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Economia

Ezra Pound, Poesia contro Usura

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Maggio 1945: in una località presso Pisa, un uomo viene rinchiuso settimane in una gabbia d’acciaio delle dimensioni di 1,8 x 1,8 metri, una cella di sicurezza senza servizi igienici e possibilità di ripararsi dal caldo dei giorno e dal freddo della notte. La gabbia è anche  illuminata di notte dai riflettori. Le sbarre, inoltre, sono state avvolte da filo spinato come ulteriore elemento di sicurezza nei confronti di eventuali tentativi di evasione del  prigioniero.

 

Ma chi è l’uomo che vi sta rinchiuso, dormendo sul pavimento di cemento?  È un uomo di sessant’anni, americano, di nome Ezra Pound. Non è un pericoloso criminale, ma un gigante della cultura, uno scrittore che ha segnato la storia della letteratura.

 

Per quale motivo Pound si trovava in quel campo, in quelle condizioni disumane? Per un reato di opinione. L’americano da anni trapiantato in Italia aveva avuto modo di apprezzare il Fascismo. In particolare, i provvedimenti sociali in favore dei lavoratori, le opere pubbliche e una politica economica di ricerca di una terza via alternativa al liberismo capitalista e al collettivismo comunista. Nel 1935 aveva scritto un libro, Jefferson e/o Mussolini,  in cui dava un’interpretazione liberale e artistica del primo ministro italiano, paragonato al terzo presidente degli Stati Uniti d’America e definito l’erede della politica agraria e populista di Jefferson.

 

Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società

Ma com’era finito Pound anni prima in Europa e in Italia? Inseguendo il sogno di quella cultura medievale che aveva studiato a Filadelfia, all’università. Era affascinato dalla letteratura cortese e dal Dolce Stil Novo, ed era stato in Francia e in Italia. Poi la sua passione per la pittura Preraffaellita lo aveva portato a Londra, e qui si era fermato.

 

Negli anni antecedenti la Prima guerra mondiale, Pound fu tra i principali promotori dell’Imagismo e del Vorticismo, due correnti artistiche estremamente innovative.

 

In seguito, insieme a Thomas Stearns  Eliot, fu tra i principali esponenti del Modernismo, un movimento letterario che si proponeva la ricerca di nuove tecniche narrative e poetiche che rinnovassero il romanzo e la poesia ottocentesca di derivazione romantica, con una forte attenzione alla mitologia, all’antropologia, alla storia delle religioni e con una ricerca di un linguaggio preciso e oggettivo che attingesse anche alla lingua parlata.

 

Inevitabile che a tale movimento aderisse anche un personaggio come James Joyce, che divenne amico di Pound e che a lui fu debitore della pubblicazione dell’Ulisse.

 

Pound era un americano, ma rivolse il suo sguardo alla vecchia Europa. Trascorse gran parte della sua vita in Italia, dopo aver soggiornato a Londra e a Parigi. Era nato al tramonto del XIX secolo, nel 1885, in un’America profonda, quasi di frontiera,  nell’Idaho.

 

La conclusione della Prima guerra mondiale, con la distruzione di antichi imperi come quello asburgico e l’emergere di nuovi Stati nazionali e di altrettanti nuovi nazionalismi, lasciò l’Europa in una condizione di grave crisi.

 

Il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista

Per molti intellettuali fu sempre più chiaro che il conflitto ideologico combattuto per tutto l’Ottocento contro la Tradizione, si era concluso con il trionfo di ideologie dissolutrici dell’uomo, come la Rivoluzione Bolscevica, e con il dilagare nella cultura del positivismo progressista.

 

Molti artisti decisero di cavalcare decisamente l’onda rivoluzionaria: dalla Francia alla Germania fino all’Inghilterra, i primi a intuire che il vecchio mondo borghese e romantico dell’Ottocento era finito, furono gli artisti e gli scrittori delle avanguardie. Futuristi, cubisti, espressionisti, dadaisti, costruttivisti, tutti accomunati dal furore iconoclasta di una rivolta totalizzante che avrebbe spazzato via le certezze del passato.

 

Ezra Pound si unì in un primo tempo a questi innovatori dell’immaginazione, dall’espressionista Gottfried Benn, al vorticista Wyndham Lewis, forti della loro carica di vitalismo, irrazionalità, giovanilismo.

 

Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici

Qualcuno, invece, come T.S. Eliot, autentico conservatore che non aveva subito il fascino oscuro dei totalitarismi, e che aveva visto nel Cristianesimo la sola, vera risposta alle domande del cuore dell’uomo, scelse di essere un testimone lucido e solitario, mentre il suo sogno di restaurare una società tradizionale con il passare del tempo si infrangeva di fronte all’inarrestabile evoluzione del progresso e della massificazione.

 

In quegli anni, Pound iniziò l’amicizia Eliot, il quale disse poi che l’amico gli aveva davvero cambiato la vita. I suoi incoraggiamenti, la sua stima, il suo intelligente lavoro di editing avevano portato alla pubblicazione della Terra desolata, che gli aveva spalancato le porte della gloria letteraria.

 

Dal canto suo, Pound era stato davvero un fabbro, un forgiatore. Si era assunto un compito particolare e unico: un grandioso progetto di trasformazione e rifondazione della società.

 

Per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale

I Cantos dovevano essere per l’America e per la Modernità quello che era stata la Divina Commedia per l’Europa. Sentiva di essere chiamato a continuare l’opera di Dante e quando scriveva era pieno di speranza per le sorti americane. Sentiva – come una vera e propria ossessione – che l’America aveva bisogno dei classici.

 

E se per l’America desiderava questa scoperta, questo ricollegarsi alle proprie radici classiche europee, per l’Italia quello che sognava era un nuovo Rinascimento, un rifiorire delle Arti, dell’amore per il Bello. Amante di Dante e ancor più di Guido Cavalcanti, sognava un ritorno alla grandezza medievale e rinascimentale. Forse era troppo ambizioso, o forse era un sognatore, ma Pound ci ha lasciato nella sua opera queste visioni, queste speranze. Non illusioni: sapeva bene che il nostro mondo è segnato dal male, dalla Caduta, che non può più essere un Paradiso Terrestre.

 

Proprio per questo si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo. Per certi versi, il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro».

Si dedicò a studiare attentamente i meccanismi della finanza e dell’economia che schiacciano l’uomo. Quell’usura contro cui combatté a lungo

 

Il Pound saggista fu sicuramente un autore di grande interesse, ma fu nella poesia che raggiunse vette elevatissime di pensiero. Perfino le sue visioni politiche e economiche trovano un’espressione compiuta nei versi poetici. Come ad esempio nei Canti Pisani:

 

Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
La formica è un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala! Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala. (…)
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.

Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.

Il pensiero politico di Pound non era lontano dalla Dottrina sociale della Chiesa, che con la Quadragesimo Anno di Pio XI aveva condannato «l’imperialismo internazionale del denaro»

 

C’è, nelle pagine di Pound, l’eco di un’epica religiosa. Nato nella tradizione protestante puritana degli Stati Uniti, Pound aveva avuto però modo di incontrare il Cattolicesimo, in particolare nei tanti anni trascorsi in Italia. Era proprio il cattolicesimo italiano ad affascinarlo, più che quello americano, portato dagli emigrati, o quello delle Isole Britanniche. Scherzando (ma forse non troppo) asseriva che nel cattolicesimo italiano c’erano degli elementi arcaici, pagani, che lo incuriosivano.

 

E poi c’era la grande costruzione della Civitas Christiana medievale che suscitava la sua ammirazione, perfino la sua commozione. Rimase sempre in lui tuttavia uno spirito sincretistico, che lo portò a interessarsi delle religioni dell’Oriente, in particolare il Confucianesimo. Era il segno di un animo inquieto, curioso, mai sazio di conoscenza. Un vero cuore inquieto agostiniano.

 

Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo

Negli anni 1930 Ezra Pound rivolse i suoi interessi sempre più alla politica e all’economia, pubblicando un pamphlet dal titolo ABC dell’economia. Individuò nell’usura uno dei grandi mali che affliggono l’umanità, e si impegnò a combatterlo.

 

Ancora una volta, oltre le teorie, pur validamente esposte, fu con la poesia che Pound scolpì il suo pensiero. Un vero capolavoro fu la lirica Con usura.

 

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia 
per istoriarne la facciata,

Con usura 
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 

con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso 
harpes et luz 
e l’Annunciazione dell’Angelo 
con le aureole sbalzate,
con usura 
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte 
in casa ma per vendere e vendere 
presto e con profitto, peccato contro natura, 
il tuo pane sarà staccio vieto 
arido come carta,
senza segala né farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto, 

CON USURA 
la lana non giunge al mercato 

falsa i confini, con usura 
nessuno trova residenza amena. 
Si priva lo scalpellino della pietra, 
il tessitore del telaio 
CON USURA 
la lana non giunge al mercato 
e le pecore non rendono 
peggio della peste è l’usura, spunta 
l’ago in mano alle fanciulle 
e confonde chi fila.
Pietro Lombardo non si fe’ con usura 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 

Duccio non si fe’ con usura 
né Piero della Francesca o Zuan Bellini 
né fu ‘La Calunnia’ dipinta con usura. 
L’Angelico non si fe’ con usura, né Ambrogio de Praedis, 
nessuna chiesa di pietra viva firmata : ‘Adamo me fecit’. 
Con usura non sorsero 
Saint Trophine e Saint Hilaire, 
usura arrugginisce il cesello 
arrugginisce arte ed artigiano 
tarla la tela nel telaio, nessuno 

CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

apprende l ‘arte d’intessere oro nell’ordito; 
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama 
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling 
usura soffoca il figlio nel ventre 
arresta il giovane amante 
cede il letto a vecchi decrepiti, 
si frappone tra giovani sposi 
CONTRO NATURA 
Ad Eleusi han portato puttane 
carogne crepulano 
ospiti d’usura.

 

Il sogno di Pound tramontò nel 1945. Sebbene vivesse da anni in Italia, era sempre rimasto orgogliosamente un cittadino americano, ma il suo Paese (o per meglio dire le istituzioni americane) non gli perdonarono la simpatia e  la stima che aveva manifestato nei confronti del regime mussoliniano con scritti e discorsi. Venne accusato di tradimento e rinchiuso in un campo di concentramento.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo

Lui, che aveva tenuto delle trasmissioni radiofoniche, chiese di poterne tenere ancora una, dal titolo  Ashes of Europe Calling (Chiamata dalle ceneri d’Europa), in cui raccomandava la pace con il Giappone,  l’istituzione di uno Stato ebraico in Palestina, e la clemenza verso la Germania. La richiesta fu respinta e il testo fu inviato all’FBI.

 

Riportato negli Stati Uniti venne dichiarato pazzo da una perizia psichiatrica, e non venne mai sottoposto a un processo perché considerato incapace di intendere e di volere, e quindi incapace di sostenerlo.

 

Fu internato per tredici anni nel manicomio di St. Elizabeth’s a Washington. Uscito da lì,  Pound decise di lasciare per sempre gli Stati Uniti e scelse come meta del suo esilio l’Italia, un Paese dove aveva soggiornato a lungo e che amava profondamente, e dove morì nel 1972, a Venezia.

 

Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta

In Italia ritrovò anche la figlia Mary, avuta dalla lunga relazione con Olga Rudge. Mary fu preziosa collaboratrice del padre, e lo ospitò a lungo nel Castello di Brunnenburg, presso Merano, in Sud Tirolo, un pezzo storico di terra austriaca che il nazionalismo italiano aveva strappato nel 1919 alla Madre Patria. Il castello apparteneva al grande egittologo Boris de Rachewiltz, il marito di Mary.  Fu in questo luogo incantato che Pound trascorse in pace gli ultimi anni della sua esistenza. Un’esistenza segnata dall’amore per l’arte, dalle speranze per un cambiamento del mondo, dalla sofferenza della sconfitta.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

 

Articolo precedemente apparso su Ricognizioni, e pubblicato su gentile concessione dell’autore.

 

 

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Economia

Blackout, ne parla il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica

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Il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica – l’organo del Parlamento della Repubblica Italiana che esercita il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani – il 13 gennaio ha trasmesso alle presidenze una Relazione sulla sicurezza energetica nell’attuale fase di transizione ecologica».

 

Il documento fa apertamente riferimento alla possibilità di blackout sul territorio nazionale.

 

«L’Italia potrebbe, comunque, subire indirettamente gli effetti di razionamenti energetici condotti a livello europeo ovvero di fenomeni di blackout in uno dei Paesi dell’Unione che inciderebbero sugli scambi commerciali intra UE e quindi sulla tenuta del sistema produttivo nazionale».

 

Poi sono elencati fenomeni ed episodi preoccupanti in tutto il mondo (per lo più tutti riportati in questi mesi da Renovatio 21).

 

«L’impennata dei prezzi dell’energia elettrica e del gas naturale espone l’Europa al rischio di blackout energetici. Il timore è che in un sistema di approvvigionamento energetico estremamente interconnesso come quello europeo, lo spegnimento di una singola centrale – ad esempio per mancanza di carburante – possa generare una reazione a catena in vari Stati membri. Il timore di un possibile blackout si starebbe diffondendo in tutta Europa. A partire dall’Austria dove la ministra della Difesa Klaudia Tanner ha paventato il rischio di un possibile “grande blackout”, sino alla Spagna dove i consumatori iberici, nonostante le rassicurazioni delle Istituzioni nazionali, hanno dato il via ad acquisti compulsivi di bombole di butano, fornelli da campeggio, torce e batterie, esaurendo le scorte disponibili. In tale contesto, poi, la nota chiusura di 2 reattori di EDF (il parco elettronucleare francese è costituito da 56 reattori a fissione nucleare di uranio, tutti gestiti dalla società citata) ha provocato un aumento record dei prezzi europei dell’energia elettrica in considerazione del previsto calo delle temperature e, soprattutto, del fatto che i reattori in questione costituiscono il 10% della capacità nucleare francese, che esporta la propria elettricità in tutti i Paesi limitrofi (Italia compresa)».

 

«L’Italia potrebbe, comunque, subire indirettamente gli effetti di razionamenti energetici condotti a livello europeo ovvero di fenomeni di blackout in uno dei Paesi dell’Unione che inciderebbero sugli scambi commerciali intra UE e quindi sulla tenuta del sistema produttivo nazionale».

È tuttavia specificato che «il rischio sembrerebbe più basso per lo specifico mercato italiano, che possiede un livello di scorte più solido rispetto a Germania e Paesi del nord Europa».

 

«Il documento ha anche l’occasione di attaccare Mosca: dell’energia può essere fatto un suo utilizzo come arma di contrattazione e di ricatto e al possibile utilizzo del commercio del gas come arma di potenza (nell’inverno 2021-22 da parte della Russia in particolare)»

 

Viene accennata alla possibilità di cercare quindi gas in casa: «A tal proposito è anche opportuno osservare come già la Croazia abbia autorizzato nuove esplorazioni nel Mare Adriatico, in aree in cui sono presenti giacimenti il cui sfruttamento è condiviso con il nostro Paese. Quanto all’ipotesi di concedere nuove trivellazioni sul territorio nazionale, la decisione resta subordinata a valutazioni di carattere politico».

 

Tali «valutazioni di carattere politico» in un Parlamento dove al momento regnano i M5S nemici delle trivelle (almeno, fino a ieri…) e il PD sono facili da immaginare.

 

È rilevante considerare le prime parole del documento, contenute nella premessa  «La lotta al cambiamento climatico che, declinata in vario modo, è ormai riconosciuta come un’emergenza a tutti gli effetti, pone il mondo di fronte ad una sfida cruciale che, in forte connessione con la transizione energetica, rappresenta uno degli obiettivi del XXI secolo».

 

Di fatto una presa di posizione eco-centrica, come da tendenza transnazionale (dall’ONU in giù) che issa sopra ogni cosa il dogma del Climate Change e la relativa religione e progettualità annessa – tanto per tenere alla mente quella che sarà la prossima emergenza  che si abbatterà sulla popolazione.

 

Poi un rilievo pandemico sempre interessante, che è, come in il classico schema hegeliano tesi-antitesi-sintesi:

 

«Su questo binomio si innesta con ambivalenza la crisi pandemica: da una parte si impone un’auspicata e necessaria ripresa economica globale, dall’altra le misure per la ripresa post-pandemica rappresentano un’occasione imperdibile di percorrere la via delle riforme e di promuovere interventi volti al contenimento del riscaldamento globale. Si tratterà di una trasformazione profonda ma inevitabile che sarà sostenuta da innovazione tecnologica, energie rinnovabili, investimenti verdi, infrastrutture sostenibili e tecnologie pulite con il fine di conciliare crescita economica, tutela dell’ambiente e lotta al riscaldamento globale».

 

In pratica, trovato il problema (il cambiamento climatico, indiscutibile) si dà la soluzione (la transizione energetica «ecologica», indiscutibile), grazie alla leva della pandemia e della «ripresa post-pandemica», cioè del Reset che giocoforza seguirà il COVID.

 

Come riportato da Renovatio 21, il problema dei blackout in arrivo è stato esplicitamente espresso, e veicolato sulla popolazione con campagne di comunicazione, da Paesi come Germania, Austria, Romania, Cina, Indonesia.

 

Notizia che ha riportato praticamente solo questo sito, la Germania ha recenntemente scampato un blackout del gas.

 

In Italia è stato il ministro dello Sviluppo Economico Giorgetti a parlare pubblicamente di possibili blackout.

 

Come riportato da Renovatio 21, la Francia ha chiuso due centrali nucleari per «danni inaspettati»; il corso dell’energia ha fatto chiudere l’ultima fabbrica di zinco del Paese.

 

I costi dell’elettricità sono tali che anche in Italia molte aziende stanno fermando la produzione, perché finanziariamente non più sostenibile.

 

 

 

 

 

Immagine di Fratello.Gracco via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0); immagine modificata con filtro negativo

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Economia

Francia, l’ultima raffineria di zinco si ferma per il costo dell’elettricità

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Il 16 dicembre 2021 il comitato sociale ed economico di Nyrstar, l’ultima raffineria di zinco ancora operativa della Francia, situata ad Auby, ha annunciato che la società chiuderà le operazioni per due mesi a partire dal 2 gennaio 2022.

 

Nonostante il governo e le banche dicano che va tutto bene e la reindustrializzazione è in marcia, l’aumento esplosivo dei prezzi dell’elettricità sta portando l’industria pesante francese alla bancarotta, scrive EIR.

 

In questo momento, la produzione costa 10 volte più del normale. Dai 40 euro di qualche anno fa, il prezzo medio giornaliero dei MWh superava i 400 euro prima di Natale, con punte orarie superiori ai 600 euro.

 

«Per un atomo di zinco, hai bisogno di due elettroni. Questa è chimica, è immutabile», afferma Xavier Constant, il responsabile del sito. Per produrre 170.000 tonnellate di zinco all’anno, l’impianto consuma 730 GWh, l’equivalente di elettricità della grande Lille (1 milione di abitanti).

 

«È semplicemente insostenibile. È come chiedere a un camionista di non pagare 1,50 euro, ma 15 euro per un litro di gasolio», avverte Constant.

 

«E non è perché l’impianto [Nyrstar] Auby è meno efficiente di un altro concorrente. Nessun produttore di zinco può produrre in queste condizioni».

 

A gennaio e febbraio, i prezzi dell’elettricità aumentano poiché sempre più persone la usano per il riscaldamento. Con l’aumento dei prezzi, diventa ancora più difficile per Nyrstar tenere il passo.

 

Inoltre, come riportato da Renovatio 21, questo inverno, diverse centrali nucleari sono state chiuse per riparazioni, facendo temere la possibilità, come in altri Paesi compresa l’Italia, di blackout energetici.

 

La chiusura riguarda 300 dipendenti a tempo indeterminato. Nyrstar ha deciso di mantenere gli stipendi fino all’arrivo di una «recupero» il 1 marzo. Le operazioni di manutenzione e assistenza continueranno e i dipendenti saranno sottoposti a formazione.

 

Il tema del costo dell’elettricità in Francia ha spinto il ministro Bruno Le Maire a dire in conferenza stampa che «se non troviamo una soluzione nei prossimi giorni, i francesi vedranno un aumento tra il 35% e il 40% delle bollette elettriche».

 

«È un’emergenza assoluta perché l’esplosione dei prezzi dell’elettricità non è sostenibile né per le famiglie né per le imprese» ha dichiarato il ministro delle Finanze francese.

 

Le Maire ha quindi dato un riferimento inquietante, le rivolte per gli aumenti del costo del GPL in Kazakistan: «guardate cosa sta succedendo in Kazakistan; è abbastanza istruttivo cosa può succedere quando i prezzi dell’energia, dell’elettricità o del gas esplodono».

 

 

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Economia

Inflazione e crisi economica affossano la classe media turca

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Renovatio 21 pubblica questo articolo su gentile concessione di AsiaNews.

 

 

Nel Paese si registra un clima crescente di «austerità». Le previsioni per il 2022 prospettano un aumento ulteriore dell’inflazione rispetto al 36% dello scorso anno, dato record dall’ascesa al potere di Erdogan. Il governo strizza l’occhio ai radicali islamici aumentando le tasse su alcol e tabacco. Ma innesca un crollo ulteriore della spesa. 

 

 

 

La progressiva crescita dell’inflazione, accompagnata da un aumento costante dei prezzi (compresi generi alimentari e beni di prima necessità), sta mettendo in ginocchio la classe media in Turchia, che registra un impoverimento.

 

Sempre più persone si vedono costrette a tagliare la spesa nei settori più diversi, dallo shopping ai trasporti, dalle cene ai viaggi passando per svago e divertimento in un clima di «austerità». Il fenomeno, spiega una approfondita inchiesta di al-Monitor, non riguarda solo la parte più debole della società, ma coinvolge un numero consistente di cittadini determinando negli ultimi giorni una contrazione della domanda al consumo.

 

Le previsioni per il 2022 in tema di inflazione indicano un aumento marcato rispetto al 36% registrato lo scorso anno, il dato più elevato registrato nei 19 anni al potere – come primo ministro o presidente – di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito AKP.

 

Le previsioni per il 2022 in tema di inflazione indicano un aumento marcato rispetto al 36% registrato lo scorso anno, il dato più elevato registrato nei 19 anni al potere – come primo ministro o presidente – di Recep Tayyip Erdogan e del suo partito AKP

I consumatori hanno iniziato il nuovo anno travolti da una raffica di aumenti fra materie prime e servizi, compresa elettricità, gas naturale e trasporti. Le stime parlano di un 15% a gennaio, un tasso maggiore rispetto al 13,5% di dicembre e la crescita a due cifre dovrebbe persistere anche a febbraio e marzo.

 

L’esercito dei disoccupati, che comprende 3,8 milioni di persone in cerca di lavoro e oltre 4 milioni che vi hanno rinunciato, è il primo a subire i contraccolpi della crisi.

 

Il governo ha di recente aumentato il salario minimo del 50% passando a 4.250 lire turche (circa di 273 euro), nel tentativo di porre uno scudo all’inflazione. Tuttavia, questo ritocco dovrebbe perdere rilevanza già a marzo determinando una continua erosione del reddito reale. Nemmeno i dipendenti con salari più consistenti e i piccoli imprenditori autonomi delle aree rurali e urbane – lo zoccolo duro della middle class – risultano immuni, con un tenore di vita che sta cambiamento bruscamente e una revisione continua dei modelli di consumo.

 

L’escalation dei prezzi è accompagnata dai tagli alla spesa: il costo di una vettura è aumentato del 50% rispetto allo scorso anno e si prevedono ulteriori crescite che affossano i piani di acquisto di nuove auto.

L’esercito dei disoccupati, che comprende 3,8 milioni di persone in cerca di lavoro e oltre 4 milioni che vi hanno rinunciato, è il primo a subire i contraccolpi della crisi

 

Pure l’uso di quelle già in circolazione è un lusso con il picco del carburante e l’aumento dei pedaggi, tanto che la sempre congestionata Istanbul da inizio anno registra una diminuzione progressiva di traffico. «Le persone – ha scritto Murat Ongun, portavoce della municipalità metropolitana – non possono più usare le loro auto». Cambia anche il paniere di spesa della classe media, confermato dal calo dei fatturati dei ristoranti perché sempre meno persone si possono permettere «il lusso» di un pranzo fuori o di incontrarsi per una bevuta.

 

Il 3 gennaio scorso il governo ha aumentato l’imposta speciale sul consumo di bevande alcoliche e tabacco del 47%, innescando aumenti dei prezzi sino al 33%. Le tasse costituiscono l’80% del prezzo di un pacchetto di sigarette, il 75% di una bottiglia di raki (bevanda alcolica all’anice) e quasi il 67% per mezzo litro di birra.

 

Le tasse sugli alcolici hanno innescato ulteriore malcontento perché viste come un deterrente sfruttato dal governo per scoraggiare il consumo di bevande alcoliche, strizzando l’occhio alla fazione religiosa e radicale islamica interna. Come conseguenza, un numero sempre maggiore di tabaccherie e ristornati stanno lottando per restare a galla.

 

Le tasse sugli alcolici hanno innescato ulteriore malcontento perché viste come un deterrente sfruttato dal governo per scoraggiare il consumo di bevande alcoliche, strizzando l’occhio alla fazione religiosa e radicale islamica interna

In un quadro che muove verso il rischio di iper-inflazione, le richieste di prestiti nella classe media hanno registrato anch’essi un consistente calo.

 

Soprattutto quelli per la casa e per l’auto – i più popolari – sono diminuiti notevolmente in termini reali. Anche nel settore della vendita al dettaglio, molte aziende hanno visto i fatturati crollare in modo repentino da inizio anno, compresi i negozi di abbigliamento a dispetto della stagione dei saldi che non ha incentivato la spesa.

 

La forte contrazione nella domanda rischia dunque di innescare una profonda stagnazione economica nel secondo trimestre del 2022, con ulteriori riflessi negativi nel mercato del lavoro.

 

 

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Renovatio 21 ripubblica questo articolo per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

 

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