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Civiltà

Un altro sogno del collasso. L’apocalisse in moto con mio figlio

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Ieri notte ho fatto uno di quei sogni che non ho dimenticato subito. Chi mi conosce sa che mi capita una o due volte l’anno. Se ne vale la pena, decido di scriverne.

 

Quello di ieri è stato considerevole. Forse questo sogno così denso e cristallino è dovuto al fatto che sono entrato in digiuno. Non so.

 

Non si tratta di cercarvi un significato esoterico o di darne letture freudiane, junghiane, etc. Non mi interessa: racconto quei sogni che credo stiano parlando con potenza dell’ora presente.

 

State per leggere il sogno, illogico e scombiccherato come sono queste strane visioni che esperiamo la notte: se non vi interessa andate pure altrove.

State per leggere il sogno, illogico e scombiccherato, ma se volete anche denso e cristallino

 

Il sogno iniziava in una non meglio precisata aula di un edificio da qualche parte della bassa, forse da qualche parte in Romagna, non lontani dalla costa – ma nel sonno era un continuum innominato senza confini precisi. L’occasione era una conferenza del mio amico Camillo Langone, e la cosa è di per sé piuttosto onirica, perché molto raramente Camillo fa conferenze ed era improbabile vedere lui condurre un incontro in un’ aula con il proiettore acceso.

 

Tuttavia, al momento dei saluti iniziali, Camillo ringraziava un gruppo di spettatori italiani venuti dalla città di Zara. Ecco, pensavo, quanto è straordinario che vi siano ancora in Dalmazia persone così? Nel rispondere ai ringraziamenti, gli zaratini facevano intendere che era venuti con grande sforzo, rischiando, con l’unico mezzo possibile: per essere lì avevano attraversato l’Adriatico in barca. Realizzavo, a quel punto, che tutte le strade erano legalmente bloccate. Non si tratta solo del sogno: è così nella realtà, vige il divieto di traffico tra le regioni, e figuriamoci se una conferenza, o peggio un ritrovo («assembramento!»), posso costituire materia per l’autocertificazione da esibire alle Forze dell’Ordine.

 

Sì, essere lì era rischioso. Sì, il sogno non era diverso dalla realtà. Mi rendo conto ora che per anni ho sognato strade deserte o bloccate, il set ideale di quei mezzi incubi che ti rendono la notte non gradevolissima. Ora il mezzo incubo è realtà.

Per anni ho sognato strade deserte o bloccate, il set ideale di quei mezzi incubi che ti rendono la notte non gradevolissima. Ora il mezzo incubo è realtà

 

Il sogno si spostava altrove. Andavo a prendere mio figlio all’asilo. Questo però non si trovava al suo posto, nella casetta in centro dove lo porto ogni mattina: per qualche motivo, nel sogno stava su un palazzo alto, di quelli improbabili che vedi quando le zone industriali si stemperano verso la campagna in Alta Italia. Era fuori città. Per qualche motivo ci attardavamo fino a che gli altri bambini non erano andati via tutti, tanto che vedevo la maestra che iniziava a pulire. C’era qualcun altro lì, con cui stavo discutendo animatamente, ma in questo momento la mente, chissà perché, cripta i contenuti di quella discussione. Stavo perdendo tempo.

 

Nell’ultima fase del sogno ero sulla strada con il bambino, direzione casa. Per qualche motivo, eravamo con la mia Monster, che non tocco praticamente da 3 anni. Mentre sfrecciavamo per i vialoni provinciali conosciuti, mi rendevo conto che qualcosa non quadrava. Il cielo era divenuto nero, le strade erano davvero troppo deserte. Nessuno – ma davvero nessuno – era in circolazione. Non un’anima viva.

 

Rallentavo. Avvicinandomi al centro cominciavo a scorgere una quantità di palazzi devastati. Condomini crepati, edifici semi-crollati. Il Tribunale era a pezzi. Vedevo campanili di cui era rimasta in piedi solo metà della struttura – adesso scrivendolo capisco che sono scene che ho visto durante il terremoto in Emilia nel 2012. Era tutto vuoto e distrutto. Il vialone che corre sopra la ferrovia era spettrale, costellato di case sbriciolate.

 

Rallentavo. Avvicinandomi al centro cominciavo a scorgere una quantità di palazzi devastati. Condomini crepati, edifici semi-crollati. Il Tribunale era a pezzi. Il vialone che corre sopra la ferrovia era spettrale, costellato di case sbriciolate

Cosa era successo mentre ero stato via? Mentre ero alla conferenza con gli zaratini, mentre ero all’asilo di mio figlio in provincia? Non c’era modo di saperlo, nessuno in giro, e non volevo fermarmi a consultare il telefonino.

 

Arrivati al grande parco vicino alla stazione, fermavo la moto. Come mettevo mano al telefonino, realizzavo che l’imperativo era sapere se stessero bene i miei cari. La madre di mio figlio, mia madre… se è stato un terremoto, sono riuscite a mettersi in salvo? A cosa mi devo preparare? Chi ha più possibilità di aver bisogno di aiuto?

 

Ma il telefono era morto. Nessun segnale, né per telefonare, né per capire cosa potesse essere successo. Internet non esisteva più, e nemmeno le comunicazioni a distanza tra le persone.

 

Ecco che però arriva qualcuno. Sono tecnicamente degli sfollati, sono anche molti, non si capisce dove vadano (alla stazione? Non c’era traccia di treni che normalmente lì si sentono passare continuamente), e camminavano non velocissimi sotto il cielo nero. Capivo che con evidenza ne sapevano di più su ciò che era accaduto.

Il telefono era morto. Nessun segnale, né per telefonare, né per capire cosa potesse essere successo. Internet non esisteva più, e nemmeno le comunicazioni a distanza tra le persone

 

Sempre in groppa alla moto con mio figlio sul sedile posteriore, mi risolvevo a fermare uno sfollato. Era un ragazzo più giovane di me, alto e magro, i capelli lunghi solo sulla nuca. Non aveva esattamente l’aria di uno intelligente – tuttavia di certo aveva più informazioni di me.

 

«Che cosa è successo?» chiedevo sconvolto.

 

«Eh, il governo inglese ne ha fatta una delle sue solite» rispondeva con naturalezza. «Hanno sganciato vicino ai Dardanilli». Lo diceva come si trattasse di qualcosa di largamente previsto. Io ovviamente fingevo di sapere cosa stesse dicendo. Nella mia testa ricostruivo con vaghezza uno scenario in cui la Gran Bretagna sgancia una bomba atomica – o forse non esattamente quello, ma un’arma misteriosa ed equivalente – sui Dardanelli, lo stretto tra l’Europa e la Turchia, che il ragazzo pronunciava strambamente. Cosa ha provocato tutta questa distruzione? L’onda d’urto della megaesplosione dall’Asia sino al Veneto? Che i Dardanilli fossero invece un luogo più vicino di cui non avessi contezza, un’oscura frazione della provincia di Vicenza? O forse non avevo capito davvero nulla di quello che diceva, tanto ero tagliato fuori dal ciclo delle informazioni?

 

Cercavo di capire cosa avrebbero fatto tutte quelle persone.

 

Stava accadendo, e non mi ero reso conto di niente. L’apocalisse mi aveva preso di sorpresa, e ora che sono sveglio realizzo evangelicamente che non può che essere così – perché «non sapete né il giorno né l’ora»

«Non lo so, ma sta diventando pericoloso qui. C’è già chi in strada vende le armi» e mi indicava una via del centro con un ristorantino che in realtà non esiste ma che nella topografia del sogno mi era conosciutissima. L’informatore manteneva il sorriso ebete di un campagnolo fiero di spiegare qualcosa in italiano.

 

Cominciavo a realizzare che, qualsiasi cosa fosse successa, l’emergenza era più grave della devastazione urbana. Stava crollando l’ordine sociale. Stava disintegrandosi il tacito contratto di non-aggressività che esiste tra gli uomini.  Stava fondendosi il nocciolo della Civiltà. Un pensiero al quale ho dedicato tanti ragionamenti e tante parole scritte.

 

Stava accadendo, e non mi ero reso conto di niente. L’apocalisse mi aveva preso di sorpresa, e ora che sono sveglio realizzo evangelicamente che non può che essere così – perché «non sapete né il giorno né l’ora».

 

Cosa ci facevo su di una moto, il mezzo di trasporto più vulnerabile che esista, e per di più portandoci sopra quanto di più prezioso ho, la mia prole? Com’era possibile che non avessi la benché minima informazione di ciò che stava sconvolgendo l’umanità?

Preso alla sprovvista, totalmente. Cosa ci facevo su di una moto, il mezzo di trasporto più vulnerabile che esista, e per di più portandoci sopra quanto di più prezioso ho, la mia prole?

 

Com’era possibile che non ne sapessi nulla? Com’era possibile che non avessi la benché minima informazione di ciò che stava sconvolgendo l’umanità?

 

E poi perché ero senza casco? Immagino che questo sia un surrogato motociclistico del momento di alcuni sogni in cui ci si rende conto di essere nudi. Tuttavia nella mia dimensione onirica ciò spingeva un altro pensiero: le Forze dell’Ordine a questo punto non esistono più – ecco perché c’era già in strada un vistoso mercato nero di Kalashnikov – e anzi bisogna stare attenti, perché sono i membri armati dello Stato ora collassato che possiedono l’accesso ad armi a ripetizione proibite al comune cittadino.

 

Mi giravo a guardare mio figlio seduto sul passeggero della Ducati. Fortunatamente, non stava rendendosi conto del disastro. Aveva la testa china su un Gameboy in bianco e nero che, nel mondo reale, qualche settimana fa ho ripescato e restaurato per lui. Per una volta, ero felice che fosse così immerso nei videogiochi da non badare a nulla. Lo guardavo e comprendevo che il mio compito era solo quello di proteggerlo. Preservarlo dalla rovina materiale e morale che avevamo dinanzi. Portarlo al sicuro, nel corpo e nella psiche. Trovare, creare uno spazio dove offrire questa protezione potesse essere possibile senza interferenza alcuna.

 

Nessuno esce di casa, ogni attività era chiusa, le strade erano deserte, la Polizia meglio evitarla, gli effetti del trauma avvenuto, che rimane avvolto nel mistero, e di cui si hanno notizie aneddotiche non certe se non incomprensibili riportate da persone inaffidabili, si presumono spaventosi. Ora forse il lettore comincia a capire perché ho voluto raccontargli questo sogno.

Riaccendevo la Monster e inforcavo il viale accanto la stazione. La strada era cambiata, con evidenza l’impatto dell’evento aveva come creato sull’asfalto delle dune, delle paraboliche. Procedevo spedito sul bordo cercando di non perdere l’equilibrio: il bambino era dietro di me, non deve succedergli nulla, specialmente ora.

 

Tutto era diventato, improvvisamente, pericoloso, potenzialmente mortale. Tutto era caduto in uno stato di desolazione mai visto.

 

A questo punto la giurìa del mio foro interiore decretava che si era concettualmente passata la soglia che porta all’incubo. Sveglia. Apri gli occhi. Mattino.

 

Strofinati il volto mettiti seduto a bordo del letto, e ricapitola.

 

Nessuno esce di casa, ogni attività è chiusa, le strade deserte, la pattuglia meglio evitarla, gli effetti del trauma avvenuto – che rimane avvolto nel mistero e di cui si hanno notizie aneddotiche non certe se non incomprensibili riportate da persone inaffidabili – si presumono spaventosi. Ora forse il lettore comincia a capire perché ho voluto raccontargli questo sogno.

 

È andata esattamente così. È successo qualcosa che ha devastato il mondo, e con esso le nostre vite. Tanta è la vastità del danno, non abbiamo nessuna certezza riguardo al fenomeno – quella ce l’hanno solo gli idioti, o meglio i covidioti, che ripetono a pappagallo i brandelli di informazione preparati per loro

Ora forse è comprensibile quanto questo sogno assomigli alla realtà di oggi – cioè dall’incubo dal quale non ancora ci siamo svegliati.

 

È andata esattamente così. È successo qualcosa che ha devastato il mondo, e con esso le nostre vite. Tanta è la vastità del danno, non abbiamo nessuna certezza riguardo al fenomeno – quella ce l’hanno solo gli idioti, o meglio i covidioti, che ripetono a pappagallo i brandelli di informazione preparati per loro.

 

Non sappiamo cosa sia successo, non sappiamo costa stia succedendo – e soprattutto, esattamente come nel mio sogno, non vi è più percezione diffusa che vi sia qualcuno al comando, né vi può essere fiducia nelle autorità costituite.

 

È la ricetta del collasso sociale. Lo avevo scritto a marzo, quando si rivoltarono – con morti, di cui però non importa nulla a nessuno – le carceri. La situazione era pronta, bastava una spintarella fatta da qualche interessato. Le prigioni erano in fiamme, a Napoli i ragazzini cominciavano a sfidare la Polizia. A Palermo dissero c’erano strane proteste organizzate nei supermercati. Poi liberarono qualche centinaio di mafiosi dal carcere. Ricordate quei giorni? I momenti del primissimo lockdown. La gente felice di cantare dal balcone, obbligo guanti monouso per chi esce di casa, enigmatici osanna alla Cina untrice da tutte le parti, la Borsa italiana fottuta per l’ennesima volta da Francesi  &Co, i permessi di uscire di casa per i cani che pisciano, non per i bambini al parco.  La violenza, dapprima avvertita, tuttavia era sparita. Il collasso della Nazione era stato risparmiato. Arcobaleni dipinti a mano sul poggiolo: «Andrà tutto bene».

Non sappiamo cosa sia successo, non sappiamo costa stia succedendo – e soprattutto, esattamente come nel mio sogno, non vi è più percezione diffusa che vi sia qualcuno al comando, né vi può essere fiducia nelle autorità costituite.

 

Non sono convinto che il pericolo sia passato tuttavia, neanche ora.

 

Perché quello che ci ha insegnato questo anno indicibile, è che lo Stato moderno è mostruosamente debole. Lo Stato moderno può crollare per un raffreddore: e non metaforicamente.

 

Poggiando sul nulla, privo di un sostegno etico e di un fine religioso, lo Stato moderno alla prima scossa si sbriciola come le case del mio sogno, mandando tranquillamente in malora tutta la Civiltà.

 

Quello che ci ha insegnato questo anno indicibile, è che lo Stato moderno è mostruosamente debole. Lo Stato moderno può crollare per un raffreddore: e non metaforicamente

Il vuoto dello Stato moderno lo rende incapace di contenere la violenza, anzi: diventa, nella fase in cui si ammala e muore, un moltiplicatore di violenza, un untore di caos e sangue.

 

Il crollo della Civiltà è una prospettiva che l’uomo di oggi tenere presente sempre, perché lo Stato moderno e i suoi boiardi la Civiltà non la rispettano, non la comprendono oppure – ai livelli più alti – la combattono, infettandola con la Cultura della Morte, cosicché, come diceva Malthus, carestie e guerre diventano desiderabili per ridurre la popolazione.

 

La società che viviamo è vacua, stupida, senza scopo. L’Utilitarismo reso unica filosofia umana ha fatto sì che solo il piacere sia contemplato come motore dell’iniziativa umana: per cui ecco che improvvisamente ogni realtà diventa paranoicamente risk-averse, renitente al rischio, incapace di comprendere il male, la possibilità di ammalarsi, la necessità di sacrificarsi.

Il crollo della Civiltà è una prospettiva che l’uomo di oggi tenere presente sempre, perché lo Stato moderno e i suoi boiardi la Civiltà non la rispettano, non la comprendono oppure – ai livelli più alti – la combattono, infettandola con la Cultura della Morte

 

La natalità, lo abbiamo scritto qui, nel 2020 è crollata. In Italia come ovunque, in USA, in Cina… Ora, senza più nemmeno la continuità organica dell’essere per mezzo della nostra prole, che cosa può salvare il consorzio umano dalla sua distruzione? Con quale molla, possono continuare a vivere restando sani di mente coloro a cui la catastrofe può togliere libertà, passatempi e financo la nutrizione?

 

Sono domande a cui bisogna filosoficamente e concretamente siamo chiamati a rispondere. Assieme a quelle ancora più stringenti.

 

Come ci difenderemo? Dove dobbiamo informarci? Come proteggeremo i nostri figli?

 

L’Utilitarismo reso unica filosofia umana ha fatto sì che solo il piacere sia contemplato come motore dell’iniziativa umana: per cui ecco che improvvisamente ogni realtà diventa paranoicamente risk-averse, renitente al rischio, incapace di comprendere il male, la possibilità di ammalarsi, la necessità di sacrificarsi

Rimango dell’idea che un po’ di preparazione la farei sempre, riguardo al cibo e all’acqua e se hanno i mezzi pure per l’energia elettrica. L’iscrizione al Tiro a Segno Nazionale, per l’esperienza sportiva che offre, la farei. E riguardo alle scuole dei miei figli, un’occhio alle aggregazioni sotterranee di homeschooling (con la legge Lorenzin dal 2017 ne sono sorte tante…) gliela darei.

 

Per le informazioni: abbiamo creato Renovatio 21 proprio per questo, tentare di dare nel panorama infestato di ogni porcheria una fonte di informazione pulita, che fornisce le cose che bisogna sapere e sappia distinguere le inezie, gli abbagli, le falsità.

 

La realtà è che Renovatio 21 è nata proprio per resistere a Internet: vogliamo fare sì che essa funzioni anche senza la rete, in parte già lo facciamo, vista le continue censure e shadowban che subiamo da Facebook e probabilmente non solo da quello. Renovatio 21 deve riuscire ad esistere anche in condizione di shutdown totale dei mezzi informatici: ecco perché non ci vedrete organizzare mosaici scemi di camerette e soggiorni su Zoom e Meet; abbiamo sempre preferito la realtà degli eventi dal vivo, e li abbiamo fatti in molta parte del Paese, andando su e già per l’Appennino, la Pianura Padana e perfino le Isole.

 

Il Messaggio da portare avanti è troppo importante per lasciarlo alla telematica: il messaggio – che è la Vita contro la Morte – richiede che a portarlo avanti siano esseri viventi. Il prima possibile, torneremo a vederci di persona, organizzeremo conferenze, eventi, processioni religiose – come abbiamo fatto prima che il fenomeno si abbattesse sul nostro mondo.

Il Messaggio da portare avanti è troppo importante per lasciarlo alla telematica: il messaggio – che è la Vita contro la Morte – richiede che a portarlo avanti siano esseri viventi

 

Ora, state tranquilli: Non «andrà tutto bene», perché è già andato tutto malissimo – guardate le piste da sci, guadate i ristoratori, guardate la mia Partita IVA. Non «andrà tutto bene» perché coloro che vi comandano e lo Stato che sostengono è calibrato sulla vostra depauperazione sulla vostra diminuzione numerica, sulla vostra sterilizzazione: è lo Stato moderno, è la Necrocultura al potere. Non domandatevi, quindi, perché questa pandemia duri così a lungo…

 

Ma notate anche un’altra cosa: la battaglia è ancora aperta, e – guardiamoci negli occhi – persone che vogliono combattere ce ne sono eccome. Non è una cosa così scontata, oggi.

 

Il quadro, con il nostro sacrificio e con l’aiuto di Dio, può cambiare.  Certo, non è facile, è un lavoro, è un’avventura. È costoso, faticoso, tuttavia non negatelo: è eccitante.

 

La realtà, per quanto gli somigli, non è un brutto sogno. E dobbiamo continuare per trasformare l’incubo che sentiamo di vivere in un remoto ricordo

La realtà, per quanto gli somigli, non è un brutto sogno.

 

Dobbiamo continuare a battagliare per trasformare l’incubo che sentiamo di vivere in un remoto ricordo.

 

Nostro figlio è lì sul sedile del passeggero.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Civiltà

Wormhole creati da civiltà aliene: un astrofisico dice che li abbiamo già visti

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È possibile che una civiltà aliena estremamente avanzata abbia creato in tutto l’universo un sistema di trasporto basato su wormhole – ossia cunicoli spazio-temporale –  e potremmo persino individuarli. Lo riporta Futurism.

 

Sebbene sia una teoria piuttosto bizzarra, secondo un nuovo articolo di BBC Science Focus, essa ha incuriosito alcuni scienziati.

 

L’astrofisico dell’Università di Nagoya, Fumio Abe, ha detto che potremmo aver già catturato le prove di una tale rete nelle osservazioni esistenti, ma le abbiamo perse nel mare di dati, portando alla prospettiva intrigante che la rianalisi delle vecchie osservazioni potrebbe portare a una svolta nel SETI.

 

«Se i wormhole hanno un raggio della gola compreso tra cento e dieci milioni di chilometri, sono legati alla nostra Galassia e sono comuni come le stelle ordinarie, il rilevamento potrebbe essere ottenuto rianalizzando i dati passati», ha detto Abe a Science Focus.

 

È una teoria allettante che suggerisce un percorso alternativo per capire una volta per tutte se gli esseri umani sono soli nell’universo.

 

Questi wormhole sono appunto tunnel teorici con due estremità in punti separati nel tempo e nello spazio. Sebbene non vìolino la teoria della relatività generale di Einstein, non abbiamo ancora certezza della loro effettiva esistenza, per non parlare poi di qualche civiltà decisamente avanzata che sarebbe in grado di produrli.

 

Perché un wormhole esista, però, ci vorrebbe una quantità enorme di energia. L’idea sarebbe che «se gli ET hanno creato una rete di wormhole, potrebbe essere rilevabile dal microlensing gravitazionale».

 

Questa tecnica è stata utilizzata in passato per rilevare migliaia di esopianeti e stelle distanti rilevando il modo in cui piegano la luce. Se possa essere utilizzato per rilevare i wormhole, per essere chiari, è una questione aperta.

 

Fortunatamente, individuare i wormhole non è la nostra unica possibilità di rilevare la vita in altre parti dell’universo.

 

Science Focus ha anche indicato la ricerca di megastrutture, ancora solo teoriche, che sfruttano l’energia di una stella racchiudendola completamente, o sostanze chimiche atmosferiche legate all’inquinamento umano, o veicoli spaziali riflettenti estremamente sottili chiamati vele di luce, ognuno dei quali potrebbe teoricamente portarci alla scoperta di una civiltà extraterrestre.

 

Le antenne radio per individuare segnali alieni sono sempre in allerta, come con questo misterioso segnale radio proveniente dal centro della Via Lattea che è stato captato dagli scienziati con il nome tecnico di ASKAP J173608.2-321635.

 

Il concetto di wormhole è una prospettiva allettante, soprattutto considerando il fatto che potrebbero dare a una civiltà aliena – o anche a noi – la capacità di viaggiare su vasti distese di spazio e tempo, un po’ come la porta che conduceva a un altro mondo nel kolossal hollywoodiano anni Novanta, Stargate.

 

 

 

Immagine di ErikShoemaker via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

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Civiltà

Telescopio spaziale potrebbe rilevare civiltà aliene guardando l’inquinamento degli esopianeti

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Gli scienziati stanno già pianificando come un nuovo telescopio potrebbe rilevare le civiltà aliene.

 

Il nuovo telescopio spaziale NASA dal nome controverso  – James Webb Space Telescope (JWST) – non ha ancora ufficialmente avviato le operazioni scientifiche, ma già gli astronomi sono ansiosi di cercare civiltà aliene usando il costosissimo osservatorio.

 

Il telescopio è abbastanza potente da visualizzare direttamente i singoli esopianeti in orbita attorno a stelle lontane, una prospettiva allettante che secondo alcuni potrebbe portarci a scoprire una volta per tutte se siamo soli nell’universo, o meno, scrive Futurism.

 

In un documento non ancora sottoposto a revisione paritaria individuato dal sito Universe Today, un team di astronomi della NASA e di altre istituzioni ha suggerito che il JWST potrebbe essere utilizzato per individuare i pianeti con tracce rilevabili di clorofluorocarburi (CFC) nella loro atmosfera.

 

Il loro ragionamento è il seguente: i gas serra come i CFC potrebbero essere segni di civiltà extraterrestri, dal momento che gli stessi gas hanno portato l’umanità a fare un buco nello strato di ozono terrestre, come chiaro segno di una civiltà industrializzata. In breve, gli alieni che hanno inquinato la loro atmosfera potrebbero fornire un segno di vita extraterrestre.

 

Il team ha persino identificato un primo obiettivo da cercare per i CFC: TRAPPIST-1, un sistema composto da diversi pianeti delle dimensioni della Terra in orbita attorno a una stella nana rossa a soli 40 anni luce di distanza.

 

«I CFC sono un notevole esempio di tecnosignature sulla Terra e il rilevamento di CFC su un pianeta come TRAPPIST-1 e sarebbe difficile da spiegare attraverso le caratteristiche biologiche o geologiche che conosciamo oggi», si legge nel documento.

 

TRAPPIST-1 è relativamente debole, il che significa che gli spettrometri a infrarossi del JWST non ne sarebbero sopraffatti. In effetti, il nostro Sole sarebbe troppo luminoso se un telescopio come il JWST tentasse la stessa cosa, ma da un punto di vista di TRAPPIST-1.

 

Ma ciò potrebbe presto cambiare man mano che elaboriamo tecnologie ancora più sofisticate.

«Nei prossimi decenni ci saranno almeno due delle tecnosignature passive della Terra, emissioni radio e inquinamento atmosferico, che sarebbero rilevabili dalla nostra stessa tecnologia attorno alla stella più vicina», concludono gli scienziati.

 

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Civiltà

«Siamo entrati in una lotta metafisica»: il sermone di Cirillo, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie

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Il 6 marzo 2022, nella Domenica dei Latticini, commemorazione della caduta di Adamo (Domenica del perdono), il Santissimo Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Cirillo ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. Al termine della sacra funzione, il primate della Chiesa Ortodossa Russa ha tenuto il seguente sermone.

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo!

 

Faccio a tutti i voi i miei auguri, miei cari vescovi, padri, fratelli e sorelle, per questa domenica, la domenica del perdono, l’ultima domenica prima dell’inizio dello stadio della Santa Quaresima, il grande digiuno!

 

La Grande Quaresima è indicata da molti venerabili asceti come sorgente spirituale. Coincide con la sorgente fisica e nello stesso tempo è percepita dalla coscienza della Chiesa come sorgente spirituale.

 

Cos’è la primavera? La primavera è rinascita della vita, è rinnovamento, è nuova forza. Sappiamo che è in primavera che il potente succo irrompe fino a un’altezza di dieci, venti, cento metri, facendo rivivere l’albero. Questo è davvero un miracolo straordinario di Dio, un miracolo della vita.

 

La primavera è la rinascita della vita, è una specie di grande simbolo della vita. E quindi, non è affatto un caso che la principale festa primaverile sia la Pasqua del Signore, che è anche un segno, un segno, un simbolo di vita eterna.

 

E noi crediamo che sia così, il che significa che tutta la fede cristiana che condividiamo con voi è una fede che afferma la vita, che è contro la morte, contro la distruzione, che afferma la necessità di seguire le leggi divine per vivere, per non morire né in questo mondo né nel mondo a venire.

 

Sappiamo tuttavia che questa primavera è stata offuscata da gravi eventi, legati al deterioramento della situazione politica nel Donbass, praticamente lo scoppio delle ostilità. Vorrei dire qualcosa su questo argomento.

Nel Donbass c’è stato un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale

 

Per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che c’è stato nel Donbass. E nel Donbass c’è stato un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale.

 

Oggi viene effettuata una specie di test per la lealtà di un governo, una specie di passaggio a quel mondo «felice», il mondo del consumo eccessivo, il mondo della «libertà» visibile.

 

Sapete qual è questo test? Il test è molto semplice e allo stesso tempo terribile: è una parata omosessuale. Le richieste a molti di organizzare una parata omosessuale sono una prova di lealtà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o le nazioni rifiutano queste richieste, allora non entrano in quel mondo, ne diventano estranei.

 

Ma noi conosciamo cosa sia questo peccato, che si promuove attraverso le cosiddette marce dell’orgoglio. Questo è un peccato che è condannato dalla Parola di Dio, sia dall’Antico che dal Nuovo Testamento.

 

Certo il Signore, condannando il peccato, non condanna il peccatore. Lo chiama solo al pentimento, ma in nessun modo può accettare che, attraverso una persona peccatrice e il suo comportamento, il peccato diventi uno standard di vita, una variazione del comportamento umano rispettata e accettabile.

Se l’umanità concorda sul fatto che il peccato sia una delle opzioni per il comportamento umano, allora la Civiltà umana finirà

 

Se l’umanità riconosce che il peccato non sia una violazione della legge di Dio, se l’umanità concorda sul fatto che il peccato sia una delle opzioni per il comportamento umano, allora la Civiltà umana finirà.

 

E le parate omosessuali sono progettate per dimostrare che il peccato è una delle variazioni del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei Paesi è necessario organizzare una parata del gay pride.

 

Non occorre fare una dichiarazione politica «siamo con voi», non occorre firmare accordi, ma organizzare una parata omosessuale.

 

E sappiamo come le persone resistono a queste richieste e che oppongono resistenza vengano represse con la forza. Ciò significa che si tratta di imporre con la violenza un peccato condannato dalla legge di Dio, e quindi, di imporre con la forza alle persone la negazione di Dio e della sua verità.

 

Ciò che sta accadendo oggi nell’ambito delle relazioni internazionali, quindi, non ha solo un significato politico. Stiamo parlando di qualcosa di diverso e molto più importante della politica. Si tratta della salvezza umana, di dove andrà a finire l’umanità: da quale parte di Dio Salvatore, che viene nel mondo come Giudice e Creatore, a destra o a sinistra.

 

Oggi, per debolezza, stupidità, ignoranza, e il più delle volte per riluttanza a resistere, molti vanno lì, sul lato sinistro. E tutto ciò che è connesso con la giustificazione del peccato, condannata dalla Scrittura, si rivela oggi una prova per la nostra fedeltà al Signore, per la nostra capacità di confessare la fede nel nostro Salvatore.

 

Tutto ciò che dico non ha semplicemente un significato teorico, e non solo un intendimento spirituale. Intorno a questo argomento oggi c’è una vera guerra.

Chi sta attaccando l’Ucraina oggi, dove la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni?

 

Chi sta attaccando l’Ucraina oggi, dove la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni?

 

Otto anni di sofferenza e il mondo intero tace: cosa significa?

 

Ma sappiamo che i nostri fratelli e sorelle stanno davvero soffrendo; inoltre, possono soffrire per la loro fedeltà alla Chiesa.

 

E così oggi, nella domenica del perdono, da un lato, come vostro pastore, invito tutti a perdonare i peccati e gli insulti, anche quando è molto difficile farlo, quando le persone sono in guerra tra loro. Ma il perdono senza giustizia è resa e debolezza.

 

Pertanto, il perdono deve essere accompagnato dall’indispensabile conservazione del diritto di stare dalla parte della luce, dalla parte della giustizia divina, dalla parte dei comandamenti di Dio, dalla parte che ci ha indicato la luce di Cristo, la Sua Parola, il Suo Vangelo, i suoi grandi comandamenti, donati alla stirpe degli uomini.

 

Tutto ciò indica che siamo entrati in una lotta che non ha solo un significato fisico, ma metafisico.

 

So come, sfortunatamente, gli ortodossi, i credenti, scegliendo la via di minor resistenza in questa guerra, non riflettano su tutto ciò che oggi esponiamo, ma seguano vilmente la strada che mostrano loro i poteri costituiti.

 

Non condanniamo nessuno, non invitiamo nessuno a prendere la croce, ma diciamo solo: saremo fedeli alla parola di Dio, saremo fedeli alla sua legge, saremo fedeli alla legge dell’amore e della giustizia, e se vediamo violazioni di questa legge, non sopporteremo mai coloro che la oltraggiano, offuscando il confine tra santità e peccato, e ancor più coloro che promuovono il peccato come esempio o come uno dei modelli di comportamento umano.

 

Oggi i nostri fratelli nel Donbass, ortodossi, stanno indubbiamente soffrendo, e noi non possiamo che stare con loro, prima di tutto nella preghiera. È necessario pregare affinché il Signore li aiuti a preservare la fede ortodossa, a non soccombere alle tentazioni e alle seduzioni.

 

Allo stesso tempo, dobbiamo pregare affinché la pace giunga al più presto, che il sangue dei nostri fratelli e sorelle si fermi, che il Signore inclini la sua misericordia verso la terra sofferente del Donbass, che ha portato per otto anni questo triste segno, generato dal peccato e dall’odio degli uomini.

 

Entrando nello stadio della Grande Quaresima, cerchiamo di perdonare tutti. Cos’è il perdono?

 

Se chiedi perdono a una persona che ha infranto la legge o ha fatto qualcosa di malvagio e ingiusto nei tuoi confronti, non giustifichi il suo comportamento in tal modo, ma semplicemente smetti di odiare questa persona. Essa smette di essere tuo nemico, il che significa che con il tuo perdono lo consegni al giudizio di Dio.

 

Questo è il vero significato di perdonarci a vicenda i nostri peccati e i nostri errori. Perdoniamo, rinunciamo all’odio e alla vendetta, ma non possiamo cancellare la falsità umana in cielo; perciò, mediante il nostro perdono, affidiamo quanti son colpevoli contro di noi nelle mani di Dio, affinché vengano operati su di loro il giudizio e la misericordia di Dio.

 

Perché il nostro atteggiamento cristiano verso i peccati, le delusioni e gli insulti umani, non sia causa della loro morte, ma affinché il giusto giudizio di Dio sia fatto su tutti, anche su coloro che si assumono la responsabilità più pesante, allargando il divario tra fratelli, colmandolo di odio, malizia e morte.

 

Possa il Signore misericordioso compiere il Suo giusto giudizio su tutti noi. E per non essere dalla parte sinistra del Salvatore venuto nel mondo in conseguenza di questo giudizio, dobbiamo pentirci dei nostri peccati.

 

Accostati alla tua vita con un’analisi molto profonda e imparziale, chiediti cosa è bene e cosa è male, e non giustificarti in nessun caso dicendo: ho litigato con questo o quello, perché hanno sbagliato. Questo è un argomento ingannevole, questo è l’approccio sbagliato. Davanti a Dio bisogna sempre chiedere: Signore, cosa ho fatto di male? E se il Signore ci aiuta a realizzare il nostro errore, allora bisogna pentirsi di questo errore.

 

Ed è soprattutto oggi, nella domenica del perdono, che dobbiamo compiere questa opera di autoaccusa dei nostri peccati e della nostra iniquità, l’opera di consegnarci nelle mani di Dio, e l’opera più importante è il perdono di coloro che ci hanno offeso .

Quale gioia ci sarà se alcuni sono in pace, mentre altri sono in balia del male e nel dolore di una guerra intestina?

 

Il Signore ci aiuti tutti a passare i giorni della Santa Quaresima per entrare degnamente nella gioia della luminosa Risurrezione di Cristo.

 

E preghiamo affinché tutti coloro che oggi lottano, che versano sangue, che soffrono, entrino in questa gioia della Risurrezione, nella pace e nella tranquillità. Perché quale gioia ci sarà se alcuni sono in pace, mentre altri sono in balia del male e nel dolore di una guerra intestina?

 

Il Signore ci aiuti tutti, soprattutto in questo modo, e non altrimenti, ad entrare nel campo della Santa Grande Quaresima, per salvare le nostre anime e contribuire alla diffusione del bene nel nostro mondo peccaminoso e spesso terribilmente caduto nell’errore, affinché la verità della Dio regni, domini e guidi il genere umano.

 

Amen.

 

 

Traduzione dal russo di Nicolò Ghigi

 

 

 

Immagine di Serge Serebro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

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