Connettiti con Renovato 21

Pensiero

Il solito sogno premonitore

Pubblicato

il

 

 

Queste sono le parole di uno che racconta di cose che ha visto dormendo. Quindi, se non vi piacciono le cose private, o se avete problemi con il linguaggio opaco illogico della vita onirica andate via. Ammesso che i sogni abbiano un linguaggio. Non credo a Freud da decenni, di Jung forse ho ancora meno fiducia.

 

Un sogno e suoi effetti sulla vita reale, perfino sull’universo fisico che va al di là delle possibilità delle persone, sono, lo ammetto, cose risibili. Al massimo si può tentare di nobilitare l’argomento con i versi scespiriani, pallosi quanto incontrovertibili, de La Tempesta: «Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita».

 

Nella mia breve vita capita di fare ciclicamente sogni poderosi. Capita tre o quattro volte l’anno di avere di notte visioni che poi non vengono lavate via al mattino. Non succede spesso, e accade in prossimità di piccoli e grandi traumi ed eventi, tanto che posso ricordare taluni sogni di decenni fa. Alcuni sono stati annotati in alcune lettere andate perse.

Poche settimane fa, prima che iniziasse il disastro della quarantena pandemica, un sogno sofisticato e terribile

 

Questi grandi sogni sono interconnessi, quantomeno da una topografia onirica: la piantina del mio mondo notturno è sempre la stessa. Essa non coincide in alcun modo con la realtà, ma ritorna sempre uguale nel mondo sognante. Dal binario 1 di Victoria Station, a Londra, parte un treno sotterraneo che porta a Francoforte e a Milano; alcune case della mia vita possiedono stanze nascoste; esistono paesini veneti sconosciuti che si raggiungono da certi bivi di strade in pianura; si arriva in moto sino in Afghanistan passando per la Grecia (e ci si impiega poco tempo, ma le stradine fra le selve montane di Pakistan e Kirghizistan sono strette e ripide); ci sono radure segrete nei boschi sui colli, e pietraie sull’Himalaya dove svolazzano gli avvoltoi (alcuni di questi luoghi, tuttavia, avrei scoperto esistevano davvero, ma questo è un discorso che complica tutto, è una confessione per un altro giro).

 

Alcuni di questi sogni possono talvolta acquisire l’etichetta di «sogni premonitori». Succede spesso riguardo ai guai degli altri. Sognate qualcosa di brutto riguardo ad un conoscente, e poi scoprite che la persona se la sta passando male.

 

In molti possono dire di aver avuto esperienze simili; il censore interiore con bollino CICAP vi impone di pensare che si tratti di qualcosa di naturale, perfettamente spiegabile da un qualsiasi pasdaran dell’universo come fenomeno di mediocrità assoluta: state solo dando significato a qualcosa di senza senso, oppure state rielaborando in sede inconscia la preoccupazione per qualcuno. Accettiamo pure spiegazioni così, ad uso degli impiegati di quel Normalismo di Massa ormai prossimo a divenire Religione di Stato.

 

È che alcuni dei miei «sogni premonitori» riguardano in genere attività di polizia nei confronti di persone che conosco. Quando faccio un sogno del genere, di solito capita di sapere di lì a poco che qualcuno sta passando qualche guaio – niente di preoccupante, perché io sono decisamente la persona più pericolosa della mia cerchia di conoscenze, tuttavia qualcosa che ha a che fare sempre con la Legge.

Erano mia moglie e mio figlio. Era una famiglia, era la mia. Era la mia famiglia, ma di quella versione di me che non aveva pensato di ribellarsi a quel sistema fatto di soldati prepotenti e di bontà imprigionata

 

Potete non crederci, non ci credo neanche io probabilmente, tuttavia – ora più che mai – non me ne frega niente di quello che pensate. Altrimenti non vi starei scrivendo.

 

Succede quindi che poche settimane fa, prima che iniziasse il disastro della quarantena pandemica, mi arrivasse in visione notturna questo sogno sofisticato e terribile.

 

La prima scena del sogno si svolgeva in un albergo sul mare, dove ero capitato, sapevo, quando molte cose si erano già compiute, e il disordine si era dipanato prima del mio arrivo. Il palazzo era molto alto, e svettava su un’insenatura con spiaggia di roccia, e tutt’intorno c’era il buio totale, forse una boscaglia estesa, da cui non usciva nessuna luce.  Questo panorama emerge forse dalla crasi di luoghi effettivamente veduti in Istria e in Giappone, sia pur con varie licenze poetiche: tuttavia la cosa ora non ha importanza. 

 

Ero in questo albergo con una ragazza, che era lì da tempo oramai; la ragazza in questione non esiste nella realtà fisica, ma in quella del sogno la conoscevo da sempre, e il mio rapporto con lei era definito, inamovibile: dovevo proteggerla.

 

La ragazza era gioviale e sbarazzina, godeva di una libertà sconosciuta ai più, e forse proprio questo, nella trama del mondo in cui ero capitato, era particolarmente importante. Qualcosa in lei mi ricordava una ragazza francese che non vedo da vent’anni, si era presa dalla vita questa libertà che le conferiva una incontestabile purezza, anche se probabilmente era proprio quel tipo di persone che riesce a mettersi nei guai. Ricordo di averlo pensato nella vita reale quando, una notte in riva ad un lago alpino ere geologiche fa, guardavo C. meravigliarsi di come la luna corresse lungo la cima delle montagne con il passare delle ore.

 

In questo sogno il mondo era talmente fottuto che non avrei potuto fidarmi nemmeno di me stesso. Non di qualcuno che non capiva la gravità del momento che l’umanità sta vivendo. 

La ragazza del sogno, che era più alta ma con degli occhi azzurri simili alla mia perduta amica francese, era in questo albergo e, a causa di questa sua inspiegata centralità per il potere malvagio che governava quel mondo onirico, era piantonata da truppe su truppe di commando in tenuta antisommossa.

 

Erano ovunque. Nei corridoi, sul tetto, alla reception. Il fatto che io, risaputamente legato a lei, potessi muovermi all’interno dell’edificio era una concessione che sconfinava nell’umiliazione: era come se mi dicessero, quando li trovavo in ascensore e sulla porta della stanza, «tanto noi siamo ovunque qui, comandiamo noi qui, il nostro controllo è totale, abbandonati a questo dispiegamento di forze, non puoi farci nulla».

 

Non sapevo del tutto il perché di quell’assedio alla povera ragazza, la quale tuttavia non si perdeva d’animo, anzi era rimasta come sempre spiritosa e genuina, fors’anche un po’ distaccata dalla gravità della situazione.

 

Non avevo il quadro della situazione, ma era chiaro che – per quel contratto relazionale inviolabile che avevo nel sogno con la ragazza, anche se era qualcuno che viveva fuori dalla mia vita – dovevo farla evadere. Dovevamo scappare. Io e Lei, in qualche modo, avremmo dovuto sfuggire alla pletora di nerboruti pretoriani, corazzati ed armati come i contractor americani visti nei reportage dall’Iraq e dall’Afghanistan. A loro e al potere di cui eseguivano gli ordini.

 

La verità profonda di questi giorni di caos: mi fido più dei miei sogni che del mio governo. Mi fido più dei miei sogni che delle storie degli scienziati dei giornali. Mi fido più dei miei sogni che degli organismi transnazionali. Mi fido di più dei miei sogni che dei miliardari che dicono di volermi salvare

Esposi l’unico piano possibile alla ragazza: avremmo dovuto saltare giù dal balcone direttamente in mare, anche se la sua stanza stava ad un piano molto alto. Lei si mise a ridere, e disse che probabilmente vi erano dei commando subacquei già pronti in profondità per questo caso. Mi sembrava una cosa improbabile, e la convinsi dicendole che io certo non ho mai avuto paura dei tuffi da grandi altezza, cosa peraltro vera, che nel sogno mi inorgogliva non poco. 

 

Accettò. Raccolto quel poco ci potesse servire nelle nostre stanze, ci lanciammo dal balcone. Appena piombato in acqua mi resi conto che aveva ragione: c’erano dei sommozzatori armati a controllare le profondità. Si muovevano tuttavia lentamente, e con il classico stile rana sotto il pelo dell’acqua (perché da sopra avevano preso a suonare l’allarme, urlare e sparare) raggiungemmo la riva.

 

Qui in qualche modo le nostre strade si divisero. Ci accordammo per andare nelle nostre case a prendere quel che ci serviva per fuggire per sempre, perché oramai era chiaro che saremmo stati ricercati  per il resto della nostra vita. Eravamo, in tutto e per tutto, dei fuggiaschi – anche se nella sua incoscienza, che talvolta mi dava fastidio, la ragazza non sembrava rendersene completamente conto, quasi ci fosse abituata.

 

Dovevamo fare in fretta: era chiaro che il primo posto dove sarebbero venuti a cercarci era la nostra abitazione. Così eccomi arrivare nottetempo a casa mia, entrare di soppiatto, e cercare in lavanderia qualcosa  che potesse servirmi per quella che era la cesura totale della mia esistenza. Da quel momento in poi, la mia vita sarebbe totalmente cambiata, sarei stato per sempre un fuggitivo, anche se in cuor mio sapevo che il potere che voleva me e soprattutto la ragazza non poteva durare, perché violento e illegittimo. La mia vecchia vita era finita, sì – e non avevo idea di cosa potesse servirmi in quella nuova, fatta di ansia e  fuga permanente.

 

Non sapevo, rovistando tra la lavatrice e l’essicatore, cosa stessi cercando in quella stanza semisotterranea della casa. Un’arma? Del danaro? Un qualche souvenir della mia vita precedente da portare con me? No, non ne avevo idea.

 

Fu mentre mi ponevo queste domande, che sentii il rumore di un’automobile entrare nel vialetto di casa. Schizzai nel buio del giardino, e dietro una siepe guardai chi era arrivato.

 

Provavo rabbia e stupore, perché con questa gente totalmente addomesticata, comprata nonostante la tragedia del mondo, io non potevo proprio restare. Avevo rinunciato alla vita, avevo rinunciato a me stesso, per portare avanti la battaglia

Qui vi fu visione più sconvolgente della mia vita: in quella macchina, illuminato dalla luce della portiera, c’ero io. Era un’altra versione di me, una versione di me che aveva continuato a vivere ed esistere al di fuori delle logiche delle ragazze pure da salvare, della sfida al potere militare. Quel che vedevo mi toglieva il fiato.

 

Non ero solo. In quella macchina c’era una donna, e un bambino piccolo biondo, che a macchina spenta era amabilmente montato sul cruscotto.

 

Erano mia moglie e mio figlio. Era una famiglia, era la mia. Era la mia famiglia, ma di quella versione di me che non aveva pensato di ribellarsi a quel sistema fatto di soldati prepotenti e di bontà imprigionata. Quella versione di me che non poteva permettersi, per il bene della bella ragazza sul sedile passeggero e del bellissimo bimbo che sorrideva sul cruscotto, di deviare in alcun modo dallo Stato delle Cose, dalla Legge oscura e tremenda che governava quell’universo di sogno.

 

La visione fu scioccante, e dopo lo sgomento dei primi attimi – non potevamo vedermi – chiusi gli occhi ed ebbi la rivelazione: il mondo era talmente fottuto che non avrei potuto fidarmi nemmeno di me stesso. Non di qualcuno che non capiva la gravità del momento che l’umanità sta vivendo. Era una verità triste e lucidissima, che dovevo accettare subito, lì, rannicchiato nelle tenebre.

 

Così, mi risolsi a scappare, e basta. Nel momento in cui stavo per raggiungere la rete da scavalcare, mi resi conto che erano arrivate silenziosamente tantissimi conoscenti, come se avessero ricevuto un segnale da me: erano persone che condividevano il mio pensiero sul sistema oramai malvagio e fallito, e volevano scappare con me. Scendevano veloci dalle loro auto parcheggiate nella strada buia, e mi raggiungevano sotto la rete. 

Combattere significa esprimere il massimo sacrificio: la rinuncia di sé, la rinuncia di quanto hai di più caro. Combattere significa angoscia e determinazione. Combattere significa sacrificarsi sino a rendersi irriconoscibili

 

Passammo oltre, e poi ci sparpagliammo: ognuno per sé, era troppo rischioso stare insieme. Raggiunsi il bosco della collina dietro casa, e proseguii per la strada in salita. Non la ricordavo così lunga… e non ricordavo che fosse costellata di tutti questi paesini; c’era tuttavia una villa che conoscevo, dove ero entrato in altri sogni: nessuno mi apriva. I paesini collinari erano deserti, praticamente nessuno in giro, se non qualche anziano sempliciotto che si diceva molto soddisfatto di vivere in quel comune, perché vi avevano costruito «persino una teleferica». 

 

Provavo rabbia e stupore, perché con questa gente totalmente addomesticata, comprata nonostante la tragedia del mondo, io non potevo proprio restare. Avevo rinunciato alla vita, avevo rinunciato a me stesso, per portare avanti la battaglia. Ora sentivo solo la pressione di un potere che mi stava cercando, e che forse aveva già trovato la ragazza che avevo salvato. Davanti a me vedevo solo un quadro indefinito nel tempo e nello spazio, una fuga senza meta e senza certezza.

 

Fine del sogno.

 

Qualche ora dopo, nel mondo reale, mi arrivò un messaggio: ad un’amica combattiva, latitudine Bibbiano, era arrivata una denuncia. «Tsss. Il solito sogno premonitore» mi dissi. Il solito sogno di scontro totale con le autorità che faccio in genere quando qualcuno che conosco si trova nelle peste.

 

Perché è un dogma innegabile, in tempo di pace come nell’ora buia dello scontro, del mondo in preda al Male: «Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita»

Qualche giorno dopo ho cominciato a dare un’altra interpretazione.

Perché qualche giorno dopo non solo io, ma io con tutta l’umanità ci siamo risvegliati in un mondo semideserto con forze dell’ordine ovunque, dove la libertà – che tanto risaltava in quella ragazza da portare via – è stata sequestrata. Libertà di parola, libertà di movimento: il dissenso nel mio sogno poteva tradursi solo in una fuga, nella vita da clandestino, lontano da tutti coloro non siano in grado di capire la catastrofe dell’ora presente, dove un potere oscuro ti impone di sfidarlo.

 

Lontano da tutti. Lontano persino da me stesso e dalla mia famiglia – e quest’idea mi fa tremare anche ora che ne scrivo.

 

Combattere significa esprimere il massimo sacrificio: la rinuncia di sé, la rinuncia di quanto hai di più caro. Combattere significa angoscia e determinazione. Combattere significa sacrificarsi sino a rendersi irriconoscibili. Mi porto a casa queste lezioni da questo sogno speciale, e non sono nemmeno tutte, e probabile che non siano nemmeno quelle giuste.

 

Non mi interessa l’opinione del lettore, perché questo è proprio uno dei tanti significati che posso attribuire: non cercare riparo nel paesino deserto e felice, non cercare l’accordo nemmeno con chi ami. Ho dovuto vedere il mondo impazzire mentre è invaso da un organismo acellulare per accettare quest’idea.

 

Ho scritto per significare la verità profonda di questi giorni di caos: mi fido più dei miei sogni che del mio governo. Mi fido più dei miei sogni che delle storie degli scienziati dei giornali. Mi fido più dei miei sogni che degli organismi transnazionali. Mi fido di più dei miei sogni che dei miliardari che dicono di volermi salvare.

Restate in ascolto del vostro cuore: nelle sue notti c’è più verità che nei decreti di governo; nei suoi messaggi c’è tutto il futuro di cui abbiamo bisogno

 

Questo è quanto avevo in cuore di raccontare.

 

E no, non ho più un numero di telefono di C. per sapere come sta. Né so che fine ha fatto la ragazza del sogno. Riconosco che anche questa incertezza dolorosa è parte della saggezza guerriera che mi viene trasmessa.

 

Perché è un dogma innegabile, in tempo di pace come nell’ora buia dello scontro, del mondo in preda al Male: «Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita».

 

Restate in ascolto del vostro cuore: nelle sue notti c’è più verità che nei decreti di governo; nei suoi messaggi c’è tutto il futuro di cui hanno bisogno le nostre vite.

 

 

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

Continua a leggere

Pensiero

FSSPX e vaccini: non schierandosi ci hanno detto (finalmente!) da che parte sta il vertice

Pubblicato

il

Da

 

Recentemente — precisamente l’11 dicembre scorso — don Davide Pagliarani, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, è intervenuto all’Angelus Press Conference for Catholic Tradition, tenutosi a Kansas City, nello Stato del Missouri.

 

Il titolo dell’intervento del superiore della FFSPX, dedicato al tema della vaccinazione COVID-19,era «La Missione della Fraternità San Pio X».

 

Il primo estratto di questo intervento fatto notare in Italia dal sito di Gloria.tv., riportava però solo quattro minuti del discorso di don Pagliarani. 

 

La versione integrale dell’intervento, invece, è stata pubblicata dal canale YouTube in  inglese della San Pio X lo scorso 5 gennaio. 

 

 

 

Possiamo dunque dire, a rigor di logica, che non vi siano più dubbi: attraverso questo intervento, il Superiore della FSSPX pare esprimersi ufficialmente a nome di tutta la Fraternità stessa, e non più attraverso singoli sacerdoti o distretti quali, pur avendo già parlato di questo tema ricoprendo cariche importanti, potevano lasciare il velato dubbio che non rappresentassero il pensiero ufficiale e generale della Fraternità. 

 

Renovatio 21, avendo risposto a quasi tutti i passati pronunciamenti dei singoli sacerdoti e distretti della San Pio X, ad onor del vero anche con voci discordanti provenienti da sacerdoti della Fraternità stessa, sulla scorta di tutto quello che è già stato detto, chiarito e criticato nel commento ai singoli passaggi degli anzidetti pronunciamenti, non può fare a meno di soffermarsi un’ultima volta su quello che, finalmente, potremmo definire il pronunciamento finale. 

 

In realtà, basterebbe andarsi a leggere i commenti che i fedeli anglofoni (e non solo) hanno lasciato sotto al video di don Davide pubblicato, appunto, dal distretto inglese: in essi si respira tutto lo sgomento e lo scandalo arrecato ai fedeli, increduli dinanzi ad un discorso che pci appare privo di ogni dimensione verticale, privo di ogni considerazione morale la quale, per un cattolico — e a maggior ragione per un sacerdote che dovrebbe tutelare della salute delle anime —, dovrebbe valere come argomentazione primaria per orientare le proprie azioni verso un cammino di perfezione che porti a quella santità che ci viene chiesta da Dio stesso: «Sancti estote, quia ego sanctus sum Dominus Deus vester» (Lv. 19, 2).

 

«Padre Pagliarani — recita una dei tantissimi commenti al video — è una questione morale! Non solo una questione medico/politica!! La FSSPX dovrebbe dare risposte morali/etiche alla fede cattolica e opporsi a ciò che va contro la legge di Dio»

«Padre Pagliarani — recita una dei tantissimi commenti al video — è una questione morale! Non solo una questione medico/politica!! La FSSPX dovrebbe dare risposte morali/etiche alla fede cattolica e opporsi a ciò che va contro la legge di Dio».

 

La commentatrice si riferisce, ovviamente, alla questione morale legata alla produzione dei vaccini COVID-19 testati e sperimentati ricorrendo all’utilizzo di linee cellulari di feti abortiti, precisamente a HEK-293 (Human Embryonic Kidney, linea embrionale risalente al 1973 e dove «293» sta a «293» esperimento utile al raggiungimento della linea cellulare funzionale e completa, raggiungimento per il quale, è fuori da ogni dubbio, sono sicuramente stati utilizzate moltitudini di feti abortiti e squartati volontariamente).

 

La cosa che stupisce particolarmente, è che questo argomento morale, avente a che fare con il crimine dell’aborto, non viene giammai trattato dal Superiore italiano durante il suo discorso, ma esce solo quando, al termine di esso, nella parte dedicata alle domande, viene lui posto il quesito specifico. Quesito al quale — chiunque potrà poi udire con le proprie orecchie — non viene data una vera e propria risposta, se non un sommario invito alla prudenza nel giudizio, facendo di fatto riferimento ai singoli casi — ma da quando la morale cattolica può essere riferita esclusivamente al singolo caso senza avere una traccia che indichi la liceità o meno di una determinata azione o, in questo specifico caso, cooperazione? 

 

Don Pagliarani poi, a proposito della questione legata ai vaccini testati attraverso l’utilizzo di linee cellulari di feti abortiti che viene spolverata giusto nel finale, offre alcuni esempi che ci lasciano ancor più spiazzanti.

 

Uno di essi si riferisce alla possibilità di ricevere un trapianto di cornea proveniente da un uomo che è stato ucciso. È lecito o non è lecito? Don Pagliarani risponde che sì, è lecito.

 

A nostro avviso, invece, no: non è lecito, poiché ciò che è stato contaminato dall’omicidio non può lasciarci tranquilli moralmente ed eticamente, nemmeno se ciò non rappresentasse una cooperazione diretta con quella cattiva azione — oltre al fatto che trapiantare qualcosa facente parte del corpo di qualcun altro potrebbe non essere essere cosa gradita a Dio, che ordina tutto per un preciso motivo.

 

Il secondo esempio si riferisce ad uno Stato che, con i soldi altresì provenienti dalle tasse di un cattolico, costruisce successivamente una moschea. In questo caso, addirittura, il riferimento è ad una azione che: 1. non abbiamo la certezza che avvenga nello specifico con i nostri soldi; 2. è comunque un’azione che viene dopo, successiva, e per la quale non può esistere alcun grado di responsabilità poiché la precisa azione cattiva dello Stato non era dato conoscerla.

 

Il terzo esempio si riferisce alla possibilità o meno di mangiare carne di un animale che è stato offerto in sacrificio agli dèi pagani. Anche in questo caso, il reverendo risponde che sì, è lecito mangiarla. A nostro parere invece, oltre al fatto che risulta essere una possibilità e quindi un esempio quantomeno anacronistico se riferito ai giorni nostri, anche in questo caso, diciamo fermamente che no: se la cosa è risaputa, non è lecito mangiare di quella carne, che potrà peraltro essere facilmente sostituita da altra carne non sacrificata agli dèi o da altri alimenti non contaminati da un’azione cattiva. 

 

Tutto questo senza dimenticare che fino a quando qualcosa non è imposto con la forza, privandoci dunque della nostra libertà e della nostra responsabilità, nulla è obbligatorio e per tutto vi è una scelta, anche se essa, a maggior gloria di Dio, dovesse costarci la vita — e la vita dell’umile contadino austriaco Franz Jägerstätter, primo obiettore della storia militare, potrebbe fungere da esempio per tutti noi e per tanti sacerdoti del tempo presente. 

 

Non partire dal presupposto morale che alimenta e nutre la barbarie di questo vero e proprio cannibalismo biologico, o trattarlo con sufficienza, basterebbe già come elemento necessario per capire che qualsiasi discorso risulta inutile

Non partire dal presupposto morale che alimenta e nutre la barbarie di questo vero e proprio cannibalismo biologico, o trattarlo con sufficienza, basterebbe già come elemento necessario per capire che qualsiasi discorso risulta inutile, specie se la suddetta superficialità proviene dagli ambiti teoricamente più fedeli alla tradizione e, quindi — sempre teoricamente — alla morale cattolica. 

 

«Mons. Lefebvre si è espresso contro i mali minori ma lei non sta predicando contro i mali più gravi!» scrive ancora una fedele nella parte dedicata ai commenti del video della conferenza di don Pagliarani.

 

Tornando proprio alla conferenza del Superiore Generale della Fraternità San Pio X, e tralasciando la parte dedicata alle domande nella quale come già detto è stata solo sfiorato il tema morale della questione, si può facilmente intuire come di fatto il Superiore FSSPX incentri il discorso tutto sulla volontà di non prendere una precisa posizione su questo dibattito legato ai vaccini e a ciò che fa da contorno ad essi.

 

Tutti più o meno — a favore o contrari al vaccino — vengono messi sullo stesso piano motivando che tutte e due le controparti alla fine lottano per due obiettivi finali diversi, ma attraverso gli stessi presupposti e modalità che portano ai differenti scopi: la libertà individuale, i diritti umani in senso moderno  e l’autodeterminazione. 

 

Ciò che anche qui rimane inspiegabile, è come la FSSPX non riesca a capire che chi sta lottando contro questo sistema è invece totalmente disposto a rinunciare ad ogni tipo di libertà sociale e personale come intesa oggi, a costo di mantenere la propria dignità.

 

Padri e madri di famiglia, nonni e nonne, universitari, docenti, sanitari, lavoratori, gente comune e sicuramente di eterogenea estrazione (ma d’altronde, come si potrebbe mai pretendere o stupirsi che una cosa di portata mondiale non coinvolga l’eterogeneità dei diversi soggetti coinvolti? Come non rammentare di quando la Fraternità Sacerdotale San Pio X marciava contro l’aborto alla Marcia per la Vita di Roma insieme a mussulmani, buddisti, ebrei e cattolici delle più varie estrazioni moderniste?) che si sta opponendo all’imposizione di un marchio — quello del vaccino ma ancor più quello del green pass — privandosi di ogni finta «libertà» sociale individuale per difendere la vera Libertà, ovvero quella che appartiene ai figli di Dio e che viene dalla Verità. 

 

Ciò che anche qui rimane inspiegabile, è come la FSSPX non riesca a capire che chi sta lottando contro questo sistema è invece totalmente disposto a rinunciare ad ogni tipo di libertà sociale e personale come intesa oggi, a costo di mantenere la propria dignità

E come si può supporre che la Verità non sia dalla parte di coloro che si sporcano le mani resistendo a ciò che ci è inflitto nell’ora presente?

 

Ebbene, ai sacerdoti della Fraternità e a tutti coloro i quali pensano che la propria missione sia quella di non schierarsi né da una parte né dall’altra, basterebbe guardare ad un fatto teologico tanto evidente quanto semplice da capire: da circa un anno e mezzo siamo davanti ad uno dei più grandi peccati di idolatria che la storia recente abbia mai conosciuto.

 

Dio, il concetto di Salvezza e di salute sia in senso corporale che in senso spirituale, sono stati cancellati ovunque per lasciare spazio alla «nuova religione sanitaria» a cui tutti devono essere sottomessi per adorare il novello «salvatore»: il dio Vaccino che, non a caso, fu presentato in Italia proprio, osannato e paragonato anche in tante chiese al Bambino Gesù che viene a salvare il mondo. 

 

Dio, il concetto di Salvezza e di salute sia in senso corporale che in senso spirituale, sono stati cancellati ovunque per lasciare spazio alla «nuova religione sanitaria» a cui tutti devono essere sottomessi per adorare il novello «salvatore»: il dio Vaccino che, non a caso, fu presentato in Italia proprio, osannato e paragonato anche in tante chiese al Bambino Gesù che viene a salvare il mondo

Bene fa don Davide Pagliarani, durante il suo discorso in Missouri, a dire che da due anni non si parla di altro se non di COVID-19 e di vaccini, ma proprio a motivo di questo risulta inspiegabile come non riesca a vedere in questo il peccato di idolatria che getta grave scandalo sulle genti, sempre più dimentiche delle cose di Dio.

 

Chi poi, schierandosi contro tutto questo, ne parla e continua a parlarne, bisogna tenere presente che è costretto a trattarne a motivo di ciò che la sua resistenza gli costa a livello sociale, umano, professionale, economico e financo familiare. 

 

Deve difendersi da tutto questo, e quindi deve per forza parlarne organizzando la sua resistenza, anche a favore della collettività da una parte oppressa e da una parte totalmente obnubilata. Costui non può però essere paragonato a chi, in nome di — quelle sì — false libertà, con già tre dosi di vaccino in corpo e tutti i marchi verdi di questo mondo, continua a schiumare dalla bocca rabbia, odio, paure, follia. 

 

Il peccato di idolatria è fra i peccati più gravi insieme a quello dello scandalo che si arreca ai piccoli laddove un prodotto ed un’azione collegata al tremendo crimine dell’aborto diventa, appunto, di coinvolgimento pubblico mondiale. 

 

Ma a nessuno a quanto pare sembrerebbe importare nulla. 

 

Così come quasi nessuno, all’interno della Fraternità San Pio X — fatta eccezione di non pochi sacerdoti che si rendono conto, capiscono, ci danno ragione ma dovrebbero oramai schierarsi al di là di ciò che dicono le loro gerarchie — sembra aver capito che non è il vaccino che è nato per far fronte al COVID, quanto piuttosto il COVID che è nato per idolatrare mondialmente il vaccino — il «dio Vaccino».

 

Non prendere posizione in questo preciso momento storico equivale, invece, a prenderla

In conclusione: non prendere posizione in questo preciso momento storico equivale, invece, a prenderla.

 

Cercare di stare sopra le righe, facendo quelli superiori che stanno fra i «terzi» senza sporcarsi le mani come fanno i puristi, è ciò che di più sbagliato si possa compiere oggi, mentre i piccoli resistono soffrendo e pagando le sofferenze di un sistema ingiusto ed evidentemente contrario ad ogni Legge di Dio. 

 

«Scrivo con le mani legate, ma preferisco questa condizione al sapere incatenata la mia volontà. Non sono il carcere, le catene e nemmeno una condanna che possono far perdere la fede a qualcuno o privarlo della libertà. Perché Dio avrebbe dato a ciascuno di noi la ragione ed il libero arbitrio se bastava soltanto ubbidire ciecamente? O, ancora, se ciò che dicono alcuni è vero, e cioè che non tocca a Pietro e Paolo affermare se la guerra è giusta o ingiusta, che importa saper distinguere tra il bene ed il male?».

 

Queste parole sono state scritte da Franz Jägerstätter nel 1943, durante la sua prigionia che poi si trasformò in martirio. 

 

Nei suoi Esercizi spirituali, Sant’Ignazio di Loyola offre una delle meditazioni più importanti: quella detta dei «Due stendardi», che riassume la lotta nella storia fra Cristo e Satana, fra il Bene ed il Male, richiamando l’uomo all’ineludibile combattimento spirituale ed alla scelta fra lo stendardo di Cristo, «sommo capitano e Signore Nostro», e quello di Lucifero, «mortale nemico della natura umana», uno contro l’altro in un enorme campo di battaglia. 

 

Oggi più che mai è necessario schierarsi, capire da quale parte stare senza fingere di non sapere da quale parte debbono stare i figli di Dio, e da quale parte rischiano di incanalarsi tutti coloro i quali, idolatrando tutto ciò che vuole sostituirsi a Dio, finiscono per rendersi schiavi delle élite globaliste, dei voleri della massoneria e di tutti i poteri anticristiani aventi come unico e finale obiettivo la distruzione dell’essere umano in ogni sua forma — sociale, umana, etica, biologica e, soprattutto, spirituale in qualità di essere creato ad immagine e somiglianza di Dio stesso. 

 

Franz Jägerstätter decise da quale parte stare dall’inizio alla fine della sua obiezione di coscienza, pagata con il sacrificio della vita in odio alla sua Fede. Decise di non cooperare in alcun modo — né diretto né remotamente indiretto — con il Terzo Reich, che l’umile terziario francescano austriaco riteneva un male assoluto in quanto ingiusto, anticristiano e pagano. 

 

Tutti — a parte la sua amata moglie e il suo parroco, ma solo alla fine — sacerdoti e vescovi compresi, gli dissero che sarebbe bastata una sua adesione esterna ad arruolarsi anche senza combattere, solamente indossando la divisa e senza andare al fronte, continuando a rifiutare e a condannare comunque l’origine, la natura e la missione della Germania nazionalsocialista. 

 

«D’altronde è soltanto un “sì” esterno, caro Franz, che potrebbe salvare la tua vita risparmiando sofferenze e indigenze alla tua famiglia. Non è una cooperazione diretta a questo male» gli dicevano. 

 

Il contadino austriaco, conscio della salita alla santità alla quale tutti, nessuno escluso, siamo chiamati, mirò a quella perfezione che piace e che vuole Dio da noi. 

 

«Poiché nessuno può garantirmi che nell’esercito non metterei in pericolo la mia anima, non posso cambiare la mia decisione, che Lei già conosce…», scrisse al suo parroco uno degli ultimi giorni della sua vita terrena. 

 

A noi la scelta: se vivere come farisei che ogni volta si chiedono cosa sia lecito o meno fare quando si ha a che fare con qualcosa che si è servito di un Male per giungere all’obiettivo finale o se, come Franz, seguendo la retta coscienza volta a Dio, decidere di rimanere fermi e intransigenti quando non esserlo vorrebbe dire ledere Verità, Giustizia e Carità. 

 

 

Cristiano Lugli 

 

 

Continua a leggere

Immigrazione

Chi sta aggredendo gli studenti della Bocconi al parco?

Pubblicato

il

Da

 

 

Una notizia davvero disturbante è stata diffusa dai giornali negli ultimi giorni.

 

L’Università Bocconi, ateneo privato tra i più prestigiosi d’Europa, ha deciso di istituire un servizio di accompagnamento per gli studenti dalle aule alle residenze universitarie.

 

L’inedita decisione è stata presa a seguito di un crescente numero di aggressioni verificatesi al vicino parco Ravizza.

 

«Nonostante le segnalazioni e le denunce di questi episodi, anche di recente, non sono arrivate risposte efficaci dal Comune di Milano, per cui abbiamo chiesto all’ateneo di intervenire e per fortuna ci è venuto incontro» ha dichiarato il capogruppo di B.Lab-Unilab Network, realtà studentesca interna alla Bocconi.

 

Il servizio di scorta è già attivo da questi giorni, da lunedì al sabato dalle 18 alle 00:30, con partenza ogni 30 minuti dalla panchina rossa di via Gobbi 5. Vi è impegnato personale dell’Università, che scorterà studenti e studentesse ai loro alloggi nelle residenze Spadolini, Dubini e Isonzo.

 

L’idea, il linguaggio in cui è espressa (scorte, coordinate pedonali espresse in panchina) è piuttosto allarmante. Che razza di situazione si è creata?

 

Si tratta certamente di un fenomeno in completa controtendenza con la narrazione della Milano del sindaco Sala, appena rieletto: una città sicura, accogliente, avanzatissima, di cui i sinceri democratici (ma anche i residui dei centri sociali finiti a fare i pubblicitari, a meno che non avessero già dietro i soldi del papi) sono fieri fino a scoppiare – e questo nonostante la tragedia delle ragazze violentate dal branco di capodanno in piazza Duomo.

 

Tuttavia, riteniamo che la notizia, data un po’ ovunque, sia, come dire, monca. Sia manchevole di qualcosa.

 

Leggiamo i titoli.

 

«Milano, Bocconi: troppe aggressioni (di sera) al parco Ravizza, studenti accompagnati a casa» (Il Corriere della Sera)

 

«Milano, gli studenti della Bocconi denunciano aggressioni al parco Ravizza» (Il Fatto Quotidiano)

 

«Troppe aggressioni al Parco Ravizza: 6 denunce in due mesi. Servizio di accompagnamento per gli studenti Bocconi» (La Repubblica)

 

«Milano, il parco Ravizza è pericoloso: universitarie sotto scorta dalle 18» (Il Giorno)

 

Manca qualcosa, ribadiamo: manca il chi. Da chi sono aggrediti gli studenti e (magari soprattutto) le studentesse?

 

Manca qualcosa, ribadiamo: manca il chi. Da chi sono aggrediti gli studenti e (magari soprattutto) le studentesse?

Invano potete leggere tutti questi articoli e trovare questa fondamentale informazione. Insomma: se questo è un fenomeno reiterato nei mesi, gli aggressori dovrebbero essere, per lo meno tipologicamente, identificabili. Chi si nasconde nel vicino parco Ravizza – un tempo tranquillo paradiso della socializzazione via cane o via jogging – al punto dal renderlo invivibile, minaccioso, violento?

 

Leggendo i giornali nazionali questa informazione non salta fuori. Così come non è chiaro un altro punto che per il giornalismo dovrebbe essere fondamentale: perché. Perché le continue aggressioni agli studenti della Bocconi? Qual è il movente? Si tratta di un gruppo di bocciati di Economia? Studenti rivali di un altro grande ateneo privato meneghino? Ex elettori del partito Scelta Civica delusi dal presidente dell’Università Mario Monti? Uno non sa davvero cosa pensare.

 

Non ti dicono il soggetto del presunto crimine, figurati se giornaloni e giornalini ti raccontano il motivo delle sue azioni.

 

Così come non è chiaro un altro punto che per il giornalismo dovrebbe essere fondamentale: perché. Perché le continue aggressioni agli studenti della Bocconi? Qual è il movente?

Del resto, ci possono dire, la notizia mica è sulle aggressioni, ma sul servizio di scorta «pedibus» (sic) per gli studenti, descritto da tutti i giornali nello stesso orario, come sopra: orari, luoghi, etc. In pratica, vi stanno dicendo: guardate il dito, mica la luna. Come all’idiota nel proverbio cinese.

 

Così, tocca di vedere che Il Giornale osa invece titolare in altro modo: «La Bocconi costretta a “scortare” i suoi studenti: troppe aggressioni nel parco degli extracomunitari».

 

Qui il soggetto c’è. Il chi è bello evidente.

 

In pratica, vi stanno dicendo: guardate il dito, mica la luna. Come all’idiota nel proverbio cinese

Il quotidiano della famiglia Berlusconi riporta quindi il commento di Silvia Sardone, consigliere comunale della Lega:

 

«I fallimenti della sinistra buonista e accogliente solo a parole sono più evidenti che mai. Parco Ravizza è diventato negli ultimi anni l’ennesimo fortino d’illegalità, un’area verde requisita da extracomunitari e balordi così come tante altre in città. Gli studenti avevano più volte segnalato aggressioni e criticità ma da Palazzo Marino nessuna risposta».

 

Nell’articolo sul sito de Il Giornale la parola «extracomunitari» è messa in neretto.

 

Non siamo sicuri che il titolo del quotidiano che fu di Indro Montanelli sia a prova di Carta di Roma – cioè sia lecito giornalisticamente.

 

Per chi non lo sapesse, la Carta di Roma, è il «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» oggi parte integrante del «Testo unico dei doveri del giornalista», e implementata sulla popolazione dei gazzettieri con corsi deontologici obbligatori.

 

In tali corsi è spiegato, ad esempio che, come scrivono le linee guida della Carta di Roma bisogna «evitare l’utilizzo di parole stigmatizzanti. La parola “clandestino” è tornata sui titoli di prima pagina. Opportunamente Carta di Roma ha osservato che “Il termine clandestino è una delle colonne portanti dei discorsi di odio, dell’hate speech; è uno strumento della cattiva politica, un termine usato dalla propaganda della paura per dare un nome al “nemico”, e quindi per questo va cancellato dal linguaggio giornalistico, perché produce una percezione distorta del fenomeno migratorio”».

 

Ancora un’esempio tratto dalle linee guida consultabili sul sito della Carta di Roma: «titolare un articolo “Boom di reati degli stranieri”, omettendo di dire che i dati riportati si riferiscono ai reati denunciati (e non a quelli commessi che sono molti di più), di cui si conoscono gli autori (che costituiscono una percentuale minima dei reati denunciati e commessi), non è corretto. L’utilizzo di un lessico enfatico (boom) e una narrazione non corretta dei dati disponibili hanno l’effetto di produrre e alimentare stigmatizzazioni».

 

Quindi, «è necessario ribadire che la provenienza o l’appartenenza culturale di una persona vanno specificate solo quando è strettamente necessario al fine della comprensione della notizia». Titolare scrivendo la provenienza etnica di un aggressore, in quest’ottica, è sbagliato.

 

L’associazione Carta di Roma è un ente nato nel 2011 per attuale tale «protocollo deontologico per una informazione corretta sull’immigrazioni». La pagina internet «Chi siamo» nel 2018 riportava il supporto del UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), dell’Otto per Mille Chiesa Valdese e di Open Society Foundation, il sistema di fondazioni di George Soros. La stessa pagina oggi non vede più inserito il logo dell’ente di Soros, sostituito da quello dell’UNAR.

 

«Evitare di “etnicizzare” le notizie non significa censurare certe informazioni?» si domandano le linee guida della Carta. «Non si chiede di censurare informazioni, ma di selezionare, tra le varie caratteristiche proprie di una persona, solo quelle veramente pertinenti a capire cosa è successo».

 

Ecco, nel caso del parco possiamo dire con certezza che, al di là dei censurabili virgolettati del consigliere leghista riportati dal Giornale berlusconiano, non abbiamo compressione di cosa sia successo. Davvero, non abbiamo capito niente.

 

Chi attacca gli studenti (e le studentesse) della Bocconi nel parco Ravizza?

 

Perché?

 

Mistero insondabile della Milano odierna. La Milano di Beppe Sala, del COVID che ha svuotato negozi e ristoranti, delle violenze di gruppo in Piazza Duomo, dei funerali in chiesa ai suicidi assistiti, del quartiere ipermoderno di Porta Nuova comprato dal Qatar, di Chiara Ferragni, delle proteste pandemiche cancellate da una repressione massiva.

 

Come sempre, Renovatio 21 chiede umilmente a chi ne sa di più di scriverci due righe per spiegarci. Ricordando che per i messaggi privati le linee guida deontologiche non valgono.

 

Per il momento.

 

 

 

 

Immagine di Marcuscalabresus via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)

Continua a leggere

Pensiero

Messaggio di Mons. Carlo Maria Viganò ai partecipanti della manifestazione del 15 Gennaio a Roma

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 pubblica questo messaggio di Mons. Carlo Maria Viganò in occasione della manifestazione del 15 Gennaio a Roma.

 

 

Sia lodato Gesù Cristo.

 

Cari fratelli e sorelle,

 

permettetemi di rivolgermi a voi tutti come Pastore che ha a cuore anzitutto la salvezza delle anime.

 

Le mie parole sono per ciascuno di voi: per chi ha la grazia di essere Cristiano e per chi ancora è lontano da Dio; per chi ha compreso la dimensione spirituale di questa battaglia e per chi crede che si tratti solo di un attentato alle libertà civili; per chi è consapevole della matrice anticristica di quanto avviene e per chi è esasperato dalle assurde restrizioni imposte dai governi asserviti al Great Reset

 

Questa battaglia non può e non deve esaurirsi in una rivendicazione di diritti e di libertà, prescindendo dalla Verità e dalla Giustizia. Come ho già detto in altre occasioni, la libertà è tale solo se si compie nei limiti del Bene

La vostra protesta si unisce a quella di milioni di altre persone. Una protesta coraggiosa che parte dalla condivisione di alcuni principi fondamentali quali il diritto alle libertà naturali, alla scelta consapevole delle cure e al rispetto delle proprie convinzioni in materia sanitaria e civile. Se saprete manifestare con fermezza e pacificamente per difendere i vostri diritti inalienabili, questo giorno potrà essere ricordato quando tutto questo sarà finito. Vi esorto quindi a non cedere alle provocazioni di chi non aspetta che di reprimere il vostro dissenso con la forza. 

 

 

Questa battaglia non può e non deve esaurirsi in una rivendicazione di diritti e di libertà, prescindendo dalla Verità e dalla Giustizia. Come ho già detto in altre occasioni, la libertà è tale solo se si compie nei limiti del Bene.

 

Chi oggi vi discrimina, chi vi impedisce di lavorare, di andare  a scuola, di viaggiare e di entrare nei ristoranti e nei negozi è lo stesso che vi dice da decenni che siete «liberi» di offendere Dio, di infrangere i Suoi Comandamenti, di divorziare, di uccidere i bambini nel ventre materno, gli anziani e i malati nel letto d’ospedale; che siete «liberi» di decidere quando vivere e quando morire, di stabilire cosa è giusto e cosa è sbagliato; che potete rinnegare il vostro passato, la civiltà cristiana, la vostra identità di Cattolici e di Italiani. Purché tutto questo risponda all’ideologia di morte, di peccato e di vizio che ispira il loro agire. 

 

Se credete di potervi liberare dalle catene di questa tirannide con le vostre sole forze, vi sbagliate: perché è proprio nel mettere da parte il Signore che vi condannate al fallimento di ogni vostra azione, anche lodevole

Ma questa non è libertà! La libertà a cui dovete aspirare, cari fratelli e sorelle, si fonda in Nostro Signore Gesù Cristo, che ha detto: «La verità vi farà liberi» (Gv 8, 32), riferendosi a Sé stesso, « Via, Verità e Vita» (Gv 14, 6). 

 

Ritornate a Dio! FateLo regnare anzitutto nei vostri cuori, conservandovi nella Sua grazia tramite la preghiera e i Sacramenti.

 

FateLo regnare nelle vostre famiglie, dove la fedeltà degli sposi, l’educazione dei figli, la cura degli anziani e dei deboli costituisce una difesa formidabile contro chi vuole distruggere il tessuto sociale.

 

FateLo regnare nella società civile, conformando le leggi dello Stato alla Legge di Dio, ad iniziare dal rispetto della sacralità della vita e del bene comune.

 

FateLo regnare nelle aule dei tribunali, nella scuola, nell’università, nel posto di lavoro, nelle corsie degli ospedali.

 

Non sarà la Costituzione, né la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo a salvarvi, ma la Fede. Quella Fede che ha reso grande l’Europa, che ha edificato la civiltà cristiana, che ha fatto fiorire le arti e le scienze.

Se credete di potervi liberare dalle catene di questa tirannide con le vostre sole forze, vi sbagliate: perché è proprio nel mettere da parte il Signore che vi condannate al fallimento di ogni vostra azione, anche lodevole.

 

Abbiate invece il coraggio di rivendicare con fierezza la vostra identità, di testimoniare la vostra Fede, di far valere i vostri diritti di Cristiani.

 

E soprattutto, cari fratelli e sorelle, abbiate il coraggio di porvi sotto la protezione di Gesù Cristo: «Io ho vinto il mondo» (Gv 16, 33), ha detto il Signore. Se la vostra battaglia spirituale sarà sotto le insegne di Cristo Re, la vittoria è sicura, e i servi di questa dittatura infernale si ritireranno, perché Satana non può vincere Colui che con il Suo Sacrificio ha distrutto il suo potere, e Colei che per decreto divino gli schiaccerà il capo.

 

Vi prego, vi imploro: stringetevi sotto la Croce di Cristo, e ponetevi tutti sotto il manto della Vergine Santissima.

 

Non sarà la Costituzione, né la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo a salvarvi, ma la Fede. Quella Fede che ha reso grande l’Europa, che ha edificato la civiltà cristiana, che ha fatto fiorire le arti e le scienze. Quella Fede che ci porta a tendere la mano al povero, a dare conforto al malato e al moribondo, a rinsaldare nella Carità quei vincoli di fratellanza che oggi vediamo distrutti e negati da un’ideologia che tutto ammette, tutto tollera, fuorché il Bene. 

 

Rivolgo un appello anche a chi inizia a riconoscere gli inganni e le menzogne che da due anni denunciamo: abbiate un sussulto di orgoglio, un moto di onestà e di onore!

 

Quando l’autorità cospira contro la Nazione e abusa del proprio potere contro i cittadini, la disobbedienza civile e l’obiezione di coscienza sono doverose

Voi medici e paramedici, non rimanete in silenzio dinanzi a quanto accade negli ospedali, in violazione al giuramento che avete prestato.

 

Voi magistrati e forze dell’ordine, non rendetevi complici di traditori e corrotti che obbediscono all’oligarchia globalista per distruggere la Nazione e rendere schiavi i cittadini.

 

Voi politici e rappresentanti delle istituzioni, denunciate le intromissioni di poteri che nessuno ha eletto e che cospirano contro i popoli.

 

Voi giornalisti, difendete la verità e non siate conniventi con un potere che si fonda sulla menzogna e sul crimine.

 

Voi negozianti, ristoratori, esercenti: aprite i vostri negozi e le vostre botteghe e smettetela di assecondare il delirio di un’autorità che si legittima solo con l’uso della forza e dell’intimidazione.

 

Ciascuno di voi, oggi, in questa piazza e in tutta Italia, ritrovi quell’umanità che è stata compromessa da questi mesi di follia collettiva

E voi sacerdoti, parroci e Vescovi, sempre pronti ad accogliere immigrati e clandestini: ricordatevi che il Signore ha ordinato di amare il nostro prossimo, ossia colui che ci è più vicino: non assecondate la narrazione pandemica, non chiudete le vostre chiese ai fedeli, e soprattutto ricordatevi che è Nostro Signore Gesù Cristo che salva, non un siero sperimentale prodotto con feti abortivi! 

 

Ciascuno di voi, oggi, in questa piazza e in tutta Italia, ritrovi quell’umanità che è stata compromessa da questi mesi di follia collettiva.

 

Cessino le discriminazioni, e con esse l’odiosa emarginazione dei sani, la ghettizzazione dei dissenzienti, la criminalizzazione di chi fino a ieri era nostro fratello e che oggi si trova privato del lavoro e dei mezzi di sussistenza.

 

Usciamo da questo delirio, nel nome di Dio! 

 

Quando l’autorità cospira contro la Nazione e abusa del proprio potere contro i cittadini, la disobbedienza civile e l’obiezione di coscienza sono doverose.

 

I vostri figli vi ringrazieranno per quanto fate, a condizione che la vostra azione sia illuminata dalla Fede e infiammata dalla Carità

I vostri figli vi ringrazieranno per quanto fate, a condizione che la vostra azione sia illuminata dalla Fede e infiammata dalla Carità. Se volete solo tornare ad essere liberi di offendere Dio e di infrangere la Sua Legge, non uscirete mai da questa infernale distopia. 

 

Quando chiediamo al Signore «dacci oggi il nostro pane quotidiano», prima di queste richieste materiali diciamo: «venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà». Perché solo dove Cristo regna vi è la giustizia, la pace, la concordia, la prosperità. 

 

Ecco perché vi invito a recitare tutti insieme, con Fede e con filiale fiducia nell’aiuto di Dio, la preghiera che il Signore ci ha insegnato: Padre nostro…

 

 

 Carlo Maria Viganò

Arcivescovo

 

15 Gennaio 2022

 

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari