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Misteri

Trovato un secondo neonato morto nel giardino della villetta: cosa sta accadendo?

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Essendo che, come sa il lettore, Renovatio 21 si è occupata a lungo del tema dei neonati trovati morti in giro per il territorio, magari misteriosamente disposti in barattoli interrati, la notizia ci ha fatto sobbalzare dalla sedia.

 

Vi avevamo parlato del caso di Traversetolo, provincia di Parma: un neonato trovato morto nel giardino di una villetta, e nessuna idea di come il piccolo fosse finito lì.

 

Ora, colpo di scena, pare che nello stesso luogo sia stato trovato durante gli scavi ordinati dalle autorità anche un altro bambino morto, seppellito almeno un anno fa. Di lì, siamo piombati in un vortice di ipotesi agghiaccianti: due bimbi morti depositati nello stesso punto potevano far pensare a qualcosa di indicibile.

 

Ora la faccenda prende contorni più chiari. I giornali ora alludono al fatto che i due bambini (il secondo senza ancora certezze da parte degli inquirenti) avrebbero la stessa madre, una 22enne della zona.

 

Ribadiamo tuttavia che le domande restano: cosa che pare anche per i giornali mainstream, anche se non sappiamo per quanto ancora.

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La protagonista «insospettabile per l’impegno all’università, il lavoro da babysitter e il volontariato in parrocchia», scrive Il Corriere Adriatico «avrebbe tenuto segrete due gravidanze, uccidendo i figli e seppellendoli in giardino. Tutto senza che nessuno sapesse nulla: né la famiglia, né il fidanzato. Come è stato possibile?»

 

Si parla quindi di un «doppio infanticidio che pesa sulla ragazza» e di un «parto indotto il 7 agosto» dove «i primi esami hanno stabilito che il piccolo ha respirato, dunque è nato vivo».

 

«Era partita il giorno dopo il parto, quello in cui la nonna, attirata dal cane che stava scavando in giardino, aveva ritrovato il corpo del bimbo, di almeno 40 settimane, ormai senza vita, avvolto in un telo e nascosto in una buca» scrive il Corriere della Sera. La donna all’inizio lo aveva scambiato per un animale e aveva chiamato il vicino di casa che poi aveva dato l’allarme ai carabinieri.

 

 

«Sui resti del secondo corpicino, trovato successivamente ma risalente ad almeno un anno fa, sono in corso accertamenti, verosimilmente a partire dall’esame del DNA» per stabilire se anche il piccolo sia figlio della ragazza e del suo ragazzo, il padre del piccolo trovato il 9 agosto, continua il Corriere Adriatico.

 

«Si sta cercando di capire come sia stato possibile che gravidanza e dramma siano passati inosservati in una comunità così piccola, e “attenta”, addirittura per due volte secondo l’ipotesi peggiore. E infine il perché, le motivazioni di una ragazza all’apparenza ben inserita, “sana”, che non viveva emarginata o in una situazione di degrado» continua Il Corriere Adriatico.

 

Nel frattempo, siti e giornali hanno già sparato fin nel titolo nome e cognome della presunta protagonista, pubblicando anche immagini verosimilmente tratte dai social, talvolta con il pudore di pixellarle il volto, talvolta no.

 

Il giorno 16 settembre la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma è uscita con un comunicato, in cui innanzitutto interveniva sul dibattito in corso riguardo al caso, scrivendo del rispetto dovuto a quelle che dovrebbero essere due colonne portanti del nostro sistema giuridico, ossia il segreto di indagine e la presunzione di innocenza. Nel testo è infine comunicato che «vi è stata l’apertura di un fascicolo per possibile violazione del segreto di indagine in relazione alla propalazione della relativa notizia, che rischia di incidere sulle acquisizioni investigative in corso».

 

Tuttavia il procuratore della Repubblica Alfonso D’Avino mette nel comunicato anche qualche informazione in merito al caso stesso. Si tratta di un elenco di vari punti, a volte sorprendenti.

 

«In primo luogo, in ordine al neonato rinvenuto morto in data 9.8.2024, può ritenersi accertata, allo stato degli atti, l’estraneità dei genitori della ragazza, madre del neonato».

 

«In secondo luogo, in ordine allo stesso episodio, può ritenersi ugualmente accertata, sempre allo stato degli atti, l’estraneità del papà del neonato».

 

«In terzo luogo, nessuno – all’infuori della ragazza — era a conoscenza della gravidanza: né familiari, né padre del bambino, né amiche/amici».

 

«In quarto luogo, la gravidanza non è stata seguita da alcuna figura professionale (ginecologo, medico di famiglia, etc.)».

 

«In quinto luogo, il parto è avvenuto nella casa familiare, al di fuori di contesti ospedalieri o sanitari in generale».

 

«In sesto luogo, il parto è avvenuto in solitudine, senza la collaborazione né la presenza di nessuno, al di fuori della ragazza».

 

«In settimo luogo, per quanto riguarda la notizia di un secondo rinvenimento, essa va ritenuta veritiera ma, sul punto, vanno svolti tutti gli accertamenti del caso (soprattutto di natura tecnica medico-legale) per delineare gli esatti contorni della vicenda stessa, anche di carattere temporale».

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Vi è quindi da rilevare che, nonostante l’incredulità di alcuni (come la madre del fidanzato), la ragazza avrebbe agito completamente sola, all’insaputa di chiunque nella sua cerchia più stretta, senza la minima assistenza.

 

Inoltre, la nota dice che l’autorità non aveva ancora stabilito se il secondo cadavere di neonato ritrovato è da ricollegarsi alla ragazza. Tuttavia, poche ore fa i giornali hanno battuto la notizia che la giovane avrebbe confessato il duplice infanticidio.

 

«La ragazza di 22 anni già indagata per aver assassinato il bambino partorito il 7 agosto, è stata nuovamente interrogata e a quel punto avrebbe ammesso di aver ucciso anche il suo primo figlio, partorito circa un anno fa» scrive Il Resto del Carlino.

 

Apprendiamo dunque che la «la 22enne resta ancora a piede libero: sembra infatti che, nelle scorse settimane, il Gip abbia respinto la richiesta di misure cautelari nei confronti della ragazza da parte della Procura di Parma, non ravvisando in quella fase, esigenze cautelari».

 

«Infatti, secondo il GIP – continua il quotidiano – la ragazza non poteva reiterare il reato, non è socialmente pericolosa, né può inquinare le prove. Non si ravvede nemmeno il pericolo di fuga: dopo aver partorito il 7 agosto ed ucciso il bimbo, è partita con la famiglia per gli Stati Uniti in vacanza ed è ritornata regolarmente in Italia nonostante l’inchiesta fosse già stata avviata».

 

La ragazza sarebbe «quindi attualmente indagata a piede libero per omicidio premeditato e occultamento di cadavere».

 

Si pongono ora le domande sul contesto di questa storia indicibile.

 

La questione più sorprendente rimane quella per cui la giovane avrebbe potuto dissimulare fisicamente il pancione. Cosa che a molti pare impossibile. Non risulta, da quello che si è potuto vedere, che si tratti di una persona obesa, cioè un caso dove, sappiamo dalle cronache, è possibile di occultamento di gravidanza.

 

Vi sarebbero inoltre testimonianze, come quella della madre del padre del bambino, che sostiene di averla vista con la pancia scoperta, classico look estivo delle sue coetanee. «Com’è possibile non essersi resi conto che lei era incinta? Le assicuro che non era possibile, ha girato tutta l’estate con la pancia scoperta» ha detto la donna all’ANSA.

 

Sulla stampa scrivono che avrebbe digiunato, ma ci si chiede quanto il digiuno possa ridurre la pancia. Soprattutto, un digiuno così significativo, è difficile non farlo notare: i famigliari, gli amici, vedono che la persona non mangia, si preoccupano, cominciano a paventare l’anoressia… Anche questo è un punto da chiarire.

 

Così come la ragazza possa aver partorito in casa totalmente sola. Caso effettivamente possibile, ma rarissimo.

 

A queste domande, si spera, verranno trovate delle risposte dalle indagini.

 

Poi vi sono mille altre domande che sorgono a chiunque ponga la mente per qualche minuto su questa vicenda terrificante.

 

Perché la ragazza non ha abortito, visto che in Italia il feticidio è libero e gratuito (pagato dal contribuente)? Da maggiorenne, sia questa vola che l’altra, non aveva la possibilità di farlo anche subito, senza dover dire niente a nessuno? Poco fa Repubblica scrive che il consultorio del paesino dichiara che la donna «non ha fatto accesso nelle nostre strutture». In pratica, non aveva nemmeno iniziato a pensarci concretamente – anche se è riportato che avrebbe cercato su Google «come abortire il secondo figlio».

 

Vedremo adesso se l’opinione pubblica finirà ad affrontare il paradosso: se il bambino lo uccideva prima, con l’aiuto dello Stato, la ragazza non sarebbe stata accusata di omicidio. Se il feto abortito finiva, invece che nel giardino di casa, tra i rifiuti ospedalieri, non ci sarebbe stata l’accusa di occultamento di cadavere. Il bambino è lo stesso, ricordiamo. Tuttavia, poche settimane, per lo Stato moderno, fanno la differenza, tra la vita e la morte, tra il «diritto» e la galera.

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E ancora, interrogativo abissale che qualcuno si pone: visto che se ne è trovato un secondo, di cui sempre non si sospettava nulla, è possibile che bambini siano di più?

 

Poi, c’è la questione psicologica: come è fatto davvero l’animo di una persona che partorisce suoi figli, lo seppellisce e poi parte per le ferie? È un caso particolare? Oppure, pensano le persone più agé, dobbiamo pensare che si tratta di una moralità nuova delle nuove generazioni?

 

Qualcosa, da qualche parte, non torna ancora del tutto.

 

I giornali, che a parte la rivelazione di nome e fotografia («sbatti il mostro in prima pagina», si dice), sono stati per lo più «delicati», ora hanno iniziato con gli articoli dello stupore: «Poche ore dopo il delitto la madre è andata all’aperitivo. Lo sgomento dei vicini: «Era la baby sitter più referenziata» scrive La Stampa. «Studentessa di giurisprudenza, attiva nel volontariato, sportiva e baby-sitter stimata»

 

È un quadro che conosciamo bene, quello dell’insospettabile, quello del virgolettato della porta accanto stile «salutava sempre». È parte di un processo di mostrificazione che abbiamo visto mille volte. La serie è quella della «doppia vita», e la conosciamo tutti: immediatamente, l’incongruo viene rubricato dal cervello in un cassetto sicuro.

 

La narrazione, insomma, ora vira completamente verso un’unica colpevole, sola, e il mistero della sua anima.

 

Ma siamo completamente sicuri che non ci sia dell’altro?

 

Nella quantità di storie di neonati morti trovati in giro per l’Italia – nei cassonetti, per strada, nei porti, negli stagni, nelle università, oppure misteriosamente imbarattolati e sepolti, o ancora finiti di bidoni da smaltire – manche sempre l’inizio: come è venuto al mondo quel bambino? Chi è la madre? Perché?

 

Visto il numero immenso, è impossibile per noi pensare che in tutti quei casi ci sia dietro una storia come questa, eppure ci stanno dicendo che invece, sì, è possibile, magari le cose vanno semplicemente così – c’è una ragazza capace di nascondere al mondo la gravidanza per nove mesi, che poi si libera del bambino prima di andare in vacanza.

 

Riconosciamo che si tratta, rispetto ad altre idee oscure che vengono in mente sull’origine della montagna di bimbi morti, di una spiegazione tranquillizzante.

 

E forse il punto è proprio questo: la dissonanza cognitiva dei feti morti trovati ovunque sta per finire? Chi lo vuole?

 

Ancora domande, al momento non abbiamo altro. Le più tremende, comunque, al momento ce le teniamo per noi.

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Aumento record degli avvistamenti UFO in Germania

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Secondo il Central Research Network for Extraordinary Celestial Phenomena (CENAP), la più grande rete privata tedesca dedicata alla segnalazione e all’indagine sugli UFO, si è registrato un netto aumento delle segnalazioni di avvistamenti UFO, fenomeno che in gergo ufologico viene definito flap.   Tale incremento coincide con la diffusione da parte del Pentagono di documenti declassificati riguardanti fenomeni ritenuti potenzialmente collegati ad attività extraterrestri.   Il direttore Hansjuergen Koehler ha dichiarato che il CENAP non ha mai ricevuto un numero così elevato di segnalazioni di fenomeni anomali non identificati – la denominazione ufficiale degli UFO – come quello attuale.   «Riceviamo tra le tre e le sei segnalazioni al giorno», ha affermato in un’intervista concessa domenica a Euronews. Entro agosto 2026 lui e il suo team avevano esaminato circa 14.000 segnalazioni di avvistamenti, senza tuttavia precisare l’arco temporale di riferimento.

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Il Koehler non ha escluso che «ci sia vita là fuori», ma ha dichiarato di mantenere uno scetticismo sulla stragrande maggioranza degli avvistamenti, osservando che la quasi totalità si rivela essere costituita da aerei, stadi di razzi, satelliti, meteore, pianeti, palloni aerostatici o addirittura laser visibili a chilometri di distanza. Alcuni casi restano irrisolti perché gli investigatori non dispongono di elementi fondamentali, come video ad alta risoluzione.   Il Koehler ha comunque precisato che «inspiegabile» non equivale necessariamente a «extraterrestre», e ha consigliato agli aspiranti cacciatori di UFO di utilizzare le app di astronomia gratuite, in grado di identificare i corpi celesti semplicemente puntando un telefono verso il cielo.   Il dibattito sui fenomeni extraterrestri ha guadagnato nuovo slancio dopo la pubblicazione da parte del Pentagono di materiale in precedenza secretato relativo a presunti avvistamenti alieni. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato la divulgazione a febbraio, dopo che l’ex presidente Barack Obama aveva dichiarato in un’intervista podcast che gli alieni erano «reali».   Trump aveva accusato Obama di aver rivelato indebitamente informazioni secretate e si era impegnato a desecretare i documenti. L’operazione di divulgazione è iniziata a maggio con circa 160 documenti, cui sono seguiti altri quattro lotti di filmati e testimonianze.   Venerdì il Pentagono ha reso pubblico il quinto lotto di documenti. I 41 file comprendono più di una dozzina di video, tre immagini e circa 20 documenti PDF che illustrano avvistamenti dal Medio Oriente all’Oceano Pacifico. I documenti provengono dal Pentagono, dall’FBI, dalla CIA, dal Dipartimento di Stato e dall’Ufficio esecutivo del Presidente, e coprono il periodo dal 1953 fino all’anno in corso.   Gran parte del materiale diffuso consiste in filmati sgranati di oggetti non identificati, tra cui apparenti sfere luminose e luci, ripresi da sensori e telecamere militari. Sei video documentano un incontro avvenuto nel settembre 2021 tra forze speciali a bordo di un aereo da combattimento AC-130J sul Golfo dell’Oman.   Un altro filmato, registrato quest’anno da un «agente speciale del governo statunitense» nella parte occidentale degli Stati Uniti, mostra due aree «nerastre e incandescenti» in lento movimento nelle immagini a infrarossi. Il lotto include inoltre otto moduli di intervista ai testimoni dell’FBI (FBI 302) accompagnati da ricostruzioni artistiche degli oggetti segnalati.   Nonostante l’aumento della documentazione disponibile, i funzionari statunitensi continuano a sostenere che non esistano prove certe di vita extraterrestre, di tecnologia aliena o di insabbiamenti governativi. Molti avvistamenti trovano spiegazioni chiaramente terrestri, dalle distorsioni a infrarossi e dalle tracce termiche degli aerei ai voli di prova classificati. Nel presentare l’ultima pubblicazione, il portavoce del Pentagono Sean Parnell ha dichiarato che altri documenti saranno resi noti «progressivamente».   A febbraio, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ordinato al dipartimento della Guerra di divulgare «ogni singola informazione» relativa agli UAP (Unidentified Aerial Phenomenon, «fenomeni aerei indentificati», o, più di recente, «fenomeni anomali indentificati»). L’ordine è emerso in un clima di rinnovato interesse pubblico per la tematica, che comprendeva anche i commenti dell’ex presidente Barack Obama sulla possibilità di vita extraterrestre.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha dichiarato che scoprirà insieme al pubblico americano se il suo dipartimento possiede documenti che dimostrano l’esistenza degli alieni. Nel frattempo Trump ha ripetutamente dichiarato che avrebbe desecretato i file UFO, l’ultima volta mesi fa.

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Secondo il deputato statunitense Tim Burchett, che cita fonti governative anonime, gli alieni avrebbero visitato il nostro pianeta a bordo di un’astronave extraterrestre e avrebbero preso contatto con gli esseri umani. Come riportato da Renovatio 21, negli scorsi anni il Pentagono ha ripetuto di non possedere «alcuna prova che indichi che vita extraterrestre abbia visitato il pianeta».   L’anno passato il vicepresidente americano JD Vance si è detto «ossessionato» dal tema degli UFO. Lo stesso ha dichiarato due mesi fa che secondo lui gli alieni sono in realtà demoni. L’affermazione, ripetuta dall’ esorcista monsignor Stephen Rossetti negli scorsi giorni, è costata al sacerdote un licenziamento da parte dell’arcivescovo di Washington cardinale Robert McElroy.   Le affermazioni dell’esorcista e del Vance hanno fatto il giro della rete, in un contesto in cui certa parte della destra cristiana americana (sia cattolica che ortodossa che protestante) sembra aver abbracciato l’idea, che in USA e in Europa aveva già nello scorso secolo una certa letteratura, secondo cui gli UFO potrebbero essere manifestazioni di forze infernali – al punto che è emerso che il governo americano starebbe organizzando sessioni di preparazione con i pastori protestanti invitandoli a preparare le loro congregazioni alla prossima divulgazione di informazioni riguardanti la vita aliena e astronavi non identificate, che potrebbero mettere in crisi la fede cristiana.   Come riportato da Renovatio 21, il mese scorso il generale in pensione William Neil McCasland, la cui carriera militare sarebbe stata legata alla tecnologia UFO, è sparito senza lasciar traccia. il McCasland fa parte di una sequela di almeno una dozzina di scienziati ed esperti di tecnologia nucleare e UFO spariti negli ultimi mesi, sulla cui scomparsa l’FBI starebbe indagando. Settimane fa era stato trovato morto suicida l’esperto di UFO David Wilcock, che aveva varie volte dichiarato che non si sarebbe mai suicidato.  

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Il Senato USA contro la possibile grazia di Trump a Ghislaine Maxwell

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Il Senato degli Stati Uniti ha esortato all’unanimità il presidente Donald Trump a non concedere la grazia a Ghislaine Maxwell, la trafficante di sesso condannata che ha aiutato Jeffrey Epstein a reclutare e abusare di ragazze minorenni.

 

Maxwell, figlia del magnate dell’editoria britannico ed ex parlamentare Robert Maxwell, caduto in disgrazia e sospettato di avere legami con il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana, sta attualmente scontando una condanna a 20 anni di carcere federale dopo essere stata riconosciuta colpevole nel 2021 di traffico sessuale e reati correlati.

 

La risoluzione, presentata dalla senatrice democratica Jacky Rosen e approvata mercoledì senza obiezioni da parte di entrambi i partiti, afferma che Maxwell non dovrebbe ricevere «grazia, commutazione della pena o qualsiasi altra forma di clemenza presidenziale».

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Rosen ha dichiarato che era «orribile» che Trump avesse persino preso in considerazione la possibilità di una grazia, sostenendo che Maxwell non avrebbe mai dovuto ricevere la grazia per aver aiutato Epstein ad abusare di ragazze minorenni.

 

Trump ha ripetutamente rifiutato di escludere categoricamente la possibilità di graziare Maxwell. Interrogato sulla questione lo scorso anno, ha sottolineato di avere l’autorità per farlo, ma ha affermato che nessuno gli aveva fatto richiesta. In seguito, ha anche dichiarato che si sarebbe consultato con il Dipartimento di Giustizia statunitense dopo il rifiuto della Corte Suprema di esaminare il ricorso di Maxwell nell’ottobre del 2025.

 

Le speculazioni su una possibile grazia si sono ulteriormente intensificate dopo che Todd Blanche, all’epoca vice procuratore generale e ora candidato di Trump alla carica di procuratore generale, ha intervistato Maxwell per circa nove ore in due giorni, nell’ambito dell’indagine del Dipartimento di Giustizia sul caso Epstein.

 

Alla Maxwell è stata concessa un’immunità limitata per l’intervista ed è stata trasferita poco dopo in un carcere federale di minore sicurezza. Il suo avvocato ha negato che avesse chiesto qualcosa in cambio della sua collaborazione, ma ha ammesso che accoglierebbe con favore una riduzione della pena. Blanche ha dichiarato che non raccomanderà la grazia.

 

La mossa del Senato giunge in un clima di crescente indignazione per la gestione del caso Epstein da parte dell’amministrazione Trump. Il processo di divulgazione è stato criticato per i ritardi, le numerose omissioni e l’assenza di nuove importanti incriminazioni, deludendo i sostenitori che si aspettavano che i documenti avrebbero smascherato personaggi influenti legati a Epstein.

 

Trump e Maxwell frequentavano gli stessi ambienti sociali a Nuova York e in Florida tra gli anni Novanta e i primi anni 2000, periodo in cui il presidente conosceva anche Epstein. Dopo l’arresto di Maxwell nel 2020, Trump fu criticato per aver dichiarato: «Francamente, le auguro solo ogni bene».

 

Il presidente degli Stati Uniti ha negato qualsiasi illecito legato a Epstein e ha affermato di aver interrotto i rapporti con il finanziere anni prima del suo arresto nel 2019. Maxwell ha poi dichiarato ai funzionari del Dipartimento di Giustizia di non aver mai assistito a comportamenti inappropriati da parte di Trump.

 

Ghislaine Maxwell è una delle figlie del magnate dei media inglese Robert Maxwell, che aveva cambiato nome nascondendo le sue origini ebraico-carpatiche: vero nome Ján Ludvík Hyman Binyamin Hoch, nato a Slatinske Doly in Rutenia (ora Ucraina) in una famiglia povera e numerosa che praticava l’ebraismo ortodosso e parlava solo yiddish. Robert Maxwell è stato definito come una «superspia» dello Stato di Israele, per il quale avrebbe trafficato segreti atomici. Morto misteriosamente nell’Atlantico mentre era sul suo panfilo (chiamato Lady Ghislaine), al funerale in Israele erano presenti vari capi del Mossad e vertici dello Stato Ebraico.

 

La Maxwell stava scontando una pena di 20 anni presso l’Istituto correzionale federale di Tallahassee per traffico di ragazze minorenni a fini sessuali, dove ha adottato la «fede ebraica del defunto padre», ricevendo di conseguenza, con l’aiuto di un’organizzazione del movimento ebraico Chabad-Lubavitch, il beneficio di differenze nei pasti e nell’estensione del tempo libero.

 

Ghislaine è ritenuta essere un collegamento tra il caso Epstein e i servizi israeliani, sempre più sospettati di essere dietro l’immane operazione di ricatto dei potenti della Terra filmati mentre facevano sesso con ninfette nell’isola di San Giacomo piccolo nelle Isole Vergini britanniche o nelle magioni di Epstein (in Florida, in Nuovo Messico, a Parigi, a Nuova York aveva il più grande palazzo della città).

 

Come riportato da Renovatio 21, nel corso dello scorso mese la Maxwella si era detta «pronta» a testimoniare in un’audizione di una Commissione del Congresso a Washington.

 

La Maxwell, è emerso, ha fatto vari viaggi con Bill Clinton, di cui, secondo le voci, sarebbe stata pure amante.

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Ad un giornalista che nel giorno dell’arresto della Maxwell chiedeva un commento a Trump, che la conosce personalmente come figura costante nel mondo dei party altolocati a Nuova York ed in Florida, il presidente reagì augurando alla donna buona fortuna.

 

Ad agosto 2025 la Maxwell fu interrogata in carcere dal vice procuratore generale USA Todd Blanche. In quell’occasione, la donna ha affermato che molte delle accuse contro di lei e Epstein erano false e ha liquidato una serie di teorie e questioni in sospeso nel caso.

 

La Ghislaina ha anche insistito sul fatto che non esistesse una «lista clienti» dei ricchi e potenti associati all’Epstein, e ha negato qualsiasi piano per ricattare i suoi associati. Il Dipartimento di Giustizia e l’FBI avevano concluso a luglio che non esisteva una «lista clienti» specifica per la rete di trafficanti dell’Epstein, né prove credibili che «Epstein avesse ricattato personaggi di spicco nell’ambito delle sue azioni».

 

Negli stessi giorni un giornale neoeboraceno aveva scritto che soldati delle forza speciali sono stati dispiegati per proteggere la Maxwell in prigione, dopo che ha ricevuto una valanga di minacce di morte.

 

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Accuse di abusi sessuali anche per lo strano divo Jared Leto, padrone del Laurel Canyon

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L’attore hollywoodiano Jared Leto, pure frontman della rock-banda di successo Thirty Seconds to Mars, è al centro di un recente documentario della BBC in cui quattro donne lo accusano di molestie sessuali, secondo quanto riferito mercoledì dall’emittente britannica.   Le accuse esposte nel documentario Jared Leto: Hollywood’s Dark Secret» riguardano il periodo dal 2002 al 2016. Stando al documentario, tutte e quattro le donne erano minorenni all’epoca dei presunti incontri con l’attore e musicista.   Una di loro ha dichiarato di essere stata «aggredita sessualmente nel bagno di un motel» quando aveva 17 anni. Un’altra ha raccontato di essere stata minacciata di «violenza sessuale» da Leto all’età di 19 anni, dopo essere stata lasciata improvvisamente sola con lui in una stanza d’albergo.

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Una terza donna ha affermato di aver avuto una relazione sessuale con la star di Hollywood in California all’età di 17 anni, circostanza che in quello Stato configura il reato di stupro di minore. Secondo il documentario, Leto avrebbe «minimizzato» una conversazione sull’età del consenso, fissata a 18 anni in California.   Una quarta donna ha riferito che Leto le avrebbe fatto «ripetute telefonate a sfondo sessuale» quando aveva 16 anni e le avrebbe proposto almeno una volta di avere rapporti sessuali. Ha aggiunto di aver ricevuto in seguito un accordo di riservatezza, che però ha rifiutato di firmare.   Altre quattro donne hanno raccontato alla BBC di aver ricevuto «telefonate strane e spesso a sfondo sessuale da Leto quando erano più giovani».   La BBC ha dichiarato di aver intervistato complessivamente dieci donne, nove delle quali hanno parlato pubblicamente per la prima volta. Hanno affermato di aver incontrato Leto quando lui aveva tra i 30 e i 40 anni. L’emittente ha spiegato di aver verificato parte di diverse testimonianze attraverso parenti e amici, oltre a fotografie e messaggi che supportavano alcune delle dichiarazioni.   Il documentario si collega alle precedenti accuse pubblicate da Air Mail nel giugno 2025, quando nove donne accusarono Leto di molestie sessuali che, a loro dire, sarebbero avvenute quando erano minorenni, tra il 2006 e il 2009. Le testimonianze includevano telefonate notturne, comportamenti espliciti e avances inappropriate.   All’epoca, il rappresentante di Leto aveva negato che l’attore si fosse reso responsabile di condotte sessuali scorrette o di relazioni inappropriate con donne.   Si tratta, per il Leto, di un #Metoo che arriva in colossale ritardo, e ci si chiede perché mai solo ora arrivino le accuse.

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Va detto che nella vita e nella carriera di Leto vi sono elementi pieni di interesse. Il vero successo arriva con un film, Texas Buyers Club (2013), dove interpreta un transessuale malato di AIDS. Per l’interpretazione nel 2014 l’attore ha ricevuto il premio Oscar per il miglior attore non protagonista. Per alcuni si è trattato del segnale di start per l’immissione indiscriminata di personaggi ed attori transgender nel cinema hollywoodiano, tradottasi dal 2024 (96ª edizione) con i Representation and Inclusion Standards dell’Academy, cioè criteri di eleggibilità per la categoria Miglior Film (Best Picture).     Per inciso, secondo una credenza ricorrente, ma non esplicitata nel film, il cattivo della storia di Texas Buyers Club sarebbe stato il dottor Anthony Fauci, accusato di aver dato alla comunità dei malati di AIDS (tra cui, inizialmente, una maggioranza schiacciante di omosessuali) un farmaco che avrebbe cagionato la morte di moltissimi. Il Fauci all’epoca era plenipotenziario per l’emergenza HIV, e andava in TV diffondendo fake news plateali come quella secondo cui i contatti domestici erano sufficienti a trasmettere il virus.   Va infine notata la strana scelta abitativa del Leto. Il divo nel 2015 ha comprato l’ex Lookout Mountain Air Force Station, un vecchio complesso militare che fungeva da studio cinematografico segreto della Guerra Fredda situato nel quartiere di Lookout Mountain, a Laurel Canyon (Los Angeles). Pagandolo circa 5 milioni di dollari lo ha reso la sua residenza.   Si tratta di un luogo piuttosto particolare: un compound grande e isolato, con una storia legata a filmati propagandistici e – suppongono alcuni – alla produzione di video fake come quelli, dice una teoria circolante su internet, dei test nucleari, creati a fine psicagogico.   Le teorie su Laurel Canyon girano soprattutto attorno al libro Weird Scenes Inside the Canyon di David McGowan (2014), pubblicato in italiano con il titolo Nel cuore oscuro del sogno hippie. Spie, assassini e rockstar nella Hollywood degli anni ’60. Secondo l’autore, il Laurel Canyon sarebbe stato un’operazione della CIA e dell’apparato militare.   Di fatto, negli anni Sessanta e primi Settanta Laurel Canyon diventò improvvisamente il centro della scena rock/hippie californiana (The Doors, The Byrds, Frank Zappa, Crosby Stills Nash & Young, Joni Mitchell, Love, The Monkees, etc.). Secondo McGowan non fu un fenomeno spontaneo, ma un’operazione di controllo sociale orchestrata da ambienti militari e di Intelligence per canalizzare e «addomesticare» il movimento di protesta anti-guerra e anti-establishment promuovendo una controcultura basata su droga, sesso e musica invece che su un’opposizione politica lucida e più radicale.

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Molti musicisti chiave avevano genitori o parenti strettamente legati all’esercito, alla marina o all’Intelligence: Jim Morrison (il famigerato cantante dei Doors era figlio dell’ammiraglio George Stephen Morrison, pesantemente coinvolto nell’incidente del Golfo del Tonchino, l’operazione false-flag che diede il via all’intervento americano in Vietnam. Frank Zappa aveva un padre che svolgeva la professione di chimico e ricercatore per progetti militari. John Phillips (The Mamas & the Papas), Stephen Stills, David Crosby e altri avevano background familiari simili. Anche il nonno materno di Leto, va ricordato, era un militare dell’aviazione USA. La madre, curiosamente, aveva aderito al movimento hippy.   Marilyn Monroe viene spesso citata nelle teorie riguardo il Laurel Canyon: si dice che avesse legami con la zona, che frequentasse certi ambienti e che alcune versioni delle teorie sulla sua morte (1962) la colleghino a cerchie di potere, intelligence o ambienti occulti che gravitavano anche intorno al Canyon. Secondo alcune voci, la diva godeva di un pass per entrare nel complesso.   Altre voci riguardano altre star dell’epoca e pure collegamenti con il mondo delle sette – Charles Manson e la Family avevano contatti con la scena del Canyon.  

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Immagine di Stefan Brending via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons CC-BY-SA-3.0 de  
 
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