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Sorveglianza

Video degli scontri tra polizia manifestanti antilockdown a Melbourne

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Scontri alla manifestazione per la libertà a Melbourne, in Australia, che sta affrontando l’ennesimo, illogico lockdown.

La polizia a cavallo ha sparato lo spray al peperoncino. Più di 700 agenti di polizia in più dello Stato del Victoria sono stati schierati per contenere la protesta di blocco.

 

L’agenzia Reuters riferisce di centinaia di arresti.

 

 

Le proteste di Melbourne hanno avuto luogo dopo che il premier del Victoria, Daniel Andrews, ha annunciato che il blocco in atto in tutta Melbourne sarebbe stato esteso a tutto lo stato. Sabato lo stato ha registrato 77 nuovi casi di coronavirus.

 


 

La protesta è sembrata raccogliere migliaia e migliaia di persone, unite per una causa che nessun politico, neanche in Australia, sembra voler rappresentare.

 

 

 

A Sydney la presenza massiccia di celerini ha impedito alle persone una protesta analoga.

 

L’Australia ha avuto circa 43.000 casi di COVID-19 e 978 decessi: numeri bassi, come quelli dei vaccinati – solo circa un terzo degli australiani di età pari o superiore a 16 anni è stato completamente vaccinato, secondo i dati del ministero della salute federale pubblicati sabato scorso.

 

 

 

 

Immagine da Twitter

Sorveglianza

Ti regalano criptovalute se ti lasci scansionare la retina

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Worldcoin, una startup della Silicon Valley, sta offrendo agli avventori criptovalute in cambio della scansione della loro retina.

 

La scansione avviene attraverso un dispositivo sferico riflettente che chiamano «Orb». L’azienda fa sapere di avere l’obiettivo di scannerizzare 1 miliardo di iridi entro il 2023.

 

Il CEO di Worldcoin Alexander Blania ha dichiarato al sito di informazione tecnologica TechCrunch che la loro criptomoneta fa parte di uno sforzo più significativo per costruire un’economia globale più equa guidata da criptovalute, intelligenza artificiale e Internet.

 

La scansione avviene attraverso un dispositivo sferico riflettente che chiamano «Orb». L’azienda fa sapere di avere l’obiettivo di scannerizzare 1 miliardo di iridi entro il 2023.

Worldcoin, dice Blania,  «è iniziato con una discussione sul fatto che il reddito di base universale alla fine sarà qualcosa di molto importante per il mondo e, in generale, ottenere l’accesso all’economia di Internet sarà molto più importante di quanto sia ovvio a questo punto».

 

Come noto, il reddito di base universale, di cui si parla da anni in Silicon Valley, è una forma estremo di reddito di cittadinanza, che l’Italia sta vivendo in maniera assolutamente spuria con la disfunzionale mancia grillina data a molti come contributo di disoccupazione.

 

Per alcuni diventerà un passaggio obbligato a causa dell’automazione di moltissimi lavori, sia manuali che intellettuali, e la conseguente ondata di disoccupazione che si andrà a creare.

 

Worldcoin è stata fondata da Sam Altman: è una figura interessante: già CEO dell’ente per la ricerca sull’Intelligenza Artificiale OpenAI, è stato direttore di Y Combinator (uno dei luoghi di discussione e sperimentazione del reddito universale), il ricchissimo acceleratore aziendale da cui provengono colossali successi economici come Uber e Airbnb. Omosessuale, Altman prevede a breve la fusione uomo-macchina ed è un cosiddetto Doomsday Prepper, uno degli abbienti americani che si sta preparando nel caso del collasso della società.

 

Questa vicenda, che per forme e per contenuti pare davvero uscita da un episodio inedito di Black Mirror, mostra come la creazione di database biometrici (come, in fondo, quello del green pass) è uno sforzo che stanno portando avanti non solo nel pubblico, ma anche nel privato.

Questa vicenda, che per forme e per contenuti pare davvero uscita da un episodio inedito di Black Mirror, mostra come la creazione di database biometrici (come, in fondo, quello del green pass) è uno sforzo che stanno portando avanti non solo nel pubblico, ma anche nel privato.

 

Come riportato da Renovatio 21, la scansione dell’iride (una parte anatomica che è unica per ogni individuo) è già stata praticata su un numero altissimo di cittadini afghani con un sistema specifico introdotto dall’esercito americano denominato HIIDE.

 

Pare che l’intero database ora sia caduto nelle mani dei talebani.

 

 

Immagine screenshot da Worldcoin.org

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In Australia stanno costruendo campi di quarantena per i non vaccinati

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Nonostante alcuni stati inizino provvisoriamente a revocare le restrizioni di blocco, le autorità australiane stanno costruendo campi di quarantena c per prepararsi a ospitare coloro «che non hanno avuto accesso alla vaccinazione».

 

Secondo ABC Australia, una di queste strutture di quarantena da 1.000 posti letto all’aeroporto di Wellcamp, fuori Toowoomba, sarà completamente completata entro la fine di marzo 2022.

 

Le autorità australiane stanno costruendo campi di quarantenaper prepararsi a ospitare coloro «che non hanno avuto accesso alla vaccinazione»

«In questa fase, le cabine saranno utilizzate dai viaggiatori nazionali di ritorno dagli hotspot COVID», afferma il rapporto.

 

I campi sono suddivisi in diverse zone e ospitano camere singole, doppie e familiari e saranno pattugliati dalla polizia e dalle guardie di sicurezza 24 ore su 24, 7 giorni su 7.

 

I campi non saranno pronti, secondo quanto riportato, fino al prossimo anno.

 

 

Parlando ancora di nuovi ceppi di COVID e persone «che non hanno avuto accesso alla vaccinazione», il vice premier del Queensland, Steven Miles, ha dichiarato ai media: «prevediamo che ci sarà una continua necessità di strutture di quarantena».

 

Il vice premier del Queensland, Steven Miles: «prevediamo che ci sarà una continua necessità di strutture di quarantena»

Il governo sta affittando il terreno su cui è in costruzione il campo dalla Wagner Corporation per 12 mesi con un’opzione per altri 12.

 

 

Un’altra struttura di quarantena da 1.000 posti letto è in costruzione anche su una caserma dell’esercito di 30 ettari nella zona industriale di Pinkenba, vicino all’aeroporto di Brisbane.

 

Per quanto riguarda leggi e restrizioni anti COVID, l’Australia – come sa il lettore di Renovatio 21 – ha il primato di essere il paese più repressivo al mondo.  Strutture di quarantena, di fatto, già esistono in alcuni Stati del Paese

 

Tuttavia, gli antipodi non stanno agendo in solitaria. Pure le autorità statali in America (per esempio, lo Stato di Washington) stanno costruendo nuove «strutture di quarantena» per gli americani che «non sono in grado di mettersi in quarantena a casa propria».

 

Già dallo scorso anno le autorità di Quebec City, in Canada, hanno annunciato che isoleranno i cittadini «non collaborativi» in strutture apposite per il coronavirus, la cui location rimane un segreto.

 

La Nuova Zelanda ha anche annunciato l’intenzione di mettere i contagiati COVID e i loro familiari in «strutture di quarantena».

Crediamo davvero che  i campi di detenzione per i non vaccinati del nostro Paese siano una ipotesi tanto lontana?

 

A gennaio, le autorità tedesche hanno anche annunciato che avrebbero trattenuto i dissidenti COVID che ripetutamente non rispettano correttamente le regole in quello che è stato descritto come un «campo di detenzione» situato a Dresda.

 

In Italia la situazione è sotto gli occhi di tutti, con l’obbligo unico al mondo di esibire l’infame lasciapassare persino per recarsi al lavoro – cosa che non accadeva né nel Sudafrica dell’Apartheid, né in Unione Sovietica. 

 

Crediamo davvero che  i campi di detenzione per i non vaccinati del nostro Paese siano una ipotesi tanto lontana?

 

 

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Gli australiani devono fornire alla polizia selfie geo-tracciabili per dimostrare che sono in quarantena

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I cittadini sono ora obbligati a fornire selfie geo-tracciabili alla polizia per dimostrare che stanno a casa in quarantena aderendo al protocollo pandemico.

 

Un articolo del servizio nazionale di notizie 9 News Australia descrive in dettaglio come le persone nello Stato Victoria (la cui capitale è Melbourne) siano ora tenute a rispondere alle autorità entro 5 minuti da quando vengono contattati inviando un selfie da casa.

 

Se i cittadini non rispondono al controllo come ordinato, ufficiali sanitari vengono inviati al loro indirizzo per infliggere punizioni.

 

I cittadini sono ora obbligati a fornire selfie geo-tracciabili alla polizia per dimostrare che stanno a casa in quarantena aderendo al protocollo pandemico

«Oggi è stato lanciato l’appello a tutti coloro che sono in quarantena domiciliare nel Victoria per prendere parte a un programma pilota. E ciò significa che riceveranno telefonate casuali e dovranno rispondere entro cinque minuti con un selfie inviato a un’app che quindi geo-traccerà dove si trova quella persona e per assicurarsi che sia chi dice di essere» dice il giornalista di 9 News.

 

«Se essi non rispondono entro cinque minuti, è allora che i ministri della salute bussano alla porta»

 

 

L’agenzia Reuters ha riferito in merito a questo programma all’inizio di questo mese, osservando che era in fase di sperimentazione nel «Nuovo Galles Meridionale (NSW) e nel Victoria, sede di Sydney, Melbourne e di oltre la metà dei 25 milioni di abitanti dell’Australia».

 

Se i cittadini non rispondono al controllo come ordinato, ufficiali sanitari vengono inviati al loro indirizzo per infliggere punizioni.

La tecnologia in questione utilizza il riconoscimento facciale, ma le autorità sanitarie australiane si sono rifiutate di commentare la questione.

 

La faccenda delle tecnologie di riconoscimento facciale è ancora molto delicata. Alcuni sostengono che venga usata anche in Italia per comminare multe a chi frequenta determinate manifestazioni, cosa che per alcuni legali sarebbe illegale.

 

Esistono sul mercato oggi software estremamente potenti (ed economici) come ClearviewAI, che usa una quantità impressionante di fotografie reperite in rete (specialmente su Facebook: prima che scoppiasse un piccolo scandalo in merito) e ha per clienti (felici) tantissimi distretti di polizia e agenzie di sicurezza.

 

Agli antipodi quindi sarebbe già operativo «un vero e proprio obbligo di sorveglianza del governo» chiosa Summit News.

 

«L’Australia è andata».

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