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Economia

Ezra Pound, Poesia contro Usura

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Maggio 1945: in una località presso Pisa, un uomo viene rinchiuso settimane in una gabbia d’acciaio delle dimensioni di 1,8 x 1,8 metri, una cella di sicurezza senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal caldo dei giorno e dal freddo della notte. La gabbia è anche  illuminata di notte dai riflettori. Le sbarre, inoltre, sono state avvolte da filo spinato come ulteriore elemento di sicurezza nei confronti di eventuali tentativi di evasione del  prigioniero.

 

Ma chi è l’uomo che vi sta rinchiuso, dormendo sul pavimento di cemento?  È un uomo di sessant’anni, americano, di nome Ezra Pound. Non è un pericoloso criminale, ma un gigante della cultura, uno scrittore che ha segnato la storia della letteratura.

 

Per quale motivo Pound si trovava in quel campo, in quelle condizioni disumane? Per un reato di opinione. L’americano da anni trapiantato in Italia aveva avuto modo di apprezzare il Fascismo. In particolare, i provvedimenti sociali in favore dei lavoratori, le opere pubbliche e una politica economica di ricerca di una terza via alternativa al liberismo capitalista e al collettivismo comunista. Nel 1935 aveva scritto un libro, Jefferson e/o Mussolini,  in cui dava un’interpretazione liberale e artistica del primo ministro italiano, paragonato al terzo presidente degli Stati Uniti d’America e definito l’erede della politica agraria e populista di Jefferson.

 

Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società

Ma com’era finito Pound anni prima in Europa e in Italia? Inseguendo il sogno di quella cultura medievale che aveva studiato a Filadelfia, all’università. Era affascinato dalla letteratura cortese e dal Dolce Stil Novo, ed era stato in Francia e in Italia. Poi la sua passione per la pittura Preraffaellita lo aveva portato a Londra, e qui si era fermato.

 

Negli anni antecedenti la Prima guerra mondiale, Pound fu tra i principali promotori dell’Imagismo e del Vorticismo, due correnti artistiche estremamente innovative.

 

In seguito, insieme a Thomas Stearns  Eliot, fu tra i principali esponenti del Modernismo, un movimento letterario che si proponeva la ricerca di nuove tecniche narrative e poetiche che rinnovassero il romanzo e la poesia ottocentesca di derivazione romantica, con una forte attenzione alla mitologia, all’antropologia, alla storia delle religioni e con una ricerca di un linguaggio preciso e oggettivo che attingesse anche alla lingua parlata.

 

Inevitabile che a tale movimento aderisse anche un personaggio come James Joyce, che divenne amico di Pound e che a lui fu debitore della pubblicazione dell’Ulisse.

 

Pound era un americano, ma rivolse il suo sguardo alla vecchia Europa. Trascorse gran parte della sua vita in Italia, dopo aver soggiornato a Londra e a Parigi. Era nato al tramonto del XIX secolo, nel 1885, in un’America profonda, quasi di frontiera,  nell’Idaho.

 

La conclusione della Prima guerra mondiale, con la distruzione di antichi imperi come quello asburgico e l’emergere di nuovi Stati nazionali e di altrettanti nuovi nazionalismi, lasciò l’Europa in una condizione di grave crisi.

 

Il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista

Per molti intellettuali fu sempre più chiaro che il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista.

 

Molti artisti decisero di cavalcare decisamente l’onda rivoluzionaria: dalla Francia alla Germania fino all’Inghilterra, i primi a intuire che il vecchio mondo borghese e romantico dell’Ottocento era finito, furono gli artisti e gli scrittori delle avanguardie. Futuristi, cubisti, espressionisti, dadaisti, costruttivisti, tutti accomunati dal furore iconoclasta di una rivolta totalizzante che avrebbe spazzato via le certezze del passato.

 

Ezra Pound si unì in un primo tempo a questi innovatori dell’immaginazione, dall’espressionista Gottfried Benn, al vorticista Wyndham Lewis, forti della loro carica di vitalismo, irrazionalità, giovanilismo.

 

Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici

Qualcuno, invece, come T.S. Eliot, autentico conservatore che non aveva subito il fascino oscuro dei totalitarismi, e che aveva visto nel Cristianesimo la sola, vera risposta alle domande del cuore dell’uomo, scelse di essere un testimone lucido e solitario, mentre il suo sogno di restaurare una società tradizionale con il passare del tempo si infrangeva di fronte all’inarrestabile evoluzione del progresso e della massificazione.

 

In quegli anni, Pound iniziò l’amicizia Eliot, il quale disse poi che l’amico gli aveva davvero cambiato la vita. I suoi incoraggiamenti, la sua stima, il suo intelligente lavoro di editing avevano portato alla pubblicazione della Terra desolata, che gli aveva spalancato le porte della gloria letteraria.

 

Dal canto suo, Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società.

 

Per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale

I Cantos dovevano essere per l’America e per la Modernità quello che era stata la Divina Commedia per l’Europa. Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici.

 

E se per l’America desiderava questa scoperta, questo ricollegarsi alle proprie radici classiche europee, per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale. Forse era troppo ambizioso, o forse era un sognatore, ma Pound ci ha lasciato nella sua opera queste visioni, queste speranze. Non illusioni: sapeva bene che il nostro mondo è segnato dal male, dalla Caduta, che non può più essere un Paradiso Terrestre.

 

Proprio per questo si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo. Per certi versi, il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro».

Si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo

 

Il Pound saggista fu sicuramente un autore di grande interesse, ma fu nella poesia che raggiunse vette elevatissime di pensiero. Perfino le sue visioni politiche e economiche trovano un’espressione compiuta nei versi poetici. Come ad esempio nei Canti Pisani:

 

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala! Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala. (…)
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.

Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro»

 

C’è, nelle pagine di Pound, l’eco di un’epica religiosa. Nato nella tradizione protestante puritana degli Stati Uniti, Pound aveva avuto però modo di incontrare il Cattolicesimo, in particolare nei tanti anni trascorsi in Italia. Era proprio il cattolicesimo italiano ad affascinarlo, più che quello americano, portato dagli emigrati, o quello delle Isole Britanniche. Scherzando (ma forse non troppo) asseriva che nel cattolicesimo italiano c’erano degli elementi arcaici, pagani, che lo incuriosivano.

 

E poi c’era la grande costruzione della Civitas Christiana medievale che suscitava la sua ammirazione, perfino la sua commozione. Rimase sempre in lui tuttavia uno spirito sincretistico, che lo portò a interessarsi delle religioni dell’Oriente, in particolare il Confucianesimo. Era il segno di un animo inquieto, curioso, mai sazio di conoscenza. Un vero cuore inquieto agostiniano.

 

Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo

Negli anni 1930 Ezra Pound rivolse i suoi interessi sempre più alla politica e all’economia, pubblicando un pamphlet dal titolo ABC dell’economia. Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo.

 

Ancora una volta, oltre le teorie, pur validamente esposte, fu con la poesia che Pound scolpì il suo pensiero. Un vero capolavoro fu la lirica Con usura.

 

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia 
per istoriarne la facciata,

Con usura 
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 

con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 
harpes et luz 
e l’Annunciazione dell’Angelo 
con le aureole sbalzate,
con usura 
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte 
in casa ma per vendere e vendere 
presto e con profitto, peccato contro natura, 
il tuo pane sarà staccio vieto 
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto, 

CON USURA 
la lana non giunge al mercato 

falsa i confini, con usura 
nessuno trova residenza amena. 
Si priva lo scalpellino della pietra, 
il tessitore del telaio 
CON USURA 
la lana non giunge al mercato 
e le pecore non rendono 
peggio della peste è l’usura, spunta 
l’ago in mano alle fanciulle 
e confonde chi fila.
Pietro Lombardo non si fe’ con usura 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 
né fu ‘La Calunnia’ dipinta con usura. 
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis, 
nessuna chiesa di pietra viva firmata : ‘Adamo me fecit’. 
Con usura non sorsero 
Saint Trophine e Saint Hilaire, 
usura arrugginisce il cesello 
arrugginisce arte ed artigiano 
tarla la tela nel telaio, nessuno 

CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito; 
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama 
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling 
usura soffoca il figlio nel ventre 
arresta il giovane amante 
cede il letto a vecchi decrepiti, 
si frappone tra giovani sposi 
CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

 

Il sogno di Pound tramontò nel 1945. Sebbene vivesse da anni in Italia, era sempre rimasto orgogliosamente un cittadino americano, ma il suo Paese (o per meglio dire le istituzioni americane) non gli perdonarono la simpatia e  la stima che aveva manifestato nei confronti del regime mussoliniano con scritti e discorsi. Venne accusato di tradimento e rinchiuso in un campo di concentramento.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo

Lui, che aveva tenuto delle trasmissioni radiofoniche, chiese di poterne tenere ancora una, dal titolo  Ashes of Europe Calling (Chiamata dalle ceneri d’Europa), in cui raccomandava la pace con il Giappone,  l’istituzione di uno Stato ebraico in Palestina, e la clemenza verso la Germania. La richiesta fu respinta e il testo fu inviato all’FBI.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo.

 

Fu internato per tredici anni nel manicomio di St. Elizabeth’s a Washington. Uscito da lì,  Pound decise di lasciare per sempre gli Stati Uniti e scelse come meta del suo esilio l’Italia, un Paese dove aveva soggiornato a lungo e che amava profondamente, e dove morì nel 1972, a Venezia.

 

Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta

In Italia ritrovò anche la figlia Mary, avuta dalla lunga relazione con Olga Rudge. Mary fu preziosa collaboratrice del padre, e lo ospitò a lungo nel Castello di Brunnenburg, presso Merano, in Sud Tirolo, un pezzo storico di terra austriaca che il nazionalismo italiano aveva strappato nel 1919 alla Madre Patria. Il castello apparteneva al grande egittologo Boris de Rachewiltz, il marito di Mary.  Fu in questo luogo incantato che Pound trascorse in pace gli ultimi anni della sua esistenza. Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

 

Articolo precedemente apparso su Ricognizioni, e pubblicato su gentile concessione dell’autore.

 

 

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Economia

La scarsità di gas distruggerà 330 mila posti di lavoro in Germania

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Ulteriori dati devastanti sul collasso occupazionale in Germania.

 

Il settimanale Der Spiegel ha riportato uno studio dell’Istituto dell’Economia Tedesca (IW) che ha formulato una prospettiva assai cupa simulando due diversi scenari.

 

L’ente economico afferma nel suo rapporto stime sorprendenti quanto drammatiche.

 

Se i prezzi del gas aumentano del 50%, afferma l’IW, è probabile che l’inflazione aumenti in media dello 0,9% quest’anno e dell’1,3% l’anno prossimo.

 

Se i prezzi del gas raddoppiassero, che è attualmente uno scenario «realistico», l’inflazione aumenterebbe dell’1% quest’anno e di quasi il 4% l’anno prossimo.

 

Nel loro studio, i ricercatori dell’IW hanno simulato le conseguenze per il mercato del lavoro e l’economia se i prezzi del gas dovessero aumentare del 50% nel terzo trimestre rispetto al secondo trimestre, nonché nel caso in cui i prezzi raddoppiassero. Lo studio si basava sulla presa in considerazione delle conseguenze della guerra in Ucraina, in particolare della crisi energetica.

 

Lo studio ha quindi  calcolato che se i prezzi del gas raddoppiano, circa 30.000 persone potrebbero perdere il lavoro quest’anno, mentre l’anno a venire perderebbero lo stipendio altre 307.000 persone.

 

Il motivo è semplicissimo: se il gas scarseggia, le imprese che non possono permettersi prezzi più alti per il gas come principale fonte di energia ridurranno la produzione e, di conseguenza, ridurranno anche l’occupazione.

 

L’IW ha anche calcolato le conseguenze sul PIL di un raddoppio dei prezzi del gas nel terzo trimestre da luglio a settembre: l’economia tedesca potrebbe quindi contrarsi dello 0,2% quest’anno, per poi crollare del 2% l’anno prossimo, il che corrisponde a una perdita di 70 miliardi di euro.

 

Il rapporto sottolinea che i calcoli non tengono nemmeno conto degli effetti dei fermi produttivi in ​​caso di interruzione delle forniture di gas. «Ciò provocherebbe ulteriori shock di prezzo elevato nelle catene del valore», ha affermato Thomas Obst, uno degli autori dello studio.

 

Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa l’Associazione Industriali della Baviera (VBW) aveva pubblicato a giugno uno studio di 50 pagine, intitolato «Conseguenze di un’interruzione di fornitura di gas russo per l’industria tedesca» in cui avvertiva che che qualora dovrebbe esserci un embargo totale sul gas russo, la produzione nazionale tedesca crollerà del 12,7%.

 

Il Land della Baviera, , si era già smarcata da Berlino, facendo sapere già a marzo tramite il suo ministro dell’economia regionale che la cancellazione delle importazioni di gas russo avrebbero causato una perdita nella regione di almeno 220 mila posti di lavoro.

 

Tutta la Germania è già dentro ad una sostanziale contrazione della produzione industriale,  consumando il 14,3% in meno di gas tra gennaio e maggio rispetto all’anno precedente, secondo l’Associazione tedesca delle industrie dell’energia e dell’acqua (BDEW).

 

Il capo del grande gruppo industriale Bosch a marzo si è pubblicamente opposto all’embargo sul gas russo.

 

Anche il direttore del megagruppo automotive Volkswagen ha domandato apertamente il governo la fine della guerra e i negoziati di pace per il bene dell’industria tedesca.

 

Come riportato da Renovatio 21, alcuni sindaci della Germania settentrionale  hanno chiesto l’apertura del gasdotto Nord Stream 2, il nuovo tubo gasiero che unisce Russia e Germania che doveva inaugurare, guarda guarda, proprio nei mesi dell’escalation ucraina.

 

 

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Economia

Il bilancio commerciale europeo sta collassando

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I dati dei primi sei mesi del 2022 mostrano che il bilancio commerciale dei grandi paesi europei è drammaticamente peggioratoa causa delle politiche della Banca Centrale, della NATO e delle operazioni riguardanti l’Agenda Verde.

 

Paesi che un tempo erano campioni delle esportazioni si stanno rapidamente trasformando in nazioni con deficit delle esportazioni.

 

In Germania, la più grande economia dell’UE, le esportazioni sono aumentate del 13%, mentre le importazioni sono aumentate del 27%. L’avanzo commerciale è sceso da 69 a 36 miliardi di euro anno dopo anno.

 

Per quanto riguarda le importazioni, la Germania ha acquistato il 24% di energia in meno dalla Russia ma ha pagato il 51% in più.

 

La Francia, la seconda economia più grande, ha avuto un disavanzo commerciale di 71 miliardi di euro, con un aumento del 39% rispetto al secondo semestre del 2021.

 

L’Italia, secondo produttore dell’Eurozona, ha il primo deficit commerciale in dieci anni, con 13 miliardi di euro, contro un surplus di 29 miliardi di euro nel primo semestre del 2021.

 

Il fattore comune nel peggioramento della bilancia commerciale dei paesi dell’UE è l’energia. L’ironia è che le importazioni dalla Russia sono diminuite in volume, ma il loro costo e il loro impatto sul bilancio commerciale sono aumentati.

 

Allo stesso tempo, i volumi di gas liquefatto russi sono stati sostituiti con altri più costosi e non affidabili. L’Europa è alla canna del gas russo – come sempre.

 

Un altro fattore da considerare è il crollo delle esportazioni verso la Russia, che ha peggiorato l’altra estremità del saldo. Ad esempio, la Germania ha avuto un disavanzo di 13,9 miliardi di euro con la Russia nella prima metà dell’anno.

 

Infine, ma non meno importante, la svalutazione dell’euro nei confronti del dollaro ha fatto aumentare il prezzo delle importazioni, incidendo così sul deficit.

 

Nel breve termine, il deprezzamento della valuta dà impulso alle esportazioni, e questo è sicuramente avvenuto per i 19 paesi dell’Eurozona, il che significa che senza svalutazione il deficit commerciale sarebbe ancora più grande.

 

Come ha detto il presidente ungherese Viktor Orban, le sanzioni uccideranno l’economia europea, e i Paesi UE saranno costretti ad adottare quella che è in tutto e per tutto un’economia di guerra. Secono il presidente Macron, la Francia è già dentro ad un’economia di guerra.

 

L’Economia dell’Estonia è già in zona abisso.

 

Quando Putin diceva che «l’Europa sta realizzando un autodafé economico», quanta ragione aveva?

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Economia

La Svizzera si prepara ai blackout

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Il presidente della Commissione federale svizzera per l’elettricità, Werner Luginbühl, ha sollevato la possibilità che la Svizzera abbia interruzioni dell’elettricità quest’inverno.

 

La Svizzera è un Paese dotato di centrali nucleari. La loro elettricità viene parzialmente venduta anche all’Italia denuclearizzata. Tuttavia anche gli elvetici semprano preoccupati dinanzi crescenti carenze energetiche che colpiscono l’Europa sulla scia delle sanzioni dell’UE contro la Russia.

 

Il Luginbühl garantisce tuttavia che «una situazione del genere sarebbe gestibile».

 

Egli si sente quindi, in uno spirito preparatorio di precisione elvetica, di mettere in guardia i cittadini: «sicuramente è consigliabile avere abbastanza candele in casa. E se hai una stufa a legna, dovresti immagazzinare abbastanza legna da ardere».

 

In pratica lo svizzero dice: tutto OK, fate solo provviste come se fosse la fine del mondo.

 

Ecco che ci tocca vedere anche il survivalismo delle autorità cantonali. E sono cose belle.

 

Il Commissario Luginbühllo forse non lo sa, ma il consiglio che ha dato sulla legna da ardere è esattamente il suggerimento fornito dal governo polacco ai suoi cittadini: andare ora nei boschi per raccogliere legna per l’inverno, che senza gas russo sarà al freddo e al gelo.

 

In Germania, come noto, si preparano invece «hub di riscaldamento» per gli «sfollati energetici» incapaci di pagare la bolletta o di privati di termosifoni caldi nelle loro abitazioni.

 

Come riportato da Renovatio 21, annunci di blackout energetici si susseguono in Europa e nel mondo da un anno – con blackout effettivi capitati dappertutto.

 

Come noto, in Italia sono stati colpite Milano e Torino.

 

Lo scorso mese abbiamo riportato dei continui blackout in Texas.  Da mesi si prevedono interruzioni di corrente in tutti gli USA.

 

Blackout in Cina, dove le aziende occidentali si chiedono abbia senso quindi investire. Per paura di nuove interruzioni, la Cina sta ordinando un aumento dell’uso di carbone.

 

Due mesi fa intere zone di Sydney, in Australia, sono andate al buio.

 

Blackout anche in Pakistan, con annessa chiusura delle fabbriche – mentre la società collassa e scivola verso la guerra civile.

 

La Gran Bretagna si prepara a blackout invernali.

 

Blackout, ovviamente, anche in uno dei laboratori del Nuovo Ordine Mondiale, lo Sri Lanka, senza carburante, cibo né elettricità.

 

Blackout in Giappone.

 

Blackout a Taiwano.

 

Blackout in Kazakistan Uzbekistan, Kirghizistan.

 

Blackout in Turchia.

 

Blackout minacciati in Indonesia, dove non vogliono più quindi esportare carbone.

 

Blackout paventati in Austria e Romania, e in Germania con spot apocalittici.

 

E non parliamo dei blackout in Canada, dove però riescono simpaticamente ad incolpare i castori.

Secondo uno studio a breve un miliardo di persone nel mondo sono a rischio blackout.

 

Di rischio blackout, il 13 gennaio di quest’anno, ha riferito alle presidenze del Parlamento italiano il COPASIR, Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica, cioè l’organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti.

 

I blackout, come vaccini e green pass, sono un ulteriore strumento di controllo della popolazione, che si piegherà a qualsiasi cosa (e rinunciare in caso a qualsiasi diritto) pur di stare al caldo con la luce elettrica.

 

I blackout, soprattutto, decimeranno l’economia, distruggendo il tessuto produttivo delle aziende: un’ulteriore catastrofe che renderà il cittadino sempre più suddito dello Stato.

 

Lo abbiamo sentito al World Economic Forum di Davos di quest’anno, quando la a manager norvegese Kjerstin Braathen ha parlato della necessità di spiegare alle masse che «dobbiamo accettare che ci sarà dolore nel processo»,  e vi saranno «carenze di energia» e «pressioni inflazionistiche».

 

 

Il Grande Reset passa da qui: dal controllo sull’energia e quindi sulle nostre vite.

 

Ce lo stanno dicendo in faccia, ma non si sa bene quanti di noi stiano ad ascoltare.

 

 

 

 

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