Geopolitica
Tensioni tra Russia e Azerbaigian: giornalisti arrestati
Un tribunale di Baku ha ordinato la detenzione preventiva di Igor Kartavikh, caporedattore di Sputnik Azerbaijan, e del caporedattore Evgenij Belousov per quattro mesi. Sputnik è una testata governativa russa a diffusione internazionale. Lo riporta la stampa russa.
I giornalisti russi erano stati arrestati il giorno prima durante un’irruzione della polizia nella sede dell’agenzia di stampa russa nella capitale azera. Le autorità del Paese hanno affermato che l’agenzia operava «attraverso finanziamenti illeciti». Sputnik ha respinto le accuse definendole «assurde».
Durante il raid, la polizia azera ha anche arrestato un redattore dell’agenzia di stampa video governativa russa Ruptly, che stava filmando fuori dagli uffici di Sputnik.
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Secondo la stampa azera, un totale di sette sospettati sono stati arrestati nel caso che coinvolge i giornalisti russi. Tuttavia, solo i redattori veterani sono finiti in custodia cautelare. Il caso, secondo quanto riferito, riguarda molteplici reati, tra cui frode, affari illeciti e riciclaggio di denaro.
“Azerbaijani security forces in Baku detained the head of the Sputnik Azerbaijan editorial board Igor Kartavykh and editor-in-chief Yevgeny Belousov, Sputnik Near Abroad reports.”
You won’t hear anything from the EU because they approved this. pic.twitter.com/616ZoxlLOE
— Ukraine/Russia News 🇮🇶🇮🇷🇶🇦🇸🇦🇸🇾🇱🇧🇦🇲 (@UKRRUSNews) June 30, 2025
🇦🇿❌🇷🇺 Two staffers from the #Russian state media #Sputnik branch in #Baku were detained, suspected of being undercover #FSB agents.
➡️ #Azerbaijani security forces earlier today raided the outlet’s office and seized control. … pic.twitter.com/rgpTSyhBxR
— Mahalaxmi Ramanathan (@MahalaxmiRaman) July 1, 2025
⚡ In Azerbaijan, authorities detained seven people at the Baku office of Russia’s state propaganda outlet Sputnik, APA reports.
A criminal case has been opened on charges of fraud, illegal business activity, and money laundering. pic.twitter.com/EfKeqxE0Jq
— UNITED24 Media (@United24media) July 1, 2025
#BREAKING #Azerbaijan JUST IN: Azerbaijani police have blocked off the area in front of the Sputnik building in Baku.
Employees of the Russian Embassy in Baku have gone to the Sputnik office, where a “special operation” is currently underway, said Sputnik editor-in-chief… pic.twitter.com/3xoWN5VSxm
— The National Independent (@NationalIndNews) June 30, 2025
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Poco dopo il raid nell’ufficio Sputnik, il Ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore azero Rakhman Mustafaev, citando «le azioni ostili di Baku e la detenzione illegale di giornalisti russi».
A febbraio, Baku si era mossa per sospendere di fatto le attività di Sputnik, concedendo l’accreditamento a un solo giornalista. L’emittente, tuttavia, ha dichiarato all’ulteriore testata governativa gemella RT di non aver mai ricevuto un divieto formale e che i ministri degli Esteri dei due Paesi stavano discutendo questioni relative al lavoro dell’agenzia.
L’azione ostile contro l’agenzia di stampa russa arriva nel bel mezzo di una nuova fiammata nelle relazioni tra Mosca e Baku. Le tensioni sono state innescate da un’irruzione della polizia nella città russa di Ekaterinburg, ai danni di un presunto gruppo criminale organizzato di matrice etnica, composto da cittadini russi di origine azera.
Il raid è avvenuto nell’ambito di un’indagine su una serie di omicidi, risalenti ai primi anni 2000, ritenuti commessi da membri di una gang criminale. Due sospetti anziani sono morti durante l’operazione di polizia e, secondo le prime stime, almeno uno di loro ha sofferto di insufficienza cardiaca.
L’incidente ha scatenato l’indignazione dei politici e delle personalità pubbliche azere, che hanno chiesto ritorsioni contro la Russia e l’hanno accusata di prendere di mira la presunta organizzazione criminale basandosi sull’etnia dei suoi membri. Le autorità russe affermano che la banda è coinvolta in estorsioni e in una serie di omicidi mirati e tentati omicidi di membri della diaspora azera nel Paese.
I due uomini morti dopo il raid sono stati identificati come i fratelli Gusein e Zieddin Safarov. I loro corpi sono stati trasportati in aereo a Baku lunedì e, a quanto pare, sepolti poco dopo nel loro villaggio natale. Funzionari azeri sostengono che siano stati assassinati intenzionalmente mentre erano sotto custodia russa.
Martedì mattina, Baku ha ufficialmente accusato le forze dell’ordine russe di aver ucciso deliberatamente i detenuti, sostenendo che entrambi sono morti a causa di un trauma contundente. La Procura Generale della capitale azera ha annunciato l’avvio di un’indagine penale su quello che ha descritto come un duplice omicidio, contestando le dichiarazioni russe secondo cui un detenuto sarebbe morto per insufficienza cardiaca e che il secondo decesso sarebbe ancora sotto inchiesta.
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Funzionari azeri sostengono che gli esami medici effettuati hanno dimostrato che entrambi gli uomini sono morti per un grave trauma contundente.
Le autorità russe hanno affermato che altri sei sospettati, tutti cittadini russi, restano in detenzione e che sono in attesa di ulteriori accuse.
I media azeri hanno inquadrato le morti come parte di quello che hanno definito un modello di persecuzione delle minoranze etniche da parte delle autorità russe. Baku ha intrapreso diverse azioni dopo l’incidente, apparentemente in segno di ritorsione.
La scorsa settimana, il ministero della Cultura ha annullato diversi eventi che coinvolgevano artisti russi. Lunedì, l’agenzia nazionale per la sicurezza alimentare ha segnalato la distruzione di 639 chilogrammi di anelli di cipolla importati dalla Russia, citando la contaminazione batterica. Il fornitore russo ha negato l’accusa, affermando che i propri risultati di laboratorio hanno dimostrato la sicurezza dei prodotti.
Il portavoce del Cremlino Demetrio Peskov ha dichiarato martedì che la reazione dell’Azerbaijan è stata «eccessivamente emotiva» e che un dialogo diretto avrebbe aiutato a disinnescare la situazione e a portare al rilascio dei giornalisti russi.
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Geopolitica
L’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
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Geopolitica
La Danimarca si aspetta che la NATO difenda la Groenlandia dagli Stati Uniti
La NATO aiuterebbe la Danimarca a proteggere la Groenlandia da qualsiasi attacco, incluso, in via ipotetica, da parte degli Stati Uniti, ha dichiarato la prima ministra Mette Frederiksen.
La questione della Groenlandia è emersa a margine del vertice dei leader della NATO ad Ankara, in Turchia, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha confermato di voler ancora che Washington assuma il controllo del territorio autonomo danese. Ha sostenuto che la disputa è uno dei motivi per cui i suoi rapporti con il blocco si sono deteriorati.
«Questo dovrebbe essere controllato dagli Stati Uniti, non dalla Danimarca», ha detto Trump ai giornalisti durante un incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan martedì.
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«La Groenlandia non aiuta la Danimarca. La Danimarca, in realtà, non spende soldi per aiutare la Groenlandia», ha affermato. Ha inoltre avvertito che gli Stati Uniti potrebbero potenzialmente ritirare tutte le truppe americane dall’Europa.
La Frederiksen ha risposto, prima di un vertice dei leader previsto per mercoledì, a una domanda su un possibile conflitto militare per la Groenlandia con «un ex amico», affermando che «siamo pronti a difendere ogni centimetro della NATO, compreso il nostro territorio», e ha descritto le protezioni previste dall’articolo 5 come una polizza assicurativa. La Danimarca non sarebbe in grado di difendersi senza la NATO, ha aggiunto, precisando che «lo stesso vale per gli Stati Uniti».
L’idea che gli Stati Uniti acquisiscano la Groenlandia è emersa in diversi momenti della storia americana. L’isola danese, strategicamente situata nell’Atlantico settentrionale, ospita già una base militare statunitense e si ritiene che contenga preziose risorse minerarie, il cui sfruttamento potrebbe diventare economicamente redditizio in futuro.
Trump si è rifiutato di escludere l’uso della forza militare per ristabilire il controllo sulla Groenlandia, paventando la possibilità di uno scontro tra la NATO e il suo membro dominante. Il leader americano ha accusato l’organizzazione di essere inutile per gli interessi statunitensi, e il suo rifiuto di intervenire direttamente nell’attacco israelo-americano all’Iran è emerso come una delle principali fonti di risentimento.
Come riportato da Renovatio 21, mesi fa Trump ha dichiarato che la Groenlandia serve per ragioni di difesa, esplicitamente dicendo che vi sarà installato il sistema di scudo stellare Golden Dome. La volontà di annettere l’isola polare è stata ribadita apertis verbis anche nel suo storico discorso al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio.
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La Danimarca in risposta ha inviato più truppe sull’isola, mentre la Francia vi ha chiesto esercitazioni NATO. A inizio anno, tuttavia, è emerso che la piccola missione tedesca sull’isola si era ritirata.
Sei mesi fa il segretario del Tesoro USA Scott Bessent ha dichiarato che gli USA prenderanno la Groenlandia grazie alla debolezza europea. Brusselle ha parlato di una «pericolosa spirale discendente», mentre il presidente francese Macron ha promesso una risposta alle «intimidazioni» trumpiane sui dazi e Groenlandia.
In occasione della consegna dei Nobel, quando si aspettava di ricevere il premio Nobel per la pace, Trump rimproverò la Norvegia dicendo che non avendo ricevuto l’encomio allora si sarebbe concentrato nella presa della Groenlandia.
Come riportato da Renovatio 21, il presidente americano avrebbe già ordinato di concepire un piano per l’invasione. Le difese della Groenlandia, ha detto, sono «due slitte trainate da cani».
Il presidente polacco Donald Tusk ha sottolineato che le minacce USA sulla Groenlandia rendono di fatto la NATO un ente inutile.
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Geopolitica
Trump: il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è «finito»
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