Nucleare
Putin annuncia il successo del volo di prova del missile balistico intercontinentale Sarmat
Il presidente russo Vladimir Putin, assieme al comandante delle Forze missilistiche strategiche, il colonnello generale Sergey Karakayev, ha annunciato pubblicamente il successo del volo di prova del missile balistico intercontinentale pesante Sarmat.
«Oggi alle 11:15, le Forze missilistiche strategiche hanno lanciato il più recente missile balistico intercontinentale pesante a propellente liquido, il Sarmat. Il lancio è stato un successo. La missione di lancio è stata portata a termine», ha dichiarato Karakayev al presidente russo Vladimir Putin, secondo quanto riportato sul sito web della presidenza russa.
«I risultati del test hanno confermato la correttezza del progetto e delle soluzioni tecnologiche impiegate, nonché la capacità del sistema missilistico di soddisfare le specifiche di prestazione previste».
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«Il successo del lancio consentirà al primo reggimento missilistico equipaggiato con il sistema Sarmat di entrare in servizio operativo nella formazione Uzhur, nel territorio di Krasnoyarsk, entro la fine dell’anno», ha aggiunto.
«Il dispiegamento dei sistemi di lancio Sarmat aumenterà significativamente le capacità di combattimento delle forze nucleari strategiche terrestri russe, migliorando la loro capacità di ingaggiare obiettivi e raggiungere gli obiettivi di deterrenza strategica. L’obiettivo prefissato per questo lancio è stato raggiunto. Procederemo ora a mettere i missili in stato di allerta operativa», ha concluso Karakayev.
Putin si è congratulato con Karakayev e ha osservato che il Sarmat è uno dei sei nuovi sistemi strategici che la Russia ha sviluppato in risposta al ritiro degli Stati Uniti dal Trattato ABM nel 2002. Dopo tale ritiro, «siamo stati costretti – e voglio sottolineare questo, costretti – a rivalutare come garantire la nostra sicurezza strategica in nuove condizioni e mantenere l’equilibrio e la parità strategica».
«È proprio per questo – e lo ribadisco – che la Russia ha iniziato a sviluppare sistemi avanzati senza eguali al mondo, progettati per penetrare sia gli attuali che i futuri sistemi di difesa missilistica», ha affermato Putin.
Oltre al Sarmat, Putin ha citato anche il sistema ipersonico Avangard, in servizio dal 2019; il missile ipersonico aviolanciato Kinzhal, in servizio dal 2017; il veicolo sottomarino senza equipaggio a propulsione nucleare Poseidon; e il missile da crociera a propulsione nucleare Burevestnik. Putin ha menzionato anche il sistema missilistico ipersonico a medio raggio Oreshnik, «in grado di trasportare anche testate nucleari», e «in servizio attivo dal 2025».
Per quanto riguarda il Sarmat, «Innanzitutto, è il sistema missilistico più potente al mondo, paragonabile in potenza al sistema missilistico Voyevoda, precedentemente in servizio, che, come già accennato, fu sviluppato durante l’era sovietica. La potenza esplosiva combinata del carico utile è più di quattro volte superiore a quella di qualsiasi equivalente occidentale esistente», ha affermato Putin.
«In secondo luogo, e soprattutto, il missile è in grado di viaggiare non solo lungo una traiettoria balistica, ma anche suborbitale. Questo, e questo è il terzo punto, estende la sua gittata operativa a oltre 35.000 chilometri, raddoppiandone al contempo la precisione».
È stato sottolineato in altre occasioni che ciò consentirebbe al Sarmat di sorvolare sia il Polo Sud che il Polo Nord, colpendo obiettivi in Nord America. «Certamente», ha risposto il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov durante una regolare conferenza stampa, quando gli è stato chiesto se la Russia avesse notificato agli Stati Uniti e ad altri Paesi il lancio di prova.
L’agenzia TASS spiega che, in conformità con gli accordi internazionali, ogni qualvolta vengono lanciati missili balistici intercontinentali, viene inviata una notifica agli altri Paesi tramite il Centro nazionale per la riduzione del rischio nucleare, al fine di evitare tensioni ingiustificate.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Cina
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Militaria
Mosca adotterà tutte le misure necessarie contro le testate nucleari in Lituania. Truppe estoni muovono verso il confine
Interrogato sulle recenti mosse della Lituania per autorizzare il dispiegamento di armi nucleari statunitensi sul proprio territorio, al confine con la Russia, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha avvertito oggi che le azioni lituane «non possono essere percepite se non come un passo verso un’escalation delle tensioni, così come non può esserlo il dispiegamento di armi nucleari in un paese confinante. Lo riporta l’agenzia stampa governativa russa TASS.
«Nessuno di questi sviluppi contribuirà alla stabilità e alla prevedibilità nel continente europeo. Al contrario, con nostro rammarico, segneranno un’ulteriore e significativa escalation delle tensioni. Quanto alla Russia, naturalmente, Mosca sarà costretta ad adottare tutte le misure necessarie per garantire la propria sicurezza» ha detto il portavoce. Le parole di Peskov fanno eco a quelle già rilasciate dal presidente Putin e da altri alti funzionari russi in risposta a una serie di provocazioni contro il Paese, tra cui quella su Kaliningrad.
Nell’ambito della spinta occidentale a posizionare missili nucleari lungo tutto il confine occidentale della Russia, la Lituania sta modificando la propria Costituzione per assecondare questa provocazione. Ieri il Seimas, il Parlamento lituano, ha superato a larga maggioranza la seconda delle tre votazioni necessarie per abolire la disposizione costituzionale (articolo 137) che vieta il dispiegamento di armi nucleari e di basi militari straniere sul territorio nazionale.
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Il voto è stato di 106 a 18, al primo turno il risultato era stato di 99 a 13. Per entrare in vigore, la legge dovrà essere approvata definitivamente dal Seimas il 12 gennaio 2027 con almeno 94 voti favorevoli. Il presidente del parlamento, Juozas Olekas, ha dichiarato: «L’abolizione del divieto di dispiegamento di armi nucleari elimina le restrizioni legali in materia di sicurezza che differivano da quelle in vigore in altri paesi dell’UE e della NATO».
Il governo spinge inoltre per la creazione di una base militare statunitense. Oggi il primo ministro lituano Mindaugas Sinkevičius ha aggiunto che pagherà Washington per la costruzione di una base militare nel Paese. Su Facebook ha pubblicato l’idea proposta a Washington: «Questa è una garanzia di deterrenza e sicurezza di fondamentale importanza. I nostri partner devono solo prendere la decisione politica di stazionare permanentemente le truppe, e la Lituania è pronta a coprire i costi».
Movimenti inquietanti si stanno registrando anche in un ulteriore Paese baltico. Come riportato da Renovatio 21, l’Estonia si sta aggiungendo al tentativo di accerchiamento strategico della Russia.
«L’Estonia sposta le truppe più vicino alla Russia in un’offensiva di “difesa attiva”», ha riportato il Financial Times il 5 ottobre, aggiungendo che «lo Stato baltico si prepara a condurre attacchi in profondità nel territorio del suo vicino in caso di attacco». «Difesa attiva» significa «spostare le unità di combattimento principali da Tapa, nel Nord dell’Estonia, a Johvi, a 50 chilometri dal confine con la regione di Leningrado», ha spiegato il quotidiano russo in lingua inglese Moscow Times, noto per le posizioni anti-Cremlino. «Il Paese sta anche acquisendo droni e missili balistici in grado di colpire fino a 300 chilometri all’interno del territorio russo».
Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha minimizzato la questione nel briefing quotidiano con la stampa. «Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il nostro Ministero della Difesa e gli altri servizi competenti possiedano le informazioni necessarie per monitorare e valutare adeguatamente la situazione lungo i nostri confini».
Tutto ciò va ben oltre al Baltico e si inserisce però in un’offensiva su vasta scala dell’UE volta ad accerchiare la Russia a Ovest, dispiegando capacità di attacco, comprese armi nucleari della NATO, dalla Finlandia a Nord fino alla Polonia e alla Romania a Sud.
Questa strategia provocatoria include anche l’ipotesi di strangolare e persino di conquistare l’exclave russa di Kaliningrad, il che ha suscitato i più gravi avvertimenti da parte dei vertici della Federazione Russa, che pure di difendere la città hanno fatto capire di essere pronti alla guerra atomica.
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Immagine di NATO North Atlantic Threaty via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 2.0 Generic
Cina
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