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Melinda Gates dona 1 miliardo di dollari a femministe e abortisti

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Melinda Gates ha annunciato su Twitter lo scorso 13 maggio che, ora che è divorziata dal marito che ha liquidato anche la posizione dell’ex moglie nell’impero filantropico Gates, si sarebbe concentrata sul tema delle «donne e ragazze negli Stati Uniti e nel mondo».

 

Hillary Clinton ha risposto subito: «Melinda, è così emozionante».

 

L’amministratore delegato di Gates Foundation Mark Suzman ha scritto una lettera ai dipendenti della Fondazione sottolineando che Melinda voleva concentrarsi sulle questioni delle donne: «dopo alcuni anni difficili in cui i diritti delle donne sono stati regrediti negli Stati Uniti e in tutto il mondo, vuole utilizzare questo prossimo capitolo concentrarsi specificamente sull’alterazione di quella traiettoria».

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Come noto, l’espressione «diritti delle donne» è un eufemismo orwelliano per dire «aborto». Quindi, la notizia è che ulteriori miliardi stanno per essere investiti nello sterminio dei bambini nel ventre materno in tutto il mondo: la dotazione della Fondazione Gates ammonta a oltre 75 miliardi di dollari lo scorso anno.

 

«Il potere economico è potere sociale è potere politico. A questo proposito, Melinda French Gates detiene un potere immenso e, con l’obiettivo di plasmare il futuro dei diritti delle donne, le implicazioni sono profonde» ha scritto la rivista Forbes in un articolo uscito lo scorso 1° giugno. «Nella sua dichiarazione, French Gates ha chiarito quali sono i suoi obiettivi, affermando: “Questo è un momento critico per le donne e le ragazze negli Stati Uniti e in tutto il mondo, e coloro che lottano per proteggere e promuovere l’uguaglianza hanno urgente bisogno di sostegno”».

 

Il riferimento pare essere alla sentenza della Corte Suprema USA Dobbs vs. Jackson (2022) che ha eliminato l’aborto come diritto federale sancito dalla precedente sentenza Roe v. Wade (1973).

 

L’articolo di Forbes individua l’aborto come una delle questioni chiave su cui si concentrerà Melinda French Gates, sottolineando che la donna ha recentemente scritto sul New York Times che «mia nipote di un anno potrebbe crescere con meno diritti di quelli che avevo io». A seconda dello stato in cui si trovava, sua nipote avrebbe avuto più diritti se fosse stata ancora nel grembo materno, ma gli attivisti per l’aborto credono che il canale del parto magico conferisca umanità e diritti umani. Melinda – e altri attivisti abortisti – sperano che la fortuna di Gates faccia pendere la bilancia a favore dell’industria dell’aborto.

 

«L’impegno di 1 miliardo di dollari comprende sovvenzioni che verranno concesse dalla Pivotal Philanthropies Foundation, di cui 200 milioni di dollari andranno alle organizzazioni statunitensi che proteggono i diritti delle donne, tra cui il Center for Reproductive Rights, il MomsRising Education Fund e il National Women’s Law Center, con una nota enfasi su la libertà riproduttiva delle donne» scrive Forbes dettagliando le cifre.

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«Altri 240 milioni di dollari andranno a 12 leader mondiali, tra cui l’ex primo ministro neozelandese Jacinda Ardern, la pluripremiata regista Ava DuVernay, la sette volte medaglia d’oro olimpica Allyson Felix, l’attivista per la pace liberiana Leymah Gbowee e l’educatrice afghana Shabana Basij-Rasikh, e ciascuna indirizzerà il proprio fondo di 20 milioni di dollari “alle organizzazioni di beneficenza che ritengono stiano svolgendo un lavoro urgente, di grande impatto e innovativo per migliorare la salute e il benessere delle donne negli Stati Uniti e in tutto il mondo”».

 

«Inoltre, French Gates ha annunciato che verranno assegnati 250 milioni di dollari attraverso un invito aperto alle organizzazioni di base, spesso svantaggiate dai grandi donatori, che verrà lanciato in autunno».

 

Questa è «una mossa coraggiosa e ambiziosa da parte di Melinda French Gates… È un’opera che le dà la libertà di concentrare tutti i suoi sforzi dove sono più necessari: riprendere il potere non solo per se stessa, ma per tutte le donne» scrive Forbes.

 

Si tratta di un’immane diffusione di cassa in previsione per le guerre sull’aborto che scoppieranno in America nei prossimi anni.

 

Come riportato da Renovatio 21, Bill e Melinda Gates tre anni fa hanno dato 2,1 miliardi per aborto e contraccezione in tutto il mondo.

 

Bill e Melinda Gates sono da sempre zeloti sostenitori dell’industria globale dell’aborto, investendo cifre gargantuesche in iniziative progettate per garantire che meno bambini vengano al mondo. Bill ha fatto ampie donazioni a International alla multinazionale abortista Planned Parenthood, ente fondato sulle idee eugenetiche di Margaret Sanger con i danari dei Rockefeller.

 

L’impegno del Gates verso Planned Parenthood fu celebrato in un’intervista con il giornalista TV americano Bill Moyers, dove fu raccontato come le iniziative di «salute globale» portano le persone a decidere che «non hanno bisogno di avere così tanti figli». Si tratta di passioni di famiglia: quando Moyers gli ha chiesto da dove provenisse la sua passione, Gates ha risposto: «mio padre era a capo di Planned Parenthood».

 

La Melinda parla di aborto e contraccezione da diffondere in tutta la Terra da anni, e senza molto pudore.

 

Come riportato da Renovatio 21, nel febbraio 2022 era emerso che Melinda Gates non avrebbe donato più la maggior parte della sua ricchezza a Bill & Melinda Gates Foundation, apportando una modifica alla lettera di Giving Pledge alla fine del 2021 in seguito al suo divorzio dal co-fondatore di Microsoft Bill Gates, tuttavia all’epoca non ha specificato che sarebbe andata alla Gates Foundation. Il Giving Pledge è una campagna per incoraggiare le persone estremamente facoltose a contribuire con la maggior parte della loro ricchezza a cause filantropiche. A gennaio 2021, l’impegno ha 231 firmatari da 28 Paesi, tra cui David Rockefeller, George Lucas, Ted TurnerMark ZuckerbergPaul SingerRichard BransonElon Musk.

 

La dotazione della Fondazione Gates supera i 50 miliardi di dollari. A luglio, Bill e Melinda hanno dichiarato che avrebbero impegnato altri 15 miliardi di dollari per la dotazione della Fondazione, che come noto è coinvolta sia scientificamente (con i fondi alla ricerca) che economicamente (perché investitrice di Big Pharma) che mediaticamente (con i programmi finanziati ai giornali di tutto il mondo per centinaia di milioni) politicamente (con le donazioni a enti transnazionali come l’OMS, e la creazione di altri enti come GAVI e CEPI) nel programma sanitario e vaccinale globale.

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Come riportato da Renovatio 21, Melinda Gates, sedicente cattolica, ha per anni perorato e finanziato la causa dell’aborto – chiamato con l’eufemismo orwelliano «Controllo delle nascite» – specie nel Terzo Mondo. Nelle sue conferenze, Melinda parlava della necessità globale della contraccezione. Esiste ancora un TED piuttosto esplicito.

 

Il tema della riduzione della popolazione umana fu quindi mixato dalla Gates con quello della catastrofe pandemica: «le prime stime suggeriscono anche che la pandemia causerà 49 milioni di donne in più senza contraccettivi, portando a 15 milioni di gravidanze non pianificate» aveva detto in una intervista concessa a La Stampa e ad altri due giornali internazionali.

 

Se i Gates sino a qualche lustro fa non parlavano d’altro che di riduzione della popolazione – magari a cene organizzate con i Rockefeller e i Soros, come ricordato da Renovatio 21 – risulta difficile credere che la vecchia idea non sia in qualche modo implicata nella loro nuova crociate miliardaria per la vaccinazione universale.

 

Durante la quarantena mondiale Melinda aveva preso parte ad incontri internazionali con i leader dei Paesi europei, poi sfociati nel mastodontico finanziamento pubblico pluriennale (287,5 milioni di euro) anche da parte del governo italiano – il Conte bis – al GAVI, l’alleanza per i vaccini creata dai Gates.

 

Il divorzio tra Bill e Melinda, è stato ipotizzato, potrebbe essere stato provocato anche dal non ancora chiaro rapporto tra Bill e il pedofilo sedicente finanziere (ma quasi sicuramente asset di qualche servizio segreto) Jeffrey Epstein. Come visto in una recente intervista TV, nominare Epstein è qualcosa che imbarazza ancora molto il Bill.

 

È finito sui giornali che l’Epstein presentò a al Gates una giovane giocatrice di Bridge russa, ma i contorni della storia sono oscuri, lasciando gli osservatori a fare solo ipotesi: si trattava di un tentativo di ricatto, secondo il classico schema dell’enigmatico finanziere pedofilo?

 

Secondo quanto riportato dal quotidiano norvegese DN MasinetEpstein avrebbe partecipato a un incontro del 2013 con Bill Gates e potrebbe essere stato determinante per stabilire connessioni tra Gates e un think tank coinvolto nella produzione di vaccini. L’articolo di DN afferma che la Bill & Melinda Gates Foundation ha risposto alle domande affermando che «la Fondazione non ha mai avuto rapporti finanziari con Epstein».

 

La bizzarra amicizia emersa grazie ad un exposé del New York Times e riemersa con il divorzio dei Gates porta a speculazioni sulla sua natura e i suoi contenuti: Renovatio 21 si è chiesta se, più che le donne, ad unire i due non fosse la prospettiva dell’eugenetica.

 

L’argomento dell’eugenetica era discusso apertamente da Bill e la moglie Melinda dentro e fuori della loro Fondazione; era il tema preferito prima di quello delle Pandemie e dei vaccini, che del controllo della popolazione è diretta conseguenza.

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Modellaro legato ad Epstein è stato trovato morto nei pressi di Parigi

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Un talent scout del settore della moda francese, legato al defunto pedofilo Jeffrey Epstein, è stato trovato morto nei pressi di Parigi, hanno comunicato i pubblici ministeri all’AFP mercoledì.   Daniel Siad, di 69 anni, sarebbe stato rinvenuto privo di sensi nella sua cucina lunedì da una donna di 28 anni che conviveva con lui. «A seguito del ritrovamento, lunedì sera è stata aperta un’indagine per accertare le cause del decesso», hanno dichiarato i procuratori francesi in un comunicato stampa ripreso dai media locali. Nell’ambito dell’inchiesta verrà eseguita un’autopsia.   Al momento della sua morte, Siad era sottoposto a un’indagine della procura francese a seguito di diverse denunce, tra cui accuse di stupro. L’inchiesta era stata affidata a un ufficio specializzato nella lotta contro la tratta di esseri umani.

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Diverse ex modelle hanno accusato Siad di aver sfruttato la sua posizione di talent scout per adescare giovani donne promettendo loro carriere nel mondo della moda, per poi abusarne sessualmente o presentarle a uomini potenti.   Il nome di Siad compare più di 2.000 volte nei documenti relativi al caso Epstein pubblicati dal Dipartimento di Giustizia statunitense. Questi documenti contengono corrispondenza tra Siad ed Epstein, in cui il talent scout francese suggerisce diverse modelle al defunto pedofilo, gli chiede denaro e si scambia battute a sfondo sessuale.   L’ex talent scout non è stato il primo degli ex collaboratori di Epstein a morire prima di poter testimoniare in tribunale. Jean-Luc Brunel, fondatore di un’agenzia di modelle creata con il sostegno finanziario di Epstein, fu arrestato nel 2020 con l’accusa di stupro e traffico sessuale di minori.   Morì in carcere nel 2022, in attesa di processo. Le autorità francesi classificarono la sua morte come suicidio. Il Brunel, accusato di aver preso parte al presunto giro di traffico sessuale gestito dal magnate caduto in disgrazia, era stato arrestato il 16 dicembre 2020 e accusato dai pubblici ministeri francesi di stupro di minore.   Il fondatore dell’agenzia di modelle MC2, che ha lavorato con Christy Turlington, Angie Everheart, Sharon Stone e Milla Jovovich, era stato incriminato a dicembre per stupro di minore e molestie sessuali nell’ambito dell’indagine riguardante Jeffrey Epstein.   Il Brunel sosteneva di aver lanciato la carriera anche della modella texana Jerry Hall ex miss Mick Jagger, ora moglie del media moghul Rupert Murdoch.   Nel 2019 era stata riportata di una sua fuga in Brasile. Pare che l’uomo, per un periodo, abbia vissuto anche in un appartamento della Trump Tower a New York.   Brunel aveva incontrato la «dama» di Epstein Ghislaine Maxwell, che ha cittadinanza francese, negli anni ’80. Fu la Maxwell, ora in carcere dopo la condanna di poche settimane fa, che lo presentò all’uomo d’affari e sono stati i finanziamenti di Epstein «fino a un milione di dollari» nel 2004 che hanno aiutato lo scout francese a lanciare la sua agenzia di modelle.

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Il francese aveva citato in giudizio Epstein nel 2015, sostenendo che lui e la sua agenzia «hanno perso numerosi contatti e affari nel settore delle modelle a causa delle azioni illegali di Epstein».   Nel settembre 2019, la casa e gli uffici di Brunel a Parigi sono stati perquisiti da investigatori francesi nell’ambito dell’indagine Epstein. Il 16 dicembre 2020 Brunel è stato intercettato dalla polizia all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi. È stato rinviato in custodia cautelare per accuse relative a stupro, aggressione sessuale, associazione a delinquere e traffico di esseri umani.   Brunel era stato formalmente incriminato nel settembre 2021 con un’unica di stupro, derivante dall’accusa di aver drogato una modella di 17 anni in una discoteca e di averla violentata negli anni ’90.  

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Cina

Peter Thiel ad Aspen: il papa «lavora per i comunisti cinesi»

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Il miliardario e investitore tecnologico Peter Thiel ha lanciato una serie di avvertimenti e previsioni provocatorie sul futuro dell’intelligenza artificiale e dell’Occidente, accusando papa Leone XIV di agire involontariamente come «agente comunista cinese» per aver chiesto una regolamentazione dell’IA. Lo riporta la CNN.

 

Nel suo intervento all’Aspen Ideas Festival in Colorado, ha anche messo in guardia contro una «presa di potere democratico-socialista» del Partito Democratico degli Stati Uniti.

 

Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica. Il Thiel tenuto il suo intervento durante un dibattito non registrato, insieme al politologo, noto per la sua teoria sulla «fine della storia», Francis Fukuyama. Ai giornalisti è stato permesso di prendere appunti.

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Durante l’evento, il Thiel ha attaccato direttamente il Vaticano, accusando Papa Leone XIV – il primo papa statunitense – di aver involontariamente favorito gli interessi cinesi promuovendo una maggiore supervisione internazionale sull’intelligenza artificiale.

 

A maggio, Leone XIV, con la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas, ha dichiarato che l’intelligenza artificiale «deve essere disarmata» e ha chiesto una maggiore regolamentazione internazionale di questa tecnologia. Poiché il messaggio del papa potrebbe influenzare alcuni americani, ma difficilmente verrebbe recepito dai cinesi, ha sostenuto Thiel, l’enciclica rischiava di rallentare solo una delle due parti della «corsa tra Stati Uniti e Cina» per lo sviluppo dell’IA.

 

Ciò significa che Leone «lavora per i comunisti cinesi», ha detto il Thiel. Il pubblico di Aspen ha accolto con risate la sua descrizione del papa come agente cinese.

 

Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.

 

Thiel ha sostenuto che l’Anticristo potrebbe manifestarsi non come un individuo, bensì come un governo mondiale che prende il potere promettendo di proteggere l’umanità da minacce esistenziali come l’IA o il riscaldamento globale.

 

La discussione tra Thiel e Fukuyama, intitolata «L’umanità alla fine della storia», ha rappresentato una netta svolta rispetto all’ultimo dibattito tra i due, avvenuto 14 anni prima.

 

Nel 2012, i due si sono concentrati principalmente sulle cause di quella che Thiel definisce «stagnazione tecnologica», discutendo di disuguaglianza di reddito, dei fallimenti delle tecnologie per le energie pulite e dello stallo dei progetti infrastrutturali statunitensi, come la ferrovia ad alta velocità.

 

Mentre il loro precedente confronto si era concentrato su questioni economiche, questa volta i due hanno inquadrato il destino della democrazia occidentale in termini più drastici. Fukuyama è noto per la sua tesi sulla «fine della storia», in cui ipotizzava che, dopo la Guerra Fredda, la democrazia liberale potesse rappresentare la forma di governo definitiva. Durante il dibattito ad Aspen, Fukuyama ha sostenuto che il pericolo maggiore risiede nell’abbandono delle istituzioni che hanno sostenuto la democrazia.

 

Thiel ha replicato affermando che quelle stesse istituzioni sono diventate motori di paralisi e che decenni di stagnazione tecnologica hanno spinto la politica occidentale verso una maggiore instabilità: «le strane modalità con cui la politica è andata fuori controllo mi stanno dicendo qualcosa di molto profondo».

 

Le posizioni politiche di Thiel hanno suscitato critiche da parte di alcuni scrittori e intellettuali, i quali sostengono che la sua sfiducia nelle istituzioni democratiche e il suo entusiasmo per un governo guidato dalle élite costituiscano una forma di «tecno-autoritarismo».

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In risposta all’argomentazione di Fukuyama secondo cui, nonostante il crescente estremismo, la democrazia liberale rimane il miglior sistema politico dell’umanità, Thiel ha avvertito che le forze di estrema sinistra stanno dominando sempre più la politica americana.

 

«Credo che ci sarà una presa di potere democratico-socialista all’interno del Partito Democratico», ha affermato Thiel.

 

Le sue dichiarazioni giungono in un momento in cui i socialisti democratici autoproclamati hanno guadagnato influenza all’interno del Partito Democratico, in particolare con l’elezione dello scorso anno del sindaco di New York Zohran Mamdani, seguita quest’anno da una serie di vittorie di candidati socialisti democratici alle primarie per la carica di sindaco e per il Congresso.

 

«Il Partito Repubblicano non conta poi molto. È quello meno importante», ha detto Thiel. «Quando il Partito Democratico andrà al potere, questo Paese sarà finito».

 

Alla vigilia del 250° anniversario dell’adozione della Dichiarazione d’Indipendenza da parte degli Stati Uniti, Thiel ha anche sostenuto che la Rivoluzione americana è stata fondamentalmente fraintesa. «Ci sono tutte queste proteste anti-Trump: non vogliamo re, vogliamo lo stato di diritto», ha detto Thiel. Il finanziere ha inquadrato la Rivoluzione americana non come una campagna contro Re Giorgio III, ma come una rivolta contro un Parlamento britannico onnipotente, i cui legislatori esercitavano un controllo «totalitario».

 

Secondo la versione di Thiel, la Costituzione degli Stati Uniti fu concepita come correttivo al «governo tirannico degli avvocati» in Gran Bretagna, con una presidenza, a suo dire, pensata per essere «più potente di quella di Re Giorgio III». Il multimiliardario ha quindi contrapposto il sistema costituzionale degli Stati Uniti a quello dell’attuale Unione Europea, che ha descritto come una burocrazia stagnante e rigidamente regolamentata, in cui le persone sono «NPC» (i personaggi non giocabili dei videogiochi, espressione gergale odierna con cui si descrivono persone comuni senza particolare coscienza di ciò che accade) senza alcun potere decisionale.

 

«L’UE è l’imperio del diritto [Rule of Law]», ha affermato Thiel. «È come un’Intelligenza Artificiale difettosa.»

 

Thiel ha parlato di Palantir, la società di software da lui co-fondata, e della sua stretta collaborazione con agenzie federali statunitensi, tra cui il Pentagono e l’agenzia statunitense per l’immigrazione e le dogane (ICE).

 

Nonostante intrattenga rapporti commerciali per miliardi di dollari con le istituzioni preposte alla sicurezza nazionale, l’azienda «non è indissolubilmente legata» al «deep state statunitense», ha affermato Thiel, definendo i dirigenti dell’azienda «persone leali ma dissidenti» e ha dichiarato che né lui né l’attuale CEO di Palantir, Alex Karp.

 

Come riportato da Renovatio 21, recentemente Palantir, per mezzo di Karp, ha lanciato un vero e proprio manifesto riguardo allo Stato americano e alla situazione storica mondiale.

 

L’enorme influenza esercitata dalle aziende tecnologiche, ha affermato Thiel, è «uno degli aspetti davvero positivi degli Stati Uniti», perché significa che «i centri di potere sono distribuiti sul territorio nazionale».

 

Come esempio dei molteplici centri di potere, ha avanzato un’affermazione complottista infondata secondo cui l’azienda di Intelligenza Artificiale Anthropic, una «società progressista woke» a cui ha attribuito il merito di aver «vinto la corsa all’IA», e «truccato le elezioni del 2028» a sostegno dei Democratici. Anthropic, ha affermato Thiel, potrebbe utilizzare i suoi modelli di IA leader del settore per «sbaragliare completamente» qualsiasi tentativo ideologico che Elon Musk possa intraprendere nella direzione opposta attraverso X.

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Nonostante le sue posizioni politiche libertario-destroidi, Thiel ha affermato di preferire l’idea che gli Stati Uniti abbiano centri di potere concorrenti a una situazione come «Roma o Russia», poiché «non si vuole che tutto si concentri a Washington».

 

Thiel ha anche parlato del nome di Palantir, ispirato alle pietre magiche veggenti de Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. I critici hanno notato che i personaggi che cercano di usare i poteri del palantír finiscono per essere manipolati dall’arcinemico della storia, Sauron.

 

Thiel sostenne che quelle persone fraintendono la storia di Tolkien. «Verso la fine, viene usata dai buoni», disse Thiel. L’eroe e futuro re, Aragorn, usa un palantír per affrontare Sauron, mostrandogli di essere ora in possesso della spada riforgiata dei suoi antenati. Sauron poi interpreta male questa informazione, commettendo un fatale errore strategico. «Chiunque vi racconti una versione diversa di Tolkien», ha affermato Thiel, «non sa nemmeno di cosa sta parlando, dal punto di vista letterario».

 

Dichiarazioni di Thiel contro la Cina si sono susseguite negli anni, comprendendo anche l’allarme secondo cui il Bitcoin sarebbe un’arma finanziaria della Repubblica Popolare creata per distruggere l’economia americana. È noto che il Thiel a sua volta ha fatto immani investimenti nella criptovalute, per poi uscirne poco prima di un crash, e dicendo anche di essere sicuro di aver incontrato il misterioro creatore del bitconio, Satoshi Nakamoto, «sulla spiaggia di Anguilla nel febbraio del 2000» ad un evento prodromico dell’era delle criptovalute.

 

L’interesse di Thiel e del CEO di Palantir Alex Karp per il Vaticano e il pensiero cattolico sono note. Thiel è discepolo diretto a Stanford del filosofo cattolico del sacrificio Réné Girard sulla cui teoria mimetica ha impostato la sua fortunatissima filosofia di investimento. Thiel è figlio di genitori tedeschi protestanti emigrati in America, e nonostante le sue posizioni para-transumaniste ha dichiarato in passato che il cristianesimo è la verità. Ora si sarebbe trasferito in Argentina temendo l’apocalisse.

 

Il Karp ha studiato in Germania con il filosofo dell’ermeneutica Jürgen Habermas, che con papa Ratzinger aveva vergato i libri Etica, religione e Stato liberale e Ragione e fede in Dialogo.

 

L’Aspen Institute è un elitario think tank internazionale nato negli Stati Uniti nel 1949, ufficialmente focalizzato sulla promozione della leadership e del dialogo su tematiche globali. Attraverso dibattiti e seminari geopolitici, unisce leader politici, accademici ed esponenti del mondo economico.

 

Tra le figure legate a questo network di potere spicca Giorgia Meloni, entrata a far parte dei soci della divisione italiana nel 2021. La premier italiana ha consolidato forti legami con l’establishment internazionale e, in particolare, con il magnate Elon Musk, che l’ha pubblicamente elogiata a New York nel 2024 definendola «onesta e premurosa». L’autore dell’ultima biografia estensiva su Musk, Walter Isaacson, è stato prima presidente della CNN e poi presidente dell’Aspen Institute, ruolo che ha ricoperto dal 2003 al 2018.

 

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Re Carlo perde il titolo di «Difensore della Fede»

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Secondo il rapporto annuale sulle finanze reali del Regno Unito, Buckingham Palace ha eliminato il titolo di «Difensore della Fede» dalla descrizione ufficiale dell’incarico di Re Carlo, sostituendo la denominazione vecchia di 500 anni con un impegno più vago a salvaguardare la religione nella «nazione multireligiosa» britannica.   Il rapporto del Sovereign Grant per il biennio 2025-2026, pubblicato venerdì, stabilisce che «Sua Maestà è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra e protegge lo spazio per la fede all’interno della nazione multireligiosa». La formulazione, tuttavia, differisce significativamente dalla versione dell’anno scorso che descriveva Carlo come «Capo della Chiesa d’Inghilterra e Difensore della Fede». Il titolo, tuttavia, rimane sul sito web della famiglia reale.   L’espressione «Difensore della Fede» risale al 1521, quando papa Leone X la concesse a Enrico VIII dopo che il re si era schierato apertamente contro la Riforma di Martin Lutero. Poi, come noto, purtroppo cambiò idea, forse per una malattia od un trauma che ne alterava la psiche, divenendo motore dello scisma anglicano per divorziare e sposare una donna, Anna Bolena, che poi farà decapitare.

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Curioso che il titolo di supposto «Difensore della Fede» sparisca proprio mentre un altro papa Leone, il XIV, lo invita in Cappella Sistina per pregare con lui, per poi ricevere a San Pietro la grottesca «vescovessa» di Canterbury messa in testa alla oramai svuotata (di fedeli, di significato) chiesa scismatica d’Inghilterra. Va ricordato inoltre che papa Prevost ha cnominato Carlo III «confratello reale» di San Paolo fuori le Mura, una delle quattro basiliche papali. A tal proposito, a Carlo sarà concesso l’uso di una cattedra speciale e permanente.   Questo cambiamento riaccende un dibattito che accompagna Carlo da tre decenni. Nel 1994, quando era ancora principe di Galles, suggerì di preferire essere «difensore della fede» piuttosto che «difensore della Fede», indicando di voler rappresentare tutte le religioni, non solo il cristianesimo.   Durante la sua incoronazione nel 2023, non ha modificato il giuramento a questo proposito, ma il preambolo del voto affermava che la Chiesa d’Inghilterra «cercherà di promuovere un ambiente in cui le persone di tutte le fedi e credenze possano vivere liberamente».   In passato, i messaggi a sfondo religioso avevano già messo Carlo nei guai dopo che, a febbraio, aveva registrato un messaggio di auguri per il Ramadan rivolto ai musulmani britannici, ma si era rifiutato di inviare un messaggio personale per Pasqua, attirando le accuse di commentatori cristiani che lo ritenevano intenzionato a emarginare la chiesa di cui è formalmente a capo.   In seguito alle polemiche, l’account social della famiglia reale ha pubblicato un breve messaggio di «Buona Pasqua», sebbene Carlo non abbia mai pronunciato un discorso personale.   Per fare un confronto, la regina Elisabetta II non ha mai registrato un messaggio per il Ramadan e ha diffuso un solo messaggio dedicato alla Pasqua durante il suo regno, in occasione del lockdown per il COVID del 2020. Tradizionalmente, inoltre, registrava messaggi natalizi che menzionavano anche altre fedi oltre al cristianesimo.   L’ultimo emendamento giunge dopo che un sondaggio IPSOS della scorsa settimana ha rilevato un sostegno alla monarchia pari al 55%, la cifra più bassa degli ultimi decenni, in calo rispetto al picco dell’80% raggiunto nel 2012.

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Più che le premure religiose, per il sovrano contano altri progetti.   Come riportato da Renovatio 21, due mesi fa re Carlo ha annunciato che il Regno Unito procederà con l’introduzione di un sistema di identificazione digitale per «modernizzare» i servizi pubblici, nonostante le forti controversie sulle implicazioni per la libertà e la privacy.   La storia del Carlo, come universalmente noto, ma per qualche ragione non considerato, non è stata limpidissima, dalla morte Diana ai milioni presi dalla famiglia Bin Laden in buste di plastica. Un anno fa emerse che nel 1983 l’allora principe di Galles aveva ricevuto un premio da un veterano nazista, una laurea ad honorem presso l’università dell’Alberta, in Canada.   Andrebbero anche ricordati l’amicizia, e le donazioni milionarie, che a Carlo fece il misterioso petroliere americano (per qualcuno spia KGB) Armand Hammer: quando nel 1988 la piattaforma petrolifera marina Piper Alpha della Occidental Petroleum collassò nelle fiamme a 200 miglia da Aberdeen uccidendo 160 persone, il futuro re si precipitò a difendere Hammer, che se la cavò alla grande. Sulla questione della dinastia degli Hammer, miliardari ebrei americani di origini russe a cui fu permesso per qualche motivo di restare vicini al Cremlino, andrebbe scritto un articolo a parte, specie dopo le accuse, sulle quali oltre ai presunti stupri i giornali hanno pure fatto aleggiare lo spettro di perversioni cannibalistiche, del nipote divo di Hollywood Armie Hammer.   Per non parlare dell’amicizia personale con Jimmy Savile, il popolare DJ e conduttore TV della BBC che, secondo accuse emerse appena dopo la sua morte nel 2011 ma che circolavano come voci da decenni, avrebbe abusato in istituti scolastici e manicomiali di cui era donatore, di qualcosa come 400 ragazzine.

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