Oligarcato
Melinda lascia bruscamente la Fondazione Gates
Melinda Gates ha rivelato che si dimetterà dalla carica di co-presidente della Bill & Melinda Gates Foundation.
«Dopo un’attenta riflessione e riflessione, ho deciso di dimettermi dal mio ruolo di copresidente della Fondazione Bill & Melinda Gates, Il mio ultimo giorno di lavoro alla fondazione sarà il 7 giugno» ha scritto la miliardaria su Twitter.
Secondo quanto detto, la donna avrebbe intenzione di concentrarsi sui propri sforzi filantropici, sostenuti da una dote di 12,5 miliardi di dollari.
«Non è una decisione che prendo con leggerezza. Sono immensamente orgogliosa della fondazione che Bill e io abbiamo costruito insieme e del lavoro straordinario che sta facendo per affrontare le ineguaglianze in tutto il mondo» scrive un documento firmato dalla Melinda. «Ci tengo profondamente al tema della fondazione, ai nostri partner in tutto il mondo, e a tutti coloro che sono toccati dal suo lavoro».
— Melinda French Gates (@melindagates) May 13, 2024
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«Faccio questo passo con piena confidenza che la fondazione è in grande forma, con un CEO estremamente capace, Mark Suzman, il Team di Leadership Esecutiva, e un board di affiliati esperto sistemati per assicurare che tutto l’importante lavoro continuo. È tempo per me di andare avanti nel prossimo capitolo della mia filantropia» dichiara l’ex moglie dell’oligarca dei computer, primo finanziatore privato della sanità globale.
Non poteva mancare la nota parafemminista: «questo è un momento critico per le donne e le ragazze in USA e in tutto il mondo, e coloro che lottano per proteggere ed avanzare l’uguaglianza necessitano urgentemente di sostegno».
«Sotto i termini del mio accordo con Bill, lasciando la fondazione, avrò altri 12,5 miliardi di dollari da impegnare nel mio lavoro per conto delle donne e delle famiglie».
Quando parla di donne e famiglie, la Gates parla di aborto e contraccezione da diffondere in tutta la Terra, argomento di cui ha parlato apertis verbis per anni e per il quale ha operato pubblicamente, per esempio donando tre anni fa 2,1 miliardi alla multinazionale dell’aborto Planned Parenthood.
Come riportato da Renovatio 21, nel febbraio 2022 era emerso che Melinda Gates non avrebbe donato più la maggior parte della sua ricchezza a Bill & Melinda Gates Foundation, apportando una modifica alla lettera di Giving Pledge alla fine del 2021 in seguito al suo divorzio dal co-fondatore di Microsoft Bill Gates, tuttavia all’epoca non ha specificato che sarebbe andata alla Gates Foundation. Il Giving Pledge è una campagna per incoraggiare le persone estremamente facoltose a contribuire con la maggior parte della loro ricchezza a cause filantropiche. A gennaio 2021, l’impegno ha 231 firmatari da 28 Paesi, tra cui David Rockefeller, George Lucas, Ted Turner, Mark Zuckerberg, Paul Singer, Richard Branson, Elon Musk.
La dotazione della Fondazione Gates supera i 50 miliardi di dollari. A luglio, Bill e Melinda hanno dichiarato che avrebbero impegnato altri 15 miliardi di dollari per la dotazione della Fondazione, che come noto è coinvolta sia scientificamente (con i fondi alla ricerca) che economicamente (perché investitrice di Big Pharma) che mediaticamente (con i programmi finanziati ai giornali di tutto il mondo per centinaia di milioni) politicamente (con le donazioni a enti transnazionali come l’OMS, e la creazione di altri enti come GAVI e CEPI) nel programma sanitario e vaccinale globale.
Come riportato da Renovatio 21, Melinda Gates, sedicente cattolica, ha per anni perorato e finanziato la causa dell’aborto – chiamato con l’eufemismo orwelliano «Controllo delle nascite» – specie nel Terzo Mondo. Nelle sue conferenze, Melinda parlava della necessità globale della contraccezione. Esiste ancora un TED piuttosto esplicito.
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Il tema della riduzione della popolazione umana fu quindi mixato dalla Gates con quello della catastrofe pandemica: «le prime stime suggeriscono anche che la pandemia causerà 49 milioni di donne in più senza contraccettivi, portando a 15 milioni di gravidanze non pianificate» aveva detto in una intervista concessa a La Stampa e ad altri due giornali internazionali.
Se i Gates sino a qualche lustro fa non parlavano d’altro che di riduzione della popolazione – magari a cene organizzate con i Rockefeller e i Soros, come ricordato da Renovatio 21 – risulta difficile credere che la vecchia idea non sia in qualche modo implicata nella loro nuova crociate miliardaria per la vaccinazione universale.
Durante la quarantena mondiale Melinda aveva preso parte ad incontri internazionali con i leader dei Paesi europei, poi sfociati nel mastodontico finanziamento pubblico pluriennale (287,5 milioni di euro) anche da parte del governo italiano – il Conte bis – al GAVI, l’alleanza per i vaccini creata dai Gates.
Il divorzio tra Bill e Melinda, è stato ipotizzato, potrebbe essere stato provocato anche dal non ancora chiaro rapporto tra Bill e il pedofilo sedicente finanziere (ma quasi sicuramente asset di qualche servizio segreto) Jeffrey Epstein. Come visto in una recente intervista TV, nominare Epstein è qualcosa che imbarazza ancora molto il Bill.
È finito sui giornali che l’Epstein presentò a al Gates una giovane giocatrice di Bridge russa, ma i contorni della storia sono oscuri, lasciando gli osservatori a fare solo ipotesi: si trattava di un tentativo di ricatto, secondo il classico schema dell’enigmatico finanziere pedofilo?
Secondo quanto riportato dal quotidiano norvegese DN Masinet, Epstein avrebbe partecipato a un incontro del 2013 con Bill Gates e potrebbe essere stato determinante per stabilire connessioni tra Gates e un think tank coinvolto nella produzione di vaccini. L’articolo di DN afferma che la Bill & Melinda Gates Foundation ha risposto alle domande affermando che «la Fondazione non ha mai avuto rapporti finanziari con Epstein».
La bizzarra amicizia emersa grazie ad un exposé del New York Times e riemersa con il divorzio dei Gates porta a speculazioni sulla sua natura e i suoi contenuti: Renovatio 21 si è chiesta se, più che le donne, ad unire i due non fosse la prospettiva dell’eugenetica.
L’argomento dell’eugenetica era discusso apertamente da Bill e la moglie Melinda dentro e fuori della loro Fondazione; era il tema preferito prima di quello delle Pandemie e dei vaccini, che del controllo della popolazione è diretta conseguenza.
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Immagine di DFID – UK Department for International Development via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic
Oligarcato
Epstein ha proposto alla Rothschild «molte opportunità» nell’Ucraina post-golpe
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Oligarcato
Lord britannico si dimette dal Partito Laburista per i legami con Epstein
L’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, Lord Peter Mandelson, ha annunciato le dimissioni dal Partito Laburista dopo che nuovi documenti statunitensi resi pubblici hanno riportato al centro dell’attenzione la sua relazione con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali.
Mandelson, rimosso dal suo incarico a Washington lo scorso anno in seguito alle rivelazioni su una lettera di dieci pagine indirizzata al suo «migliore amico» Epstein, ha comunicato domenica la decisione di lasciare l’iscrizione al partito per non provocare «ulteriore imbarazzo».
In una lettera indirizzata alla segretaria generale del Partito Laburista, Hollie Ridley, Mandelson ha respinto ogni accusa di illecito e ha definito «false» le affermazioni secondo cui Epstein gli avrebbe versato somme di denaro oltre vent’anni fa, dichiarando di non conservare alcuna traccia né ricordo di tali pagamenti.
«Mentre approfondisco queste questioni, non intendo causare ulteriore imbarazzo al Partito Laburista e per questo motivo mi dimetto dall’iscrizione», ha scritto. Mandelson ha inoltre rinnovato le sue scuse alle vittime di Epstein, sottolineando che le loro voci «avrebbero dovuto essere ascoltate molto prima».
Il Mandelson è omosessuale e i pagamenti coinvolgerebbero anche il suo «partner». A gennaio, nella sua prima intervista dopo essere stato licenziato dall’incarico di ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti a causa dei suoi legami con Epstein, aveva dichiarato alla BBC di pensare di essere stato «tenuto separato» dal lato sessuale della vita del defunto finanziere perché era gay – per cui, dice, non era «consapevole di ciò che [Epstein] stava facendo» e mai aveva veduto ragazzine e baccanali oligarchici vari.
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Venerdì il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha diffuso una nuova serie di documenti, in ottemperanza alla legge sulla divulgazione dei file federali relativi a Epstein. Tra questi figurano estratti conto bancari che sembrano indicare tre distinti versamenti da 25.000 dollari ciascuno dai conti JP Morgan di Epstein a conti collegati al Mandelsone tra il 2003 e il 2004.
I file includono anche e-mail e fotografie che coinvolgono Mandelson, tra cui immagini censurate in cui appare accanto a una donna non identificata. Mandelson ha dichiarato di non riuscire a ricordare né il luogo né le circostanze in cui tali foto furono scattate. Il dipartimento di Giustizia ha precisato che i documenti sono stati pubblicati senza contesto aggiuntivo e che la mera menzione in essi non implica necessariamente responsabilità penali.
Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson era stato destituito dall’incarico di ambasciatore britannico negli Stati Uniti l’anno scorso, dopo che precedenti indiscrezioni avevano evidenziato contatti protratti con Epstein anche dopo la condanna del finanziere nel 2008 per adescamento di minore. In precedenza aveva espresso profondo rimpianto per aver mantenuto quei rapporti, descrivendo Epstein come un «carismatico bugiardo criminale».
Le recenti rivelazioni, che comprendono anche nuovi documenti e immagini riguardanti l’ex principe Andrea, hanno provocato una forte reazione politica a Londra. Un portavoce del Partito Conservatore ha criticato il premier Keir Starmer per non aver espulso prima Mandelson, ormai «completamente screditato». Anche esponenti dei Liberal Democratici e dello stesso Partito Laburista hanno sostenuto che Mandelson, il principe Andrea e chiunque possieda informazioni rilevanti sulle attività di Epstein abbiano il dovere morale di trasmettere tutto quanto sanno alle autorità statunitensi.
Come riportato da Renovatio 21 il Mandelson è un «peer» (cioè, membro dell’aristocrazia britannica) del partito laburista e un intimo di lunga data di Tony Blair – oltre che di Epstein – ed è chiamato dai detrattori a Londra il «Principe delle Tenebre» o talvolta il «Signore Oscuro», dal nome del cattivo di Harry Potter, Voldemort.
Va ricordato che Mandelsone, prima di divenire ambasciatore a Washingtone, si era espresso ad abundantiam contro Donald Trump.
Un articolo del 6 febbraio 2025 sul Financial Times scrive che «Mandelson, un ex commissario UE liberale e libero professionista con forti legami con la Cina, la scorsa settimana ha ritirato la sua affermazione “mal giudicata e sbagliata” del 2019 secondo cui Trump era un “pericolo per il mondo” e “poco meno di un nazionalista bianco e razzista».
Chris LaCivita, un consigliere della campagna di Trump, aveva descritto il nuovo ambasciatore come «un idiota assoluto» che «dovrebbe restare a casa».
Come riportato da Renovatio 21, il Mandelson ovviamente è frequentatore del World Economic Forum di Davos.
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Immagine da Twitter
Misteri
Starmer invita l’ex principe Andrea a testimoniare sui legami con Epstein
Disturbing photos in Epstein files appear to show Andrew on all fours over female sprawled on floor https://t.co/wIEiulHlG6 pic.twitter.com/I38cRPsWCq
— Daily Mail (@DailyMail) January 31, 2026
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