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Intelligenza Artificiale

Musk fa causa a OpenAI e Microsoft per 134 miliardi di dollari

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Elon Musk ha chiesto un risarcimento danni compreso tra 79 e 134 miliardi di dollari a OpenAI e Microsoft, secondo quanto emerge da un documento depositato venerdì in tribunale dal suo avvocato.

 

Il miliardario statunitense sostiene che la società dietro ChatGPT abbia ottenuto «guadagni illeciti» grazie al suo sostegno iniziale, e che sia stato truffato dei circa 38 milioni di dollari investiti nel 2015 come capitale di avvio. Secondo il filing, Musk avrebbe diritto a una quota significativa dell’attuale valutazione di OpenAI, stimata intorno ai 500 miliardi di dollari.

 

Il documento stima che OpenAI abbia generato tra 65,5 e 109,4 miliardi di dollari di profitti indebiti a partire dai contributi di Musk, mentre Microsoft – che dal 2019 investe pesantemente nell’azienda e detiene circa il 27% delle azioni della sua entità for-profit – avrebbe beneficiato di guadagni compresi tra 13,3 e 25,1 miliardi di dollari.

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«Senza Elon Musk, non ci sarebbe OpenAI. Ha fornito la maggior parte dei finanziamenti iniziali, ha prestato la sua reputazione e ha insegnato loro tutto ciò che sa su come far crescere un’azienda», ha dichiarato all’agenzia Reuters l’avvocato principale di Musk, Steven Molo, citando le valutazioni di un testimone esperto, l’economista finanziario C. Paul Wazzan, menzionato nel documento.

 

OpenAI ha respinto le richieste definendole «infondate» e parte di una campagna di «molestie» da parte di Musk. Microsoft non ha rilasciato commenti specifici sulla questione del risarcimento.

 

Venerdì i due coimputati hanno presentato un atto separato chiedendo al giudice di escludere l’analisi di Wazzan, descritta come «inventata», «non verificabile» e priva di fondamento.

 

Musk ha contribuito a fondare OpenAI nel 2015, investendo complessivamente circa 45 milioni di dollari (di cui 38 milioni in donazioni seed), ma ha lasciato il board nel 2018 a causa di divergenze strategiche con il CEO Sam Altman. Da allora è diventato uno dei critici più accesi della commercializzazione di OpenAI e della sua stretta alleanza con Microsoft.

 

Nel febbraio 2025 Altman aveva offerto di acquistare OpenAI per 97,4 miliardi di dollari per contrastare la transizione verso un modello profit; l’offerta fu respinta, e Altman rispose ironicamente suggerendo a Musk di vendere invece la sua piattaforma X per 9,74 miliardi di dollari.

 

A ottobre OpenAI ha superato SpaceX diventando l’azienda tecnologica privata più valutata al mondo, raggiungendo i 500 miliardi di dollari dopo una vendita di quote da parte di dipendenti attuali ed ex per circa 6,6 miliardi di dollari a un consorzio di investitori. Il processo è previsto per aprile 2026.

 

Come riportato da Renovatio 21, una precedente querela di Musk contro OpenAI era stata ritirata due anni fa. L’anno scorso l’imprenditore di origini sudafricane si era offerto di acquistare OpenAI.

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Cina

Robot cinese infrange il record mondiale umano nella mezza maratona

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Domenica, un robot umanoide cinese ha superato migliaia di corridori umani vincendo la mezza maratona di Pechino E-Town e frantumando il record mondiale. All’evento hanno partecipato circa 12.000 persone e oltre 100 macchine antropomorfe automatiche.   L’androide bipede rosso acceso chiamato Lightning, sviluppato dal produttore cinese di smartphone Honor, ha dominato la gara, tagliando il traguardo davanti a tutti i concorrenti umani. Ha percorso la distanza di 21,1 km in soli 50 minuti e 26 secondi, battendo il record mondiale di mezza maratona, stabilito dal corridore ugandese Jacob Kiplimo il mese scorso, di quasi 7 minuti.  

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Gli automi si sono classificati anche al secondo e terzo posto, mentre il più veloce tra gli esseri umani a tagliare il traguardo della maratona è stato il ventinovenne Zhao Haijie, che ha completato la gara in 1 ora, 7 minuti e 47 secondi.  

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In una gara simile svoltasi l’anno scorso, le macchine non erano riuscite a impressionare: il robot più veloce, Tiangong, aveva impiegato 2 ore e 40 minuti per completare la distanza, ben al di sotto degli atleti umani.  

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Nonostante il dominio incontrastato degli androidi nell’edizione di quest’anno, non sono mancati gli incidenti. Un umanoide è stato visto inciampare sulla linea di partenza e poi schiantarsi a faccia in giù sul marciapiede, mentre il personale accorreva con una barella.   Un altro androide ha sbandato contro una barricata nelle fasi finali della gara, ma è riuscito a riprendersi e a tagliare il traguardo, mentre gli ingegneri lo seguivano di corsa stringendo tra le mani i dispositivi di controllo. Un androide ha tagliato il traguardo, per poi deviare bruscamente dal percorso e cadere in un cespuglio.   Gli incidenti dei robotti corridori non sono decisamente mancati.     Circa il 40% degli automo antropomorfi ha funzionato in modo autonomo, affrontando curve, terreni irregolari e folle senza bisogno di controllo remoto. Gli altri automi erano invece gestiti da tecnici, con tempi di completamento adattati alle diverse categorie.   La Cina ha designato la robotica umanoide come priorità strategica nazionale e uno dei sei nuovi motori di crescita economica per i prossimi cinque anni, fornendo ingenti sussidi per accelerarne lo sviluppo. Lo stesso sta facendo l’amministrazione Trump.   Come riportato da Renovatio 21 la commissione cinese per la pianificazione economica ha avvertito che l’industria cinese della robotica umanoide rischia di incorrere in una bolla speculativa a causa della frenesia degli investimenti e ha esortato a impedire che l’espansione esplosiva del settore travolga il mercato.   Mentre in Cina già si organizzano tornei di lotta tra androidi, Xiaomi utilizza macchine umanoide nella sua catena di montaggio.   Come riportato da Renovatio 21, la Repubblica Popolare sta investendo in piattaforme abilitate all’AI che spera un giorno condurranno missioni letali, completamente senza input o controllo umano, già per la prossima guerra.

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Intelligenza Artificiale

Robocani pattugliano le strade della città e parlano con accento da call center indiano

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Ad Atlanta, i residenti si ritrovano faccia a faccia con cani robot che pattugliano i parcheggi dei loro condomini, apparentemente controllati da operatori stranieri in carne e ossa tramite i robot.

 

Un video virale pubblicato su X cattura la reazione spontanea degli abitanti – della popolazione dei negri americani del Sud, a giudicare dall’accento e dalle fraseologie utilizzate – del luogo di fronte a una delle unità meccaniche.

 

L’operatore ai comandi del robocane risponde in tempo reale e l’accento non lascia dubbi sulla posizione della persona all’altro capo della chiamata: si tratta di qualcuno che con estrema probabilità risponde da un call center indiano.

 

 


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Alcuni di questi video risalgano all’anno passato, mostrando che il programma robocinico nella grande città della Georgia è risalente.

 

Secondo quanto asserisce il post su X esistono numerosi video di questi cani che chiamano la polizia per segnalare persone, il che significa che qualcuno seduto in India sta pattugliando le nostre strade e chiamando la polizia per segnalare cittadini americani. Questi cani robotici sono dotati di telecamere a 360°, termocamere, fari, sirene, altoparlanti e sensori. Nonostante ciò, non sono completamente autonomi: in genere, un operatore umano monitora le immagini da remoto».

 

Un altro automa cinoide è stato visto di recente impartire ordini agli americani ad Atlanta. Anche quando i cittadini obbedivano pacificamente, il robot-dogo emetteva ordini e chiamava la polizia vera e propria, il tutto mentre gli occhi e le orecchie dietro le macchine si trovavano all’estero.

 

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Mentre in America vengono utilizzati per la sicurezza dei parcheggi, con le immagini trasmesse da personale straniero, in Cina questa tecnologia viene impiegata in un ambito ben più aggressivo. Pechino ha già schierato robot lupo armati di mitragliatrici e dotati di un «cervello collettivo» per il combattimento urbano coordinato.

 

Filmati separati mostrano un cane robot armato che conduce esercitazioni di combattimento complete nell’ambito dell’avanzata degli eserciti robotici globali.

 

Il contrasto non potrebbe essere più evidente. La sicurezza di base dei quartieri americani viene esternalizzata a operatori di call center stranieri che ora possono osservare, ascoltare, registrare e riferire sui cittadini statunitensi 24 ore su 24, 7 giorni su 7. In Cina, la stessa piattaforma di base viene militarizzata per ottenere il dominio sul campo di battaglia.

 

Questi cani non sono giocattoli. Sono dotati di telecamere a 360 gradi, termocamere e sensori che inviano dati direttamente a chi paga l’operatore. Ciò significa che filmati sensibili di case, veicoli e spostamenti quotidiani di cittadini americani vengono trasmessi in streaming all’estero, potenzialmente archiviati, analizzati o persino condivisi con governi stranieri. E quando i robot decidono di chiamare la polizia, sembra che sia una voce straniera a innescare un’azione delle forze dell’ordine americane contro cittadini americani sul suolo americano.

 

Come riportato da Renovatio 21Los Angeles, come Nuova York, hanno fornito le loro forze dell’ordine di robodogghi. Anche la vicina San Francisco ha persino preso in considerazione l’idea di consentire al suo dipartimento di polizia di utilizzare i robot dotati di forza letale in caso di emergenza. Robocani sono utilizzati ai confini con il Messico. Tuttavia vi è polemica: c’è chi ritiene che il loro uso spaventa gli immigrati spingendoli verso sentieri dove poi incontrano la morte.

 

Un esemplare appartenente all’Università era stato filmato in piazza a Genova, mentre in Umbria esemplari di robocane furono lasciati liberi di scorrazzare nei boschi all’interno di quello che è stato detto era un esperimento scientifico.

 

Renovatio 21, testata oramai ribattezzabile come «La Gazzetta del robocane» vista la serqua di articoli sull’argomento, aveva parlato della militarizzazione dei robocani negli scorsi anni. Roboquadrupedi militari sono in produzione ovunque – pure in versione «telepatica».

 

Mesi fa era emersa negli Stati Uniti anche una versione di robocane dotato di lanciafiamme chiamato «Thermonator».

 

Come visto in immagini scioccanti della primavera 2022, i robocani abbiano pattugliato le strade di Shanghai durante il colossale lockdown della primavera 2022, dove per sorvegliare e punire i 26 milioni di abitanti usarono, oltre agli androidi quadrupedi, anche droni che volevano tra i palazzi ripetendo frasi come «contieni la sete di libertà del tuo spirito».

 

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Intelligenza Artificiale

La casa del CEO di OpenAI colpita da una molotov

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Venerdì, l’abitazione del CEO di OpenAI, Sam Altman, è stata colpita da una molotov, secondo quanto dichiarato dalla polizia di San Francisco in un comunicato poi confermato dallo stesso Altman. L’individuo responsabile è stato successivamente arrestato dopo essersi presentato presso la sede centrale dell’azienda e aver presumibilmente minacciato di incendiarla.   Gli eventi si sono susseguiti nell’arco di circa un’ora. Secondo la polizia, un giovane di circa 20 anni si è avvicinato all’abitazione di Altman e ha lanciato un «ordigno incendiario», appiccando il fuoco a un cancello esterno, prima di fuggire a piedi.   Circa un’ora dopo, gli agenti sono intervenuti in seguito alla segnalazione di una persona corrispondente alla descrizione del sospettato che minacciava di appiccare un incendio in un altro edificio, successivamente identificato come la sede centrale di OpenAI a San Francisco. Il sospettato è stato arrestato e le accuse sono in fase di definizione. La polizia non ha rilasciato immediatamente commenti su un possibile movente.   OpenAI ha confermato entrambi gli episodi e un portavoce ha dichiarato che nessuno è rimasto ferito. Altman ha affrontato la situazione in un post sul suo blog, condividendo una foto della sua famiglia ed esprimendo la speranza che «le immagini abbiano potere» e possano contribuire a scoraggiare attacchi simili. Ha aggiunto di aver «sottovalutato il potere delle parole e delle narrazioni», sottolineando che l’incidente è avvenuto pochi giorni dopo «un articolo incendiario» su di lui e la sua azienda, probabilmente riferendosi a un’inchiesta del New Yorker che descriveva dettagliatamente accuse di inganno e falle nella sicurezza presso OpenAI, nonché alle critiche sul recente accordo da 50 miliardi di dollari con il Pentagono.

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Altman ha affermato di aver inizialmente ignorato le preoccupazioni, ma l’attacco lo ha spinto a riconsiderare le sue posizioni. Ha delineato riflessioni più ampie sull’IA e sulla regolamentazione, auspicando una riduzione della «retorica e delle tattiche». Ha definito «giustificate» le paure relative all’IA e ha sottolineato la necessità di «garantire la sicurezza in modo adeguato», sostenendo al contempo che essa debba essere «democratizzata».   L’incidente si verifica in un momento difficile sia per Altman che per OpenAI. L’azienda ha dovuto affrontare numerose critiche per l’accordo con il Pentagono che consente l’utilizzo della sua tecnologia in operazioni militari classificate. I critici avvertono che questi strumenti potrebbero permettere la sorveglianza senza mandato, e utenti e sviluppatori accusano l’azienda di dare priorità ai contratti governativi rispetto alla fiducia del pubblico.   In una causa che dovrebbe andare a processo alla fine di questo mese, il fondatore di Tesla e SpaceX, Elon Musk, ha citato in giudizio OpenAI e Altman, sostenendo che l’amministratore delegato lo avrebbe «manipolato» inducendolo a donare 38 milioni di dollari con la promessa che l’azienda sarebbe rimasta un’organizzazione senza scopo di lucro. Musk, cofondatore che ha lasciato l’azienda nel 2018, chiede la rimozione di Altman.   La sede centrale di OpenAI è già stata presa di mira in passato da manifestanti. Il mese scorso, attivisti contrari all’accordo con il Pentagono hanno scritto messaggi con il gesso all’esterno dell’edificio, tra cui: «Tecnologia al servizio dell’umanità, non della guerra», «No allo Stato di sorveglianza basato sull’IA» e «È ora di smettere?».   Lo scorso febbraio, la polizia ha arrestato cinque manifestanti che bloccavano l’ingresso nell’ambito di una protesta del gruppo Stop AI.   Come riportato da Renovatio 21, l’anno passato ChatGPT con una «relazione» con un ragazzo sotto psicofarmaci e gli avrebbe fatto giurare di uccidere il CEO di OpenAI Sam Altman.   Un anno fa vi fu il caso dell’informatico di OpenAI Suchir Balaji, trovato morto in circostanze misteriose in casa. Il Balaji aveva cominciato ad agire come «gola profonda» dell’organizzazione. Il caso fu archiviato come suicidio, ma la madre sostiene che sia stato ucciso e ha dichiarato che suo figlio era in possesso di documenti che avrebbero potuto danneggiare l’azienda. «Aveva i documenti contro OpenAI»

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Immagine di TechCrunch via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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