietica, Kiev le ha.
Secondo il portavoce del Cremlino Peskov l’operazione militare russa servirebbe appunto a scongiurare la prospettiva di una guerra atomica.
Il presidente russo Putin parlando ai giornalisti poco prima delle ostilità parlò della possibilità che l’Europa venisse trascinata in una guerra «senza vincitori».
Come riportato da Renovatio 21, ancora un anno fa il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Demetrio Medvedev, ex presidente ed ex primo ministro, aveva affermato che la Russia dovrà effettuare un attacco preventivo se l’Ucraina dovesse ricevere armi nucleari. Il recente cambio della dottrina nucleare di Mosca va decisamente in questa direzione, includendo, oltre che nemici che dispongono dell’arma nucleare, anche nemici alleati di potenze atomiche.
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Nucleare
La Romania chiude la sua unica centrale nucleare
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Nucleare
Stati Uniti e Israele concordano sulla rimozione del materiale nucleare da un sito segreto in Siria
Stati Uniti e Israele hanno trovato un’intesa con Damasco per prelevare materiale nucleare da un impianto clandestino in Siria. Lo riporta la testata Axios, sulla base di dichiarazioni di funzionari americani e israeliani.
La testata riferisce che all’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) sarà permesso di entrare nella zona, chiamata «Sito 99», per ritirare i resti del reattore siriano di Al-Kibar, distrutto da un attacco aereo israeliano nel 2007.
Alcune fonti indicano che nel luogo si troverebbe yellowcake, una polvere di uranio arricchito che può essere convertita in combustibile nucleare. Anche se questa sostanza non è direttamente impiegabile per realizzare un’arma atomica, potrebbe essere sparsa con esplosivi ordinari, provocando una contaminazione radioattiva, nella forma nota come bomba sporca, minacciata tante volte anche nel teatro bellico ucraino.
Secondo certe informazioni, Israele avrebbe colpito gli accessi del sito poco dopo che una coalizione di formazioni ribelli appoggiate dagli Stati Uniti aveva preso il controllo di Damasco nel dicembre 2024, deponendo il presidente siriano Bashar al-Assad. Un funzionario israeliano ha detto ad Axios che Tel Aviv aveva minacciato di bombardare di nuovo l’area qualora il materiale nucleare non fosse stato allontanato o se fossero emersi indizi di un tentativo siriano di raggiungerlo.
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Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, già comandante jihadista in passato ricercato dagli Stati Uniti con il nome di Abu Mohammad al-Jolani, sta tentando di rafforzare i legami del Paese con l’Occidente e di ottenere aiuti internazionali per una Siria ancora segnata dalla guerra civile iniziata nel 2011. Il mese scorso ha reso noto di essere impegnato in un’intesa di sicurezza con Israele, che dal 2024 controlla porzioni della Siria sud-occidentale, ampliando la propria presenza oltre le alture del Golan occupate dal 1967.
Il reattore nucleare di Al-Kibar era stato attaccato da aerei israeliani ancora il 6 settembre 2007 durante la cosiddetta operazione Orchard («frutteto»).
Lo Stato Ebraico aveva pianificato e realizzato il raid dopo aver ottenuto informazioni di Intelligence secondo cui la Siria stava sviluppando capacità nucleari con il supporto della Corea del Nord. Gli aerei da combattimento israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano e distrutto la struttura prima che il reattore potesse diventare operativo. Per garantire il successo della missione e limitare la reazione avversaria, le forze israeliane hanno anche neutralizzato temporaneamente i sistemi di difesa radar della Siria.
Il governo di Damasco ha inizialmente negato la natura militare o nucleare del sito bombardato. L’episodio è rimasto a lungo avvolto nel riserbo ufficiale da parte di Israele, che ha ammesso formalmente la responsabilità dell’attacco soltanto diversi anni più tardi.
L’operazione Frutteto ha bloccato sul nascere il programma atomico siriano ed è considerata un importante precedente strategico nell’ambito della dottrina di sicurezza israeliana contro la proliferazione nucleare nella regione.
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia; modificata
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