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Alimentazione

«La produzione di grano nel mondo si ridurrà e ci sarà la corsa alle requisizioni»

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Renovatio 21 pubblica questa intervista al professor Mario Pagliaro apparsa su I Nuovi Vespri. Renovatio 21 aveva intervistato il professor Pagliaro riguardo agli albori della tecnologia solare qualche mese fa. 

 

 Il professor Mario Pagliaro, Chimico al CNR ISM (Istituto per lo Studio dei Materiali Nanostrutturati) e docente di nuove tecnologie dell’energia al Polo Fotovoltaico della Sicilia. Il professor Pagliaro guida a Palermo un Gruppo di ricerca i cui risultati sono riflessi in oltre 250 pubblicazioni scientifiche internazionali e in 22 libri, molti dei quali poi divenuti testi di riferimento nel loro settore. È fra gli scienziati maggiormente citati a livello internazionale nel campo della chimica (top 1%). Nel 2013, Silicon ha pubblicato un ampio articolo dedicato alle sue attività scientifiche e formative.

 

Fortemente consigliata è la lettura del suo libro Helionomics, snella e approfondita opera di divulgazione sulla rivoluzione socio-economica che porterà l’energia solare in tutto il mondo.

È uno scenario apocalittico

 

 

 

È uno scenario apocalittico, quello descritto dallo scienziato Mario Pagliaro, appassionato di climatologia. Pagliaro sostiene che il clima freddo in molte aree del mondo provocherà una drastica riduzione della produzione di grano mondiale. I prezzi – dice – saliranno e in alcuni Paesi il grano verrà requisito dai Governi. Da qui l’invito agli agricoltori siciliani e del Sud Italia a coltivare il grano duro .

 

Da oltre un anno – quando tutti dicevano e scrivevano che coltivare il grano era un’attività antieconomica a causa dei prezzi sempre più bassi – Mario Pagliaro avverte gli agricoltori siciliani e del resto d’Italia che il prezzo del grano sarebbe rapidamente aumentato, invitandoli a tornare rapidamente a coltivare il frumento.

 

Il clima freddo in molte aree del mondo provocherà una drastica riduzione della produzione di grano mondiale. I prezzi  saliranno e in alcuni Paesi il grano verrà requisito dai Governi

Adesso, addirittura, parla di possibile requisizione del grano in molti Paesi del mondo. Componente del comitato tecnico-scientifico di Legambiente, chimico, ricercatore del CNR, appassionato di climatologia, Pagliaro è uno degli scienziati italiani più citati al mondo.

Noi lo abbiamo più volte intervistato su altri argomenti. Siccome fino ad ora non ha sbagliato le previsioni – da 18-20 euro al quintale il prezzo del grano duro è passato nell’arco di sei-sette mesi a 27-28 euro al quintale – ci colpisce molto la sua tesi sulla requisizione del grano in molti Paesi del mondo per una riduzione della produzione.

 

 

Allora, come ha fatto a prevedere un simile aumento dei prezzi?

Le piogge e poi il ghiaccio che da oltre un anno investono le immense pianure nordamericane hanno ridotto sensibilmente raccolti e superficie coltivata. Quella attuale in America è al punto più basso dal 1909, agli albori della meccanizzazione dell’agricoltura, solo 29 milioni di acri. Solo da Settembre i prezzi sono saliti del 25%.

 

In Canada è iniziato a nevicare a Settembre, portando gli agricoltori ad accelerare per quanto possibile il raccolto. Voi ricorderete forse lo scorso mese di Maggio i viticoltori francesi o quelli trentini con i fuochi accesi fra i filari per salvare la produzione dal ghiaccio. Oppure i campi di grano allagati nelle Puglie in prossimità del raccolto.

 

 

Sì, qualche notizia, soprattutto dalla Francia, è arrivata anche a noi. E nel resto del mondo?

In Pakistan, 200 milioni di abitanti, dopo che il governo a Luglio ha vietato le esportazioni di grano a causa del pessimo raccolto, il governo nei giorni scorsi è intervenuto per calmierare i prezzi, quasi raddoppiati per farina e pane. In India, le regioni del Nord, esattamente come buona parte del Pakistan, registrano gelo e neve come non si vedevano da decenni. È finita sotto la neve nei giorni scorsi persino l’Arabia Saudita, e nevica in Giordania dopo che nei giorni scorsi la neve ha raggiunto il Libano al livello del mare.

 

 

Che notizie ci dà dalla Russia?

Pochi giorni fa il governo della Russia – di gran lunga il maggior esportatore di grano al mondo – ha annunciato un imminente tetto alle esportazioni: massimo 20 milioni di tonnellate fra Gennaio e Luglio. Si vedrà dopo, in base al raccolto che inizia a Giugno, se mantenere i limiti alle esportazioni, o addirittura aumentarli. Le persone non capiscono l’impatto che fatti simili scelte hanno sulla loro vita.

 

Il governo della Russia – di gran lunga il maggior esportatore di grano al mondo – ha annunciato un imminente tetto alle esportazioni: massimo 20 milioni di tonnellate fra Gennaio e Luglio

 

Perché nessuno glieli spiega. Può illustrare cosa sta succedendo e cosa succederà?

I Paesi nordafricani sono letteralmente nutriti dal grano russo. Ma anche la Turchia o il Bangladesh importano enormi quantità di grano dalle Russie. E infatti il governo del Bangladesh si è affrettato a dire che, in caso di chiusura delle importazioni dalla Russia, lo sostituiranno con quello ucraino. Non occorre essere economisti per comprendere che, se un bene scarseggia, i prezzi aumentano.

 

Ma quel che le persone non comprendono più è come il grano sia la fonte di sostentamento primario per buona parte della popolazione mondiale: in forte e continua crescita. Un’esplosione dei prezzi e il suo ulteriore scarseggiare porterebbe a sommovimenti sociali, e a gravi problemi economici in molti Paesi del mondo. In caso di ulteriore aggravarsi, dunque, non è difficile prevedere l’intervento diretto dei governi, fino alla possibile requisizione del grano ove dovessero verificarsi carenze tali da mettere a repentaglio la sicurezza alimentare nazionale.

 

Un’esplosione dei prezzi e il suo ulteriore scarseggiare porterebbe a sommovimenti sociali, e a gravi problemi economici in molti Paesi del mondo

 

Scusi, in Italia si parla del nulla, ma lei tratteggia una situazione gravissima. Cosa possono fare l’Italia e la Sicilia per fronteggiarla?

È urgente ritornare a seminare il grano facendo tesoro della lezione del grande Nazareno Strampelli, al cui genio dobbiamo la disponibilità di molteplici varietà di grano – tutte libere da brevetti – con cui tornare a seminare le regioni meridionali del Paese, partendo dalla Sicilia. Non solo gli agricoltori siciliani non devono cedere per nessuna ragione i loro terreni, ma devono recuperare con urgenza tutti quelli abbandonati dell’interno dell’Isola, fertilizzandoli con la sostanza organica come il compost per poi seminarvi le tante preziose varietà di grano delle nostre zone. I prezzi del frumento, radicalmente più elevati, remunereranno lautamente gli sforzi.

 

 

E questo basterà?

È urgente ritornare a seminare il grano

Dobbiamo essere pronti, se non dovesse bastare. Adesso. In un settore di tale rilievo non ci si può affidare soltanto agli attori del libero mercato, cioè alle imprese. L’Italia importa circa metà del proprio fabbisogno di grano duro, e il 40% di grano tenero. Al di là dell’impatto economico che avrebbe sulle imprese e sui consumatori un ulteriore e forte aumento dei prezzi, dobbiamo chiederci cosa accadrebbe se le importazioni di grano non fossero più disponibili tout court.

 

Lo Stato deve essere pronto ad intervenire affidando a quello che sarà il nuovo Istituto per la Ricostruzione Industriale anche il compito di provvedere alla sicurezza alimentare della popolazione, e quindi alla coltivazione del frumento su scala e con mezzi che solo lo Stato può mettere in campo.

 

Lo Stato deve essere pronto ad intervenire affidando a quello che sarà il nuovo Istituto per la Ricostruzione Industriale anche il compito di provvedere alla sicurezza alimentare della popolazione, e quindi alla coltivazione del frumento su scala e con mezzi che solo lo Stato può mettere in campo

 

Ma se viviamo al tempo dell’ultraliberista Unione europea, con il leader della Lega che, nei giorni scorsi, parlava di lasciare sempre e comunque ai privati ciò che resta delle autostrade pubbliche, come pensa che questo sarebbe possibile?

Non farlo significherebbe che potremmo non farcela. Prenda un settore strategico come quello delle batterie al litio con cui realizzare il passaggio dalle auto a petrolio a quelle elettriche. Dopo anni di mancati investimenti privati, ora che l’industria cinese ha reso chiaro a tutti che l’unico futuro possibile per l’auto è quello elettrico, nei mesi scorsi i governi di Germania e Francia hanno dato il via ad un grande consorzio pubblico. Funzionerà esattamente come l’IRI delle batterie.

 

L’Italia, se intende restare un Paese industrializzato, non avrà alternativa a fare lo stesso. E il settore cerealicolo è molto più importante.

 

 

 

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India, il premier Modi ritira la riforma agricola: vittoria dei contadini

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di Asianews.

 

 

Il primo ministro indiano ha annunciato il dietrofront sulle contestate leggi. Da un anno i piccoli proprietari protestavano per il taglio dei sussidi e dei magazzini statali per un nuovo sistema che temevano avrebbe favorito i monopolisti. Il presidente della Commissione per il lavoro dei vescovi indiani: “Ascoltato il grido dei poveri”.

 

 

Le tre contestati leggi di riforma del mercato agricolo contro cui da un anno ormai migliaia di contadini indiani protestano saranno ritirate. Lo ha annunciato il primo ministro Narendra Modi in un discorso alla nazione.

 

«Non siamo stati capaci di spiegarci – ha detto Modi – con i nostri agricoltori. Questo non è il momento di accusare nessuno, Voglio solo dire che le leggi sono state ritirate»

«Non siamo stati capaci di spiegarci – ha detto Modi – con i nostri agricoltori. Questo non è il momento di accusare nessuno, Voglio solo dire che le leggi sono state ritirate».

 

Il primo ministro ha quindi esortato i contadini indiani a tornare alle loro case e ai loro campi. Modi ha inoltre dichiarato che il suo governo «continuerà a lavorare per il loro benessere».

 

Il dietrofront del governo arriva quando in India si avvicina l’appuntamento con le elezioni locali nel Punjab e nell’Uttar Pradesh, previste per i primi mesi del 2022 e considerate un appuntamento cruciale per il governo Modi uscito indebolito dalla pandemia.

 

Varati il 20 settembre 2020, i tre provvedimenti contestati riducevano i sussidi di sostegno ai prodotti agricoli e limitavano la possibilità di stoccare la produzione nei magazzini statali, un sistema con tanti difetti ma che offre garanzie ai piccoli produttori dal momento che gli agricoltori vengono pagati in anticipo dallo Stato.

 

Il timore era che con il nuovo schema introdotto dal governo Modi il mercato agriciolo finisse nelle mani di gruppi monopolistici

Il timore era che con il nuovo schema introdotto dal governo Modi il mercato agriciolo finisse nelle mani di gruppi monopolistici.

 

Per questo motivo centinaia di migliaia di contadini in questi mesi si sono mobilitati, sia a livello locale sia con oceaniche dimostrazioni a Delhi, riprese nelle ultime settimane dopo i blocchi imposti dalla pandemia.

 

La decisione di Modi è stata accolta con favore dalla Chiesa cattolica indiana, che aveva espresso sostegno alle proteste dei contadini incontrando anche i loro rappresentanti.

 

Mons. Alex Vadakumthala, vescovo di Kannur in Kerala e presidente della Commissione per il lavoro della Conferenza episcopale dell’India (CBCI) commenta ad AsiaNews: «accogliamo con favore questa notizia, gli agricoltori sono la spina dorsale del Paese. Eravamo tutti preoccupati perché da un anno il loro grido non veniva ascoltato. È un segnale nella giusta direzione per il futuro».

 

«Queste leggi agricole – spiega ancora mons. Vadakumthala – non erano state scritte mettendo al centro il benessere della gente e stavano diventando un peso. La Chiesa sta dalla parte dei poveri, con coloro che soffrono a causa di qualsiasi forma di ingiustizia nella società. Aiutiamo gli ultimi a far sentire il loro grido e per questo sono contento che la richiesta dei contadini sia stata accolta».

 

 

 

Invitiamo i lettori di Renovatio 21 a sostenere con una donazione Asianews e le sue campagne.

 

 

Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

Immagine di Randeep Maddoke via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

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Alimentazione

Fertilizzanti, attacco organizzato alle forniture globali?

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Renovatio 21 traduce questo articolo di William F. Engdahl.

 

 

Le carenze energetiche globali che hanno portato i prezzi del carbone, del petrolio e del gas naturale a livelli esplosivi negli ultimi mesi sono una prevedibile conseguenza della folle ricerca di politiche economiche «Zero Carbon» che hanno visto governi sciocchi sovvenzionare una quota crescente di elettricità generata dagli inaffidabili solare ed eolico. Una conseguenza è stata un aumento di cinque volte del prezzo del gas naturale o del metano in tutto il mondo. Ciò si estende dalla Cina all’UE, agli Stati Uniti e oltre. Una conseguenza successiva di tale carenza di gas naturale e dell’esplosione dei prezzi è una crisi crescente nella produzione mondiale di fertilizzanti per l’agricoltura. Tutto questo potrebbe non essere un caso. Si adatta all’agenda del WEF Great Reset delle Nazioni Unite 2030.

 

 

 

I fertilizzanti a base di ammoniaca a base di azoto (la maggior parte della nostra aria, quindi mai in carenza) e gas naturale o metano (CH4) costituiscono quasi il 70% di tutti i fertilizzanti utilizzati per sostenere le principali colture agricole come grano, mais, riso e persino caffè.

 

Poiché i prezzi del gas naturale sono aumentati dal 300% al 500% negli ultimi mesi, ciò ha avuto un impatto devastante sulla produzione mondiale di fertilizzanti, dove circa l’80% del costo di produzione di fertilizzanti a base di ammoniaca è dovuto al gas naturale.

 

Poiché i prezzi del gas naturale sono aumentati dal 300% al 500% negli ultimi mesi, ciò ha avuto un impatto devastante sulla produzione mondiale di fertilizzanti, dove circa l’80% del costo di produzione di fertilizzanti a base di ammoniaca è dovuto al gas naturale

Quando l’uragano Ida ha colpito la Louisiana il 25 agosto, il più grande complesso industriale di ammoniaca del mondo, di proprietà di CF Industries, è stato chiuso per motivi di sicurezza e riaperto solo dieci giorni dopo.

 

Curiosamente a quel punto altre due fabbriche della stessa CF Industries, quelle nel Regno Unito, hanno annunciato che avrebbero chiuso altri due impianti di fertilizzanti il ​​22 settembre, adducendo come causa gli alti prezzi del gas naturale, nonostante il loro impianto in Louisiana fosse fermo da appena dieci giorni.

 

I due impianti forniscono circa i due terzi della domanda nazionale di fertilizzanti del Regno Unito. Il governo è stato costretto a concedere sussidi di emergenza a CF Industries per riaprire temporaneamente uno dei due impianti per allentare le pressioni.

 

L’effetto combinato delle tre principali chiusure da parte dello stesso gruppo si è aggiunto alla crisi dell’offerta mondiale di fertilizzanti. Potrebbe essere solo una coincidenza che i due maggiori proprietari di azioni di CF Industries siano Vanguard e BlackRock.

Potrebbe essere solo una coincidenza che i due maggiori proprietari di azioni di CF Industries siano Vanguard e BlackRock

 

Questa è una crisi a valanga. All’inizio di ottobre è stata annunciata la chiusura della produzione di fertilizzanti con ammoniaca da parte della gigantesca azienda chimica tedesca, BASF, in Belgio e Germania, a tempo indeterminato. Influisce anche sulla produzione di additivo per carburante diesel a base di ammoniaca, AdBlue.

 

Ulteriori chiusure sono in corso ad Achema in Lituania, OCI in Olanda.

 

Yara International sta riducendo del 40% la sua produzione di fertilizzanti a base di ammoniaca nell’UE.

 

Fertiberia in Spagna sta chiudendo un impianto insieme a OPZ in Ucraina, un importante produttore di fertilizzanti.

 

In Austria Borealis AG ha chiuso la produzione e il più grande produttore tedesco di ammoniaca, SKW Piesteritz, ha ridotto la produzione del 20%.

 

Ad aggravare la crisi globale dei fertilizzanti, l’amministrazione Biden ad agosto ha imposto sanzioni al governo bielorusso, nominando esplicitamente Belaruskali OAO, il quarto produttore mondiale di fertilizzanti, il «sostegno al regime bielorusso a spese del popolo bielorusso». Belaruskali controlla circa un quinto del mercato mondiale dei fertilizzanti a base di potassio.

 

 

Il cuore della sicurezza alimentare globale

I fertilizzanti a base di azoto sono di gran lunga i più utilizzati nell’agricoltura globale, circa tre quarti di tutti i fertilizzanti commerciali.

 

Dallo sviluppo del processo Haber-Bosch in Germania poco prima della prima guerra mondiale, la produzione artificiale di fertilizzanti azotati ha sostenuto l’enorme espansione della produttività agricola. I fertilizzanti azotati sono costituiti da ammoniaca (NH3) prodotta dal processo Haber-Bosch. È ad alto bisogno energetico se si utilizza gas naturale (CH4) che è metano, per fornire idrogeno.

 

Questo NH3 o ammoniaca viene utilizzato come materia prima per altri fertilizzanti azotati, come il nitrato di ammonio anidro (NH4NO3) e l’urea (CO(NH2)2). I raccolti a partire dalla Seconda Guerra Mondiale sono diventati fortemente dipendenti dai fertilizzanti a base di azoto.

 

Si stima che negli Stati Uniti la resa media del mais diminuirebbe del 40% senza fertilizzanti azotati. Oggi si stima che forse metà della popolazione mondiale dipenda dai fertilizzanti azotati

Si stima che negli Stati Uniti la resa media del mais diminuirebbe del 40% senza fertilizzanti azotati.

 

Oggi si stima che forse metà della popolazione mondiale dipenda dai fertilizzanti azotati.

 

Secondo studi pubblicati sulla rivista scientifica Nature, il 48 per cento della popolazione mondiale nel 2008 dipendeva dai fertilizzanti azotati per l’accesso quotidiano al cibo.

 

«Ciò significa che i fertilizzanti azotati nel 2015 hanno fornito sicurezza alimentare a 3,5 miliardi di persone che altrimenti sarebbero morte di fame».

 

 

Shock cinese

Ad aggiungere un enorme shock alla crescente carenza globale di fertilizzanti è la decisione di Pechino nelle ultime settimane di tagliare o congelare drasticamente le esportazioni di fertilizzanti per una serie di motivi, tra cui la carenza di carbone e gas naturale per l’energia elettrica e un tentativo di panico di controllare l’inflazione interna.

 

La Cina è il più grande esportatore di fertilizzanti a base di azoto ureico, rappresentando quasi un terzo dell’offerta globale, ed è anche un importante produttore di fosfato

Le inondazioni estive record nella provincia di Henan hanno colpito il cuore della regione cerealicola cinese e il governo ha avviato una campagna per far sottoporre i cittadini a una «Campagna Clean Plate 2.0» per fermare lo spreco alimentare, che alcuni ritengono sia un modo per mascherare i gravi fallimenti del raccolto .

 

Cina, India e Stati Uniti sono di gran lunga i maggiori utilizzatori al mondo di fertilizzanti azotati in tonnellate per acro.

 

La Cina è anche uno dei maggiori esportatori di fertilizzanti e lì il governo a settembre ha annunciato il divieto di esportazione di fertilizzanti a base di azoto e fosfato fino a giugno 2022. Con l’aumento dei prezzi globali del gas naturale e del carbone importato dalla Cina, il Paese ha visto una significativa energia elettrica blackout a causa della chiusura delle aziende elettriche piuttosto che della vendita di energia in perdita.

 

Una conseguenza della complessa crisi è il divieto di esportazione di fertilizzanti. La Cina è il più grande esportatore di fertilizzanti a base di azoto ureico, rappresentando quasi un terzo dell’offerta globale, ed è anche un importante produttore di fosfato.

 

Dietro la crescente crisi globale della carenza di fertilizzanti c’è l’esplosione di cinque volte del prezzo del metano o del gas naturale, come viene solitamente chiamato

In Baviera, nel sud della Germania, gli agricoltori non sono in grado di acquistare fertilizzanti almeno fino alla prossima estate.

 

La diffusione della crisi globale dei fertilizzanti comporterà una forte riduzione di mais, grano, riso, caffè e altre colture nel 2022. Ciò colpisce a causa della più alta inflazione dei prezzi alimentari degli ultimi decenni, ulteriormente aggravata dalle misure COVID e dalle interruzioni del commercio marittimo globale.

 

 

L’attacco al metano di COP26

Dietro la crescente crisi globale della carenza di fertilizzanti c’è l’esplosione di cinque volte del prezzo del metano o del gas naturale, come viene solitamente chiamato.

 

Ciò ha le sue origini nelle deliberate politiche verdi «anti-carbon» dell’amministrazione Biden e dell’Unione Europea con il suo programma «Fit for 55» per ridurre le emissioni di CO2 del 55% entro il 2030, incluso il metano o il gas naturale.

 

C’è una crescente demonizzazione dell’agricoltura e in particolare della produzione di carne, sostenendo che sia una delle principali fonti di riscaldamento globale

L’amministrazione Biden ha forzato il disinvestimento nel gas di scisto USA e l’espansione forzata dell’energia verde altamente sovvenzionata come l’eolico e il solare ha creato una rete elettrica inaffidabile. Quando non soffia il vento o non c’è il sole, manca l’energia elettrica alternativa. L’archiviazione è un problema enorme.

 

Non era così importante quando il solare o l’eolico costituivano una piccola percentuale della rete. Ma oggi in Paesi come la Germania che è energeticamente dipendente, le fonti alternative possono costituire il 42% del consumo elettrico lordo. Mentre le centrali nucleari e a carbone vengono tassate fino all’estinzione per la follia Zero Carbon, i prezzi del petrolio e del gas naturale stanno esplodendo. Di conseguenza, i nuovi investimenti nello sfruttamento degli idrocarburi stanno crollando e le forniture sono limitate proprio quando tutti ne hanno bisogno.

 

La crescente crisi della produzione mondiale di fertilizzanti si inserisce bene nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per l’agricoltura «sostenibile» (sic) con cui i globalisti come il World Economic Forum di Klaus Schwab e BlackRock di Wall Street, il più grande fondo di investimento privato del mondo con segnalati 9 trilioni di dollari di risorse in gestione, puntano ad una drastica riduzione della produzione di carne, sostituendola con carni finte coltivate in laboratorio o addirittura insetti come fonte di proteine.

 

C’è una crescente demonizzazione dell’agricoltura e in particolare della produzione di carne, sostenendo che sia una delle principali fonti di riscaldamento globale.

 

La chiave di questo attacco è la guerra del Green New Deal a petrolio, gas e carbone, il sistema energetico a basso costo che è stato il cuore dell’economia globale di oggi e la fuga dalla povertà dalla Seconda Guerra Mondiale.

Il metano è ora uno dei principali obiettivi dell’agenda verde degli Stati Uniti e dell’UE. In particolare, al recente raduno delle Nazioni Unite COP 26 sul riscaldamento globale, circa 100 nazioni hanno firmato una proposta congiunta UE-USA per ridurre le emissioni di gas metano del 30% entro il 2030.

 

Possiamo aspettarci di vedere un aumento degli attacchi del governo e delle ONG al nostro sistema alimentare utilizzando l’impennata dei prezzi dei fertilizzanti, le campagne contro la carne e la richiesta di un’agricoltura «sostenibile» per aumentare ulteriormente il nostro costo del cibo, ora in aumento.

 

La chiave di questo attacco è la guerra del Green New Deal a petrolio, gas e carbone, il sistema energetico a basso costo che è stato il cuore dell’economia globale di oggi e la fuga dalla povertà dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

 

William F. Engdahl

 

 

 

F. William Engdahl è consulente e docente di rischio strategico, ha conseguito una laurea in politica presso la Princeton University ed è un autore di best seller sulle tematiche del petrolio e della geopolitica. È autore, fra gli altri titoli, di Seeds of Destruction: The Hidden Agenda of Genetic Manipulation («Semi della distruzione, l’agenda nascosta della manipolazione genetica»), consultabile anche sul sito globalresearch.ca.

 

 

Questo articolo, tradotto e pubblicato da Renovatio 21 con il consenso dell’autore, è stato pubblicato in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook e ripubblicato secondo le specifiche richieste.

 

 

Renovatio 21 offre la traduzione di questo articolo per dare una informazione a 360º.  Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Alimentazione

Piante geneticamente modificate per far crescere le proteine della carne

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I ricercatori in Islanda stanno coltivando oltre 100.000 piante di orzo geneticamente modificate all’interno di una serra per uno scopo molto preciso: creare carne coltivata in laboratorio, secondo quanto riportato dalla BBC.

 

L’orzo alterato viene raccolto e purificato per estrarre le proteine del «fattore di crescita», che, a loro volta, possono essere utilizzate per coltivare carne coltivata in laboratorio – un’innovazione che potrebbe rendere l’industria della carne prodotta in laboratorio ancora meno dipendente dagli animali vivi in un prossimo futuro.

 

L’azienda in questione è la ORF Genetics e sta coltivando l’orzo geneticamente modificato utilizzando metodi di coltivazione idroponica ad alta tecnologia.

 

I fattori di crescita estratti dai semi dell’orzo svolgono un ruolo importante nel mantenimento delle cellule staminali. Nel 2010 la ORF ha introdotto un prodotto per la cura della pelle che utilizza i fattori di crescita.

 

L’orzo alterato viene raccolto e purificato per estrarre le proteine del «fattore di crescita», che, a loro volta, possono essere utilizzate per coltivare carne coltivata in laboratorio

Poco più di dieci anni dopo, l’azienda spera di entrare nel mercato della carne in coltura cellulare. I fattori di crescita stimolano la crescita dei tessuti che compongono questi prodotti, compresi i muscoli animali e le cellule adipose.

 

Vi è ovviamente una giustificazione umanitaria: «la popolazione è in aumento e dobbiamo nutrire tutte le persone», ha detto alla BBC il direttore della tecnologia proteica di ORF Genetics, Arna Runarsdottir.

 

Epperò qui la bioingegneria si copre anche con il rispetto della vita animale: «non dobbiamo uccidere tutti questi animali, dobbiamo solo prendere da loro le cellule staminali», dichiara la dottoressa Runarsdottir, osservando, secondo l’invincibile stereotipo della carne come fattore inquinante, che è un’opzione più praticabile e rispettosa dell’ambiente rispetto alla carne coltivata in modo convenzionale.

 

Secondo la BBC, i fattori di crescita di ORF sono già utilizzati da diverse aziende che producono prodotti a base di carne coltivati in laboratorio.

La bioingegneria si copre con il rispetto della vita animale

 

La guerra alla carne è combattuta su più fronti e con interlocutori di tutto rispetto, come il Bill Gates, che vorrebbe che mangiassimo carne sintetica, sulla quale sta investendo i suoi danari.

 

Qualora questa «nuova carne» non andasse bene per una grigliata tra amici, possiamo tranquillamente ripiegare su una bella scodella di insetti o vermi bolliti, come ci raccomanda di mangiare l’unione Europea.

 

Come riportato da Renovatio 21, vi sono studiosi che asseriscono che nel caso della «carne vegetale» potrebbero esserci effetti collaterali consistenti come la ginecomastia, cioè crescita delle mammelle negli uomini.

 

 

 

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